Come una frisella

La Puglia è una regione molto lunga. Da Poggio Imperiale a Santa Maria di Leuca ci sono più di 400 km. Quando si parla di Pugliese non ci si rifà ad abitudini proprio simili.

Ci sono almeno tre macro aree molto distinte, quasi tre etnie differenti. Ci sono i Foggiani del Tavoliere e del Gargano, ci sono i Baresi e i Salentini di Brindisi, Lecce e Taranto. A Milano che è la seconda città pugliese di Italia ho frequentato tutte le etnie. Sono salentino, ma mezzo sangue, perché mia madre e la sua famiglia sono della provincia di Bari.

Essendo cresciuto da meticcio, posso garantire che in cento, duecento chilometri cambia il mondo, ci sono approcci completamente differenti alla cose della vita.

Da meticcio ho potuto indossare meglio la maglia di pugliese e ho imparato a saper parlare e capire due dialetti che sono due lingue differenti per termini ed accento. Un che di internazionale. Il salentino è molto simile al dialetto della Sicilia orientale, anche come accento. Il barese è quello che passa in tv come pugliese, l’accento di Zalone per intenderci.

C’è una cosa che ci accomuna come popolo. Quasi fosse una denominatore comune. Non tanto le praterie di ulivi e i muretti a secco, non tanto il mare, il sole e il vento. La cosa che ci rende uniti e che secondo me dovrebbe essere nella bandiera regionale è la frisella al pomodoro.

Se nel mondo il simbolo dell’italianità sono gli spaghetti o la pizza, il simbolo di un vero pugliese è la frisa.

Un vero pugliese sa scegliere le frise, sa quanto bagnarle nell’acqua fino a raggiungere la croccantezza che desidera, sa quali pomodori usare per condirla. Il momento più delicato della preparazione è la sponzatura.

La frisa si ‘’sponza’’ ovvero si ammorbidisce, ma non troppo. Deve rimanere croccante, un po’ come la cottura della pasta. Al dente ma non troppo. La frisa è un biscotto duro e deve essere bagnata per ammorbidirla, diventa permeabile per consentire all’olio e al liquido del pomodoro di impregnarla ed insaporirla. Morbida non ti spacchi i denti a mangiarla, ma non deve ammollarsi troppo e diventare una ‘’pappa’’.

Origano, un po’ di sale e la frisa base è pronta. Io ci aggiungo del peperoncino, quello sott’olio di mia zia, ma è una variante personale.

E’ il piatto più semplice che conosca, per venire buono, gli ingredienti devono essere di prima qualità. Il pomodoro, meglio se raccolto dalla pianta, la frisella, presa dal forno dietro casa, l’olio extra vergine di oliva comprato dal produttore locale. Per questo la frisella non si esporta e non si industrializza. Funziona solo se è a chilometro zero.

In questo periodo mi sento così, come una frisa.

Ho ricondotto al minimo un po’ tutto. In particolar modo le aspettative. Mi sono ‘’sponzato’’ un po’ ma ho conservato croccantezza. Sto riorganizzando un po’ tutto. Ho fatto un colloquio di lavoro per girare il mondo e mi hanno detto che sto in una short list di candidati, che valuteranno. Se mi dovessero mai chiamare, credo di rifiutare.

Ho voglia di ripartire da pomodoro, olio sale ed origano.

Ho buttato via tutto ciò che era nocivo, cose e persone che facevano male alla mia vita.

Ho quarantasette anni, né troppo vecchio né troppo giovane. Un po’ di esperienza e un po’ di prospettive ancora. Un po’ di tutto, voglio giocarmelo in modo semplice pensando a ciò che ha senso nella vita. Quarantasette anni sono abbastanza per cogliere il senso, pochi ancora per dire di non aver nulla da cogliere.

Non mi ero mai interessato alla politica. Ho simpatizzato da più giovane per Pannella e per i radicali, oggi ho aderito ad un nuovo movimento di sinistra. Non voglio candidarmi o fare carriera. Solo interessarmi e offrire collaborazione se richiesta. Un po’ di cose le so e le voglio mettere a disposizione. Aderire ad un movimento nuovo mi sembra una buona occasione. Mi hanno inserito nel coordinamento cittadino. Giriamo per le piazze a parlare con la gente dei problemi della città. Sento delle cose bellissime. C’è sfiducia e malcontento dilagante, ma tanta energia. Ho offerto anche la disponibilità a fare ripetizioni gratuite presso la sede del Movimento ai ragazzi con problemi a scuola che non possono permettersi di pagare le ripetizioni.

Continuo a fare il mio vino e con degli amici sto producendo ed imbottigliando del vino per venderlo. Vivere la terra ti fa mettere radici e fare delle belle foglie. Col tempo uscirà qualche fiore magari. Provo di tutto pur di non fare l’ingegnere insomma.

Le cose con i ragazzi sembra si stiano sistemando. Adesso sono in vacanza con la madre, alla casa dei nonni materni ad Otranto.

A cavallo di Ferragosto staranno con me per quindici giorni. Almeno è così sulla carta.

Senza dire nulla ad alcuno avevo prenotato un volo per Barcellona per stare lì quattro giorni.

Ci sono stato due volte a Barcellona, è una città che mi piace molto. Poi è la città del Camp Nou. Sapevo che allo visita dello stadio del Barcellona e agli ‘’store’’ con le maglie di Messi i ragazzi non avrebbero resistito.

In mediazione mi ero garantito un si di ex moglie al viaggio. Poi l’ho proposto ad AAAAA e BBBBB.

Dopo una frazione di secondo di tentennamento mi hanno detto di si.

Con la scusa del Cap Nou ci infilo una visita al museo di Picasso e una passeggiata tra l’architettura di Gaudì. La bellezza è il seme migliore e alla loro età sono fertili.

Mi son sentito con il mio amico Tacitus, il mio compagno di banco, separato da poco. Credo che anche lui stia in un periodo in cui non sappia dove andare a fare l’uovo.

Si accoda anche lui a noi. Avevamo l’età dei miei figli quando spendevamo il tempo a parlare del mondo tra una versione di latino ed una di greco. Tra tutti i nostri discorsi nei pomeriggi di studio o dall’ultimo banco sulla sinistra in classe, non ci saremmo mai immaginati questo viaggio. La vita è quello che non ti aspetti.

Partiamo l’otto agosto in auto, raggiungo casa di Tacitus a Roma e al mattino successivo ci imbarchiamo per Barcellona da Fiumicino. Torneremo il tredici e mi inventerò qualcosa da fare a Roma e dintorni fino a Ferragosto. Poi staremo una settimana a Monteamaro e proverò a fargliela sentire di più casa loro. Vorrei iniettare loro l’amore per la terra, ma purtroppo è roba che non va intramuscolo. Da piccolo le friselle le bagnavo all’acqua del pozzo, i pomodori li staccavo dalla pianta e li ingoiavo senza alcun condimento come fossero ciliege. Camminavo scalzo nella terra.

Loro del pomodoro non vogliono né buccia né semi, non sopportano nemmeno la sabbia tra i piedi. Sono stati educati così dalla madre. Io ho lasciato fare ma non è mai troppo tardi per ripartire. Adesso è il momento di mostrare loro l’altra metà, quella mia. A settembre, bello sponzato e permeabile mi lascerò innaffiare dal condimento e ripartirò croccante.

Ortone sull’uovo

Una delle letture più carine che faccio è quella dell’oroscopo di Rob Brezny sul sito internazionale.it.

Non credo nell’astrologia come scienza ma credo nella positività che il buon umore e la leggerezza innesca sulle persone. Rob, leggendolo, il buon umore te lo mette di sicuro. Già la sua faccia mette simpatia e quello che scrive è veramente leggero, di quella leggerezza gentile ed elegante che ti solleva per qualche centimetro da terra e non ti fa sentire il peso delle cose.

Questa settimana sui gemelli diceva:

Nel libro L’uovo di Ortone, del Dr. Seuss, un elefante si assume il compito di stare seduto sull’uovo di un uccello per tenerlo al caldo fino a quando non si schiuderà. Il nido è in cima a un albero, il che rende la sua impresa ancora più complicata. Al culmine del racconto Ortone ha già dovuto affrontare molte difficoltà per mantenere il suo impegno. Ma tutto finisce bene e la creatura che nasce è miracolosamente metà uccello e metà elefante. Vedo qualche somiglianza tra questa storia e la tua vita in questo momento. Il compito che ti sei assunto non ti viene naturale e non sei sicuro che lo stai svolgendo nel modo giusto. Ma se resisterai fino alla fine, riceverai un premio che ti sorprenderà.

 

Mi sono immaginato Ortone in cima ad un albero seduto sul nido.

E’ stato fantastico per qualche secondo sentirsi come un elefante col culo su un uovo.

La trovo una immagine di una delicatezza incredibile. E poi, tutto sommato, ci ho visto un po’ di quello che sto facendo.

C’è stata l’ennesima udienza per il diritto di visita. Questa volta il giudice ha convocato la dottoressa Lorenza Drago del centro per la famiglia. Citto, il giudice, lascerà il tribunale di Paperopoli. E’ l’ultima udienza che faremo con lui. Un uomo pacato e di vecchio stampo, a disagio con questioni moderne, mi sembra. Credo abbia convocato la dottoressa Drago perché di lei si fida. Penso che di lei si fidino tutti in realtà. Un mastino da combattimento, sotto spoglie di donna sorridente e solare.

A Paperopoli c’è un gran caldo in questi giorni tanto che la gente fatica a muoversi. La temperatura non la leggi sui termometri ma sulla faccia stravolta delle persone. Sopra i 35 gradi il volto comincia a liquefarsi. Le labbra inferiori si staccano da quelle superiori come se nella bocca potesse entrare un po’ di frescura. Anche le pareti e i pavimenti degli uffici sono bollenti. I condizionatori sembra risentano della crisi del Paese e boccheggiano anche loro.

Anche io sono a disagio. Il caldo lo adoro e sopra i trenta gradi mi sento veramente bene, ma mi sembra di muovermi in un lazzaretto. Non soffro per nulla personalmente, anzi. Non puoi stare veramente bene se intorno stanno male tutti. Non sono dotato di quel cinismo.

Ho di fronte Citto e la cancelliera seduti dietro una scrivania. In piedi alla mia sinistra Stiro, l’avvocato di Ex Moglie con il capello più cotonato del solito ed Ex Moglie. Alla mia destra Mario, il mio avvocato.

La dottoressa Drago è anche lei in piedi alla destra di Mario, messa davanti al lato corto della cattedra, come quelli che vengono interrogati a scuola.

Il giudice saluta e chiede come si sono evolute le cose.

Inizia a parlare Stiro, come sempre. Con la sua voce che è un misto tra un’omelia e un dramma teatrale spiega che la situazione è migliorata alla grande.

Stiro: ‘’I ragazzi hanno dormito dal padre’’.

Col tono che usa, le parole di S. Paolo ai Filippesi lette in chiesa sembrano una barzelletta in confronto.

Quasi che il risultato fosse merito suo e della sua cliente.

Il giudice, che di parole degli avvocati apostoli ne deve aver sentite tante, quasi non lo ascolta e chiede alla dott.ssa Drago di esporre.

Lorenza racconta delle mediazioni e delle difficoltà a trovare un punto di equilibrio tra coniugi. Si sono fatti loro carico di trovare una mediazione sul diritto di visita per venire incontro alle richieste mie e di ex moglie. Solo mie in realtà, perché Ex moglie non ha proposto un bel nulla. Io chiedevo l’allineamento alle nuove linee guida in fatto di separazioni. Ovvero stare a settimane alterne con i ragazzi. Ex moglie proponeva un bel tubo.

Lorenza consegna un ciclostile in cui si prevede che i ragazzi stiano con il padre dal giovedì sera al lunedì mattina per una settimana, 4 giorni di fila. Questo per venire incontro alla mia richiesta di vivere la routine quotidiana dei miei figli dice, non limitare ai week end la permanenza con me. Richiesta che il servizio ha ritenuto giusta.

Alla settimana successiva sono previste due cene e nessun pernotto.

Ho letto il ciclostile con Mario. Mi ha guardato e mi ha detto … ‘’ va bene, Paperino, va bene.

Era il modo per dirmi : diciamo di si, non rompere le palle, non è il momento di fare appunti. Forse aveva paura che, puntiglioso come sono, trovassi qualche pelo nell’uovo che col culo sto scaldando, per dirla alla Rob.

La fiducia di Citto nella Drago era talmente palese che trovare da ridire su una sua proposta sarebbe stato controproducente.

Paperino: Si, non era quello che chiedevo, ma va bene.

Purtroppo sono fatto così, se non puntualizzo, sto male. Mi rendo conto e confesso: sono un rompicoglioni.

