Novanta, la paura.


La paura è una brutta bestia. E’ un toro che va afferrato per le corna, non le puoi girare intorno.

Se le giri intorno finisci nel suo vortice e non ne esci più. Ti inghiottisce. Devi affrontarla di petto e ci vuole una buona dose di coraggio. Il coraggio se non lo hai te lo costruisci quando sei stanco, sconfitta su sconfitta.

Io ci combatto ogni giorno con la paura. Una piccola grande paura è la timidezza. Sono stato un gran timido e lo sono tutt’ora. Prima ero sopraffatto, ora mi difendo. La timidezza la definisco una paura leggera, light per usare un inglesismo. Non è una roba soffocante, che ti fa mancare l’aria. Ti annebbia la vita però. E’ come avere il parabrezza appannato. Ti costringe ad andare molto piano anche se la strada è tutta per te e potresti pigiare sull’acceleratore.

L’altro giorno ero al bar. Affianco a me c’era il fratello di un mio caro amico che si gustava il suo cappuccino. Un uomo di una certa età, con il volto segnato dal tempo. Lo guardavo, avevo capito che non mi avesse riconosciuto.

Lo saluto? O Faccio finta di nulla?

Tempo fa avrei girato lo sguardo dall’altra parte. Non sarebbe accaduto nulla, non è nulla di importante il saluto ad una persona qualsiasi. Non ti cambia la vita, pensi.

Non è vero invece. Rinunciare è peggio che perdere. Se perdi almeno ci hai provato.

La sconfitta la sciogli nel ricordo della battaglia.

La rinuncia ti logora invece, hai perso a tavolino e ti rimane il desiderio di fare un tentativo.

Devi batterti ed è più facile batterti per le piccole cose. E’ un buon allenamento.

E così che l’altro giorno:

  • Ciao, sei il fratello di Giovanni, vero?

Mi guarda sorpreso e tirando il collo un po’ indietro sulla difensiva:

  • Sì.

L’aria rimane interrogativa, non lo dice, ma la domanda ‘’tu chi sei’’, si legge tra le rughe.

  • Ciao Antonio, sono Paperino. Ci siamo conosciuti da Giovanni, ricordi?

Gli porgo la mano per stringerla, ricambia. Le mani non si mollano per qualche secondo come se dal contatto potesse venire il riconoscimento.

  • Veroooooo, scusami. Non ti avevo riconosciuto. Ciao, come stai?
  • Bene, me la cavo!
  • Tu?
  • Bene, dai. Ti posso offrire qualcosa?
  • No ti ringrazio, stavo per andare via, ho un po’ di fretta. Salutami Giovanni.
  • Certo, ti ringrazio Paperino, ciao, stammi bene.

Sorrideva lui, sorridevo io.

Questo dialogo non ha cambiato nulla nella vita di Antonio né, ahimè, nella vita di Paperino.

Qualcosa di positivo è accaduto però:

  • Sono stati generati due sorrisi che potevano non esserci.
  • Paperino ha vinto contro la timidezza, la volta successiva sarà ancora più sicuro.
  • Una piccola vittoria non ti aggiusta la giornata, ma una sconfitta, anche se piccola,

l’avrebbe guastata.

Noi timidi ci blocchiamo spesso per stupidaggini. In mezzo alla gente siamo una catastrofe. Al ristorante per esempio. Hai bisogno del cameriere, mano alzata, dito indice in evidenza.

  • Scusi! Cameriere….

Per il cameriere che passa, sei diafano. Sembra che il timido l’abbia scritto in faccia ‘’non mi considerare anche se ti chiamo’’.

Ti guardi intorno, scruti gli altri. Hanno mica visto il maldestro tentativo andato a vuoto? Ti passi la mano nei capelli come se volessi sistemarli.

Assumi una faccia che vuol dire:

– Voglio sistemarmi i capelli. Visto che c’ero, ho anche chiamato il cameriere! Non era il mio obiettivo principale. Cosa avete da guardare?

