Le mie bolle per loro

Mario:- ciao Paperino, dobbiamo vederci.Paperino: ehilà che piacere essere chiamati… a che proposito?

Mario:- dobbiamo presentare le prove no? È arrivato il momento .

Paperino: ah… accidenti . Sono in partenza per l’Albania, torno giovedì.

Mario: beh … veramente dobbiamo presentare tutto entro…. aspetta che ti richiamo…

Se hai a che fare con gli avvocati puoi morire d’ansia. Abbiamo avuto 2 mesi, si ricorda oggi… vabbè, avrei dovuto stargli dietro pure io.

Mario: Paperino abbiamo tempo fino a giovedì.

Paperino: madonna, e cosa devo prepararti? 

Mario: Mi serve una lista di nomi di persone che possano testimoniare di essere andati al negozio di tuo cognato e che sono stati serviti dalla tua ex moglie.

Paperino: va bene dai, quante più o meno?

Mario: guarda non è tanto importante il numero quanto che si tratti di gente che non si tiri indietro. 

Mia moglie lavora da 5 anni dal fratello . Lavora è riduttivo, porta avanti il negozio al fratello che si sveglia alle 12 del mattino. Non è mai stata assunta ufficialmente però . Il fratello piuttosto che pagarle i contributi preferisce impiegare diversamente i guadagni . 

In passato non ho mai proferito parola in proposito. Nel clan avrei rischiato l’azzannanento. Poverino, la coca costa, ristoranti e festini costano. Non è colpa sua, una deviazione momentanea causata da qualche cattiva amicizia. Ma è tanto un bravo figlio.

Ne conosco tante di persone che potrebbero testimoniare. Il negozio di mio cognato è in pieno centro e sanno tutti che ci lavora la mia ex moglie. 

Il problema è dar fastidio alla gente. 

Sono bravo a chieder le cose per gli altri, quando si tratta di me,fatico. È una cosa incresciosa essere chiamati in tribunale per una testimonianza, in una bega tra coniugi poi.

Sono fortemente imbarazzato. 

Chiamo il mio amico avvocato, Francesco, Santo Francesco a cui mi rivolgo quando non vedo altre spiagge. Protettore di Italia e mio protettore in quasi 47 anni di vita. 

Paperino: Francè, ho sentito Mario. Vuole una lista di persone per la testimonianza, chi devo chiamare?

Francesco: metti me in cima alla lista, poi pensaci un po’.

Paperino: non c’è molto tempo.

Francesco: non ti fare problemi, metti quelli che possono rispondere, è il tuo culo in gioco. Non starei a sottilizzare.

Paperino: si ho capito, ma non è una cosa facile chiedere…

Francesco: ma che te ne fotti! Tu non andresti?

Paperino: si per un amico si, ma chiedere…

Francesco: senti, fai la lista è poi non è detto che bisognerà chiamarli.

Paperino: va bene. Mario l’ho sentito sempre vago come al solito, mi mette ansia. Io parto qualche giorno in Albania, potresti stargli un po’ dietro?

Francesco: si lo seguo io non ti preoccupare, ma sai com’è . Sembra che non faccia nulla e poi alla fine ammazza tutti. 

Paperino: speriamo.

Richiamo Mario.

Paperino: va bene Mario, ci penso un po’ . Se dobbiamo parlare solo di questo non è necessario vederci, penso. Ti mando una e mail.

Mario: sì certo, ci sarebbe quell’altra questione .

Paperino: quale?

Mario: Quella delle registrazioni. Sei sempre intenzionato a sottoporle?

Io non le vedo determinanti. 

Le avevo dimenticate

Sono i files delle telefonate con la mia ex moglie , subito dopo essere andato via da casa.

Lei che urla le peggiori cose, io che la prego di calmarsi, le voci dei ragazzi in sottofondo. 

Ascoltandole capisci come è lei e cosa è stato.

Ci sono tutti i temi della propaganda con cui sono stato buttato nella pattumiera dal clan, alienato dai miei ragazzi.

C’è violenza inaudita. 

Ad un certo punto non sapevo più che pesci prendere, cominciai a registrare. 

Li ho fatti sbobbinare da un perito e li ho fatti giurare. È passato più di un anno. 

Mario ha avuto sempre titubanza nel presentarli come prove. 

Mi diceva che servivano solo ad infiammare i toni e non era quello il nostro intento. In particolare non sarebbe servito a rivedere i ragazzi. Non funzionali al mio obiettivo.

Sono sempre stato accondiscendente. Non vado fiero di quelle registrazioni. 

Se subisci un torto o una offesa può essere che provi un senso di rivalsa. È l’orgoglio ferito che ti fa reagire. 

La violenza è diversa . È qualcosa di più intimo. L’orgoglio ti viene strappato.

Chi subisce una violenza non ha nemmeno la forza di reagire. Non ne vuole parlare. L’unica cosa che vuol fare è dimenticare. Sei disposto a cancellare te stesso insieme al ricordo. 

Ecco perché chi è vittima di un abuso ha difficoltà a denunciarlo. Vorrebbe che non fosse esistito in realtà. Denunciarlo è come certificare che non è stato solo un incubo.

Adesso che il peggio è passato l’unica cosa forte e chiara che mi ritorna in mente è il senso di impotenza. Per questo evito di pensarci, è una brutta sensazione. 

Le registrazioni non ho avuto più il coraggio di risentirle. 

Abuso si è abituati a pesarlo solo al femminile e forse è giusto così. 

Una pacca sulla spalla dagli psicologi, una pacca in mediazione, una forse dal giudice. L’abuso al maschile passa così. 

Io me la sono cavata in effetti. Almeno credo. 

Ho un dovere però, quello non lo dimentico. Anzi ne ho due di doveri: si chiamano AAAAA e BBBBB.

La vera vittima non sono stato io. Io ho subito l’esser stato a guardare senza poter fare nulla. La vera vittima è stata chi non aveva gli anticorpi per sopportare tutto ciò . 

Maria, la prima psicologa che incontrammo definì la mia ex moglie border line e mi disse che i ragazzi della situazione ne avrebbero risentito dopo l’adolescenza, non ora. 

Un giorno potrebbero voler sapere. Potrebbe servire loro per risolvere qualcosa. 

È così che è nato questo blog, Bugiesumiopadre è nato per raccontare la vita da questa parte. Nell’acquario. 

La difesa del pesce rosso con l’armatura. Un pesce d’acquario che ama osservare il mondo e le cose belle del mondo boccheggiando di meraviglia davanti al vetro. Facendo bolle di pensieri. Impacciato in una armatura da squalo per una guerra che non vuole combattere. 

È una lettera da un adulto a due figli, per quando saranno adulti anche loro. Magari padri. Un racconto a due coetanei sfalsato nel tempo. 

Quando e se sarà, io avrò dimenticato o non ci sarò più. 

Così ho chiamato Mario e gli ho detto:

Mario, le registrazioni le voglio sottoporre. Non importa se possano servire a qualcosa, è una questione personale.

Dopo aver chiuso il telefono: 

”Le mie bolle per loro”.

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Il sapore del buio

Da piccolo avevo una fottuta paura del buio. Per andare in camera da letto, dal soggiorno, dovevo percorrere un lungo corridoio a luci spente. Acceleravo da matti perchè la paura durasse poco. La paura è come il dolore non vedi l’ora che vada via. Peccato non esista un oki per attenuarla.

