Il sapore del buio

Da piccolo avevo una fottuta paura del buio. Per andare in camera da letto, dal soggiorno, dovevo percorrere un lungo corridoio a luci spente. Acceleravo da matti perchè la paura durasse poco. La paura è come il dolore non vedi l’ora che vada via. Peccato non esista un oki per attenuarla.

Arrivato in camera accendevo tutte le luci a disposizione, pareva di essere a Las Vegas.

Ho sempre avuto un rapporto strano con le paure. Non mi è mai piaciuto perdere. Questione di orgoglio penso. Così non mi rassegnavo per nulla ad una paura. La andavo a stuzzicare finchè non riuscissi a vincerla. Nel corridoio ci tornavo ogni giorno.

Era una guerra e di battaglie ne perdevo tante.

Nonostante dormissi nella stessa stanza con mio fratello , di nove anni più grande, ogni tanto mi svegliavo di soprassalto nel buio. Correvo in camera dei miei.

Rimanevo in piedi per un po’ davanti al letto. Aspettavo di vedere se si accorgessero di me. Qualche volta accadeva, altre volte no. Dopo un po’ toccavo ai piedi mia madre. Lei si alzava seduta sul letto e spaventata mi chiedeva: ‘’Che è successo?’’

‘’Ho paura’’ rispondevo.

Alzava la coperta e mi faceva infilare nel lettone con lei. Mi accarezzava e riprendevo sonno.

Parlavo molto poco da bambino, osservavo. I miei si preoccupavano per il mio essere taciturno. Delle mie paure non ne ho mai parlato apertamente. Mia madre intuiva di me, ma credo si crucciasse per il mio essere sfuggente. Ero il quarto ed ultimo e completamente diverso dai miei fratelli. Lei così solare e rumorosa non si capacitava del mio silenzio. Lo rispettava. Anzi, con il senno di poi, oggi direi che mi teneva d’occhio, curiosa.

Si accorse delle mie corse sfrenate nel corridoio e mi mise una lucina di quelle rosse, attaccata direttamente alla presa. Rimaneva accesa tutta la notte e non mi lasciava mai completamente al buio.

La paura credo di averla vinta pian piano crescendo. Una sterzata me la sono data in campeggio, d’estate.

Ero adolescente ed avevo una fidanzatina. Tutte le altre coppie si appartavano tra le dune di sabbia e la macchia. Si scambiavano i primi baci. Non potevo essere da meno.

Una sera eravamo rimasti da soli in piazzetta io e lei. C’era un bel lampione che illuminava.

Ad un certo punto il parlar del più e del meno divenne parlar del meno solamente.

Presi coraggio e la mano di Emanuela. La tirai tra le dune. Non potevo certo mostrare di essere un fifone. Anzi, dovetti dimostrare coraggio sprezzante. Mi disse che si sentiva al sicuro con me, figuriamoci!

Così con il sapore della bocca di Emanuela imparai ad apprezzare il sapore del buio.

Quando diventi adulto, il buio che temi non è più fuori, ma dentro. La paura è la stessa forse. Purtroppo non hai una mamma da cui correre a dire ‘’ ho paura’’ ed immergerti nel suo calore ed hai tante Emanuela da tirare.

La voglia di giocarsela per non perdere per me è rimasta intatta.

Oggi come ogni domenica da un po’ di tempo a questa parte ho avuto i ragazzi a pranzo.

E’ andato tutto bene, ho cucinato per loro, li ho coccolati un po’.

Pasta al sugo di pomodoro spadellata con pecorino abbondante e olive taggiasche, scaloppine, patate fritte.

Io e BBBBB ci siamo presi un po’ in giro, AAAAA se la rideva.

Tutto da canovaccio. Alle 14 e 30 dopo pranzo BBBBB mi ha detto di voler tornare a casa.

Non ho battuto ciglio. L’ora d’aria era finita e sapevo di dover tornare in cella.

Questo andazzo sta cominciando a soffocarmi.

Mi dicono che sto facendo bene, che devo continuare, che prima o poi le cose cambieranno.

Io ci credo, ma non è tanto l’attesa che mi rende impaziente. E’ che così, per me, dentro è sempre più buio.

A sera sono uscito da casa a prendere un po’ d’aria. La serata era piuttosto fresca ma non fredda. Ho fatto una passeggiata a salutare Ringo e prendermi una sua scondinzolata. Mi sono fermato vicino alla baracca degli attrezzi a guardare lontano le luci della città.

Oggi il buio è diventato un buon compagno per confrontarmi coi pensieri. E’ l’ambiente adatto per risolvere. Può essere che il buio fuori mi stimoli ad accendere la luce dentro e così trovi le mie soluzioni.

Cerco sempre il buio quando ho voglia di pensare. Frugo nel mio bagaglio, in tutto ciò che ho accumulato.

Sono più di sei mesi che aspetto che il giudice emetta un provvedimento che mi dica quanto e quando possa fare il padre attivo. L’attesa ti sfianca.

Sto aspettando le regole, mi sto attaccando a questo come se fosse la chiave di volta del mio rapporto coi ragazzi. Nell’attesa mi spengo.

Alla fine dei conti aspettare che un leguleio fissi delle regole per fare il padre è una roba da piccolo uomo mi sono detto. Quello che mi sforzo di non essere.

Le regole sono importanti, indispensabili quando regolano le relazioni tra gli uomini. Si possono anche cambiare se c’è l’accordo dei più. Sono uno strumento di armonia.

Il rispetto delle regole ti rende armonico tra gli uomini.

Non ti rende uomo.