Dopo un po’ ci riprovi. Aspetti che il cameriere questa volta passi veramente vicino. Se non ti vede e non ti sente, gli puoi toccare una spalla. Con un tocchetto, senza essere troppo invadente. Stavolta pianifichi per non fare brutta figura, non sono ammessi errori. Agli altri tavoli hanno sguardi severissimi, sembra che stiano aspettandoti al varco.

Sei talmente concentrato sui movimenti del cameriere nella sala che non ascolti praticamente nulla di ciò che si dice al tuo tavolo.

Il cameriere finalmente si avvicina. Rimanendo seduto sollevi il busto, metti il petto in fuori. Sembri un felino pronto ad assalire la preda. Sei ben puntato sul bordo della sedia. Il sorriso di cortesia è già pronto.

Calcoli il tempo per sparare il tuo ‘’scusi’’ come un campione olimpico del tiro a piattello.

Al momento giusto, quando il cameriere è a un metro e mezzo di distanza, alzi il braccio con eleganza. Indice su con movimento plastico. Ostenti sicurezza.

  • Scusi!

Con tono deciso.

Non vuoi che lo blocca quello del tavolo accanto per un braccio?

La timidezza è così, ti concentri sugli altri invece che pensare alla tua vita e poi comunque fai una figura di merda.

Le spalle si affossano. Sprofondi nella sedia, nello sprofondare ti guardi di nuovo intorno. I volti dei vicini sono impietosi stavolta. Hanno colto tutti che sei un imbranato e non ci sai fare. Magari stanno ridendo per fatti loro. Ma a te sembra che tutti ti deridano.

Vorresti pagare il conto ed andartene.

Se combatti le tue paure ad un certo punto la vita cambia. Prendi coscienza delle tue debolezze e non temi di mostrarle.

Scopri che non te ne frega nulla degli altri nel locale, anzi, se li coinvolgi, possono darti una mano. Se ti guardano dopo che il tuo tentativo va a vuoto, sorridi, rotei l’indice in aria, ti alzi dalla sedia e accenni ad un ballo. Fai ridere chi sta a tavola con te e ti conquisti il sorriso di qualcuno al tavolo accanto. Passa il cameriere e quello del tavolo accanto lo ferma per te.

C’è una sottile differenza tra il chiedere aiuto e condividere una difficoltà.

Nel secondo caso l’aiuto è reciproco. Anche condividere una difficoltà è un aiuto. Chi ti dà una mano non risponde ad una richiesta. E’ più libero, si imbarca nella difficoltà con te.

Vincere le piccole paure è un trampolino per superare le grandi.

Ci sono paure che ti paralizzano. L’elenco sarebbe infinito. Ognuno ha le sue fobie particolari, legate ad episodi della vita, a piccoli e grandi spaventi.

Vivendo in campagna, in una zona un po’ isolata, ho avuto sempre paura a rientrare in casa da solo.

Mio padre ha costruito la casa e non ha voluto fare un bel muro di cinta, come fanno alcuni. La recinzione della nostra casa è una rete metallica, c’è una siepe di arbusti sul confine, ma si vede bene attraverso. Dall’esterno si vede benissimo l’interno e altrettanto dall’interno del giardino verso la strada. Oltre ad un discorso di privacy un bel muro alto tre metri mi avrebbe fatto sentire protetto.

Ho sempre pensato a questa cosa, ma non avevo mai chiesto una spiegazione.

Un giorno facendo una passeggiata chiesi la ragione della scelta a mio padre.

  • Papà, ma perché hai fatto la recinzione trasparente e non un bel muro di cinta? Non sarebbe stato più sicuro?

Mi rispose placidamente, come se aspettasse la domanda da anni.

  • Ti senti più sicuro se lo vedi il pericolo o se non lo vedi?
  • Già… se lo vedo.
  • E secondo te un malintenzionato che oltrepassa la recinzione esterna, si sente più sicuro se può agire indisturbato o se dalla strada qualcuno lo può vedere?