Ex moglie era sconvolta.

Ex Moglie: No! Non sono d’accordo. I ragazzi non vogliono!

Hanno dormito dal padre e non è vero che è andato tutto bene. Il piccolo quando è tornato a sera a casa aveva il magone. Come avesse qualcosa sullo stomaco.

I ragazzi hanno gli amici nel quartiere dove viviamo . Lui vive in campagna e non potrebbero godere più della vita sociale che conducono.

Citto: Signora, si farà carico il padre in quei giorni di accompagnarli. Mi pare che la buona volontà ci sia. Sono d’accordo che gli amici sono fondamentali all’età dei suoi figli, ma sarà cura del padre far sì che possano continuare a vederli.

Ex moglie: Non capisco perché non si possa fare un diritto di visita come tutti i separati! Al sabato e alla domenica. Perché dal giovedì? Hanno la scuola, il calcio. Significata stravolgere le loro abitudini.

Paperino: Giudice, se sente lei….

Citto mi guarda con tono paterno e abbozza un sorriso.

Paperino: Io sono due anni che tento di fare disperatamente il padre. Ma qua, voler fare il padre è come dire di essere un marziano. Mi guardano tutti come un marziano!

Lorenza (rivolta a Ex Moglie): Ex Moglie, i ragazzi si abituano. Sarà il padre ad averne cura per farli stare bene. E’ importante che abbiano un rapporto con il padre anche.

Ex moglie: Loro non vogliono, ecco perché desidero che siano sentiti.

Citto (liquidandola) : Va bene signora, se sarà il caso li sentiremo. Per ora facciamo così. Iniziamo da settembre. I ragazzi staranno d’estate 15 giorni in vacanza con lei e 15 giorni con il padre. Da settembre cominciamo a seguire le indicazioni del centro per la famiglia, aggiungendo il venerdì, e da ottobre andiamo a regime col giovedì. Penso che vada bene una gradualità. Vediamo come va e ci aggiorniamo.

Ex moglie continuava con i suoi sproloqui. Guardava il ciclostile con Stiro e borbottava.

Stiro mi sia avvicina con il foglio e mi dice quasi all’orecchio, cercando una transazione che potesse rabbonire la sua ‘’dolce’’ cliente.

Stiro: Non potremmo togliere il giovedì? Partire dal venerdì?

Paperino: No! Dal giovedì!

Con il braccio allontano lui e il foglio come stessi scacciando un cane.

Mi è dispiaciuto trattare così un uomo dall’eleganza inglese, ma l’eleganza, l’età e l’ambiente lo hanno salvato da un cazzotto in faccia in quel momento.

Non ha letto Rob e non sa che sono come un elefante su un uovo. Ha rischiato un colpo di proboscide.

Ho guardato Lorenza. Evidentemente i miei occhi parlavano o anche lei mi vede come Ortone.

Le chiedevo di non abbandonarmi e ha capito, penso.

Lorenza: Vista la situazione, giudice, valuti se è opportuno continuare con l’ascolto della coppia. Noi siamo disponibili.

Citto: Si, magari, a settembre e ottobre fissate degli incontri per monitorare la situazione.

Per loro fisseremo un’altra udienza.

Citto tra i borbottii di Ex Moglie detta il verbale alla cancelliera. Nel dettare dice entrambi in nomi dei miei figli. BBBBB di secondo nome fa ‘’Suonavuoto’’, come mio suocero.

Mario: Tuo figlio si chiama Suonavuoto?

Paperino : Di secondo nome!

Puntualizzo con aria stizzita.

Mario da gran figlio di buona donna qual è….:  Ah scusa, non volevo offenderti…

Mi fa sorridere finalmente, e la tensione è venuta giù.

Citto, finito di dettare e dopo aver aperto l’agenda: Per voi va bene se fissiamo per il xx di novembre?

Mario: Basta saperlo e siamo pronti.

Ex moglie continuava a borbottare con Stiro in disparte, sventolando il ciclostile di Lorenza come fosse una contravvenzione appena presa.

Io saluto e me ne vado.

Ha ragione Rob, il compito che mi sono assunto non mi viene naturale e non so se lo sto facendo bene.

Ma non è stato semplice arrampicarsi su un albero e chiunque venga a infastidirmi mentre proteggo col culo il mio uovo, se la vedrà corpo a corpo con un elefante.

Intanto beccatevi questa:

 

TIBUNALE DI PAPEROPOLI

VERBALE DI UDIENZA DEL XX/07/2017

 

Sono presenti le parti personalmente e i rispettivi difensori nonché la dott.ssa Lorenza Drago dei servizi di Mediazione Familiare.

Sentite le parti, dispone che i rapporti e i periodi di visita di Paperino nei confronti dei figli mirori AAAAA e BBBBB vengano attuati secondo il calendario predisposto dal Centro per la famiglia di Paperopoli allegato. Si precisa che per il mese di settembre la permanenza con il padre da parte dei minori inizi alle ore 18,00 del venerdì,e per il mese di ottobre lo stesso avrà inizio dal giovedì.

Rinvia la causa all’udienza del XX/11/2017 alle 11,30 per verificare le modalità.

Conferma l’incarico al Centro per la famiglia di attuare il percorso di mediazione.

Piatto

Il gioco è una brutta bestia. Un vizio che purtroppo fa molte vittime.

C’è tanta gente attaccata a quelle maledette macchinette o alla speranza che una grattata possa risolvere i problemi di una vita. Tanti se la infelicitano di più. Non vorrei offendere il culto, ma la gente davanti alle macchinette mi dà la sensazione degli ebrei al muro del pianto che piangono per i loro lutti. Qualcuno ondeggia imprecando invece che pregando.

Io verso il gioco ho un atteggiamento tipo quei fedeli che dicono ci credo, ma non pratico.

Mi piace da matti l’adrenalina che produce giocare, allo stesso tempo mi rendo conto che può diventare una droga tremenda. Evito di giocare, anche perché l’unica certezza del gioco è che, alla fine, perdi sempre. Mi limito a fare una scommessa   alle partite del calcio alla domenica, spesso con un amico, sapendo che quei soldi andranno persi. E’ quasi un rito ormai. Ci incontriamo al caffè, per una mezz’oretta discutiamo i pronostici con la presunzione di essere i più grandi esperti mondiali. C’è un gusto diverso a vedere le partite con un pronostico in mano. Ci sfottiamo in chat se uno dei due ha cannato o meno un risultato. Ogni tanto si vince e si festeggia. La vittoria è una di quelle cose che se divisa con altri, si moltiplica invece che ridursi. Alla fine dell’anno, se va bene, il bilancio è in pareggio.

Da ragazzo durante le feste natalizie ogni tanto giocavo a poker con gli amici. Si facevano le nottate. Anche quello era un divertimento. Tornavo da Milano dove ero per gli studi universitari e rincontravo i miei amici di sempre, studenti in altre città. Passavo una o due nottate con loro. C’erano da raccontare mesi di vita. Le carte erano una scusa.

Dopo un po’ , i bicchierini di troppo riempivano di risate l’ambiente fumoso. C’era un momento che mi piaceva da matti. Il piatto era pieno di fiches, dagli scarti mi rendevo conto che gli altri avevano in mano non più di un tris, qualcuno il tris lo aveva. Lo si capiva dal tenore delle puntate.

Non importava cosa avessi in mano. Spesso evitavo di guardare anche che punto avessi dopo aver cambiato una carta. Il gioco non era più di carte, ma psicologico. Entrava sul campo la strategia.

Aspettavo la puntata di chi aveva aperto il gioco, l’eventuale rilancio e poi…. ‘’Piatto’’.

In quei momenti ti viene la faccia del killer, come se mettessi una rivoltella sul tavolo.

Piatto nel poker significa che punti l’ammontare che è presente sul piatto, somma delle puntate fatte da tutti in precedenza nel corso della mano. Una mano di quel tipo può determinare l’esito di una partita durata ore. Non giocavamo grosse somme, ma per noi studenti anche 10.000 lire erano importanti. E poi, a parte i soldi che rimanevano una cifra irrisoria, c’erano in ballo gli sfottò di una settimana.

Quando rischi tutto non fai i conti con ciò che perdi, se sei un giocatore punti a giocare su cosa possano perdere gli altri. Per questo non guardavo le mie carte. Non aveva importanza cosa avessi in mano. Che fosse un bluff o meno non lo volevo sapere neanche io.

Alla parola ‘’piatto’’ l’atmosfera diventava improvvisamente seria, come ci fosse stato un richiamo all’ordine in una riunione fino a quel momento sbracata.

Il silenzio prendeva il posto del fumo delle sigarette, era denso e visibile.

La posizione sulla sedia dei giocatori diventava eretta. Per gli uomini niente è più serio del gioco, rimaniamo bambini per sempre.

Era tanto bello il momento che non mi importava di vincere o perdere, importava averci provato. Per me rimane il senso di ogni cosa.

In queste settimane per ordine del giudice ho continuato a frequentare il centro per la famiglia incontrando Ex Moglie, Lorenza e Antonella.

La battaglia è stata sul diritto di visita. Il giudice nell’udienza dei primi di giugno aveva stabilito provvisoriamente che vedessi i ragazzi a week end alternati e al venerdì sera.

Il giudice aveva poi demandato al centro per la famiglia di trovare un accordo tra le parti più calzante.

I ragazzi hanno dormito da me per la prima volta dopo quasi due anni. E’ stato bellissimo anche se durato troppo poco.

Gli incontri hanno avuto lo stesso tono di sempre. Le mediatrici che tentavano di far capire ad Ex moglie l’importanza del rapporto dei ragazzi con me. Lei a trincerarsi sul fatto che hanno le loro abitudini, che sono loro a non volersi muovere da casa, che lei non ha nulla in contrario.

Nulla in contrario, ma quando le è stato prospettato di aggiungere altri pernotti a quelli stabiliti dal giudice si è opposta.

Ad un certo punto anche Lorenza è sbottata:

Ex Moglie: Io non ho nulla in contrario, ma i ragazzi hanno la scuola, gli amici, le abitudini, mica possono dall’oggi al domani cambiarle.

Lorenza: (con tono perentorio) Senti Ex Moglie! Non esiste nulla di prioritario rispetto al rapporto col padre! I ragazzi si abituano! Il problema siamo noi genitori, non loro!

Ogni seduta si è conclusa con lei che ripeteva di non voler discuterne più, se la vedranno gli avvocati in tribunale, dice. Aggiunge anche la sua intenzione di far parlare i ragazzi davanti al giudice.

Lorenza: Non mi sembra il caso di far andare i ragazzi in tribunale. Voi siete due genitori accuditivi. I ragazzi in tribunale ci vanno quando ci sono problemi più gravi, tipo maltrattamenti o robe del genere. Dovete solo trovare un accordo voi, per il loro bene. Vedrai che loro si adegueranno e saranno contenti che qualcuno tolga le castagne dal fuoco al loro posto.

Ex Moglie: Basta! io non parlo più. Parlerà in tribunale il mio avvocato per me. Quest’uomo non si può ricordare quando vuole lui dei figli. Non sono un pacco postale.

Paperino: Ascolta, cerca di trovare pace con te stessa però. Quando ti si chiede di concedere un giorno in più, dici che non ce n’è bisogno perché già li vedo ogni giorno.

Poi dici che sono un padre assente. Non ti sembra che cozzino le due cose?

 

E’ stato un assedio, non solo mio, del buon senso anche. Basta un po’ di buon senso e lei si sente assediata.

Martedì c’e stata l’ultima seduta prima dell’udienza. Le mediatrici ci avevano consegnato alla volta precedente una loro proposta di diritto di visita con l’auspicio che l’avessimo discussa tra di noi o che potessimo proporre qualcosa di nostro con quella base.

La loro proposta prevedeva un weekend alternato, partendo dal venerdì però, non dal sabato mattina. Prevedeva un pernotto dal padre anche nella settimana successiva. In aggiunta paio di cene infrasettimanali.

Ci ho pensato molto nei giorni precedenti, su cosa proporre. Parlarne con lei sarebbe significato solo innervosirmi e litigare. Non era il caso.

Ho pensato molto ai ragazzi. A cosa è meglio per loro. La mia battaglia fin qui l’ho fatta perché vorrei che avessero anche un’altra visione della vita per costruirsene una loro. Perché ho avuto un gran riferimento in mio padre, oggi sono profondamente diverso da lui. Mi è servito sapere lui com’è e come la pensa. Anche per usarlo come paletto e deviare.

Un padre è importante ed è un loro diritto averlo.

