Quando, perchè, quanto, come

Il freddo se ne è andato da Monteamaro.

Oggi era una splendida giornata. Un bel sole. Stanotte non avevo dormito granchè. Come spesso accade mi svegliato verso le tre di notte. Ho letto, giocato a ruzzle, sentito musica, navigato su youtube. Cazzeggio sfrenato.

Mi piace molto. In inverno a notte ci sono anche pochi uccelli che cantano. Il silenzio è senza rumori.

Di rado si sente qualche cane che abbaia dalle case vicine. Ringo, il mio, non abbaia quasi mai.

In passato l’insonnia mi dava molto fastidio. Da quando sono a Monteamaro mi piace.

A notte non succede nulla, il tempo si ferma. Non ci sono scadenze, non ci sono impegni. E’ uno dei momenti in cui mi sento veramente libero, in pace.

Ti perdi un paio di avverbi di notte. Il quando e il quanto perdono di significato e penso molto di più al come e al perchè.

Nella nostra vita è molto più importante il quando rispetto al perché .

È un vero peccato, non te ne accorgi, ma la fretta ti incatena. Ossessionato dal quando diventi inesorabilmente schiavo del tempo. Ne sei costretto e spinto a frustate. L’ansia diventa il male della tua vita e ti rende un frustrato. Contro il tempo non vinci mai, è una battaglia persa.

Il perché non ha tempo invece. Cercare il perché delle cose ti rende un uomo libero.

Per chiederti il perché di qualcosa devi fermarti un attimo. Prendere una pausa e pensarci su.

Chiederti il perché delle cose ti amplia la conoscenza del mondo e di te. Il perché ti misura con l’essenza delle cose, ti spinge a scavare. Lo fai per te ed è il momento in cui sai.

Se sai, non perdi tempo. Se sai, spesso vinci perché eviti di combattere il tempo sul suo terreno.

Anche il quanto ha una parte preponderante nella vita di tutti i giorni.

Desideri il quanto e ti chiedi poco il come delle cose. Se ti chiedessi il come delle cose la qualità della tua vita sarebbe assai diversa. Gusteresti molto di più.

Il quanto ti fa passare il tempo a sperare di accumulare quello che non hai. Il risultato è di pura insoddisfazione. Il quanto non sarà mai abbastanza da soddisfarti ed avrai la sensazione che ti manchi sempre qualcosa. E’ un avverbio che ti rende povero a vita.

Il come ti spinge a fare considerazioni su quello che hai già. Concentrato su ciò che hai ne levighi tutte le sfaccettature. Non pensi a ciò che non hai e ti senti pieno, magari ricco.

Il come arrotonda e completa, non genera mancanze.

Tra quando, quanto, come e perché mi sono addormentato verso le 6, in inverno è ancora buio. Ho strappato un altro pochino di sonno per non dormire in piedi di giorno.

Oggi è domenica ed ho potuto fare le cose con più calma. Niente barba. Al mattino ho dato da mangiare al cane e alle galline, poi ho preso un caffè con il mio amico Lucio, commercialista. Mi ha svegliato lui per fortuna, altrimenti avrei continuato a dormire.

Avevo invitato i miei ragazzi a pranzo a Monteamaro, dovevo fare un  pochino di spesa per preparare da mangiare. Avrei dedicato la giornata al come e al perché.

Mio padre sarebbe andato da mia zia. Non gli ho detto di rimanere, ho preferito fargli conservare le sue abitudini per oggi. Ha bisogno di uscire un po’, la giornata era splendida, sarebbe stato un peccato farlo rimanere in casa.

All’ipermercato ho preso del pane, una baguette che piace ai ragazzi e il resto degli ingredienti per il menù deciso.

Pasta all’ amatriciana, polpette e patate fritte. Mi piacerebbe fare qualcosa di più ardito, ma i miei ragazzi hanno i gusti crudi ancora. Niente verdure, pesce non tutto, funghi non ne parliamo. Non c’è molto da scegliere. Hanno provveduto la mia ex moglie e mia suocera a bruciar loro il palato.

Avevo chiesto loro di rimanere a studiare da me al pomeriggio. Io avrei lavorato, almeno così ho detto. Avrei passato il tempo a guardarli e a far finta di lavorare in realtà.

