Pazienza… che strana parola.

 

Ai messaggi qualche volta rispondevano.

Qualche volta ai messaggi sì, ma solo per ribadire un no, secco. Pazienza, mi dicevo, ci vuole pazienza.

Al più grande  avevo ‘wazzappato’ che  sarei andato a vederlo all’allenamento di calcio e come ogni volta mi ero proposto per riaccompagnarlo a casa. La risposta la conoscevo, ma questa volta, testuali parole: ‘’Non voglio domenica mi porti alla partita’’!

Ho riletto il messaggio più di una volta. Ho messo anche gli occhiali per leggere da vicino e sono stato attento a vedere che non ci fossero negazioni doppie nella  prima  frase. Il ”non voglio” era per l’allenamento, dunque! Nella frase successiva si leggeva chiaramente un ‘mi porti alla partita’! Il ‘non’ era nella principale precedente. Tra me e me facevo esegesi, analisi logica e un po’ di confusione: ma si sarà dimenticato un che?  Non voglio ‘che’ mi porti alla partita? O si è dimenticato una virgola e voleva distinguere le due cose? Voleva dirmi proprio quello. Mi accompagni alla partita.  E’ stata una botta al cuore. Una vampata di calore per tutto il corpo. Non ero preparato! Ridevo di gioia da solo.

Mi vuole… mio figlio mi vuole alla partita… Un pizzicotto per testare l’esistenza del momento ci stava tutto!

Ero stanco, avevo perso anche lo stimolo per cercare un accordo legale con mia moglie. Ma come posso accordarmi con lei se è più di un mese che non vedo e non sento gli ostaggi? Qualcuno deve dare conto di questo? Il mio avvocato mi diceva che non avrei potuto far nulla. Se avessi fatto intervenire i servizi sociali, probabilmente avrei reso più lungo un probabile riavvicinamento dei ragazzi. Avrebbe fatto pressione sull’altra parte per cercare di ricondurre il clan di mia moglie alla civiltà.

Devi avere pazienza, mi ripeteva.

Avevo provato anche a presentarmi a casa. Ero stato bloccato da mia moglie.

  • Se non te ne vai, chiamo i carabinieri!
  • Chiama chi vuoi, sono venuto a vedere i ragazzi che non sento e non vedo da giorni! Anzi chiamali pure i carabinieri, così certifichiamo la cosa.
  • Non ti puoi presentare così quando dici tu!
  • Ma come quando dici tu! Sono giorni che cerco di contattarli. Cosa devo fare ? Gli appostamenti? Ma possibile che non possa vedere i miei ragazzi? Che problema hai?
  • Sono loro che non ti vogliono vedere! Li devi rispettare!
  • Ma che intendi per rispettare, devo sparire?
  • Li devi rispettare e avere pazienza!

Vedi? Pensai. Lo dicono tutti. Pazienza.

  • Ho capito, ma ci voglio parlare. Non mi è stata data la possibilità in tanti mesi, posso provare a spiegarmi con loro e chiedere loro spiegazioni? Questa è una barbarie!
  • Adesso non puoi entrare, stanno dormendo, vieni più tardi.

Pazienza mi ripetevo, ci vuole pazienza. Mi ero presentato più tardi. Il piccolo era stato fatto uscire sfruttando un buco della mia pazienza. Di proposito, credo. Trovai il più grande seduto in cucina a studiare. In casa c’era anche la zia di mia moglie e ovviamente mia moglie.

Provai a parlargli ma ero continuamente interrotto da mia moglie. Dopo un po’ intervenne anche la zia di mia moglie. Sembrava un congresso o una tavola rotonda. Inutile dire loro che ero lì per cercare di parlare un po’ con mio figlio.

Non era concesso. Una parola io e una loro. Un dibattito.

Mio figlio testa giù per non guardarmi negli occhi, mia moglie come piantone, la zia come deus ex machina.

La zia di mia moglie si distinse per due interventi davvero illuminanti.

Mentre chiedevo a mio figlio cosa sentisse nei miei confronti, cercavo di metter fuori la sua rabbia, si avvicinò col suo passo felpato ed intervenne per dirmi:

  • Ricordati che è morta la bisnonna e non sei venuto al funerale!

Era un incubo nell’incubo. Mio figlio chiuso a riccio e queste che incarnavano un oracolo. Ahivoglia a dirle, per favore, sono venuto per parlare con mio figlio, lasciatemi in pace qualche minuto! Nulla… di nuovo:

  • Ricordati che ha quattordici anni!

Seconda frase senza la quale non avrei davvero potuto proseguire la mia esistenza …!!!! Cazzo, la zia è un genio in questi momenti.

Niente, la mania di protagonismo del clan è troppa pensai, così come la pressione sul ragazzo. Meglio ritirarsi ed avere pazienza.

Mi sentivo come in carcere. Parli attraverso un vetro e sei sotto le telecamere dei secondini. In questo caso c’era un’ aggravante. I secondini intervenivano costantemente nel discorso e dicevano la loro. Pazienza! Mi dicevo, non c’è altro modo civile. Ci riproveremo.

Da mio figlio ne ricavai qualche monosillabo, un ‘’vaffanculo lasciami stare’’, un ‘’peggio per te che te ne sei andato’’, pochi sguardi e qualche lacrima.

Pazienza! Esclamai e me ne andai sconsolato.

Pazienza è una roba ambivalente, pensavo andandomene… pazienza la ha chi aspetta … pazienza! è una esclamazione di chi non aspetta più… di che pazienza mi sarei dovuto armare? Una parola per dire due cose opposte, che parola strana.

In seguito misi un un out- out. Posso cercare un accordo legale, ma solo se riacquisto un contatto con i ragazzi. Altrimenti si va dritto in tribunale e senza passare dal Via! Voglio proprio vedere cosa risponde mia moglie al giudice quando le verrà chiesto perché i ragazzi non hanno passato un giorno col padre in questi mesi, perché nemmeno uno scambio di auguri a natale, perché non gli rispondono al telefono?

Dopo qualche giorno mi fu chiarito da lei che:

‘sono stata parecchio a convincerlo ad andare domenica con te alla partita, ti prego però di non parlare e angosciarlo se non di cose leggere perché mi ha chiesto di dirti che non ha voglia di parlare di niente, altrimenti non verrà più la prossima volta’.

Persino la sorella di mia moglie in un messaggio ad un  amico comune:

Domenica il Padre lo accompagnerà alla partita. Il ragazzo e’ stato convinto dalla Madre.

Pensai, ma va? Si è capito che la madre ha ascendente sui figli?

E continuando nel messaggio: ‘’Speriamo che il Padre non lo ammorbi così che possa trovare il piacere di stare con lui’’.

Da premettere che mio figlio più grande, fino a qualche mese prima era la mia ombra. Avevamo un rapporto splendido. Adesso mia cognata esperta in analisi, mia moglie esperta in tutto e persino la zia di mia moglie, coordinatrice degli esperti, mi davano indicazioni e prescrizioni su come passare mezz’ora con lui.

Pazienza, mi ripetevo, devi avere pazienza.

Per ora… incartavo uno splendido ‘’mi accompagni alla partita’’ e me lo godevo con tanta impazienza!

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2 thoughts on “Pazienza… che strana parola.

  1. Ho imparato come figlia che ci mettiamo tempo per capire che spesso non è come sembra: il genitore frustrato isterico cattivo in realtà maschera le angherie e meschinità subite in silenzio dall’altro genitore. E capire questo è una grande delusione, fa molto male.

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