L’idea

E niente… pare che debba andare così. Le mediatrici di fronte alla impossibilità di mediare si sono ritirate. Non mi rimane che avere fiducia nell’ingiustizia.

Il giudice Citto se ne è andato, Corte di Appello. Hanno assegnato uno nuovo. Ho chiesto informazioni, pare che sia un giovane. Un certo Fusi. Di nome e di fatto sembra, almeno questo dicono. Per avere del giustizialismo in Italia occorre ipotesi di reato da prima pagina, corruzione o droga, odor di mafia sarebbe il non plus ultra. Offrire le copertine ai giudici è il viatico per una giustizia rapida e sommaria, con tanto di conferenze stampa. Altrimenti devi accontentarti della solita ingiustizia, con i suoi tempi. Aspetteremo che decidano, per sfogliare il fascicolo serve tempo.

Non è cambiato assolutamente nulla sul fronte ragazzi. Il tira e molla giovedì si, giovedì no è servito solo a consolidare che il sabato sera ogni 15 giorni dormano da me. Speravo di ottenere di più. Non è poco rispetto a prima, ma non è fare il padre.

Dormono è la parola esatta. Perché non cenano neanche con me. Al sabato escono con gli amici come è giusto che sia. Li vado a prendere al rientro, si mettono a letto ed al mattino dopo alle 7 accompagno uno dei due ad una partita. I nostri dialoghi avvengono in auto ormai.

Le loro partite di campionato, essendo categorie diverse, sono in contemporanea, alla domenica mattina. Riesco a vedere la partita di uno dei due. L’altro lo riaccompagno a casa e provvede ex moglie ad accompagnarlo al campo.

Rimane il pranzo domenicale. Se non hanno altri impegni come compleanni di amici.

Ero riuscito a morsi a convincerli a stare a pranzo con me almeno al sabato.

Ma anche questo sta sfumando. Sabato scorso avevo fatto spesa e tutto e poi sono venuto a sapere dei festeggiamenti per il compleanno della zia di mia moglie. Il compleanno di una zia di mia moglie non vuoi che si festeggi? Mi è stato comunicato da BBBBB che non sarebbero venuti.

Mi sono rotto le palle anche di scrivere a questa cretina. Però ho pensato di dover lasciare almeno traccia delle sue miserie.

Quindi messaggio.

Paperino: I ragazzi venivano almeno al sabato a pranzo nel weekend che mi spetta. BBBBB mi dice che non viene perché è il compleanno di tua zia Fatebenefratelli. Ti rammento che c’è un dispositivo di un giudice, anche se per te è carta straccia. Riferirò anche di questo abuso.

 

La risposta era scontata, d’altra parte non avevo scritto per avere una risposta.

 

Ex moglie: Ti rammento che questa è la volontà dei ragazzi e tu ti sei messo d’accordo con loro per accompagnarli alle partite settimana scorsa, nonostante non fosse il tuo weekend e nessuno ti ha detto nulla.

Sappi che nessuno avrebbe nulla da ridire se fosse il compleanno di qualcuno della tua famiglia e i ragazzi ‘’vorrebbero’’ partecipare. Ci sono circostanze e circostanze, gli abusi li fai tu, psicologici o almeno credi di farli.

Vorrebbero… ho letto l’omicidio del congiuntivo ed ho spento il telefono con un po’ di magone. Quell’omicidio mi ha dato molta tristezza, per il resto ho un callo enorme. E’ una serial killer di congiuntivi nonostante la laurea.

Effettivamente, al weekend che non mi spettava stare con loro avevo dato disponibilità ai ragazzi per accompagnarli alla partita.

Paperino: Io vi vengo a vedere comunque, se avete bisogno di un passaggio, fatemi sapere.

 

Per una strana coincidenza quella domenica giocavano in orari diversi e sono riuscito a vederli entrambi.

Mi hanno mandato un sms perché li portassi da casa al campo da gioco.

Durante la settimana non vengono mai. Il giudice Citto con le mediatrici avevano scalettato una serie di giorni in cui avrebbero dovuto almeno cenare con me. Figuriamoci. Telefono ogni volta, mi rispondono sempre che hanno da studiare e non vogliono.

Dovrebbero stare un terzo del loro tempo con me se il diritto di visita fosse rispettato. Sommando il tempo dal giovedì al lunedì ogni quindici giorni e le finestre infrasettimanali previste nel dispositivo, il tempo con me sarebbe un po’ più del 30 per cento sul totale. Avevo ingegnerizzato anche il diritto di visita sulla carta. Sulla carta appunto.

Di fatto il diritto di visita attuale è un pranzo domenicale e una notte ogni quindici giorni. E che fa questa stronza? Si lamenta che li ho accompagnati in auto alla partita, perché di quello si è trattato, nel weekend non mio. Che poi, conoscendo il controllo che ha sulle loro vite, sarà stata lei a farmelo chiedere.

Ma basta. E’ inutile stare a rimuginare su questo. Ormai è una dato di fatto consolidato il suo atteggiamento. Ci vorrebbe una idea. Io non so più che fare al momento. Tergiverso.

Diventi maturo quando non hai più intuizioni ma idee. L’intuizione è la materia prima di estrazione a più basso costo che esista. L’idea invece costa. Per estrarla devi aver pensato più o meno a lungo e devi aver speso tempo per accumulare nozioni.

Proprio per questo per me è diversa dall’intuizione che mi pare più una roba caduta dal cielo, poco elaborata con la testa. L’intuizione è legata alla intelligenza, alla capacità logica di creare collegamenti rapidamente. Roba che hai. Non ti viene. È come se con l’elicottero ti portassero su una montagna. Per l’idea ti arrampichi a mani nude, ti fermi ogni tanto a prendere fiato e pensi sempre di aver sbagliato il lato di arrampicata.

È un prodotto formidabile però, perché è alla base della trasformazione delle cose.

Chi ha fede parlerebbe di creazione invece che trasformazione. A me piace parlare di trasformazione, perchè credo che tutto si trasformi, nulla si crea o si distrugge come diceva qualche buon vecchio fisico. E poi mi piace l’alchimia con cui le cose cambiano. Mi piace la chimica dell’evoluzione delle cose, è una reazione con stimoli incredibili.

L’idea serve proprio a cambiare. Sto cercando quella, ma sono un po’ a corto.

Mi piacerebbe avere il dono della superficialità. Il non essere superficiale è stato allo stesso tempo la mia più grande forza e il mio più grande difetto.

Però non so fare le cose senza riempirle. In questo momento non posso riempire un bel nulla per i miei ragazzi. Mi sono messo a riempire altro.

Ho imparato con l’età che le idee vengono quando fai tutt’altro. Mi è sempre successo così. Penso e ripenso alle cose e non trovo una soluzione. Metto in un angolo e dopo un po’ qualcosa accade.

Quindi mi sono messo a buttare la mia passione in politica e sul vino invece che darla al gabinetto. Lo spreco non lo ho mai sopportato. Frequento un movimento politico nella mia città, da qualche mese. Non lo avevo mai fatto prima.

