Voler bene

Qualche giorno fa nonno AAAAA è caduto. Si è svegliato, al mattino ha dei giramenti di testa spesso. Credo abbia perso l’equilibrio ed è finito per terra. Lui dorme in casa ed io una specie di dependance anche se attaccata alla casa. Facevo la doccia e non ho sentito nulla. Poi ho sentito il telefono squillare, era lui che mi chiamava. L’ho raggiunto un po’ spaventato e l’ho trovato nel letto.

Mi ha detto di essere caduto e di avere giramenti di testa.

Gli ho chiesto se avesse male da qualche parte. Non si era rotto nulla per fortuna. Un grosso livido solamente. Ho provato a farlo alzare. Si appoggiava alla mia spalla ma non riusciva a stare in piedi. La testa gli girava troppo forte.

Poi 118, ospedale, controlli di tutti i tipi. Nulla di rilevante, saranno stati i 90 anni. All’indomani lo ha visitato il geriatra. Sono tornato a casa ed ho trovato il foglio con le prescrizioni del medico.

C’era la terapia per i giramenti di testa e poi una frase: ‘’Inizio deficit cognitivo’’.

Sono rimasto molti secondi a leggere. Sembrava una sentenza.

In effetti ogni tanto mio padre si perde. E’ stato un colpo. Sta prendendo lo scivolo per la serenità.

So bene che a novanta anni non ha grandi prospettive di vita ancora ma quando te lo senti dire, fa sempre un po’ effetto.

Ho perso mia madre a diciotto anni. Sono andato via da casa a quella età, prima per studio e poi per la mia vita. Me la sono vista da solo un po’ per tutto ma mio padre c’era sempre. Economicamente e con una parola al momento giusto. Una sicurezza per me che facevo lo spavaldo da ragazzo. E’ semplice con il culo ben parato.

A quei tempi non c’erano i telefonini e ci si sentiva poco. Quando avevo bisogno di qualsiasi cosa, sapevo di poter contare su di lui.

Questa estate, ad agosto, è andato in vacanza al mare alla casa della sorella di mia madre. Mia zia.

Ha passato 15 giorni da lei e faceva delle passeggiata sulla spiaggia.

In quei giorni mi è arrivata una mail, molto particolare.

‘’Un saluto a tutta la famiglia Paperino ed in particolare al Papà che ieri ho avuto il grandissimo piacere di incontrare in spiaggia aspettando uno spettacolo’’.

Ho cercato di intercettare gli indirizzi mail ed ho trovato il suo, Ingegner Paperino. Suo padre mi ha parlato di lei e degli altri fratelli. L’ho fatto per mandare un particolare saluto a questa persona che a 90 anni mostra una voglia di vivere da ragazzino.

L’età non basta ad offuscare tanto spessore costruito con l’insistenza nel perseguire l’obiettivo giornaliero del lavoro nobile, obiettivo fisso che perseguito rende Grandi alcune persone dotate di grande generosità e grande capacità di abnegazione’’.

Poi diretto a mio padre:

‘’L’immagine che Lei, Sig. AAAAA, esprime, è talmente evidente dal suo sguardo e dalle sue espressioni che è impossibile non notarla in mezzo a migliaia di persone.

I valori sono dati dalle persone e il codice di comportamento e valoriale che riescono a trasmettere, a tutti quelli che stanno intorno che hanno la responsabilità e l’onore di dare continuità nella vita’’.

Questa è l’Italia che vale e non importa che le persone siano del nord o del sud, la nostra grande capacità sta proprio nell’essere in grado di cogliere l’attimo e di radicare nei valori delle figure come il Vs Papà AAAAA, scommesse quotidiane che pur nelle ere tecnologiche o nelle crisi più profonde, sono in grado di reagire con resilienza e dignità, trovando sempre motivazioni e soluzioni.

Con la massima stima ringrazio per l’occasione di questo felice incontro, auspicando che questo messaggio possa raggiungere il Il sig. AAAAA a cui auguro di trasferire la Sua ricchezza interiore al maggior numero di persone attente che avrà occasione di incontrare e che possa vivere tanto a lungo con questo sorriso che non si può più cancellare nonostante il carico di fatica e di sofferenza che la vita non gli avrà certo risparmiato.

Con sincera stima

Un tipo di Monza, Proprietario di una grande azienda che ha incontrato mio padre al mare e ne è rimasto folgorato.

In effetti papà è un tipo che non lascia indifferenti.

Non mi sono commosso. Forse non ho l’età ancora. Nel tempo ho acquisito consapevolezza di aver avuto come padre un bel personaggio. Ho provato grande piacere ed ho sorriso. Ho pensato: ma guarda questo che ancora va in giro ad impressionare la gente!

Vivendoci accanto ne ho apprezzato anche i difetti. Dettagli, però.

Nei giorni scorsi ho raccontato ai ragazzi della caduta del nonno.