Quelle risposte di mio padre mi danno un fastidio tremendo,  non ammettono replica per quanto sono semplici e vere.

E’ così è per tutte le paure. Se ci trinceriamo dietro un muro, nessuno avvertirà il pericolo che corriamo. A lungo andare non avremo nemmeno la lucidità per avvertire che si sta avvicinando.

Se viviamo le nostre paure in modo trasparente, chi ci sta intorno le potrà condividere. Anche noi saremo in grado di avvertire il pericolo che arriva e prepararci ad affrontarlo.

Erigere muri è un modo per rinunciare ad affrontare la vita.

Sono mesi che cerco di capire che muro si è alzato tra i ragazzi e me.

Ho passato gli ultimi due giorni in Calabria. Sono andato a vedere un torneo di Calcio di mio figlio più grande. Ho invitato il piccolo a venire con me. Gli ho mandato un sms. Non mi ha risposto.

Il giorno prima di partire, mentre accompagnavo il più grande alla scuola guida gli ho dato la crema protettiva per il sole e l’Autan. Avevo sentito dagli altri genitori che lì avrebbe fatto molto caldo e sarebbe stato pieno di zanzare.

Ha preso i due flaconi. In quel momento c’ero io che avevo fatto qualcosa per lui e lui che la accettava. Non era solo una crema a passare dalle mie mani alle sue.

Una cosa ‘normale’ tra padre e figlio. E’ quello che ci manca da mesi purtroppo.

Ho avvertito chiara la sua contentezza per la normalità del momento.

Il recinto tra me e lui c’è sempre, ma sembra stia diventando trasparente. Ci siamo letti in faccia le difficoltà.

Sono stati due giorni molto belli. Ho fatto del mio meglio. Ho portato del gatorade a tutta la squadra tra una partita e l’altra. Ogni tanto mi avvicinavo a mio figlio e gli chiedevo se avesse bisogno di qualcosa. Non lo ho assillato. L’ho lasciato in compagnia della squadra ma gli ho fatto sentire la mia presenza. Contavo le volte che si avvicinavano gli altri genitori ai figli e facevo uguale. Non volevo strafare.

Vorrei parlargli, ma la paura ancora ha il sopravvento. Ha accettato di vedermi a condizione che non gli parli dei problemi. Ho paura che se infrango la condizione si ritiri di nuovo dietro il muro invalicabile. Forse è come mio padre. Hanno lo stesso nome pure. Ha messo il recinto e lo ha reso trasparente. Provo a mostrarmi con le mie debolezze. Chissà che non decida di condividere.

Ce la sto mettendo tutta. Non perderò a tavolino.

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56 thoughts on “Novanta, la paura.

  1. “C’è una sottile differenza tra il chiedere aiuto e condividere una difficoltà”.. Verissimo e bello. Coraggio Paperino, ti auguro che presto al di là del muro di vetro tu possa incontrare gli occhi dei tuoi figli, con le tue stesse paure e lo stesso amore.

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  2. Quando dico che da ragazzina ero timida non ci crede nessuno. non so nemmeno come ho fatto a diventare una “non timida”. non lo so proprio. Probabilmente le batoste delle vita ci rendono meno giudici di noi stessi e iniziamo a fregarcene del mondo. Chissà.
    non capisco che intendi per “problemi”. Se ti riferisci ai “problemi” tra te e la tua ex sono “cose da adulti” e ve le dovete gestire voi senza mettere in mezzo i figli. I figli chiedono (quando sono pronti, quando hanno voglia, quando è il loro momento) e i genitori rispondono (senza astio, ripicche, giudizio). E’ la prima cosa che mi ha detto il terapeuta quando siamo andati.
    Se invece intendi “altro” allora non ho capito niente 😀

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    1. Ciao,
      Infatti! Gli ex timidi sono peggio degli ex fumatori!!! 🙂
      Tu non hai combattuto con la timidezza? Hai vinto e non te ne sei accorta?
      Si… nessun problema… proprio oggi ne parlavo con Lorenza. Devo rilassarmi e pensare a ciò che mi piace fare. Può essere che con la scia che faccio me li risucchio i ragazzi!