Arrivato in camera accendevo tutte le luci a disposizione, pareva di essere a Las Vegas.

Ho sempre avuto un rapporto strano con le paure. Non mi è mai piaciuto perdere. Questione di orgoglio penso. Così non mi rassegnavo per nulla ad una paura. La andavo a stuzzicare finchè non riuscissi a vincerla. Nel corridoio ci tornavo ogni giorno.

Era una guerra e di battaglie ne perdevo tante.

Nonostante dormissi nella stessa stanza con mio fratello , di nove anni più grande, ogni tanto mi svegliavo di soprassalto nel buio. Correvo in camera dei miei.

Rimanevo in piedi per un po’ davanti al letto. Aspettavo di vedere se si accorgessero di me. Qualche volta accadeva, altre volte no. Dopo un po’ toccavo ai piedi mia madre. Lei si alzava seduta sul letto e spaventata mi chiedeva: ‘’Che è successo?’’

‘’Ho paura’’ rispondevo.

Alzava la coperta e mi faceva infilare nel lettone con lei. Mi accarezzava e riprendevo sonno.

Parlavo molto poco da bambino, osservavo. I miei si preoccupavano per il mio essere taciturno. Delle mie paure non ne ho mai parlato apertamente. Mia madre intuiva di me, ma credo si crucciasse per il mio essere sfuggente. Ero il quarto ed ultimo e completamente diverso dai miei fratelli. Lei così solare e rumorosa non si capacitava del mio silenzio. Lo rispettava. Anzi, con il senno di poi, oggi direi che mi teneva d’occhio, curiosa.

Si accorse delle mie corse sfrenate nel corridoio e mi mise una lucina di quelle rosse, attaccata direttamente alla presa. Rimaneva accesa tutta la notte e non mi lasciava mai completamente al buio.

La paura credo di averla vinta pian piano crescendo. Una sterzata me la sono data in campeggio, d’estate.

Ero adolescente ed avevo una fidanzatina. Tutte le altre coppie si appartavano tra le dune di sabbia e la macchia. Si scambiavano i primi baci. Non potevo essere da meno.

Una sera eravamo rimasti da soli in piazzetta io e lei. C’era un bel lampione che illuminava.

Ad un certo punto il parlar del più e del meno divenne parlar del meno solamente.

Presi coraggio e la mano di Emanuela. La tirai tra le dune. Non potevo certo mostrare di essere un fifone. Anzi, dovetti dimostrare coraggio sprezzante. Mi disse che si sentiva al sicuro con me, figuriamoci!

Così con il sapore della bocca di Emanuela imparai ad apprezzare il sapore del buio.

Quando diventi adulto, il buio che temi non è più fuori, ma dentro. La paura è la stessa forse. Purtroppo non hai una mamma da cui correre a dire ‘’ ho paura’’ ed immergerti nel suo calore ed hai tante Emanuela da tirare.

La voglia di giocarsela per non perdere per me è rimasta intatta.

Oggi come ogni domenica da un po’ di tempo a questa parte ho avuto i ragazzi a pranzo.

E’ andato tutto bene, ho cucinato per loro, li ho coccolati un po’.

Pasta al sugo di pomodoro spadellata con pecorino abbondante e olive taggiasche, scaloppine, patate fritte.

Io e BBBBB ci siamo presi un po’ in giro, AAAAA se la rideva.

Tutto da canovaccio. Alle 14 e 30 dopo pranzo BBBBB mi ha detto di voler tornare a casa.

Non ho battuto ciglio. L’ora d’aria era finita e sapevo di dover tornare in cella.

Questo andazzo sta cominciando a soffocarmi.

Mi dicono che sto facendo bene, che devo continuare, che prima o poi le cose cambieranno.

Io ci credo, ma non è tanto l’attesa che mi rende impaziente. E’ che così, per me, dentro è sempre più buio.

A sera sono uscito da casa a prendere un po’ d’aria. La serata era piuttosto fresca ma non fredda. Ho fatto una passeggiata a salutare Ringo e prendermi una sua scondinzolata. Mi sono fermato vicino alla baracca degli attrezzi a guardare lontano le luci della città.

Oggi il buio è diventato un buon compagno per confrontarmi coi pensieri. E’ l’ambiente adatto per risolvere. Può essere che il buio fuori mi stimoli ad accendere la luce dentro e così trovi le mie soluzioni.

Cerco sempre il buio quando ho voglia di pensare. Frugo nel mio bagaglio, in tutto ciò che ho accumulato.

Sono più di sei mesi che aspetto che il giudice emetta un provvedimento che mi dica quanto e quando possa fare il padre attivo. L’attesa ti sfianca.

Sto aspettando le regole, mi sto attaccando a questo come se fosse la chiave di volta del mio rapporto coi ragazzi. Nell’attesa mi spengo.

Alla fine dei conti aspettare che un leguleio fissi delle regole per fare il padre è una roba da piccolo uomo mi sono detto. Quello che mi sforzo di non essere.

Le regole sono importanti, indispensabili quando regolano le relazioni tra gli uomini. Si possono anche cambiare se c’è l’accordo dei più. Sono uno strumento di armonia.

Il rispetto delle regole ti rende armonico tra gli uomini.

Non ti rende uomo.

Per essere uomo devi armonizzarti con te stesso prima. Sentire il buio dentro non mi fa star bene.

Se per essere uomo aspetti che ti fissino un codice hai perso in partenza.

I burocrati vivono per le regole e tu diventi un burocrate dell’essere.

Per questo motivo, pur ritenendo le regole importanti nelle relazioni, sono sempre stato piuttosto allergico a rispettare un protocollo per le mie cose.

E’ come se il rispetto di una regola personale trasfigurasse il mio modo di essere.

Nella sfera individuale ognuno dovrebbe essere originale. Aggrapparsi ad un codice che si è deciso di darsi o che peggio ti hanno dato, significa rinunciare a pensare. Fai il compitino nella vita.

Il tuo modo di essere è unico e irripetibile e non bisognerebbe permettere a nessuno di violarlo o peggio soffocarlo.

Diventi piccolo quando consenti ad altri o alle circostanze di piegarti ad altro modo di essere.

Ti aggrappi alle regole che ti danno rinunciando ad essere la regola di te stesso.

Siamo sempre costretti a ingoiare per vivere, nel lavoro nei rapporti con la gente.

In un coro è giusto così.

Bisogna provare a fare i solisti per essere più armonici in un coro.

Quando decidiamo di noi stessi e per noi stessi è il momento in cui si dovrebbe provare a essere liberi. Mettere la firma d’autore alla nostra storia, la più preziosa.

E’ solo una e non ti è consentito un altro giro.

La giostra può finire in qualsiasi momento. Come è accaduto per mia madre, all’improvviso.

Devo fare in modo che non resti l’immagine di un padre chiuso in un recinto, proprio io che i recinti non li ho mai sopportati.

Che sia presto o tra cinquanta anni vorrei che rimanesse in loro la memoria del mio amore, caldo, come caldo era il letto in cui mi rifugiavo per fuggire alla paura del buio.

 

Quando, perchè, quanto, come

Il freddo se ne è andato da Monteamaro.

Oggi era una splendida giornata. Un bel sole. Stanotte non avevo dormito granchè. Come spesso accade mi svegliato verso le tre di notte. Ho letto, giocato a ruzzle, sentito musica, navigato su youtube. Cazzeggio sfrenato.