Non mi hanno chiesto nemmeno come stesse. Silenzio. Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.

Non vedo umanità in quello che mi sta accadendo. Umanità è quel fluido che lega gli uomini e li fa essere tante facce di un’unica cosa. Il linguaggio degli occhi e del sorriso di cui evidentemente mio padre è maestro che ti fa galleggiare nel mondo. Bisogna raggiungere la consapevolezza di essere uomini però, per essere umani.

Mi sono reso conto che educare a voler bene costa fatica, educare a non voler bene è un attimo. Voler bene significa saper nuotare nel fluido dell’umanità ed imparare a voler bene richiede allenamento. Non voler bene è affogare in questo fluido. Non ci vuole nulla.

E’ un peccato per i ragazzi. Sono piccoli però, potranno imparare. E’ un peccato per tutti quelli che perdono l’occasione. Affogano perché non hanno capito.

Io non so se è normale tutto ciò. Ho provato amarezza. Ho fatto un po’ di mea culpa e mi sono chiesto cosa posso aver sbagliato. Non penso di non aver trasmesso loro proprio nulla. Non devo essere stato un buon allenatore. Mi piace pensare che ciò che ho trasmesso, tutto quel bagaglio di cose che sento mie, sono nascoste in qualche parte della loro testa ed un giorno verranno fuori.

C’è tempo e a nuotare si può imparare anche da adulti.

So che i nonni materni e la mia Ex moglie hanno usato mio padre come bersaglio per le loro invettive e ancora mi chiedo perché. Un vecchio con la luce negli occhi ed il sorriso, gran maestro di umanità. Se ne accorgono anche quelli che lo incontrano per caso.

Dicono che la colpa dei padri ricade sui figli. Stavolta forse è successo il contrario.

So però che per nessuno di loro sarà mai scritta una lettera del genere. La medaglia come nuotatore non gliela darà nessuno.

Mi piacerebbe che un giorno i miei ragazzi sapessero e ho tenuto a fare questo post, in modo che la lettera ricevuta non prenda lo scivolo con mio padre.

Forse il deficit cognitivo arriva proprio quando hai capito tutto.

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21 pensieri riguardo “Voler bene

  1. “Non mi hanno chiesto nemmeno come stesse. Silenzio. Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.” potrebbe essere l’imbarazzo e la vergogna. perché quello cui sono sottoposti li sta mettendo in difficoltà. soprattutto nel mostrare le loro emozioni.
    sarebbero un’arma pericolosa usata ed abusata dalla madre.

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  2. dimenticavo: un abbraccione a te e a nonno AAAAA. a me la distanza dai miei nonni è servita a difendermi dal vivere costantemente il loro lento avvio all’oblio. per cui ogni volta, ogni qualche mese, riuscivo a guardarli con affetto e comprensione. ma so che per mamma è stata dura. sia emotivamente sia psicologicamente.
    il nonno è mancato due mesi prima di compiere i 97 anni. 97 e non sentirli (per davvero!!)…

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  3. Penso che voler bene ed educare coincidano, non c’è educazione senza una affezione. Perchè l’educazione non è solo trasmettere o imporre dei valori, delle regole, è un amore all’altro che genera una moralità , una modalità di vedere e vivere la realtà. Per questo il tuo babbo rappresenta l’esempio più alto proprio a quella età , perché diventa nel tempo carne e sguardo lo stare nel mondo anche se acciaccati.

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    1. io penso invece che bisogna educare a voler bene…e non c’è affetto che non sia educato, nel senso che a voler bene si impara. Mio babbo o papà.. come diciamo qua dove i sassi si chiamano pietre… è un gran vecchio che ci ha educato a voler bene a tutto. Un uomo dalla cura maniacale quasi in tutto ciò che ha fatto. Sempre discreto ma sempre presente con tanta autorevolezza. Autoritario anche, quando eravamo ragazzi ciò che diceva non ammetteva discussione, ma erano altri tempi….

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      1. Il vero problema nasce proprio nel significato del voler bene , perché poi é di lì che si genera l’educazione che a sua volta insegna il voler bene, come tu dici. Voglio dire che ognuno potrebbe dare una educazione diversa partendo dal suo concetto di voler bene. Anche tua moglie dice di voler bene ai suoi figli. Il bene non può essere soggettivo, ma come si scopre la sua oggettività?

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  4. Bellissimo post …
    leggere alcune cose che hai scritto è come guardarmi in uno specchio.
    La conclusione non fa che rafforzare il convincimento che nella vita si raccoglie in base a cosa e come si è seminato;
    tuo padre lo ha fatto bene, i suoi consuoceri no, e forse neanche capiranno mai cosa si sono persi …

    ciao e auguri al ‘nonno’ … 🙂

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  5. “Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.”

