Achille e la tartaruga

Giovedi 22 settembre appuntamento al centro di mediazione. Oramai bazzico da un po’ da queste parti. Ho persino capito dove parcheggiare senza dover pagare. Significa essere di casa.

Il centro si trova in una palazzina uffici appena fuori le vecchie mura della città. E’ una zona costruita con il boom edilizio degli anni 60. L’edificio si affaccia nella piazza del vecchio ospedale. Da un ventennio ne hanno fatto uno più grande fuori città. In realtà, a guardarlo, il vecchio sembra più nuovo del nuovo, come spesso accade alle strutture pubbliche di ultima generazione. E’ un posto a cui sono affezionato, ci sono nato e quando ci passo davanti lo sento come uno di famiglia.

La palazzina del centro di mediazione è molto più recente. Una struttura moderna cemento e vetro. Ha l’affaccio nella piazza, ma si entra da un ingresso laterale. Il granito grigio scuro a pavimento e pareti fa l’ingresso un po’ buio e tetro. C’è un corridoio molto lungo che porta ad un ascensore.

La pulsantiera dell’ascensore indica il nono piano. In realtà i piani sono solo quattro. Un fatto singolare, un guasto elettronico. Forse l’ascensorista aveva delle velleità non compiute. Da quando frequento il centro questa cosa mi fa sorridere. Mi piace pensare che l’ascensorista sognasse di arrivare al cielo.

Arrivo sempre per primo, mi fanno accomodare nella solita stanza in fondo a destra. Ci sono le quattro sedie pronte, senza tavolo. C’è una nuova nota di colore. Le sedie non sono tutte nere. Nella posizione dove in genere siedono le mediatrici, ci sono due sedie gialle. Un giallo intenso, quasi fluorescente.

Caratterialmente amo sparigliare, avrei voluto sedermi su una delle sedie gialle, scombinando gli equilibri. Il pensiero mi ha sfiorato con un ghigno. Mi diverte molto cambiare le carte in tavola, ma non è cosa gradita alle donne ed io ne aspetto tre. Sarebbe incauto. Sotto sotto le donne sono conservatrici, apprezzano i cambiamenti quando sono loro a determinarli. Lascio perdere.

A differenza delle scale condominiali, la stanza è luminosissima. C’è una grande finestra che Lorenza mi spalanca per cambiare l’aria, dice. Mi chiede se ho problemi a rimanere da solo con la porta chiusa. In attesa che arrivino tutti, lei finisce altro.

  • Dove mi metti sto. Le dico.

Mi sono ricordato di quello che mi diceva mia madre. Pare che da piccolo, mi lasciasse per terra a giocare, su di una coperta. Si allontanava, non mi sentiva fiatare per ore, tanto che si dimenticasse di me. Poi preoccupata, tornava e mi ritrovava nella stessa posizione a giocare o magari addormentato, riverso per terra. Mi sono sempre sopportato bene, col tempo ho notato che non è una gran cosa in termini di carriera e vantaggio sociale. Nel mondo esterno vince chi scalcia e chi picchia più forte. Mia moglie in questo è una professionista, lei vive uno stato di guerra continuo con qualunque cosa le capiti a tiro. Farebbe causa alle mosche.

Dopo l’ennesima gomma di automobile che forava prendendo lo spigolo del marciapiedi mi chiamò al telefono comunicandomi l’intenzione di voler fare causa al Municipio. Il motivo: ‘’fanno i marciapiedi troppo larghi’’. La cosa preoccupante era che non fosse per nulla una battuta.

In quindici anni mi è capitato molte volte di mettere la mano sulla fronte e chiudere gli occhi. In quella posizione, ho capito che se fai una lieve pressione sul bulbo oculare con le palpebre chiuse, riesci a scacciare i pensieri che ti infestano la mente. Me ne faceva venire parecchi.

Sono state due ore toste questa volta. Lorenza ed Antonella si sono stancate molto.