Mi sono ricordato delle partite di poker. E’ giunto il momento di dire ‘’ piatto’’. Non ho pensato ai miei impegni, all’organizzazione, ai disagi. Ho pensato all’obiettivo che mi sono dato. Il resto si sistemerà, mi sono detto. E poi, in una trattativa bisogna puntare alto per spuntare il meglio. Ed in questo, venti anni di mestiere mi hanno dato una certa esperienza.

Le nuove linee guida in termini di separazioni prevedono che la casa rimanga al proprietario e che i genitori si alternino in casa 15 giorni a testa per stare con i figli. Utopia protocollata, ma il senso è quello di adeguarsi alle direttive europee. Direttive umane, ovvero che i figli, in caso di separazione, stiano al 50% del tempo con entrambi i genitori.

Quando penso alla legislazione civile ed europea in genere, mi viene in mente che per noi Italiani è come comprare una Ferrari ma non avere la patente di guida.

Abbiamo linee guida eccellenti ma non sappiamo guidare.

Nessuno sa costruire motori e macchine come noi, ma le comprano gli arabi perché non possiamo permettercele ed in pista le guidano i tedeschi, gli inglesi, i francesi.

Alla riunione.

Antonella: Bene, avete avuto modo di valutare la nostra proposta?

Noi ci auspicavamo che magari lo avreste fatto davanti ad un caffè.

 

Dopo qualche secondo di silenzio…

Antonella: No eh? Va bene, ma vi siete fatti una idea, avete delle osservazioni? Chi vuole cominciare?

Se devi dire piatto, lo devi fare prima degli altri. La sorpresa è un vantaggio.

Paperino: Io ho letto attentamente le linee guida che ci avete dato e mi sono fatto la convinzione che potremmo stare una settimana a testa con i ragazzi. Siccome lei dice che per loro il problema sono le abitudini, il fatto di avere gli amici vicini, il fatto che in campagna da me sarebbero un po’ isolati… potremmo alternarci noi in casa. Una settimana a testa.

La mia parole sono state una bomba.

Lorenza ed Antonella avevano un ghigno stampato in faccia. Non so se si aspettassero che sparassi così grosso.

Ex moglie è diventata di mille colori, credo di averle visto anche delle sfumature dell’indaco in volto. Ha cominciato ad agitarsi e ad avere inizi di escandescenze.

Ex Moglie: Basta! E’ solo un provocatore! Io parlerò in tribunale! Anzi, parleranno il mio avvocato e i ragazzi. Stavolta basta! Parleranno loro!

Le mediatrici hanno percepito immediatamente il mio intento, credo. Sanno bene che le carte parlano a mio favore. La legge e le tendenze sono con me, almeno quelle scritte. Stavo solo chiedendo la loro applicazione. Mi piace pensare anche che era quello che si aspettassero da me.  D’altra parte non ero io a bluffare, il diritto è un bluff.

In cuor mio non stavo nemmeno bluffando, perché l’obiettivo per me è primario. Stavo mettendo tutto me stesso in gioco, fregandomene di tutto. Se dovesse essere deciso così, sarei disposto anche a stravolgere la mia vita per adeguarla alla nuova situazione.

Settimana prossima ci sarà l’altra udienza. Il giudice ha convocato anche Lorenza proprio per definire una volta per tutte il diritto di visita e per avere un riscontro sulla situazione genitoriale.

In mediazione ci siamo lasciati con l’ennesimo nulla di fatto.

Non so come andrà finire. Io ci ho provato e sono felice. Nel modo che preferisco:

…’’piatto’’…..

Ballando al buio

Ci sono momenti in cui non sei, vivi. Perché ciò che sentì prevale su chi sei e ti rende poco rispetto a ciò che senti.Ciò che hai dentro trabocca e si sparge intorno.

Dicono che non c’è fuoco senza scintilla, lo dice la canzone che ascolto in versione cover in cuffia. You can’t start a fire without a spark. Più delicata dell’originale come delicato e morbido è questo momento. Non me ne vorrà l’originale.

Per fortuna la scintilla non l’ho mai persa anche nei momenti più difficili. 

In molti ci hanno soffiato su per tenerla accesa .Tutti quelli che mi hanno ascoltato e mi hanno dato una mano. Mi inchino davanti a tutti.

Questa notte la scintilla ha fatto un falò e me lo godo. Sono al buio fuori da casa qui a Monteamaro. La temperatura è quella mia, sopra i trenta gradi. Sto bene dentro e fuori.

Ho con me un sigaro cubano che mi avevano regalato. Mi ero ripromesso di scartarlo e fumarlo proprio in questo momento.

Ho con me una bottiglia di negroamaro, il vino della mia terra. Mi ero ripromesso di aprirla proprio in questo momento. 

Avevo scelto anche la colonna sonora per questo momento. La canzone che avevo ascoltato tante volte quando la prima notte sono andato via da casa e ho dormito a Monteamaro. Non sapevo cosa mi sarebbe aspettato.

Passeggio tra il pollaio e il vigneto, lontano vedo le luci della città . 

Stanotte non dormirò. La mia scintilla ha fatto il fuoco che aspettavo.

Dicono che il sonno è dei giusti, probabilmente io non lo sono, perché spesso il sonno se ne va. 

Il giusto è fuori però. Lo sento nell’aria.

Dormono le galline, Ringo e dorme anche il vigneto che vive nella bottiglia accanto a me però . Dormono in casa i miei ragazzi e il nonno. Ce l’ho fatta e festeggio scolandomi il cielo.

Ho su di me la carezza delle lacrime di mia zia quando le ho comunicato che gli ostaggi sarebbero tornati finalmente a casa. Ha pianto nascondendosi, nascondendo la emozione con quel pudore antico che piace a me.

Le lacrime erano anche per sua sorella, penso. Piangeva di gioia anche per mia madre, stretta in quel legame che due sorelle hanno e non basta una vita a contenere.

Sento la carezza che ho dato a mio padre, riportandoli a casa. Li ha ricevuti vestito di tutto punto come ricevesse dei principi. 

Dopo una certa età riuscire a dare ancora, è molto più che ricevere.

Dicono che ciò che doni è tuo per sempre. Io penso di averlo fatto a loro un dono . Non so se lo capiranno un giorno. Ma a me non lo leva nessuno.

Stanotte non piango. Bevo, fumo e ballo al buio. Stanotte non sono, vivo.

Se vi va, ballate con me.

Fuoco!

Incontro individuale al centro di mediazione questa settimana. Non devo aver fatto un bell’effetto, poco collaborativo alla volta precedente. Ci hanno chiamato individualmente prima del successivo incontro di coppia. Credo per tirarmi le orecchie.

Ho detto la mia che non è la loro. Accade spesso che la mia non sia quella degli altri. Poco male. Ho ribadito che secondo me si dovrebbe lavorare di più sul provvedimento del Giudice e sulla sua applicazione. Il discorso delle emozioni e della conflittualità rimandarlo a dopo l’udienza di luglio.

Paperino: Dopo, facciamo qualsiasi percorso volete, sarò la persona più collaborativa della terra. Con un mese a disposizione volevo capitalizzare quanto ottenuto fin ora. A mio giudizio sono ad un passo dal rompere l’ultima barriera fisica, far dormire i ragazzi da me.

Non sarà finita dopo. Bisognerà lavorare su tutto il resto, ma per me sarebbe un grande passo ed una iniezione di fiducia. Sono a riserva, venitemi incontro.

Ne sono convinte Lorenza ed Antonella ma per loro è meglio prendere la tangenziale piuttosto che passare dal centro. C’è meno traffico e il risultato anche se non immediato è più sicuro.

Hanno ragione dal punto di vista teorico forse, anzi sicuramente. E’ il loro mestiere.

Se non si raggiunge un minimo di accordo, qualsiasi obiettivo immediato rischia di rivelarsi un bluff.

Ed è quello che dicono tutti. Molti di quelli che mi conoscono, mi hanno dato addosso per questa mia reazione al tentativo di ricomposizione delle mediatrici.

Francesco: Stai tirando troppo la corda. Mica ti puoi mettere a discutere il lavoro degli altri.

Sanno quello che fanno, ti devi dare una calmata.

Hanno ragione.

C’è un fraintendimento però. Non ho reagito male al percorso propostomi. Hanno letto tutti questo messaggio. Caratterialmente sono un cane da punta. Quando ho l’obiettivo sotto il naso guardo solo lì e tutto ciò che non va in quella direzione mi disturba. Come una zanzara che ti ronza nel cuore della notte, mentre cerchi di dormire.

Ho posto loro le mie scuse per il comportamento offerto ma nello stesso tempo ho chiesto di prendere in considerazione le mie perplessità.

Sento che sono vicino, basta poco. Ho speso tutte le energie nervose residue per arrivare a questo momento. E’ vero, loro sono delle professioniste, sanno ciò che fanno.

Io sono padre, non so ciò che faccio probabilmente, ma lo sento. Lo sento sulla pelle.

Sono due anni che mi sbatto, mi sono sottoposto a tutti i percorsi possibili, lavorando da solo su me stesso. Il tutto per conservare la calma e non sfasciare qualcosa o fare danni. Ci sono riuscito a mantenere la calma. Non è stato semplice.

Paperino: Adesso fate fare a me, vi prego.

Antonella: Noi siamo mediatrici, devi pur considerare che quello che dici tu viene da una parte. Noi ascoltiamo anche la tua ex moglie che ci espone le sue ragioni.

Non è che possiamo venire incontro alle tue esigenze non tenendo conto di ciò che dice tua moglie. Il nostro ruolo è arrivare ad una situazione di equilibrio tra entrambi, che possa far stare bene i ragazzi garantendo la bi-genitorialità.

Il percorso che abbiamo pensato, riteniamo sia quello giusto. Occorre però la collaborazione di entrambi.

Paperino: Va bene, la mia collaborazione ci sarà, ma parliamo subito del diritto di visita e della sua applicazione.

Lorenza: Il diritto di visita è un dispositivo del Giudice! Per noi è scontato. Non è possibile che non si applichi!

Paperino: Appunto, non è scontato per nulla nella realtà, di fatto non si applica.

Lorenza: Ma non siamo dei gendarmi. Ciò che dice il giudice è impensabile che non si applichi, così come è tuo dovere passare l’assegno di mantenimento.

Paperino: Ho capito, io l’assegno lo passo puntuale come un orologio e faccio molto di più. In questi mesi ho comprato tanta roba ai ragazzi oltre l’assegno.

Si Antonella va bene, ma vedi, voi mi conoscete da tempo. E’ più di un anno che frequento il centro. Sapete tutto, sapete tutto ciò che ho fatto e le difficoltà che ho incontrato.

Se ho sbagliato qualcosa, ditemelo. Se io ho commesso degli errori, se non mi sono comportato come avrei dovuto in qualche circostanza, ditemelo pure. Anzi scrivetelo al Giudice. Se c’è qualcosa in me che non va, scrivetelo nella vostra relazione, ne risponderò personalmente.

Sono abituato a rispondere di quello che faccio e rispondo anche per quello che fanno gli altri, per lavoro.

Quello che non ho condiviso l’ultima volta è il metodo. Mi sembra che l’abbiate preso alla larga il problema. Parlare di conflittualità nella coppia ha un senso, sono d’accordo. Il rapporto con la mia ex moglie è conflittuale. Dire che questa è la causa del problema non mi pare corretto.

Mi pare più un sintomo, perché il conflitto non lo cerco io, né lo voglio. Quello che state proponendo andrebbe bene se di fronte a voi ci fossero due persone ragionevoli.

La mia ex moglie in questi anni ha dimostrato di non esserlo affatto. Vi dirò di più, per me c’è un problema psicologico che andrebbe curato, dovrebbe essere vista da qualche specialista.

Antonella: Noi non siamo degli psichiatri. Non è il nostro ruolo questo.

Paperino: Ma il vostro ruolo è quello di garantire la genitorialità ad entrambi i genitori. Per fare questo dovreste risalire alle cause. Io mi auguro che il vostro metodo abbia successo, adesso ho un obiettivo importante e non voglio fallirlo.

Lorenza: Ti devi fidare di noi.

Paperino: Mi fido, tanto che ho chiesto io di tornare da voi. Però pensavo che come nei mesi precedenti poteste mettere un po’ di pressione per l’ottenimento del risultato.

Vi chiedo di darmi una mano, mi serve una spallata adesso. Io non ho molto tempo. I primi di luglio ci sarà l’udienza e devo ottenere risultato per quella data.

Mi serve. Datemi una mano.

Si guardavano Lorenza ed Antonella, anche un po’ imbarazzate.

Al giorno dopo avrebbero visto Ex moglie, da sola.

Giovedì era fissata la seduta di coppia.

Sono andato sereno. Avrei accettato qualsiasi piano.

