Il passato e la maturità

Il passato è tanto tempo. La maturità coincide con la percezione dell’ampiezza passato. Nel futuro ci metti sempre un po’ di quello che è stato. Continuo a fare il papà sporadico, una sessantina di giorni all’anno. Vizio da ingegnere quello di contare tutto, per noi la qualità è misura della quantità  anche. Non ho più un rapporto pieno con i miei figli. Li vedo ogni 15 giorni al sabato a pranzo. Pranziamo insieme, poi ritornano a casa.

Vengono a dormire da me a notte. Sono abbastanza grandi ormai. Li prendo dopo che escono con gli amici, quasi sempre dopo la mezzanotte . Dormono con me. Cambio le lenzuola e cedo loro la mia stanza con il bagno.  Al mattino dopo in genere uno dei due ha una partita. Riaccompagno uno dei due a casa dalla madre e porto l’altro alla partita. Qualche volta stanno con me a pranzo anche alla domenica. Domenica dopo pranzo rientrano a casa dalla madre per fare i compiti.

A sera li chiamo ogni giorno . Quando chiamo spero sempre che non stiano scazzati o intenti a fare altro. Spero di  poter  scambiare due parole, sentire un mezzo racconto magari e non solo un ‘’niente’’ un ‘’boh’’ un ‘’ non so’’ da adolescente. Non sempre rispondono.

Mi sono adattato. Dicono che il tempo cambia le cose. In realtà sei tu che ti adatti alle cose nel tempo.

AAAAA è sempre molto bravo nello sport ed a scuola. BBBBB sempre problematico in tutto. Il loro standard non è cambiato.

Qualche giorno fa è venuto in Italia il miglior amico di infanzia di mio padre. Emigrò da giovane a New York negli Stati Uniti. Suonava la batteria con Renato Carosone. Fece  una tournèe ai Caraibi su una nave da crociera negli anni 50, si innamorò della cantante Newyorkese che lavorava con loro e non è rientrato più in Italia.

Negli anni si sono visti di tanto in tanto. Mio padre è andato un paio di volte a trovarlo negli Stati Uniti e lui invece periodicamente in Italia ci tornava e veniva a trovarci. Dopo aver lasciato le bacchette della batteria si era messo a commerciare vino Italiano per i ristoranti di New York.

Stavolta compiva 90 anni anche lui, come papà. Non veniva più da tanto, forse 15 anni. Come regalo ha chiesto al figlio ed alla moglie di poter festeggiare il compleanno nella sua Paperopoli con il suo amico di infanzia, nonno AAAAA. I 90 anni mio padre li aveva già festeggiati a gennaio.

E’ stato bellissimo. Si sono abbracciati ed hanno pianto. Le lacrime di un novantenne sono pure come quelle di un bambino ma molto più dense, perché cariche dell’amore di una vita. Sembrano arrivare a terra per aggrapparsi come radici e resistere ancora un po’, ancora un po’.

Ho cercato disperatamente di far assistere i miei ragazzi a questa festa. Sono riuscito a convincere AAAAA. Ho giocato un po’. Non gli ho detto che sarebbero stati presenti tutti i miei familiari. Lui ha ripreso i rapporti con me ma non con la mia famiglia. Quando in auto gli ho detto della presenza di tutti, voleva tornare indietro, mi è preso un magone enorme.

Hanno sdoganato parzialmente il mio peccato originale ma non quello dei miei.

Per fortuna sono riuscito a farlo ragionare ed ormai era in auto. Sarebbe stato difficile per lui dirmi di no , così rispettoso e diligente. E’ stato in silenzio per tutta la cena, tutti gli hanno fatto la festa, anche Gino, l’amico di nonno AAAAA nel suo italo americano simpatico.

Mia zia si è catapultata nell’angolo di tavolo vicino al nostro ed ha voluto sedersi accanto al nipote che non vedeva da tre anni. Lui con la testa nel telefono, bassa. Lei che lo guardava per tutta la cena senza farsi accorgere, con la coda dell’occhio . Ogni tanto non resisteva e lo accarezzava sulla spalla. Gli poneva qualche domanda a cui lui rispondeva con monosillabi.

Da quando AAAAA è nato fino a quando ha compiuto più o meno 5 anni lei ci ha preparato da mangiare qualcosa ogni giorno. Io passavo da casa sua a prendere un cestino . ‘’Tutto freschissimo e sterilizzato’’ diceva. In casa mia l’amore è sempre stato fatto di cose tangibili. E poi c’è che AAAAA fisicamente è un Guicciardini, il cognome di mia zia e mia madre. E’ identico a lei di viso.

Non mi è sembrato vero superare, anche se per poco questo muro enorme che si è creato.

BBBBB non è voluto venire. Ho chiesto aiuto alla madre, per convincerlo, senza alcun esito.

Al giorno dopo, mia zia con gli occhi lucidi mi ha detto: ‘’Sono felice di aver visto AAAAA, sai, alla nostra età oggi ci sei e domani non ci sei più, facendo una grossa risata come usa sempre.

Quanto si è fatto bello!’’. Paperino: Ahahaha… sì, si è fatto proprio bello… peccato per BBBBB, che non sia venuto. Si è fatto bello anche lui!.

Zia: Va bene! Non fa nulla… ci sarà un’ altra occasione, ne sono sicura. I ragazzi sono così.

Solida mia zia. Una quercia. La solidità delle persone la vedi nei momenti più difficili. Lei li ha affrontati sempre con la stessa forza. Non so se in segreto si sia mai sconfortata ma non le ho mai sentito dire qualcosa di negativo. Mi sembra una di quelle catene di Trieste, messe lì per attaccarti quando soffia la Bora. Nelle piccole questioni ti sembrano eccessivamente rigide ma quando il vento soffia e soffia forte, non ti sembra vero di poterne disporre.

Io ho trovato dei surrogati quotidiani all’assenza di genitorialità. Mi sono fatto un account Facebook per scrivere qualche cazzata e pubblicizzare il mio vino. Ho ritrovato un paio di amici del Blog anche, che mi hanno scovato. Bello ritrovarsi dopo essere stati amici anonimi. Ho preso un bel cane, lo ho chiamato Ciro, un labrador nero. Quando torno a casa è bello avere qualcuno che mi salti addosso per la felicità. Apro lo sportello dell’auto, si infila sulle mie gambe e comincia a leccarmi . Adesso ha 5 mesi e mi ha distrutto un bel po’ di roba ma sono felice, mi mancava molto incazzarmi come educatore.

Mi sono dedicato anima e corpo alla politica. Coordino un partito di sinistra e governiamo Paperopoli, cercando di cambiarla. Sono prestato, non è per me la politica ma in questo momento serve più lei a me che io a lei.

A dicembre avrò la prossima udienza. Mi è arrivata una cartella della Agenzia delle Entrate.

Nel 2014 avevo portato la mia ex in detrazione nella dichiarazione dei redditi ed invece aveva un reddito. Percepiva già 5000 euro per l’affitto di un appartamento di sua proprietà, non ne sapevo nulla. Adesso pagherò sanzioni per 2014 e 2015. Quando nel 2016 ho scoperto e sollevato la questione al giudice, si è accontentato di sapere dalla parte che il fitto lo percepisce il padre di lei e non ha ritenuto di modificare le condizioni di mantenimento.

Probabilmente dopo 3 anni e mezzo cominceremo a parlare di questioni economiche nel dettaglio, dopo che mi hanno dissanguato. Ho anteposto io il problema dei figli a tutto e non mi dispiace di averne pagato le conseguenze. Era la profezia di lei: ‘’ti lascerò in mutande’’ e su questo come su tutto non si può dire che non sia stata determinata ed efficace.

Non so se la CTU richiesta come verifica genitoriale mi sarà accordata, qualora non fosse accordata, metterò una pietra definitiva sulla questione.

I figli ormai, dopo che il giudice laconicamente mi ha detto: ‘’ ma io che ci posso fare’’ sono un problema passato ed io ormai sono maturo, il passato è diventato sufficientemente ampio.

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CTU o no?

Ecco parla e riparla… pensa e ripensa, sto pensando di chiedere una CTU.

Trovarsi di fronte ad un giudice che ti dice di comprendere la situazione, ti dice di rendersi conto che i tuoi figli vivano un grande disagio e aggiunge…”si, ma io cosa posso fare…” non è una cosa molto carina.

Mi ha fatto un po’ pena Fusi… mi è sembrato un uomo piccolo, senza spessore.

Allora se tu non ci puoi fare nulla giudicetto mio… io devo mollare?

Forse ancora non è il momento.

Quando decidi di far qualcosa devi mettere in conto due problemi, l’errore e la responsabilità.

Ho sbagliato tante volte che oramai mi stupisco quando di errori non ne commetto. Dicono che sbagliare serva a crescere. Saper gestire l’errore e la sconfitta è la capacità di assumere responsabilità. Si è responsabili quando si sa perdere in poche parole.

La vittoria la condividi, la sconfitta la vivi in solitudine invece. La solitudine della responsabilità è la solitudine di chi sceglie . E’ così che quando cominci ad assumere delle responsabilità coincide anche con il momento in cui non ti frega di ciò che pensano gli altri, sei solo con te stesso.

Se fino ad ora ho ricevuto tanti consensi, adesso con questa scelta ho determinato tanta perplessità intorno a me. Dei miei amici molti mi sconsigliano di andare avanti con la richiesta di CTU.

Forse è la scelta più rischiosa. In tanti dicono che sottoporre i ragazzi ad una perizia può essere fortemente controproducente nel rapporto con loro.

Ma ho terminato tutte le possibilità al momento. Mi rimangono due strade: accettare di continuare ad essere soggetto passivo nella vita dei miei ragazzi, mettere da parte quello di cui tutti si sono resi conto ma per cui nessuno fa nulla. Aspettare. Aspettare che loro crescano e si pongano i loro perché, se mai se li porranno.

Oppure chiedere l’intervento di un esperto. Se è bravo può riuscire a far tirare fuori la loro rabbia ed il loro dispiacere. Penso sia meglio che lo facciano ora piuttosto che farselo crescere dentro col timore che un giorno diventi mostro.

Mario, il mio avvocato non mi segue. Ho avuto un forte litigio. Lui pensa che io voglia fare l’avvocato o peggio che voglia dirgli come fare l’avvocato.

Non era d’accordo nemmeno a chiedere la condivisione della casa nella precedente udienza. La riteneva una richiesta improduttiva e negativa per la causa.

Non so che ha. Quello che percepisco è che per lui le cose debbano andare così. E’ una cosa abbastanza normale quello che accade e non vi si può porre rimedio. Credo che anche lui con la figlia avuta dal primo matrimonio non sia mai riuscito ad instaurare un rapporto. Forse ha un blocco psicologico per questo motivo.

Con lui ho esagerato. Gli ho dato del presuntuoso e l’ho ripreso su atteggiamenti che ha avuto in udienza. Per un narcisista ed esteta della professione come è lui credo sia il massimo dell’oltraggio. Quando voglio colpire so dove e come e stavolta Mario mi ha mandato a quel paese.

Alla fine della telefonata mi ha detto di cercarmi un altro avvocato. Gli ho scritto una e mail di scuse che spero accetti ma nel frattempo mi sto muovendo per cercarne un altro di avvocato.

Se dovesse mollarmi ne avrò bisogno.

Mi aveva chiamato Mario, qualche giorno fa. Lo avevo sollecitato io a sentire la controparte perché nonostante il giudice avesse caldeggiato la continuazione della mediazione tra me ed Ex Moglie, per l’ennesima volta la signora ha manifestato ritrosia.

Mario ha scritto a Stiro, il legale di lei: “Ti scrivo per riferire che il mio assistito ha chiesto più volte alla signora Ex Moglie di riprendere la mediazione e di attivarsi entrambi per favorire e riprenderla anche con i figli. Ad oggi non ha avuto alcun riscontro, ed anzi mi riferisce che la signora Ex Moglie ha condizionato in ogni caso ogni iniziativa al cambiamento dei mediatori, non intendendo rispettare l’indicazione del giudice sul centro della famiglia designato.

Mi sembra che vi debba essere uno sforzo importante per cercare di rompere il muro che si è creato; e ciò nell’esclusivo interesse dei figli.

Ti chiedo di farmi conoscere le intenzioni della Tua assistita, nella speranza che possa riattivarsi un percorso sempre più condiviso.

Cordialmente”.

Ciao,

Mario.

 

Stiro, quel viscidone, ha chiamato al telefono Mario, nessuna traccia scritta.

Stiro: Sai la mia assistita mostra difficoltà a proseguire il percorso di mediazione perché ha dei problemi con la dott.ssa Drago in particolare.

Mario: Che tipo di problemi?

Stiro: Ha le prove che il tuo assistito sia suo amico su Facebook e si scambino anche dei commenti.

 

Mario mi aveva chiamato proprio per dirmi questa cosa ‘’tremenda’’. Mario non è un tipo ‘’social’’. Non ha nemmeno un account Facebook e non usa altro tipo di messaggistica se non gli sms classici. Sarà stato il modo viscido di insinuare qualcosa da parte di Iguana Stiro, fatto sta che l’ho sentito un po’ allarmato della cosa.

Paperino: Mario, sono tre anni quasi che frequento il centro di mediazione. L’ho frequentato prima da solo e poi con la signora. Quando lei è stata costretta.

Vuoi che non sia amico di chi mi ha restituito il rapporto con i miei ragazzi?

Certo che sono amico su Facebook della dott.ssa Drago e della Dott.ssa Serse . Ma mi sarò scambiato 5 commenti in tutto. Così come è accaduto con tutti gli altri amici che sono tantissimi. Non capisco cosa vuole dire la signora con questa rivelazione.

Mario ha tagliato corto e quando gli ho parlato della CTU è poi partito il litigio.

Due giorni dopo il mio amico Francesco con cui mi sono sfogato sulla cosa mi ha detto che non solo anche Stiro è amico su Facebook della dott.ssa Drago, ma Stiro è amico anche del giudice Fusi!

Dopo un paio di giorni, mi sono calmato ed ho cercato di chiarire con Mario, scrivendogli una mail:

Ciao Mario,

mi dispiace per l’equivoco sorto nella ultima telefonata.

Ti chiedo scusa se sono uscito fuori dalle righe, ma spero comprenderai che l’argomento per me è di vitale importanza. Ci sono i miei figli di mezzo.

