Gli amici, i filosofi

 

In settimana dovrei poter leggere le prove testimoniali chieste da Stiro e Ammiro, padre e figlio, i cari avvocati di mia moglie. Cari per mio suocero che dovrà pagarne il conto.

E’ un periodo che sto molto in giro per lavoro. In settimana non riesco a vedere spesso i ragazzi. Mi mancano più del solito.

Venerdì sono stato a Roma. Ho finito una riunione alle 13 ed avevo qualche ora prima di partire per tornare a casa.

Ne ho approfittato per fare una passeggiata. Quando sono a Roma, se posso, lo faccio. Considero Roma una delle cose più belle fatte dall’uomo. Anche se bistrattata, come siamo bravi solo noi Italiani a fare, per me rimane la più bella città del mondo. Almeno di quelle che ho visitato. Non manco di passare dal posto a cui sono più legato. A Campo de’ Fiori c’è il ricordo del mio filosofo preferito.

Intellettualmente insofferente, cercava sempre l’alternativa. Era allergico a regole e fedi ed era innamorato del mondo. Credeva nella forza dell’uomo e nel suo furore nell’evolversi, nel migliorarsi. Mi piace molto.

Nel 1600 a Campo de’ Fiori fu arso al rogo Filippo Bruno che prese i voti da dominicano come Giordano. Il monaco di Nola scomunicato e poi condannato a morte perché pensava e non riuscì ad abiurare il suo pensiero. Nemmeno sotto la tortura dell’inquisizione.

Mi avvicino alla sua statua e la tocco. Mutuo il gesto da quello che fanno i devoti con le statue dei Santi. Conoscendo un po’ del suo pensiero, non sarà molto contento della ritualità che uso nel ricordarlo. Voglio tanto bene a questa figura che non riesco a trattenermi dal toccare il monumento. Ero tanto affezionato che BBBBB lo avrei voluto chiamare Filippo. Da accordi con la mia ex moglie, dato che il nome del primo figlio lo avevo scelto io, lo stesso di mio padre, il secondo è toccato a lei. A lei Filippo non piaceva.

Mi sto spegnendo ultimamente. Lo avverto e la cosa non mi fa stare sereno. Vedere la statua di Bruno mi ha dato un po’ di forza. E’ una statua che sembra inquietante. A me ricorda il suo pensiero e mi rinvigorisce.

Il 17 febbraio ricorre l’anniversario del giorno del rogo. Un passaggio in questi giorni era più doveroso del solito.

Fatto il mio salutino a Bruno, e presa la mia dose di energia, mi sono fatta una lunga passeggiata fino a stazione Termini. Roma va camminata perché la bellezza ha bisogno del tempo lento. Quando sono sovrappensiero, adoro camminare. Ho difficoltà a stare fermo se ho la testa in moto.

Mi metto sul treno che porta a Fiumicino. Trovo un bel posto di quelli con quattro sedili, due di fronte a due. C’è una presa per il computer. Ne approfitto per lavorare un po’. Mi allargo, occupo tre dei quattro posti, giacca, borsa, appunti e computer. Sbracato alla grande.

Poco prima della partenza, con la coda dell’occhio vedo che si avvicina un uomo, mette la borsa sul ripiano vicino alle mie sedie. Sembra che abbia proprio intenzione di sedersi vicino a me. Do una occhiata in giro e vedo che c’è tanto altro posto.

Proprio qua deve venire a rompere le scatole, penso.

Non lo vedo in volto, ha le braccia alzate che lavorano sul ripiano a sistemare qualcosa nella borsa. Gli coprono il viso.

Educatamente mi metto a sistemare lo spazio che avevo occupato disordinatamente. Gli faccio posto e ricompongo.

Sistemo tutto a testa bassa, un po’ infastidito.

Si siede di fronte a me. Lo guardo, mi guarda. Ci riconosciamo.

In meno di un secondo mi salta addosso e mi abbraccia.

Enzo: Paperino!!!!!

Nell’abbraccio mi cade tutto ciò che mi rimaneva sulle gambe, appunti, computer, borsa.

Ci stringiamo per qualche secondo e ci battiamo le mani sulle spalle con forza.

