Il mio cavallo di Troia

Adesso mi cerca lei.

Siamo stati convocati ufficialmente dal centro di mediazione. Il dott. Cittadini ci ha mandato direttamente lì, senza passare dal via.

La convocazione è arrivata per l’1 e il 2 settembre. Separatamente. Leggo tra le righe che è agitata. Capito?

Scrive su whatsapp:

  • Mi ha telefonato il centro di mediazione, devo andare giovedì pomeriggio ore 16,30, sarebbe meglio andare insieme. Quando torni fatti sentire che ti dico.

Ha paura la stupida.

Evidentemente si sente braccata e messa alle corde. Adesso deve dare conto a qualcuno di ciò che fa e crollano improvvisamente la sua arroganza e le sue miserie.

Sono stato qualche giorno fuori per lavoro, al rientro non l’ho chiamata e non la chiamerò. Che cuocesse nel suo brodo. Sta stronza.

L’ho pregata per un anno.

Un anno ho aspettato perché si potesse parlare con qualcuno per avere dei consigli, per capire cosa è bene per i ragazzi.

Un anno perché qualcuno aprisse la bocca per dire qualcosa di buon senso.

Un anno perché non fosse sempre tutto come dicesse lei, senza possibilità di replica, come in una dittatura.

Un anno per poter dire le mie ragioni ed essere ascoltato.

Un anno di attesa. Per reggere attese così lunghe corrodi il sistema nervoso, mi sono consumato.

Un anno senza i miei ragazzi.

Aveva il coltello dalla parte del manico e ne ha approfittato.

Che mi dicano che sbaglio adesso. Che mi dicano cosa ho sbagliato, e cosa non devo sbagliare.

Sarò tutto orecchie e metterò tutte le mie risorse a disposizione. Me lo diranno per aiutarmi, non per farmi del male.

Basta sentirmi dire che devo solo aspettare e che quanto accade è solo colpa mia.

Basta stare in un angolo a prendere schiaffi.

Basta vivere di pacche sulle spalle ed incoraggiamenti amichevoli.

Basta attese, Energie nervose per aspettare non ne ho più.

Basta approfittare dell’assenza per dire menzogne.

Basta umiliazioni.

Queste sono le speranze che nutro dal confronto che andrò a fare.

Non voglio stare in disparte e vedere i miei ragazzi cresciuti da altri senza poter mettere bocca in nulla. Io non voglio il male di nessuno, voglio solo fare il padre. Perché diavolo li avrei messi al mondo due figli?

Questa è una barbarie che è consentita da una legge che non c’è ed autorizza la follia di alcuni uomini e donne a servirsi dei figli per vendicarsi delle proprie frustrazioni.

Le rispondo via whatsapp:

  • Mi hanno convocato per venerdì e mi hanno detto che ci ascoltano separatamente.
  • Lo so, chiamami quando torni.

Non replico.

Questa improvvisa ricerca di complicità mi produce vero e proprio disgusto. Lo sento proprio sulla bocca dello stomaco. Ho anche la nausea che viene su dalla gola e mi impasta la bocca.

Adesso mi cerca per i ragazzi?

Lo so cosa non vuole. Non vuole che i ragazzi vadano al centro di mediazione.

Sarebbe disdicevole per loro e per lei.

E soprattutto non ammette che qualcuno possa dirle che quello che fa non va bene.

Per lei il problema non è che i ragazzi non vedano il padre. Questo no, questa è una cosa che se si risolve è bene, altrimenti si fa senza.

Me lo ha detto chiaramente e oltretutto aveva anche il benestare dell’assistente sociale a suo dire:

  • Signora, ci proviamo, se poi non si riesce, mica ci possiamo sparare! Hanno quindici anni quasi questi ragazzi. Devono decidere loro!

Questo quello che mi ha riportato lei e dubito fortemente che qualcuno lo possa aver detto. Ormai sono abituato a filtrare tutte le stronzate che spara. Chissà che le ha detto il dott. Cittandini e lei lo ha trasformato in un lasciapassare per la sua coscienza.

Capita a tutti di fare gli stronzi. A me qualche volta. Però io penso che bisogna avere la consapevolezza di farlo. Non puoi fare lo stronzo e non immaginare che qualcosa ti possa tornare indietro.