Ti invio questa nota per spiegare delle cose che forse telefonicamente non sono riuscito a spiegare.

In merito alla circostanza riservata che mi hai riferito, ovvero che io abbia amicizia su Facebook con le mediatrici del centro per la famiglia, ti confermo che è vera la cosa.

Ho l’amicizia su Facebook con altre 400 persone circa.

Non so se questo possa costituire conflitto di interessi, anche perché mi sono premurato di controllare gli amici di Facebook della dott. ssa Drago e c’è anche l’avv. Stiro tra i suoi amici.

Stiro è anche amico del giudice Fusi. Pertanto non comprendo dove miri la cosa. O forse sono io che non intuisco il problema.

Ad ogni buon conto se la signora mia ex moglie è disponibile a continuare il percorso di mediazione, scelga lei una seconda struttura, purchè pubblica e gratuita ovviamente. Che io sappia non ci sono. Ma se ci fossero, ben vengano.

E’ ovvio che la mediazione tra di noi ha lo scopo di agevolare e normalizzare il mio rapporto con i ragazzi, se lei continua a prenderlo come un attacco alla sua genitorialità temo che qualsiasi sia il centro di mediazione approderemo ad un nulla di fatto. Io ci tenevo a continuare presso lo stesso centro perché è quello che mi ha garantito dei risultati. Il risultato dovrebbe essere l’obiettivo comune dei coniugi.

A proposito di conflitti di interessi valuta se è il caso di ricordare a Iguana Stiro che nell’ultima seduta di mediazione, qualche mese fa,  Ex moglie ha dichiarato in tono intimidatorio alle mediatrici di essersi recata da un certo Psicologo esterno per verificare che il percorso di mediazione intrapreso fosse condotto secondo i canoni.  All’incontro oltre al detto Psicologo era presente la moglie di lui, all’epoca dirigente del servizio da cui dipendono le mediatrici. La dirigente di riferimento delle dott.sse Drago e Serse.

Lo ha dichiarato alle mediatrici ed in mia presenza. Non è roba che ha tenuto riservata.

Francamente  accusare me di conflitto di interessi per  una amicizia su Facebook a fronte di tali tentativi di condizionare le mediatrici mi pare ridicolo. Ma forse mi sbaglio. A me non importa che tenti di condizionare le mediatrici perché non è una guerra tra me e lei, è tentativo di conciliazione semmai.

Venendo ai ragazzi, quello che vorrei chiarire è che io non ho alcuna pretesa.

Al telefono più volte mi hai detto che pretendo che il giudice decida per come voglia io.

Sono solo preoccupato per i miei figli perché ormai sono relegato ad un ruolo passivo e non credo che questo faccia bene alla loro crescita ed educazione.

In questi anni mi sono informato, ho letto, mi sono fatto delle opinioni su cosa possa significare questa situazione.

Il giudice ci ha manifestato la sua impotenza. Lo ha detto candidamente. Io però, da padre,  non posso rassegnarmi al fatto di sapere che i miei ragazzi vivano un profondo disagio, rimanendo semplice spettatore.

Voglio capire se c’è uno strumento per andare a fondo a questo disagio. Credo che una persona esperta, e non un giudice che non ne ha gli strumenti, possa valutare le radici di tale disagio ed eventualmente consigliare dei rimedi. Non so se si arrivi ad una  soluzione, però vorrei provarci.

Del disagio se ne è accorto anche il giudice, perché ritieni che possa non accogliere la richiesta di CTU ? Lo ha detto lui davanti a noi tutti che si è reso conto della situazione.  Io di lasciarli nel loro disagio non me la sento e vorrei fare qualcosa. Una persona esperta che li ascolti ed eventualmente ascolti i genitori, potrà indicare quali sono le ragioni del disagio e indicare un metodo per uscirne. Almeno una richiesta la vorrei fare. Se poi il giudice dovesse scartare l’ipotesi, me ne farò una ragione.

Spero di poter chiarire di persona e di poter parlare serenamente delle varie opportunità appena possibile. Spero anche voglia accogliere le mie scuse intanto per quanto accaduto e per qualche parola di troppo.

Ciao

Paperino

Mi sono convinto a tentare  questo passo. Magari non me lo concedono ma sento di doverlo chiedere. E’ una decisione che ho maturato.

La possibilità di sbagliare mi fa sentire libero. Sei libero quando ti puoi permettere di copulare tra le lenzuola della tua coscienza con la tua indole, senza condizionamenti.

Con delicatezza o con forza a seconda dei momenti senza paura di farle male assecondando il suo desiderio.

Sto assecondando la mia coscienza e mi sento bene così.

Anche nel fango ho il sorriso del maiale quando ci si rotola.

La libertà è una conquista matura, il bene più prezioso a cui non si dovrebbe rinunciare. Ci sia arriva attraverso la conoscenza del mondo e poi di se stessi, sbagliando infinite volte, pronti a risbagliare.

 

La guerra di Paperino

Chiedo a Mario di preparare una istanza al giudice. É l’ultima battaglia. Voglio che nulla sia lasciato intentato.

Me la scrive per dovere. Non è convinto che possa avere alcun effetto:

Processo verbale dell’udienza tenuta il 25 gennaio 2018

E’ presente il sig. Paperino e l’avv. Mario Arguti che lo difende, il quale ultimo chiede preliminarmente che il Signor Giudice Istruttore voglia modificare il regime di affidamento dei figli minorenni in applicazione delle linee guida adottate in data xx.xx.xxxx dall’On.le Tribunale di Paperopoli . Si chiede, pertanto, che: a) la casa familiare sia considerata come mera residenza anagrafica e i figli invece siano considerati domiciliati presso entrambi i genitori, e quindi anche presso il sig. Paperino; b) i figli frequentino i genitori in modo tale che ciascun genitore, e in specie il sig. Paperino, possano partecipare alla quotidianità della vita dei figli in misura paritaria; c) per attuare concretamente la partecipazione paritaria del rapporto dei figli con entrambi i genitori, il G.I. voglia prevedere che questi ultimi si rimangano a vivere nella casa familiare a settimane alterne ovvero ogni quindici giorni o per gli altri periodi che saranno ritenuti più confacenti alla situazione familiare; in alternativa o subordine che per gli stessi periodi appena indicati siano i figli ad andare a vivere presso l’abitazione del padre. Qualora ritenuto opportuno dal G.I., il sig. Paperino si dichiara disposto a cercare e prendere in locazione un’abitazione nei pressi dell’attuale casa familiare, con decurtazione dell’importo di euro 500,00 dell’assegno di mantenimento ora corrisposto per far fronte alla spesa e in considerazione dell’impossibilità economica di provvedervi interamente in base alle sue ridotte sostanze economiche. Nel condividere appieno lo spirito che anima le linee guida di questo On.le Tribunale, il sig. Paperino  evidenzia che la soluzione richiesta è certamente utile, e anzi necessaria, per favorire e ricostituire un rapporto armonico con i figli, i quali avranno così la concreta possibilità di frequentare in misura adeguata e soddisfacente il padre e giovarsi della ricchezza di un rapporto costante con entrambi i genitori.

La soluzione richiesta serve anche ad agevolare e risolvere i problemi che emergono dalle relazioni offerte, compresa l’ultima in particolare, dal centro di centro di ascolto della famiglia a cui l’On.le Tribunale ha affidato un percorso di mediazione. A tal proposito si ribadisce come sia essenziale il comportamento fattivo e convinto della genitrice Exmoglie, che allo stato invece manifesta serie difficoltà a partecipare a un percorso condiviso di mediazione e anche a favorire il rapporto dei figli con il padre.

Con riguardo al figlio minore BBBBB sono emerse sempre maggiori difficoltà scolastiche con preoccupanti deficit in materie importanti come il latino, la matematica e l’inglese. E pur essendo stata taciuta la situazione, anche quando il padre chiedeva espresse informazioni alla sig.ra Exmoglie e ai figli, e avendo successivamente appreso le giuste informazioni dagli organi scolastici, nonostante egli abbia proposto di seguire assiduamente AAAAA e BBBBB negli impegni e nei compiti scolastici, vi è una totale chiusura da parte della sig.ra Exmoglie che si trincera dietro l’autonomia e la scelta dei figli, abdicando alla propria funzione genitoriale. E’ una situazione insostenibile che necessità di un immediato e risoluto intervento dell’Ill.mo G.I. volto a trovare la giusta soluzione per consentire ai figli, e in particolare al piccolo BBBBB, un adeguato supporto che il padre può certamente offrire direttamente per le sue specifiche conoscenze. Si chiede, pertanto, che il G.I. voglia adottare ogni provvedimento ritenuto idoneo e congruo al miglioramento dell’apprendimento e del rendimento scolastico dei figli, e in particolare di BBBBB.

Il giorno dell’udienza é arrivato. Testimoniano i ragazzi. Metto la camicia bianca, al mattino vado al barbiere per sistemare i capelli. Non sono teso. Ho una strana sensazione addosso. Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Non ho lasciato nulla al caso. Ho rotto i coglioni a tutti come mio solito e fino all’ultimo. Le ho provate proprio tutte. Se dovesse andare male avrei poco da rimproverarmi.

Trovo nei corridoi Stiro con la sua faccia imbalsamata ed il capello cotonato e quella mentecatta di Exmoglie. Ci sono i miei figli. Mi salutano. Mi avvicino a loro ma si nascondono dietro lei. Un modo per segnare il campo in cui giocano.

Lascio stare. Ho sperato fino alla fine che non venissero. La loro vista mi ha scosso, mi dispiace tanto sottoporli a questo. Non sono riuscito ad evitarlo.

Abbiamo aspettato nel corridoio, Stiro con Ex moglie ed i due ragazzi da una parte, Mario ed io dall’altra.

Le mediatrici hanno fatto la loro relazione. Hanno rendicontato che i ragazzi non hanno voluto far mediazione con me, che a Natale non sono voluti stare con me, che la signora racconta menzogne sul rendimento scolastico del piccolo. Alla relazione hanno allegato le mie e mail.

Stiro la deve aver appena ritirata dal fascicolo, la legge e la commenta con Ex moglie.

Peggio che vedere i miei ragazzi in tribunale é stato vedere che ad un certo punto, su richiesta di Exmoglie, Stiro ha cominciato a leggere ai miei figli la relazione delle mediatrici e le mie email loro indirizzate.

Non volevo crederci ma, accadeva lì, accanto a me.

Ho capito tanto in quel frangente. Ho capito che da solo contro un esercito di idioti non posso battermi.

Entra prima BBBBB dal Giudice. Poi é il turno di AAAAA.

Quando escono i ragazzi ci accomodiamo noi. Io ed Exmoglie seduti di fronte al giudice, Stiro e Mario in piedi.

Fusi ci mostra dei fogli.

Fusi: qui ci sono le dichiarazioni dei ragazzi, se volete leggerle.

Le prende Stiro e le legge per tutti.

Stiro: questa é di BBBBB.

Vivo con mia madre e mio fratello e trascorro con mio padre il sabato e la domenica a settimane alterne. Nel corso della settimana capita che pranziamo o ceniamo con mio padre. (mai successo)

Di solito ci sentiamo telefonicamente una volta al giorno alla sera. (quando rispondono)

Può capitare che non risponda a mio padre se sono impegnato nei compiti o nella attività sportiva. Ma di solito rispondo. Mi sono rifiutato di seguire il percorso di mediazione con mio padre presso i servizi sociali perché ritengo che non ce ne sia bisogno, in quanto i rapporti con mio padre sono buoni e c’è una normale comunicazione. All’epoca in cui scrivemmo la lettera che è in atti la situazione non era tanto buona in quanto mio padre voleva costringerci a passare con lui dal giovedì al lunedì e noi non volevamo. Anche perché lui vive in campagna e lì noi ci sentiamo isolati. Ci siamo sentiti in qualche modo minacciati ed abbiamo deciso di presentare quella lettera, abbiamo parlato con la mamma che ci ha chiesto se sentivamo la necessità di presentarla. Allora era meglio farlo. Volevo precisare che mia madre mi ha invogliato ad andare al primo incontro con le mediatrici, ma è stata una libera scelta quella di non ritornarvi. Volevo dire che anche prima della separazione passavamo poco tempo con mio padre che era sempre impegnato per lavoro.

Non sono d’accodo sul fatto che mio padre passi del tempo nella casa al posto della mamma e se si tratta di soli due giorni non mi pesa stare in campagna ed in ogni caso non penso sia una buona idea per mia madre.

Il mio rendimento a scuola é abbastanza buono ed è migliorato rispetto allo scorso anno. Ho solo due insufficienze non gravi in inglese e latino. I compiti li faccio da solo senza l’aiuto di alcuno. Il rapporto con mio fratello è buono.

AAAAA

Vivo con mio fratello e mia madre con cui ho buoni rapporti.

Quanto al rapporto con mio padre devo dire che in passato non era tanto buono. Ma ultimamente è migliorato. Ho trascorso con lui il sabato e la domenica a settimane alterne. Durante la settimana non ci vediamo mai anche se talvolta mi accompagna alle partite di calcio fuori città. Telefonicamente ci sentiamo di tanto in tanto. Io non lo chiamo mai, non sento il bisogno di dirgli nulla. Mi sono rifiutato di intraprendere il percorso di mediazione perché lo ritengo inutile perché non può essere un terzo estraneo a risolvere i rapporti tra di noi. Devo dire che comunque mia madre mi ha spronato ad andare a questi incontri. Secondo me mio padre in passato ha avuto degli atteggiamenti sbagliati tesi ad imporre la sua volontà . Ultimamente le cose vanno meglio anche se ci sono sempre delle incomprensioni .

Abbiamo deciso di scrivere la lettera perché in quel periodo ci siamo sentiti in qualche modo minacciati perché voleva costringerci a passare più giorni presso di lui in campagna. A proposito della lettera nostra madre ci ha detto che se ci sentivamo di mandarla potevamo farlo. Non sono d’accordo che mio padre passi qualche giorno presso la nostra abitazione in assenza di mia madre perché non voglio che mia madre si allontani da casa.

Fusi: se volete la mia impressione, AAAAA ha una maggiore consapevolezza delle cose, ha fatto riferimento a dei suoi comportamenti (riferito a me) che voleva imporre la sua volontà , poi dice che ora il rapporto va bene.

La cosa che mi ha colpito é che lui dice che lei lo chiama quando si ricorda.

Paperino: lo chiamo ogni giorno, ma non risponde.