Alla sera passo dalla sede e scambio due chiacchiere su come cambiare il mondo. Scrivo per loro adesso. Scrivo programmi politici e vomito idee. In uno dei rigurgiti insieme a qualche idea sul traffico e sulla spazzatura potrebbe uscire qualcosa di buono per ritornare a fare il padre. Chissà.

Ho sempre fatto il vino in casa, qui a Monteamaro. Con i pochi ceppi di uva che abbiamo. Ho una piccola cantina tutta attrezzata da mio padre. Dei quattro figli sono l’unico che ha ereditato la sua passione per il vino. Credo che inconsciamente attraverso la passione per il vino cercassi di rubargli la passione che ha messo in tutto. Da un anno con amici stiamo provando a fare le cose più in grande. Si è comprata della terra, sfruttando tutti i contributi possibili che in agricoltura son tanti. Ci siamo dati un nome e degli obiettivi sani. Agricoltura biologica, recupero delle tradizioni, solidarietà. Così abbiamo un orto sociale che facciamo coltivare ai ragazzi disabili, cerchiamo di rilanciare le tradizioni agricole in ogni modo, a partire dalle scuole. L’ultimo giorno di vendemmia abbiamo invitato una scolaresca a pigiare l’uva come si faceva tanto tempo fa. Io sono abbastanza vecchio da ricordarmele quelle feste. I bambini si sono divertiti un mondo. Ed è stato bellissimo.

Così come è divertente raccogliere le zucchine con i ragazzi disabili. Uno di loro quando mi incontra mi dà dei ceffoni fortissimi sulla spalla per salutarmi. Mai ceffone ho sentito più carico di affetto.

Ci siamo affidati ad una società di marketing. Faranno una campagna pubblicitaria sui social. Piccolo problema, nessuno di noi soci, tutti più grandi di me, ha un account su un social. Allora ho pensato che fosse il momento di farselo. Mi sono registrato su instagram e facebook. Non è mai troppo tardi ho pensato. Però non ce l’ho fatta a stare sui social per scrivere o condividere slogan del cacchio. Ho cominciato a fare una piccola rubrica sul vino. Sto studiando il vino. Un secchione è un po’ come il fumatore, lo rimane a vita. Quello che studio e trovo interessante, lo condivido. Ho chiamato questa piccola rubrica ‘’un po’ sul vino’’. Magari si riesce a diffondere un po’ di cultura sul vino. La cultura non è mai troppa, penso.

Il tempo passa. Io la passione non la perdo, la trasformo semmai. Anzi adesso la travaso come si fa col vino. La feccia che decanta la butti via ma è servita a dare i tannini al vino, quelli che conferiscono la resistenza nel tempo.

Tutti ne passiamo tante, prima o poi. Negli ultimi anni ne ho viste di tutti i colori e sul blog non le ho raccontate. Forse i miei occhi parlano di questo, allo specchio li vedo stanchi, ma sorridono ancora per fortuna. Aumentano le rughe ma aumenta il sorriso. E’ la consapevolezza di poter superare il difficile che ti fa sorridere gli occhi.

In uno degli ultimi colloqui con Lorenza e Antonella, al centro di mediazione, raccontavo di queste nuove passioni. Mi hanno chiesto, credo provocatoriamente: ma perché fai tutto questo? Soldi? Potere?

Riferito soprattutto all’impegno politico.

Mi è sembrata strana la domanda. Non ho mai fatto nulla né per soldi né per potere, solo perché mi piaceva. Ho avuto questa fortuna. E’ servito a chiedermi perché lo stessi facendo però.

Ho detto: no, né soldi né potere. Forse lo faccio per non pensare. Sarei dovuto essere stato più preciso. Avrei dovuto spiegare che è perché pensare ad altro fa venire l’idea.

Forse c’è un momento in cui bisogna pensare a capitalizzare quello che si ha. Ogni altro sforzo in una direzione diventerebbe vano.

Sono una persona estremamente pratica. Se mi rendo conto di non poter fare di più, non riesco a spendermi in quella direzione. Gli sforzi devono avere un minimo di possibilità. Se così non è, meglio pensare a recuperare energia per quando possano servire. Riempire di altro i vuoti.

Mi dispiace molto aver perso l’adolescenza dei miei ragazzi. Ma non si può tornare indietro.

Avevo conservato i discorsi da uomo per quando avessero cominciato a mettere i muscoli. Forse me li ritroverò quando i loro muscoli saranno più grossi dei miei.

Il piacere di fare il padre è quello di poter lasciare qualcosa di sé ai propri figli. A quanto pare non si può godere.

Passerò l’obolo mensile e continuerò ad incassare i loro no.

In questo caso lascerò il senso della sconfitta forse. Anche imparare a perdere è importante, a vincere sono capaci tutti. In attesa che venga l’idea provo a vincere qualche altra cosa.

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Senza meta

Oggi dopo pranzo i ragazzi sono voluti andare via. Hanno dormito da me sabato, si sono svegliati a mezzogiorno e abbiamo pranzato.

Finito di rassettare mi sono steso sul divano. Sapevo che mi avrebbero chiesto di andare via e mi sono messo a schiacciare un pisolino sul divano vicino a loro che vedevano la tv.

Come se potessi riuscire a spostare nel tempo il momento in cui mi avrebbero fatto la richiesta di andare.

E’ stato BBBBB a sparare. Tra i due è quello che ha meno pudore.

BBBBB: Pa’, mi accompagni a casa che devo fare i compiti?

Paperino: Subito?

BBBBB: Si.

Paperino: Non puoi farli qui?

BBBBB: No qui no.

Il tempo di riprendere conoscenza e di ricollegare i pensieri.

Paperino: Ma mi spiegate che intenzioni avete?

BBBBB: Che intenzioni.

Paperino: Lo sai BBBBB. Voi dovreste stare qui fino a lunedì mattina, dal venerdì. E a ottobre dal giovedì. Mi spieghi che intenzioni hai? Questo fine settimana sei voluto venire dal sabato sera, ai prossimi che farai? Possibile che non ci si possa organizzare?

BBBBB: No

Paperino: Ma perché? C’è un motivo?

BBBBB: Qui non voglio studiare, a casa ho tutti i libri e le mie cose.

Paperino: E vabbè, cos’è un sacrificio? Portarsi due libri?

Io mi faccio in quattro per voi e non potete fare un piccolo sacrificio per stare insieme?

BBBBB: No.

Paperino: Potremmo fare i compiti insieme, io ho da lavorare anche, ci mettiamo nel salone sul tavolo grande.

BBBBB: No, qui no, non voglio.

Paperino: Ma non capisco qual è il problema.

Dobbiamo continuare con questa storia? Vi avevo chiesto un po’ di maturità. Un briciolo di maturità. Eviteremmo un sacco di problemi, tensioni, avvocati, tribunale.