Accetti il rischio se ti conviene, ma il rischio lo devi conoscere.

Intanto mio figlio grande lo sto portando in auto agli allenamenti.

Parla.

Lo voglio dire piano piano. Che non si alzi troppo la voce, ho paura che se alzo la voce poi accada qualcosa e tutto ritorna come prima. Non sono più monosillabi. Cerca il discorso. E’ una cosa che mi sembra troppo bella per essere vera. Ho capito che qualcosa stava cambiando l’altro giorno.

Sono rimasto per tutto l’allenamento, speravo di poterlo riaccompagnare a casa, io. Non c’era il suo amico a cui davamo un passaggio. Saremmo stati io e lui soli.

Finito l’allenamento è uscito dal campo. Era stremato, stanno facendo una dura preparazione atletica e mio figlio, a differenza di me, suda come una fontana.

Ho incrociato il suo sguardo a distanza, mi ha fatto segno con il pollice vicino alla bocca che avesse sete.

In labiale da lontano gli ho detto:

GATORADE?

Va pazzo per il gatorade al limone.

Mi ha detto si con la testa.

Sono partito a razzo verso il bar per prenderglielo, sono scivolato.

Gli altri genitori hanno riso ed ha riso anche lui.

Non sono mai stato così contento di fare una figuraccia.

Gli ho portato il suo gatorade ed ancora sorrideva.

Continua a non rispondere al telefono e ai messaggi che gli invio. Però entra in auto e mi racconta. E’ un fiume in piena.

Sabato gli ho detto che vorrei fargli provare la moto. L’ho presa per lui a novembre scorso e tenuta in garage come una reliquia. E’ stato il mio cavallo di Troia, forse. Adesso ha fatto l’esame teorico per il patentino e deve fare la prova pratica. Gli ho detto che gli faccio fare delle guide.

Mi ha detto di si.

Gli ho detto che potremmo andare a comprare le cose per la scuola insieme.

Mi ha detto va bene.

Ieri in auto, di sua iniziativa, mi ha raccontato dei suoi nuovi amici e dei professori che non ho avuto la possibilità di conoscere.

Ho fatto lo scemo come al solito e rideva.

Ci penso tutto il giorno ma come se fosse una cosa che sta accadendo a qualcun altro. Forse la voglio tenere lontana.

Ancora mi sto dando dei pizzicotti.

Ma che rimanga tra noi, potrei pensare che sia vero.

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26 thoughts on “Il mio cavallo di Troia

  1. Bene, sono davvero contenta, si lascia andare solo quando è solo con te, a casa evidentemente ancora non può, cerca di capire, vive con tua moglie….. A proposito, solo un consiglio…lo so bene che lei ha sempre fatto la stronza, ma tu non metterti al suo livello, rispondile e trovate un accordo, devi essere superiore….e i messaggi conservali 😉

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    1. Parla lui senza che gli faccia domande!!! 🙂 Si, mia moglie mi provoca, lo so bene. E’ la stanchezza che mi fa cadere nel tranello. Se fossi fresco non potrebbe mai accadere. Ma devo farcela, hai ragione.

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    1. Si lo farei anche io… solo che dopo un anno che provi in tutti i modi ad avvicinare i ragazzi …ti senti dire che ”non puoi pensare di farti vivo quando fa comodo a te”… i nervi è facile che saltino… devo controllarmi però…

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  2. ma non è che non risponde perchè “qualcuno” gli legge i messaggi e lo ascolta al telefono? Usando poi la cosa contro te o lui?
    I ragazzi cercano l’approvazione, ed evitano la disapprovazione in ogni modo.
    E magari portarli al centro di mediazione è tanto temuto proprio perchè potrebbero venir fuori verità nascoste…
    La butto là, che non mi sembra tanto arrabbiato con te, questo ragazzo (e comunque, se fosse, magari è stato solo montato. Un anno è un lungo periodo, lungo lungo.)