Purtroppo nessuna risposta al messaggio. Ormai so che significa no.

Son passato a prenderli da casa alle 12,15. C’era anche la partita della Juve in tv. Loro avrebbero visto la partita sul divano, io avrei cucinato con un orecchio alla partita. Una domenica perfetta praticamente. Il piano era già buono, andava visto come modellarlo ancora meglio.

Ho apparecchiato con i calici. La mia tavola ha sempre il calice anche se mangio pane e pomodoro. E’ uno dei modi con cui rispondo al come.

Vino per me, il mio, quello che faccio qui a Monteamaro. Coca Cola per AAAAA, Acqua effervescente naturale per BBBBB.

Abbiamo pranzato, hanno gradito molto. Le polpette mi son venute particolarmente bene ed anche l’ amatriciana non era niente male. L’ho caricata un po’ di pecorino. A loro piace.

Si sono spolverati tutto. Ho vinto facile con la salsa di pomodoro che fanno le mie zie.

Quando la base è buona può cucinare anche un cane.

Per tutto il tempo me la sono cantata da solo sulle mie grandi doti di cuoco.

Paperino: Avete mai mangiato una patata fritta così buona?

AAAAA: Si

Paperino: Non ci credo. E la polpetta? Non avete nulla da dire sulla polpetta? Non è buona?

BBBBB: Si buona. Ci sono delle salse?

Eccoli là, sapevo che me le avrebbero chieste. L’ultima volta, non le avevo, ci erano rimasti male.

Paperino: Stavolta non mi fregate!

Prendo dal frigo Senape, Mayonnaise, Salsa Barbecue, Ketchup e le metto sul tavolo.

Sorridono.

Paperino: E adesso? Qualcosa da dire?

Mi godo la mia ora da papà. Finito il pranzo ho acceso il camino in soggiorno e mentre loro guardavano il secondo tempo della partita io rassettavo.

Dall’altra stanza BBBBB: Il biscotto con nutella?

Paperino: Arriva!

Preparo i biscotti con nutella e li porto. Mi dispiace vederli sempre come se fossero ospiti.

Non mettono nemmeno i piedi sul tavolino davanti al divano.

Prendo un goccio di Rakì, un distillato albanese che mi ha regalato un mio collega di lì.

Li guardo. Stavolta sono rimasti una mezz’ora in più, come si addice ad una visita di cortesia.

Il come è importante, penso. Inibisce anche l’ospite ad andar via subito dopo pranzo.

La Juve ha vinto 2 a 0. Tutto è filato nel migliore dei modi.

Li ho riaccompagnati con meno malinconia a casa. Avevo fatto tutto. Di più non avrei potuto. Sono certo che a loro è arrivato.

Al ritorno mi sono goduto il camino e un sonnellino di recupero, fin tanto che è arrivato mio padre. Lo ha riaccompagnato mio zio.

Era contento anche lui. Mia zia e mio zio lo coccolano per fortuna.

Si è seduto vicino al camino. Il come di oggi farà bene anche a lui.

Nonno AAAAA: Ahhhhh, che bello il fuoco.

Paperino: Bello ah? Oggi sentirai meno freddo. E’ andato bene il pranzo?

Nonno: Benissimo! Non poteva andare meglio.

Il come lo avrebbe goduto anche lui che ne è professore indiscusso.

Il come di oggi mi aveva proprio riempito, avrei dovuto cercare un perché per completare.

Per un perché, bastava che lo interrogassi. Mio padre risponde a gettone. Alla sua età senza quando, ci sono solo perché.

Paperino: Vuoi un goccio di Rakì?

Nonno AAAAA: Non guasta!

Paperino: Oggi sono stato a pranzo coi ragazzi. Certe volte mi chiedo perché….

Nonno AAAAA: Non siete stati bene?

Paperino: Si siamo stati bene, ma vanno subito via.

Nonno AAAAA: Te l’ho detto sempre, pensa a star bene tu, staranno bene anche loro.

Certi legami non si sciolgono.

Paperino: Tu come ti senti?

Nonno AAAAA (sorseggiando il rakì): Alla fine della vita o senti troppi legami o ti senti licenziato.