Enzo è il mio compagno di studi all’università.

Originario come me di Paperopoli, abbiamo studiato insieme.

Lui si è fermato a Milano, fa l’ingegnere lì.

Eravamo come sali e tabacchi all’università, abbiamo studiato gran parte degli esami insieme. Poi la vita ci ha separato, come accade a tanti.

Erano forse sette, otto anni che non ci sentivamo.

Dopo esserci abbracciati ci battiamo un cinque fortissimo, da far cadere le mani. Come se il tempo non fosse passato.

Paperino: Come stai vecchio mio!

Enzo: Bene! E tu vecchia baldracca?

Cazzo, non ci posso credere!

Paperino: pensa che quando ho visto uno che voleva sedersi qua ho pensato: ‘’ ma questo rompicoglioni proprio qua deve mettersi’’

Enzo: ahahahaha… che vuoi, sei sempre uno che tira!!!

Paperino: ma va a cagare! Che ci fai qua, torni a Paperopoli?

Enzo: Siiiii, non ci crederai, sto con una ragazza di un paese vicino. L’ho conosciuta ad un matrimonio di un amico e adesso sto andando da lei per il weekend.

Paperino: Uhmmmm… sento profumo di aranci finalmente….

Enzo: ehhhhhh….

Paperino: ahahahaha

Enzo: Che mi racconti?

Ci siamo raccontati un po’ della professione e un po’ della vita.

Enzo è il miglior ingegnere che abbia mai conosciuto. Lui ingegnere ci è nato, ha preso la laurea solo per costruire una teoria su ciò che già sapeva fare. Enzo non è il suo vero nome, nella nostra città c’era un meccanico che sapeva aggiustare tutto. Si chiamava così ed Enzo è diventato il suo soprannome per noi amici.

Ha un carattere allegro. Può cascargli il mondo intorno, lui il sorriso e l’allegria non li perde mai.

Per me, con la tendenza a filosofeggiare, è stato indispensabile ad orientarmi tra scienza e tecnica delle costruzioni. A lui forse piaceva il mio modo di guardare i numeri, come fossero persone. Ci siamo sempre stimati tanto.

Inevitabilmente il discorso è caduto sui ragazzi, sulla guerra della separazione e sulla mia situazione di padre a tempo.

Enzo: Mi dispiace per loro.

Paperino: Per chi?

Enzo: Per tua moglie e per la sua famiglia.

Paperino: perché?

Enzo: Perché tu sei come la goccia che scava la roccia. Li prenderai tutti per esaurimento. Moriranno tutti e rimarrai solo tu.

Paperino: ahahaha… stronzo. Le cose sono un po’ cambiate, Enzo. Sono cambiato anche io.

Enzo: Si, ma tu non mollerai. Quando ti metti una cosa in testa, non ti ferma nessuno. Tutto si sistemerà.

Paperino: Me lo auguro Enzo, me lo auguro.

L’incontro mi ha fatto un gran bene. E’ vero che sono stato sempre molto determinato. Negli ultimi anni mi sono perso un po’. Troppe cose andate male, molta stanchezza nervosa.

Ci siamo salutati con un forte abbraccio e con la promessa di vederci e sentirci.

Sabato sono stato a pensare al pranzo domenicale.

Giordano Bruno ed Enzo insieme mi hanno iniettato una dose di autostima di cui avevo bisogno.

Devo trovare il modo di far stare i ragazzi per un po’ di tempo in più, dopo pranzo. Me lo dicono tutti che è quella la strada per ora.

Domenica, come al solito, li ho presi alle tredici e li ho portati a Monteamaro. Stavano tranquilli, al giorno prima erano stati ad un concerto. Mi hanno raccontato tutti i dettagli.

Mentre preparavo, loro giocavano sul divano con il telefono.

Mi sono avvicinato e ho visto che giocavano ad un gioco di basket.

Paperino: Ma vi piace il basket?

AAAAA: Un po’, a scuola giochiamo spesso in palestra.

BBBBB: Molti miei amici ci giocano.

