‘mbare

Oggi al centro di mediazione eravamo in quattro, per la prima volta. Arrivo alle 9,30, puntuale come mio solito, ma l’appuntamento è alle 12.

Mi riceve Lorenza e mi dice che ho sbagliato di sole due ore e mezza. Fingo indifferenza ma dentro di me mi maledico.

Paperino: Poco male, ritornerò le dico.

Ritorno alle 12. Anche questa volta puntuale, ma del puntuale giusto.

Lorenza mi fa accomodare nella solita stanza in fondo al corridoio.

Quattro sedie e la finestra spalancata. Aspetto. E’ la condanna dei puntuali attendere.

Forse questo che vivo è un girone dantesco ed essendo stato ritardatario in un’altra vita, per contrappasso mi tocca aspettare tutti.

Non ho controllato l’ora, mia moglie arriva dopo solo qualche minuto. Tutto sommato in orario per una non puntuale. Lorenza fa accomodare anche lei. Accenno un saluto, non risponde, si siede.

La stanza finisce col riempirsi con Antonella, cui mia moglie richiede nome e cognome.

Vorrà vedere se qualche sua amica la conosce, penso.

Se fosse stato un Burraco, io avrei fatto coppia con Lorenza, mia moglie con Antonella. Mancavano tavolo e carte però. Lorenza con i sui fogli poggiati sulle gambe continua a darmi un senso di precarietà e ansia, ho la sensazione che le scivolino. Il suo equilibrio mentale non fa scopa con quello fisico.

Prima Lorenza e poi Antonella ci spiegano a grandi linee cosa è la mediazione e quale è il loro compito in quella sede. Ci danno la parola. Suona il gong e il match nei primi minuti scorre abbastanza liscio con mia moglie che fa da mattatrice. Nei primi minuti rimango un po’ in silenzio. Ogni tanto guardo fuori dalla finestra. C’è una luce forte. Mi dà grande serenità la luce. Le stronzate che spara mi deprimono e quando non ne posso più, sposto lo sguardo verso la finestra e cerco una ricarica. Socchiudo gli occhi e mi lascio accecare.

La luce è il respiro della mente, te la ossigena.

Lorenza rilegge le disposizioni del giudice per contestualizzare il discorso. Al cospetto di mia moglie, Pindaro risulta un tipo inquadrato. Dopo un po’ che parla, avrà pensato bene di farle circoscrivere il discorso.

Iniziamo a parlare dei ragazzi, poi inevitabilmente finiamo a parlare di soldi. Si lamenta che non le ho versato ancora il mensile. Il giudice ha stabilito che io debba farlo entro il quindici del mese. Secondo lei non devo arrivare troppo sotto al quindici. Si lamenta di questo.

Non so in base a quale ragionamento, ma vista la pervicacia con cui insiste vedo che Lorenza cerca di accontentarla. Capisco che è un suo modo per mettere l’incontro in un canale sereno.

Accontentarla per questa stronzata per poi cercare di pretendere qualcosa di più importante, forse.

Lorenza: Allora vediamo di parlare di questi aspetti pratici anche. Possiamo definire il giorno in cui si versa questo assegno?

Guardo Lorenza stranito.

Paperino: Il giudice lo ha già stabilito. Ha detto entro il quindici e così sarà. Non mi hanno versato ancora lo stipendio, appena lo fanno, verso.

Moglie: Non è vero, lo fa per dispetto!

Paperino: Senti, parli tu di dispetto che da un anno non mi restituisci le mie robe? Il giudice ha stabilito che versi entro il quindici ed entro il quindici li avrai.

Antonella e Lorenza fanno un po’ da arbitri cercando la ragionevolezza di entrambi. Ci riescono. Succede anche l’incredibile, Lorenza le fa addirittura promettere che al prossimo incontro mi restituisce le mie cose. Due avvocati non erano riusciti in un anno. Penso di averla guardata con la stessa ammirazione con cui gli antichi ateniesi guardassero il loro grande stratega Temistocle. Speriamo che accada ora, soprattutto per un trapano molto costoso, prestatomi, che devo restituire.

Arriviamo alla nota dolente. I ragazzi.

Mia moglie precisa che non è vero che le cose stiano male, anzi, migliorano. Con AAAAA, il più grande dei due, mi sento e mi vedo. Per BBBBB ci vuole pazienza effettivamente. La causa del distacco per lei sono io. Non so fare il padre, non l’ho mai fatto. Non sono riuscito e non riesco a tenere un dialogo con loro. Lei può insistere, ma se non riesco ad instaurare un dialogo con i ragazzi è colpa mia, lei certo non può fare per me. Questo il succo.

