Il mammo

Tra sabato e domenica è piovuto piuttosto forte. In genere dormo profondamente anche se per poche ore. Questa volta ho sentito la pioggia , il sonno era frammentato evidentemente . Sentire la pioggia di notte mi piace molto. Mi fa sentire protetto e ovattato dentro casa, riconcilia. I forti contrasti acuiscono le sensazioni, come un buon contrasto rende più nitide le immagini in tv. Anche il piumone mi pare più caldo e soffice. Mi sarò svegliato un paio di volte. Era un po’ d’ansia, con il rumore della pioggia mi sono sedato e riaddormentato. Porto a pranzo in campagna i ragazzi e cerco di far trovare mio padre anche . In genere lui pranza da mia zia. Dovrò fargli cambiare programma , a 90 anni le abitudini diventano garanzia di sopravvivenza come i ganci di una ferrata. Le modifiche non sono roba da poco. Ho scelto di non dare alcun preavviso. Avviserò all’ultimo tutti, una sorpresa. Nonno AAAAA ha lo stesso nome del mio primogenito . Il debole che aveva per me tra i quattro figli, mio padre lo ha trasferito tra i nipoti, sul suo omonimo. Mio figlio appunto.
Lo leggo dalla luce che gli si accende negli occhi quando parlo di lui.
Mio padre oggi è un vecchio saggio, la saggezza gli è venuta forse da tutta la turbolenza che ha vissuto quando era più giovane.
Non era per nulla un tipo tranquillo come lo è oggi, anzi.
Lo hanno arrestato un paio di volte da giovanissimo. La prima mentre era balilla sotto il fascismo. Tirò una pietra in testa al suo caposquadra mandandolo all’ospedale. Non tollerava molto che gli si dessero degli ordini. La seconda volta, nel dopoguerra, era arrivato alle mani con un colonnello dei carabinieri che con arroganza gli aveva tolto il posto al cinema. Si fece la notte in cella.
Durante la guerra è stato ferito al polpaccio. Un proiettile gli era stato sfilato in ospedale, senza causargli danni significativi. Era affascinato dalla legione straniera francese da giovane. Sul finire della seconda guerra, lui era diciassettenne e aveva fatto amicizia con dei soldati francesi delle truppe alleate che stazionavano nelle nostre zone, di passaggio, in attesa di destinazione.
Una sera scoppiò una rissa. Si beccò una pallottola di rimbalzo sparata dal fucile di due che litigavano per una donna. Almeno questo è quello che racconta.
Finita la guerra si presentò al suo ufficio uno della Democrazia Cristiana. Voleva convincerlo a farsi la tessera del partito, in quel modo avrebbe preso la pensione da invalido di guerra.
I vicini pare che a distanza di anni ricordassero le urla con cui lo cacciò dall’ufficio. Ancora oggi se racconta l’episodio si stizza e ripete:
‘’A me! Invalido di guerra, roba di matti’’.
Da giovane era un pazzo in realtà. Il giorno del matrimonio con mia madre non si presentò.
Fece andare in chiesa il fratello, con un biglietto di scuse verso tutti. Lasciò mia madre sull’altare. Voleva pensarci un po’ ancora, scrisse sul pizzino. Non so con quale coraggio se lo sia ripreso mia madre. Si sposarono tra pochi intimi qualche mese più tardi.
Era geometra, faceva il topografo. Mio padre è la persona più pignola che abbia mai conosciuto, pignolo fino a snervarti. Immagino come tenesse le sue tavole da disegno, su cui lavorava giorno e notte.
Appena diplomato era impiegato per un ente statale e credo fosse pagato molto bene. Girava tutto il sud italia in moto, facendo rilievi che poi restituiva graficamente in ufficio. Era un uomo capace e non avrebbe avuto difficoltà a far carriera. Un giorno, il suo capo ufficio posò la macchina da scrivere sulle sue tavole, rovinandole tutte.