Per me è stata una illuminazione. Loro sono fissati con il calcio. Non avrei mai pensato che potessero appassionarsi ad un altro sport. A Monteamaro c’è un bel piazzale davanti a casa.

Se ci metto un bel canestro, li frego stavolta.

Ci mettiamo a tavola e …

Paperino: Stavo pensando di mettere un canestro nel piazzale, vi piacerebbe?

AAAAA: Si

BBBBB: Si

Paperino: Magari potreste invitare qualche amico, facciamo una grigliata e giochiamo a basket. Le giornate stanno migliorando, fuori, se c’è il sole si può stare.

Non rispondono. Il ni di questa volta mi pare molto più parente del si.

Un po’ ci ho giocato anche io a basket da ragazzo, me la cavo. Potrebbe essere un modo per stare insieme. Spazio per giocare a calcio non ce n’è, ma un canestro ed una partita di basket si potrebbe improvvisare bene.

Dopo il dessert

AAAAA: Andiamo?

Paperino: Si, che ne dite di passare alla Decathlon per vedere se ci sono canestri in vendita?

Avevo sbirciato su internet e ce ne è uno che sembra fare al caso nostro.

AAAAA: no dai, accompagnaci a casa, devo studiare.

Paperino: ma è un attimo, perderemo massimo una mezz’ora in tutto. Non sarà la fine del mondo!

Li trascino al negozio e troviamo il canestro che avevo visto su internet. Ha una zavorra robusta e anche le ruote per spostarlo. Quando fa cattivo tempo posso spostarlo sotto la tettoia.

Avevano la faccia contenta.

Paperino: Domani vengo a comprarlo.

Non dicono nulla.

La cosa mi ha galvanizzato. Ho trovato il filone giusto forse. Li ho immaginati già a fare la doccia in giardino con il tubo come facevamo quando erano più piccoli. Mi sono infiammato e ho riacquistato grande entusiasmo.

Sembra che le cose non accadano mai per caso. E’ un po’ che questa cosa dell’allungare i tempi del pranzo domenicale mi sta come un tafano al cervello. Non riesco a capire come questa idea non mi sia venuta in testa prima. Il fatto è che a volte rinunciamo alle nostre possibilità. La forza è nulla senza la fiducia che soffia. Per la fiducia a volte non bastiamo da soli. Gli amici ed i filosofi servono anche a questo.

Passare da Giordano Bruno ed incontrare il mio vecchio amico mi hanno acceso quel poco che è bastato ad approcciarmi con maggior fiducia ai miei ragazzi. La fiducia ha fatto il resto.

Al pomeriggio ho cercato in libreria qualche vecchio libro sul filosofo. Volevo leggere qualcosa, quasi fosse un ringraziamento. Purtroppo i miei libri sono rimasti tutti in casa dalla mia ex moglie. Non li ho chiesti indietro perché spero che un giorno possano interessare i miei ragazzi.

Ho digitato su internet: Giordano Bruno.

Ho letto un po’ ed ho ritrovato questa frase a cui mi ero affezionato.

 

“Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini”.

(G. Bruno)

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30 thoughts on “Gli amici, i filosofi

  1. Anch’io ho il canestro di basket della Decathlon, è troppo bello e i ragazzi ma anche noi adulti ci divertiamo molto. Gli uomini appartenenti alla Chiesa hanno una grande responsabilità, a loro Dio ha affidato il compito di farlo conoscere ed incontrare. Poichè Dio è amore e misericordia, gli assassini e tutto il resto sono contro il cristianesimo. I santi hanno vissuto questo amore e questa misericordia nonostante i loro temperamenti e anche loro hanno patito ingiustizie e anche martiri. Roma è bellissima , è la città dove il passato e la bellezza rivivono nello splendore . Peccato per il resto che è caotica e sporca. Ho trovato invece Milano fantastica , è una città dove abiterei , anche se è lontana dal mare. I nostri figli hanno bisogno di testimoni vivi, felici per apprezzare ed abbracciare la vita. Credo che siano i legami più forti che possiamo creare con loro. Coloro che ci aiutano a vivere sono i nostri veri amici, sono la nostra vera famiglia. L’ha detto anche Gesù che per vivere il centuplo bisogna seguire Lui, il vero Testimone. Scusa se mi sono allargata ma Roma è multi culturale…😜

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    1. Poi dici che non fai riferimento alla fede!!! 🙂 che i miei figli abbiano bisogno di un testimone vivo lo prendo come
      Buon augurio…Milano e bella ma prima di dire che ci vivresti fai una prova!