Quando faccio tutto quello che posso, sono sereno. Ho imparato a gestire l’ansia in questo modo. Lavorando prima. Ho fatto tutto quello che avrei potuto. Nulla al caso e nulla di intentato. Questo mi dà serenità in tutte le cose della vita.

E’ cominciato male l’incontro.

Ex moglie a lamentarsi della mancanza di comunicazione.

Lorenza ed Antonella ci hanno chiesto ragguaglio sulla settimana passata. Con gli incontri individuali avevano saputo dalle due campane come fossero andate le cose.

Ex Moglie: Lui deve imparare a comunicare! Domenica per esempio si è presentato alle 10,30 avvisandomi un quarto d’ora prima.

Giuro che avevo tutti i buoni propositi per avere un atteggiamento remissivo e collaborativo.

L’ho fatta parlare, e mi ripetevo: ‘’calma, calma, come quando andavo al poligono di tiro durante il servizio militare. Respira, rilassati, come diceva il capitano, è la calma che mette a segno i colpi. Se ti agiti il proiettile va fuori bersaglio. Non è né l’occhio né il dito che mettono a segno i colpi, è il resto del corpo e la testa. Usate la testa’’.

Antonella le dava manforte: Dovete imparare a comunicare entrambe. Se non c’è comunicazione non andate da nessuna parte!

Ed io dentro di me: Stai calmo, ricordi il capitano? Stai calmo.

Ex moglie: Si mette d’accordo con i figli ed io non ne so nulla!

Paperino: Va bene, la comunicazione va bene, ma scusate deve essere nelle due direzioni. Son venuto a sapere che mio figlio è stato visto per due volte fuori città con un amico. Mi ha avvisato lei?

L’ho detto stizzito. Dopo averlo detto: ‘’calmo, calmo, stai calmo. Non serve che ti incazzi’’.

Ho fatto il militare come soldato semplice, in fanteria. Ero già laureato e mi aggregai alla truppa. All’epoca era obbligatorio.

Ero in una caserma operativa a Trani in provincia di Bari, ci addestravano per i Vespri Siciliani e la Partenope, delle operazioni in cui era impegnato l’esercito a supporto delle forze dell’ordine. Tre mesi di corso prima di andare a fare le ronde intorno a un carcere o la guardia sotto i tribunali. Pensavo fosse il massimo della sopportazione che potessi avere nella vita, allergico alle regole come sono. Era prima di vivere con Ex moglie, poi mi sarei ricreduto.

Ex Moglie: E’ successo questo inverno! Adesso te ne stai ricordando?

Paperino: Senti, voglio solo dire che come pretendi comunicazione, devi pure darla. No?

Antonella a buttare acqua sul fuoco che stava per divampare: Va bene, la regola deve valere per tutti e due!

Ex Moglie: Domenica, si è presentato alle 10,30 avvisando solo un quarto d’ora prima. I ragazzi sono scesi e poi è rientrato in casa AAAAA, incazzato da morire sbattendo la porta .

AAAAA: Mo’ mi dice che andiamo in piscina!

Ex Moglie: Ed io gli ho detto, va bene, facciamo la borsa e la porti, stai tranquillo! Come vedi io collaboro sempre, ma devi imparare a comunicare anche con i tuoi figli.

Ed io dentro… sta calmo, calmo… non serve.

Paperino: Senti, facciamo un po’ di chiarezza.

Mi hai chiesto tu per messaggio di prenderli domenica e di portarli a mare?

Ex moglie: Non ti ho detto di portarli a mare.

Paperino: Come non mi hai detto di portarli a mare!

Ex moglie: E comunque avresti dovuto avvisarmi per tempo che arrivavi, non un quarto d’ora prima!

Antonella a supporto: Dovete cercare mettervi d’accordo prima, la prossima volta magari sentitevi al giorno prima!

‘’Sta calmo Paperino, non ti incazzare, non ti incazzare’’.

Al poligono sparavamo a batterie di 6 soldati. Era Gennaio, eravamo seduti in attesa del turno. Per terra, sull’erba. Il culo era fradicio e gelato, buio pesto intorno. La murgia in inverno è come il Polo Artico, almeno per me che sto bene dai 30 gradi in su. Stavamo vicini per scaldarci come il bue e l’asinello ma con un contegno militare. Mi si muovevano solo gli occhi, il resto era rigido. Ci avevamo portato con i camion scoperti a destinazione. Mi era parso di capire che fossimo in una gravina nelle campagne intorno ad Altamura. Era notte, avevamo trenta colpi da sparare e bisognava puntare contro una sagoma a 200 mt di distanza, da stesi. Ogni tre colpi nel caricatore c’era un proiettile tracciante, di quelli luminosi che ti permettevano di vedere se il colpo fosse indirizzato bene o meno. I miei compagni di battaglione ne azzeccavano 6 , 7 su trenta in sagoma. Qualcuno arrivava a 10. Il capitano era uno tosto, napoletano. Era stato in Bosnia durante la guerra, aveva l’aria di uno cazzuto. Nonostante non sopportassi militari e le divise, lui mi piaceva. Sapeva il fatto suo e ci metteva passione.

Ogni tanto ripeteva, controllate, controllate, guagliò, respirate… fate cagare come tiratori! Passeggiava su e giù dietro ai sei soldati stesi al tiro.

Un soldato dopo che la batteria aveva finito di sparare andava verso le sagome, contava i colpi a segno e uno per uno ne urlava il numero: 7!… 9!…10…! 3….! Poi cambiava le sagome di cartone e si preparava un’altra batteria di fucilieri.

 

Paperino: Antonella, lei mi dice al venerdì: ‘’ domenica li porti tu al mare? Poi a pranzo? Domenica mattina le ho scritto passo alle 10,30. Cosa ho sbagliato nella comunicazione?

Antonella: Magari sentitevi al sabato dico, programmate meglio.

Ex moglie: Non ho detto li porti al mare.

Paperino: Senti, prendo il telefono e leggo i messaggi.

Mi sembrava talmente una stronzata che non ricordavo nemmeno i tempi della cosa, ma ho tirato fuori il cellulare con assoluta tranquillità quasi a vedere cosa avessi potuto sbagliare.

Aveva convinto anche me di aver sbagliato.

Comincio a leggere.

Paperino: (Venerdì) Questo sabato i ragazzi mi hanno detto che non vengono a dormire da me, gli ho detto di organizzarsi per sabato prossimo però.

Ex Moglie: Ok, come volete, ma domenica li porti tu al mare e li riprendi?

 

Paperino: (verso Lorenza ed Antonella) Vedete? Fino ad ora sta a dire che non ha chiesto di portarli al mare. Mio figlio si è pure incazzato pare. Ma io ero andato domenica per portarli al mare e si sono presentati in auto senza asciugamani e costume.

Ho detto loro cosa volete fare?

Mi hanno risposto: ‘’boh!’’. Al che ho detto, devo andare a parlare con un amico che sta in piscina, magari facciamo un tuffo lì e poi andiamo a pranzo. Non hanno commentato.

AAAAA è sceso ed è tornato in casa a prendere costumi ed asciugamani, non mi ha detto che non gli andasse la cosa.

Ex Moglie: E’ entrato in casa sbattendo la porta e dicendo ‘’ora ci avvisa che andiamo in piscina’’ . E poi avvisare un quarto d’ora prima che vieni!

Continuo a leggere. Su whatsapp c’ è scritta l’ora del messaggio. Non ricordavo alla domenica a che ora avessi avvisto che sarei passato alle 10,30, ma non avevo dato rilevanza alla cosa. I miei figli vanno al mare verso le 11 con gli amici. L’impegno lo avevamo fissato al venerdì, mi ero reso disponibile e non vi avevo visto nulla di irregolare.

Domenica (Ore 8,37): Passo alle 10,30.

Paperino: Cacchio! Alle 8 e 37 ti ho avvisata pure! Ma perché devi dire un quarto d’ora prima?

Antonella spegnendo l’innesco: Va bene dai, l’importante che teniate un filo più continuo.

Paperino: a me sta bene, ma non capisco cosa avrei dovuto fare di più.

I segnali di fumo?

Ex Moglie: Le 8,37 sono le nove praticamente!

Paperino: Le 8 e 37 sono le 8 e 37… almeno questo è un dato di fatto! Sono due ore prima, non un quarto d’ora!!!!

Lorenza è scoppiata a ridere, sa quanto sia pignolo con i numeri.

Mi stavo per stizzire nuovamente. ‘’Sta calmo, sta calmo… controlla…. controlla…’’

Paperino: va bene, sarò più puntuale ancora nelle comunicazioni.

Lorenza: Va bene, passiamo al provvedimento del giudice. Quindi abbiamo saputo che sabato i ragazzi non sono stati con il padre. Dobbiamo fare in modo che questo avvenga questo fine settimana. E’ importante. Un provvedimento del giudice si rispetta. Abbiamo udienza ai primi di luglio e non vorrei dire al giudice che non siamo riusciti a compiere il mandato.

Ex Moglie: per me non ci sono problemi!

Lorenza: Lo sappiamo, però dobbiamo fare in modo che avvenga. Ci vuole impegno da parte di tutti.

Ex Moglie: Loro hanno i loro amici, entrano ed escono da casa, non è facile toglierli dalle loro abitudini. I loro amici vivono tutti nelle vicinanze. Magari a Monteamaro si sentono un po’ isolati.

Paperino: Sarò a completa disposizione loro per tutti i due giorni, li accompagnerò ovunque, se vengono.

Lorenza: Ecco si, per loro deve diventare una cosa normale.

Ex Moglie: Non sarà facile, perché sono grandi e se si impuntano…

Antonella: Siamo stati tuti adolescenti, abbiamo scalciato tutti contro i genitori per non fare delle cose, ma alla fine le abbiamo fatte. Sarà successo anche a te. Dobbiamo fare in modo da ripristinare questa autorevolezza, se si è persa.

Ex moglie: per me non ci sono problemi!

Antonella: Dovete essere fermi entrambi. Non dare una possibilità alternativa. Questo fine settimana stanno col padre. Tu potresti anche dormire fuori!

Ex moglie: Ecco si, magari! Mi vorrei godere un po’ la mia vita.

Lorenza: Bene, noi ci vediamo giovedì, dateci informazione prima però, siamo ansiose anche noi. Lunedì diteci che è andato tutto bene.

Abbiamo finito per parlare della vacanze, abbozzando un calendario. Le ho chiesto l’autorizzazione per portare in viaggio i ragazzi per qualche giorno.

Solita risposta… ‘’parlane con loro’’.

Paperino: Va bene, prima di parlarne con loro volevo assicurarmi che fossi d’accordo.

Ex Moglie: Per me non ci sono problemi e non ci sono mai stati! (Guardandomi con aria di sfida)

Paperino: Perfetto, ne parlerò con loro.

Il colloquio si è chiuso in una atmosfera serena.

Ibernato, di notte, in una gravina sperduta della murgia pugliese arrivò il mio turno al tiro.

Presi il mio fucile d’assalto beretta a/r 70/90, con il caricatore da 30 colpi.

Ci mettemmo in piedi in 6 nei pressi dell’area di tiro. Il capitano dietro di noi.

Capitano: Presentar arm! Al tiro!

Ci stendemmo sull’erba. Il freddo se ne era andato, mi era salita un po’ di adrenalina. Dentro di me ripetevo, respira, calma e controllo. Tirai un gran respiro che mi aveva riempito di calore e mi aveva fatto scendere il battito.

Capitano (urlando): Contro bersaglio a metri duecento…. puntare…. mirare… fuoco!!!!!

Sentivo i colpi all’impazzata degli altri, io inspiravo ed espiravo con calma, miravo e poi facevo partire il colpo. Sentivo il corpo una cosa unica col fucile. Girai il basco per non avere la visiera davanti agli occhi. A duecento metri la sagoma non era ben visibile ma nel mirino l’avevo. I proiettili traccianti mi davano la sensazione che prendessi il bersaglio.

Finì molti secondi dopo gli altri.

Appena finito un soldato andò a contare i colpi. Arrivato il mio turno urlò: 28!

Da dietro il capitano mi disse: Paperino! Soldato, ingegnere e pure cecchino! Come cazz’ hai fatto guagliò!

Mi alzai, mi volsi a lui e mi rigirai il basco. Risposi sorridendo: ho respirato… calma, controllo e testa, come ha detto lei capitano!

Il capitano sorrise: Bravo guagliò! Diventammo amici e una settimana dopo mi fece caporale.

Invece che in missione fui mandato a curare la ristrutturazione delle cucine al comando di brigata.

Non ho mai preso più un arma in mano da quel giorno. Mi fanno paura, ma nei momenti difficili le parole del mio capitano le ricordo sempre.