Fusi: Gli ho chiesto ma, tu lo chiami tuo padre?

Mi ha risposto di no. Gli ho chiesto come mai e mi ha detto che non ha bisogno di nulla.

Quindi mi pare evidente che il ragazzo ha dei problemi notevoli con il padre. Però é rigido, non vuole assolutamente affrontare il percorso di mediazione. Ho cercato di convincerlo ma non c’ è stato nulla da fare.

Nel piccolo ho trovato una minor consapevolezza dei problemi col padre. Dice che adesso le cose vanno bene, dice che adesso non c’è bisogno di fare la mediazione Etc. Etc.

In conclusione é innegabile che i problemi ci siano. Il fatto che non vogliano fare la mediazione rende tutto più difficile. A questo punto io cosa posso fare?

Voi cosa ne pensate? Forse dovreste migliorare il rapporto tra voi.

Paperino: vede signor giudice, io non ho visto i miei figli per un anno, ho invitato Exmoglie a far mediazione senza che nessuno ci obbligasse e lei non ha accettato.

Intravedevo nella mediazione del rapporto tra me e lei una risoluzione dei problemi con i miei figli.

AAAAA le ha detto che prima andavano male le cose, le posso dir che fino al giorno prima che andassi via da casa camminavo mano nella mano con mio figlio e mi seguiva come un’ombra. Dal giorno in cui sono andato via da casa si è rotto qualcosa.

Fusi: si infatti quando gli ho detto delle sue intenzioni di passare qualche giorno in casa, lui mi ha risposto netto: ‘ormai se ne è andato’.

Paperino: c’è questo rancore. Io le ho provate tutte. Prima invitando lei in mediazione. Non è venuta. Poi ci ha obbligato quasi, il suo predecessore e grazie alla mediazione ho potuto riattivare il rapporto con loro. Prima con qualche pranzo domenicale, poi, sempre grazie alle mediatrici e alle loro pressioni su mia moglie sono riuscito a farli dormire con me.

Ho investito tanto in questa cosa, tutto.

Quello che io ritengo e che é giusto che i ragazzi facciano delle scelte, imparino ad assumersi pian piano delle responsabilità.

Quello che non ritengo giusto é che abbiano autonomia di scelta su tutto.

Ogni volta che chiedo a lei qualcosa, lei mi risponde ‘parlane con loro’.

Ex moglie: non è vero!

Paperino: ma scusa, tu per ogni cosa mi rispondi che per te va tutto bene, e che devo chiedere ai ragazzi.

Come fai a negarlo, per fortuna che c’è la relazione delle mediatrici che lo ribadisce. È il ritornello che accompagna i tuoi discorsi negli ultimi due anni.

I ragazzi mi accusano di voler imporre loro delle cose.

Ebbene io non voglio imporre niente a nessuno, ma ritengo giusto che un genitore dia qualche piccola regola da rispettare. Sul 90% delle cose sceglieranno loro, ma ci deve essere quel 10% che deve costituire un qualcosa di non trascurabile.

Per esempio c’è la scuola. Non sono andato ai colloqui perché ero fuori città. Ho preso informazioni dopo. Mio figlio più piccolo ha tre insufficienze gravi.

Il rendiconto dei colloqui di mia moglie? Il ragazzo sta crescendo lo vedono migliorato in tutte le materie.

2 quattro e un impreparato significa che sta crescendo e sta andando meglio?

Francamente poi, sono ingegnere, parlo inglese, conosco il latino, potrei dare una grande mano a mio figlio!

Ex moglie: anche io sono laureata! Solo che loro vogliono fare da soli!

Paperino: ho capito, ma dobbiamo aspettare che ci sia il danno per preoccuparci? La scuola è una cosa seria.

Exmoglie: è capitato un compito a cui tutta la classe non è andata bene.

Paperino: ma santa miseria non è una sola materia! Sono tre materie!

Exmoglie: sta recuperando. Gli altri vanno a ripetizione, loro fanno da soli. I professori mi hanno detto che sta crescendo. Lui è anche anticipatario, è più piccolo. Io quello ti ho scritto. Rispetto allo scorso anno lo vedono più presente ed impegnato. Poi può accadere che un compito vada male.

Paperino: ma insomma … Sono tre materie non una!

Exmoglie: ha recuperato. Stai sempre a parlare male dei tuoi figli.

Paperino: senti io voglio e devo fare il padre. È un dovere morale ed è un istinto.

Se so che mio figlio sta in difficoltà e posso dargli una mano…

Ex moglie: te ne devi ricordare tutti i giorni, non quando decidi tu… Non solo perché hai visto uno scivolone.

Paperino: ma ogni volta che lo vedo gli chiedo della scuola e mi dice che va tutto bene.La mia richiesta di stare con loro dal giovedì è proprio legata al fatto di poterli sguardo maggiormente nella quotidianità, amici, scuola.

Fusi: signora ma lei ha cercato di convincerli a fare questo percorso di mediazione?

Ex moglie: si!

Fusi: e perché secondo lei non vogliono?

Exmoglie: BBBBB lo ho portato, sono stata un’ora ad aspettarlo, so che ha lasciato loro il numero e dopo non si sono fatte più sentire.

AAAAA non ci voleva andare, le ho chiamate e hanno parlato a telefono.

Fusi: ma secondo lei perché .

Ex moglie: perché lo vedono il padre, si sentono, si mettono d’accordo…

Paperino: ma ti rendi conto che c’è un problema nel rapporto ?

Fusi: signora, ma secondo lei le dichiarazioni che ha rilasciato AAAAA sono dichiarazioni che fanno pensare ad un rapporto sereno col padre? Lei quando aveva 16 anni non chiamava mai suo padre? Sto dicendo che oggettivamente ci sono dei problemi.Se non lo fa adesso questo tentativo non lo farà più. Questo rifiuto categorico mi sembra anche rifiuto dell’autorità, si dovrebbero sentire non dico costretti, ma dovrebbero sentire il dovere morale di farlo, essendoci un provvedimento del giudice.Invece questo rifiuto così netto mi lascia perplesso. Io non ho altri strumenti. Io li ho sentiti, ho sentito la situazione, però se non si fanno aiutare a migliorare il rapporto con il padre, io non posso fare altro.

Paperino: a Natale non sono venuti . Dovevano stare una settimana da me. Ho provato a convincerli. Non c’è stato nulla da fare. Lasciare far loro quello che credono sempre, non sta bene. Anche il dire non me ne frega nulla di quello che dice il giudice non è una cosa sana.

Exmoglie: io gli ho mandato il modulo da firmare per la gita del figlio e lui ha imposto che lo chiamasse il figlio per dare il consenso.

Paperino: certo… Certo…se mio figlio deve fare una gita ed ha bisogno di soldi è giusto che mi chiami lui! Ogni volta che ti chiedo qualcosa mi dici che devo parlare con loro! La volta che c’è l’occasione che mi chiami lui, dovresti essere tu ad invogliarlo.

Exmoglie : no! A lui va bene solo se lo chiama il figlio! Io faccio il possibile! Gli concedo anche di accompagnare i ragazzi alle partite anche se tocca a me.

Paperino: quando posso certo che lo faccio. Sembra che fai una concessione. Dovresti essere contenta. Non stanno mai con me. Dovrebbero stare un terzo del loro tempo. Vedete. Mio padre ha fatto 90 anni. Li ho invitati a mangiare una pizza e non son venuti per i compiti e per l’allenamento. Li ho dovuti supplicare perché chiamassero almeno a fare gli auguri. Anche questa cosa di mettere l’allenamento davanti a 90 anni di un nonno, sarebbe una cosa da discutere un attimo.

Exmoglie: sei il primo tu che ci tieni al calcio.

Paperino: ahhhhhhhhhhhhh

Fusi: lei cosa proporrebbe?

Paperino: Io ho chiesto di dividere la casa o di prendere una cosa in fitto vicino a loro se mi lasciate la disponibilità economica. Io vivo da mio padre, allora se il problema è la campagna, che poi campagna, è meno di due chilometri dalla città e ci vive un sacco di gente. Se il problema è la campagna, affitto una casa in città. Io ho il dovere di provarci e sento di doverci provare e fin quando avrò le energie mentali, fisiche ed economiche per farlo ci proverò. Se mi date una mano io ci proverò, poi mi rimetto alle sue decisioni perché ho il difetto di essere uno che rispetta le regole. Questa abitudine che si sta dando a questi ragazzi non è sana per la crescita, è giusto che imparino a rispettare piccole regole. Non parlo di rigidezza, ma delle piccolezze tipo richiamare al telefono. Oggi mi dicono, ‘no, non ti voglio rispondere’, ed io che gli dico? Una volta ho cercato di richiamarli alla responsabilità, ho detto loro di rispettare il diritto di visita, poteva essere un modo di abbassare le tensioni.Come risposta hanno scritto una lettera in cui dicono che si sentono minacciati.Vede signor giudice io non posso fare più nulla!

Fusi: lo so.

Paperino: sono lo spettatore occasionale della loro crescita. Quando mi chiedono soldi glieli do. Per carità, sono i miei figli, finché ne avrò i miei soldi saranno loro.Non si può sminuire a questo il ruolo di un padre! È sbagliato! È sbagliato per la loro crescita !

Fusi: va bene . Lei signora si impegna a fare abbastanza per riavvicinare i ragazzi a loro padre?

Exmoglie: io penso di aver fatto tanto. Penso che comunque sono passati molti anni. Perché qua si parla come fosse ieri. Il fatto è del 2015 quindi è passato tanto tempo. Raccontata così la situazione sembra estrema, ma ci sono situazioni ben peggiori. I ragazzi comunque lo vedono.

Paperino: ma non è questo il problema!

Ex moglie: io ho fatto tanto, certo si può fare sempre di più, ma dopo tanto tempo è nelle sue mani il problema. Si mettono d’accordo tra di loro, io non so nemmeno che fanno.

Paperino: per le vacanze di Natale che mi hai detto? Ti ho detto che non volessero venire, di fare qualcosa. E tu? Per me non c’è problema, mettiti d’accordo con loro.

Exmoglie: certo… Mi hai fatto fuori tu, ed ora ….

Paperino: me la stai facendo pagare…

Exmoglie: che pagare, sei tu che ti ricordi di fare il padre quando non è più possibile… Non mi avvisa di nulla, non ha rispetto. Alla domenica accompagna lui i ragazzi alla partita anche se toccherebbe a me.

Paperino: senti, ne accompagno io uno e tu l’altro. Se tutte le volte che ti chiedo una mano mi dici di parlare con loro. A Natale come mi hai risposto? Parliamo di 15 giorni fa.

Ex moglie: perché quando ti ho chiesto io una mano?

Paperino: quando?

Ex moglie: ti ho chiesto una mano a farli andare in mediazione! Non mi hai risposto!

Paperino: senti, ma se dovevano andare in mediazione perché avevano difficoltà ad avere un dialogo con me, che aiuto potevo darti io, non ti pare una provocazione?

Fusi: signora, i ragazzi non hanno la maturità per capire tutto ciò che è necessario.

Ex moglie: lui non parla coi figli, perché non chiede loro dei voti? Perché non chiede loro della mediazione? Lui niente.

Paperino: ma come no? Dei compiti chiedo ogni volta a BBBBB. E mi risponde che non vuole farli con me.

Exmoglie: anche a me e quindi?

Il giudice non ne può più credo di sentire le fesserie di Exmoglie e quindi interpella gli avvocati.

Mario: tecnicamente è difficile.

Fusi: ecco si.

Vorrei solo esprimere una opinione personale. Il rischio quale è. É che il padre si stanchi e la situazione si incancrenisca. Siccome non posso pensare che sia l’obiettivo di nessuno di noi, se si pensa di aumentare gli sforzi o lo si fa adesso o non si fa più. C’è il pericolo che il padre si stanchi. Dopo anni che non ottiene risultati ad un certo punto molla e i figli continuano a crescere in una situazione particolare e il male lo hanno solo i figli. Entrambi i genitori non sono riusciti a fare il loro massimo per migliorare le cose. Forse l’unica possibilità per responsabilizzare i genitori e di insistere ancora formalmente nel fare mediazione, nella speranza che sia Paperino che la signora, possano intensificare le pressioni sui figli. Perché chiaramente i figli non sono consapevoli. Un ragazzo non torna indietro. Se non c’è qualcuno che lo aiuta, non torna sui suoi passi, è una questione di orgoglio. Sarebbe l’ultima volta da tentare. Se non si riesce, pazienza, la situazione andrà avanti così, i ragazzi cresceranno avranno probabilmente nella gestione della propria vita qualche problema, ma pazienza.

Exmoglie: ma io penso che le cose miglioreranno. D’estate che avranno meno impegni sportivi e scolastici avranno più tempo per il padre.

Paperino: cosa te lo fa pensare? Se a Natale non sono voluti venire da me pur essendo liberi, cosa ti lascia pensare che lo facciano d’estate? Dove lo vedi questo miglioramento?

Mario: adesso bisogna intervenire.

Stiro: anche Paperino deve sforzarsi. Mi pare strana la situazione.

Fusi: il fatto che ci sia un calendario e che loro dicano ‘decidiamo noi’, non va bene. Significa che rispetto alla regola dettata dal tribunale fanno i comodi loro. Dovrebbero avere una maggiore responsabilizzazione. Io non ho soluzioni purtroppo. La mediazione padre figli mi sembrava l’unica possibilità. L’istruttoria è ferma. C’è da fare tutto ancora. Dobbiamo procedere con l’istruttoria perché non possiamo aspettare di risolvere il problema.

Finisce così la guerra di Paperino…

Non mi sento perdente. Perdi quando non combatti. Sono stato sconfitto sul campo e penso di aver lasciato tutto ciò che avevo.
Il giudice non ha soluzioni, i ragazzi decidono in proprio e pare che vada bene così . O meglio gli attori con un minimo di raziocinio si accorgono che non vada per nulla bene ma non ‘C’è nulla da fa’.

Ce una donna che usa dei ragazzi per far del male ad un ex marito. In realtà fa violenza subdola sui suoi figli e questo può essere fatto. A volte mi viene da pensare che la violenza sia riconosciuta solo se maschile. La brutalità e tale solo se è esercitata da un uomo? Io ce l’ho messa tutta. Posso rimproverarmi solo di non aver spaccato la faccia a qualcuno. Un po’ come il Piero del poeta che non se la sentì di sparare. Avrei rovinato tutto il lavoro fatto con amore in questi anni e di cui ho lasciato minuziosamente traccia su questo blog. Il tempo passa e spero che i miei ragazzi trovino un giusto equilibrio nella vita. Tra poco saranno ometti.