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      1. Ma tu hai scelto un filosofo religioso e cattolico e mi hai tirato nella mischia…😜.A Milano ,se va a studiare mia figlia, andrò altre volte, chissà se poi rimane per il lavoro, cosi poi vado a trovarla spesso. La vita a volte ti chiede cambiamenti radicali.

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      2. Penso che ogni genitore viva il desiderio che il proprio figlio possa realizzare il massimo per sè. Io non sto organizzando la sua vita ma questo è un momento di passaggio e di definizione perchè deve finire l’anno , poi deve fare il test e quindi in base al risultato decidere anche una alternativa. Sono cose che bisogna già saper prima per non essere sprovveduti e perdere le occasioni per studiare. Alcuni studenti hanno già anticipato di un anno i test di ammissione. Lei ha iniziato a palesare l’interesse per Scienze sociali quest’anno e quindi quest’anno stiamo vedendo. Io in questo c’entro per finanziarla , per accompagnarla. Per il resto è lei che deve vivere la sua vita. Ma certo se vedo mia figlia sbandare io sono lí ad aiutarla, non sono certo il tipo che lascio andare le persone. Mi meraviglia la tua osservazione.

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      3. Si sì figurati… fai benissimo . Io ho avuto un percorso diverso . Ho perso mia madre che ero al liceo . Mio padre mi ha sostenuto ma non era così presente . Ho fatto un po’ da solo . Cercare casa, risolvere problemi. Ci aiutavamo molto tra amici. Eravamo un piccolo nucleo familiare . Non c’erano i telefonini . A casa chiamavo la domenica per salutare e dire che era tutto ok . Altri tempi . Ora forse farei anche io come te.

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    2. Da 13 anni vivo tra Roma e Milano,
      I 14 prima a Milano,
      Amo entrambe le città, quando sono in una, ho un po’ nostalgia dell’altra, profondamente diverse….
      ….per chi non ci ha vissuto, è bene sapere una cosa di Milano
      Tutto quello splendore ha un prezzo

      ….non è detto che non lo si possa pagare, solo non illudersi che sia gratis

      Ah, di buono c’è che adesso, rispetto a quando ci vivevo con paperino, non esistono più i terroni. ….solo gli extracomunitari 🙂
      Salvini ci ha stappato la nostra identità 😛 terrone pride!

      Ps ha ragione Enzo – per sfinimento

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      1. Grazie per la tua testimonianza, effettivamente credo che non sarà una passeggiata per mia figlia vivere a Milano l’Università, diciamo che non siamo soli in quella realtà perché ci sono molti amici. Sicuramente l’essere del sud ora non solleva più problemi perche siamo una realtà molto integrata , rispetto agli extracomunitari 😉

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      1. Sono in fibrillazione per il destino di mia figlia, è vero. Vorrei che potesse costruirsi una professione che le piace veramente e che potesse vivere in una città con più opportunità, anche internazionali. La Puglia è un po’ limitata su questo. Allora bisogna rischiare e spero anche che incontri veri amici …e poi un compagno alla sua vita. Voglio troppo?☺️

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  2. “E’ vero che sono stato sempre molto determinato. Negli ultimi anni mi sono perso un po’. Troppe cose andate male, molta stanchezza nervosa.” La stessa cosa vale per me. Identica. Ma non ho mai visto Roma. Rimedierò… Grazie!

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  3. Anche io ho fatto tutto da sola, mia madre è morta quando avevo 2 anni e anche mio padre era poco presente. Avevo deciso di fare psicologia a Roma ma non ho retto e mi sono trasferita a medicina a Bari lo stesso anno. Erano altri tempi per le università , non c’era il numero chiuso. Gli amici sono fondamentali è vero, sono una vera famiglia quando si è fuori. Non posso che augurare a tutti i giovani degli incontri veri. Ciao

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