Io sono vostro padre, ho il dovere di seguirvi. Mi mancate, non vi vedo mai. Non è possibile che vi veda un sabato sera ogni quindici giorni. Ti rendi conto?

BBBBB: Che me ne frega.

Paperino: Ah non te ne frega?

E se tu fossi padre, accetteresti al mio posto una cosa del genere? Di vedere i tuoi figli ogni quindici giorni per poche ore? Al sabato voi uscite ed è giusto che sia così. Vi alzate tardi Domenica. E va bene anche questa! Ma va a finire che stiamo nulla insieme!

BBBBB: Eh.

Paperino: Non te ne frega nulla?

BBBBB: No.

AAAAA si era nascosto in camera. Fa il bullo solo per telefono via sms lui. Quando si tratta di affrontare le cose si nasconde.

Paperino: AAAAA! Anche per te è così. Continuerete con questo atteggiamento?

AAAAA: Si

Paperino: Dici che hai la tua vita, parli come un uomo fatto e poi questa è la risposta matura che sai dare?

Paperino: Mi sai dire perché non volete venire da me nel fine settimana?

AAAAA: Non voglio venire.

Paperino: Ho capito, ma gradirei anche una spiegazione.

Che devo fare? Devo chiedere se dividiamo la casa quindici giorni per uno con la mamma per stare con voi?

BBBBB: Nooooooo

Paperino: Ah no? Ma io eviterei volentieri, ma non mi lasciate scelta. Se non volete nemmeno accettare un minimo di sacrificio per vostro padre, devo trovare la soluzione.

Ma questa idea che possiate decidere voi, come vi è venuta in testa?

Ti rendi conto che non posso fare il padre in questa maniera? Tu AAAAA, al posto mio lo accetteresti?

Silenzio.

Paperino: Va bene, rendetevi conto che mi costringete ad andare avanti legalmente così con tutti i problemi che ne derivano. Perché le cose non vanno così. Un ragazzo di quindici anni ha autonomia di scelta, anzi è giusto che impari a scegliere. Ma ci sono delle cose che decidono i genitori. E’ stato stabilito che passiate quei giorni con me, ci saranno delle motivazioni no?

BBBBB: Eh… Eh… E noi…. invece decidiamo noi!

Va bene ragazzi, vi riaccompagno a casa, andiamo. Però, non chiedetemi più nulla.

Un po’ di rispetto dopo tutto quello che faccio per voi penso che me lo sarei meritato.

Li ho riaccompagnati a casa.

Penso a me quando avevo la loro età. Non mi sarei mai permesso di avere un dialogo di questo tenore con mio padre. Ma non mi avrebbe sfiorato lontanamente la testa. Non so se è così che debbano andare le cose. Il dialogo di oggi mi è sembrato surreale. Ma sembra che nel mondo moderno vada così. Eppure non pensavo di aver avuto problemi con la educazione ricevuta.

Devo essere strano io. Avrei voglia di spaccare qualcosa. Forse dovrei prendermela solo con me stesso. Umiltà è una parola legata alle viscere dell’uomo. Un po’ come la sessualità. Quando è naturale diventa una delle cose più belle, quando è imposta e diventa umiliazione, ti ammazza. Lo sanno meglio le donne. Credo che tocchi l’intimità più profonda che hai, quella che conosci solo tu. E’ brutta l’umiliazione. Forse è la sensazione più disumana. E’ brutto essere violentati nel profondo. Ti annulla. E’ una roba che non vorrei vedere sul volto di nessuno. Forse riuscirei ad aiutare con maggiore freddezza un corpo ferito e sanguinante. Un volto umiliato mi strazierebbe. Quando lo provi in prima persona perdi le forze.

Mi rimetto a scrivere . E’ stata la mia ancora e mi ci aggrappo volentieri.

Ho scritto un’altra lettera al centro per la famiglia. A Lorenza e Antonella.

Non so se la manderò. Farei la figura del povero disperato, patetico. A rileggere mi sento proprio così.

Ma alla fine scrivere è come viaggiare per me, non è importante la meta ma quello che metti nel viaggio. I viaggi più belli rimangono quelli in cui non sai dove sei diretto. Puoi perderti e ritrovarti senza alcun problema.

Gentile dott.ssa Drago e Gentile dott.ssa Serse,

Vorrete perdonarmi se insisto con queste note. Purtroppo la gestione del Diritto di Visita continua ad essere di notevole difficoltà per gli atteggiamenti remissivi della mia ex moglie.

In questo fine settimana i ragazzi sarebbero dovuti stare con me dal venerdì e come nel fine settimana del primo settembre ho detto a Ex Moglie che sarei passato a prenderli.

Ho manifestato a lei il fatto che i ragazzi nuovamente stessero facendo resistenza a stare sin dal venerdì con me.

Ho chiesto il suo intervento, chiedendole collaborazione per l’ennesima volta. Visti i precedenti, più per protocollo che con speranza di ottenere aiuto.

La sua risposta è stata di conferma che i ragazzi non volessero stare con me dal venerdì ma che sarebbero venuti al sabato, e solo per la notte del sabato.

L’ho ancora una volta richiamata al rispetto del dispositivo e al non lasciare l’iniziativa ai ragazzi. Pratica educativa da voi raccomandata con forza in mediazione.

La sua risposta via WhatsApp è stata sulla linea di sempre :

” Devi rispettarli tu, sono molto stanchi e non si possono esaurire appresso a queste storie . La loro volontà prima di tutto e il loro benessere prescinde da tutto, cerca tu di capirli, oggi hanno anche iniziato la scuola . Il giudice non c’entra nulla”.

Mi duole segnalare ancora una volta che Ex Moglie non ne voglia sapere di rispettare i dispositivi del giudice e che il rapporto con il padre dei figli sia subordinato a qualsiasi banale contingenza. Come se un padre non dovesse essere partecipe all’inizio scolastico.

Continua a lasciare la decisione ai ragazzi svuotando di fatto di importanza il tempo da trascorrere con me. Insisto nel dire che un tale atteggiamento è devastante per la crescita di due ragazzi.

Stante l’indisponibilità dei ragazzi, avallata dalla madre e confermata da un loro sms mi sono reso comunque disponibile ad accompagnare BBBBB al calcio al venerdì per poi ricondurlo a casa.

Nel sms ‘’stranamente’’ i ragazzi puntualizzavano il fatto che la madre li avesse informati della mia richiesta.

Nel tragitto ho chiesto a BBBBB spiegazioni sulla sua decisione e mi ha detto che dal venerdì non verrà mai a casa da me. Ha ribadito che nessuno può obbligarlo perché ormai grande. Nessun motivo particolare, solo un fatto di comodità. Sarebbe rimasto al sabato sera per poi andare via alla domenica dopo pranzo. Tanto era da lui deciso.

Ho passato il pomeriggio alla scuola calcio vedendo prima una partita di BBBBB e poi una di AAAAA che nel frattempo aveva raggiunto i campi in moto.

Mi sono allontanato solo mezz’ora per fare un po’ di spesa per la cena della sera.