Non ho mai avuto la pretesa di raccontare la verità in questo blog. Sono troppo laico per pensare che esista una verità.

È stata solo la mia versione delle cose.

Sciabordìo dolce rumore

La solitudine fa bene all’animo ogni tanto. E’ un po’ come il digiuno, se fatto ogni tanto ti da grandi benefici fisici. Almeno così dicono. In questo periodo avrei bisogno anche di digiuno vero in realtà.

In questo momento mi sento solo, un po’ anche per scelta. Sento troppe stupidaggini intorno e anche una certa stanchezza nei miei confronti.

Basta quella mia di stanchezza, non posso caricarmi anche quella degli altri. Quindi me ne sto come una barchetta senza vela, senza remi, senza equipaggio che si lascia trascinare dalla corrente nella speranza di trovare una terraferma prima o poi. La tempesta è passata, rimane lo spettro del naufragio se non si trova almeno una isoletta.

Le acque della routine sono calme, unico rumore uno sciabordio interiore che mi ricorda di essere ancora in mare.

Una delle cose più belle del dormire in barca al riparo da tempeste è il rumore dello sciabordio sulla chiglia. Ti ricorda che hai una carcassa che ti protegge e soprattutto che galleggi. Non sei andato a sbattere su qualche roccia per fortuna.

Ci sono stati i colloqui a scuola dei ragazzi questa settimana.

Ho chiesto ripetutamente loro che giorno fossero e di avvisarmi quando li avessero programmati.

Ovviamente non mi è pervenuta nessuna informativa.

L’ho saputo tardi del giorno, ma non sarei nemmeno riuscito ad andarci per impegni di lavoro.

Ho chiesto a Ex Moglie:

Paperino: Ciao Ex Moglie non sono potuto andare ai colloqui. AAAAA so che non ha problemi, per BBBB ci sono problemi?

Ex Moglie: BBBBB quest’anno ha iniziato molto meglio. Lo vedono cresciuto, deve continuare così.

La sintesi e la generalità delle informazioni mi ha insospettito.

Non mi sono fidato ovviamente. So che quel trattore di AAAAA non ha alcun tipo di problema ma, BBBBB mi preoccupa.

Sono andato a farmi dare la password per il registro elettronico a scuola. Avrei dovuto farlo molto prima, ma meglio tardi che mai. Le password vecchie erano scadute.

Ci ho messo un po’ ad averla perché una era già occupata da EX Moglie. Hanno dovuto fare una variazione al sistema.

Finalmente dopo un paio di giorni di telefonate col tizio della scuola sono riuscito ad averla.

Mi sono collegato e con ansia ed ho aperto il registro elettronico di BBBBB.

Un paio di sette, un paio di sei e poi… Matematica 4, Latino un impreparato e due giustificazioni, Inglese 4.

Sono rimasto davanti al video per un po’.

Questo significa che sta crescendo e lo vedono più maturo? Mi sono detto.

Nulla, solo un po’ di sciabordio appunto. La rabbia è finita, se l’è portata la tempesta.

Poi la mente mi è tornata ai ritornelli classici di ex moglie, quando sventaglia sempre che ha dei figli educati e bravissimi a scuola. E’ un suo modo di dire che sono inutile, fanno bene anche da soli. Dovrà sventolare un’altra bandiera ho pensato.

Son bravi ragazzi per carità, ma lo sono tutti bravi i ragazzi.

Penso anche che BBBBB si sforzi per andare bene a scuola, altrimenti non avrebbe i sette e le sufficienze nelle altre materie. Avrebbe bisogno di una mano, vuoi per lacune sue, vuoi per altri motivi, in queste materie non riesce proprio. Erano le stesse in cui aveva problemi l’anno scorso.

Scrivo alla signora.

Paperino: BBBBB ha gravi problemi in latino, inglese e matematica, nasconderli non fa bene a lui. Io sono sempre disponibile e sarebbe un bel modo di stare insieme, studiando.

Oramai quando le scrivo qualcosa mi sento come quando al militare si buttava la bomba a mano. Ti mettevi dietro al muretto e contavi fino a tre perché esplodesse.

La replica di Ex Moglie: Tu sei sempre pronto a distruggere e parlare male dei tuoi figli, se ti interessassi veramente avresti contribuito a comprare i libri di scuola.

(Il fatto che i libri di scuola toccassero interamente a lei ancora non le è sceso) e a informarti giornalmente del loro studio e a parlarne quando sei con loro cosa che non mi risulta tu faccia. E comunque parla con loro, sabato sono con te.

Impara a rispettare gli altri e a non comparire quando ti è comodo solo denigrando e offendendo.

Credo alluda allo strappo sulla bandiera che sventolava, perché non capisco quale offesa le abbia fatto.

Riprovo con pazienza, l’importanza della cosa merita un altro lancio di bomba a mano.

Paperino: Senti, delle preoccupazioni per i miei figli non devi leggerle come offese. Mi rammarico solo perché potrei fare tanto per il rendimento scolastico ma non ne ho la possibilità. Ai ragazzi chiedo sempre ma, evidentemente, mi nascondono i voti non in linea con le aspettative. BBBBB mi dice solo delle sufficienze. Ti assicuro che chiedo ogni volta che sto con loro. Detto questo, la scuola non è una delle cose per cui possono avere autonomia di scelta. Io potrei aiutarli molto. Se fossi d’accordo senza affidarti alla loro autonomia di scelta, farei i compiti con loro nei giorni che dovrebbero stare con me. Gli farebbe bene scolasticamente e nel rapporto con me.

Ma che te lo dico a fa’…. Nessuna risposta….

La barca va… lo sciabordio è sempre lo stesso… ancora non si vede una riva, dovrò naufragare un altro po’.

Devo fare i conti con quello che posso fare. Non molto direi se non provarci ogni volta che posso. Che strano questo mondo che impedisce ad un padre di aiutare suo figlio. Ogni tanto ci penso e mi sembra una situazione surreale. Mi sembra di vivere una quadro di de Chirico in cui le persone sembrano intrappolate in un’altra dimensione. Tutto avviene in maniera statica e solo le ombre sembrano crescere più del normale.

La mediazione tra me ed i ragazzi caldeggiata dal giudice non è nemmeno iniziata. BBBBB al primo incontro individuale ha detto a Lorenza ed Antonella di non volerci andare, AAAAA non ha ritenuto nemmeno di farsi vedere. Il suo disinteresse lo ha manifestato lapidariamente per telefono. Le mediatrici, dal tono sicuro e lapidario hanno desunto che mi assomigli.

Mi hanno convocato qualche giorno dopo per informarmi e per darmi l’ennesima pacca sulla spalla. Ci siamo salutati e mi hanno confermato la loro disponibilità nei miei confronti, singolarmente però. Tornerò a trovarle prima di Natale per portar loro qualche bottiglia di vino che ho iniziato a produrre. Anche il vino nella botte, se mossa, emette uno sciabordio. Magari all’incontro dirò loro che ho portato un po’ del mio sciabordio.

Non so cosa relazioneranno al giudice. Le ho un po’ maltrattate alle ultime visite. Ero incazzato per la conclusione della relazione precedente, in cui affermavano che la coppia non fosse riuscita a mediare. Come se la responsabilità fosse di entrambe i coniugi. Quello che ho chiesto loro, anche mandando una mail è che io, in questi fallimenti, non voglio essere tirato in ballo. Sto accettando tutto ciò che accade con la massima civiltà a mia disposizione. Però che mi sia lasciata una traccia reale di ciò che succede. Va bene avere un atteggiamento neutro di mestiere ma che stavolta non dicessero che padre figli non sono riusciti a mediare. Non ho avuto nemmeno la possibilità di provarci.

Quello del mediatore è un altro mestiere che non potrei fare. Non sono mai riuscito ad essere neutro nella vita. Specie davanti a delle sopraffazioni. Penso che loro ne vedano tante con bambini coinvolti. Ci vuole un gran mestiere a rimanere neutri. Non è proprio nella mia indole.

Adesso arriva Natale, ho chiesto a sua eccellenza di dirmi quale delle due settimane di festività volesse con se i ragazzi. Per me è indifferente, sarei contento di stare qualche giorno di fila con loro, che sia dal 22 al 30 o dal 31 al 7 poco importa.

Mi serve saperlo giusto per organizzare gli impegni.

La sua risposta ovviamente la solita:

Concorda direttamente con loro, per me è indifferente.

Chissà se D’annunzio quando scrisse Isciacquìo, calpestìo dolci rumori pensasse a qualcosa tipo la mia barchetta.

La mediazione non s’ha da fare

Ex Moglie: Ciao, ho parlato con i ragazzi del percorso che dovrete fare tu con loro al centro di mediazione e ho consegnato loro gli inviti che le mediatrici mi hanno dato. Ma loro non ne sono stati contenti e non vogliono andarci e siccome è una cosa che riguarda voi e so che ad oggi non ne hai ancora parlato con i ragazzi ti chiedo di aiutarmi in tal senso e di parlargli. Grazie ( ovviamente ora sono a scuola)

 

Ci risiamo…ho pensato, ricevendo questo messaggio di prima mattina… mi sono stancato. Non ha capito nulla… o meglio non vuole capire e adesso cerca di pararsi il culo.

 

Paperino: Certo che ci provo , ma non mi ascoltano più ed è per questo la necessità di questo lavoro.Se non ascoltano neanche te, la situazione è davvero degenerata. Vedi, come ha detto il giudice, la mediazione non è nel mio interesse ma nell’interesse dei ragazzi . Sai che non mi ascoltano più . Io provo a chiedere loro . Lo faccio senz’altro, ma temo che come mi dicano che non gli frega nulla del diritto di visita, mi diranno che non gli frega nulla della mediazione. Mi auguro che tu riesca a farti sentire, altrimenti devo pensare che questo andazzo porta i ragazzi allo sbando. Come ti ho detto tante volte è molto pericoloso per due adolescenti.

Ex Moglie: Ma che sbando! Invece di ringraziare che hai dei figli d’ oro, educati, che vanno benissimo a scuola e fanno tanto sport e sono pieni di amici, quando ci sono ragazzini della loro età che sono veramente allo sbando. Pensa tu invece a cercare un canale di comunicazione, invece di parlare solo male come la volpe che non arriva all’uva . E li conosci che sono riservati! Buona giornata.

Paperino: Ascolta, ricordi il senso della mediazione? È quello di stabilire il canale di comunicazione di cui parli. Io ce la sto mettendo tutta. Occorre il tuo aiuto. É nel loro interesse. Dovresti mettere al centro questa di priorità e non le altre che menzioni. È davvero preoccupante che nemmeno tu riesca a farti sentire dai ragazzi. Ritengo la mediazione ancora più urgente.

Ex Moglie: Sai solo accusare e buttare la colpa sugli altri senza farti prima un esame di coscienza credo invece che cosi facendo, anzi non modificando il tuo pensiero non arriverai lontano.Nonostante tutti gli aiuti

 

 Oramai le scrivo solo per lasciare delle tracce. La speranza che qualche parola sia colta è svanita. Più tardi nella mattinata ho inviato un messaggio ai ragazzi, li ho invitati a cena. Mi spetterebbe cenare con loro al lunedì, ma non sono mai venuti né lunedì né gli altri giorni infrasettimanali stabiliti. Comunicato anche  alla signora.

 Paperino: Ho invitato i ragazzi a cena, assicurati che facciano i compiti prima, così sono liberi.

Ex Moglie: Certo….e comunque per la cronaca mi assicuro sempre, dipende solo dalla quantità. AAAAA è ancora a scuola, esce alle tre. Si sta preparando per le olimpiadi di matematica è stato scelto per farle. Chiamali anche.

Dopo qualche ora.

Paperino: Ho provato a chiamare i ragazzi anche, ma non rispondono.

Ex Moglie:AAAAA stava riposando, è tornato stanco da scuola alle tre e BBBB sta studiando per il compito in classe di matematica.

Non sono venuti a cena e non sono andati in mediazione.

Ho scritto questa lettera al mio avvocato e alle mediatrici.

 

Oggetto:                Procedimento civile promosso da Ex Moglie nata a Paperopoli il xx/xx/xx nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx/xx/xx. Minori Paperino AAAAA e Paperino BBBBB – G. I dr. Fusi

 

Gentili Dott.ssa Drago e Dott.ssa Serse,

faccio seguito ai colloqui avuti presso la vostra sede durante i quali ho sottoscritto autorizzazione formale alla mediazione intergenerazionale, come da invito del Giudice Fusi.

Ero in attesa di vostra convocazione, trepidante attesa, direi. Mi sembrava una buona possibilità per risolvere un po’ di problemi con i miei ragazzi. Ci credevo molto.

Purtroppo lunedì mattina (20/11) ho ricevuto un messaggio da mia moglie nella quale mi veniva comunicato che i ragazzi non avessero intenzione di partecipare agli incontri.

Nel messaggio mia moglie mi ha riferito di aver dato loro una lettera di invito da parte vostra, ma che i ragazzi non volessero aderire.

La conversazione è avvenuta tramite messaggio. Ve ne allego copia.

In particolare mia moglie mi chiedeva di farmi parte attiva nel convincimento dei ragazzi.

Voi conoscete molto bene la mia situazione genitoriale.

Non so se avete avuto un incontro con lei, come è stato come me nei giorni scorsi.

Non so se le abbiate spiegato il senso della mediazione, ma ritengo di sì, conoscendo la vostra professionalità. La mediazione dovrebbe servire a riattivare una giusta comunicazione padre-figli che oggi non c’è.

Chiedere a me di provare a convincerli a frequentare il vostro centro, quando non riesco nemmeno a parlare al telefono con loro perché non rispondono, mi è parsa una provocazione.

Un po’ come chiedere ad un muto di spiegarsi a parole.

Come sapete, i ragazzi ormai non mi ascoltano minimamente, perché gli è stato inculcato che possano agire così.

Sapete anche che nei mesi scorsi, durante gli incontri presso la vostra sede, Ex Moglie mi accusava di non essere capace di avere un dialogo adeguato con i ragazzi, cosa che invece lei ha tranquillamente. Il tutto riconducibile ad una mia incapacità. Pare che lei invece riesca a convincerli e a farsi seguire in tutto e per tutto, tranne che nel riattivare il rapporto con loro padre. Strana singolarità.