Nei giorni precedenti riportavo BBBBB a casa dopo l’allenamento grazie alle indicazioni di Lorenza e con il gentile aiuto di mia moglie che evitava di andarci. Lei un po’ lo ingannava di proposito. Gli diceva che sarebbe andata a riprenderlo e poi mi presentavo io, da solo. Non è riuscita a dirgli ‘’viene tuo padre’’, in sintesi.

La prima volta ho dovuto faticare a convincerlo a seguirmi. Il fatto che lei gli promettesse di tornare a prenderlo ha creato qualche problema.

Ho dovuto usare un po’ di risolutezza di fronte al suo diniego. Gli ho preso la borsa e ho cominciato a camminare:

Peperino: Dai su, forza.

BBBBB: No, viene la mamma, me lo ha promesso.

Paperino: Non viene ti dico, ci siamo messi d’accordo, lei non può.

BBBBB: No, non voglio.

Paperino: Dai su, dai ti porto io. Non cambia nulla, che vuoi che sia. Dai ciccio forza.

BBBBB: No

Alla fine la mia risolutezza ha avuto la meglio. BBBBB è testardo ma bonaccione.

Purtroppo arrivato a casa si è messo a piangere. La forzatura evidentemente lo ha fatto stizzire.

Lei forse non aspettava altro. Mi ha chiamato, rimproverandomi.

Sono sicuro che lo ha fatto con i ragazzi presenti. Mentre mi parlava pensavo ai ragazzi che sentivano, ho cercato di minimizzare e di non farla alterare ulteriormente. Avrebbe denunciato il mio comportamento a Lorenza e Antonella, ha detto. Avrei fatto un abuso a suo modo di vedere.

Così è stato.

Non va bene così, ha detto Lorenza. Con i ragazzi siate chiari. Non va bene ingannarli.

Benedizione! ho pensato.

Ho rincarato.

Paperino: Scusami, ma dimentichi che è mio figlio? Posso dire a mio figlio di entrare in auto? O no? Non l’ho mica torturato. E poi se torna a casa e piange non puoi telefonare per rimproverarmi davanti a loro. Devi esser certa che non farei mai del male a mio figlio. Se fai così alimenti il loro distacco. Dai un alibi ai loro comportamenti.

Moglie: Non sono modi! Obbligare un ragazzo ad entrare in auto! Già è successo l’altra volta, lo hai anche spinto con la mano! Ero presente!

Paperino: Ma non l’ho spinto.

Moglie: Meno male che ci sono loro! Verranno a testimoniare. Si, hai messo la sua testa giù e lo hai obbligato ad entrare.

Paperino: Ma non dire fesserie.

Lorenza: Ma quanto sono grandi sti ragazzi?

Paperino: BBBBB è quasi quanto me, secondo te posso averlo messo di peso in auto?

Moglie: Lo hai fatto.

Paperino: Ma cosa dici? Se tu gli fai pensare che il fatto che venga con me è solo una possibilità, non cambierà mai. Se gli prometti che lo vai a riprendere e poi non vai, non va bene. Se mi rimproveri davanti a loro, dai forza al loro comportamento. A parti invertite stai tranquilla che mi sarei incazzato con loro. Altro che rimproverarmi. Avresti dovuto dirgli: ‘’ti è andata bene che papà non ti ha dato un ceffone’’. Quello è tuo padre e vai in auto con lui senza tante storie. Ci vuole tanto?

Moglie: Se loro non vogliono non puoi obbligarli, stanno soffrendo.

Antonella: Lui sta tentando di dirti che forse dovreste essere più collaborativi davanti a loro. Mostrarvi uniti almeno su queste cose.

Sono mesi che vado avanti così, ci vuole forza a sopportare tutto questo. Me la sta facendo pagare in questo modo. Più mostro attaccamento ai ragazzi, più gode del fatto che mi rigettino.

E’ vergognoso che tutto questo possa accadere. Sbotto.