Purtroppo nemmeno la cena è stato possibile condividere. AAAAA ha finito tardi di giocare e ho dovuto aspettare che riportasse lo scooter a casa.

Si sono fatte le 20 ed entrambi avevano preso appuntamento con gli amici alle 20,30.

Non ho voluto negare l’uscita del sabato per non rendere più difficoltosa di quel che è la situazione.

Li ho accompagnati dagli amici e sono tornato a casa aspettando la loro chiamata per il rientro.

Purtroppo sono stato informato che in realtà BBBBB aveva passato gran parte della serata sì con amici, ma a casa dalla madre. L’ho chiamato al telefono per chiedergli cosa stesse facendo e a che ora avrei dovuto prenderlo. Mi ha detto una bugia, ovvero che stesse in un bar, dandomi appuntamento per la ritirata presso il piazzale della chiesa a 300 Mt da casa.

Sapevo che stesse in casa con la madre e invece che andare a prenderlo in chiesa mi sono recato sotto la loro abitazione.

Ho aspettato che uscisse e dopo che è entrato in auto gli ho chiesto spiegazioni della bugia. Ha provato a negare l’evidenza e l’ho sgridato.

Ex Moglie ovviamente non mi ha informato per nulla che BBBBB stesse a casa. Avallando la permanenza in casa senza avvisarmi o senza pretendere che mi avvisasse ha di fatto messo nuovamente in discussione, laddove ci fosse ulteriore bisogno, il principio del Diritto di Visita.

L’episodio è l’ennesima prova che, senza la minima collaborazione da parte della madre, i miei tentativi di assolvere alla funzione di padre sono vani. Né tantomeno posso svolgere il ruolo di orco cattivo nelle poche ore mensili che trascorro con loro.

I ragazzi hanno dormito da me. Sono andati a letto appena rientrati a casa sabato sera, si sono svegliati alle 12, hanno pranzato e hanno voluto andarsene per fare i compiti. Non avevano i libri con sé. Da un lungo weekend siamo stati insieme 3 ore ed il tempo dei tragitti in auto per gli accompagnamenti.

Questo avverrà se va bene ogni quindici giorni.

Sono in enorme disagio e ho paura che i miei figli finiscano per metabolizzare la menzogna come metodo di affrontare le difficoltà, con tutte le conseguenze che in età adolescenziale questo comporta.

Riguadagnare l’autorevolezza persa dopo più di un anno di alienazione, quando la mia ex consorte dimostra nei fatti che non abbia la minima voce in capitolo, diventa impossibile.

Ancor di più è preoccupante il fatto che ai ragazzi sia passato il messaggio che possano infischiarsene dei dispositivi del giudice. Mina profondamente alcuni aspetti educativi fondamentali per la crescita di un ragazzo prima e di un cittadino poi. Come padre ritengo doveroso fare uno strenuo tentativo per ristabilire questi principi.

Se una bugia per una adolescente è un peccato veniale, l’istigazione alla bugia o l’avallo della stessa da parte di un genitore a mio avviso è molto pericolosa. Sono fortemente preoccupato per quanto sta accadendo e molta inquietudine mi ha lasciato anche l’ultima seduta di mediazione in cui Ex Moglie mi ha definito come una sorta di intruso. Il rapporto con i ragazzi sarebbe una sua esclusività ed io tenterei di inserirmi. Per questo vi scrivo nuovamente rischiando di tediarvi, non mia normale abitudine.

Si fa largo in me sempre più forte la convinzione che l’unica possibilità per infrangere tale muro di gomma sia quello di condividere l’abitazione con la madre dei ragazzi a settimane alterne. Era la mia richiesta durante i recenti incontri che non avete accolto, mediandola nell’ultima udienza. Vi prego pertanto di voler riconsiderare tale opzione da proporre al giudice. In questa maniera forse, non allontanando i ragazzi dal loro habitat, ferma volontà loro e della madre, gli equilibri educativi potrebbero essere ristabiliti.

Paperino

 

Voler bene

Qualche giorno fa nonno AAAAA è caduto. Si è svegliato, al mattino ha dei giramenti di testa spesso. Credo abbia perso l’equilibrio ed è finito per terra. Lui dorme in casa ed io una specie di dependance anche se attaccata alla casa. Facevo la doccia e non ho sentito nulla. Poi ho sentito il telefono squillare, era lui che mi chiamava. L’ho raggiunto un po’ spaventato e l’ho trovato nel letto.

Mi ha detto di essere caduto e di avere giramenti di testa.

Gli ho chiesto se avesse male da qualche parte. Non si era rotto nulla per fortuna. Un grosso livido solamente. Ho provato a farlo alzare. Si appoggiava alla mia spalla ma non riusciva a stare in piedi. La testa gli girava troppo forte.

Poi 118, ospedale, controlli di tutti i tipi. Nulla di rilevante, saranno stati i 90 anni. All’indomani lo ha visitato il geriatra. Sono tornato a casa ed ho trovato il foglio con le prescrizioni del medico.

C’era la terapia per i giramenti di testa e poi una frase: ‘’Inizio deficit cognitivo’’.

Sono rimasto molti secondi a leggere. Sembrava una sentenza.

In effetti ogni tanto mio padre si perde. E’ stato un colpo. Sta prendendo lo scivolo per la serenità.

So bene che a novanta anni non ha grandi prospettive di vita ancora ma quando te lo senti dire, fa sempre un po’ effetto.

Ho perso mia madre a diciotto anni. Sono andato via da casa a quella età, prima per studio e poi per la mia vita. Me la sono vista da solo un po’ per tutto ma mio padre c’era sempre. Economicamente e con una parola al momento giusto. Una sicurezza per me che facevo lo spavaldo da ragazzo. E’ semplice con il culo ben parato.

A quei tempi non c’erano i telefonini e ci si sentiva poco. Quando avevo bisogno di qualsiasi cosa, sapevo di poter contare su di lui.

Questa estate, ad agosto, è andato in vacanza al mare alla casa della sorella di mia madre. Mia zia.

Ha passato 15 giorni da lei e faceva delle passeggiata sulla spiaggia.

In quei giorni mi è arrivata una mail, molto particolare.

‘’Un saluto a tutta la famiglia Paperino ed in particolare al Papà che ieri ho avuto il grandissimo piacere di incontrare in spiaggia aspettando uno spettacolo’’.

Ho cercato di intercettare gli indirizzi mail ed ho trovato il suo, Ingegner Paperino. Suo padre mi ha parlato di lei e degli altri fratelli. L’ho fatto per mandare un particolare saluto a questa persona che a 90 anni mostra una voglia di vivere da ragazzino.

L’età non basta ad offuscare tanto spessore costruito con l’insistenza nel perseguire l’obiettivo giornaliero del lavoro nobile, obiettivo fisso che perseguito rende Grandi alcune persone dotate di grande generosità e grande capacità di abnegazione’’.