Uscito dal centro della famiglia ho mandato un messaggio a Lorenza: Grazie.

E sabato vedremo.

 

 

 

Giro giro tondo….

Ed eccoci qua. Il buco nell’acqua sta prendendo corpo e sostanza. La spinta che mi mancava per mandare tutti a quel paese.

Il giudice ci manda in mediazione, avevo tante speranze.

Mi chiama Antonella per fissare l’incontro. Lo fissiamo. Mi sentivo bene.

Vengo a sapere che prima di noi Lorenza e Antonella si incontrano con gli avvocati. Mi avvisa Mario di essere stato convocato.

Ieri, al terzo tentativo, riesco a parlare con Mario. Volevo sapere come fosse andata.

Mario: E’ andata bene, abbiamo fatto un discorso generale, sulla conflittualità nella coppia. La vostra conflittualità è alta ed è il problema da risolvere. Ci hanno tenuto ad evidenziare che agiscono nell’interesse dei minori, che non remano né da una parte né dall’altra. Il loro unico obiettivo è restituire la serenità ai ragazzi attraverso la ricostruzione di un rapporto genitoriale meno conflittuale.

Ad un certo punto ho fatto una battuta. Forse bisognerebbe che ci fosse meno l’invadenza di fattori esterni. Ma non so se è stata colta. Mi riferivo a tua suocera.

Paperino: ahahahah… fattore è riduttivo nel caso, una offesa. Per questo non ti hanno capito.

 

Un discorso al contorno insomma, di quelli che si fanno per non parlare del problema, ho pensato. Sono rimasto fiducioso però.

Ho pensato ad un incontro formale, quasi di cortesia. E’ giusto non entrare nello specifico, mi son detto. Troppa grazia Sant’Antonio! Diceva mia nonna.

Oggi vado in mediazione. Arrivo dieci minuti prima dell’ora all’appuntamento. Mi fanno attendere.

Nella sala d’attesa c’è un ragazzino biondo. Lo guardo. Mi piacerebbe chiedergli perché sta lì, ha il volto troppo rabbuiato però. Non so come prenderebbe la mia invadenza.

Non ha lo smartphone tra le mani, cosa strana per un ragazzo della sua età. Mi sembra una immagine di venti anni fa. Vedere un ragazzino seduto in attesa, che non abbia infilato la testa in un cellulare è roba di altri tempi. Inizio a fantasticare sul motivo della sua presenza lì. Certamente ha problemi in famiglia. Certo che seduto da solo nella sala di attesa, testa bassa, mi fa grande tenerezza. Penso ai miei ragazzi e mi dico che è stato un bene non coinvolgerli direttamente in questo calvario. Ci hanno provato in tanti a metterli in mezzo.

Ex Moglie e Stiro con la richiesta di convocarli in tribunale.

Mario con l’idea di chiedere un supporto psicologico per loro.

Mi sono opposto fermamente a tutto e ne sono contento, anche se non so se abbia fatto bene in assoluto. So solo che mi sento meglio io, a non averlo fatto. Mi basta.

Suona il citofono, va a rispondere una ragazza e ripete ad alta voce: La signora Chiedialorononame!

Dopo un minuto sento la voce di Ex moglie che saluta. Entra nella sala di attesa

Exmoglie: Ciao

Paperino: Buongiorno.

Si stizza per il buongiorno, con faccia ironica.

Forse avrebbe preteso un ciao, penso.

Ma so che se avessi detto ciao si sarebbe stizzita per altro. Non ci faccio caso più di tanto.

Non ci parliamo, io seduto accanto al ragazzino e lei in piedi a fare su e giù per ammazzare l’attesa.

Finalmente spunta Lorenza, capisco che sia lei che Antonella sono impegnate in un altro colloquio. Lo hanno terminato, esce dalla stanza una donna con cui si salutano.

Ci fanno accomodare e ci chiedono di attendere un altro minuto.

Ci sono trenta gradi in città ma nella stanza insieme a me ed ex moglie circolavano i pinguini.

Arrivano. Lorenza si scusa per il ritardo.

Lorenza: Scusate ma dopo un’ora di colloquio avevamo entrambe dei bisogni fisiologici!

Ci siamo salutati e hanno preso posto anche loro.

Solita stanza, solita disposizione precaria con le quattro sedie, senza tavolo.

Ci hanno chiesto l’aggiornamento della situazione, abbiamo parlato del diritto di visita disposto dal giudice.

Ci hanno chiesto di metterci con le sedie uno di spalle all’altro, in mano un blocco, con un foglio su cui era scritta una domanda. Dovevamo scrivere tre desideri. Cosa desideriamo dal coniuge separato.

Eccoci qua ho pensato. Lorenza avrà pensato ad una tecnica delle sue, roba moderna. Sono rimasto perplesso ma mi sono messo a scrivere.

  • Mi piacerebbe che la ex moglie acquistasse consapevolezza che per i ragazzi è necessario avere un rapporto con il padre.
  • Vorrei che i colloqui tra me ed ex moglie fossero meno conflittuali.
  • Vorrei che cessasse di ostacolare il mio rapporto con i ragazzi.

 

Abbiamo letto le risposte ad alta voce.

 

Lei ha scritto:

  • Vorrebbe che la smettessi con le accuse ed i giudizi.
  • Vorrebbe che fossi più presente come padre, che non usassi il lavoro come scusa per non essere presente.
  • Vorrebbe che fossi più puntuale con la comunicazione, faccio cose di mia iniziativa senza informarla.

 

Ci siamo girati con le sedie verso una parete della stanza. Le mediatrici munite di pennarello hanno scritto al muro i nostri desideri.

Ci hanno interrogato. Ad ognuno di noi due hanno chiesto di ricordare i desideri dell’altro.

Man mano scrivevano.

 

Lorenza : Paperino, a che desiderio corrisponde l’acquisizione di consapevolezza da parte di Ex Moglie?

L’ho guardata e le avrei voluto dire tanto: Lorenza, ma non te ne vai a fare in culo?

Invece…

Lorenza, a che desiderio corrisponde? A quello che ho scritto!

Lorenza: ma questo non è un desiderio, è più una mancanza.

Paperino: Il desiderio nasce da una mancanza. Se voglio diventare ricco è perché sono povero, mica perché sono ricco. Ti pare?

I miei coglioni avevano già cominciato a vorticare.

Credo che abbia percepito la mia stizza ed ha tagliato corto, facendo lei per me.

Vorresti maggiore collaborazione, giusto?

E’ andata avanti così, con le due mediatrici a tradurre mancanze in desideri. Antonella poi ci ha fatto una lezione sulle emozioni e come trattarle. Noi a guardarle.

Le emozioni sono la nuova religione del millennio. Si fanno anche i corsi per riconoscere le emozioni. Una moda travolgente come la brillantina anni settanta. Potevi non lavarti i capelli, tanto sotto lo stucco del gel non si sarebbe visto nulla. La brillantina era anche un po’ profumata tanto da nascondere il cattivo odore.

Rabbia, Dolore, Gioia sono i santi del nostro secolo. Se riconosci una emozione significa che la puoi gestire, quasi vincere un superenalotto per questi nuovi guru.

Ci sono proprio i fanatici delle emozioni in giro. Qui al centro di mediazione, ho capito che sono dei fedayn. Guai a mostrare perplessità su tutto ciò, potresti fare la fine di Giordano Bruno in Campo dei Fiori.

E io che ricordavo quando l’emozione era qualcosa di intimo e indescrivibile, tanto forte da non potertela ripetere neanche a te stesso.

Oggi si comunica invece. Perché nulla è se non è comunicato.

Se mangi un bel piatto ad un ristorante non è fondamentale gustartelo fino in fondo e godere del momento. La cosa più importante è condividere questa emozione con altri, postando la foto del piatto magari. Se non fai la foto e non condividi è come se quel momento non lo avessi vissuto. Comunico ergo sum, direbbe Cartesio ai giorni nostri.

Emozione è una parola magica ormai, tipo fastum gel, cura tutto e tutti.

Lascia perdere che ci sono i problemi della vita. L’importante non è risolvere concretamente il problema, ma individuare l’emozione che suscita. Il problema lo risolvi dentro di te se non lo puoi risolvere fuori. Stai a posto così. Così se muori di fame, non è importante mangiare un boccone. Fa più fico scrivere su un social che mangeresti una torta gigante, ti sazi allo stesso modo.

Mi piacerebbe fare così con una costruzione. Se un palazzo sta crollando, non è importante intervenire per scongiurare il danno, basta sentire il botto che fa. Se riesci a filmare il tutto poi, sei al non plus ultra.

Temo che sia la patologia del mondo virtuale in cui si è smesso di vivere le sensazioni, è molto più importante comunicarle e discuterne tutti insieme.

Penso che dalla mia faccia emergesse il disappunto.

Ad un certo punto Antonella mi ha chiesto che emozione avessi provato nel leggere i desideri di Ex Moglie.

Le ho detto con un po’ di malinconia e delusione: Stanchezza, sono stanco. E’ una emozione questa?

Ex moglie invece ha risposto che era stizzita. La sua emozione era il fastidio.

Ma va? Ho pensato. Una emozione nuova per lei.

Mi si è chiuso il cervello, non ho ascoltato più nulla delle minchiate che sparavano. Ho capito dove volevano arrivare. Praticamente secondo loro il percorso per stabilizzare il rapporto con i ragazzi passa attraverso lo smorzamento della conflittualità nella coppia.

Il discorso non fa una piega se ci fossero due persone ragionevoli di fronte. Un minimo sindacale almeno.

Ho pensato ai quindici anni passati in casa. A tutte le volte che abbozzavo un sorriso pur di non litigare. Le volte che ho provato ad imbastire un ragionamento per poi scontrarmi con un muro di stupidità legato con presunzione ed ignoranza.

Eppure, mi era parso che fosse chiaro che per Ex moglie le cose vanno bene se si fa come dice lei. Non esiste alternativa. Ma proprio non c’è.

La conflittualità nella coppia si abbassa se io obbedisco a tutte le sue richieste.

Paperino: I ragazzi alla domenica stanno con me

Ex Moglie: No, i ragazzi vogliono andare a pranzo dall’amico. Mica puoi spuntare all’improvviso quando ti fa comodo.

Paperino: Non c’è problema, faremo alla prossima domenica.

Ex Moglie: Sei un farabutto. Fuori dai coglioni, la devi pagare!

Paperino: Sissignora, sono un farabutto e sto espiando le mie colpe. Mi devi scusare per essere un farabutto. Perdonami.

Paperino: Sai, vorrei dare una mano a nostro figlio per i compiti.

Ex Moglie: Non te ne frega nulla dei ragazzi, ci sono i professori idonei a fare ripetizioni! Come fanno tutti. Lo manderemo a ripetizione.

Paperino: Si certo, sono un delinquente a pensare di voler aiutare mio figlio nei compiti.

Paperino: A Natale i ragazzi sono stati con te, magari a Capodanno stanno con me, che dici?

Ex Moglie: A Natale i ragazzi sono stati con me perché lo hanno deciso loro. A Capodanno vogliono stare con mio padre e mia madre, io uscirò. E’ una loro scelta. Chiedi a loro comunque, per me non c’è problema.

Paperino: Ma sarebbe carino che stessero anche con mio padre una volta.

Ex Moglie: Tuo padre è un pezzo di merda che non si è interessato mai a loro. Non lo nascondere dietro la vecchiaia, perché non regge.

Paperino: certo cara, hai ragione. Mio padre è uno stronzo, non merita nulla. Il fatto che è anziano e non vede è solo una scusa.

 

Adesso ci si mette anche Lorenza e le sue tecniche moderne a programmare di farmi fare lo spettatore nella vita dei miei figli. Magari mi chiederà di pagare anche il biglietto e renderà la cosa ufficiale. Pagheremo la Siae, tutto in regola.

Seguirò quello che mi faranno fare, per carità. Ho chiesto io di tornare da loro, figuriamoci se adesso mi tiro indietro. Francamente pensavo di avere davanti persone più coraggiose. Invece continueremo a girare intorno al problema, perché nessuno ha il coraggio di metterlo in evidenza.

Giocheremo nella stanzetta, alla fine faranno la loro relazioncina stando attente a dire e non dire. Io avrò il mio bel biglietto in tribuna centrale per guardare ogni tanto i miei figli. Roba da Vip. Peccato, perché sarebbe stato il momento di affondare il colpo. Proverò da solo tra un giro tondo ed un altro.

Alla fine Antonella mi ha riproposto la domanda. Forse ha letto la mia insofferenza.

Antonella: Paperino, cosa ne pensi allora?

Paperino: Penso che sono ancora più stanco di prima.