Paperino: Ti sei fatta una domanda? Perché stanno venendo con me ora e prima non lo facevano? Perché per un anno non son venuti e vengono proprio ora? Te lo sei chiesto? Tu che dici che fai di tutto per farli venire con me! Come mai ora? Avanti, hai una risposta? Perché hai aspettato che lo dicesse un giudice? Perché non prima? Un anno è passato. Cosa è cambiato? Perché quando ti ho invitata io, qui, al centro di mediazione, non ci sei venuta? Cosa è cambiato, me lo sai dire?

Moglie: No, io sto insistendo…

Paperino: Ecco! Brava!!!!! Finalmente… Stai? Cosa? I-n-s-i-s-t-e-n-d-o!!! Questa è la parola magica. Se avessi insistito prima, oggi non saremmo qua! E se i ragazzi non fanno quello che diciamo, devi insistere di più, non rimproverarmi!

Antonella e Lorenza mi lasciano parlare, non aggiungono altro.

Moglie: Ma che dici, io ho fatto di tutto per convincerli.

Fiato sprecato, penso. Mi son dovuto sorbire le solite accuse stupide. Non avrei fatto il padre, sarei stato assente, non ho capacità di dialogo coi ragazzi. Lei non può fare per me, se non son capace di riattivare il dialogo, lei cesserà di essere disponibile come lo è stata finora. Lei ha sempre invogliato i ragazzi a stare con me, ma contro la loro volontà, decisi a non vedermi, nulla ha potuto. La causa di questo rigetto dei miei figli è il mio cambiamento. Farnetica di una mutazione genetica, proprio. I ragazzi non mi riconoscono, avrebbero difficoltà di riconoscimento causato dalla mia mutazione. Roba da laboratorio, insomma. Questo il succo dei discorsi. Stomachevole. Quando discussione mi prende lo stomaco, divento intollerante.

Lorenza e Antonella la riempiono di complimenti per lo sforzo che sta facendo. La stanno lavorando, penso. Tra un po’ le assestano il colpo. Ed il colpo arriva. Lo sferra sempre Lorenza.

Lorenza: Perché non facciamo che i ragazzi facciano i compiti con il padre?

Moglie: Beh… si certo se vogliono, per me ben venga.

Lorenza: (Rivolta a me) Per te potrebbe andare?

Paperino: Ci mancherebbe. Li ho sempre fatti i compiti con i miei figli, mi piacerebbe eccome.

Lorenza: Ecco allora dobbiamo provarci. Magari in qualcosa dove tu non riesci ad assisterli. Che ne so, la matematica per esempio!

Moglie: Si, la matematica non è proprio il mio forte.

Lorenza: Ecco, magari il padre ingegnere, potrà fare qualcosa per loro.

Moglie: Quello che non ha mai fatto!

Paperino: Ma perché devi dire queste cose? Io facevo i compiti con i ragazzi ogni sera. Te lo sei dimenticato? Tornavo alle 8 e dalle 8 in poi AAAAA mi ripeteva tutto. Dov’eri tu?

Moglie: mah.

Come si fa a difendersi da tutto ciò? Che chance hai contro qualcuno che dice delle cose non vere sul tuo conto? Posso accettare un giudizio. Il giudizio dà fastidio ma bisogna accettare che qualcuno veda le cose in maniera diversa. Io mi ritengo affettuoso, lei può pensare diversamente. Mi vede arido. D’altra parte se ci separiamo, non la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Non posso accettare che si menta su fatti oggettivi. Che io facessi i compiti con i ragazzi non è una roba opinabile. E’ un dato. Mentire sul proprio conto può essere un gesto istintivo per difendersi. Mentire sul conto degli altri è il male. Lo fa qualcuno che vuole il tuo male. Accadeva quasi ogni giorno che io studiassi coi ragazzi. Non sporadicamente.

Il dialogo costruisce, lo scontro distrugge.

Il dialogo c’è se i due interlocutori vogliono affermare le proprie ragioni, anche diverse e contrastanti. Se uno dei due più che affermare le proprie ragioni vuole il male dell’altro, il dialogo cessa, inizia lo scontro. Chi più chi meno, ci si rimette entrambi. E’ una legge della fisica. Nessuno dei due esce indenne. Nel nostro caso ci rimettono i figli che sono in mezzo.