Appena rientrò in ufficio, vide la macchina da scrivere sulle tavole. Buttò all’aria la macchina da scrivere, mandò a cagare il suo capufficio e diede le dimissioni. Così cominciò a fare la libera professione.
Il lavoro è stata la sua religione e lo respiravi quando avevi la fortuna di mettere il naso tra le sue carte. Ne era gelosissimo. Sentivi di avere a che fare con qualcosa di veramente sacro. Non ha mai lavorato per i soldi. Anzi, ho sempre avvertito in lui un fastidio per il danaro. Mi ha sempre detto che se avessi lavorato per i soldi sarei stato un infelice.
‘’ Pensa a lavorare e a farlo bene, i soldi che ti servono, ti seguiranno’’.
I suoi erano tempi di pionieri. Lui lo ha fatto come molti alla sua epoca. Se non fosse stato per mia madre che lo frenava, probabilmente sarebbe volato chissà dove. La nostra piccola città di provincia gli è stata sempre stretta.
E’ stato un uomo duro e ruvido, testardo e cocciuto. A volte in maniera incomprensibile per me. Non un compromesso, ma proprio per questo un punto fisso per noi figli e per chiunque abbia avuto a che fare con lui.
Ha avuto sempre da fare. Quando ha smesso di lavorare, a 75 anni più o meno, si è ritirato in campagna con il titolo di Don, che dalle nostre parti ha un senso.
Disse che era stanco di combattere e che almeno in campagna poteva prendersela solo con uno: Dio.
Eppure la parola laico è una parola che calza a pennello su di lui in tutte le sue sfaccettature. E’ stato un uomo libero come pochi e mi ha fatto crescere libero dicendomi che ‘’sei quel che sai’’. Mi ha donato la passione, per lui è un seme che pianta in tutto ciò che ha fatto e che fa. E’ la cosa che ha sempre portato con sé come fa un tedoforo con la torcia. Standogli accanto tutt’ora la puoi sentire, a quasi novanta anni.
Quando ho scelto il nome a mio figlio non l’ho fatto per fare un piacere a mio padre, volevo fare un regalo al piccolo. Speravo che venisse su un tantinello meno cocciuto magari. Temo di averlo marchiato col nome invece. Pignolo e cocciuto mi sta crescendo.
A novanta anni non hai molti modi di incontrare le persone. Come un bambino sei spesso vincolato negli spostamenti. Ci vuole qualcuno che ti accompagni. Le persone care le hai di più nei pensieri che sfuggono . Nonno AAAAA non va alle partite di calcio di AAAAA. Non ce la farebbe a stare in piedi a bordo campo per tanto tempo. Adesso è un anno e mezzo quasi che non lo vede e non lo sente, così come non vede e non sente BBBBB, l’altro mio figlio. Nei giorni passati mi era capitato di portare i ragazzi a casa a Monteamaro. Lui non c’era però. A sera quando lo rivedevo capivo che si fosse accorto dei piatti e bicchieri nello scolapiatti e mi chiedeva se avessi pranzato a casa. Le prime volte gli dicevo di sì, ma non gli svelavo che fossero venuti anche i ragazzi. In questo anno e mezzo, quando la sua memoria era più presente mi chiedeva spesso di loro . Non avevo risposte e si dispiaceva come non è giusto che si dispiaccia un vecchio. Gli si rattristava il viso. Un vecchio non maschera proprio come non maschera un bambino. Le sue emozioni le afferri immediatamente, anzi le rughe le marcano in maniera più evidente. Provava ogni tanto a telefonare loro . Una volta, all ennesimo squillo non risposto, sbottò
Nonno: ma sono dei cretini! Perché non rispondono?
Paperino: papà, non è colpa loro. Sono ragazzi e sono sotto pressione più di quel che potrebbero sostenere . Si isolano per difendersi.
Nonno: ma perché, che gli dicono ? Perché ce l’hanno con me?
Paperino : non lo so papà, forse non gli dicono nulla . Non ce l’hanno con te. Sarà un modo per manifestare la rabbia nei miei confronti.