Ad ogni modo, pensavo che la mediazione padre-figli potesse essere un momento per sciogliere anche questa questione, ovvero se questa specie di muro eretto nei miei confronti, derivi da mie carenze particolari.

Ero pronto come sempre, negli ultimi anni, a mettermi in gioco, convinto della assoluta necessità di continuare a fare il padre. Cosa che cerco disperatamente ormai da tempo.

Purtroppo anche questa volta ho intuito di dovermi scontrare con l’assoluta fermezza di mia moglie nel voler impedire qualsiasi tipo di buon rapporto padre-figli. Già in udienza reclamava l’inutilità della mediazione. ‘’Si vedono regolarmente’’ diceva, ‘’non capisco la necessità di vedersi con altre persone, per parlare’’.

Anche questa volta temo che i convincimenti di Ex Moglie, audizione dei ragazzi davanti al giudice e inutilità della mediazione padre figli diventino l’unico percorso disponibile.

Non si preoccupa dello stress che possa causare la comparsa in tribunale dei ragazzi perché finalizzata a ledere la mia figura. Cosa da cui lei trae evidente giovamento. Un percorso di mediazione che invece potrebbe riavvicinarmi a loro, nella sua visione, diventa un qualcosa di impegnativo e stressante per un ragazzo.

L’esperienza accumulata in questi due anni mi fa pensare che i miei figli continueranno a fare quello che lei pensa, avendo un assoluto controllo su di loro.

Andranno in tribunale e non verranno in mediazione, perché inutile, tanto una sera ogni quindici giorni, ci vediamo.

Come potrete leggere dai messaggi allegati, il nocciolo della questione è un evidente e persistente risentimento nei miei confronti che non cessa di emergere in ogni situazione.

Cerco di mettere al centro della attenzione l’importanza della presenza paterna per due adolescenti, ma ogni volta, come accaduto in passato, questa importanza è subordinata ad altre questioni: i compiti, lo sport, qualche compleanno di parenti o amici.

Tutte cose importanti, per carità, ma ritengo non preclusive di un rapporto con il padre. Mentre per mia moglie assolutamente prioritarie ed esclusive. Per lei un padre c’è ma, se c’è tempo. Come fossi un hobby o una attività ludico ricreativa. Dopo lo sport anche, e dopo il compleanno di qualche parente. Un padre ci deve essere sempre però, con il portafogli. Quando si tratta di comunicare delle spese, il mio ruolo diventa imprescindibile.

Esterno preoccupazioni circa l’autonomia decisionale lasciata a due adolescenti e mi viene risposto che la mia è solo invidia, come volpe che non raggiunge l’uva.

A queste argomentazioni oramai sono ahimè abituato, e direi prostrato.

So che dovrete fare una relazione al giudice. Qualora permanesse questa situazione e non si riuscisse a coinvolgere i ragazzi, vi prego di voler prendere atto che non ho alcuna responsabilità in merito.

Vorrei che fosse ben chiaro.

Nonostante la mia ormai scarsa autorevolezza con i ragazzi, come da richiesta di mia moglie, ho provato a contattarli per invitarli a cena e provare a parlare loro.

Mi spetterebbe oltretutto, come da provvedimento del giudice due sere a settimana dovrebbero stare con me, ma sono costretto a chiederlo come fosse un fatto straordinario. Non sono mai venuti in tutto questo tempo.

Lunedì ho inviato loro un messaggio, non ricevuta una risposta, ho provato a chiamarli telefonicamente. Non mi hanno risposto, come spesso accade. Dopo aver detto a mia moglie che non rispondevano, finalmente mi hanno risposto e mi hanno detto di non voler venire a cena con me per via dei compiti. Riproverò nei prossimi giorni, ma temo che la risposta sarà sempre la stessa, come avvenuto nei mesi passati.

Continuerò a cercare di fare il padre, per un dovere, un diritto, un istinto naturale di amore paterno. Non cesserò di sentirmi padre perché sono cose che non si dismettono ex lege, ma temo che ex lege debba cessare di assolvere alle mie funzioni. Temo di non averne la possibilità, perché, dall’altra parte, trovo un genitore sordo a queste tematiche e troppo rancoroso nei miei confronti.

Ho detto in udienza che sarei stato disposto anche a vivere nella casa con i ragazzi, alternandomi ogni 15 giorni con mia moglie.

Ne abbiamo discusso in mediazione di questa nuova occasione data dalle Linee Guida del Tribunale e mi pareva che anche voi la riteneste opportuna, in situazioni come la mia.

Io vivo in casa con mio padre e non capisco perché non possa fare altrettanto mia moglie, dato che la casa dei miei suoceri è molto grande e la vive già quotidianamente con i ragazzi. Pranzano lì quasi tutti i giorni al sabato e alla domenica.

Ma pare che la signora non possa stare dai genitori, invece io debba farlo, dato che con le spese di mantenimento che sostengo, non posso permettermi altra soluzione al momento.

Nel ringraziarvi come sempre per la disponibilità e la professionalità dimostrata, lasciatemi rimarcare che da oltre due anni, nel silenzio generale, si sta realizzando una violenza su due minori. Perché negare un diritto, è una violenza.

Io, non ne sono parte, perché da oltre due anni lotto da solo contro questa violenza.

Ho il dovere di denunciarlo con la civiltà ed il garbo che con orgoglio dico mi appartengano, ma che pare oggi costituiscano un handicap, e con l’amarezza di padre ormai alienato. Lo faccio oggi a voi e lo farò in udienza.

Con riconoscenza e stima.

Paperopoli 24/11/2017                                                                                                                              Paperino

 

Al giorno dopo mi arriva un messaggio di mio figlio AAAAA. E’ la prima volta che mi scrive.

Quando ho visto il suo nome mi si sono illuminati gli occhi. Poi ho letto.

AAAAA: Oggi io ho la partita contro la prima squadra alle 15, ma c’è l’incontro con le mediatrici. Puoi telefonare per disdire? Io non voglio andare.

 

Poveri figli miei. Adesso la signora fa parlare i figli con me perché io disdica l’appuntamento in mediazione, per accordi presi con lei.  Oltre ad essere stronza e cattiva è una gran vigliacca.

Io non sapevo la cronologia degli appuntamenti. Le mediatrici mi avevano solo detto che avrebbero fatto dei colloqui singoli con i ragazzi e che poi ci saremmo sentiti.

So adesso che al primo colloquio non si sono presentati. Ex moglie poi ha chiamato scusandosi e dicendo che aveva letto male il calendario degli appuntamenti. Figuriamoci in quale considerazione abbia l’impegno.

Ho comunque risposto a mio figlio.

Paperino: Non sapevo nulla della partita e nemmeno dell’appuntamento. Ti hanno chiamato loro? Con chi hanno preso appuntamento? La mamma mi aveva detto solo dell’invito. Comunque chiama tu stesso, sono molto gentili, chiedi di Lorenza Drago o Antonella Serse. Xxx xxxxxx questo è il numero. Se non hanno detto nulla a me dell’appuntamento sta male che chiami io. Chiama tranquillamente. Ti sposteranno l’incontro e lo fissi tu stesso in base agli impegni. Oppure va BBBBB al tuo posto.

 

All’incontro ci è andato BBBBB.

Ho solo saputo che era molto teso, perché ieri mi hanno convocato le mediatrici. Non molto altro.

Non vuole andarci più. Ha riferito che non capisce perché debba andare lì per parlare con me quando mi incontra regolarmente e può parlarmi senza la presenza di estranei.

Le parole di sua madre, stranamente. Mediazione finita prima di iniziare.

Adesso toccherà a AAAAA. Se ci andasse. Ma temo che la risposta sia la stessa.

Hanno trovato il modo di neutralizzare senza responsabilità, o meglio irresponsabilmente, la mediazione. E’ una linea studiata. Dettata da qualcuno che ne sa di queste cose. Per alienare ci sono i consulenti. Quelli che studiano le azioni e quelli che coprono con i coperchi delle pentole le schifezze.

Il clan ha deciso che questa mediazione non s’ha da fare. La linea è questa: i ragazzi vedono regolarmente il padre, non c’è bisogno che vadano in mediazione.

In tribunale si però. E’ opportuno che vadano. C’è da dimostrare che quest’uomo è un farabutto e saranno i suoi figli a dirlo.

Il tedoforo

Ci sono delle cose che infiammano il desiderio ed innescano la autodeflagrazione. Tra queste ci sono la pazienza e la solitudine. Quando vuoi veramente qualcosa e ti dicono di avere pazienza, quando vuoi veramente qualcosa e non la hai, il desiderio divampa. Non ti rimane che abbracciare te stesso e lasciarti bruciare. Il calore é una forma di energia, il calore umano é l’energia più viva che esista. Scaldarsi del proprio fuoco é un modo per sentirsi vivo. É la voglia che ti rende vivo.

Con l’esperienza impari anche a non farti consumare dal tuo fuoco, comprendi che è solo voglia di vivere.

La settimana scorsa sono andato da Lorenza e Antonella. Ho detto loro che mi sento all’ultima spiaggia.

Mi hanno guardato e mi hanno detto che sono due anni che lo ripeto. Hanno riso forse un po’ compassionevolmente. Mi hanno beccato con le mani nel mio auto compatimento.

Ho sorriso anche io,  effettivamente sembra sempre l’ultima, ho replicato. L’auto compatimento é resilienza pura, per me. E’ anche ironia, un buon unguento sulle bruciature.

Le ho informate dell’invito del giudice a fare mediazione tra me e i ragazzi. Erano state loro a proporlo. Lo avevano proposto qualche tempo fa a Ex moglie che però non aveva dato il consenso, poi lo avevano riproposto nella relazione inviata al giudice.

Adesso é il giudice Fusi a caldeggiarla.

Lorenza alla notizia: Bene! Non ci libereremo  mai di te, Paperino. Ti avevamo sbolognato alla pedagogista e ci sei ritornato indietro! Finiremo per non sopportarti più.

Paperino: ahahah… speriamo si sistemi qualcosa in più. Mi dispiacerebbe che i ragazzi andassero in tribunale, sono cose che non dimentichi. Uno sfregio alla loro infanzia. Saranno chiamati a dir male di loro padre. Forse lo faranno anche. Mi dispiace molto. Non per me, figuriamoci, non è questo che mi impressiona. Mi dispiace per gli effetti che un giorno potrà avere su di loro questa cosa.

Io non so ancora perché, ma ho capito che sono stati allenati a dir male di me. Altrimenti non la avrebbero firmata la lettera. Perché sono sicuro che non la hanno scritta. Ma la hanno firmata. Mi sembra una buona forma di educazione a voler male.

Magari se riuscissimo a combinare qualcosa qui in mediazione, riusciremmo ad evitar loro questo parricidio.

Lorenza: è un problema, lo stress cui saranno sottoposti… Ma pensiamo positivo, su.

Sei preoccupato?

Paperino: Sono un po’ teso… ma non preoccupato. E’ come se facessero male a me quando lo fanno ai miei ragazzi.

Lorenza: Allora, raccontaci un po’ il rapporto che avevi con loro. Da qualche parte dovremo partire.

Paperino: cosa volete che vi dica. Sono due anni che non esercito più. Sono stato messo in un angolo. Hanno scritto che sono stato un padre assente. Io ogni sera di ogni santo giorno, stanco ma ripiegati i problemi da parte, tornavo a casa e facevo i compiti con loro . Più con AAAAA che con BBBBB. Se non ci fossero i compiti, guadavamo la TV insieme, sul divano. Spesso abbracciati. I programmi che sceglievano loro, non i miei. AAAAA era la mia ombra poi. Al sabato e alla domenica ero sempre con loro. Allo stadio, ad una loro partita… AAAAA mi seguiva al supermercato, al caffè con gli amici… Dappertutto . Aveva tredici anni e ancora camminavamo mano nella mano per strada. Con BBBBB avevo un rapporto più di sfottò. Cercavo di avvicinarmi a lui sfruttando il canale della sua ironia. Lo invitavo a ballare, me lo spupazzavo perché è come un orsetto.

Con lui il rapporto non era così empatico come con il fratello, ma cercavo di dare sempre il meglio.

Cercavo di farlo sentire importante.

Poi puff… Tutto cancellato. Per un anno non mi hanno voluto vedere e poi sapete la fatica per riaprire i rapporti.

Oggi non conto nulla. Se parlo, nemmeno mi ascoltano .

La cosa più dura é stata leggere che quando stanno con me si sentano minacciati . L’ho detto anche al giudice.

Paperino: Le altre cose che hanno scritto possono starci, può essere rabbia di un adolescente, probabilmente pompata.

Leggere che si sentono minacciati e dire che non sanno cosa sarei capace di far loro è una cosa troppo grossa per me.

Non mi appartiene come uomo, figuriamoci come padre.

Non so come avrei potuto o in cosa potrei minacciarli.

Ho rapporti cordiali con tutti e non ho mai minacciato nessuno, figuriamoci se mi metto a farlo con i miei figli. Mi piacerebbe, se venissero  fuori in mediazione i motivi di questo, ve ne sarei grato.

Antonella: i tuoi ragazzi sono arrabbiati. La lettera riflette il loro risentimento.

Paperino: certo, capisco. Temo che altri abbiano soffiato troppo sulla loro rabbia. Il lutto é una elaborazione personale, ma un adolescente lo rielabora di riflesso. Vivono il lutto di qualcun altro che imbavaglia la loro vita.

Lorenza ride…

Paperino: che ho detto?

Lorenza: nulla… É che ormai… sei nostro collega quasi. Tra un po’ ti facciamo sedere al nostro posto!

Paperino: già … peccato che dove serva non riesca…

Lorenza: devi aver fiducia… Ci proveremo.

Hai le due migliori mediatrici in circolazione… e ti aiuteremo, perché tu ci tieni veramente e questo farà la differenza. Tu ami tanto i tuoi figli e si sente.

Però, Paperino, ci devi fare una promessa.

Paperino: quello che volete…

Antonella : ahahaha …fate di me quello che volete!

Lorenza: fai l’ingegnere…stai tranquillo e lasciaci lavorare.

Paperino: prometto che mi dimetto da mediatore, psicologo, filosofo… Mi dimetto da tutto se mi date una mano.

Lorenza: stiamo qua per questo!

Paperino: Che succederà ora?

