La palombella

Mi è sempre piaciuto fare sport e vederlo. Da ragazzo ho giocato a pallanuoto. Una faticaccia. Tra gli sport che ho praticato di sicuro il più duro. Per giocarci devi essere un nuotatore allenato. La fatica è rimanere a galla con la maggior parte del busto fuori dall’acqua. Per fare questo bisogna fare la bicicletta. Roteare di continuo vorticosamente le gambe sott’acqua per darsi una spinta propulsiva verso l’alto.

Non hai possibilità di poggiarti mai, si gioca in acqua alta e non si appieda.

Dopo un po’ le gambe non le senti più. Non è solo questo. C’è un arbitro sul bordo della piscina. Vede ciò che succede fuori dall’acqua, ma sott’acqua c’è un mondo parallelo. L’avversario che ti marca ha il viso disteso e le braccia ben in vista fuori, sotto magari ti sta infilando una ginocchiata nelle parti basse. L’arbitro difficilmente vede, qualche volta intuisce e prende provvedimenti. A fine partita sei distrutto sia per la fatica che per le mazzate prese.

A poco servono a proteggerti il doppio costume plastificato e la cuffia con il paraorecchie.

Si gioca come al calcio, due squadre, due porte e si cerca di fare goal nella porta avversaria.

I buoni giocatori sono veloci ed hanno un tiro di grande potenza. I tiri sono talmente forti e improvvisi che trovarti in traiettoria è come prendere un pugno in faccia.

Esiste una finezza però. Si chiama palombella. La palombella è quel tiro a parabola, lento tipo un pallonetto nel calcio. Il giocatore generalmente finge di tirare una fucilata, vede il portiere leggermente fuori dai pali e dalla mano fa partire una traiettoria lenta e arcuata.

La differenza tra un tiro normale ed una palombella è proprio nel tempo.

Il tiro normale non hai nemmeno il tempo di capire da dove parte, la sua traiettoria e se andrà o meno a finire tra i pali o sarà deviato dal portiere. La palombella la vedi. Parte piano, disegna una curva e con gli occhi riesci ad immaginare il punto di arrivo. Dal momento in cui la palla si stacca dalla mano del giocatore che la pensa e la tira il tempo si ferma. I giocatori si fermano.

Se il tiro normale dura un decimo di secondo, la palombella può superare il secondo in volo.

E’ come assistere ad un replay. E’ la differenza tra un gesto atletico, muscolare e violento ed un gesto stilistico, quasi artistico. Con la palla in viaggio a disegnare la curva, non si muove nessuno dei giocatori, nemmeno il portiere riesce, perché si era preparato a reagire ad un tiro violento e non a qualcosa di morbido.

E’ come se pronto con il fisico a incassare un pugno, ricevi una carezza. Rimani annichilito.

La squadra avversaria con il pensiero spinge quella parabola fuori dai pali, i compagni la tengono giù e la spingono in porta. Il tiro di uno diventa il tiro di tutti. Anche il pubblico fa lo stesso. Quando la palombella riesce, non solo hai fatto goal, hai fatto un’opera d’arte. E poi quando la palla si insacca nel silenzio dei giocatori fermi ed il pubblico in attesa, fa un fruscio delicatissimo come una carezza su un drappo di seta morbida. Se sei stato giocatore, le palombelle le ricorderai tutte, anche se finiscono poco fuori dalla porta. In un gioco di grande forza e violenza la lentezza ed il controllo incantano.

In molti mi dicono che sbaglio. Ho sbagliato a non reagire. Avrei dovuto parlare con i ragazzi e spiegare come stanno le cose.

‘’Vi sono state dette delle bugie, vi hanno riempito la testa di chiacchiere, vi hanno rappresentato una realtà diversa delle cose’’.

Qualcuno mi ha detto che non ho fatto niente per impedire che venissero strattonati psicologicamente. Li ho lasciati in balia di mia moglie e della sua famiglia. Sono invece abbastanza grandi per capire, avrei dovuto spiegare e parlare loro del mio punto di vista.

Timido e poco coraggioso sono stato. Per paura di non farli soffrire sto facendo loro ancora più male.

A chi mi fa questi appunti rispondo che può essere. Può essere che un giorno mi rammaricherò di questa mia reticenza. Me ne assumo la responsabilità e confermo che non sono certo che stia facendo bene.

Non sono stato con le mani in mano d’altro canto. Ho chiesto aiuto a chiunque potesse darmelo. Ho seguito le vie legali, sperando che un comportamento corretto fosse premiante. Purtroppo mi sono accorto che la legge è uguale solo per tutti i furbi.