Mi piace molto. In inverno a notte ci sono anche pochi uccelli che cantano. Il silenzio è senza rumori.

Di rado si sente qualche cane che abbaia dalle case vicine. Ringo, il mio, non abbaia quasi mai.

In passato l’insonnia mi dava molto fastidio. Da quando sono a Monteamaro mi piace.

A notte non succede nulla, il tempo si ferma. Non ci sono scadenze, non ci sono impegni. E’ uno dei momenti in cui mi sento veramente libero, in pace.

Ti perdi un paio di avverbi di notte. Il quando e il quanto perdono di significato e penso molto di più al come e al perchè.

Nella nostra vita è molto più importante il quando rispetto al perché .

È un vero peccato, non te ne accorgi, ma la fretta ti incatena. Ossessionato dal quando diventi inesorabilmente schiavo del tempo. Ne sei costretto e spinto a frustate. L’ansia diventa il male della tua vita e ti rende un frustrato. Contro il tempo non vinci mai, è una battaglia persa.

Il perché non ha tempo invece. Cercare il perché delle cose ti rende un uomo libero.

Per chiederti il perché di qualcosa devi fermarti un attimo. Prendere una pausa e pensarci su.

Chiederti il perché delle cose ti amplia la conoscenza del mondo e di te. Il perché ti misura con l’essenza delle cose, ti spinge a scavare. Lo fai per te ed è il momento in cui sai.

Se sai, non perdi tempo. Se sai, spesso vinci perché eviti di combattere il tempo sul suo terreno.

Anche il quanto ha una parte preponderante nella vita di tutti i giorni.

Desideri il quanto e ti chiedi poco il come delle cose. Se ti chiedessi il come delle cose la qualità della tua vita sarebbe assai diversa. Gusteresti molto di più.

Il quanto ti fa passare il tempo a sperare di accumulare quello che non hai. Il risultato è di pura insoddisfazione. Il quanto non sarà mai abbastanza da soddisfarti ed avrai la sensazione che ti manchi sempre qualcosa. E’ un avverbio che ti rende povero a vita.

Il come ti spinge a fare considerazioni su quello che hai già. Concentrato su ciò che hai ne levighi tutte le sfaccettature. Non pensi a ciò che non hai e ti senti pieno, magari ricco.

Il come arrotonda e completa, non genera mancanze.

Tra quando, quanto, come e perché mi sono addormentato verso le 6, in inverno è ancora buio. Ho strappato un altro pochino di sonno per non dormire in piedi di giorno.

Oggi è domenica ed ho potuto fare le cose con più calma. Niente barba. Al mattino ho dato da mangiare al cane e alle galline, poi ho preso un caffè con il mio amico Lucio, commercialista. Mi ha svegliato lui per fortuna, altrimenti avrei continuato a dormire.

Avevo invitato i miei ragazzi a pranzo a Monteamaro, dovevo fare un  pochino di spesa per preparare da mangiare. Avrei dedicato la giornata al come e al perché.

Mio padre sarebbe andato da mia zia. Non gli ho detto di rimanere, ho preferito fargli conservare le sue abitudini per oggi. Ha bisogno di uscire un po’, la giornata era splendida, sarebbe stato un peccato farlo rimanere in casa.

All’ipermercato ho preso del pane, una baguette che piace ai ragazzi e il resto degli ingredienti per il menù deciso.

Pasta all’ amatriciana, polpette e patate fritte. Mi piacerebbe fare qualcosa di più ardito, ma i miei ragazzi hanno i gusti crudi ancora. Niente verdure, pesce non tutto, funghi non ne parliamo. Non c’è molto da scegliere. Hanno provveduto la mia ex moglie e mia suocera a bruciar loro il palato.

Avevo chiesto loro di rimanere a studiare da me al pomeriggio. Io avrei lavorato, almeno così ho detto. Avrei passato il tempo a guardarli e a far finta di lavorare in realtà.

Purtroppo nessuna risposta al messaggio. Ormai so che significa no.

Son passato a prenderli da casa alle 12,15. C’era anche la partita della Juve in tv. Loro avrebbero visto la partita sul divano, io avrei cucinato con un orecchio alla partita. Una domenica perfetta praticamente. Il piano era già buono, andava visto come modellarlo ancora meglio.

Ho apparecchiato con i calici. La mia tavola ha sempre il calice anche se mangio pane e pomodoro. E’ uno dei modi con cui rispondo al come.

Vino per me, il mio, quello che faccio qui a Monteamaro. Coca Cola per AAAAA, Acqua effervescente naturale per BBBBB.

Abbiamo pranzato, hanno gradito molto. Le polpette mi son venute particolarmente bene ed anche l’ amatriciana non era niente male. L’ho caricata un po’ di pecorino. A loro piace.

Si sono spolverati tutto. Ho vinto facile con la salsa di pomodoro che fanno le mie zie.

Quando la base è buona può cucinare anche un cane.

Per tutto il tempo me la sono cantata da solo sulle mie grandi doti di cuoco.

Paperino: Avete mai mangiato una patata fritta così buona?

AAAAA: Si

Paperino: Non ci credo. E la polpetta? Non avete nulla da dire sulla polpetta? Non è buona?

BBBBB: Si buona. Ci sono delle salse?

Eccoli là, sapevo che me le avrebbero chieste. L’ultima volta, non le avevo, ci erano rimasti male.

Paperino: Stavolta non mi fregate!

Prendo dal frigo Senape, Mayonnaise, Salsa Barbecue, Ketchup e le metto sul tavolo.

Sorridono.

Paperino: E adesso? Qualcosa da dire?

Mi godo la mia ora da papà. Finito il pranzo ho acceso il camino in soggiorno e mentre loro guardavano il secondo tempo della partita io rassettavo.

Dall’altra stanza BBBBB: Il biscotto con nutella?

Paperino: Arriva!

Preparo i biscotti con nutella e li porto. Mi dispiace vederli sempre come se fossero ospiti.

Non mettono nemmeno i piedi sul tavolino davanti al divano.

Prendo un goccio di Rakì, un distillato albanese che mi ha regalato un mio collega di lì.

Li guardo. Stavolta sono rimasti una mezz’ora in più, come si addice ad una visita di cortesia.

Il come è importante, penso. Inibisce anche l’ospite ad andar via subito dopo pranzo.

La Juve ha vinto 2 a 0. Tutto è filato nel migliore dei modi.

Li ho riaccompagnati con meno malinconia a casa. Avevo fatto tutto. Di più non avrei potuto. Sono certo che a loro è arrivato.

Al ritorno mi sono goduto il camino e un sonnellino di recupero, fin tanto che è arrivato mio padre. Lo ha riaccompagnato mio zio.

Era contento anche lui. Mia zia e mio zio lo coccolano per fortuna.

Si è seduto vicino al camino. Il come di oggi farà bene anche a lui.

Nonno AAAAA: Ahhhhh, che bello il fuoco.

Paperino: Bello ah? Oggi sentirai meno freddo. E’ andato bene il pranzo?

Nonno: Benissimo! Non poteva andare meglio.

Il come lo avrebbe goduto anche lui che ne è professore indiscusso.

Il come di oggi mi aveva proprio riempito, avrei dovuto cercare un perché per completare.