Un anno di cattivo sangue pesa. Mi ero ripromesso di stare tranquillo. Se ti pestano i piedi riesci a stare tranquillo, spesso. Se hai un secchio pesante sulle spalle e ti pestano i piedi, è molto più difficile stare tranquilli, ti incazzi. Se hai un peso così grande dovrebbero fare molto più attenzione a non pestarti i piedi. In quel caso il peso moltiplica la stizza. Un anno di cattivo sangue lo sento tutto, non basta la luce a trattenermi. Le rispondo.

Sono innumerevoli le volte che ha fatto in modo che i ragazzi si allontanassero. Cito quelle che non può confutare. Una su tutte è quando ha detto al piccolo che non volessi mandarlo in vacanza. Non mi parla ormai da tre mesi. L’ultimo messaggio che mi ha mandato è

– Perché non vuoi mandarmi in vacanza?

Chi glielo può aver detto? E perché?

Le ricordo che pur sapendo che il più grande non volesse che andassi ai colloqui scolastici, appena mi ci ha visto ha pensato bene di avvertirlo.

La incrocio nei corridoi della scuola e dopo un minuto mi arriva il messaggio con gli insulti di mio figlio.

Le ricordo che i ragazzi mi hanno accusato di non dar loro i soldi per mangiare.  Questo stupidaggine non poteva venire se non da lei, quando non ho mai mancato in questo.

Lei prima si dimena e dice che sono solo un falso, poi, quando Antonella le chiede di ricostruire gli episodi, non può far altro che confermare.

Guardo anche Antonella. Cazzuta! penso.

I modi non sono quelli detti da lui però, chiosa mia moglie con un tentativo ridicolo di alleggerire.

Lorenza e Antonella la hanno incalzata:

– Ma se i ragazzi decidono di non andare a scuola, per te possono farlo? Ci sono delle cose per le quali è giusto che i ragazzi abbiano autonomia, altre no.

– Ma ci dici che tuo marito non fa quello che dovrebbe fare per riaprire il dialogo con i ragazzi. Per te cosa c’è che non fa e dovrebbe invece fare?

– La tua famiglia dovrebbe fare un passo indietro. Dovete ricreare la genitorialità voi due.

– Se il padre perde autorevolezza in questo momento, tra un po’ che diventano più grandi è probabile che non riconosceranno neanche più la tua. Sarà un problema grosso per loro, non per tuo marito. A noi di Paperino ce ne può fregare di meno. Questo deve essere chiaro per te e per lui. A noi interessano loro.

Penso di aver mantenuto la calma. Ho alzato un po’ la voce, ma non ho perso le staffe.

La questione si è necrotizzata sul solito punto. Gli episodi sono tanti ma il punto è uno solo. Per mia moglie i ragazzi devono decidere loro, se vedere o meno il padre. Non è una roba da poter imporre. In realtà il fatto che non mi vogliano vedere avvalora la sua tesi che sono uno stronzo, non solo come marito ma anche come padre. Se è stronzo come padre, figuriamoci quanto lo è stato come marito. Uno stronzo al quadrato!

Dopo due ore di conversazione Lorenza e Antonella sono esauste. La fatica ad ascoltare due persone che litigano deve essere notevole. Ci diamo appuntamento per il giovedì successivo.

Il compito è quello di cooperare. Ci vuole uno sforzo.

Esco, tutto sommato è andata bene. Mia moglie è stata messa abbastanza alle strette.

Me lo hanno detto chiaramente, non parteggiano per me. Parteggiano per i ragazzi e forse sanno che devono passare attraverso il convincimento di mia moglie a collaborare.

Mi rimane addosso un senso di amarezza. Sono state le parole su BBBBB a farmi male. Sul fatto che non mi veda come un buon padre a detta di mia moglie. Nel pomeriggio ho cercato di ripercorrere la conversazione. C’era qualcosa che mi infastidiva e non capivo cosa. Come se mi sfuggisse un dettaglio. Avevo un ronzìo in testa, una incompletezza.

Poi capisco cosa è. Mi ricordo di aver detto che non è una cosa educativa che i ragazzi possano decidere se rispondere o meno al telefono anche ad un nonno di novanta anni e addirittura scegliere se fargli gli auguri per il Natale o per il Compleanno.

Mia moglie ha risposto :

Il nonno! Il nonno non si mai interessato ai nipoti, giusto mo’ si interessa?