Si ritorna dalla Maga

E’ andata che le ha prese di santa ragione. Nella stanza, piccolina, siamo entrati in quattro. Io ex moglie, i due avvocati. Dietro ad un tavolo erano già seduti il Giudice Citto e una assitente.

Di fronte due sedie su cui abbiamo trovato posto io ed EX moglie.

Gli avvocati sono rimasti in piedi ai margini della stanza perché non c’erano sedie a sufficienza. Come fossero allenatori a bordo campo. Nell’attesa che il giudice aprisse il fascicolo e desse una lettura, pur di non guardare la mia ex moglie ho dato una occhiata ai due legali.

Stiro ha un aspetto british. Magro, molto magro, altezza media. Capello grigio cotonato pettinato all’indietro, con movimento della spazzola dall’orecchio a salire in diagonale. Viso puntuto con naso leggermente aquilino. Tutto al suo posto, sembra che sia uscito da una sala trucco. Vestito sempre in abito e cravatta, sembra che in sartoria abbiano fatto l’abito e poi ci abbiano messo lui dentro. Scarpe inglesi, testa sempre alta di quelli che hanno avuto la fortuna di non doverla abbassare mai nella vita. Sorriso impostato.

Ha quell’atteggiamento molto educato tanto da sembrare finto, anche nei movimenti non è mai scomposto. Il modo di parlare è molto simile a quello di D’Alema, molto pacato e controllato. Scandisce molto bene le parole, una qualità di chi filtra molto i propri pensieri. Di quelle persone che quando parlano non esprimono un concetto, trasmettono una verità. Nonostante abbia una certa età, credo oltre i settanta, ha la pelle liscia come se gli anni non abbiano lasciato solchi di sofferenza. Mi sembra un rettile. forse è stato un iguana in un’altra reincarnazione. Un rettile innocuo e gentile.

Se uscisse la linguetta dalla bocca ogni tanto, non mi sorprenderebbe.

Dubito invece, che gli sia mai uscita una parolaccia dalla bocca.

Anche Mario, il mio avvocato è piuttosto formale. Mario però riesce ad essere sgarbato con parole gentili e linguaggio da scuole alte. A ”fanculo” ti ci manda con l’espressione del viso più che con le parole. Te lo fa capire.

Anche Mario è sempre in abito e cravatta ma non è come un manichino, costruito per l’abito.

Si vede che fatica ad entrarci. Non è grasso ma è di quelli che per un piatto di pasta asciutta devono fare un’ora di corsa e tre Ave Maria. Ne so qualcosa.

Anche lui ha la testa alta ma sembra che sia per tenere il collo fuori dalla merda.

Lo vedi e si capisce che dentro scalpita. E’ lo sguardo da figlio di puttana che lo tradisce e che un manichino non ha. Poi Mario è nervoso, si muove a scatti, è scostumato nei movimenti. Il suo tono non è costante, ha alti e bassi. Se non lo conoscessi bene, direi che fa uso di cocaina. Modula e anche i suoi toni cambiano a scatti come si muove il suo corpo. Ti mette ansia solo a guardarlo. Mentre gli parli a volte guarda nel vuoto. Non è rimbambito. Non è che non gliene sta fregando nulla di quello che gli stai dicendo. E’ che ha già capito cosa gli vuoi dire ed è passato ad un pensiero successivo. In genere ti dà l’impressione non ascoltarti. Le tue parole sono solo funzionali a pensare quello che ti deve dire lui. Quando hai una discussione con lui non hai mai ragione, semmai accetta il tuo pensiero.

Il giudice è pronto. Inizio e parola a Stiro.

Ha esordito dicendo che la situazione è notevolmente migliorata, il padre vede i figli con continuità. Li porta agli allenamenti di calcio quasi ogni giorno e sta a pranzo con loro quando ritiene opportuno.

L’ho lasciato parlare.

Appena ha fatto una pausa…

Paperino: Le cose non stanno affatto così!

Il modo con cui l’ho detto deve essere stato piuttosto perentorio. Improvvisamente tutti hanno focalizzato l’attenzione sulle mie parole. Giudice compreso. Stiro messo in un angolo.

Sono piccole soddisfazioni.

Paperino: La situazione si è cristallizzata al momento in cui si è cessata la mediazione. I ragazzi è vero che li vedo ogni giorno, ma fatico a contattarli telefonicamente e non accettano di dormire da me. Hanno anche difficoltà a salutare i miei parenti. C’è ancora del disagio. Non è vero che posso pranzare con loro quando ritengo opportuno. Accade alla domenica e spesso vengono meno. Un’ora e poi mi chiedono di tornare a casa. Faccio da spettatore nella loro vita senza alcuna possibilità di fare veramente il padre.

Ex Moglie: Non è vero, li vede ogni giorno. Arriverà che vorranno dormire con lui. Per ora non se la sentono. Io non ho mai fatto nulla per ostacolare il suo rapporto con i figli. Evidentemente non riesce ad instaurarlo lui! Se volete possiamo sentirli direttamente i ragazzi. Così la finiamo con queste accuse!

Stiro: ( a supporto e conferma) Giudice, se ritiene possiamo sentire direttamente i ragazzi. Ci ho parlato anche io con loro e nonostante la giovane età sono maturi e determinati.

Come se il fatto che ci abbia parlato lui fosse garanzia di verità.

Mario pungente: Giudice, il collega dice che sono i ragazzi ad essere determinati, la madre dice che è il padre ad avere problemi. Sottoponiamo il padre ad una visita specialistica per capire se è vero che il problema è solo suo!

Citto è un uomo pacato, sembra il Mahatma Gandhi e lo ricorda anche nell’aspetto.

Si vede che non sopporta la baruffa e sta a disagio.

Il match è durato per un po’. Solite scaramucce. Lei a dire che il rapporto coi figli non riesco a crearlo io, io a rintuzzare.

Anche accuse per mio padre che ancora stento a comprendere.

Ex Moglie: Quando vanno a pranzo a casa sua nemmeno il nonno è sempre presente.

Paperino: Giudice, mio padre ha 90 anni, non vede nemmeno più tanto bene.

I ragazzi non lo calcolano molto e quando vanno via prova grande dispiacere. Qualche volta gli evito la sofferenza, specie se non lo vedo tanto in salute.

(Rivolto a lei). Ma la smetti di prendertela con un uomo vecchio? Ma lo capisci che quando vanno via è un dispiacere per lui?

Ex Moglie: Ognuno raccoglie ciò che semina nella vita!

Mi sono ammutolito, a quelle parole mi è montata la rabbia ed ho preferito tacere.

E’ stato meglio perché quello che ha detto è sembrato troppo anche al giudice. Si intuiva.

E’ stato Mario a dirimere la situazione. Ha i tempi lui. Ha piazzato la stoccata al momento giusto.

Mario: Signor giudice, io proporrei che si continui la mediazione familiare, visto che in precedenza ha dato buoni frutti.

Ci eravamo messi d’accordo al giorno prima che questo doveva essere il nostro obiettivo. Lo abbiamo centrato.

Citto ha concluso stranamente con tono perentorio, sembrava proprio un giudice: Signora, lei ha il dovere di collaborare. Lei ha il dovere di far si che i ragazzi stiano col padre.

Ma possibile che non riusciate a trovare un accordo su questa cosa? Lo dovete fare per il bene dei ragazzi.

Devono stare anche col padre!

Io vi risento al mese prossimo e convoco anche la dottoressa Drago del centro di mediazione. Al prossimo mese, voglio vedere che le cose siano sistemate!

Rivolto a me: Lei ha problemi a stare con i ragazzi durante la settimana?

Paperino: Giudice, nessun problema. E’ quello che chiedo da tempo.

Giudice: Che giorno preferisce?

Paperino: Uno qualsiasi, certo se fosse il venerdì, al fine settimana che stanno con me potrebbero fermarsi tre giorni di fila. Sarebbe comodo.

Giudice: Io fisso un fine settimana alternato, ed il venerdì pomeriggio. Ma sono cose che non dovrei nemmeno stabilire io. Dovete essere voi genitori a metterci un po’ di buona volontà e buon senso. Per il bene dei ragazzi.

Di seguito il provvedimento.

Udienza del xx/06/2017

Compaiono le parti personalmente ed i rispettivi difensori.

Il Giudice

Dispensa che in via provvisoria, Paperino, salvo diverso accordo, possa trascorrere il pomeriggio del venerdì con i figli dalle ore 16,00 alle ore 21 ed inoltre a settimane alterne le giornate di sabato e domenica dalle 10,00 o dall’uscita della scuola del sabato fino alle 21,00 della domenica.

Richiede al centro per la famiglia di Paperopoli di proseguire negli incontri di mediazione tra genitori in modo da individuare regole condivise per il periodo scolastico.

Fissa l’udienza del 10/07/2017 ore 11,30 per la comparizione delle parti e della dott.ssa Lorenza Drago del centro per la famiglia al fine di valutare la calendarizzazione sopra indicata.

Si comunichi al centro per la famiglia.

Il Giudice

Ritorniamo al centro di mediazione,  da Maga Lorenza. C’è da dare l’ultima spallata al muro di gomma e lei la magia me la può fare.

Ci spero molto.

47… O’ muorto

Venerdì 2 è stato il mio compleanno. 47 o’ muorto direbbero a Napoli. Ho deciso di organizzare una cena a Monteamaro. Una grigliata. Ho invitato gli amici del calcio di AAAAA con i loro genitori e ho detto a BBBBB di invitare qualche amico se avesse voluto. Visto che era a sera ho chiesto loro di rimanere a dormire da me. BBBBB alla mia richiesta mi ha risposto di no e rideva.

Mi è sembrato che non gli dispiacesse la cosa. Credo gli manchi la spinta giusta.

AAAAA non riesco a vederlo molto ultimamente. Agli allenamenti va spesso in scooter.

Giovedì è caduto con lo scooter. Niente di che, praticamente era fermo, ha perso la presa e la moto è scivolata a terra.

Mi ha chiamato Ex moglie per avvisarmi, chiedendomi di andare a prenderlo dall’allenamento, di portarlo a casa e di verificare in garage le condizioni del mezzo. Voleva esser sicura non ci fossero danni da riparare, prima di riusarla.

AAAAA è manico della precisione. Era dispiaciuto fino alle lacrime per aver ammaccato il suo scooter.

L’ho riaccompagnato a casa dopo averlo preso , mi sono fatto spiegare per bene la dinamica dell’incidente, se così si può chiamare. L’ho tranquillizzato.

Sono andato con lui in garage. Non mettevo piede lì da quasi due anni. La palazzina l’ho progettata io e ci ho vissuto per più di sei anni. Da quando vi ci siamo trasferiti, fino alla separazione. La conosco come le mie tasche, ma mi sono sentito estraneo in casa mia. Come aver visto un corpo senz’anima. Ho avuto freddo. Ho avuto la stessa sensazione quando sono tornato nel mio liceo dopo tanto tempo. Il calore dei compagni, dei professori, le urla e le risate non c’erano più. L’involucro era lo stesso ma non riuscivo a collocare dentro i bei ricordi nemmeno con la fantasia. C’era un’altra vita in giro, non la mia.

Chissà se dopo la morte l’anima se ne va in giro con la stessa sensazione.

Mio figlio, con la voce quasi rotta dal pianto ha aperto la porta del box. Mi faceva vedere la leva del freno un po’ piegata ed un minuscolo graffio sulla fiancata.

Mi stava venendo da ridere, se la sarebbe presa però.

Paperino: Non ti preoccupare, adesso vedo dove possiamo ripararla e ritornerà come nuova. Non è successo nulla di grave, si farà presto.

AAAAA: Mi hanno detto che al concessionario la riparano.

Paperino: vediamo dai, magari un meccanico si accontenta di meno. Al concessionario in genere sono più cari.

Ha chiuso lui il box ed ho approfittato del momento di intimità.

Paperino: L’ho chiesto anche a BBBBB. Domani, visto che è sera, perché non vi fermate a dormire da me?

AAAAA (senza guardarmi): No.

Paperino: Dai, si farà tardi, BBBBB mi è sembrato possibilista.

AAAAA: No , Pa, non mi va.

Paperino: Ma perché? E’ il mio compleanno, mi fareste un bel regalo.

Ha girato le spalle e se ne è andato senza guardarmi e senza salutarmi.

Sono rimasto solo nel seminterrato, ho dato un ultimo sguardo in giro come si fa nelle camere d’albergo prima di lasciare la stanza e sono andato via.

Alla cena è andato tutto bene. I ragazzi hanno giocato a basket con il canestro che ho regalato loro qualche mese fa. Noi adulti abbiamo chiacchierato del più e del meno mentre arrostivamo. Abbiamo fatto anche delle partite adulti contro ragazzi.