Per un perché, bastava che lo interrogassi. Mio padre risponde a gettone. Alla sua età senza quando, ci sono solo perché.

Paperino: Vuoi un goccio di Rakì?

Nonno AAAAA: Non guasta!

Paperino: Oggi sono stato a pranzo coi ragazzi. Certe volte mi chiedo perché….

Nonno AAAAA: Non siete stati bene?

Paperino: Si siamo stati bene, ma vanno subito via.

Nonno AAAAA: Te l’ho detto sempre, pensa a star bene tu, staranno bene anche loro.

Certi legami non si sciolgono.

Paperino: Tu come ti senti?

Nonno AAAAA (sorseggiando il rakì): Alla fine della vita o senti troppi legami o ti senti licenziato.

Paperino: E Tu?

Silenzio.

Paperino: Ti senti licenziato?

Nonno AAAAA: non lo so. Faccio quello che dice Jung. Continuo a cercare quello che sono anche se probabilmente non lo troverò mai.

Paperino: Quindi hai sempre da fare!

Nonno AAAAA: Bravo, hai capito.

Paperino: Per il licenziamento aspettiamo allora?

Nonno AAAA: (Gridando) Non lo so!!!

Paperino: Ahahahahah

Il bisogno

Prima delle festività natalizie il giudice Citto non è stato bene. Speravo che il provvedimento con il mio diritto di visita venisse emesso subito dopo l’udienza del 5 dicembre, ma nulla.

Credo fosse influenzato .

Poi Natale. Le feste sono sacrosante per tutti. Anche il bisogno va in naftalina.

Dopo il 6 gennaio, alla riapertura,  altra attesa. La neve caduta nella mia zona ha paralizzato tutti i servizi pubblici . La giustizia si è ibernata insieme al bisogno.

Tra impegni di Mario, il mio avvocato  e di Citto, il giudice, si sono parlati ieri . Mario ha chiesto quando avesse intenzione di esprimersi e come mai non avesse ancora scritto nulla.

Si esprimerà a valle delle prove testimoniali, è stata la risposta. Se ne parla a febbraio quindi, salvo altra neve o raffreddore .

La mia ex moglie ha ripreso a scalciare.

Evidentemente il suo tipo non la tiene sufficientemente innamorata. Speravo alzasse la fiamma.

Le ho comunicato che AAAAA ha un torneo di calcio e le ho chiesto se fosse d’accordo a mandarcelo.

Nel provvedimento del giudice del luglio scorso questi costi vanno condivisi e divisi.

Paperino: Bisogna dare 100 euro di acconto per il torneo di AAAAA, sei d’accordo tu?

Ex Moglie: Non so che torneo è,  nemmeno quanto costa, so solo che tu gli hai detto di si quando doveva dare l’assenso.

Paperino: Il torneo è a Catania nel periodo di Pasqua, costa circa 300 euro, da definire ancora. Hanno deciso solo ora la partecipazione, prima era solo una ipotesi ventilata.

Il costo si divide se sei d’accordo.

Ex Moglie: Chi lo dice che si divide?

Paperino: Sono spese extra no? Si dividono. Fammi sapere, devono raccogliere le adesioni.Molti vogliono andarci e ne portano solo 18. Quindi fammi sapere con una certa urgenza.

Ex Moglie: Ha detto AAAAA che ha chiesto tempo fa a te e tu hai detto di si, quindi già hai dato l’adesione, risulta così.

Paperino: Certo, ho detto che da parte mia non c’erano problemi. Non si è data l’adesione, quella si dà versando la quota. Doveva chiedere a te.

Ex Moglie: Chiedi ad AAAAA, mi ha riferito diversamente.

Paperino: Senti, non mettere i ragazzi in queste  condizioni. Se non sei d’accordo si dice che non si può andare. I costi extra si dividono, lo sai.

Ex Moglie: Io non posso fare tutto, se vuoi fare un regalo a tuo figlio  ben venga. Io non metto in mezzo nessuno. Impara a non parlare senza domandare.

Paperino: Ascolta, ti verso un assegno mensile per pensare a loro.  Io sono pronto a mettere la mia quota, fammi sapere della tua. Ti ho già riferito che ho detto. Da parte mia non c’erano problemi.

Ex Moglie: Non è così, hai detto di dire di si.

Paperino: Senti, non parlo di soldi coi ragazzi, pensala come vuoi ma non li mettere in mezzo. Se non sei d’accordo si parla insieme e si dice che non è possibile.

Ex Moglie: Non usare i ragazzi tu, io so tutto. Tu hai detto di si molto tempo fa, se non va è una tua responsabilità. Parla a tuo figlio.

Paperino: I ragazzi non si mettono in mezzo. Smettila. Si dice si o no, punto. La devi smettere di metterli in mezzo a questioni economiche.

Ex Moglie: Impara a parlare prima allora. Fai lo splendido e poi domandi i soldi a me. Io non parlo con loro, ciao.

Paperino: Senti, non voglio fare polemica. Il problema si riproporrà per BBBBB anche. Anche lui ha un programma un torneo.

Ex Moglie: Io non posso fare tutto.

Paperino: Senti, non voglio fare polemica ti ho detto. Si tratta semplicemente di decidere si o no. Se no, si dice ai ragazzi che non è possibile. Non è un bel periodo per tanti. Lo sai che sono in difficoltà ma onoro i miei impegni comunque.

Ex Moglie: Giustamente, hai i soldi per portarli ai ristoranti! A proposito ho controllato in banca, non mi risulta il bonifico.

Paperino: Controlla bene, ho provveduto ieri.

Mi dai una risposta alla domanda?

Ex Moglie: Quale?

Paperino: Se vuoi che vada al torneo o meno.

Silenzio.

Sapeva del torneo, sapeva tutto. Mi stava aspettando per una imboscata.

Sono riuscito a non perdere i nervi e a rimanere tranquillo.

La polemica è strumentale, evidentemente sta ancora spurgando livore.

Le 150 euro non le mancano certo. Se la passa meglio di me.

Silenzio anche al giorno dopo e per due giorni le ho riformulato la domanda.

Nulla.

Al pomeriggio avrei dovuto dare una risposta alla segreteria della scuola calcio.

Riformulo per l’ultima volta. Poi avrei parlato con AAAAA. Mi ero sentito con Lorenza anche, per un consiglio. Mi aveva detto di parlarne con il ragazzo tranquillamente. Tanto lo avrebbe fatto anche lei.

E’ una cosa avvilente trascinare i ragazzi in queste questioni. Non ce la faccio proprio.

Non potevo cedere ai suoi ricatti e non mi sembra giusto che paghino i ragazzi per un dispetto.

Per l’ultima volta.

Paperino: Oggi dovrei dare una risposta per il torneo di AAAAA, saresti così cortese da  rispondermi? Sei d’accordo o no?

Ex Moglie: Mi piacerebbe ma ad oggi per me è presto poter dire se ce la faccio o meno con i soldi.

Paperino: Liberiamo il posto per qualcuno allora, perché sono in 30 e ne portano solo 18. AAAAA è tra questi se conferma. Io autorizzazione e acconto fin tanto che tu non dai la disponibilità non ne posso dare. Regolati.

Ex moglie: Cerca di fare uno sforzo se ci tieni tanto che vada.

Paperino: Ci tengo io perché ci tiene lui. Io sono pronto a fare il mio.

Dopo tre ore, poco prima che portassi AAAAA all’allenamento e scadesse il termine.