Lorenza e Antonella ci danno appuntamento dopo quasi tre settimane. Poi comprendo che avremo degli incontri singoli in mezzo. Ci assegnano un compito.

Pensare una modalità di affido. Quanti giorni da me, quanti da lei. Arrivare al prossimo incontro con una proposta di gestione settimanale dei ragazzi. Nel frattempo, far sì che mi vedano e senza inganno. Anche per fare dei compiti, magari.

Sabato BBBBB ha una partita. Ne approfitto, mi faccio prestare la moto da mio fratello e lo vado a prendere in moto. Esce sorridendo. Non cambia però, risponde sempre a monosillabi.

Si fa male al tallone durante la partita. Mi precipito a vedere che si è fatto. Mi sembra contento delle attenzioni, ma il suo atteggiamento è costante.

Nell’intervallo della partita vado a cambiare la moto con l’auto. Non fa la doccia e sudato in moto si ammazzerebbe. Lo riaccompagno in auto, siede sempre al sedile di dietro, come fossi il suo autista. Ascolta musica.

Paperino: Che ascolti?

BBBBB: Video su facebook.

Paperino: Ahhhh… se mi iscrivessi a facebook solo per te? Mi daresti l’amicizia?

BBBBB: No.

Paperino: Come no? Lo farei solo per te, mono amico.

BBBBB: non do l’amicizia ai parenti.

Paperino: Ma noi siamo parenti stretti!

BBBBB: Peggio.

 

Achille era veloce, velocissimo. Pare che fosse il più veloce dell’antichità. La tartaruga l’animale più lento che l’uomo conoscesse.

Achille correva dieci volte più veloce. Fecero una gara un giorno. La tartaruga partiva con dieci metri di vantaggio ed era sicura che Achille non l’avrebbe mai presa.

Achille fece 10 metri per raggiungerla, la tartaruga ne fece uno più avanti ed Achille non la raggiunse.

Achille Fece un metro per raggiungerla e la tartaruga fece 10 cm in avanti, nello stesso tempo.

Achille percorse come un fulmine i 10 cm e la tartaruga si spostò di un centimetro.

Forse Achille non prenderà mai la tartaruga nel paradosso di Zenone.

Mi piacque molto quando lo lessi al liceo. Al di là del significato filosofico mi piaceva pensare che Achille e la tartaruga si divertissero un mondo  sulla spiaggia.

A me basta una spiaggia e le mie due tartarughe. Inseguire non mi pesa.

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25 thoughts on “Achille e la tartaruga

  1. È la cosa più riprovevole accusare uno di una cosa che non ha fatto, e non c’è niente che mi faccia andare in bestia di più dell’essere giudicata per una persona che non sono, mi riferisco a tua moglie che ingannevole diceva che non hai mai fatto ripassare/studiare i compiti a casa dei tuoi AAAA & BBBB. Ti sono vicina, Ti abbraccio forte, Lei è una grande stupida!

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  2. “Mia moglie in questo è una professionista, lei vive uno stato di guerra continuo con qualunque cosa le capiti a tiro. Farebbe causa alle mosche.”
    ehm… ehm… stai definendo, di fatto, una buona fetta di donne. scoccia ammetterlo ma in molte siamo così… purtroppo.

    cmq sta cosa della mediazione… mammamia come godo!! chissà se lei si rende conto di come la alliscino per poi darle, Lorenza, la stoccata… ma mi sa che non ci arriva.

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      1. Concordo assolutamente, uno dei vicini di mia madre è così e leggendo la definizione tua che ho citato, pensavo proprio a lui. Però è vero che se ci impuntiamo, è facile che vorremmo denunciare anche il Padreterno per l’aria che respiriamo.

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  3. il nemico è sempre insensato e ostile, odioso e anche vile, capace di ogni bassezza pur di bruciare il mondo,
    ….è il “fumetto perfetto”….
    …..dietro di lui, poi, le ragioni, le debolezze, la logica e i difetti che lo hanno portato alla guerra
    credo che andare “dietro” a lui equivalga ad andare “dentro” di noi

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