Nonno: ah ! Ma non è una bella cosa questa . Ti aiuterei, ma con chi potrei parlare? Se fossi più giovane andrei dal prefetto. Queste sono cose che non devono accadere!
Paperino : appunto papà , non c’è molto da fare, c’è da avere pazienza . Solo pazienza.
Domenica glieli avrei portati.
Qualche sera prima gli ho svelato che venivano loro a pranzo con me in casa .
Nonno: non li posso vedere? Vorrei vedere solo come si son fatti.
Paperino : uno di questi giorni pranziamo tutti insieme. Così li rivedi. Sono cresciuti un po’.
I ragazzi accusano un po’ di imbarazzo . Credo si sentano un po’ in colpa per tutte le volte che non ti hanno risposto e perché sono spariti per tanto tempo . Pian piano ricominciamo tutto papà .
Sto facendo un po’ alla volta .
Nonno : si, è giusto. Mi dispiace per loro. Mi dispiace anche perché non posso fare molto.
Anche ai ragazzi nei giorni precedenti avevo ventilato l’ipotesi di rivedere il nonno .
AAAAA: no
Paperino : ma perché no, il nonno ci tiene tanto a vedervi . Mi chiede sempre di voi.
AAAAA: noooooo
Paperino : ma stai tranquillo. A 90 anni il tempo non ha misura. Un anno è come una settimana e una settimana come un anno. Quando vi vedrà sarà come se vi avesse visto alla settimana precedente. Per lui è solo un piacere. Ma perché non vuoi?
AAAAA: non voglio!
Paperino : AAAAA sai che non è una risposta questa . Più in là vediamo .
Sono bloccati . Senso di colpa probabilmente . Hanno abbandonato un nonno novantenne, non gli hanno risposto al telefono per oltre un anno . Nemmeno un augurio per una festa.
Nei mesi precedenti avevo anche provato con la mia ex moglie .
Paperino : non rispondono a me, ma ti sembra educativo non rispondere ad un vecchio di 90 anni?
Ex moglie: quando mai tuo padre si è interessato a loro . I miei li hanno cresciuti. Tutto mo’ gli è venuta a tuo padre la voglia di vederli ?
Paperino : ma cosa dici ? Ma non ti vergogni? Ha 90 anni, cosa pretendi da un uomo di 90 anni ?
Ex moglie: beh sappi che io glielo dico di rispondere . Glielo dico sempre . Se loro non rispondono, cosa posso farci ?
Era inutile . Dopo un po’ non ci ho provato più. Serviva solo ad aumentare le mie tossine.
Il giorno che ho aspettato per tanto, stava arrivando.
Mi sento come se mi abbiano messo in subbuglio le tessere di un puzzle. Una alla volta le sto mettendo in ordine. Ogni tessera è un pezzo di serenità in più.
Ho portato AAAAA al campo per la partita. Alle 10 ho chiamato mio padre al telefono .
Paperino : ciao papà
Nonno : ehi ciao.
Paperino : oggi porto i ragazzi a pranzo in campagna . Ti va di fermarti con noi invece che andare dalla zia?
Silenzio.
Nonno : ma chi cucina? Chi pulisce ? Non possiamo lasciare casa sporca .
E’ agitazione. È più di un anno che cucino e dopo ripulisco. Gli è presa una botta di ansia e cerca di fuggire. Dimentico che alla sua età ci vuole lo stesso tatto che si usa con un bambino .
Paperino : faccio io! Tranquillo!
Nonno : si voglio dire , fai le tue cose ma mi preoccupa lasciare tutto in disordine .
Mi scappa da ridere.
Paperino : sta tranquillo papà , sistemo tutto io come da un po’ a questa parte . Tu se non te la senti, vai dalla zia . Rimango con i ragazzi . Ripetiamo un altro giorno .
Nonno: no no, non voglio dire questo è che poi non c’è chi pulisce . Io non cucino perché non riesco a gestire le cose sporche .
Paperino : papà è un anno che pulisco piatti e cucina, non è una novità per casa. Ma non ti preoccupare . Se vuoi andare dalla zia, sta tranquillo . Non ti voglio scombussolare .
Non avevo fatto i conti con questo . L’ho sentito smarrito al telefono ed io un idiota a non immaginare che dandogli così la notizia lo avrei scombussolato .