Apro il telefono e cerco i messaggi più vecchi di mio figlio BBBBB.

Dopo Natale lo rimproveravo per sms del fatto che non rispondesse al Nonno che non gli avesse fatto gli auguri per Natale.

Mi rispose:

Il nonno non si è mai interessato a noi, solo ora si interessa?

Ho studiato a Milano. Venivo da una piccola città di provincia ed i primi tempi andavo i giro e mi ubriacavo della enormità della grande città. Ero affascinato da tutto quel movimento.

Mi sembrava di essere stato scaraventato dal nulla in un quadro futurista.

Vivevo in un pensionato universitario con amici provenienti da tutte le parti di Italia. Studenti come me.

Feci amicizia con un ragazzo di Catania, Raffaele. Ho sempre avuto un grande feeling con i siciliani.

Mi piace molto l’accento e in generale ho incontrato persone ironiche e di una profondità non comune. (E poi se penso al cannolo e alla cassata…)

Camminavamo per Via Torino ed il mio amico Raffaele, studente di economia ma appassionato di arte, mi invita ad entrare in una chiesa. Santa Maria presso San Satiro (Bramante), dice l’insegna all’esterno. Una chiesa insignificante rispetto alla grandezza del vicino Duomo, ma Bramante è stato uno dei più grandi architetti, penso.

Entriamo e mi invita al centro della navata subito dopo l’ingresso.

Non c’è nessuno. Niente rende l’atmosfera raccolta e mistica quanto una chiesa vuota.

Sarà che è l’uomo che ne guasta l’aria. Siamo bravi a fare i contenitori, poi ci perdiamo quando dobbiamo riempirli di contenuti.

Raffaele: ‘mbare (‘’compare’’), dimmi una cosa, quanto è lunga questa chiesa?

Effettivamente l’esterno era piuttosto piccolo ed angusto mentre all’interno pareva molto lunga.

Paperino: Dai, che ne so, dove vuoi arrivare?

Raffaele: mbare, tu dimmi, quanto ti pare lunga?

Paperino: Beh è lunga… 50 mt?

Mi prende sotto braccio e ridendo mi porta dietro all’altare.

Raffaele: Continua, vai in fondo ora.

Me lo dice ridendo e la cosa mi fa stare in ansia, sembra tanto uno scherzo.

In quegli anni gli scherzi in pensionato erano anche feroci.

Mi muovo con circospezione e lentamente. Lui rimane fermo, io cammino ma sono a tre quarti, tenendo d’occhio lui. Un passo in avanti ed uno sguardo a lui.

Dopo poco mi rendo conto che la chiesa finisce. C’è una parete. Quella che sembra una lunga navata non è altro che un dipinto con il disegno prospettico.

Come un cieco, allungo il braccio per vedere che effettivamente ci sia muro e non spazio.

Il mio amico ride piegato in due.

Io guardo quel miracolo pittorico. Vado su e giù dalla navata una decina di volte. Non potevo credere di essere stato ingannato a quel modo.

Comincio a ridere anche io. Della prospettiva avevo sentito parlare sui libri di scuola. Non c’erano quei dipinti nella mia piccola città del sud.

Su e giù per la navata. Non la finivo più e ridevo, ridevo.

San Satiro mi dava l’idea che ci fosse sempre una possibilità, bastava provare a guardare le cose in modo diverso. Negli anni successivi, quando avevo qualche scoramento, quando le cose non mi giravano come volessi, quando ero triste, prendevo il metrò, scendevo in piazza Duomo e facevo visita a San Satiro. Entravo nella chiesa, sostavo nella navata centrale e guardavo in fondo. Facevo un sorriso, un pensiero a Raffaele e al suo ‘mbare. Poi uscivo. Era un modo di resettare e provare a guardare tutto in modo differente.

Così oggi ho toccato con mano che le parole su mio padre, non sono state un pensiero originale di mio figlio BBBBB. Mi si è riaccesa la speranza.

Penso a San Satiro e Raffaele, sorrido.

Mi do uno schiaffetto e mi dico ‘mbare, forza.

