La cella

I ragazzi sono partiti in vacanza con i nonni e mia moglie. Vanno in un villaggio dove mio suocero ha una multiproprietà. Si divertono molto lì. Sono liberi, in bici dalla mattina alla sera ed in compagnia di tanti coetanei.

Forse il più grande non lo vedrò più, almeno per ora. Ha finito con la scuola guida. Non lo accompagnerò più al mattino. I primi di agosto farà l’esame di teoria. Farà su e giù dal luogo di villeggiatura in giornata. Proverò ad incontrarlo.

Ho ripreso a mandare sms al mattino. Mando un buongiorno senza risposta a entrambe.

L’sms unidirezionale senza risposta è ritornato ad essere l’unica freccia al mio arco.

Mia moglie mi scrive solo per soldi. Tra poco il giudice definirà quanto le devo dare e ci toglieremo anche questo pensiero.

Forse un giorno finirà tutto questo. Non so se riuscirò a perdonare. Sono capace di essere indifferente, l’indifferenza è il mio surrogato di perdono.

Il vero perdono mi pare impossibile. Forse è per spiriti nobili, diversi da me. Per me è come una torta vecchia di  due giorni,  quando decidi di mangiarla per non buttarla.

Mandi giù solo perché è meglio così. Ti ricordi quando era appena sfornata.

È passata una settimana ed ancora nulla, nessuna pronuncia dal giudice. Francesco mi aveva avvisato che sarebbero passati una decina di giorni. Questa settimana si dovrebbe sapere qualcosa. Sarò fuori per lavoro da mercoledì. Se riuscissi a sapere qualcosa prima, sarebbe meglio.

Vivo una specie di modalità ‘eco’ in questi giorni. Anche questo è un modo per gestire il distacco.

Sabato c’è stato un raduno dei genitori e dei ragazzi della squadra di calcio del più grande. Ci siamo visti alla casa al mare di Leo e Pina.

Fanno il tifo per me tutti, senza interesse alcuno e non so come ringraziarli. Mi sto riempiendo di debiti di riconoscenza, mutui su mutui di affetto che non so nemmeno se riuscirò a risarcire in qualche modo.

Pina ha organizzato questo incontro sia per il piacere di rivedere tutti, sia nella speranza che mio figlio potesse accettare l’invito e passare una giornata con me.

L’ho invitato e anche suo figlio lo ha invitato, ma proprio sabato partiva con i nonni in vacanza. Magari se non ci fosse stata la coincidenza di date mi avrebbe detto si. O magari mi avrebbe detto di no ugualmente. Non ho la prova contraria.

All’incontro ci sono andato da solo. Abbiamo passato una bella giornata al mare.

Abbiamo festeggiato. Uno dei ragazzi è stato preso dalle giovanili di una squadra di calcio importante. Sono davvero felice per Patrizio e Ivana, i suoi genitori. ll periodo è difficile, sono senza lavoro. Si barcamenano con lavoretti arrangiati. Accompagnare il figlio in treno a fare i provini per questa squadra è stato un sacrificio immane, hanno venduto delle cose per poterlo fare.

Lui raccontava, lei rideva ed erano veramente belli. L’eleganza, quando è povera, è tra le cose che prediligo nella vita.

Il ragazzo studierà e avrà una possibilità. Loro non avrebbero potuto offrirgliela e sono contentissimi di questo.

Ho ridimensionato di colpo i miei problemi.

Sono abbastanza sereno in questi giorni. Sento come rumore di fondo il dispiacere per il fatto che il piccolo non mi parli da mesi. Chissà a cosa sta pensando. Non è uno drastico lui, di carattere. Deve aver sentito qualcosa che gli ha dato proprio fastidio. Ho smesso di arrovellarmi sul perché delle cose. Non mi chiedo la causa ma l’effetto ancora persiste. A volte l’effetto ha una sua vita indipendente.

Gli anni scorsi, al sabato e alla domenica li raggiungevo anche io al villaggio. Era l’unico posto dove stessi bene nonostante la presenza di mia moglie e dei miei suoceri. C’è il villaggio molto ben curato, con un bel prato e molto verde. All’interno si circola solo a piedi o in bicicletta. I ragazzi così sono tranquilli. C’è una pineta enorme che divide il villaggio dal mare, dopo la pineta le dune di sabbia e al di là delle dune una spiaggia bellissima.

La natura, quando è uno spettacolo così potente, ricuce anche le crepe tra gli uomini.

Passavo un paio di giorni a gironzolare tra pineta e mare. Facevo una corsa, dormivo, leggevo e seguivo i ragazzi da lontano tra una partita di calcio, una partita al ping pong e una di bocce al mare.