Antonella: Adesso convocheremo Ex Moglie. Chiederemo a lei di firmare gli stessi moduli che hai firmato tu oggi per dare il consenso all’ascolto dei ragazzi. E’ un atto formale.

Poi sentiremo i ragazzi. E poi proveremo a vedervi insieme. Magari con un figlio per volta.

Paperino: Bene.

Antonella: Si chiama mediazione intergenerazionale.

Paperino: Ho capito, e che succedere se lei non dà il consenso? O se dà il consenso e i ragazzi comunque non vengono?

Lorenza: Se accadrà, vedremo. Devi avere pazienza e pensare positivo!

Paperino: Ma secondo voi, devo parlare ancora con loro della lettera?

Antonella: Guarda, penso che non sia necessario che lo faccia da solo. Proveremo a farlo insieme.

Paperino: Va bene, aspetto.

 

 

C’è ancora da aspettare. Aspettare senza sapere. Pazienza e solitudine, ardono davvero, quando desideri.

Fare il padre significa non sentirsi solo, sapere che da qualche parte c’è qualcosa di tuo e della tua vita. Fai di tutto perché un pezzo di te sopravviva alla tua sorte e abbia anch’esso un futuro. Come fa un tedoforo con la sua torcia.

Sono i figli le radici dei padri e non viceversa probabilmente.

I figli ti fanno prendere la linfa che ti spinge a far bene e a fare più di quello che potresti.

Sono l’energia ed il bene che è in te.

Se c’è un sentimento che accomuna gli esseri umani è l’amore per i propri ragazzi.

Non c’è religione, razza ed etnia che possa creare distinzioni. I figli ti nutrono e ti fanno crescere.

Diventi più forte e se la tua pelle diventa corazza è perché hai qualcuno da proteggere.

Se le tue fronde ondeggiano al vento, ma rimani in piedi, è perché ci sono loro a tenerti saldo.

Per me è così almeno. Se non ci fossero stati i miei figli non so dove sarei finito. Sicuramente non sarei rimasto nella mia piccola città, curioso come sono del mondo.

Ci sarà il tempo un giorno per me o forse no, ma non mi importa più di tanto.

Magari ci sarà per loro questo tempo e saranno loro a portare in giro quel pezzo di me che poteva farlo ed invece è rimasto a cercare di proteggerli.

Vorrei tanto che avessero un po’ della mia curiosità e la mia apertura verso tutto ciò che accade. Vorrei anche che facessero esperienze diverse dalla mia, perché ci sarebbe un pezzo di me a farle. Vorrei che fossero uomini diversi da me. Perché ci sarebbe un pezzo di me a vedere le cose in altro modo.

Spero anche che questo mio sforzo di oggi possa servire a scaldarli in futuro così che la grettezza che vivono non li possa spegnere.

E se un giorno mai avessero dei figli, che un po’ del fuoco che sto portando loro, possa servire a tenere accesa la loro fiaccola. E’ il fuoco quello che conta, il tedoforo è solo un tramite.

Ritorno in mediazione

Mi avvio in tribunale. Sono teso. Avevo incontrato Mario al mattino presto per altre questioni di lavoro. Siamo stati un’ora insieme. Aveva bisogno di chiarimenti per questioni tecniche in una causa che segue per l’azienda.

Finito di parlare di lavoro.

Paperino: Mario, ci vediamo alle 11,30 in udienza, giusto? Sei pronto?

Mario: Che udienza?

(Mario tra gli stronzi è il numero 1)

Paperino: Mario!!!!

Mario: Si non ti preoccupare… anzi ci dobbiamo sbrigare che devo andare in palestra.

(Maledetto ho pensato tra me e me. Quanto mi fa incazzare.)

Alle 11,30 ci hanno rinviato alle 12,30.

Ho sbirciato il giudice. Le apparenze non corrispondevano alla descrizione che ne avevano fatto.

Molto elegante. Giovane. Cravatta e giacca ben accostate, capelli in ordine. Piglio autoritario considerando la giovane età. Mai un sorriso. Sembra un militare più che un giudice. Accento delle nostre parti. Sarà autoctono.

Ho sentito il colloquio tra Mario e un suo collega.

Mario: ci ha rinviato di un’ora. Va lentamente?

Collega: No guarda, è piuttosto veloce. Ci sono molte udienze. Però devo dire che sono tre ore che non alza il culo dalla sedia.

Mario: no no, è uno che lavora.

 

Nell’ora di disponibilità sono andato a fare un giro all’ipermercato. Ho comprato dei pigiami ai ragazzi, per stemperare l’ansia e per buon augurio. Dicono che se ti concentri sulle cose positive, poi si avverano.

Sono tornato in tribunale e ho trovato in corridoio Stiro. Tirato a lucido come sempre. Capello con cotonatura media, testimonianza di una recente tosatura.

Ex Moglie seduta con faccia nel telefono. Appena mi ha visto le si sono irrigiditi anche gli occhiali. Se qualcuno le avesse spremuto la testa come si fa con i serpenti, sarebbe uscito veleno.

Si comincia …. È il nostro turno davanti alla cattedra. Lo schieramento di fronte a Fusi e Cancelliere è dalla destra: Ex moglie, Stiro, Mario ed io.

L’atteggiamento autoritario di Fusi, mi spinge ad avere una postura militaresca. Braccia in posizione di riposo. Sono stato soldato e poi caporale nell’esercito, il riposo me lo ricordo bene.

 

Fusi: C’è la nota del consultorio e poi questa lettera che è arrivata dei figli.

Avete preso visione vero?

Stiro: Si, io in data odierna, per quanto mi riguarda.

Mario: Oggi mi pare dovremmo procedere alla verifica delle modalità del diritto di visita, signor Giudice.

 

Il giudice Fusi legge ad alta voce il provvedimento del suo predecessore, Citto, sul diritto di visita.

 

Fusi: Dal vostro punto di vista come è il bilancio.

Stiro: Forse è il caso che riferiscano direttamente le parti.

Fusi: Quindi come è andato il diritto di visita?

Ex moglie: I ragazzi, il padre, lo sentono e lo vedono regolarmente, si sentono per telefono e si mettono d’accordo per conto loro, si vedono frequentemente anche durante la settimana, dormono da lui al sabato e alla domenica. ( un sospiro ci stava tutto già appena cominciato… stronzi si nasce). Frequentano il secondo e il terzo liceo scientifico, quindi, in base ai loro impegni reciproci, si vedono. Il padre li accompagna alle partite anche quando è il fine settimana che spetterebbe a me!

Fusi: Quindi a lei sta bene l’attuale modalità.

E: Hanno anche parlato i figli col padre, sono andati a dormire al sabato e alla domenica e si sono messi d’accordo con lui. Hanno avuto un colloquio col padre ed hanno concordato.

( Baldracca… ho pensato)

 

Il giudice guarda me… Mario penso si sia accorto della mia insofferenza alle stronzate dette e mi tiene per la manica della giacca, da dietro per non farsi vedere. Sono una polveriera, me ne rendo conto anche da solo. E’ il suo modo di dirmi di stare calmo.

 

Paperino: Ovviamente le cose non stanno così! Già da luglio mia moglie era contraria a che i ragazzi venissero dal giovedì sera da me. I ragazzi non mi rispondono quasi mai al telefono. Sono stati in vacanza con me quindici giorni, siamo stati una settimana a casa e una fuori, da allora hanno deciso di stare solo al sabato notte con me, non al sabato e alla domenica come riferito. Escono con gli amici, io li prendo a tarda sera, dormono a casa mia e al mattino accompagno uno dei due a fare la partita. Giocano con la squadra alla domenica. Finisce lì. Io, signor Giudice, da due anni che chiedo di fare il padre, e secondo me, fare il padre un sabato notte ogni quindici giorni, mentre i ragazzi stanno in casa e dormono, è riduttivo. Lo sto chiedendo a gran forza da due anni. La posizione di mia moglie è che i ragazzi debbano decidere per conto loro, io questo l’ho sempre contrastato perché lo ritengo, specie in fase adolescenziale, molto pericoloso. Mio figlio è arrivato a dirmi che del provvedimento del giudice non se ne frega niente. Io parlo loro continuamente nei pochi momenti che stanno con me. Perché accompagnarli ad una partita di calcio significa portarli da casa al campo di calcio e di ritorno a casa. Non è che durante il gioco sto con loro. Non ho molte occasioni di dialogo. A me piacerebbe seguirli nei compiti, mi piacerebbe sapere quello che fanno e purtroppo in questa situazione in cui la mia figura è completamente annullata, tutto è difficile. Non mi rispondono, quello che dico non lo considerano, perché dall’altra parte c’è chi dice che possono fare di testa loro. Le uniche armi che ho usato sono la pazienza e il dialogo, però il poco tempo a disposizione, non mi agevola.

In mediazione è stato chiesto a mia moglie di avviare un dialogo padre figli perché lei diceva che i problemi nascono dalla mia incapacità di avere un dialogo con loro.

Alla proposta si è rifiutata. Non capisco oggi questa sua richiesta di farli venire in tribunale, non avendo accettato la proposta di avviare un dialogo tra me e loro davanti a personale qualificato.

Fusi: Lei l’ha letta questa lettera dei suoi figli?

Paperino: L’ho letta! Ma quella è falsa.

Fusi: In che senso?

Paperino: Già dall’incipit, signor Giudice. Dicono di avere 15 e 16 anni quando ne hanno quattordici e quindici. Il più grande ne farà 16 tra un mese, il piccolo al prossimo anno ne farà 15.

Dicono che la mia casa è in campagna aperta e non è vero. Nella strada dove abito ci sono 18 abitazioni in trecento metri, c’è pubblica illuminazione, fogna, acqua. Vivo in contrada Monteamaro a 3 chilometri dal centro della città. Certo è campagna, ma è ormai quasi una zona residenziale.

Fusi: Quindi secondo lei quella lettera chi l’ha scritta?

Paperino: Sicuramente loro no, io ho chiesto spiegazioni a mio figlio, perché nell’ultima parte è molto dura.

Ho chiesto a mio figlio, lui piangeva e non aveva risposte.

Molte cose riguardano discussioni che avevo con lei (indicando ex moglie) dall’inizio. Consideri che io per un anno non ho visto i miei figli. Mi avvicinavo a casa per salutarli e lei mi filmava manco fossi uno stalker.

Ho ricominciato a vederli grazie al servizio di mediazione, solo dopo la mediazione che ho fatto con mia moglie, sono riuscito a vedere i miei figli e a tenerli a pranzo qualche volta. Poi dopo che il giudice ha finalmente disposto il diritto di visita hanno accettato di venire in vacanza con me e dormono al sabato sera da me. Il dialogo si è riaperto, però così il padre non lo riesco a fare. Io vorrei, se mi fosse consentito. Ho tutta la dedizione e l’amore necessari per i miei figli, per fare il padre. Purtroppo mi scontro con un muro. Non ritengo, a differenza di lei, che dei ragazzi di quattordici e quindici anni debbano decidere. E sono 14 e 15 anni anche se sulla lettera è scritto 15 e 16.

Fusi: Che vuole dire che questa l’ha preparata sua moglie ? Giusto per capire.

Paperino: Senta, io non faccio accuse gratuite. Non sono abituato ad esprimermi su cose che non conosco. Io non lo so chi l’ha scritta. So che ho parlato con mio figlio e gli ho chiesto in cosa si sentisse minacciato da me. Il resto non l’ho considerato. Il fatto che loro abbiano i loro amici, sono cose che ci stanno. Il fatto che siano comodi a casa loro, anche. Ma vedersi scrivere da un figlio di sentirsi minacciato da te è una roba grossa.

Fusi: la cosa che mi lascia così, è che dice ‘’a volte lui ci minaccia, dicendo che ci farà vivere con lui quindici giorni consecutivi, che non sappiamo di cosa sia capace e che procederà per vie legali. Ci sentiamo come se ci minacciasse’’. Questa è una parte un po’….

Paperino: E’ dura, lo so. Ho chiesto a mio figlio, non mi ha dato spiegazioni, piangeva. Poi non ho insistito perché era provato. Non me la sono sentita di andare oltre e mortificarlo ancora di più. Ho chiesto a lei, scusami, se ritieni che il problema sia il rapporto padre figli, avviamo un percorso di mediazione padre figli e vediamo se il problema è quello.

Io con i miei figli ho parlato del diritto di visita. Ho detto loro: ragazzi, io non è che vi voglio obbligare a venire da me. Sto cercando di fare il padre. Non l’ho stabilito solo io che dobbiate venire qua a Monteamaro. C’è anche un provvedimento del giudice. Dite di essere grandi. Siate più responsabili anche voi. Con la mamma, che dobbiamo fare? Dobbiamo stare sempre in tribunale e devo chiedere di stare con voi a casa quindici giorni per poterci vedere?

Questo è stato il mio dialogo con loro. Il risultato forse è stato quella lettera. Però pare che dica che io li abbia minacciati o li faccia sentire sotto minaccia. Io non ho mai minacciato nessuno, figuriamoci i miei figli. Non lo so… io….non lo so…

Ex moglie: Volevo aggiungere che non è vero che non rispondono al telefono. Anche a me non rispondono, talvolta. Ma io li sento che parlano col padre. Non è così come dice lui.

Fusi: Senta, mi spieghi, come mai qua nella relazione del centro di mediazione si dice che avrebbero proposto una mediazione padre figli e lei non avrebbe acconsentito?

Ex Moglie: non è vero, non è che non ho acconsentito.

Fusi: Signora, non è che l’abbia detto suo marito, lo dicono due assistenti sociali, mediatrici.

Ex moglie: No non è così, lì ognuno esprime la propria opinione e poi loro estrapolano quello che vogliono. Io non ho detto no, ho detto che non è necessario secondo me. I ragazzi col padre si sentono, si vedono, che bisogno c’è di andare in quel centro. Possono arrivare a comunicare anche senza andare in mediazione. Era quello il mio discorso. Io dico, ma col padre, si vedono, si rapportano.

Fusi: Lei non lo riteneva necessario quindi, ma se lo hanno scritto le mediatrici…

Non lo so chi l’ha scritta questa relazione, ma se questa proposta l’hanno fatta delle mediatrici, un senso ci sarà. Oltretutto mi si dice che per un anno il padre non ha visto i figli, tutta questa tranquillità di rapporto non c’è.