Ex Moglie: OK per il torneo.

E’ passato troppo tempo dalla fine della mediazione con Lorenza ed Antonella. Durante quel periodo era come se fossi in discesa. Con il loro aiuto stavamo abbattendo tutti i muri e c’eravamo quasi riusciti. Un provvedimento del giudice, immediato, mi avrebbe data la forza di portare i ragazzi con me nei fine settimana. Avrei consolidato.

Adesso, se il provvedimento di diritto di visita arriva dopo tre mesi, non so che forza potrà avere. Un anno e mezzo senza che passino con me una sola giornata intera è tanto tempo.Troppo.

I ragazzi hanno costruito il loro equilibrio ed io sono diventato quello dei passaggi e dei pranzi.  E’ un risultato, ma non dovrebbe essere così.

La conseulor che ho frequentato lo scorso anno mi aveva detto che avevo necessità di lavorare su di me. Era l’unica cosa che potessi fare.

All’ultima seduta mi disse: E’ evidente che tu sei vittima di una forma di alienazione, per ora non puoi farci nulla. Cerca di stare su e pronto per quando tutto questo passerà. Io ho cercato di lavorare su di te, altro non si poteva fare.

Con Lorenza ho lavorato sulla rabbia. Anche lì, ho imparato a resistere e ad offrire il meglio di me nei pochi spazi a disposizione. Un perenne panchinaro che entra in campo una volta ogni tanto e nei 5 minuti a disposizione deve fare scintille.

Anche lei mi disse che in qualche modo subivo una sorta di alienazione. Avrei potuto lavorare solo su me stesso, loro mi avrebbero aiutato a fare breccia con la mediazione e lo hanno fatto. Rispetto allo scorso anno almeno i ragazzi li vedo e li sento. Ho ricreato un pezzo di rapporto.

Ho tirato. Ho colmato i vuoti con l’ironia, quando non avevo altro. E’ resiliente e ne ho tanta per fortuna. Ho mantenuto la testa alta e la calma. Posso essere soddisfatto di questo, anche se tutto intorno molto è andato a rotoli. Un mezzo disastro. Si ricostruirà, ho pensato.

Oggi che mi è stato comunicato che non si saprà nulla per un po’ del mio diritto di visita. Citto ha i suoi tempi. Mi sono accasciato. Manca un po’ di forza ma il bisogno è rimasto, per fortuna. Devo lavorare sul bisogno.

Che strano che è il bisogno.

Per uno scherzo della lingua sembrerebbe che raddoppiassi i sogni, forse perché non hai, ti manca qualcosa e desideri.

Il bisogno è una bilancia di precisione, pesa ogni cosa ed ha una faccia.

Pesa le cose che hai di cui improvvisamente scopri l’importanza.

Pesa le cose che non hai di cui improvvisamente scopri l’inutilità.

Smetti di pensare a quello che non hai e ti aggrappi a ciò che hai. Lo senti più tuo.

Pesa chi ti sta intorno. La nullità di chi si professava amico ed è il primo a pararsi il culo girandoti le spalle invece che darti una mano. Ti stava vicino per interesse. Poco importa,

bisognoso non interessi e la pochezza non ti serve. Una legge di mercato.

Pesa il valore di chi ti si avvicina e ti sorregge senza che gli tu chieda aiuto.

Vede la tua faccia. Bisognoso non ti sa vedere. Ha avuto bisogno prima di te e quella faccia che conosce bene non la può vedere più.

È come se ti rendessi conto di essere  in sovrappeso. Ti metti a dieta per sopravvivere.

Ti liberi delle cose inutili, ti liberi delle persone inutili.

Finalmente libero da stronzate e stronzi pesi chi sei. Scopri la tua essenza e la misuri.

Liberi  forze che nemmeno pensavi di avere.

Il bisogno è una dieta che consiglio a tutti, sviluppa  i muscoli che vuole la vita forse per colmare altro bisogno.

So che quando  questa storia sarà finita e vedessi una faccia come la mia, mi fermerei.

Offrirò il mio braccio.

Andiamo, alza la testa, ho avuto bisogno anche io, dirò.

Le belle parole

Dalle mie parti si è abbattuta una ondata di tempo tremendo come non si vedeva da decenni.  Mi sono svegliato con un gelo nella stanza della mia casa di contrada Monteamaro. Mi stringeva le tempie.

Fuori un chiarore strano. Sono abituato a dormire con le finestre non oscurate. Ho delle tende, ma bianche. Amo vedere la luce al mattino e svegliarmi nella luce. In casa ho scelto la stanza con le finestre più ampie ed esposta al sole del mattino per questo motivo .

Non c’era il sole, fuori non sembrava nemmeno opaco come quando è nuvolo da temporale. Entrava una luce morbida e chiara come l’ovatta.

C’era più silenzio del solito.

Ho sfidato il gelo mettendo il corpo fuori dal piumone . Mi sono messo in piedi e affacciato alla finestra piccola a forma di semicirconferenza che ho sopra la mia testa.

Neve dappertutto . Neve, neve. Non la spruzzatina vista nei rari inverni più rigidi che dopo un’ora si scioglie . Ce ne erano almeno 5 cm e dappertutto. Una coltre, come nei paesi di montagna.

Non so se accade a tutti ma la neve è una roba che mi ha sempre destato stupore. È come se la natura indossasse un abito elegante e tutti la stessero ad ammirare in silenzio, imbambolati.

Il silenzio della natura con la neve è favoloso, quasi fiabesco.

Vedere la neve a Monteamaro, contrada del profondo sud di una città di mare è un fatto straordinario.

Ho l’impressione che mi ritorni la faccia piena di meraviglia di bambino in quei momenti. Almeno la sensazione interna è quella.

Dopo un minuto di contemplazione sono tornato coi piedi per terra e mi è venuto in mente di non avere nè gomme da neve nè catene in auto.

Non sono proprio uno di quelli pronti agli imprevisti. Cerco di arrangiarmi nelle difficoltà. Qualche volta va male l’arrangiamento e maledico questo mio essere poco previdente. Vorrei darmi tante mazzate in quei momenti.

È una scelta penso. Tutto sommato , costi benefici, mi sta anche bene arrangiarmi un momento, piuttosto che essere previdente una vita.

Dovevo mettermi in auto per forza. Non avevo alternative.

La strada, una lastra di ghiaccio. Ho fatto i 6 chilometri che mi separano dalla città cercando di non dare nessun abbrivio all’auto, a non più di 20 all’ora.

Sulla strada parecchie macchine girate, qualcuno con le ruote nella cunetta bordo strada.

Gente che litigava e bestemmiava.

Poche cose ti danno serenità come quando vedi l’eleganza. Mi veniva da ridere perché vedevo in giro gente incazzatissima ed io avevo ancora in me lo spettacolo elegante di poco prima. L’incazzatura degli altri mi straniva.

Pensavo che è facilissimo parlar male mentre è così difficile dire delle parole gentili.

Capita spesso anche a me!

Stronzo! Cretino! Vaffanculo!

Chissà perché è più semplice schiaffeggiare che accarezzare.

Le donne in auto sono le più tremende. Non perdonano nulla.

Utilizziamo chi incontriamo come spazzatura e nemmeno ce ne accorgiamo.