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    1. I primi tempi sono certo che abbiano lei si intrometteva e controllava qualsiasi cosa. Lo ha fatto ripetutamente e ne ho le prove. Dopo un po’ quando si è resa conto di averli caricati a molla ha lasciato fare loro. Il suo controllo è diventato una supervisione. Mio figlio è arrabbiato perchè si è sentito abbandonato ed ha vissuto circondato da chi gli ha alimentato sofferenza e rabbia. Ma in questi giorni ho avuto la certezza che in fondo mi vuole bene come prima. Spero che la rabbia possa passare del tutto un giorno.

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  3. Io sono stato due volte in mediazione. Una volta per capire che strada prendere come coppia, una volta per capire come fare i genitori da separati. Sempre senza bimbi, anche perchè i miei sono piccoli. Quello che penso è che il risultato dipende molto e soprattutto da quanto lavoro ognuno fa su se stesso, seguendo quello che viene fuori dagli incontri. Penso che anche solo il fatto che il percorso inizi sia una cosa positiva, ma se posso darti un consiglio, lavora su di te, senza aspettarti che l’altra parte faccia altrettanto, perchè non hai nessun potere su quello.. Su di te invece hai un potere immenso e leggendo il tuo blog mi pare di capire che tu abbia già imparato a farlo, lasciandoti scivolare le sue cattiverie e concentrandoti sui tuoi figli.. Io sono ancora un po’ indietro in questo.. Sono loro che devono essere sempre al centro dei nostri pensieri, andando oltre i sentimenti e i pensieri sull’altra parte genitoriale..
    Io fortunatamente non ho subito tutto quello che hai subito tu.. ho dovuto lottare per molte cose, ma ho i bimbi con me due sere a settimana e due week end al mese.. posso solo provare a immaginare cosa può significare per te l’esperienza al campo con tuo figlio.. mi sono commosso.. 😉

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    1. Grazie. Ci conto molto sull’aiuto del centro di mediazione. Ho trovato degli angeli custodi che mi hanno aiutato parecchio. E gliene sarò grato comunque vada. Se sto risalendo la china e sono a questo punto, al 90 per cento è merito loro.
      Forse riesco a lavorare più di te perchè non avevo altro su cui lavorare. Per un anno io non ho avuto con me i miei figli e per lunghi periodi di mesi non li ho nemmeno visti se non da lontano. O impazzivo o lavoravo su di me. La seconda scelta è stata più facile. Cosa è che non ti riesce?

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      1. a volte non riesco a fare la cose per i miei figli a prescindere dai suoi comporamenti o reazioni.. mi faccio prendere da brutti sentimenti come la ripicca o la “vendetta”.. faccio un esempio: a fine luglio abbiamo deciso di togliere il pannolino al più piccolo.. poi lei se ne è andata 10 giorni in “ferie personali”.. e mentre io mi smazzavo un cambio di lenzuola per notte, lei non ha chiesto una sola volta come andava.. dopo 20 giorni mi ha chiesto come andava da me.. e a me si è chiusa la vena, non le ho risposto e implicitamente le ho detto di fare da sola.. ma poi mi sono reso conto che è una vendetta su di lei, ma che così facendo sbagliavo nei confronti di mio figlio.. lui ha bisogno che io dica quelle cose alla madre, non che mi faccia vincere dai suoi comportamenti che giudico “disinteressati” (per essere cordiale)..

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      2. Quando accade qualcosa del genere a me dicono… mannaggia la rabbia! mi è stato consigliato un libro, spegni il fuoco della rabbia che se riesci a leggere con la necessaria ironia può essere di aiuto.E’ molto importante non riepondere subito, se puoi. Prenditi del tempo. Lascia cuocere la tua rabbia. La rabbia cotta è molto meglio di quella cruda! Almeno così dicono gli orientali ed a giudicare dalla calma serafica che hanno, qualcosa ne capiscono! E poi caro amico… se ti scappa … mandala a cagare tua moglie… ogni tanto ci vuole! 🙂

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  4. muy bien 😉

    le cose cominciano a prendere una piega un po’ diversa, certo che è solo l’inizio ma è già molto positivo;
    ora devi dare tempo … a tutti (quelli belli e quelli brutti) per riprendere oppure per “cuocere” …
    ottimo quello che stai facendo … avanti così con l’attenzione sempre puntata sull’obbiettivo (anzi su i due obiettivi) 😉

    ciao 🙂

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