Poi diretto a mio padre:

‘’L’immagine che Lei, Sig. AAAAA, esprime, è talmente evidente dal suo sguardo e dalle sue espressioni che è impossibile non notarla in mezzo a migliaia di persone.

I valori sono dati dalle persone e il codice di comportamento e valoriale che riescono a trasmettere, a tutti quelli che stanno intorno che hanno la responsabilità e l’onore di dare continuità nella vita’’.

Questa è l’Italia che vale e non importa che le persone siano del nord o del sud, la nostra grande capacità sta proprio nell’essere in grado di cogliere l’attimo e di radicare nei valori delle figure come il Vs Papà AAAAA, scommesse quotidiane che pur nelle ere tecnologiche o nelle crisi più profonde, sono in grado di reagire con resilienza e dignità, trovando sempre motivazioni e soluzioni.

Con la massima stima ringrazio per l’occasione di questo felice incontro, auspicando che questo messaggio possa raggiungere il Il sig. AAAAA a cui auguro di trasferire la Sua ricchezza interiore al maggior numero di persone attente che avrà occasione di incontrare e che possa vivere tanto a lungo con questo sorriso che non si può più cancellare nonostante il carico di fatica e di sofferenza che la vita non gli avrà certo risparmiato.

Con sincera stima

Un tipo di Monza, Proprietario di una grande azienda che ha incontrato mio padre al mare e ne è rimasto folgorato.

In effetti papà è un tipo che non lascia indifferenti.

Non mi sono commosso. Forse non ho l’età ancora. Nel tempo ho acquisito consapevolezza di aver avuto come padre un bel personaggio. Ho provato grande piacere ed ho sorriso. Ho pensato: ma guarda questo che ancora va in giro ad impressionare la gente!

Vivendoci accanto ne ho apprezzato anche i difetti. Dettagli, però.

Nei giorni scorsi ho raccontato ai ragazzi della caduta del nonno.

Non mi hanno chiesto nemmeno come stesse. Silenzio. Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.

Non vedo umanità in quello che mi sta accadendo. Umanità è quel fluido che lega gli uomini e li fa essere tante facce di un’unica cosa. Il linguaggio degli occhi e del sorriso di cui evidentemente mio padre è maestro che ti fa galleggiare nel mondo. Bisogna raggiungere la consapevolezza di essere uomini però, per essere umani.

Mi sono reso conto che educare a voler bene costa fatica, educare a non voler bene è un attimo. Voler bene significa saper nuotare nel fluido dell’umanità ed imparare a voler bene richiede allenamento. Non voler bene è affogare in questo fluido. Non ci vuole nulla.

E’ un peccato per i ragazzi. Sono piccoli però, potranno imparare. E’ un peccato per tutti quelli che perdono l’occasione. Affogano perché non hanno capito.

Io non so se è normale tutto ciò. Ho provato amarezza. Ho fatto un po’ di mea culpa e mi sono chiesto cosa posso aver sbagliato. Non penso di non aver trasmesso loro proprio nulla. Non devo essere stato un buon allenatore. Mi piace pensare che ciò che ho trasmesso, tutto quel bagaglio di cose che sento mie, sono nascoste in qualche parte della loro testa ed un giorno verranno fuori.

C’è tempo e a nuotare si può imparare anche da adulti.

So che i nonni materni e la mia Ex moglie hanno usato mio padre come bersaglio per le loro invettive e ancora mi chiedo perché. Un vecchio con la luce negli occhi ed il sorriso, gran maestro di umanità. Se ne accorgono anche quelli che lo incontrano per caso.

Dicono che la colpa dei padri ricade sui figli. Stavolta forse è successo il contrario.

So però che per nessuno di loro sarà mai scritta una lettera del genere. La medaglia come nuotatore non gliela darà nessuno.

Mi piacerebbe che un giorno i miei ragazzi sapessero e ho tenuto a fare questo post, in modo che la lettera ricevuta non prenda lo scivolo con mio padre.

Forse il deficit cognitivo arriva proprio quando hai capito tutto.

La scemitudine

Mi improvviso glottologo ‘’de noi altri’’ e vorrei coniare un termine nuovo che da un po’ ho inserito nel mio vocabolario.

La scemitudine. Ascoltando la mia ex moglie in mediazione mi è venuta fuori questa parola.

Si dovrebbe dire scemenza, stupidità, ma non so perché mi sembrano termini poco strampalati per definire il suo comportamento. Ho bisogno di una parola nuova che possa contenere il delirio delle sue parole e dei suoi sragionamenti.

Scemitudine mi sembra la parola adatta perché più indicata ad esprimere una abitudine, una predisposizione ad assumere atteggiamenti scemi e poi fa eco anche a magnitudine che indica bene l’enormità delle cazzate che spara.

Mi attenua anche il senso di colpa nel dire una parolaccia o un qualcosa di offensivo, perché al di là di tutto, offendere, in assoluto, non è mai una bella cosa.

Ho bisogno anche di ironia per non mangiarmi il fegato e di eleganza per dimenticare l’arroganza.

Con tutti sti ingredienti mi sento quasi uno chef.

La scemitudine di stamattina al centro per la famiglia è stata di scala notevole. Un terremoto le cui vittime purtroppo sono due ragazzi, i nostri figli.

Avevo mandato una lettera alle mediatrici in cui stigmatizzavo il comportamento ostruzionistico di lei nello scorso fine settimana. Dovevano stare con me i ragazzi, a partire dalla sera del venerdì e sino al lunedì mattina. Così era stato disposto dal giudice finalmente.

Dopo due anni di battaglie. Lei ha subito il provvedimento ma non ne vuole sapere di rispettarlo. Si era sempre detta contraria alla cosa, anche in udienza.

Nonostante poi ci tenga a precisare che i ragazzi sono liberi di stare con me quando vogliono. Sarebbe un ossimoro in lettere, affiancare due termini di senso opposto. E’ un termine troppo alto da sprecare. Non si calerebbe bene nella scemitudine. Un brillante in un cassonetto della spazzatura.

I miei figli al venerdì, con una scusa legata a condizioni di salute, appoggiata e confermata da lei, sono rimasti a casa. Anzi no, sono usciti con gli amici.

E’ avvenuto un miracolo e dalle 18 alle 20 sono guariti dai loro mali tanto che la madre ha consentito loro di uscire. Si… O’ miracolo! Quasi sarebbe il caso di allestire un business intorno alla casa con tanto di vendita di statuette e madonnine. Mi immagino già mia suocera in visibilio e le sue scene di giubilo sapendo qualche familiare coinvolto nella situazione mistica. Protagonisti finalmente, dopo anni di prove.

Sono arrivato un po’ prima di lei al centro di mediazione ed ho scambiato due chiacchiere con Lorenza ed Antonella.

Mi hanno detto di aver letto la lettera, mi hanno chiesto qualche chiarimento sui messaggi che avevo allegato.

Nei messaggi Ex moglie mi contestava di non aver preso i ragazzi un giorno che mi sarebbe spettato. Era stata una mia interpretazione errata dei dispositivi del giudice. Avevo dato per valido il nuovo provvedimento e non più il vecchio.