L’eleganza mette tutti a posto invece. Non ho mai visto nessuno aggredire una persona che si comporta elegantemente. Lo star bene al mondo spiazza, perché siamo tutti dei disadattati sotto sotto.

L’eleganza inibisce e immunizza dalla miseria altrui.

Le belle parole che non diciamo rimangono dentro. Se rimangono dentro fermentano e vanno a male, ti fanno del male. Se riusciamo a farle uscire c’è una possibilità. Possono far piacere a chi ascolta, magari renderlo felice. La possibilità è quella cosa che ti allarga la vita. Nessuno te la può garantire lunga. Quanto larga possiamo essere noi a deciderlo.

Le belle parole che diciamo ci lasciano del soffice e del pulito dentro. Il soffice ed il pulito tengono lontano lo sporco e sopra si posano altre belle parole che possono uscire e moltiplicare le possibilità .

Se va male al peggio hai delle possibilità in più. Nel soffice stai comodo e riesci a trovare la pace con te stesso.

Ne ho dette poche di belle parole. Dirne è un modo per provare ad essere eleganti.

Mi muovevo in auto e questa idea mi affollava il pensiero.

Sono uno dell’opposizione per costituzione. Penso di essere diventato più gentile nel tempo proprio perché intorno vedo tanta arroganza e prepotenza.

È stato un modo per stare con gli indiani piuttosto che con i cow boy.

Da quando sono ragazzo non appena vedo che la maggior parte della gente pensa o fa determinate cose avverto un senso di fastidio. Diffidenza a volte. E’ come se il sentir o il far comune mi allertasse. E’ una specie di sindrome dell’alternativa la mia. Non mi ha mai dato buoni frutti, anzi.

A fare come fan tutti ci si guadagna nella maggior parte dei casi. La diversità mi fa star bene però.

Mi trovo sempre in minoranza dappertutto e questo comporta grande fatica in ogni cosa. Mi diverto di più però. Come diceva mia nonna dove c’è gusto non ci perdi . Mi piacciono le tendenze più che le mode. Una tendenza che diventa moda ha perso la sua originalità e la sua spinta positiva.

Mio padre avrebbe fatto 89 anni al giorno successivo.

Avevo mandato ai ragazzi un messaggio al giorno prima.

Paperino: Il nonno fa 89 anni domani. Chiamatelo per fargli gli auguri, gli fareste un bel regalo.

Il giorno del compleanno ho aspettato fino al pomeriggio, mio padre non mi ha riferito nulla. Non volevo chiedergli se avesse ricevuto una telefonata dai nipoti. Gli avrei ricordato un dispiacere nel giorno in cui avrebbe dovuto sentire solo calore.

A sera sono andato a prendere AAAAA dall’allenamento. Si sono allenati al coperto.

In auto ho incominciato a parlare del più e del meno.

Poi ho voluto chiedergli.

Paperino: Hai chiamato nonno AAAAA per fargli gli auguri?

AAAAA: No.

Paperino: Peccato, perché?

Alla domanda AAAAA si è oscurato in viso. E’ affiorata un po’ di vergogna.

Non lo avrei rimproverato.

AAAAA: (abbassando la testa e a voce bassa) Non ho il numero di telefono del nonno.

La risposta di mio figlio ha avuto lo stesso effetto di quando ti tolgono la crosta da una ferita che si sta rimarginando. Povero figlio mio. Provo ad essere positivo.

Paperino: Ah, allora lo chiamiamo adesso!

Metto il viva voce e compongo il numero. Risponde mio padre con la solita voce squillante.

Alla sua età ci si sente vivi con una telefonata.

Paperino: Ciao Papà.

Nonno AAAAA: Ciao!

Paperino: Sto con AAAAA, ti vuol fare gli auguri per il compleanno!

AAAAA: Ciao Nonno, auguri!

Nonno AAAAA: Ciao Bello mio, grazie! Che bella sorpresa. Dove stai?

AAAAA: Sto tornando dall’allenamento.

Nonno AAAAA: Quando vieni? Sai che casa mia è casa tua vero? Vienimi a trovare qualche volta!

AAAAA: si.

Nonno AAAAA: e BBBBB non c’è?

Paperino: No, è a casa. Poi ti chiamo anche con lui così ti dà gli auguri.

Nonno AAAAA: Grazie belli, grazie. Se venite facciamo una bella festa!

Paperino: Va bene papà, organizzeremo. Ci vediamo dopo.

Nonno AAAAA: Ciao!

AAAAA: Ciao.

Chiudo il telefono e dopo qualche attimo di silenzio vedo la faccia triste di mio figlio. Decido di parlargli. Penso alla scusa stupida che mi aveva trovato e quanto sia difficile per lui tutto quello che ha vissuto con la separazione.

Rimproverarlo non sarebbe servito a nulla.

Paperino: Hai visto come è stato contento il nonno? Non hai idea di quanto gli abbia fatto bene con la tua telefonata. Fare bene a qualcuno fa stare bene te e lui.

AAAAA: (Ha gli occhi lucidi) Si.

Paperino: Andiamo a pranzo con il nonno e festeggiamo va bene?

AAAAA: Ok.

Paperino: Vedi, alla sua età basta poco per sentirsi felici. Noi con piccole cose possiamo fargli un grande regalo.

Per il nonno voi siete la vita. E’ pieno di guai fisici ma con la tua voce si è infiammato come un ragazzino. Si dimentica che è vecchio. Visto che bella voce squillante che aveva?

 

Non posso pretendere di più dai miei ragazzi in questo momento. Quello che posso fare è solo riempirli di belle parole nella speranza che un giorno nella loro testa l’eleganza scacci la miseria. Dire belle parole alla loro donna, ai loro figli e a chiunque sarà loro intorno, li farà star bene al mondo.