Essendo un posto contenuto, riuscivo a spiarli da lontano per vedere come si relazionassero ai compagni. Capivo molte sfumature del loro carattere così. Alla loro età cominciano a costruirsi i primi filtri. Si comportano in maniera un po’ diversa con i coetanei rispetto a quanto facciano in famiglia. Da lontano quelle sfumature le coglievo bene, mi bastava un riflesso.

Oggi vederli da lontano mi sembra un supplizio. Devo cambiare registro.

Non posso continuare a fare le stesse cose. L’unico su cui posso agire è me stesso.

Essere se stessi a volte può diventare una prigione. Ci ritroviamo a fare le stesse cose senza possibilità di evadere. È una prigione strana dove la buona condotta ti allunga la pena, non te la sottrae. Sei da solo giudice, carceriere e compagno di cella di te stesso. Ti fai da avvocato anche. A difenderti riesci come un principe del foro. I piani di evasione sono come lo yogurt nel frigo . Lo hai preso per fare una vita più sana, lo tieni per giorni in fresco e quando finalmente ti decidi a mangiarlo, è scaduto. Ci riproverai , non è la fine del mondo ti dici. È solo uno yogurt e poi non sto così male. Passi e ripassi davanti alla finestra della tua cella. Quello che vorresti essere è lì fuori e tu rimani dentro.

Lorenza mi ha dato un libro sulla rabbia e la sua gestione. Non l’ho ancora letto, il messaggio è piuttosto chiaro.

La rabbia è la mia prigione. Per lo meno una delle mie. Se devo cambiare qualcosa di me devo partire da lì.

Me la sono costruita per difendermi una cella e ci sono rimasto rinchiuso. Non posso eliminarla, non credo di riuscirci. Devo riconoscerla bene, capire i confini e poi imparare a entrare e uscire. Intanto riconoscerla sarà un bel passo in avanti. Un giorno forse per buona condotta uscirò per sempre.

Magari scappa anche il perdono così.

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26 pensieri riguardo “La cella

  1. La rabbia è una brutta bestia che devi assolutamente imparare a gestire, soprattutto per te, e anche per gli altri. Per il resto non posso essere una buona consigliera perché nemmeno io riesco a perdonare, come fai tu ignoro….e sono totalmente indifferente limitandomi ai rapporti obbligati e formali. Ti auguro che il tutto si risolva al più presto, in bocca al lupo!

    Date: Mon, 25 Jul 2016 21:33:30 +0000 To: silvia-1959@live.it

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  2. Non conosco te, né la tua vita. Questa è la prima cosa tua che leggo…Vorrei solo dirti che in poche righe hai concentrato molti e profondi pensieri e spunti di riflessione – nonché punti di riferimento – importanti in questo tuo lavoro su te stesso. E chi per un motivo, chi per un altro, è quello che dovremmo fare tutti per trovare il nostro equilibrio nel mondo!

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  3. Ho appena finito di recuperare i tuoi ultimi post e ci sono tre cose che volevo dirti: 1.sei davvero molto bravo a raccontare le cose e le tue riflessioni sono sempre molto profonde e mai scontate e banali 2. Quello che mi piace di più di te é che sei uno che nonostante tutto ci prova e non si arrende mai 3. Non so perché ma forse proprio per la tua caparbietà che é chiaramente proporzionale all’amore che nutri per i tuoi figli, sono certa che ce la farai a recuperare alla grande un rapporto con loro, devi solo avere un’altro po’ di pazienza…lo so che é dura, ma ce la puoi fare!

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    1. Grazie tante Presa Blu. Il fatto che ti sia Letta i miei post dopo tempo mi fa molto piacere.
      Mi piace osservare, forse traspare questo dalle riflessioni e dai racconti.
      I miei figli li sento come un pezzo di me. Non potrei mai spostarmi e lasciare una gamba! 🙂 . Purtroppo è quasi un anno. Non sono sempre fresco… Avverto la stanchezza specie dopo che ho fatto un passo avanti e mi tocca farne due indietro. Perdere le piccole conquiste è tremendo. Ti spezza .
      Per il recupero, spero di farcela e spero di darti ragione. Mi serve la salute, al resto ci penso io, non mollo.
      Una cosa lascia che te la dica io. I commenti e le attenzioni disinteressate sono un pieno di carburante per chi come me è in difficoltà . Di questo io ti ringrazio tanto e ti sono grato. Un abbraccio .

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  4. Questo tuo post è pieno di spunti di riflessione… Essere se stessi può essere una prigione… L’eleganza, quella povera, è una delle più belle cose da trovare, sono d’accordo…impagabile…e la rabbia..la rabbia… alla fine, analizzandola, è come polvere, penetra, si insinua in ogni angolo, blocca sotto una coltre impalpabile, è irrespirabile… Ma prima o poi prenderai un bello straccio, o un piumino, e la caccerai via, facendo risplendere tutto di nuovo.

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