Il nonno

Mio padre ha 88 anni. Abita in una casa di campagna che si è costruito nel 1970, proprio in previsione di passarci la vecchiaia. Mia madre è morta in un incidente stradale fine anni ottanta. Lui guidava, ma non ebbe responsabilità. Nell’incidente furono tamponati da un’altra auto che correva a 200 km orari e chi guidava, ubriaco, aveva perso il controllo.

Mio padre rimase in coma per qualche giorno, poi si riprese. Mia madre non ce la fece da subito.

E’ rimasto vedovo a 61 anni, ma non si è più legato a nessuna altra donna. Non ho capito come mai. E’ stato sempre molto riservato in proposito. Di fatto ha continuato a vivere nella sua casa, da solo. Un uomo forte, senza dubbio. Una volta provai a parlare della cosa, il suo commento fu:- ”alla mia età non ha senso”.

Oggi mi ritrovo a fare il suo ospite e lui il mio. Sono cresciuto in questa casa, ma proprio dopo la morte di mia madre sono andato a vivere per conto mio, prima per studio e poi per indipendenza personale.

Il giorno del patatrak familiare, andato via da casa ho fatto la scelta di venire a vivere da lui per più di un motivo.

Avevo bisogno di sentirmi in un ambiente che mi proteggesse e dove mi sentissi in qualche modo considerato. Mio padre ha sempre avuto un debole per me e il suo affetto in quel momento è stato fortemente lenitivo.

Aveva bisogno lui di qualcuno. E’ molto seguito dalle sorelle di mia madre che gli fanno compagnia a pranzo e alla domenica, ma a 88 anni ha necessità di essere seguito un po’ più da vicino.

Non ho spese. In questo momento è un toccasana.

Lui, sebbene abbia ancora il piglio dell’uomo indipendente ha i problemi della senilità, dimentica le cose. Il fornello acceso, le luci accese, l’acqua che scorre. Dopo quello che ho visto in questi mesi, il fatto che non abbia fatto qualche disastro in casa o che non si sia fatto del male è davvero un miracolo. La sua vista è ridotta al lumicino e comincia ad aver bisogno di aiuto un po’ per tutto.

Mi fa molta tenerezza. Da piccolo nutrivo un grande rispetto nei suoi confronti ed un timore reverenziale. Spesso era in ansia per il lavoro, mi ricordo di averlo incrociato più di qualche volta di notte. Rientravo da una festa, oppure semplicemente mi svegliavo per bere un po’ d’acqua, lui era lì, seduto al tavolo del soggiorno. La faccia visibilmente preoccupata, carta e penna tra le mani. Qualche anno dopo mi ha insegnato a far così per combattere l’insonnia. Scriversi tutto quello che c’è da fare al giorno dopo. Ed in effetti non so se è accaduto per somiglianza genetica, ma il sistema ha funzionato perfettamente, anche contro la mia di ansia.

Una delle prime considerazioni che ho fatto quando sono andato via da casa, un po’ anche per lenire la grande sofferenza di stare lontano dai miei ragazzi, è che mi dava felicità godere della vicinanza di mio padre.

E’ un vecchietto mite ormai, con cui tutti trovano piacevole conversare. In 88 anni ne ha viste di cose e le sa raccontare molto bene.

Forse non siamo stati mai così vicini. Entrambi molto indipendenti e molto riservati, abbiamo condotto vite parallele, ma sempre a contatto. Lui è dotato di un grande magnetismo e mi ha sempre dato immensa energia in ogni situazione della vita, specie nei passaggi difficili.

Mi ha dato tanto e non solo materialmente. Aveva la capacità di intervenire al momento giusto e nel modo giusto.

Nei primi giorni di allontanamento da casa abbiamo parlato molto. Mi ha chiesto di spiegargli i motivi. Mi ha fatto sfogare, credo. Ha provato a convincermi a tornare sui miei passi, poi, credo che si sia convinto a lasciarmi stare, pensando che così potessi decantare l’arrabbiatura. E’ stato dolce, considerando la sua veneranda età. Ha cercato di intervenire, parlando con i miei suoceri. Purtroppo si è scontrato con la grettezza di mia suocera che gli ha chiuso il telefono in faccia.

Anche in questa occasione, come del resto nel corso di tutta la sua vita, nessun brutto commento. Mi ha raccontato che gli è stato chiuso il telefono in faccia senza possibilità di parlare. Era molto turbato per questo, ma mi ha detto:

-‘’ forse ho sbagliato il momento e non mi sono saputo presentare. Mi avrà preso per qualcun altro’’.

Per lui è stato sempre così. Se qualcosa non va è perché non siamo stati abbastanza bravi per farla andare come pensavamo. In 88 anni non l’ho mai sentito esprimere giudizi su qualcuno.

Da quel tentativo di mediazione fallito sul nascere è passato un po’ di tempo e non si dà pace. Ogni tanto a sera quando mi vede giù, mi ripete: -‘’vuoi che riprovi a parlare io con i tuoi suoceri per vedere almeno di non coinvolgere i ragazzi nella separazione?’’

Lo devo tranquillizzare, né più ne meno di come si può tranquillizzare un bambino di 5 anni.

-‘’Papà stai tranquillo. Purtroppo non c’è molto da fare al momento, ma col tempo le cose si sistemeranno’’.

Le mie parole per fortuna lo rasserenano per un po’. Poi ritorna a bomba:

-‘’ma potremmo invitare i ragazzi qui in campagna a cena un giorno. Possono portare anche qualche amico se vogliono. Chiamerei il ristorante e farei preparare qualcosa di speciale. Che cosa piace a loro?’’

– ‘’Papà lo sai che non riesco a parlare con loro. Figurati se vengono qui a cena o pranzo.’’

Il suo volto si oscura.

-‘’ Ma pensi che non ci sia proprio nulla da fare? Ma perché fanno così? Che strano, non mi vogliono vedere proprio? ’’

– ‘’Papà non è colpa loro. Non ce l’hanno con te. Sono andato via da casa e l’hanno presa male. Con calma passerà’’.

-” E se vado io a casa a trovarli?”

Non posso dirgli altro. Ma ha 88 anni, non è stupido.

Stasera si era visibilmente commosso per questo motivo. Mi ha schiantato il cuore.

Ho preso il cellulare e scritto un messaggio ai ragazzi, un mezzo rimprovero e una ennesima richiesta di mandare almeno un messaggio al nonno.

Silenzio ancora.

Il giorno del suo ottantottesimo compleanno, su mia insistenza lo hanno fatto. Lui non vede più molto bene e ogni tanto mi chiedeva di rileggerglielo. Il giorno dopo raccontava a chiunque incontrasse l’evento come se avesse ricevuto la visita del Papa.

Per fortuna alla sua età si diventa resilienti, ma mi auguro che veramente le cose cambino, soprattutto per i miei ragazzi. Magari, mio padre, così come dimentica i fornelli accesi, dimentica  di morire.

Mi ha sempre detto che il tempo è galantuomo. Spero che un galantuomo come lui abbia il  tempo.

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7 thoughts on “Il nonno

    1. Ho già provato senza esito. La cosa più strana in quello che sta accadendo è che reazioni che pensavo di conoscere oggi mi risultano completamente sconosciute. Io non sono stato un padre assente. Anzi. Sempre con i miei figli, tv insieme, giochi insieme, sabato e domenica a spasso. Li seguivo dappertutto e sapevo tutto di loro dalla scuola agli amici. Ad un certo punto il black out

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