Dream on

L’altra sera sono andato a prendere i ragazzi da due feste. Prima mio figlio AAAAA che era a casa di un compagno della scuola calcio con gli altri della squadra.
Sono giorni di vacanza e fanno un po’ più tardi del solito. Mi son fatto trovare alle 23,30 sotto casa del suo amico.
Ho parcheggiato l’auto spalle all’ingresso della palazzina, messo un po’ di musica e ho cominciato a navigare con il telefono per ammazzare l’attesa.
Sono un po’ scaramantico, metto sempre una scelta casuale sulla mia playlist e sento cosa mi vuol dire la musica. Come fosse un oracolo.
Dream on. Vecchi  tempi
MI piace ascoltare i testi delle canzoni, mi distrae molto.
Everytime that I look in the mirror
All these lines on my face gettin’ clearer
Ogni volta che mi guardo allo specchio
Tutte le linee sulla mia faccia si fanno più chiare
Eccolo là… l’oracolo mi dice di guardarmi allo specchio, e ce l’ho proprio qua d’avanti lo specchietto retrovisore.
Mi guardo. Certo alle 23,30, in pieno inverno, non sono al mio massimo. Il tempo passa per tutti.
Le feste mi hanno distrutto come al solito. Sono gonfio.
Il gonfiore del viso mi fa sentire lo zucchero di tutti i dolci che mi sono tracannato. Mi dà un po’ di nausea.
I miei capelli neri hanno resistito per un bel po’, all’alba dei 47 anni cedono anche loro. Mi dò ancora un paio d’anni, poi divento completamente brizzolato e l’età sarà sempre più evidente. MI do un tono con un po’ di ginnastica facciale, cerco di stirare le rughe intorno agli occhi.
Non cambia granché.
The past is gone
It went by like dust to dawn
Isn’t that the way
Everybody’s got their dues in life to pay
Il passato è svanito
Se n’è andato come polvere all’alba
Non è così che si fa
Tutti hanno dei doveri per cui pagare
Già… si paga. E’ l’unica cosa certa, penso. La faccia è lo scontrino del tempo alla cassa della vita.
Il vociare dei ragazzi alle spalle mi interrompe in questo patetico de profundis personale. Meno male.
Metto in pausa la musica per sentire cosa dicono i ragazzi.
Mio figlio AAAAA è in compagnia, escono dal cancello del condominio.
Apre lo sportello dell’auto. In genere quando lo vado a prendere accompagniamo qualche amico anche. Ci si dà una mano tra genitori. Io tendo ad essere sempre presente, per sfruttare le occasioni di stare un po’ con i ragazzi.
Forse anche se fossi a casa non lascerei che lo accompagnassero altri.
Vedo AAAAA con una faccia furba.
AAAAA: Abbiamo un problema.
Paperino: Che è successo?
Ho capito che dovevamo accompagnare più di qualcuno. AAAAA mi guarda in silenzio con un ghigno.
Sono tanti, ma sono alle mie spalle e non riesco a quantificare il problema.
Paperino: Lo risolviamo il problema! Non ti preoccupare.
AAAAA: dobbiamo dare qualche passaggio.
Paperino: Certo. Ci mancherebbe.
Sul sedile d’avanti si infila Matteo, figlio di Pina e Leo. Un ragazzo molto spigliato e con la battuta pronta.
Oddio se guardo la comitiva sono talmente vispi che sarebbe da mettere guinzaglio e museruola a tutti.
Incomincia una battaglia tra lui e mio figlio che tenta di farlo scendere dal sedile d’avanti.
Interviene anche Gabriele, un loro ex compagno di squadra che non vedevo da un po’. E’ molto bravo ed è passato nel vivaio di una squadra di serie B, non gioca più con loro. Credo farà il professionista con un po’ di testa sulle spalle.
Lo saluto.
Paperino: Ciao Gabriele, da quanto tempo!
Gabriele: Ciao Paperino.
Gabriele da man forte ad AAAAA, tirano per la giacca Matteo che nel frattempo si aggrappa al sedile.
Ridono…. e rido anche io. Ragazzi… penso, divertirsi con le stronzate rimane la cartina di tornasole di mascolinità.
Matteo è un giocherellone e urla:- no! Non voglio stringermi dietro!
Gabriele: AAAAA, non mollare, non lo fare sedere avanti!
Mi distraggono e non mi accorgo di quanta gente ho in macchina già.
Finalmente Matteo cede, si sistemano tutti.
Dallo specchietto retrovisore, nel buio dell’auto, vedo un po’ di facce dietro.
Cerco di contarli… 1,2,3,4,5….
Paperino: Ou! Ma quanti cazzo siete????
Ridono fragorosamente.
Matteo: Paperino, sei tu che vedi doppio, non ti preoccupare!
Paperino: Mi farete arrestare!
A vedere le facce nere nel buio, per un attimo mi sento uno scafista.
Matteo: Tranquillo se ci fermano parlo io con la polizia!
AAAAA: dai papà, il primo lo lasciamo tra meno di un chilometro.
Dopo quel dai papà, avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto.
‘’Silenzi e no’’ mi hanno scorticato la pelle in un anno, una risposta diversa mi fa ancora l’effetto di un unguento.
MI fermo ancora qualche secondo. Quanto sono belli e allegri. Si ammazzano dal ridere e si vogliono bene.
Sono nell’età in cui si costruiscono le amicizie per la vita, perché disinteressate.
Ci si sceglie nel mucchio solo per affinità e si sta in mucchio.
Quello che adoro nei ragazzi è il potenziale. Il potenziale e tutto ciò che può accadere ed ancora non è avvenuto. Sono le possibilità. E’ da una certa età in poi che capisci che la vita è più bella a immaginarsela. Quando sei giovane hai il diritto di immaginarti ciò che vuoi e noi adulti dovremo garantirglielo.
Agli ingegneri insegnano che l’energia potenziale è uguale alla energia cinetica. L’energia di ciò che può essere, il potenziale appunto, corrisponde esattamente l’energia di ciò che poi accade.
Me la ricordo la lezione di fisica. Una pallina in cima ad una salita ha una sua energia. Non la vediamo, ma c’è. La percepiamo solo quando facciamo rotolare la pallina giù. Il potenziale diventa movimento ed in quel caso possiamo intuire meglio che ci sia energia. Tanto più alto sarà il potenziale, ovvero tanto più in alto sarà la pallina, tanto più sarà la velocità con cui verrà giù.
Sono stato sempre poco ingegnere nel DNA e quando vedevo la pallina lassù la prima cosa a cui pensavo è che da lì potesse mettere delle ali e volteggiare giù come un deltaplano.
L’idea che seguisse la sua strada segnata mi stava stretta.
I ragazzi sono un po’ così. E’ come se fossero su una cima, pronti per buttarsi giù per qualche versante.
Su in cima, si assomigliano tutti. Le differenze quasi si annullano nel potenziale che li accomuna e li tiene uniti.
Ripenso se è il caso o meno di caricare tanta gente in auto. Mi viene in mente che quando ero piccolo ci caricavano con lo stesso numero anche in una 126 Fiat. A vederne una oggi fa impressione, è poco più grande di una scatoletta di tonno. Eppure ci costipavamo anche in cinque sei all’epoca, tipo sardine.
Vado, con un po’ di strizza, ma contento.
Consegno i ragazzi ad uno ad uno alle loro case. Rientrando nel numero consentito tiro un sospiro di sollievo.
Schiaffi, risate, sfottò durante il tragitto…la mia auto come una pentola che bolle.
Ridevo anche io, non mi andava di richiamarli all’ordine, volevo sentire proprio il loro rumore, sentire la loro energia contagiosa.
E’ la volta di BBBBB, anche lui ad una festa.
Qualcuno mi ha detto di non ridurmi a fare il tassista. Non me ne frega molto. La possibilità di vivere un pezzo della loro vita oltre al calcio non ha prezzo.
Ne sono affamato.
BBBBB è ad una festa di compleanno ad un locale. AAAAA rimasto in auto con me, lo chiama e lo avvisa.
AAAAA: BBBBB, esci, stiamo arrivando.
Lo scenario cambia completamente.
BBBBB esce con camminata dinoccolata con il suo amico Francesco.
Occhialuti entrambi, me li vedo avvicinarsi all’auto con una flemma degna di un koala.
Ondeggiano, non camminano dritto. Anche loro hanno il sorriso stampato.
E’ una frizzantezza diversa. Prima c’era anidride carbonica, ora sembra effervescente naturale.
Comprendo di dover accompagnare anche Francesco a casa.
Abita vicino a casa della mia ex moglie. Non dovrò fare tanta strada.
I due si mettono dietro. Niente schiaffi e rumori.
Chiacchiericcio complice sottovoce. La faccia infilata negli smartphone. Ogni tanto uno infila la faccia nel telefono dell’altro.
A quanto capisco commentano un video.
Faccio loro qualche domanda sulla festa e mi rispondono distrattamente, della serie non rompere le palle abbiamo da fare.
Ho messo fuori un potenziale e ne ho tirato su uno completamente diverso. Ma sono in cima alla discesa anche loro. Magari non scenderanno giù dritti, credo faranno con calma con più di qualche pausa. Comodi certamente.
Li scarico tutti, il potenziale mi ha disteso anche le rughe.
Riaccendo il mio oracolo.