Chiuso con lui sento mia zia e le chiedo aiuto. Lei lo chiama e dopo ci risentiamo.
Dopo aver riparlato con mia zia, scopro che mio padre ha una motivazione razionale e lucida per le sue paure. Come sempre.
Non ha voluto dirmi che ha capito che porto i ragazzi in campagna da un po’. Lui non vuole che io faccia il mammo, ha paura che trasfiguri la mia immagine di padre ai loro occhi. Quasi possa confonderli.
E’ un po’ fuori tempo il suo modo di pensare. Però mi sono abituato a prendere ciò che dice con grande considerazione. In passato ho fatto sempre di testa mia e non è andata un granché bene. Cercherò di non eccedere a fare il mammo, ci starò attento.
Arriviamo in auto. Non ho avuto conferma da mio padre e quindi non so se è in casa o meno. Avverto i ragazzi che probabilmente posso trovare il nonno in casa.
Leggo tensione anche in loro. Entrano in casa con circospezione. La luce nella sua stanza è accesa, capiscono loro e capisco anche io che è in casa.
Paperino: Ciao Papà, siamo noi!
Papà: Ehi, ben arrivati.
Rimane nella sua stanza. Starà facendo un solitario. E’ la sua tecnica per sedare l’ansia.
Metto le buste della spesa sul piano della cucine, comincio a ordinare e mettere la tavola.
Aspetto qualche minuto, i ragazzi si mettono nel soggiorno a guardare la tv. Mio padre non viene ancora.
Devo fare della pasta al sugo e mi tocca andare a prendere della salsa di pomodoro. Quella che le mie zie fanno in casa. E’ nella dispensa, esterna alla casa.
Ci metto un paio di minuti, torno e trovo mio padre sul patio. Ha la faccia tirata, fuma.
Paperino: Li hai visti?
Nonno: Si.
Probabilmente l’incontro è stato ingessato da entrambe le parti. Non avrei dovuto allontanarmi.
Mio padre si è vestito con giacca e cravatta. La cravatta la porta sempre. Se non indossasse la cravatta, si sentirebbe nudo.
Negli ultimi anni la giacca ha lasciato il posto ad un pile. E’ caldo e comodo, si sente a suo agio.
Oggi ha rimesso la giacca però. E’ una giornata importante. Per lui la cura di sé è il primo passo per mostrare l’attenzione per qualcun altro.
Dice sempre che per aver cura degli altri devi partire da te stesso. Ancora oggi se capita che non faccia la barba al mattino mi guarda e mi chiede se sto bene.
Gli mancano i fiori in mano poi sembra debba andare ad un incontro con una morosa.
I ragazzi lo avranno salutato a monosillabi e lui starà cercando di superare l’ansia fumando.
Paperino: Ti hanno salutato?
Non mi risponde e mi dà conferma che il ghiaccio non si è ancora rotto.
Preparo il sugo e della salsiccia come secondo, metto a bollire l’acqua della pasta.
Mio padre siede in soggiorno e guarda la tv coi ragazzi. Ho le orecchie puntate a loro tipo radar.
Scambiano qualche parola. Soprattutto BBBBB che è meno chiuso racconta un po’ di cose al nonno. Quel mulo di AAAAA invece tiene posizione e non si scioglie.
Mio padre chiede della scuola, del calcio, cerca di aggiornarsi e di farli sentire a proprio agio.
Rimango attaccato ai fornelli ed il mio desiderio è così forte da riscaldare più dei fornelli.
Parlano, poi si mettono a tavola. Nulla di che ma abbiamo rotto il ghiaccio.
I ragazzi si tuffano col pane nella salsa di pomodoro delle zie che non mangiano da tempo. Il piatto è lucido alla fine.
Il nonno regala loro venti euro a testa a fine pranzo e li invita a pranzo fuori per la prossima volta.
Lo guardo e capisco che ancora non si capacita che faccia il mammo. Maledetto inguaribile cocciuto. E’ tosto come una pietra ma gli voglio un gran bene.
Il mammo rassetta, lava i piatti e mette un’altra tessera del puzzle.
Il mammo ha il sorriso stampato in faccia e la prossima volta si andrà al ristorante.

