Il viaggio di ritorno 

L’1 gennaio 2017 l’ho passato con i miei ragazzi. Pranzo in altro agriturismo. Un’altra meta turistica nell’entroterra di Paperopoli.

Replica della giornata precedente, il 25 dicembre. Ci siamo divertiti anche questa volta e non mi è stato necessario nemmeno fare il cretino. Avevo chiesto alla mia ex che me li lasciasse al 31 notte. Non mi ha nemmeno risposto. Alla fine meglio così. Era troppo tardi per organizzare qualcosa al 31 con altra gente in maniera che si divertissero anche loro. E poi ci sto prendendo la mano a passare la mezzanotte di capodanno da solo.

Prima di pranzo con i ragazzi siamo stati un po’ in giro per il centro storico del paese. E’ patrimonio dell’Unesco, a pochi chilometri da casa, una settantina. Ce li avevo portati molti anni addietro, erano troppo piccoli. Avevano anni in cui la memoria non ha molte zavorre, è volatile per la parte visiva. Dicono che sia fondamentale per la parte emotiva invece. Chissà che hanno memorizzato all’epoca.

Era aperto qualche negozietto di artigianato e ho regalato loro due ciondoli in argento con dei simboli primitivi che richiamano i segni zodiacali.

AAAAA sagittario, BBBBB pesci. Li hanno messi al collo molto contenti.

Ho fatto un po’ da guida per quel che ricordavo delle costruzioni tipiche del luogo. Mi ascoltavano interessati e mi ha fatto molto piacere. Anche BBBB che in genere è un po’ più strafottente.

Una splendida giornata di sole dalle mie parti, 13 gradi all’ora di pranzo. Se ci sono tornato dopo gli studi universitari nella mia terra è stato proprio per la linfa che si rinnova con questo clima. Mi ricordo quando per le feste natalizie lasciavo il gelo ed il grigio di Milano. Mi addormentavo nella cuccetta che partiva dalla stazione centrale intorno alla ventuno. Carrozze di seconda con scompartimenti a sei posti letto, spesso divisi con gli altri compagni di studi. Si organizzavano le prenotazioni per il viaggio insieme già mesi prima.

Quanta intelligenza e quanto potenziale in quegli scompartimenti. C’era tanto sacrificio anche. Una bomba di virtù ad orologeria che poi è esplosa come inevitabile che fosse. Oggi, ad aprire linkedin e vedere la carriera di ognuno di loro, c’è da impallidire e dire solamente ‘’ si vedeva’’. 

Pochi sono tornati al sud come me, alcuni sono in Italia nelle capitali dell’industria, molti sono all’estero ad affermare il merito che nessuno da noi gli avrebbe riconosciuto. Quel ‘’si vedeva’’, da noi, nessuno lo vede. In Italia , sulle  nostre eccellenze, bellezze artistiche o umane ci pisciamo sopra. Ci vorrebbe una Unesco per salvare il meglio dei nostri ragazzi.

Superavo la notte infame come fosse un parto. Come metronomo il ta-ta ta-ta dello scarto delle rotaie sui giunti dei binari. Nella cuccetta odore nauseabondo di qualche compagno con problemi di sudorazione dei piedi. Si combatteva tra lo scoprirsi per il riscaldamento a palla della cuccetta, secco che ti disidratava anche la vista ed il coprirsi dagli spifferi gelidi provenienti da ogni pertugio della carrozza malconcia. Raffreddore certo.

Non vedevo l’ora di aprire gli occhi ed intuire che fossimo già al mattino. Lo capivi nel vedere la luce fare capolino al lato dei teli oscuranti non più perfettamente aderenti per i maltrattamenti subiti e per il tempo passato.

Ancora steso in cuccetta, aggrappandomi alla testata della branda, mi tiravo con le mani in avanti lasciandomi strisciare verso il finestrino. Cercavo di prenotare sempre la cuccetta di mezzo, a mezza altezza. Ficcavo il naso e gli occhi tra il telo oscurante ed il finestrino, non aprivo troppo.

Era una forma di rispetto per chi ancora ronfasse in cuccetta e non gradisse la luce . Soprattutto era la necessità di godermi da solo quel momento, in intimità.