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears
Sing with me, if it’s just for today
Maybe tomorrow the good Lord will take you away
Dream On, Dream On
Dream yourself a dream come true
Dream On, Dream On
Dream until your dream come true
Dream On, Dream On, Dream On..
Canta con me, canta per quegli anni
Canta per le risa, canta per le lacrime
Canta con me, anche se è solo per oggi
Forse domani il buon Dio ti porterà via
Continua a sognare, continua a sognare,
Sogna un sogno che si avveri
Continua a sognare, continua a sognare
Sogna finchè il tuo sogno non si avvera
Continua a sognare, continua a sognare…

Forse si può non smettere mai di essere una pallina in cima ad una salita. Non si dovrebbe mai rinunciare al proprio potenziale.
Dream on, andiamo a nanna.

 

Il viaggio di ritorno 

L’1 gennaio 2017 l’ho passato con i miei ragazzi. Pranzo in altro agriturismo. Un’altra meta turistica nell’entroterra di Paperopoli.

Replica della giornata precedente, il 25 dicembre. Ci siamo divertiti anche questa volta e non mi è stato necessario nemmeno fare il cretino. Avevo chiesto alla mia ex che me li lasciasse al 31 notte. Non mi ha nemmeno risposto. Alla fine meglio così. Era troppo tardi per organizzare qualcosa al 31 con altra gente in maniera che si divertissero anche loro. E poi ci sto prendendo la mano a passare la mezzanotte di capodanno da solo.

Prima di pranzo con i ragazzi siamo stati un po’ in giro per il centro storico del paese. E’ patrimonio dell’Unesco, a pochi chilometri da casa, una settantina. Ce li avevo portati molti anni addietro, erano troppo piccoli. Avevano anni in cui la memoria non ha molte zavorre, è volatile per la parte visiva. Dicono che sia fondamentale per la parte emotiva invece. Chissà che hanno memorizzato all’epoca.

Era aperto qualche negozietto di artigianato e ho regalato loro due ciondoli in argento con dei simboli primitivi che richiamano i segni zodiacali.

AAAAA sagittario, BBBBB pesci. Li hanno messi al collo molto contenti.

Ho fatto un po’ da guida per quel che ricordavo delle costruzioni tipiche del luogo. Mi ascoltavano interessati e mi ha fatto molto piacere. Anche BBBB che in genere è un po’ più strafottente.

Una splendida giornata di sole dalle mie parti, 13 gradi all’ora di pranzo. Se ci sono tornato dopo gli studi universitari nella mia terra è stato proprio per la linfa che si rinnova con questo clima. Mi ricordo quando per le feste natalizie lasciavo il gelo ed il grigio di Milano. Mi addormentavo nella cuccetta che partiva dalla stazione centrale intorno alla ventuno. Carrozze di seconda con scompartimenti a sei posti letto, spesso divisi con gli altri compagni di studi. Si organizzavano le prenotazioni per il viaggio insieme già mesi prima.

Quanta intelligenza e quanto potenziale in quegli scompartimenti. C’era tanto sacrificio anche. Una bomba di virtù ad orologeria che poi è esplosa come inevitabile che fosse. Oggi, ad aprire linkedin e vedere la carriera di ognuno di loro, c’è da impallidire e dire solamente ‘’ si vedeva’’. 

Pochi sono tornati al sud come me, alcuni sono in Italia nelle capitali dell’industria, molti sono all’estero ad affermare il merito che nessuno da noi gli avrebbe riconosciuto. Quel ‘’si vedeva’’, da noi, nessuno lo vede. In Italia , sulle  nostre eccellenze, bellezze artistiche o umane ci pisciamo sopra. Ci vorrebbe una Unesco per salvare il meglio dei nostri ragazzi.

Superavo la notte infame come fosse un parto. Come metronomo il ta-ta ta-ta dello scarto delle rotaie sui giunti dei binari. Nella cuccetta odore nauseabondo di qualche compagno con problemi di sudorazione dei piedi. Si combatteva tra lo scoprirsi per il riscaldamento a palla della cuccetta, secco che ti disidratava anche la vista ed il coprirsi dagli spifferi gelidi provenienti da ogni pertugio della carrozza malconcia. Raffreddore certo.

Non vedevo l’ora di aprire gli occhi ed intuire che fossimo già al mattino. Lo capivi nel vedere la luce fare capolino al lato dei teli oscuranti non più perfettamente aderenti per i maltrattamenti subiti e per il tempo passato.

Ancora steso in cuccetta, aggrappandomi alla testata della branda, mi tiravo con le mani in avanti lasciandomi strisciare verso il finestrino. Cercavo di prenotare sempre la cuccetta di mezzo, a mezza altezza. Ficcavo il naso e gli occhi tra il telo oscurante ed il finestrino, non aprivo troppo.

Era una forma di rispetto per chi ancora ronfasse in cuccetta e non gradisse la luce . Soprattutto era la necessità di godermi da solo quel momento, in intimità.

Sole, sole, tanto sole e cielo azzurro. Ero costretto a socchiudere gli occhi per non essere accecato. Il verde degli Ulivi, la terra rossa come il fuoco, il bianco latte delle case imbiancate a calce, la sete perenne dei muri a secco. Un po’ più in là la macchia e il mare prima celeste poi blu.

Erano i colori della mia campagna e non erano cambiati. Era come ritrovarsi dopo un lungo periodo di astinenza tra le gambe della propria donna.

Lo stesso calore, senso di protezione e di appartenenza.

Milano mi ha entusiasmato , mi ha reso meno provinciale ed un po’ più cittadino del mondo. Mi ha dato tanto, mi ha inquadrato ed educato anche. Da noi si cresce un po’ selvaggi sotto alcuni punti di vista. Mi dava altre sensazioni però, non quelle di casa. Come se fossi stato in una camera di albergo per anni.

Mi son sempre sentito di passaggio ed ho cercato di rubare il più possibile da un mondo diverso dal mio di provenienza, pieno di tutto. Una scuola nella scuola che mi ha permesso di stare a mio agio in qualsiasi altro posto dove sia andato. Posso solo dire grazie oggi.

Al fianco dei miei ragazzi, tra le case del paese, ho avvertito la stessa sensazione di ritorno. C’erano gli stessi colori nel panorama che si vedeva dal punto più alto. Mancava solo il ta-ta del treno.

C’era il profumo di famiglia che mi è mancato per tanto tempo, ma si avvertiva appena appena.

Loro forse ancora non lo sentono quando sono soli con me. Ho come la sensazione che mi vedano ancora come un appuntamento a tempo, come un soggiorno in un albergo.

Stanno incominciando a divertirsi di nuovo e questo è fondamentale. 

Dovrei trovare il sistema per far sentire i colori che ho conservato per loro. Evidentemente ancora non ce la faccio.

Forse sono come me all’epoca. Aspettano di affacciarsi, mettere naso e occhi e ritrovare il loro papà. Io ancora non son capace di farglielo vedere.

Siamo al viaggio di ritorno, questo lo sento. Mi manca qualcosa e non capisco cosa.