Per essere uomo devi armonizzarti con te stesso prima. Sentire il buio dentro non mi fa star bene.

Se per essere uomo aspetti che ti fissino un codice hai perso in partenza.

I burocrati vivono per le regole e tu diventi un burocrate dell’essere.

Per questo motivo, pur ritenendo le regole importanti nelle relazioni, sono sempre stato piuttosto allergico a rispettare un protocollo per le mie cose.

E’ come se il rispetto di una regola personale trasfigurasse il mio modo di essere.

Nella sfera individuale ognuno dovrebbe essere originale. Aggrapparsi ad un codice che si è deciso di darsi o che peggio ti hanno dato, significa rinunciare a pensare. Fai il compitino nella vita.

Il tuo modo di essere è unico e irripetibile e non bisognerebbe permettere a nessuno di violarlo o peggio soffocarlo.

Diventi piccolo quando consenti ad altri o alle circostanze di piegarti ad altro modo di essere.

Ti aggrappi alle regole che ti danno rinunciando ad essere la regola di te stesso.

Siamo sempre costretti a ingoiare per vivere, nel lavoro nei rapporti con la gente.

In un coro è giusto così.

Bisogna provare a fare i solisti per essere più armonici in un coro.

Quando decidiamo di noi stessi e per noi stessi è il momento in cui si dovrebbe provare a essere liberi. Mettere la firma d’autore alla nostra storia, la più preziosa.

E’ solo una e non ti è consentito un altro giro.

La giostra può finire in qualsiasi momento. Come è accaduto per mia madre, all’improvviso.

Devo fare in modo che non resti l’immagine di un padre chiuso in un recinto, proprio io che i recinti non li ho mai sopportati.

Che sia presto o tra cinquanta anni vorrei che rimanesse in loro la memoria del mio amore, caldo, come caldo era il letto in cui mi rifugiavo per fuggire alla paura del buio.

 

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29 thoughts on “Il sapore del buio

  1. Ehi, non devi mollare proprio ora! Loro lo sanno….lo sanno quanto gli vuoi bene e te ne vogliono anche loro, ma hanno tanti condizionamenti e ci vuole pazienza, ma hai fatto passi da gigante ed andrà sempre meglio, forza, hai superato il periodo peggiore….ci vuole solo un altro po’ di pazienza…. 🙂

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  2. Anch’io da piccola avevo paura del buio, ma è vero superi la paura se hai una mano che ti accompagna. Anche i tuoi figli hanno bisogno di una mano che li accompagni nelle loro paure.E forse le loro paure sono quelle che riguardano la fiducia nei genitori e penso che non riguardi solo te ma anche la mamma anche se ha preso la forma di un timore.

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    1. Si… dici sempre la cosa giusta…:-) Mi sembra di seguire un canovaccio però. Sento la necessità di sparigliare. Magari mi passa. Ho paura di spegnermi se non cerco di cambiare le cose.

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  3. Da bambina anche io ne avevo paura, da adulta amo il buio, mi permette di riordinare i troppi colori che ho dentro…come il silenzio, del resto. Ma mai come stasera il tuo post si allinea al flusso dei miei pensieri, lo scorrere del tempo, la paura, la famiglia, la perdita…. beh Paperino ti mando un abbraccio, e nel contempo mi abbraccio anche io. È come ho scritto stasera, l’amore è come Ambra…non scompare.

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  4. Tu sarai sempre per loro un posto caldo in cui rifugiarsi, come lo sono stati per noi i nostri genitori. Questa cosa la si capisce con il tempo e non saranno regole sovraimposte a cambiare la percezione che hanno i tuoi figli di te.
    Non perderti d’animo, il tuo valore come padre ed uomo non mi sembrano intaccati da questa attesa, piuttosto fortificati!

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  5. Anche io come te avevo paura del buio. E’ normale. Poi un giorno mi sono detto: “E se è il buio invece ad avere paura di me?” Fanculo la burocrazia, fai una cazzata se ti va di farlo. La burocrazia è una linea, un indirizzo da seguire, non un muro opprimente che circonda! Falla fuori dal vaso ogni tanto, senza far danno gratuito. 😉

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  6. Da bambina, anche per me il “lettone” è stato un rifugio e nonostante sia una mamma stile Sig.na Rottermeie di Heidi, lo è stato per le mie figlie. Sono una mamma che crede nelle regole, poche ma buone, ma mi piace anche infrangerle 😉 Credo però sia diverso per quanto concerne una separazione, lì tocca aspettare, soprattutto se la situazione è complessa è delicata. Bisogna fare piccoli passi e, come hanno già consigliato, provare a fare qualche forzatura negli orari, cinque minuti qui e là loro non li sentiranno, ma per te saranno un piccolo passo avanti.

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  7. Chi va verso il buio, ci sta bene, sembra che accarezza i pensieri, rilassandoti, è anche perché ha una bella luce dentro… qui ne vedo molta
    Una domanda : quando ti viene da scrivere a te? di notte? di buio?

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    1. L’ultimo post in aereo, al telefonino per intero . 🙂
      Per il resto prendo appunti al telefono durante la settimana quando mi scappa, come la pipì . Spesso di notte, si.
      Domenica pomeriggio quando lascio i ragazzi metto insieme le cose e pubblico . In genere va così . Un abbraccio Marianna .

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      1. me lo immaginavo che scrivevi quando ti veniva un flash, un qualcosa, o appunto una situazione bruttina da doverla per forza scrivere e fermare, quindi sempre, senza tempo, di giorno, di ufficio, dopo pranzo, nel viaggio, non solo la sera, già…

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