Ho lavorato su di me come mi è stato consigliato. Psicologo, counselor, mediazione. Tante pacche sulle spalle e un grande aiuto ad andare avanti, da solo.

Non ho fatto quello che poteva essere immediato e risolutivo. Parlare con i ragazzi e dire la mia verità.

Approfittare del fatto che si è riaperto il rapporto con loro per mettere sul tavolo una versione diversa delle cose, la mia.

Chi mi conosce sa che sotto la parvenza pacata e tranquilla, non sono affatto una persona morbida. Se mi mettono i piedi in testa reagisco e non la mando a dire.

Rimango convinto però che alla violenza non si risponde con la violenza se c’è di mezzo degli innocenti, indifesi.

Se i miei figli sono strattonati da una parte non devo strattonarli dall’altra.

I miei figli hanno bisogno di serenità per crescere e se da una parte questa serenità viene negata, io offrirò loro il mare più tranquillo che possa dare.

Per fare questo mi sto sottoponendo ad uno sforzo snervante. Fin tanto che i nervi mi terranno è quello che ho intenzione di fare. Non lo faccio per timidezza o codardia, lo faccio semplicemente perché sono padre ed il mio istinto mi dice così.

La violenza per me si diluisce con la tranquillità e con la serenità. Si può fare goal anche con una palombella e sarà un goal che rimarrà impresso.

Il centro di mediazione familiare ci ha convocato, separatamente a me e alla mia ex moglie per monitorare come stessero andando le cose.

Ci sono andato, ho rivisto Lorenza ed Antonella. Ho fatto presente loro che la situazione non è migliorata di molto da quando abbiamo interrotto la mediazione.

Ho chiesto loro aiuto ancora una volta. Ho pensato che, continuando la mediazione, potessi ottenere qualche risultato in più. Sono stati i miei angeli custodi nel riconquistare i miei figli. Le uniche che possano fare qualcosa. Ho detto loro che mi sarei aspettato un provvedimento del Giudice con un diritto di visita formalizzato che non è arrivato.

Abbiamo parlato del più e del meno anche. Non ero in gran forma, attraverso un periodo di grande stanchezza perché un po’ tutto gira storto. Credo che lo abbiano percepito anche loro.

Hanno sentito la mia ex moglie dopo e mi hanno riferito che lei non avesse alcuna intenzione di continuare con la mediazione. Per lei va tutto bene, sempre meglio.

Avrebbero relazionato al giudice.

Ieri mi è arrivata la convocazione del Giudice.

 

Oggetto: procedimento civile promosso da Ex moglie Chiedialorononame nata a Paperopoli il xx-xx-xxxx nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx-xx-xxxx. Minori AAAAA e BBBBB. G.I. dott. Citto ; N. xxxx/2016 R.G.

 

Con la presente si riferisce a codesta A.G. in merito ad un aggiornamento della coppia genitoriale meglio generalizzata in oggetto.

Si sono svolti incontri individuali sia con la Sig.ra Ex moglie Chiedialorononame che con il sig. Paperino al fine di verificare l’attuale situazione dei rapporti padre- figli.

Nell’incontro con la Sig.ra Chiedialorononame la stessa ci riferisce che i figli vedono il padre regolarmente, mettendosi d’accordo direttamente. Al momento non effettuano pernottamenti con il padre, ma la stessa non esclude che tale situazione si verificherà col tempo.

Nell’incontro con il sig. Paperino lo stesso racconta di una situazione con i propri figli alquanto cristallizzata al periodo degli accordi presi durante il percorso di mediazione. Sente i figli prevalentemente per gli accompagnamenti alla scuola calcio, li tiene a pranzo una volta a settimana nella giornata della domenica e non è riuscito a tenerli con sé per alcun pernotto presso la sua attuale abitazione.

Lo stesso chiede di essere aiutato a raggiungere una regolamentazione di un diritto di visita con i propri figli, al fine di poter normalizzare e stabilizzare il rapporto con loro.

Si è offerto ad entrambi di riattivare uno spazio mediativo affinchè possano essere discusse e condivise scelte relative ai figli, ma allo stato attuale la sig.ra ha reputato non utile la ripresa di detto percorso.

Tanto si comunica per dovere d’ufficio e si resta a disposizione della S.V. per i provvedimenti che riterrà opportuni.

 

Paperopoli xx.xx.2017

 

Dott.ssa Lorenza Drago

Dott.ssa Antonella Serse

 

Il Giudice Istruttore

 

Letta la relazione che precede e ritenuto utile sentire le parti

 

FISSA

 

L’udienza del ”xx/xx/xxxx” (prima decade di giugno) ore 11.00 disponendo la comparizione personale delle parti.