Sole, sole, tanto sole e cielo azzurro. Ero costretto a socchiudere gli occhi per non essere accecato. Il verde degli Ulivi, la terra rossa come il fuoco, il bianco latte delle case imbiancate a calce, la sete perenne dei muri a secco. Un po’ più in là la macchia e il mare prima celeste poi blu.

Erano i colori della mia campagna e non erano cambiati. Era come ritrovarsi dopo un lungo periodo di astinenza tra le gambe della propria donna.

Lo stesso calore, senso di protezione e di appartenenza.

Milano mi ha entusiasmato , mi ha reso meno provinciale ed un po’ più cittadino del mondo. Mi ha dato tanto, mi ha inquadrato ed educato anche. Da noi si cresce un po’ selvaggi sotto alcuni punti di vista. Mi dava altre sensazioni però, non quelle di casa. Come se fossi stato in una camera di albergo per anni.

Mi son sempre sentito di passaggio ed ho cercato di rubare il più possibile da un mondo diverso dal mio di provenienza, pieno di tutto. Una scuola nella scuola che mi ha permesso di stare a mio agio in qualsiasi altro posto dove sia andato. Posso solo dire grazie oggi.

Al fianco dei miei ragazzi, tra le case del paese, ho avvertito la stessa sensazione di ritorno. C’erano gli stessi colori nel panorama che si vedeva dal punto più alto. Mancava solo il ta-ta del treno.

C’era il profumo di famiglia che mi è mancato per tanto tempo, ma si avvertiva appena appena.

Loro forse ancora non lo sentono quando sono soli con me. Ho come la sensazione che mi vedano ancora come un appuntamento a tempo, come un soggiorno in un albergo.

Stanno incominciando a divertirsi di nuovo e questo è fondamentale. 

Dovrei trovare il sistema per far sentire i colori che ho conservato per loro. Evidentemente ancora non ce la faccio.

Forse sono come me all’epoca. Aspettano di affacciarsi, mettere naso e occhi e ritrovare il loro papà. Io ancora non son capace di farglielo vedere.

Siamo al viaggio di ritorno, questo lo sento. Mi manca qualcosa e non capisco cosa.

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23 thoughts on “Il viaggio di ritorno 

  1. Io penso che in gioco ci sia il loro desiderio, la loro nostalgia di te, come in fondo è successo a te quando eri a Milano , mentre potevi rimanere lì e poi è in gioco la loro libertà . Ho visto un film carinissimo su Netflix, Delivery man, è una commedia e racconta di un giovane scapestrato americano che tra le tante cose che ha fatto c’è la vendita dello sperma ad una clinica privata per cui ha generato 500 figli e 140 di loro vogliono ora conoscere il padre biologico. Il film si sviluppa proprio sul desiderio e sulla libertà .

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    1. Perbacco! Giuro che ne ho solo 2!!!! :-)… sto cercando di capire cosa manca ancora. Se sono io a sbagliare ancora qualcosa o è solo questione di mescolare forte come quando devi sciogliere lo zucchero in un bicchiere .

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      1. Nel film dei 500 figli solo 140 si intestardiscono a volerlo conoscere e mettono su una causa legale che perdono. Ma nel protagonista si risveglia una coscienza che diventa un grande desiderio e poi un gesto di libertà. Ecco di fronte alla tua testardaggine e dedizione ai tuoi figli non potrà non smuoversi una corrente di desideri e poi di libertà intesa come azioni. Il tempo c’è dato per questo, auguri per un 2017 pieno di imprevisti buoni!

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      1. i maschi del sagittario fanno sempre quel che vogliono fare. Non importa se gli dici e dimostri che è sbagliato, non importa se va contro alla totalità delle persone cui vogliono bene. Loro andranno dritti per la loro strada, quella che hanno scelto. Non c’è nessuna cattiveria e nemmeno egoismo in questo. Sono solo fatti così.
        In un adolescente si amplifica con il desiderio di “andare contro” tipico dell’età e necessario per crescere.
        Per me è un inferno. O almeno lo è stato finchè non è entrata nella sua vita Beatrice. Ora va meglio.
        Adoro i maschi del sagittario, sono solari, generosi, divertenti, sinceri. Ma devo prenderli a piccole dosi. Cosa difficilissima avendo mio figlio, mio fratello ed uno dei miei amici più cari… 😀

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      2. Circondata… arrenditi! Si mio figlio AA è uno che va per la sua strada da quando aveva 5 anni. Non si lascia coinvolgere facilmente. Poi non è tanto contro in realtà, non è uno che contesta, semplicemente non ti dá modo di ordinargli qualcosa. Lui ha già scelto e per lo più ha scelto bene.