Ex: Sono passati due anni e mezzo da questa separazione. C’è stato un periodo di rielaborazione del lutto. Abbiamo litigato ed è andato via, mi ha dato uno schiaffo fortissimo quindi loro hanno dovuto subire questa situazione. (lei, il fatto che mi abbia alzato le mani per prima, proprio lo ha rimosso… deve essere una malattia) Poi i rapporti sono andati migliorando, si è fatto tutto un lavoro. Il ragazzo quel giorno che ha parlato col padre della lettera, me lo ha riferito.

Fusi: Cosa le ha riferito?

Ex : Mi ha riferito che ha parlato col padre.

Fusi: Ma i suoi figli le hanno detto che hanno scritto questa lettera?

Ex: Si certo, me lo hanno detto. Perché loro parlavano con padre cercando di spiegare le loro motivazioni sul perché non vogliono andare da lui, ma lui non capiva. Rispondeva solo ha detto il giudice, ha detto il giudice, ha detto il giudice.

Paperino: Ma non è vero!

Ex Moglie: Mi hanno raccontato che se non avessero fatto così sarebbero dovuti stare 15 giorni a vivere con lui.

Fusi: Vabbè, io li posso anche sentire i ragazzi, però voglio dire…. l’impegno vostro deve essere assoluto. Non può mancare. Il recupero di un rapporto sereno con il padre, risponde all’interesse dei figli. Non è l’interesse del padre. E’ l’interesse dei figli ad avere un rapporto col padre. I ragazzi non sono ancora maturi per poter esprimere una valutazione pienamente consapevole, ripeto io li posso sentire, però vi dovreste impegnare di più sul fronte della mediazione. Perché leggendo anche la lettera, un rapporto pieno non pare che ci sia.

Bisogna mettere da parte i conflitti nell’interesse dei figli. Quello che riferiscono i mediatori denota una situazione non serena e sicuramente la necessità che ancora si lavori nel senso di un recupero pieno del rapporto dei ragazzi col padre che al momento non c’è. Intanto da quello che mi sembra di capire voi vorreste….

Mario: Se posso…

Fusi: si

Mario: Il cambio di magistrato in queste vicende…

Fusi: Sono vicende più umane che di legge…

Mario: Esatto… non le è stato consentito di vivere tutto l’iter e quindi questo è importante…

Abbiamo messo in evidenza la volta scorsa, la cosa più importante. La mia preoccupazione personale come difensore, ovviamente anche del mio assistito, è che si stava lasciando ai ragazzi una autonomia sui rapporti che li metteva in grossa difficoltà a quell’età. Perché è preoccupante la reazione di chi deve decidere quando non ha le spalle forti e quando vive in un conflitto. Ha paura di scontentare i genitori, ma certamente il genitore con cui passa più tempo principalmente, questa è una esperienza comune che abbiamo tutti nello svolgimento del nostro lavoro in questo ambito.

Io sollecitavo un recupero da parte di entrambi i genitori del loro ruolo. Nella mia ottica mi riferivo principalmente alla madre che era quella che maggiormente poteva favorire questo recupero, che però obiettivamente non c’è, perché la signora ha una visione delle cose diversa. Non voglio criticare, ma rappresentare come un dato oggettivo che rappresenta comunque uno stato. Qualunque sia la posizione giusta o sbagliata non agevola i ragazzi che evidentemente si irrigidiscono. Del resto l’uso in quella lettera di alcuni termini come arbitrario, come minaccia è sintomatico. Arbitrario è un termine tecnico, addirittura nella lettera si riportano delle cose che sono quelle che ho detto io nella udienza precedente. Perché sono io che l’altra volta ho detto che noi siamo disponibili ad applicare le linee guida del tribunale. Veniamo noi a casa se per loro è un problema, più di questo non possiamo fare. E’ stato previsto nelle linee guida che si possa fare, noi fin da ora siamo disposti. Se i ragazzi non vogliono spostarsi dalla loro abitazione, sarà il padre a spostarsi, non c’è problema. E stranamente si riporta come minaccia quell’elemento. Questo mi ha colpito e preoccupato. (poi ironicamente) A parte un certo uso di parole forbite… però fa piacere che ragazzi di quella età abbiano un linguaggio anche scritto molto evoluto, questo fa piacere perché vuol dire che la scuola serve. Detto questo ritrovo dei passaggi e delle preoccupazioni che non sono minacce, ma sono legittime richieste che il difensore aveva fatto, valorizzando quello che è un nuovo indirizzo. Ovviamente non imporre, ma discutere se è possibile. Lei è di Paperopoli Giudice, Monteamaro la conosce, sa che è una zona popolosa. A chi non piace vivere in città, vive lì, ed è un piccolo quartiere di Paperopoli ormai, da anni. C’è tutto, acquedotto, fognatura, pubblica illuminazione e i ragazzi poi hanno la moto, sono indipendenti. Comunque, se i ragazzi persistessero nel dire che non vogliono andare a Monteamaro dal padre, questi si farà carico, per venire incontro ai figli, di trasferirsi a casa loro. Anche se al padre questo può pesare perché ritorna in un ambiente che per lui non era certamente sereno. Ma non è importante per lui, pur di esercitare pienamente il suo ruolo.

Fusi: Di questo avevate già parlato?

Mario: Si, io l’ho proposto.

Fusi: La signora dove dovrebbe andare in quei giorni?

Paperino: io non ho casa mia, io sto da mio padre.

Stiro: No, non è praticabile, la signora non avrebbe dove andare.

Fusi: Già non è praticabile.

Paperino: ma nemmeno io ho casa mia!

Fusi: Ehhh…

Stiro: Mi permetta di farle presente solamente questo. Da una situazione di assoluta rottura tra padre e figli, grazie all’intervento di Ex moglie si è riusciti a ristabilire un rapporto. Più di quello che ha fatto la signora, credo che non si possa fare, adesso sta al padre fare il resto.

(Sti bastardi… ora si prendono pure il merito della riapertura del rapporto coi ragazzi)

Fusi: Quello che io penso è che il rapporto è stato avviato, ma che ancora ci voglia altro impegno. Bisogna proseguire in questo percorso.

Mario: Mi consenta di finire però, sennò mi sfugge quello che stavo dicendo.

Fusi: si si, dica avvocato.

Mario: la conclusione di tutto era questo. Già l’altra volta avevo chiesto questo, proprio per evitare che i ragazzi avessero un peso eccessivo nel decidere. Credo che sia indispensabile, credo che lo dica il centro per la famiglia, ma lo avevamo già detto anche noi prima, avviare quanto prima questa mediazione padre figli. In parte ha funzionato questa mediazione tra genitori, da una incomunicabilità assoluta, un minimo di comunicazione c’è stata. Non può proseguire perché Ex moglie ritiene di non dover proseguire, ma per carità è una scelta, ed io ritengo di non dover entrare in questa scelta. Però abbiamo il dovere tutti, giudice difensori e parti di farsi carico di questa opzione per l’interesse dei figli. E’ l’unica, con persone professionalmente preparate che sanno come muoversi e sanno ridurre questa conflittualità. Io la avvierei immediatamente. Deciderà lei, però forse, siccome il rinvio non potrà essere a brevissimo, sarebbe opportuno iniziare da subito questo percorso affinchè i ragazzi alla prossima volta possano riferire sull’esito della mediazione oltre che sul contenuto della lettera. Anche noi avremo più elementi per ridiscutere e poi fare una sintesi. La decisione ovviamente è sua.

Stiro: Credo che l’intervento del magistrato sarebbe utile per vincere le resistenze dei figli in quanto, da quanto riferisce la signora , i ragazzi non gradirebbero questo percorso. Un suo intervento potrebbe valere.

Fusi: Guardi avvocato, nella relazione si dice che la mediazione non è stata fatta per mancanza di autorizzazione da parte della madre.

Ex moglie: Non è vero che io non abbia autorizzato.

Paperino: Non ha autorizzato!

Fusi: Va bene, lasciamo perdere il passato, lei sarebbe disponibile ad autorizzare oggi? Secondo me sarebbe una buona opportunità.

Ex Moglie: per me non c’è problema. Ma perché dei ragazzi che si vedono e si sentono con il padre tutti i giorni e comunicano col padre dovrebbero subire questo?

Fusi: Ma signora, secondo lei, i ragazzi hanno un rapporto sereno col padre? Mi risponda francamente. Due ragazzi che scrivono una lettera del genere, hanno un rapporto sereno col padre? Credo che questa lettera dimostri che una mediazione sia opportuna. Altrimenti non avrebbero scritto, se tutto andasse bene. Non crede?

Io posso stabilire l’ascolto dei minori come chiedete, ma ne frattempo vi consiglierei questa mediazione padre figli. Perché il mio intervento può essere utile, ma quando vanno a casa del padre, non possiamo sapere cosa succede.

Ok, verbalizziamo.

 

Il giudice sentite le parti, letta la missiva inviata dai figli nonché la relazione del centro per la famiglia di Paperopoli, datata 26/10/17, ritenuta la necessità di ascolto dei minori, per stabilire la regolamentazione del diritto di visita da parte del padre, invita in primo luogo le parti a consentire all’avvio di un percorso di mediazione tra il padre e i figli, presso il centro per la famiglia, invitando gli operatori di quest’ultimo a inviare una relazione in merito entro il 31 gennaio 2018.

 

Mario: Giudice mi scusi, per avviare questa mediazione si farà carico il centro? Perché sono molto precisi, tendono a non prendere iniziative se non demandati. Sono molto attenti a non debordare i loro compiti.

 

Fusi: Si, adesso… Dispone la comunicazione al centro per la famiglia del presente provvedimento affinché avvii la predetta mediazione.

Fissa il xx gennaio per l’ascolto dei minori.

Buona giornata.

 

 

Il giudice saluta e mi sia avvicina Stiro.

Stiro: ma ingegnere, perché non provate a parlare con Ex moglie?

Paperino: Avvocato, con i sordi non si parla.

Stiro: Dovreste tentare invece.

Paperino: Avvocato le ripeto (con meno pazienza)… con i sordi non si parla, è difficile.

Stiro: Non è vero, non è vero, mi consenta di dissentire.

Paperino: Avvocato ( tagliando corto)…. La sua opinione è legittima, ma è la sua opinione.

Stiro: Se riuscite quanto meno a parlare, perché solo così….

Paperino: (Senza pazienza e gesticolando vistosamente) Guardi, mettiamola così…purtroppo c’è un principio su cui non intendo passare oltre. Dire che dei ragazzi di 14 e 15 anni possano decidere quello che vogliono, a me, sembra anormale.

Stiro: e su questo sono d’accordo con lei!

Paperino: E allora lo spieghi lei alla sua cliente, perché in due anni non ci sono riuscito e non da solo, nemmeno con l’aiuto di mediatori.

E mi stia a sentire…. avvocato, se non si sistema questo principio, con me, non solo non provate a parlare ma nemmeno ad avvicinarvi . La saluto.

 

 

 

 

Ho scritto un messaggio a Lorenza, avvisandola dell’ascolto in tribunale e che mi avrebbero rispedito in mediazione. Padre figli stavolta.

Come un Salmone

Oggetto: Procedimento civile promosso da Ex Moglie nata a Paperopoli il XX/XX/XXXX nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx/xx/xxxx. Minori Paperino AAAAA e Paperino BBBBB. G.I. Dott. Citto. N. xxxx/2016 R.G.

Con la presente si riscontra codesta A.G. in merito al lavoro effettuato con la coppia genitoriale meglio generalizzata in oggetto.

In data 23/08/c.a. la coppia genitoriale è stata contattata telefonicamente per fissare un incontro di mediazione finalizzato a verificare l’andamento o del diritto di visita durante il periodo estivo. Il sig. Paperino si è reso disponibile mentre la sig.ra Ex Moglie ha comunicato di avere altri impegni per la stessa giornata. Si è pertanto rinviato l’incontro alla prima settimana di settembre, ribadendo telefonicamente l’importanza di organizzarsi, introducendo la variazione contenuta nel diritto di visita che prevedeva che i pernotti dei ragazzi con il padre dovessero iniziare dal venerdì sera. La premura delle scriventi nel ribadire il rispetto del provvedimento è stata dettata dalla constatazione della contrarietà ad adeguarsi a tale determinazione da parte della sig.ra Ex Moglie esternata già a luglio, in occasione dell’udienza in Tribunale.

In data 05 settembre è giunta a questo servizio una mail da parte del sig. Paperino denunciando il mancato rispetto del suo diritto di visita, che si allega alla presente.

Ricontattati immediatamente entrambi si è fissato per l’08 settembre un colloquio congiunto. In detto incontro si è acquisito che i periodi di vacanze estive (ultima settimana di luglio e prima di agosto con la madre e seconda settimana e terza di agosto con il padre) sono stati vissuti serenamente dai ragazzi. Gli stessi, a dire della madre, solo verso fine agosto avrebbero accusato dei problemi di salute che, pur essendo in fase di miglioramento, non li hanno consentito di attuare il diritto di visita previsto con il padre; tale indisposizione ha portato, inoltre la madre anche a rimandare la visita di controllo dal dentista a cui sarebbero dovuti andare accompagnati dal padre.

Durante la seduta di mediazione è emerso da quanto riportato dal sig. paperino nella mail inviata al servizio risultava confermato dalla sig.ra Ex Moglie.

La signora descrive i suoi figli come ‘’ragazzi grandi e responsabili’’ e quindi liberi di scegliere, e che tale resistenza degli stessi ad andare con il padre non è determinata da una influenza ma piuttosto da un’assenza di comunicazione padre- figli.

Sulla scorta delle preoccupazioni sopra esplicitate si è proposto alla coppia genitoriale un intervento di mediazione intergenerazionale padre- figli finalizzato al miglioramento della comunicazione e relazione. Tale spazio non è stato, purtroppo, mai utilizzato per mancanza di autorizzazione da parte della madre.

La sig.ra Ex Moglie appare molto restia a qualsiasi intromissione esterna, coinvolgendo in questa sua convinzione anche la figura dell’ex marito, affermando che ‘’noi tre siamo sempre stati insieme e lui ora si vuole insinuare’’ parlando del suo rapporto con i due figli.

Lo spazio di mediazione è stato utilizzato per riflettere con entrambi circa l’importanza di abbassare i livelli di conflittualità interpersonale, focalizzando le proprie energie in un lavoro che possa dare continuità e stabilità alla relazione padre – figli, i quali avendo una età che li impegna maggiormente in attività extra scolastiche nelle ore pomeridiane, potrebbero vivere i momenti serali quali occasioni di incontro e confronto col padre.