Il giorno in cui mi accusa di non aver preso i ragazzi, sono stato con loro sui campi da calcio a vederli giocare fino a sera. E al giorno dopo anche.

E’ solo risultato goffo il suo ennesimo tentativo di farmi passare per padre assente e menefreghista.

Lorenza ed Antonella mi hanno informato che nella riunione avrebbero chiesto riscontro a lei sull’andamento del venerdì e sulle accuse che le muovevo nella lettera. Doveroso.

La scemitudine è così, prolungata. La scemenza è un atto in genere, si apre e si chiude come il sipario di un teatro. Lei interpreta senza fine invece, a oltranza.

Durante la riunione ha confermato tutto quello che avevo scritto nella lettera. Per lei il suo comportamento è normale. La scemitudine non ha autocoscienza.

I ragazzi hanno detto al padre di non stare bene, si sono rifiutati di stare con lui. Lei ha confermato che non stessero bene. Ha accettato che saltassero la visita al dentista per problemi di salute. Poi li ha fatti uscire, a sera. Una passeggiatina.

Lorenza ha perso le staffe. Me ne accorgo perché sbatte vistosamente il fascicolo che tiene precario sulle gambe. Nella stanza non ci sono tavoli.

Lorenza: Ex moglie! Quindi… i ragazzi si rifiutano di andare dal padre adducendo una scusa, tu non solo confermi la scusa, permetti loro di saltare una visita dentistica e  come premio li fai uscire?

Ex moglie: Non stavano benissimo ho detto, non ho detto che stavano male. E poi sono solo usciti per fare una passeggiatina.

Paperino: AAAAA è rientrato dopo mezzanotte in moto. Che passeggiatina!

Ex Moglie: Non è vero!

Paperino: Ma se lo ha visto mio fratello.

Ex moglie: Lo ha visto perché dopo mezzanotte è uscito a rientrare la moto in garage. Ma è tornato presto a casa.

(Altra falsità, mio fratello lo ha visto che tornava in moto)

Paperino: Ma mi aveva detto di non stare bene e tu me lo hai confermato. Esce in moto uno che non sta bene?

Lorenza: Ex Moglie… (con tono paziente ma di una pazienza scaduta ) non sono andati al dentista perché non ci volevano andare e tu hai spostato l’appuntamento. Non sono andati dal padre perché non ci volevano andare e tu hai avallato tale scelta. Ma sti ragazzi… decidono tutto loro? Nell’incontro individuale io te l’ho detto che forse tu manchi di autorevolezza. Devo dedurre questo, che non sei in grado di farti sentire dai tuoi figli.

Ex Moglie: non è così! Loro sono grandi. Non possono essere obbligati a fare le cose.

Lorenza (incalzante e ormai incredula): Quindi se decidono di non andare a scuola? Non ci vanno?

Ex moglie: A scuola ci vanno sempre e lo testimoniano i voti.

Lorenza: ma qui non si parla di voti, stiamo cercando di indirizzarvi nella educazione dei vostri ragazzi. Hanno preso il sopravvento, ti rendi conto? Vi comandano!

Ex Moglie: Noi tre, ci capiamo in un attimo. E’ stato sempre così, da quando sono nati. E’ lui che adesso si vuole inserire!

A questa frase ho visto la faccia delle mediatrici scollarsi dal volto. Un velo di terrore sul viso è affiorato. Era troppo grossa.

Ma io lo so bene che è malata. Io sarei l’intruso. Adoravo sulla settimana enigmistica il trova l’intruso. E adesso finalmente io protagonista. Vado meglio di mia suocera coi miracoli, ho pensato.

Devo esserci per pagare, per accompagnare, prendere le sue parti quando litigasse con qualche condomino…finisce lì. Era quello che voleva nel matrimonio. Una sorta di domestico con portafoglio…. A fisarmonica oltretutto.

Ho messo la mano sulla fronte, sconsolato.

La faccia di Lorenza ed Antonella non si è più riattaccata al volto.

E’ uscita fuori tutta la sua scemitudine come il genio da una lampada. E’ bastato sfregarla un po’.

Come nei film, quando il colpevole, apparentemente normale, viene torchiato fino a quando finalmente tira fuori la sua doppia personalità e la sua natura mostruosa.

E’ venuto fuori che è un mostro sta donna. Nei film è il momento del successo degli investigatori, quando accade. Le mediatrici hanno finalmente realizzato che non ha tutte le rotelle a posto nel caso ci fosse ancora bisogno di prova, io ho perso comunque però.

E’ certificato che i miei ragazzi stanno con una donna con grossi problemi. Cattiva e vendicativa. Devo stare lì a guardare.

Già, purtoppo la scemitudine non è una reato. Una madre ne ha facoltà, può far si che i figli alienino il padre, può distruggere il loro rapporto con lui per vendetta, creando loro dei probabili problemi emotivi da adulti. E chissà quali altri da adolescenti.

Oppure no, sono fortunato e i ragazzi non subiranno nulla, Inshallah direbbero gli islamici. Ma sarebbe un caso, basta disturbare i miracoli.

Tutto questo, sono gli effetti sgradevoli di una separazione. Con la separazione devi subirli. Puoi combattere, si. Contro la scemitudine la battaglia è persa in partenza però. Non hai strumenti per far valere le tue ragioni. Se sei fortunato, sforzandoti dieci, otterrai uno. Io ho trovato delle persone incredibili che mi hanno dato una mano oltre il loro ruolo ed ho ottenuto tanto. Ogni tanto penso a chi non ha la mia forza e la mia fortuna. E’ un peccato. E’ un peccato per i ragazzi.

Comincio a credere che la situazione non si aggiusterà mai. La scemitudine non ha fine, è un fatto prolungato nel tempo come un moto rettilineo uniforme, senza accelerazioni e senza frenate. Costante.

Costante deve essere la contrapposizione, per arginare, non per vincere. La scemitudine dilaga se non la contieni.

Urlava e non permetteva a nessuno di parlare Ex Moglie. Come suo solito.

Forse il fatto di essere intervenuta sulla dirigente di Antonella e Lorenza le ha dato quella sicurezza necessaria per rivelarsi.

Già, perché la scemitudine ha rivelato anche questo. Per bacchettare le mediatrici ha detto davanti a me di essere stata a parlare privatamente con un altro mediatore. Un certo Divisano, noto pedagogista e mediatore in città, pare. Questo Divisano è il marito della Dirigente del servizio!

Ex Moglie: Divisano mi ha anche detto che avete esagerato a suo parere con le riunioni. Due a settimana sono troppe!

Lorenza: (fornendomi un assist credo, manco fosse Pirlo in giornata di grazia) Divisano? Il marito della nostra dirigente?

Ex Moglie: Si e c’era anche lei!

Si è sputtanata praticamente… ha dichiarato anche davanti a me di aver fatto pressioni sul servizio.

Antonella dopo lo scollamento del volto stava sprofondando sulla sedia ancor più incredula.