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      3. Il mio ha scelto male la scuola, ma oramai è tardi per cambiare.

        Aspetta: ci sarà il momento in cui contesterà. E sarà molto dura.

        Noi litigavamo per il cibo. E per altre cose assurde di questo genere. Continuamente.

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      1. amico caro, quando cominceranno a vedere con i loro occhi ed a pensare e valutare con la propria testa, ne papa’ ne mamma avranno scampo nel bene e nel male. Il processo di maturazione dei bambini ha un decorso variabile in base anche al mondo che li circonda. E’ chiaro che se subiscono coercizioni mentali il processo e’ piu’ lungo. Sta a te farli stare bene quando sono con te, e farli stare bene significa farli stare sereni, parlare sempre e spiegare sempre il perche’ e le ragioni dei dinieghi, facendoli parlare ed eventualmente contestare, ma tutto con molta serenita’ e tanta pazienza ed amore da parte tua. Metti da parte il tuo orologio, non e’ mai tardi, il tempo e’ solo l’invenzione di un uomo stolto.

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  2. Dalla tua risposta qui sopra mi pare che forse manchi soprattutto un po’ di fiducia. In loro, nella loro possibilità di cambiare (ancora) e in te. Penso che sia del tutto comprensibile essere un po’ “cauti” nella tua situazione e forse questa cautela adesso la senti come un qualcosa che ti limita. Ti manca forse lasciarti andare, però questa cautela implica anche rispetto per i loro sentimenti un po’ maltrattati, per le loro difficoltà e i loro imbarazzi. Se sei arrivato fino a qui penso che tu sappia ascoltare le loro esigenze e forse anche te stesso, quello che più “ti serve” in un dato momento, talvolta può essere un po’ più di riserbo, altre volte invece una maggiore apertura. Se continui a farlo credo che troverai la chiave che apra definitivamente la porta del loro cuore. Che non vuol dire che non ti contesteranno, anzi (sia pure magari a modo loro)! Non si contestano le persone di cui non ci importa nulla. Ma a quel punto, anche se sbagli, non dubiteranno più in nessun momento del tuo affetto e sarà questo ad aiutarli nelle varie strade che poi sceglieranno di prendere.

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  3. Chissà cosa..ogni genitore, che sia padre o madre, si domanda, in momenti differenti della propria vita da genitore: cosa manca, in cosa può aver sbagliato o di che cosa non si è accorto. Ma proprio queste domande… e molte altre, fanno di una persona un genitore. Ci vuole tempo, tu hai bisogno di tempo e i tuoi figli anche. Sarò banale, ma se si semina bene, qualcosa germoglia sempre, il messaggio più potente che si può e si deve trasmette al proprio figlio è quello di esserci, sempre e comunque

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  4. che la strada fosse lunga lo si sapeva
    all’inizio piena di tornanti che non consentivano di spaziare con lo sguardo fino all’orizzonte
    ma ora le curve si diradano ed ogni tanto cominciano ad esserci dei lunghi rettilinei
    ed in più anche qualche lieve discesa …
    non si può fare altro, questa strada c’è solo da percorrerla, pian piano
    ed alla meta ci arriverai con pazienza e costanza …

    buon anno 🙂

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  5. non c’è da aggiungere niente
    ….magari togli qualche sega mentale (ma che veramente vuoi fare a cambio? non puoi reggere 😉 )
    hai gli occhi e il sorriso di Rosa, l’unica che mi comunicava, senza invadere, che toccava, senza rompere,
    l’no visto spuntare con aaaa e bbbb….e non sospettavo minimamente che fosse lì
    ancora non me lo spiego….cieco per vent’anni….
    ….non hai problemi, non ti fare problemi….
    “lascia invece che il tuo spirito, si liberi nell’aria trovi LSD…” https://www.youtube.com/watch?v=FLxf-SwuPKE

    mi sa che stai volando e non te ne sei ancora accorto ….che dici paperì?

    qui solo bourbon, niente sussumaniello…. 😉 devo tornare da te…come la tortora all’acqua

    un abbraccio amico mio

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