Vai

Oggi ho accompagnato mio padre in banca. Non vede quasi più ma armeggia sul conto corrente on line. Fa una faticaccia boia a leggere sul computer, a volte penso che vada a ricordo.

Ha una forza di volontà incredibile. Ci mette una ventina di minuti a collegarsi, digitare una password, ma ce la fa. Oddio non sempre, ma sempre ci prova.

Gli ho preso un bello schermo grande un paio di anni fa, ed una lente di ingrandimento. Fatica lo stesso, non molla. Mi riempie di tenerezza e orgoglio allo stesso tempo a guardarlo.

Ha imparato a settanta anni ad usare il pc. Ogni tanto mi chiama perché ha combinato qualche casino e non riesce più a tornare indietro. Si incazza se sistemo troppo velocemente perché vuol vedere come faccio, come se alla volta successiva lo potesse ricordare e far da solo.

Lo assecondo il più delle volte per non mortificarlo, altre invece lo stuzzico di proposito perchè ogni tanto mi piace vederlo incazzato.

Stavolta ha digitato cinque volte errato il codice di accesso al remote banking, deve passare dalla banca per ritirare le nuove credenziali di accesso.

A sera, se faccio tardi e non lo ho avvisato, mi telefona. Ogni volta mi chiede se può chiudere la porta a chiave.

A suo modo continua a fare il padre, penso che lo gratifichi la cosa. Glielo faccio fare. Il compendio di tutta la sua discrezione e la sua eleganza è quando qualche volta capita che lo chiami per dirgli che dormo fuori.

Ogni volta mi dice:

  • ah, bene, fai buone cose!

La prima volta che me lo ha detto qualche mese fa, sono rimasto un bel po’ a decifrare tutti i contenuti ed i colori di quelle poche parole.

Sono allo stesso tempo una carezza e una spinta. Un ‘vai’ , va a divertirti, fallo con attenzione e pensa a ciò che fai e quello che sei. E’ troppo bello.

Mia madre avrebbe fatto centomila domande sul dove, con chi e perché.

Mi sento un po’ strano stare dietro a mio padre come fosse un bambino. E’ il momento in cui ti rendi conto che il segno che tracci in questa vita è un tondo. Inizi e termini come hai iniziato. In questi mesi di aspettativa da padre dei miei figli, mi cimento un po’ a fare il padre di mio padre.

E’ stato un gran maestro per me. Poche parole, ma al momento giusto. Come una segnaletica perfetta ad ogni bivio di un percorso. Mai un cartello in più.

Una madre da sola può tutto. C’è un momento in cui occorre una figura che ti faccia diventare piccolo uomo. Tua madre non basta.

Per i ragazzi è un passaggio fondamentale. E’ un secondo taglio del cordone ombelicale. Il primo è dopo il parto, il secondo avviene al raggiungimento della pubertà.

Per diventare piccolo uomo hai bisogno di una figura maschile a cui ispirarti. Le donne intelligenti lo sanno perchè comprendono i loro limiti.

Una madre ti protegge, un padre ti insegna a lanciarti nel vuoto.

Una madre nel vuoto ci va se è necessario, un padre ci va anche per gioco e perchè un giorno potrebbe essere necessario saperci andare.

Se ‘vai’ te lo dice tuo padre, ci vai davvero. Se vai te lo dice tua madre, al minimo inneschi una polemica. Alle donne piace da matti discutere, nostra madre è l’unica donna con cui noi figli maschi accettiamo di discutere.

A Monteamaro, dove è la mia casa in campagna, si viveva un po’ isolati. Oggi un po’ meno, trenta anni fa c’erano pochissime anime.

Era un periodo difficile dalle nostre parti. C’era una escalation di furti e furtarelli, non si stava tanto tranquilli. Ci avevano portato via degli attrezzi qualche mese prima. Una notte fui svegliato da rumori. C’era sicuramente qualcuno che armeggiava vicino alla baracca degli attrezzi, ad una cinquantina di metri dall’abitazione.