BBBBB ha preferito il divano e la TV. Con gli amici di AAAAA non va molto d’accordo.

Sono stato contento però perchè ogni tanto sbirciavo in casa ed ho visto che il nonno gli si è seduto vicino. Vedevo che scambiavano qualche parola. Mi sono venuti i brividi per la contentezza.

Ho approfittato di un momento in cui il nonno ronfava.

Paperino: Dorme il nonno?

BBBBB: Parla nel sonno! Dice che non trova un foglio e ti chiama!

Paperino: Eh, quello è rimbambito a 90 anni, tu ne hai 14 e stai peggio di lui!

 

Ridendo, mi ha dato il solito pugno sul braccio, che fa sempre più male ma che mi piace sempre di più.

 

Paperino: Ah! Mi ammazzerai prima o poi! Perché non vieni a tavola, stai un po’ con noi, fuori?

 

Sono riuscito a tirarlo un po’ fuori ed ha fatto qualche partita a basket anche lui.

 

Li ho riaccompagnati a casa e non ho fatto più cenno al pernottamento. Li ho salutati ed ho rubato un bacio ad entrambi.

 

Sabato ho visto solo AAAAA per il solito allenamento. Domenica avrebbe avuto la partita.

Ho chiamato BBBBB al telefono. Come al solito non mi ha risposto.

 

Domenica è il giorno in cui pranzano con me. Avrei portato AAAAA alla partita e poi preso da casa BBBBB per pranzare tutti e tre insieme.

Al mattino messaggio di whatsapp di Ex Moglie Chiedialorononame.

 

Ex Moglie: BBBBB è stato invitato a pranzo a casa di Vincenzo. AAAAA rimane con te a pranzo?

Paperino: Si rimane con me. Ma pranzando una sola volta a settimana con me, non vedo perché BBBBB debba andare da altri oggi. Rimane anche lui con me.

Ex Moglie: A parte che lo vedi tutti i giorni, può venire anche un altro giorno con te, sei tu che ti sei relegato alla domenica.

 

Il gioco è sempre lo stesso da anni ormai. Se chiedo a lei che i ragazzi pranzino con me, risponde a cantilena che devo chiedere a loro, non a lei.

Chiedo a loro e mi dicono che in settimana non vogliono, va bene alla domenica.

E lei? Puoi pranzare tutti i giorni con loro, sei tu che ti sei relegato alla domenica!

Adesso arriva domenica e mi comunica mio figlio ha un altro invito.

A volte non so chi mi ha fatto dono della pazienza. Due anni così, un altro sarebbe impazzito al mio posto, forse.

Paperino: ma domenica stanno con me!

Ex moglie: E’ stato invitato. Da tanto che non viene invitato fuori da amici, smetti di fare i dispetti a me, grazie. E comunque mettiti d’accordo con lui. Parlane con lui direttamente come fai di solito senza comunicare nulla a me!

 

Se non ci fossero i miei ragazzi di mezzo eviterei volentieri queste discussioni da idioti.

Praticamente, ora mi accusa pure di negoziare direttamente con i miei figli le cose, senza comunicare con lei.

Quando cerco di concordare con lei, sperando che mi dia la mano che non arriverà mai, mi risponde che devo parlare con i ragazzi direttamente. Sono loro a decidere.

 

Paperino: ma quali dispetti, scusa? Cercare di stare con mio figlio è un dispetto per te?

Non sono d’accordo che vada a pranzo fuori con altri. Se glielo consenti, sbagli.

Tu li conosci bene i genitori di Vincenzo, io no. Non potresti pregarli di non invitarlo proprio alla domenica che sta col padre?

(Tra le altre cose la madre di Vincenzo, è una delle testimoni nella causa di separazione. La ha inserita la mia ex moglie per testimoniare qualcosa contro di me, non so cosa. Avrò scambiato due parole con lei in tutta la mia vita. Con la mia ex moglie si sente quasi ogni giorno per telefono)

 

Ex Moglie: Ma se non sapevo neanche se oggi stesse con te! Se non lo comunichi, non lo so.

Oggi è il compleanno della madre di Vincenzo. Tu puoi scegliere un altro giorno per una volta. I genitori di Vincenzo li conosci anche tu, ma non c’entra nulla. Parlane con tuo figlio come fai di solito, senza comunicare nulla!!!

 

Comincio a pensare che la faccenda assume toni sempre più grotteschi. Forse sto diventando grottesco anche io quando tento di trovare una ragione in tutto ciò. Di fatto cinque minuti dopo arriva il messaggio di BBBBB.

BBBBB: Pa, oggi vado a pranzo da Vincenzo.

Paperino: Lo sai che domenica pranzi con me. Ieri non mi hai nemmeno risposto al telefono.

BBBBB: Oggi non voglio venire, voglio pranzare da Vincenzo.

Paperino: Mi dispiace, mangerai un altro giorno da Vincenzo.

BBBBB: Voglio andare da Vincenzo che è il compleanno di Caterina, sua madre.

Dentro di me ho pensato: ‘’Pure sta stronza si mette, ma non si può fare i cazzi suoi?’’

Paperino: Allora pranziamo insieme martedì. La prossima volta però, rispondi al telefono o mi richiami quando trovi una chiamata. Mi avvisi per tempo.

BBBBB: Questa settimana abbiamo già cenato venerdì insieme.

Paperino: Già, era il mio compleanno, ricordi?

Rispondi al telefono e mi avvisi per tempo, altrimenti sarò costretto a dirti di no per un’altra volta.

 

Un tentativo ridicolo di imporre qualcosa a mio figlio. Se ne fotterà altamente.

Ho sbagliato anche a riprenderlo. Dargli la contezza che può fottersene, lo aiuterà a farlo di più in seguito.

Tra qualche giorno sarò davanti al giudice.

Mi sento sempre più come un’anima priva di corpo. Parlo e nessuno mi sente, nessuno si accorge. Non si accorgerà nemmeno lui o se si accorge emetterà un provvedimento salomonico con cui potrò farmi un bel quadretto da appendere.

Forse va bene così per davvero e sono io a non capire. Sono fuori dal mio corpo e fuori dal mondo. Vedo cose che non esistono probabilmente. Dovrei ragionare meglio su questo.

Sono convinto di subire una ingiustizia, sono convinto che i miei figli stiano subendo una ingiustizia. Sono cose che probabilmente vedo solo io.

Le mediatrici dopo due mesi hanno sostanzialmente nicchiato sul problema, il giudice se ne è fottuto. Sarà solo un mio problema?

E’ sempre più forte la voglia di scomparire. E’ il momento che la mia carcassa si vada a riprendere l’anima e se la porti in giro a strafottersene come fanno tutti.

Due settimane fa, in preda allo scazzo ho inviato il mio curriculum ad un colosso delle costruzioni che cerca un responsabile per l’estero. Quasi per gioco.

Sono interessati al mio curriculum e mi hanno chiamato per un colloquio. Questa la risposta.

Quando me lo hanno comunicato, avrei voluto dire: Guardate che stavo scherzando! Non l’ho mandato seriamente il curriculum!

Non so se mi faranno una proposta di lavoro o meno.

Da quando è successo, sto pensando che forse sarebbe l’unico modo per sparigliare una situazione sotto scopa come questa.

Andrò a sentire che mi dicono, magari mi diranno che non sono adatto o magari sono adatto e non accetterò. Ho ricominciato a sentirmi vivo però, proprio il giorno in cui festeggio i miei 47. O’ muorto.

 

 

La palombella

Mi è sempre piaciuto fare sport e vederlo. Da ragazzo ho giocato a pallanuoto. Una faticaccia. Tra gli sport che ho praticato di sicuro il più duro. Per giocarci devi essere un nuotatore allenato. La fatica è rimanere a galla con la maggior parte del busto fuori dall’acqua. Per fare questo bisogna fare la bicicletta. Roteare di continuo vorticosamente le gambe sott’acqua per darsi una spinta propulsiva verso l’alto.

Non hai possibilità di poggiarti mai, si gioca in acqua alta e non si appieda.

Dopo un po’ le gambe non le senti più. Non è solo questo. C’è un arbitro sul bordo della piscina. Vede ciò che succede fuori dall’acqua, ma sott’acqua c’è un mondo parallelo. L’avversario che ti marca ha il viso disteso e le braccia ben in vista fuori, sotto magari ti sta infilando una ginocchiata nelle parti basse. L’arbitro difficilmente vede, qualche volta intuisce e prende provvedimenti. A fine partita sei distrutto sia per la fatica che per le mazzate prese.

A poco servono a proteggerti il doppio costume plastificato e la cuffia con il paraorecchie.

Si gioca come al calcio, due squadre, due porte e si cerca di fare goal nella porta avversaria.

I buoni giocatori sono veloci ed hanno un tiro di grande potenza. I tiri sono talmente forti e improvvisi che trovarti in traiettoria è come prendere un pugno in faccia.

Esiste una finezza però. Si chiama palombella. La palombella è quel tiro a parabola, lento tipo un pallonetto nel calcio. Il giocatore generalmente finge di tirare una fucilata, vede il portiere leggermente fuori dai pali e dalla mano fa partire una traiettoria lenta e arcuata.

La differenza tra un tiro normale ed una palombella è proprio nel tempo.

Il tiro normale non hai nemmeno il tempo di capire da dove parte, la sua traiettoria e se andrà o meno a finire tra i pali o sarà deviato dal portiere. La palombella la vedi. Parte piano, disegna una curva e con gli occhi riesci ad immaginare il punto di arrivo. Dal momento in cui la palla si stacca dalla mano del giocatore che la pensa e la tira il tempo si ferma. I giocatori si fermano.

Se il tiro normale dura un decimo di secondo, la palombella può superare il secondo in volo.

E’ come assistere ad un replay. E’ la differenza tra un gesto atletico, muscolare e violento ed un gesto stilistico, quasi artistico. Con la palla in viaggio a disegnare la curva, non si muove nessuno dei giocatori, nemmeno il portiere riesce, perché si era preparato a reagire ad un tiro violento e non a qualcosa di morbido.

E’ come se pronto con il fisico a incassare un pugno, ricevi una carezza. Rimani annichilito.

La squadra avversaria con il pensiero spinge quella parabola fuori dai pali, i compagni la tengono giù e la spingono in porta. Il tiro di uno diventa il tiro di tutti. Anche il pubblico fa lo stesso. Quando la palombella riesce, non solo hai fatto goal, hai fatto un’opera d’arte. E poi quando la palla si insacca nel silenzio dei giocatori fermi ed il pubblico in attesa, fa un fruscio delicatissimo come una carezza su un drappo di seta morbida. Se sei stato giocatore, le palombelle le ricorderai tutte, anche se finiscono poco fuori dalla porta. In un gioco di grande forza e violenza la lentezza ed il controllo incantano.

In molti mi dicono che sbaglio. Ho sbagliato a non reagire. Avrei dovuto parlare con i ragazzi e spiegare come stanno le cose.

‘’Vi sono state dette delle bugie, vi hanno riempito la testa di chiacchiere, vi hanno rappresentato una realtà diversa delle cose’’.

Qualcuno mi ha detto che non ho fatto niente per impedire che venissero strattonati psicologicamente. Li ho lasciati in balia di mia moglie e della sua famiglia. Sono invece abbastanza grandi per capire, avrei dovuto spiegare e parlare loro del mio punto di vista.

Timido e poco coraggioso sono stato. Per paura di non farli soffrire sto facendo loro ancora più male.

A chi mi fa questi appunti rispondo che può essere. Può essere che un giorno mi rammaricherò di questa mia reticenza. Me ne assumo la responsabilità e confermo che non sono certo che stia facendo bene.

Non sono stato con le mani in mano d’altro canto. Ho chiesto aiuto a chiunque potesse darmelo. Ho seguito le vie legali, sperando che un comportamento corretto fosse premiante. Purtroppo mi sono accorto che la legge è uguale solo per tutti i furbi.

Ho lavorato su di me come mi è stato consigliato. Psicologo, counselor, mediazione. Tante pacche sulle spalle e un grande aiuto ad andare avanti, da solo.

Non ho fatto quello che poteva essere immediato e risolutivo. Parlare con i ragazzi e dire la mia verità.

Approfittare del fatto che si è riaperto il rapporto con loro per mettere sul tavolo una versione diversa delle cose, la mia.

Chi mi conosce sa che sotto la parvenza pacata e tranquilla, non sono affatto una persona morbida. Se mi mettono i piedi in testa reagisco e non la mando a dire.

Rimango convinto però che alla violenza non si risponde con la violenza se c’è di mezzo degli innocenti, indifesi.