Si comunichi

 

Il Giudice

 

I miei angeli hanno colpito ancora. Dovrei far loro un monumento prima o poi.

La palombella mi aiutano loro a tirarla, sarà soffice e sono convinto che i ragazzi se la ricorderanno sicuramente meglio di una cannonata. Cerco di mettere la testa in tutto ciò che faccio e spero che non si confonda con la mancanza di cuore. Perché per far funzionare la testa il mio cuore pompa a mille.

Al Giudice dirò solo che chiedo di poter fare il padre.

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Il disincanto

Il disincanto è quel momento in cui perdi la magia. È un po’ come quando ti rendi conto che non esista Babbo Natale. A memoria la prima volta che l’ho riconosciuto è stato quando frequentavo le scuole elementari e durante le feste recitavo le poesie a familiari ed ospiti. A Monteamaro c’è un grande tavolo nel soggiorno. A mia madre piaceva molto fare l’ospite e si pranzava in grande compagnia. Mi obbligavano a salire sulla sedia e declamare. Non ho mai sopportato troppo i riflettori ma secchione com’ero non potevo sottrarmi ad un dovere scolastico. La poesia si imparava per recitarla e la declamazione diventava come una interrogazione. Alla fine tutti applaudivano e mi regalavano dei soldi.

Ero contento. Non ero in età in cui avevo capacità di spesa. Con dei soldi a disposizione mi sentivo grande però. Mio nonno, il papà di mia madre era uno a cui piaceva fare un po’ lo spaccone. Davanti a tutti sventolò il bigliettone da 100.000 mila lire per regalarmelo. Parte consistente della sua pensione di impiegato delle ferrovie. Non mi rendevo bene conto del valore dei soldi ma sapevo che 100.000 lire erano una grossa cifra.

Sarei stato più che grande con 100.000 lire a disposizione.

Vidi nello sguardo di mia nonna che faticava a quadrare i conti, il peso della smisuratezza della cosa. Agitata di riflesso diventò mia madre. Erano troppi. Capì che quel gesto aveva generato un po’ di tensione. Mio nonno mi faceva ridere però e mi era piaciuto il modo in cui aveva impressionato la tavola. Gli altri ridevano anche. Mi sentii lusingato. Diedi i soldi a mia madre e smisi di curarmi della cosa. Mi rimase addosso un po’ di stranezza, forse imbarazzo per aver causato indirettamente un po’ di tensione. Poi, aggirandomi silenzioso per casa, in cucina vidi mia madre che ridava le 100.000 lire a mio nonno.

Da un lato la cosa mi sollevò, dall’altro mi diede la cognizione della finzione. Le emozioni sono il nocciolo della vita, il pezzo forte che aspetti dopo aver vissuto il contorno. Come il cuore di cioccolato del cornetto Algida. Ti mangi tutto il resto ma in realtà mentre mangi, pensi al momento in cui infilerai cialda e cioccolato in bocca e non potrai fare a meno di chiudere gli occhi e godere. È uno dei pochi momenti in cui hai la sensazione di aver raggiunto lo scopo. La fine della magia della vita è quando ti accorgi che una emozione è stata finta. Il disincanto è la fine di una emozione quando scopri che c’è il trucco.

Ti raffreddi perché era l’emozione a darti calore.

Con i ragazzi le cose rimangono stazionarie nessun passo avanti e nessuno indietro. Pranzano con me alla domenica. Rispondono in media al 50 % delle telefonate. Non richiamano mai.

Ci sono stati i colloqui di fine anno. AAAAA sempre come un treno. Il voto più basso che ha è un 8 allo scritto di italiano. Poi una sfilza di 9 e 10. BBBBB fatica sempre di più. Ha diverse insufficienze . Un paio pesanti, in italiano e inglese. A novembre durante i colloqui del primo quadrimestre avevo chiesto alla mia ex moglie di darmi la possibilità di far qualcosa per lui. BBBBB non accetta aiuto facilmente nei compiti e dopo la separazione non ha mai voluto che lo aiutassi più.

Ovviamente la signora negava le difficoltà del figlio.

Ex moglie: è solo un pochino lento hanno detto a me. Sono false queste difficoltà di cui parli.

Non c’è bisogno di essere ingegnere per capire che un quattro è un quattro.

Dovetti rassegnarmi al fatto che anche la matematica è una opinione a volte.