Lorenza sprizzava veleno da tutti i suoi pori: Senti Ex Moglie…noi siamo delle professioniste, e rispondiamo di tutto quello che facciamo. Divisano può dire ciò che vuole, ed anche la dirigente. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro come sappiamo.

Lorenza e Antonella si sono prese una pausa, sono uscite dalla stanza.

Credo avessero necessità di sbollire e di rincollare la faccia al volto. Sono rientrate molto più tranquille.

Abbiamo continuato la discussione per un altro po’. Per lei i motivi del mio insuccesso con i ragazzi rimangono nella mia incapacità di dialogo coi figli. Lorenza ed Antonella le hanno fatto una proposta.

Antonella: Se pensi che questo sia il problema autorizzaci a parlare con i ragazzi ed il padre da soli. Magari riusciamo a verificare la cosa e creare quel dialogo che pensi che manchi.

Magari ciò che dici è vero e possiamo aiutarli noi.

Paperino: io sono d’accordo, è una buona idea.

Ex Moglie: Tu!!! Tu sei disposto a traumatizzare i ragazzi per raggiungere i tuoi fini.

La scemitudine ha le traveggole anche.

Lorenza: Ex moglie… ma se hai sempre detto che vorresti far testimoniare i ragazzi in tribunale davanti al giudice, non ti pare che sia più traumatico di quello che ti stiamo propronendo?

Ex Moglie: Sono grandi, il giudice li sentirà.

Lorenza: Va bene, ma magari qui possiamo aiutarli a riattivare il rapporto col padre, o non pensi che sia importante?

Ex Moglie: E’ importantissimo… per carità.

Lorenza: Autorizzaci allora.

Ex Moglie: non so.

Lorenza, stizzita: Va bene Ex Moglie, tu non ci dai gli strumenti per fare mediazione. Così noi non possiamo mediare. Anzi, vi dico che non siete una coppia mediabile.

 

E’ vero, la scemitudine non si media. Non si media l’infinito.

Lorenza: noi ci sentiremo ad ottobre, prima della udienza di novembre. Non ha senso che continuiamo con questo percorso. Ci sentiremo per verificare l’andamento del diritto di visita e mi auguro che riusciate a trovare il giusto equilibrio per il bene dei ragazzi.

 

Liquidati praticamente. Ho perso un valido aiuto, ma mi sono reso conto che diventava complicato anche per loro sostenerla.

Ci siamo salutati. Non so cosa accadrà, ma di sicuro mi tocca ripartire da un po’ più dietro.

Ancora non so quantificare quanto indietro sia piombato.

La scemitudine è un po’ come il salto con l’asta. Devi cercare di saltare sempre più in alto e tornare indietro per la rincorsa ogni volta.

Ho camminato un po’. Un po’ di confusione in testa.

Ho ripensato più volte alle parole di ex moglie. ‘’Noi tre ci capiamo subito, è così dalla nascita.

Lui ora si vuole inserire’’.

Mi fa un po’ di angoscia. Sarà che la scemitudine crea anche inquietudine. Forse è la vera origine del neologismo. Sono inquieto perchè Ex moglie ha più problemi di quel che pensassi.

L’intruso ora è anche spaventato. Mia madre diceva sempre guardandomi… ‘’l’ultimo mi è nato con la pelle di ciuccio’’ e rideva soddisfatta.

Era per via della mia resistenza al sole.

Speriamo duri davvero sta pellaccia.

Nei momenti difficili mi viene sempre in mente il sorriso di Rosetta. Mi ha dato la pelle di ciuccio e la forza dei desideri. Vivi veramente se desideri. Non me lo ha mai detto veramente, ma l’ho visto fare e vale di più.

Si ricomincia. Un po’ più solo, con un po’ di paura ma con un po’ di scorza addosso ereditata e non. Mi sento un veterano ormai. Barra al centro e motori avanti tutta a vedere che succede.

Un padre per iscritto

Ho scritto questa lettera che invierò per raccomandata al centro di mediazione. Ho chiesto a Mario e Francesco, il mio avvocato ufficiale e l’avvocato mio amico se è da mandare all’avvocato di controparte.

Purtroppo posso fare il padre per iscritto. Sembra una legge del contrappasso, tanto non mi piaceva scrivere da più giovane. Dicono che non possa fare nulla dal punto di vista legale, ma con le mani in mano non riesco a starci proprio.

 

Gentili Dott.ssa Drago e Dott.ssa Serse,

Vi scrivo per segnalare un episodio a mio giudizio molto grave e preoccupante, accaduto lo scorso fine settimana. Ultimo di tanti accaduti negli anni, dalla separazione ad oggi.

Come da provvedimento del giudice, Dott. Citto, avrei dovuto passare il fine settimana con i miei figli, AAAAA e BBBBB, a partire dal venerdì sera 1 settembre.

Ho scritto un messaggio alla mia Ex moglie al mattino del venerdì, preannunciandole che sarei passato alle 19 a prendere i ragazzi. Avevano proprio l’1 settembre alle 19,30 una visita di controllo al dentista. Li avrei accompagnati al dentista e poi provveduto a gestire la loro permanenza nella mia casa. Li avrei accompagnati a destra e manca per le loro relazioni sociali o per gli impegni sportivi, come fatto durante le vacanze estive.

Pur essendo oberato da impegni lavorativi, mi ero liberato ed avevo preparato la casa per stare a loro completa disposizione.

Ex Moglie non ha risposto al mio messaggio. Singolare la cosa, in quanto nei mesi di mediazione mi ha sempre mosso accuse di mancanza di comunicazione.

Dopo pranzo, non avendo ricevuto risposta, ho informato del programma direttamente i ragazzi, tramite sms.

Mi sono visto rispondere che non sarebbero potuti venire per problemi di salute e perché dal venerdì non sono disponibili a stare con me.

Ho insistito dicendo loro che è stato stabilito così. Ho avuto una spiacevole risposta da parte di mio figlio BBBBB, non consona ai suoi normali atteggiamenti.

Ho chiesto aiuto alla mia ex moglie, segnalandole il problema. Mi illudevo che si potesse fare parte diligente e collaborativa per risolvere la questione.

Come più volte accaduto in passato, mi ha risposto di non poterci fare nulla.

Dietro questo atteggiamento remissivo mi risulta ormai palese una strategia di allontanamento dei ragazzi da me.

C’è stato un battibecco via messaggio. Ho cercato di richiamarla agli impegni presi e al rispetto delle determinazioni del giudice.

Mi ha ribadito che i ragazzi avessero problemi di salute tanto che sarebbe stato necessario spostare l’appuntamento al dentista.

Ho desistito, più che altro per i problemi di salute rappresentati dai ragazzi e confermati dalla madre.

Più tardi, la stessa, mi ha comunicato di aver provveduto a spostare l’appuntamento al dentista.