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  3. Non perderai nè a tavolino nè in partita. Continua a eliminare, un passo alla volta, la distanza che un mamma miope e inutilmente incattivita sta mettendo tra te e loro. La tua pazienza e costanza sono ammirevoli e non possono che aiutarti in questo percorso. Poi capita, in situazioni delicate, di fare un passo avanti e due indietro ma tu prosegui dritto e lineare. Un abbraccio

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      1. Tu scrivi, io leggo, io scrivo… 😉 Sì sono un’ottimista perchè la vita, come spesso capita, mi ha messo alla prova qualche volta e ho capito che vedere nero non mi da forza ma me ne sottrae, mentre avere bene in mente un obiettivo e perseguirlo, mi aiuta a non abbattermi.

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  4. Ma che ore sono
    non dirmelo…andare all estero è quanto di meglio mi potrebbe accadere. Se non commenti sta cosa è meglio!
    Il tuo post lo sto per leggere.ciao?à bientôt? Ciao no.adieu

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  5. “La sconfitta la sciogli nel ricordo della battaglia” Già, il toro va preso per le corna! (facciamo in modo di riempirci le giornate di piccoli successi almeno da non farcele rovinare dai tanti piccoli insuccessi)
    TI stringo la mano

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  6. Mi sono ritrovata moltissimo in quello che hai scritto: la timidezza, le paure… ci combatto anche io, ma ancora sono troppo timida per vincere.

    Ti regalo una frase che lessi qualche tempo fa, di Emil Cioran: “La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore”…

    Abbracci dolci.

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    1. Grazie :-). Molto bella questa frase. I timidi lavorano dentro ogni volta che non riescono ad esprimersi. Sforzati però. È dura all’inizio, poi ti accorgi di essere capace e non ti fermi più. Un abbraccio a te

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  7. Quanta verità, Paperino. Quanta saggezza. (Per poco non mi metto a piangere nella sala colazioni)
    Quella del muro / nessun muro / muro trasparente non me l’aspettavo ma è verissima.
    Rifletterò su questo post, è uno dei miei preferiti tuoi.

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      1. Non volevo ricordarti che il 14 è vicino :* ma ti pensavo spesso in questi giorni. Sì, vacanza… prima spreco qualche giorno di ferie per far passare la cosiddetta eLicrania da weekend (o ferie, appunto) e poi mi godo un po’ di sole sabbia mare…
        (Ps: mi sono innamorata di tuo padre, che uomo!)

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      2. 🙂 anch’io ne sono innamorato! Ma non glielo diciamo sennò si monta la testa! :-)…. L’udienza l’hanno spostata al 18. Mi hanno tolto la presa della Bastiglia. Passerà qualche giorno in più . Luglio è il mese migliore per fare le ferie, brava. Io aspetterò di vedere cosa succede, magari potessi avere i ragazzi qualche giorno ad agosto. Mi piace andare in giro. Sole e mare li ho in casa quindi se posso vado a visitare qualcosa di nuovo, piuttosto .

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      3. Cielo, avevo problemi con l’app di wordpress, ti avrò mica postato una dozzina di commenti??
        Resto incrociata per il 18.
        Anch’io avrei il mare in casa, ma ci sono gli scogli ed io voglio la sabbia! Per me le rocce sono quelle in montagna da mamma (ci andrò a ferragosto, suppongo – che sfortuna, eh, le ferie gratis tra i monti…). Ma in effetti visitare in giro è splendido, solo che devo prendere sole, me l’ha ordinato il medico e l’ematologo…
        Cmq confido che ad agosto tu possa goderti quanto meriti, ferie e ragazzi! Dove vorresti portarli?