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46 pensieri riguardo “‘mbare

    1. Ciao Giuliana! Non lo facciamo perché ci facciamo travolgere dalle cose. Bisogna riuscire a staccarsi un attimo e recuperare un po’ di lucidità .
      Ci devo tornare in Sicilia! L’astinenza da cannolo e da arancino si fa sentire! 🙂

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  1. L’esperienza che stai vivendo e la possibilità che nelle persone di Antonella e Lorenza puoi confrontarti oggettivamente , dimostra che il vivere della persona necessità di un Altro , di un Logos che la educhi , che le dia la giusta prospettiva , che ridia speranza, che rifaccia ripartire. Siamo come foglie al vento se non c’ è un Alterita’ .Io sono felice di essere cristiana , perché mi accorgo di essere educata nel vivere alla prospettiva di un vere Bene comune. Un abbraccio

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    1. Penso che sia la prospettiva di tutte le
      Religioni, lasciando stare i fanatici. Ma a prescindere dalle religioni per me uomo è proprio chi si interessa dell’altro. Homo sum, humanum nihil a me alienum puto. Sono uomo è tutto ciò che è umano mi interessa. Era Terenzio, un commediografo latino e pagano quindi. Era prima di Cristo. Il bello è in Cristo senz’altro, ma è anche un po’ sparso qua e là, a cercare si trova:-)

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      1. Tutto il bello appartiene al creatore, al divino, Cristo, è per i credenti, la versione Umana per eccellenza, la tipologia umana più dolce , più giusta, più amorevole, più misericordiosa, la speranza che il nostro umano sia fatto per una grandezza.

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    1. Grazie per il complimento ! Mannaggia … Sarei bugiardo a dire che non mi faccia piacere … A proposito di riconquista oggi uscita in moto e shopping con il più grande … Avrei voluto comprargli tutto il negozio e non hai Idea di quanto è bello stare nel corridoio dei camerini pieno di grucce ad aspettare, a passare le robe e a dire girati un po! :-)))) sento il profumo … Il piccolo ancora nulla .

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  2. un decimo del mio.
    Ed io ho anche il mutuo, e il finanziamento contratto per liquidargli la parte che era stata pagata fino ad allora..
    E guadagno meno di lui.
    Davvero questi due si meriterebbero un paio di mesi a vicenda. Forse scoprirebbero cosa c’è intorno a loro…

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      1. o così o non se ne sarebbe mai andato da questa casa. Gli faceva comodo trovare tutto fatto ed i conti pagati. Mi son sempre rotta io la testa per farli quadrare.
        Inoltre… non posso essere accusata di ingiustizia e cattiveria verso il padre di mio figlio.
        Io ho scelto di separarmi ed io ho pagato.

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      2. io non avevo rabbia, solo sollievo.
        La rabbia mi viene ora perchè come padre non capisce nulla e manca. Non capisce che un adolescente ha bisogno di attenzione e regole.
        Non c’è, troppo preso dalla sua fidanzata.

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      3. Il mondo è vario…Forse se fossi stato così mia moglie avrebbe avuto la stessa reazione. Credo che in questo allontanarmi i figli ci sia solo desiderio di farmi del male, sapendo che ci tengo. Chissà , a volte me lo chiedo se un atteggiamento da menefreghista produrrebbe effetto opposto.

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  3. Ciao Paperino che piacere leggere l’energia positiva che sprigionano le tue parole… Sicuramente la tua tenacia e determinazione iniziano ad essere premiate. Mi fai riflettere su come nella vita nulla é scontato e sicuro, specie nei rapporti umani. É pur vero che da ogni esperienza, anche la peggiore, se siamo capaci di fare un lavoro su noi stessi ne possiamo uscire anche migliorati ed arricchiti…boh mi sbaglierò, ma credo che tu viva più intensamente oggi la tua paternità. Vai alla grande!!!

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    1. Ciao orbitanea! Bello il nome . Mi Sa di saturnino. Me ne sono accorto che nulla è scontato! Pensi che possa essere intensa una paternità senza figli? Non so. Io nei precedenti 14 anni lo ho fatto il padre. Nessuno può togliermelo questo. Oggi la mancanza del rapporto rende tutto più forte. Mi auguro che finisca come quando mangi un dolce dopo tre mesi di dieta. Che la dolcezza mi prenda tutto il corpo e la testa. Così sarebbe bello. Detto questo la determinazione non mi è mai venuta meno e non mi verrà. Ho imparato tante cose, scoperto nuovi sentimenti e conosciuto grandi persone. Gli incontri sono stati forti come le sensazioni. E poi devo aver imparato a scrivere cosa che non sapevo di saper fare! Nulla è perduto. La differenza tra un padre e un non padre è che dal momento in cui lo diventi, una parte di ciò che fai lo fai per i tuoi figli. Anche questa esperienza in più spero che vada a loro e possa servirgli un giorno. Per questo scrivo. Ciao.

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