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23 thoughts on “Il mammo

      1. diciamo che carichi una persona di una storia precedente, in qualche modo. per questo andrebbe valutata molto seriamente l’attribuzione di un nome ad un bambino. p.es. il nome di una persona specifica, defunta o meno, e la sua storia.
        se decido di chiamare mio figlio “paperino” perché mi piace il nome, è un conto. un altro se è perché lo faccio in onore tuo o perché mi sei simpatico ecc.
        non ho avuto modo di approfondire, ma tramite un’amica che sta facendo scuola di psicoterapia e alcune sue colleghe, sto entrando in questo mondo e vorrei leggere qualcosa in merito.

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      2. non lo chiamare Paperino il tuo allora!!!! :-)… tipo Dante, ”li nomi seguitino le nominate cose”. Un nome in effetti non è una cosa da poco. Te lo porti tutta la vita. E’ un marchio anche se non vuoi caricarlo tanto di significato.

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    1. A chi lo dici. Io mi sono trovato in un inferno dall’oggi al domani. Mio figlio più grande viveva appicciato a me. Non mi ha parlato per 8 mesi, mi incontrava e cambiava strada. La
      Mia ex moglie diceva loro che il
      Nonno come tutta la
      Mia famiglia non si interessava a loro. Persone cattive conniventi con la mia scelta di non tornare a casa . Tra l’altro mi aveva cacciato lei minacciandomi e urlando contro i ragazzi. La perplessità per me è durata solo mezza giornata , all’epoca quando cominciai a vedere queste reazioni strane dei ragazzi.

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      1. non capisco cosa capperi si può dire ad un ragazzo per farlo cambiare così di colpo.
        Al posto tuo farei valutare i ragazzi ad uno specialista: mi pare che siano troppo poco critici verso la madre, che siano troppo poco critici verso sè stessi…
        Forse l’autocritica io l’ho ereditata e trasmessa nel DNA (e la mia autocritica è molto scomoda), ma mio figlio le sue opinioni le ha sempre fatte da sè, anche quando andava alle elementari. Lui sarà un po’ fuori norma, ma i tuoi sembrano esserlo sul versante opposto.
        E’ meglio che imparino al più presto ad essere più oggettivi.

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      2. Capiranno. Vorrei che fosse presto, ma forse ci vorrà del tempo. Mia moglie con tutta la sua famiglia è stata molto presente nella loro vita. Mia suocera purtroppo una maestra in lavaggio di cervelli. Parla parla parla ed è subdola. I ragazzi non li ha aiutati nessuno e a quella età hanno bisogno di un aiuto. Da soli non possono farcela. Si sarebbero dovuti mettere contro un esercito. Io sono da solo. Un padre novantenne di un altro tempo. Ho dei fratelli, ma con cui ci vediamo come normali parenti. Farò tutto quello che posso per dare la mia alternativa al mio DNA.

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  1. Scusa del ritardo, ma ne è valsa la pena, aver del tempo per mostrare buona attenzione e concentrazione qui, nel val la pena. Sicché tuo padre era un rissaro??^^ e chi l’avrebbe detto? E poi… forte, di gran personalità.. fuma sull’uscio 😀
    Lo stimo

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    1. Faceva tremare le pareti!!! Ahahah … vai a disobbedire a uno così ! È stato un uomo forte, si. Ma giusto, non si incazzava per nulla. Solo mia madre gli teneva testa e lo prendeva per il culo. Un giorno stavano discutendo, lui uscì sbattendo la porta, lei fece il gesto dell’ombrello appena lui era fuori e non vuoi che lui rientra in casa e la trova con il gesto? La guardò, si mise a ridere , le disse … brava brava… che risate…

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  2. Bello…. sarà perché la nonna che mi ha cresciuto ha dentro se un pezzo del mio cuore, ma quando mi immagino i nonni mi viene un groppo in gola d’emozio e. E bada… la mia nonna c’è ancora, 91 anni e sembra una ragazzina …

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