Con buona pazienza mi riproposi:

Paperino: Non metto in dubbio che BBBBB sia bravo e studi, ma proprio perché bravo, forse deve imparare a studiare. Studiare è tra le poche cose che so fare molto bene, potrei dargli una grande mano. Non minimizzare i problemi.

Ex moglie: Non minimizzare tu l’impegno di un ragazzino. Non sai nulla, visto che ti sei interessato solo oggi.

Paperino: La situazione va affrontata e con urgenza fin tanto che sta all’inizio.

Ex moglie: Chi te lo impedisce di aiutarlo. Chiedi a lui se ne ha voglia. Non devi chiedere a me.

La solita risposta, chiedi a loro non a me. Come se i ragazzi possano essere in grado di decidere della loro vita.

Al primo quadrimestre i quattro erano diventati dei cinque in pagella. BBBBB effettivamente studia ma andrebbe seguito un po’ . Ha bisogno di una chiave e non riesce a tenere la concentrazione per molto.

Nei successivi mesi gli ho chiesto quasi ogni giorno come stesse andando. Mi ha sempre risposto: ‘’bene’’. Mi ha riferito di due o tre voti presi. Tutti sopra la sufficienza. Ho lasciato correre.

Arrivato il tempo dei colloqui di fine aprile le ho chiesto:

Paperino: Oggi vado ai colloqui di BBBBB. C’è qualche materia in cui ha difficoltà particolari? A me riferisce che va tutto bene

Ex moglie: Vediamo ora che andiamo. Non ho la palla magica. Certo non è un genio. Ma si impegna.

Paperino: Ha insufficienze?

Ex moglie: Alcune, ma a casa fa sempre i compiti. Vai e ascolta. Come mai te ne preoccupi solo oggi? Mah, ciao.

Paperino: A novembre ti ho detto di fargli fare i compiti con me ma mi hai risposto: ‘’chiedi a lui’’. A lui ho chiesto e non ha voluto. In questo periodo gli ho chiesto sempre se avesse insufficienze e mi ha risposto di no. Forse dovresti preoccuparti che dica bugie, come sono preoccupato io.

Ex Moglie: Non stare a fare il Santo. Se sei preoccupato per tuo figlio, vai e parli. Te ne ricordavi prima, io vado ad ascoltare e se c’è qualche problema si prendono dei provvedimenti. Ci sono le insegnanti che fanno ripetizioni.

Paperino: Mi potresti dire dove ha difficoltà? In quale materia? Posso fare tutte le ripetizioni di questo mondo a mio figlio. Religione, disegno, matematica, italiano, latino, storia e geografia.

Ex moglie: Per le ripetizioni ci sono le insegnanti apposite.

Non ha grossi problemi, solo italiano, un po’ inglese. Dobbiamo andare ad ascoltare per capire, poi si vede. Il padre si informa un’ora prima dei colloqui. Registra anche questo, così quando lo fai sbobinare risulta chiaro a tutti. Il padre si informa un’ora prima dei colloqui!

Ai colloqui ci sono andato. Lacune gravi in Italiano, Inglese, Latino. Specialmente agli scritti.

Non potrò fare granchè.

Non mi preoccupa che sia rimandato.

È una lezione anche quella. Non mi dispiace nemmeno delle bugie che mi ha raccontato sul rendimento.

È paradossale, ma nella mia situazione una bugia mi fa sentire un po’ di più papà.

Mi dispiace per quello che c’è dietro.

Per il trucco. Sono educati a far senza di me ormai, ma non perché sia meglio per loro, ma perché in questo modo si fa del male a me.

Che cosa dovrei fare? Continuo a rimbalzare su un muro di gomma. Faccio lo spettatore della vita dei miei figli. Ogni tanto mi è concesso fare il tassista e scambiare due parole. Il tempo passa. Sto perdendo gli anni più belli, forse i più importanti. Ma il problema è solo mio pare. Le istituzioni hanno stabilito che questo è lo standard.

L’unica dalla mia parte è la legge. Sentenze, congressi, nuove tendenze tutte a ribadire la necessità per un figlio di godere di entrambe i genitori. Ma a quanto pare è carta da culo. Gli attori interpretano a loro piacimento e tutto sommato se ne infischiano.

Mi sarebbe piaciuto fare il padre dei miei ragazzi. Quando lo sono diventato è stata la più grande magia vissuta. Oggi, sta diventando disincanto ed ho bisogno di sempre più energie per continuare.

Le forze cominciano a mancare. Mi sono ricoverato per una gastrite fortissima e a questi problemi se ne sommano tanti altri. Mi stanno incattivendo e cattivo non credo di essere mai stato. Non mi piace.