Se i miei figli sono strattonati da una parte non devo strattonarli dall’altra.

I miei figli hanno bisogno di serenità per crescere e se da una parte questa serenità viene negata, io offrirò loro il mare più tranquillo che possa dare.

Per fare questo mi sto sottoponendo ad uno sforzo snervante. Fin tanto che i nervi mi terranno è quello che ho intenzione di fare. Non lo faccio per timidezza o codardia, lo faccio semplicemente perché sono padre ed il mio istinto mi dice così.

La violenza per me si diluisce con la tranquillità e con la serenità. Si può fare goal anche con una palombella e sarà un goal che rimarrà impresso.

Il centro di mediazione familiare ci ha convocato, separatamente a me e alla mia ex moglie per monitorare come stessero andando le cose.

Ci sono andato, ho rivisto Lorenza ed Antonella. Ho fatto presente loro che la situazione non è migliorata di molto da quando abbiamo interrotto la mediazione.

Ho chiesto loro aiuto ancora una volta. Ho pensato che, continuando la mediazione, potessi ottenere qualche risultato in più. Sono stati i miei angeli custodi nel riconquistare i miei figli. Le uniche che possano fare qualcosa. Ho detto loro che mi sarei aspettato un provvedimento del Giudice con un diritto di visita formalizzato che non è arrivato.

Abbiamo parlato del più e del meno anche. Non ero in gran forma, attraverso un periodo di grande stanchezza perché un po’ tutto gira storto. Credo che lo abbiano percepito anche loro.

Hanno sentito la mia ex moglie dopo e mi hanno riferito che lei non avesse alcuna intenzione di continuare con la mediazione. Per lei va tutto bene, sempre meglio.

Avrebbero relazionato al giudice.

Ieri mi è arrivata la convocazione del Giudice.

 

Oggetto: procedimento civile promosso da Ex moglie Chiedialorononame nata a Paperopoli il xx-xx-xxxx nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx-xx-xxxx. Minori AAAAA e BBBBB. G.I. dott. Citto ; N. xxxx/2016 R.G.

 

Con la presente si riferisce a codesta A.G. in merito ad un aggiornamento della coppia genitoriale meglio generalizzata in oggetto.

Si sono svolti incontri individuali sia con la Sig.ra Ex moglie Chiedialorononame che con il sig. Paperino al fine di verificare l’attuale situazione dei rapporti padre- figli.

Nell’incontro con la Sig.ra Chiedialorononame la stessa ci riferisce che i figli vedono il padre regolarmente, mettendosi d’accordo direttamente. Al momento non effettuano pernottamenti con il padre, ma la stessa non esclude che tale situazione si verificherà col tempo.

Nell’incontro con il sig. Paperino lo stesso racconta di una situazione con i propri figli alquanto cristallizzata al periodo degli accordi presi durante il percorso di mediazione. Sente i figli prevalentemente per gli accompagnamenti alla scuola calcio, li tiene a pranzo una volta a settimana nella giornata della domenica e non è riuscito a tenerli con sé per alcun pernotto presso la sua attuale abitazione.

Lo stesso chiede di essere aiutato a raggiungere una regolamentazione di un diritto di visita con i propri figli, al fine di poter normalizzare e stabilizzare il rapporto con loro.

Si è offerto ad entrambi di riattivare uno spazio mediativo affinchè possano essere discusse e condivise scelte relative ai figli, ma allo stato attuale la sig.ra ha reputato non utile la ripresa di detto percorso.

Tanto si comunica per dovere d’ufficio e si resta a disposizione della S.V. per i provvedimenti che riterrà opportuni.

 

Paperopoli xx.xx.2017

 

Dott.ssa Lorenza Drago

Dott.ssa Antonella Serse

 

Il Giudice Istruttore

 

Letta la relazione che precede e ritenuto utile sentire le parti

 

FISSA

 

L’udienza del ”xx/xx/xxxx” (prima decade di giugno) ore 11.00 disponendo la comparizione personale delle parti.

Si comunichi

 

Il Giudice

 

I miei angeli hanno colpito ancora. Dovrei far loro un monumento prima o poi.

La palombella mi aiutano loro a tirarla, sarà soffice e sono convinto che i ragazzi se la ricorderanno sicuramente meglio di una cannonata. Cerco di mettere la testa in tutto ciò che faccio e spero che non si confonda con la mancanza di cuore. Perché per far funzionare la testa il mio cuore pompa a mille.

Al Giudice dirò solo che chiedo di poter fare il padre.

Il disincanto

Il disincanto è quel momento in cui perdi la magia. È un po’ come quando ti rendi conto che non esista Babbo Natale. A memoria la prima volta che l’ho riconosciuto è stato quando frequentavo le scuole elementari e durante le feste recitavo le poesie a familiari ed ospiti. A Monteamaro c’è un grande tavolo nel soggiorno. A mia madre piaceva molto fare l’ospite e si pranzava in grande compagnia. Mi obbligavano a salire sulla sedia e declamare. Non ho mai sopportato troppo i riflettori ma secchione com’ero non potevo sottrarmi ad un dovere scolastico. La poesia si imparava per recitarla e la declamazione diventava come una interrogazione. Alla fine tutti applaudivano e mi regalavano dei soldi.

Ero contento. Non ero in età in cui avevo capacità di spesa. Con dei soldi a disposizione mi sentivo grande però. Mio nonno, il papà di mia madre era uno a cui piaceva fare un po’ lo spaccone. Davanti a tutti sventolò il bigliettone da 100.000 mila lire per regalarmelo. Parte consistente della sua pensione di impiegato delle ferrovie. Non mi rendevo bene conto del valore dei soldi ma sapevo che 100.000 lire erano una grossa cifra.

Sarei stato più che grande con 100.000 lire a disposizione.

Vidi nello sguardo di mia nonna che faticava a quadrare i conti, il peso della smisuratezza della cosa. Agitata di riflesso diventò mia madre. Erano troppi. Capì che quel gesto aveva generato un po’ di tensione. Mio nonno mi faceva ridere però e mi era piaciuto il modo in cui aveva impressionato la tavola. Gli altri ridevano anche. Mi sentii lusingato. Diedi i soldi a mia madre e smisi di curarmi della cosa. Mi rimase addosso un po’ di stranezza, forse imbarazzo per aver causato indirettamente un po’ di tensione. Poi, aggirandomi silenzioso per casa, in cucina vidi mia madre che ridava le 100.000 lire a mio nonno.

Da un lato la cosa mi sollevò, dall’altro mi diede la cognizione della finzione. Le emozioni sono il nocciolo della vita, il pezzo forte che aspetti dopo aver vissuto il contorno. Come il cuore di cioccolato del cornetto Algida. Ti mangi tutto il resto ma in realtà mentre mangi, pensi al momento in cui infilerai cialda e cioccolato in bocca e non potrai fare a meno di chiudere gli occhi e godere. È uno dei pochi momenti in cui hai la sensazione di aver raggiunto lo scopo. La fine della magia della vita è quando ti accorgi che una emozione è stata finta. Il disincanto è la fine di una emozione quando scopri che c’è il trucco.

Ti raffreddi perché era l’emozione a darti calore.

Con i ragazzi le cose rimangono stazionarie nessun passo avanti e nessuno indietro. Pranzano con me alla domenica. Rispondono in media al 50 % delle telefonate. Non richiamano mai.

Ci sono stati i colloqui di fine anno. AAAAA sempre come un treno. Il voto più basso che ha è un 8 allo scritto di italiano. Poi una sfilza di 9 e 10. BBBBB fatica sempre di più. Ha diverse insufficienze . Un paio pesanti, in italiano e inglese. A novembre durante i colloqui del primo quadrimestre avevo chiesto alla mia ex moglie di darmi la possibilità di far qualcosa per lui. BBBBB non accetta aiuto facilmente nei compiti e dopo la separazione non ha mai voluto che lo aiutassi più.

Ovviamente la signora negava le difficoltà del figlio.

Ex moglie: è solo un pochino lento hanno detto a me. Sono false queste difficoltà di cui parli.

Non c’è bisogno di essere ingegnere per capire che un quattro è un quattro.

Dovetti rassegnarmi al fatto che anche la matematica è una opinione a volte.

Con buona pazienza mi riproposi:

Paperino: Non metto in dubbio che BBBBB sia bravo e studi, ma proprio perché bravo, forse deve imparare a studiare. Studiare è tra le poche cose che so fare molto bene, potrei dargli una grande mano. Non minimizzare i problemi.

Ex moglie: Non minimizzare tu l’impegno di un ragazzino. Non sai nulla, visto che ti sei interessato solo oggi.

Paperino: La situazione va affrontata e con urgenza fin tanto che sta all’inizio.

Ex moglie: Chi te lo impedisce di aiutarlo. Chiedi a lui se ne ha voglia. Non devi chiedere a me.

La solita risposta, chiedi a loro non a me. Come se i ragazzi possano essere in grado di decidere della loro vita.

Al primo quadrimestre i quattro erano diventati dei cinque in pagella. BBBBB effettivamente studia ma andrebbe seguito un po’ . Ha bisogno di una chiave e non riesce a tenere la concentrazione per molto.

Nei successivi mesi gli ho chiesto quasi ogni giorno come stesse andando. Mi ha sempre risposto: ‘’bene’’. Mi ha riferito di due o tre voti presi. Tutti sopra la sufficienza. Ho lasciato correre.

Arrivato il tempo dei colloqui di fine aprile le ho chiesto:

Paperino: Oggi vado ai colloqui di BBBBB. C’è qualche materia in cui ha difficoltà particolari? A me riferisce che va tutto bene

Ex moglie: Vediamo ora che andiamo. Non ho la palla magica. Certo non è un genio. Ma si impegna.

Paperino: Ha insufficienze?

Ex moglie: Alcune, ma a casa fa sempre i compiti. Vai e ascolta. Come mai te ne preoccupi solo oggi? Mah, ciao.

Paperino: A novembre ti ho detto di fargli fare i compiti con me ma mi hai risposto: ‘’chiedi a lui’’. A lui ho chiesto e non ha voluto. In questo periodo gli ho chiesto sempre se avesse insufficienze e mi ha risposto di no. Forse dovresti preoccuparti che dica bugie, come sono preoccupato io.

Ex Moglie: Non stare a fare il Santo. Se sei preoccupato per tuo figlio, vai e parli. Te ne ricordavi prima, io vado ad ascoltare e se c’è qualche problema si prendono dei provvedimenti. Ci sono le insegnanti che fanno ripetizioni.

Paperino: Mi potresti dire dove ha difficoltà? In quale materia? Posso fare tutte le ripetizioni di questo mondo a mio figlio. Religione, disegno, matematica, italiano, latino, storia e geografia.

Ex moglie: Per le ripetizioni ci sono le insegnanti apposite.

Non ha grossi problemi, solo italiano, un po’ inglese. Dobbiamo andare ad ascoltare per capire, poi si vede. Il padre si informa un’ora prima dei colloqui. Registra anche questo, così quando lo fai sbobinare risulta chiaro a tutti. Il padre si informa un’ora prima dei colloqui!

Ai colloqui ci sono andato. Lacune gravi in Italiano, Inglese, Latino. Specialmente agli scritti.

Non potrò fare granchè.

Non mi preoccupa che sia rimandato.

È una lezione anche quella. Non mi dispiace nemmeno delle bugie che mi ha raccontato sul rendimento.

È paradossale, ma nella mia situazione una bugia mi fa sentire un po’ di più papà.

Mi dispiace per quello che c’è dietro.

Per il trucco. Sono educati a far senza di me ormai, ma non perché sia meglio per loro, ma perché in questo modo si fa del male a me.

Che cosa dovrei fare? Continuo a rimbalzare su un muro di gomma. Faccio lo spettatore della vita dei miei figli. Ogni tanto mi è concesso fare il tassista e scambiare due parole. Il tempo passa. Sto perdendo gli anni più belli, forse i più importanti. Ma il problema è solo mio pare. Le istituzioni hanno stabilito che questo è lo standard.

L’unica dalla mia parte è la legge. Sentenze, congressi, nuove tendenze tutte a ribadire la necessità per un figlio di godere di entrambe i genitori. Ma a quanto pare è carta da culo. Gli attori interpretano a loro piacimento e tutto sommato se ne infischiano.

Mi sarebbe piaciuto fare il padre dei miei ragazzi. Quando lo sono diventato è stata la più grande magia vissuta. Oggi, sta diventando disincanto ed ho bisogno di sempre più energie per continuare.

Le forze cominciano a mancare. Mi sono ricoverato per una gastrite fortissima e a questi problemi se ne sommano tanti altri. Mi stanno incattivendo e cattivo non credo di essere mai stato. Non mi piace.