Il cane abbaiava. Poteva essere anche un animale, ma nella notte non era facile distinguere.

Mio padre si alzò anche lui. Capì che voleva uscire per andare a controllare. Sentì mia madre che diceva di non andarci:

  • Chiamiamo la polizia, non andarci.

Mio padre non rispondeva, continuava a vestirsi.

Avrò avuto quindici anni. Ero l’unico figlio rimasto in casa. I miei fratelli, più grandi vivevano già fuori.

Vedevo mio padre prepararsi e sentì la spinta a vestirmi anche io.

Fino a qualche mese prima, non mi sarei mosso senza un suo cenno. Quella volta mi attivai senza consenso. Qualcosa di nuovo stava succedendo e cominciava dentro di me.

Misi qualcosa velocemente addosso anche io e mi avvicinai a lui.

Vedere mio padre agitato, mi aveva messo addosso una paura fottuta, ma ero lì vicino a lui come a dirgli, ci sono anche io.

Mio padre mi guardò da testa a piedi. Sembrava mi stesse prendendo le misure. Per un attimo ebbi paura che mi dicesse di rimanere in casa. Ero alto come lui e mi sentivo pronto, il mio orgoglio ne sarebbe uscito distrutto se non mi avesse fatto andare.

A volte ho la sensazione che alcuni uomini parlano poco perché colgono tutto al volo. Le parole sono superflue.

Non disse nulla, mi diede la torcia in mano, pesante. Non vado a fare il porta barella. Lui prese un grosso bastone in mano.

Senza dire una parola si girò verso la porta e uscimmo insieme.

Mia madre aveva il volto preoccupato, ma non disse nulla. All’epoca i genitori avevano firma disgiunta. Bastava che solo uno desse il consenso, valeva automaticamente anche per l’altro e senza inutili teatrini e discussioni.

Gli stavo dietro a papà, vicino. Il cane accanto a me.

Sentivo la torcia in mano e la tenevo come un bastone. Mi faceva sentire meno il ruolo di reporter in battaglia.

Mio padre camminava davanti guardingo ma sembrava non avesse alcuna paura. Dovevo arrancare per stargli dietro.

Se fossi stato da solo sarei morto di paura e mi sarei mosso come in una moviola. Dietro di lui mi sentivo un leone.

Mi resi conto che il buio man mano che lo penetri ha una sua luce. Ciò che sembra nero da lontano man mano che ti avvicini ha una sua visibilità. Nè più né meno di quanto accade con le disavventure della vita. Non dico che ci vedi bene, ma riesci a muoverti. Vedevo mio padre molto attento, ma calmo tutto sommato. Aprì la baracca degli attrezzi come se stesse aprendo una madia per cercarci qualcosa.

Nessuna incertezza. Controllò che ci fossero tutti gli attrezzi. Facemmo una ispezione lungo tutto il perimetro della recinzione. Verificammo che non ci fossero segni di effrazione. Nulla.

  • Sarà stato qualche animale

Disse, terminato il giro.

Io speravo di non trovarci nessuno nel buio, lui girava e sembrava avesse proprio la voglia di trovare qualcuno, come se dovesse dare un senso alla levataccia.

Da allora non mi sono mai più tirato indietro.

Da quella sera adoro il buio, spesso a Monteamaro faccio una passeggiata proprio nei pressi della baracca degli attrezzi e respiro.

Quella sera probabilmente è scattata qualche molla. Da bambino sono diventato piccolo uomo. E’ stata l’ultima volta che sono stato in scia, ed è stato alle spalle di un grande corridore.

Oggi mi piacerebbe tanto tirare la volata ai miei figli e potergli dire

‘Vai’.

Sarebbe un modo per dire grazie e rendere ciò che ho avuto.

 Mia moglie mi ha chiamato dopo mesi.