Paperino: E Tu?

Silenzio.

Paperino: Ti senti licenziato?

Nonno AAAAA: non lo so. Faccio quello che dice Jung. Continuo a cercare quello che sono anche se probabilmente non lo troverò mai.

Paperino: Quindi hai sempre da fare!

Nonno AAAAA: Bravo, hai capito.

Paperino: Per il licenziamento aspettiamo allora?

Nonno AAAA: (Gridando) Non lo so!!!

Paperino: Ahahahahah

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16 thoughts on “Quando, perchè, quanto, come

  1. Anch’io abito in un piccolo paese di collina e amo il silenzio, amo la buona cucina con la salsa fatta in casa ( da me) , amo le patatine con le ketchup , amo il camino, amo il buon vino.Però venerdí e sabato sono stata a Milano per vedere l’Università che spero possa frequentare mia figlia, e mi è piaciuta molto anche se forse la potrei amare se ci sarà lei. Il come e il perchè sono il sí alla realtà che ci è data, è il sí che dona gusto a ciò che facciamo anche talvolta diverso e lontano dal nostro essere. È stata proprio una bella giornata la tua, un abbraccio totale che dona pace e serenità al cuore dei tuoi figli. Buonanotte☺️

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    1. Qua è un vizio diffuso quello di farsi la salsa … 🙂 la farò anche io . Per ora faccio il vino , ma l’ho messa in programma … chissà che non riesca quest’anno . Le mie zie cominciano a farsi anziane anche se non mollano !!! Se sei delle colline baresi abbiAmo origini in comune . I miei nonni materni erano di Acquaviva delle fonti e Santeramo . Poi mio nonno, ferroviere, fu trasferito a Paperopoli . Che studierà tua figlia ? Milano è una scuola … in tutti i sensi .

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      1. Io vivo a Cassano delle Murge a 5 km da Acquaviva dove i ragazzi hanno frequentato la scuola primaria. Mio padre era oroginario di Santeramo ma abbiamo vissuto sempre a Bari, è da 2000 che mi sono trasferita. Mia figlia ama l’ambito sociale e vorrebbe studiare scienze sociali della globalizzazione alla statale di Milano. È a numero programmato e dovràfare il test. Anch’io penso che potrà essere una scuola di vita e poi sarà con una grande compagnia, all’università c’è la presenza di universitari cattolici e non sarà sola…☺️

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      2. Mo’ … 😂😂😂 non è che siamo parenti? 🙂 scienza della comunicazione globale.. molto moderna come cosa… ti senti tranquilla tra i cattolici?

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      3. Le piace l’ambito sociale e Milano offre indirizzi più internazionali e anche collegamenti con il mondo del lavoro con un respiro più ampio. Abbiamo conosciuto alcuni ragazzi che fanno parte del CLU , gli universitari cattolici , ed è bellissimo studiano insieme, seguono gli alloggi , accompagnano le matricole nell’integrazione, è una grande respiro per i giovani fuori sede. Chissà se i nostri avi erano parenti😉…

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  2. ….bello, va tutto bene,
    …l’ospitalità tra qualche tempo potrebbe prevedere delle “alternative” poste accanto al programma principale…
    …..un piatto per te, ma disponibile per un assaggio tra una amatriciana e una polpetta….
    ….un racconto di una esperienza vicina o lontana, che sveli loro un anfratto sconosciuto del padre…
    …qui racconti, anche per benessere, e riesci a rapire……

    la condivisione è un flusso, c’è spazio per la innovazione tra gli ingredienti in ingresso

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  3. Non lo so se mi torna “la cosa del perché che genera libertà” mmmm ci devo pensar un pò su, mmmh mò ci starò a pensà tutto il giorno, già son paranoica di mio, uffa…
    cmq quando descrivi i pranzi coi tuoi figli fai stare col batticuore 😀

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  4. bellissimo! … è vero che le cose non succedono mai per caso …ti ho letto in passato ma mancavo da un po’, oggi è una giornata difficile per me e non riuscivo a concentrarmi sul lavoro … e sono venuta a dare un’occhiata. Molte parti del tuo post mi hanno commosso … grazie e in bocca al lupo (tanto) per te

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