    Si potrebbe dire questo solo se il loro comportamento di ora è molto diverso da quello che avevano prima nei suoi confronti. Se prima erano molto attaccati e ora sono molto distaccati, si, si potrebbe parlare di una certa indifferenza. Se no, vuol dire semplicemente che certi aspetti della vita e certe “fasce di età” non rientrano per niente nei loro interessi, è questo non significa che non siano capaci di affetto.

    Questo è il mio parere, e lo dico pensando a me quando ero piccola, che vedevo quasi solo quelli della mia età, o poco più grandi. I bambini, gli anziani, le persone adulte come non esistessero per me e non mi interessava nulla di loro :))

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    1. Si ci può essere anche questo.. tu parli di quando eri piccola e ci può stare. Sembra che stiano crescendo i miei figli. Secondo ex moglie sono in grado di decidere da soli. Le due cose stridono. Io ricordo i miei… prima di andare via da casa dei nonni, mi ripetevano sempre: sei andato a salutare il nonno e la nonna? Non si andava via se non lo si fosse fatto. E’ una piccola cosa che raccoglie il senso di quello che voglio dirti. La consapevolezza del voler bene l’acquisisci crescendo occorre innestare da piccoli certe cose, altrimenti la consapevolezza non germoglia o germoglia male.

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      1. Si, capisco la piccola cosa e il senso di quello che dici, ma io ho la sensazione che in questo contesto forse esageri un po. 🙂 Forse la vostra situazione, in generale, o forse il fatto che nel tuo cuore vorresti che loro volessero bene al nonno almeno a meta di quanto ne le vuoi tu, o forse perche si tratta del tuo padre… forse tutte queste cose ti fanno un po “confondere” la forma con lo sfondo. Voglio dire, non mi sembra tanto strano che un ragazzo adolescente non si preoccupa Veramente e Seriamente della salute, della vita di un persona novantenne. Per me sarebbe (molto) strano vedere una situazione così, perche vorrà dire che quella persona novantenne è l’unico punto di riferimento per lui, o che quella persona novantenne non ha nessuno che ha cura di lui.

        O forse mi sbaglio io 🙂

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      2. No no tranquilla, non volevo dire questo. Se dicessi ad un figlio il nonno e caduto e sono stato in ospedale, un semplice ‘come sta’ me lo aspetterei anche per una bestia. Non volevo per nulla che si interessassero alla sua salute o fossero in apprensione per lui. Mi ha fatto specie la totale indifferenza. Quell’assoluto silenzio ha fatto rumore in me. Ma quel che fa rumore in me non è che deve far rumore in tutti. Ognuno ha la sua cassa acustica. La tua sarà diversa dalla mia. Ho perso mia nonna a quattordici anni dopo due mesi di ospedale. A mia madre che stava con lei ogni giorno le chiedevo. Forse sarò strano io…

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      3. Non sei strano. Hai avuto la fortuna di avere e di vivere in una famiglia davvero molto speciale, con forti legami e validi principi, che nel profondo del tuo cuore forse ti sarebbe piaciuto e avresti voluto far vivere anche ai tuoi figli nella loro famiglia. La situazione è diversa, i tempi sono diversi, i fattori che influiscono sono tanti e… niente è più lo stesso.

        Io… quando ho sentito che era morta mia nonna, non ho battuto ciglio… E non per colpa di “cassa acustica” (per usare la tua metafora). Anzi, se è per questo, la resonanza era troppa :)))

        Tra tutti questi “forse”, l’unica certezza è che “due persone non vedono lo stesso orizzonte”… 🙂

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  6. I tuoi suoceri hanno l’affetto dei figli? Suvvia Paperino!!!
    Quella famiglia non conosce l’affetto.
    Non vogliono bene nemmeno a se’ stessi.
    E per questo i tuoi figli sono in difficoltà… non gli viene insegnato l’affetto, come la buona educazione.
    Sono a bagno in una situazione malata e l’assorbono per forza.
    Ma ne verranno fuori prima o poi, perchè hanno anche i tuoi geni ed il tuo esempio. Forse saranno un po’ zoppicanti, ma non saranno come quella famiglia.

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    1. Hai ragione non hanno l’affetto, hanno il senso del possesso. Che è diverso. Si posseggono … l’affetto presuppone il voler che l’altro stia bene… il possesso presuppone che l’altro faccia ciò che dici. È una cosa he ho riscontrato nelle donne della famiglia perché gli uomini non pervenuti, a furia di possesso sono diventati poco più che oggetti.

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  7. Mi spiace per tuo padre, sei fortunato ad avere DUE PUNTI DI RIFERIMENTO che brillano in tutto! è importante sapere di poter sempre contare sui genitori…
    Per quanto riguarda i tuoi figli, mi vien da pensare che se vivono il più del tempo con uno dei due genitori che è così anaffettivo così questo colgono… Sai, anche dei cani se li bastoni sempre, col bastone, poi non scodinzolano più… e non rispondono più con emozione “ai richiami” 😦

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