Il suo avvocato deve averla convocata dopo la lettera del mio.

Le staranno facendo pressioni per cercare di trovare un accordo con me, senza passare dal centro per la famiglia.

Conosco mia suocera e mia cognata. La frequentazione del centro la vivrebbero come un’onta. Come andare a mangiare alla caritas del comportamento sociale. Loro così perfettine in un centro per disagiati, giammai.

Mi ha chiesto di incontrarci per parlare dei ragazzi.

Mi ha detto di essere molto impegnata e le avrebbe fatto comodo al venerdì. La cosa mi ha colto di sorpresa, le ho detto di si immediatamente. Dopo aver chiuso ho pensato di non voler stare più in un angolo. Il suo rimandare l’ho capito bene. La stanno trascinando in questo. Ha fatto la telefonata, ma inconsciamente ha rimandato la cosa più lontano possibile.

Io voglio attaccare.

Le ho scritto:

– vista l’importanza del problema, non capisco perché aspettare venerdì. Vediamoci domani.

Nel frattempo ho sentito il mio avvocato.

Ho chiesto se vedesse qualcosa di negativo in questo. Mi ha solo raccomandato di scegliere un luogo pubblico e di stare tranquillo.

  • Dobbiamo provarle tutte.

Mi ha detto.

Domattina incontro Lorenza anche. Voglio sentire anche lei.

All’incontro vorrei dire a mia moglie:

  • Una madre può tutto.

Il resto lo terrò per me.

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27 pensieri riguardo “Vai

      1. 1. Perché “Bugiesumiopadre”
        2. Perché “paperino”
        3. Perché stai “seguendo il mo blog”

        (Non è una domanda:
        il pesce con la pinna da squalo è simpatico.)

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      2. Bugiesumiopadre perché ho iniziato a scrivere il primo Natale passato senza i miei figli. Ritenevo che non mi parlassero perché gli venivano raccontate delle bugie sul mio conto. Mi sto separando e purtroppo non ho un rapporto sereno con la mia ex moglie

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      3. Si… È nato così . Mi ero dimenticato del titolo . Mi hai riportato alla sera in cui ho creato il blog. Ho passato il Natale da solo e senza auguri. Ero molto triste. Oggi le cose vanno meglio. Non con i ragazzi ma con me
        Stesso . Tu che vuoi dire con umbilicus pop?

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      4. Mh, il Natale da solo senza auguri non è poi così male: basta far finta che non sia Natale. “me Stesso” più lo scrivi piccolo, più vale, secondo me.
        Con umbilicus pop intendo umbilicus pop, tipo fuoco artificiale 😊

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  1. E’ indefinibile vedere il tempo passare e, come dici tu, tracciare quel cerchio..Diventare adulti, scovare in se le somiglianze che credevamo davvero non avremmo mai trovato, guardare negli occhi i nostri genitori e vederli più fragili sentendo dentro di noi l’orgoglio e il desiderio di proteggerli… Io non ho figli, non so se verrano mai, per cui non sono certa di porter chiudere il mio cerchio futuro. Ma quando osservo quello in cui sono figlia ciò che hai descritto lo ritrovo anche io…Ah, e in bocca al lupo per l’incontro!

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    1. Il cerchio lo percorri uguale anche senza figli. Paradossalmente ora che non ho i ragazzi riesco a vivere mio padre. Mia moglie è morbosamente legata ai suoi e di finiva sempre lì. Dovevo litigare per far stare i ragazzi con mio padre. Si stanno perdendo molto . Hanno la fortuna di avere un nonno che ha vissuto a lungo e intensamente . È un peccato che non lo vedano . Un peccato anche per lui. Non posso addolorarmi all’infinito però . Cercherò di cambiare le cose finché sarà possibile . Staranno facendo altre cose importanti nel frattempo e io non lo immagino neanche magari. 🙂 ciao poetessa … E crepi sto lupo!

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