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      4. Vitamina d allora! Ho la fantasia bloccata dall’esito. Non so proprio dove vorrei portarli. Devo incrociare :
        difficoltà del periodo, tutto pieno e prezzi altissimi;
        Un posto che piaccia a ragazzi di 14 anni
        Un posto che mi consenta di starci insieme un po’ di tempo, magari a fare sport.
        Magari potessi avere questo problema!

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      5. Capisco 😦 incrocio tutto.
        Cmq son già sotto vitamina d, ferro, folina, integratori vari. Ho addirittura la tessera della farmacia: quello che non è detraibile, fa raccolta punti al fine di avere sconti. Credo che arriverò presto alla soglia più alta prevista… buahahahah

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      6. Porca miseria … Secondo me quelli dei laboratori di analisi prendono un incentivo dalle case farmaceutiche! Io ho smesso di fumare da un anno e 3 mesi. Mi sono dovuto dedicare a combattere l’astinenza. Adesso devo dedicarmi a combattere il resto dei valori… E sono tutti valori agguerriti …:-( . Ultimamente vincono sempre loro, ma di molto!

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      7. Non volevo ricordarti che il 14 è vicino :* ma ti pensavo spesso in questi giorni. Sì, vacanza… prima spreco qualche giorno di ferie per far passare la cosiddetta eLicrania da weekend (o ferie, appunto) e poi mi godo un po’ di sole sabbia mare…
        (Ps: sono una fan assoluta di tuo padre, che uomo!)

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  8. Oggi ricambio io la visita…😊!
    Mi ci ritrovo in quello che dici… Ritrovo un po’ della me di adesso ma soprattutto l’Astralla di qualche anno fa…quando io, che ricordavo ogni volto, non venivo riconosciuta e ci soffrivo in silenzio, perché evidentemente da fuori non avevo voce… Quando chiamavo il cameriere e questo non mi sentiva per il tono invaso dalla timidezza…quando quando quando…gli esempi abbondano! E dire che le persone un po più vicine non mi avrebbero mai definito una timida nemmeno allora. Poi il tempo è cambiato e sono cambiata io…ho preso sicurezza, iniziato io a dimenticare alcuni volti mentre gli altri a riconoscermi, e ho cominciato a chiedere con forza, a imporre il mio pensiero se necessario… Però, detto tra noi, in realtà rimango anche quella di allora che non desidera le luci addosso perché non si sente a suo agio e che preferisce osservare piuttosto che essere osservata. L’unica vera differenza è che ora scelgo io quando farmi vedere….Ps Grazie per il tuo articolo che mi ci ha fatto pensare… 😊

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    1. Cosa ti ha cambiata? I drama asiatici? 🙂 magari ne adocchio qualcuno! scherzo. Capisco cosa vuoi dire. Io non ho preso sicurezza però. Mi sono fatto coraggio. La sicurezza è venuta dopo. Il primo passo è stato un atto di coraggio. Ti verrò a trovare ogni tanto. Scrivi delle poesie magnifiche. Anzi se qualcuno legge questo commento, che vada a leggere le poesie di Astralia! Sono fantastiche.

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      1. 😆i drama sono una novità dell’ultimo periodo derivanti da vari passaggi “trasversali” e dalla riscoperta di vecchi sogni… No, in realtà la sicurezza me l’hanno data gli anni, la fatica fatta per corrispondere alle richieste derivanti da un lavoro di responsabilità e la stabilità di un compagno di vita che mi è sempre a fianco… Posso dire di aver sempre lottato per respirare, ma anche di essere stata fortunata nella mia lotta. È questo mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno per essere me stessa. Ps se ti va di farmi visita ti accoglierò con piacere! Intendo fare lo stesso qua 😉! Buon respiro allora…

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      1. Così tante che non basterebbe una vita per condividerle…senza contare che la paura di farlo, occupa i primi posti! Ma mi prenderò le mie vittorie anch’io…un passo alla volta 🙂

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