Questo servizio a conclusione di tutto il lungo percorso con la coppia genitoriale, iniziato circa un anno fa, ha ribadito alcuni concetti su cui più volte ci si è soffermati, legati a come i ragazzi in età adolescenziale hanno ancora bisogno che vengano loro presentate, ma anche esigite, alcune regole di comportamento, perché per loro i valori sono rappresentati da modelli viventi, che li attraggono, non sono completamente interiorizzati e sono soggetti alle emozioni e ai vissuti nelle varie situazioni.

Si è offerta alla coppia genitoriale la possibilità di individuare strategie condivise per evitare di ‘’ lasciar fare tutto, leggere tutto, vedere tutto, decidere i propri orari, permettere di rispondere in malo modo’’ da parte dei loro figli, al fine di scongiurare una manifestazione dell’abdicazione dei genitori alla loro funzione e al loro ruolo.

Discreti i risultati raggiunti rispetto ai presupposti da cui si era partiti, pur se la coppia, specie nell’ultimo periodo, si è orientata su obiettivi diversi da quelli in premessa, rendendo il percorso mediativo non più praticabile.

Il finale un po’ deludente dal mio punto di vista. Quando alla fine si dice che la coppia si è orientata su obiettivi diversi non si comprende cosa vogliano dire. Anche quel ‘’risultati discreti’’ è ovattante.

E’ venuta fuori una foto corretta della situazione in tutta la relazione, alla fine le mediatrici hanno ritenuto di abbassare il tiro, forse.

Avranno avuto le loro ragioni. L’ho fatta leggere ad altri, perché io di parte posso leggere ed interpretare di pancia. Era importante per me capire che sensazioni avrà il giudice semmai la leggesse. Il commento è stato: tronca, finale annacquato, si sono cagate sotto, non si sono volute esporre, fanno sempre così.

Tutta gente che fa il tifo per me, si aspettavano una sentenza più che una relazione. Temo però che anche il giudice, se miracolosamente leggesse queste pagine avrebbe la stessa sensazione.

Ma tanto è ed io ho solo da dire grazie.

Ho portato mio figlio AAAAA al dentista. Gli ho chiesto della lettera che ha scritto. Gli ho chiesto: Figlio mio, ma perché hai scritto che ti senti minacciato quando sei con me? Cosa ti ho fatto per farti sentire minacciato?

Piangeva AAAAA, piangeva e non aveva risposte.

E’ stato molto più straziante che leggere la lettera. L’ho rincuorato. Gli ho detto che non importava.

Sono stato alla sua partita, hanno stravinto e lui, ormai signore del centrocampo, ha fatto l’ennesima prestazione sontuosa. Mi hanno riferito che è venuto un osservatore a vederlo. Spero che non faccia il calciatore ma è sempre una gratificazione.

E’ bello come il sole AAAAA, ha cervello, carattere, capacità da vendere. Non capisco perché debba subire tutto questo. Proprio non comprendo.

A volte mi chiedo se è giusto il mio lottare.

Ma mi sento un salmone che risale la corrente per andare a deporre le uova. Il salmone, deposte le uova, muore. La fatica è davvero immane.

Non so perché stia risalendo la corrente come non si sa perché il salmone lo faccia. E’ la natura forse, sento i ragazzi in pericolo e non riesco a stare fermo.

Mi hanno abbandonato più o meno tutti. Si saranno stancati. Si è stancato il mio avvocato, il mio amico avvocato che mi ha aiutato, le mediatrici, quel che rimane della mia famiglia.

Me ne accorgo perché se chiedo aiuto, mi carambolano da qualche altra parte.

Anche il salmone perde per strada molti dei suoi compagni di risalita.

Inducono tutti alla rassegnazione ed al lavoro su me stesso come unico rimedio.

Mi dicono:

– Impara a ingoiare il boccone, non c’è nulla da fare se non cercare di lavorare da solo a ristrutturare il rapporto coi ragazzi. Ci vorranno anni forse, ma altro non si può.

– Stai tranquillo… vedrai… si sa che le cose vanno così quando ci si separa e tu sei pure un fortunato perché accade di molto peggio.

– Devi avere pazienza.

– Devi trovare la giusta empatia con i tuoi figli.

– Devi lavorare su te stesso.

– Devi sentire le tue emozioni e le loro emozioni, evidentemente hai un po’ di stitichezza emotiva anche tu.

Bene, signori della pazienza, delle emozioni, dell’empatia, della fede… permettetemi un grosso vaffanculo a tutti, con stima, affetto e gratitudine.

C’è una delinquente che fa violenza psicologica su dei minori, i miei ragazzi.

Ha un gruppo di pressione che lavora con lei, la sua famiglia.

Di discreto non c’è nulla in questa storia, io vedo solo merda.

Qualcosa me la devo inventare. Mi rendo conto che le uova sono mie e non posso chiedere a qualcun altro di portarle alla sorgente del fiume al mio posto. Ma io ci devo provare. Il 6 novembre c’è l’udienza. Vedremo.

Non c’è fine

Quando sei ragazzo e studi, impari. Capita però come è capitato a me di non metabolizzare immediatamente tutto. Io ho fatto il liceo classico, molte cose le ho studiate anche bene. Ero piuttosto bravo ma non ero maturo abbastanza per coglierne il senso profondo.

E’ vero che per sapere veramente bisogna sentire. Quando le cose le senti, il sapere acquista un altro valore, si apre. Come una farfalla che esce dal bozzolo.

Una delle più belle cose lette all’epoca fu l’episodio di Ettore e Andromaca alle porte Scee, nell’Iliade di Omero.

Imperversa la battaglia, I troiani sono assediati da anni e stanno per essere sconfitti. Ettore, il più valoroso dei troiani sa che probabilmente a breve morirà. Si reca ad abbracciare moglie e figlio. La moglie Andromaca tenta di convincerlo a fuggire, lui non può tollerare. Non cede perché il disonore lo segnerebbe a vita. La scena si chiude con un momento di rara delicatezza: di fronte al piccolo Astianatte, che urla disperato voltandosi verso la nutrice perché in quel guerriero minaccioso e armato di tutto punto non riconosce il padre. Ettore si toglie l’elmo, mentre sorride dolcemente e prende in braccio il figlio.

 

Detto questo, Ettore tese le braccia al figlio;

ma egli si voltò verso il seno della nutrice,

urlando spaventato dall’aspetto del padre,

dalla lancia e dal cimiero irto di crini di cavallo

che vedeva agitarsi terribili sull’elmo.

Sorrise il caro padre e la nobile madre,

e subito Ettore si tolse l’elmo e lo posò per terra

luminoso. Poi baciò il figlio amato,

lo fece saltare sulle braccia e disse pregando Zeus

e gli altri numi: ‘’ Zeus, e voi dei del cielo,

fate che mio figlio cresca e diventi come me

uno dei primi Troiani, pieno di forza

e che regni sovrano su Ilio, così che qualcuno

possa dire di lui che torna dalla guerra:

‘’ E’ molto più forte del padre’’. E che porti

le spoglie insanguinate di un nemico

e ne abbia gioia in cuore la madre’’.

Dopo queste parole mise il figlio

In braccio alla cara sposa. Ed essa lo strinse

al petto odoroso sorridendo fra le lacrime.

 

Le ragazzine sognano di diventare delle principesse, io, ai tempi, mi ero immaginato la mia vita così, come Ettore.  Sarà per la prossima. Adesso dopo un periodo di stanchezza e pensieri è tornato il momento di rimettere l’elmo. La guerra non mi è mai piaciuta, sono un uomo di pace.

A volte non se ne può fare a meno purtroppo, l’orrore che mi viene recapitato dal tribunale non permette altro. E battaglia sia.

Caro Giudice Citto o chi lo sostituisce,

siamo AAAAA e BBBBB rispettivamente di 16 e 15 anni (non vero… ancora 14 e 15) frequentiamo rispettivamente il III liceo scientifico e il II liceo scientifico di Paperopoli, viviamo in via dei fiori zona Cascina, le abbiamo deciso di scriverle questa lettera per comunicarle che Lei ha stabilito dei giorni in cui dovremmo andare a vivere con nostro padre che vanno da giovedì a lunedì a settimane alterne a partire dal mese di ottobre, ma vorremmo farLe sapere che noi non è che non vogliamo vedere i passare del tempo con nostro padre, che tra l’altro abbiamo sempre visto anche tutti i giorni, pranzato o cenato in base alle necessità e agli impegni recirproci, nonché fatto anche dei piccoli viaggi con lui.

Ma non vogliamo andare a vivere a casa sua tutti quei giorni consecutivi, da giovedì a lunedì come stabilito arbitrariamente, perché vogliamo vivere a casa nostra dove abbiamo tutte le nostre cose e le nostre abitudini, tra l’altro dobbiamo studiare e stare tranquilli e sereni, mentre lì in campagna dove vive nostro padre, Contrada Monteamaro, dove siamo già stati questa estate per una settimana ci siamo sentiti isolati non potendoci muovere neanche in maniera autonoma e poi quando lui va a lavoro, noi restiamo soli in campagna bloccati sentendoci isolati.

(La settimana che sono stati con me non ho lavorato. Sono stato a loro disposizione 24 ore su 24 come sempre del resto. Li ho portati su e giù fino a 6 volte al giorno assecondando ogni loro desiderio)

Noi abbiamo bisogno delle nostre cose e di continuare ad avere le nostre abitudini, nonché la nostra indipendenza di movimento. (AAAAA ormai da un anno si muove in moto da solo) cosa che lì in campagna aperta non abbiamo. (Nella mia strada lunga 300 metri ci sono 18 abitazioni… campagna aperta). Tra l’altro non siamo stati abituati in tutti questi anni a vivere così lontani dalla città e dalle comodità e quindi ci sentiamo veramente isolati e non nascondiamo di avere anche un po’ di paura a stare lì da soli.

Nessun nostro amico può neanche raggiungerci in maniera autonoma, e non abbiamo nulla delle nostre cose in quel posto e rimane comunque una casa molto disabitata. Inoltre noi oltre a voler stare a casa nostra, non ci va di passare tanti giorni lontani da nostra mamma a cui siamo molto legati. Quindi preferiremmo poterci mettere d’accordo con lui per vederci di volta in volta in base ai nostri e ai suoi impegni visto che noi dobbiamo studiare, fare sport e frequentare i nostri amici e lui è sempre impegnato per il suo lavoro. Negli anni passati non c’è mai stato, era sempre fuori per lavoro, (questa è di gran lunga la più grossa) e quindi non abbiamo neanche molta confidenza nel parlare delle nostre cose e non crediamo lui abbia neanche molto tempo da dedicarci.

(penso a tutte le sere che facevo i compiti con loro, ogni sera di ogni santo giorno. Stanco, pieno di problemi e col sorriso. Mi viene una grande amarezza).

Questo non vuol dire che non vogliamo passare del tempo con lui ma non vogliamo stabilire dei giorni fissi e soprattutto prolungati, va bene il fine settimana ma per il resto ci sembra opportuno poterci mettere d’accordo con lui di giorno in giorno, come d’altronde facciamo visto che lui a volte sposta i giorni per i suoi impegni lavorativi. (Non è mai accaduto…. In un anno ho annullato qualsiasi impegno pur di stare con loro)

Anche perché durante la settimana finiamo gli allenamenti in tardo pomeriggio o in tarda serata e poi andare a cenare fuori con nostro padre risulta, in alcuni giorni in cui abbiamo molti compiti, veramente difficile anche perché ci porta sempre in giro per ristoranti. (non sono mai venuti…. a cena durante la settimana …. Mai… ma è funzionale ad alzare il mio reddito davanti al giudice)

A volte lui ci minaccia dicendoci che ci farà vivere con lui per quindici giorni consecutivi e che non sappiamo di cosa sia capace e che procederà per vie legali, inltre dice di venire a vivere a casa al posto di nostra madre, e noi non vogliamo questo. Ci sentiamo come si ci minacciasse. Pertanto chiediamo anche di poter essere sentiti personalmente nella prossima udienza per poter esporre meglio le nostre motivazioni.

LA salutiamo 

AAAAA e BBBBB Paperino.

…..

Ettore si commosse, l’accarezzò con la mano e le disse:’’ non essere in pena per me, infelice. Non uno, contro il destino, mi farà precipitare nell’ Ade. … Gli uomini di Troia penseranno alla guerra: Io più degli altri”.

 

Un pomeriggio al mare

Guardare il mare in inverno è una delle cose più avvolgenti che si possa fare. E’ uno dei modi migliori per stare con se stessi. C’è il rumore delle onde che sbattono a farti compagnia, ma è come se fosse un rumore di silenzio. Rumore fuori e silenzio dentro. C’è il sole, ma è un sole di ghiaccio che non scalda. Illumina di luce fredda. C’è il vento che stranamente non è leggero . È pesante e con il suo peso ti immobilizza i pensieri. Non puoi fare il bagno perché è troppo freddo ma l’umido lo senti nelle ossa quasi a bagnarti l’anima. Forse sono tutti questi contrasti che ti costringono ad unire i pensieri perché non ti si scomponga il cervello. È così nemico a vedersi il mare di inverno ma è uno di quei nemici valorosi e leali a cui puoi girare le spalle. Sai che nella schiena non ti colpirà mai. È come se capisse che sei da lui perché hai perso. Un nemico leale e valoroso non infierisce mai, ha pietà nella vittoria. 

Chi vive sul mare come me spesso non immagina posto migliore per la sepoltura. Cedere le armi al nemico più grande è fine da vero guerriero. Già perché il mare è grande, immenso. 

Sono seduto in riva al mare, vorrei rialzarmi ma non ce la faccio. Metabolizzare una amarezza è una roba da duri ed io la durezza nella vita non la comprendo ancora. Ho pappa nel cuore. Non sono un molle ma non capisco perché per campare bisogna per forza essere duri . Dicono che sia la vita ad indurirti ed io ancora di questo non mi capacito . Più va male e più divento sensibile al male mio e quello degli altri, più vorrei che il bene fosse di tutti. 

Una volta mi hanno detto che se sei pecora, i lupi ti mangiano. Io pecora non mi sento. Sono uomo e l’umanità la cerco, la spio negli altri e mi piace tremendamente quando la scovo.

E’ bello il mare di inverno. Ti sconfigge ma perdi bene.