Al mattino dopo, purtroppo, ho avuto la notizia che i ragazzi fossero usciti entrambi da casa per vedersi con amici ed andare alla festa patronale. Sono stati incontrati da zio e cugini e visti da altri amici. Mio fratello mi ha raccontato che BBBBB, accortosi di essere stato visto, non ha salutato. Ha cercato maldestramente di nascondersi. AAAAA è stato incontrato che rientrava in moto a casa molto dopo la mezzanotte.

Ritengo che tale atteggiamento della madre sia fortemente destabilizzante per l’educazione dei ragazzi.

È triste e misero che si insegni e si avalli la menzogna a degli adolescenti, ancor più triste che lo si faccia ai danni del rapporto col padre.

Ormai frequento il centro di mediazione da oltre un anno. Sapete quanto impegno abbia profuso nel cercare di riprendere il rapporto con i miei figli che mi avevano inspiegabilmente alienato. Molta strada è stata fatta grazie al vostro intervento, per il quale vi sarò eternamente grato.

Mio malgrado, ogni mio tentativo, ogni passo in avanti continua a scontrarsi con il comportamento puerile, antieducativo e ostruzionistico della mia ex moglie per la quale, evidentemente, il rapporto dei figli con il padre non ha alcuna importanza. Anzi, va evitato.

Il solo far passare ai miei figli il messaggio che non possono essere obbligati a rispettare i dispositivi del giudice, cosa da lei sostenuta in lungo e largo in mediazione e ripetuta oggi dai ragazzi, mi pare un comportamento deleterio per la loro educazione in generale e per il rapporto con me, distruttivo.

Sembra incredibile, ma sono costretto a lottare per poter fare il padre e purtroppo dopo due anni vengono meno energie fisiche, nervose ed economiche.

Vogliate valutare se riportare l’ennesimo di tali episodi al giudice, perché ritengo che mettano in serio pericolo la corretta crescita dei ragazzi.

Vi allego copia dei messaggi della giornata di venerdì a supporto del contenuto della lettera.

Ringraziandovi per l’attenzione che mi vorrete riservare vi saluto cordialmente.

Paperino

 

Un uomo di esperienza

Capisci che sei un uomo di esperienza quando te l’aspetti. È come se quello che di negativo ti può accadere lo senti arrivare da lontano.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando sai che quelle che vinci sono solamente delle battaglie e sai che la guerra non si vince mai. La guerra fa solo sconfitti purtroppo.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando le brutte cose non ti sorprendono più. Sono l’altra faccia delle belle cose e costituiscono un tutt’uno. Tu lo sai bene.

Capisci che sei un uomo di esperienza perché quando ti capitano le cose belle non voli mai troppo alto. Sei caduto tante volte e sai che più alto voli più male ti fai nel cadere. Voli basso, ti abitui.

Sei un uomo di esperienza quando capisci fino in fondo. Capire non è mai stata la strada per la contentezza.

Purtroppo gli uomini di esperienza non urlano, non spaccano, non reagiscono di istinto. Si irrigidiscono i muscoli, qualcuno a 47 anni ne è rimasto ancora. Si irrigidisce la mascella e digrigni i denti.

Ingoi e batti con frequenza le palpebre. Stringi i pugni e fai qualche passo. Apri e chiudi le mani. In genere io guardo il sole. La luce mi costringe a chiudere gli occhi. Ad occhi chiusi respiro meglio e mi rilasso. Preferisco star zitto in certi momenti. Se stai zitto è sicuro che non dici fesserie.

Il respiro è molto importante. Sarà che la tensione è come la pressione. Hai bisogno di sfiatare. Mi rilassa molto anche passare la mano tra i capelli. In testa ci sono tutte le terminazioni nervose.

Seduto no. Seduto non riesco proprio a stare. Forse per riuscire a stare seduto oltre all’esperienza devi avere anche maturità. Quella mi manca probabilmente, verrà coi capelli bianchi forse. Ancora sono quasi tutti neri.

Tornato dalle ferie con i ragazzi mi era capitato di leggere su internet il decalogo del genitore alienato.

  1. Iniziamo subito con il botto: il genitore alienante è un debole
    Al contrario di quanto si possa pensare, il genitore alienante, in fondo, è un debole. Il motivo è molto semplice: utilizza il figlio per distruggere la figura dell’ex partner e, così facendo, danneggia psicologicamente il figlio. Si nasconde dietro il figlio, mandando avanti lui nel conflitto.
  2. Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare propri bisogni
    Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare proprie esigenze personali. E’ concentrato sull’alienazione totale dell’ex partner per dimostrare di essere un bravo genitore. Il figlio gli serve per riempire i propri vuoti emotivi e alimentare il bisogno di riconoscimento: “sono un genitore responsabile”.
  3. Lasciate perdere le diagnosi del genitore alienante
    Smettetela di andare dietro a presunte ipotesi diagnostiche del genitore alienante “è un narcisista”, “ha un disturbo istrionico”, “è un borderline”, “è un antisociale” ecc. E’ una trappola: il genitore alienante attira la vostra attenzione su di sé così tralasciate la relazione con vostro figlio.
  4. Lasciate perdere il genitore alienante
    Non è lui/lei il vostro obiettivo. Il vostro unico obiettivo dovrebbe essere vostro figlio, concentratevi sulla relazione affettiva con lui, se ne avete la possibilità. Quando incontrate vostro figlio per il w.e. o negli incontri protetti, non parlategli male del genitore alienante, non rimproveratelo per il suo comportamento. E, soprattutto, evitate di audioregistrare di nascosto ciò che dice per poi portare queste “prove” in Tribunale: rimanete concentrati su vostro figlio. Buttate cellulari e registratori e cercate di sentire e carpire i suoi bisogni.
  5. Come faccio a concentrarmi su mio figlio se il problema è il genitore alienante?
    Il problema è la soluzione. Prendersela continuamente con il genitore alienante non vi avvicinerà a vostro figlio. Quando siete con lui non trattatelo come un bambino manipolato, ma come vostro figlio.
  6. Non abbiate paura di vostro figlio
    Spesso i genitori alienati hanno paura del figlio. Riprendetevi il ruolo di genitore, evitate di assumere con lui una posizione “down”. Vostro figlio vi sfida per testare la vostra sicurezza, per capire se si può fidare di voi.
  7. Finché ha rabbia, c’è speranza
    Finché vostro figlio prova rabbia nei vostri confronti, allora c’è speranza di ricucire il rapporto. La situazione diventa seria e preoccupante quando vostro figlio inizia a provare indifferenza nei vostri confronti e ad evitare qualsiasi contatto con voi, anche telefonico.
  8. Vostro figlio, in fondo, vi cerca
    Vostro figlio si è alleato con l’altro genitore perché lo percepisce più forte, più capace di gestire e difendere le sue fragilità durante questo acceso conflitto familiare. Quando vi incontra e parla male di voi o vi insulta non fa altro che richiamare la vostra attenzione. Non cadete nell’errore di dimostrare “lo vedete com’è manipolato?”. Invece, state su di lui, sul vostro rapporto “sento che sei molto arrabbiato con me…voglio che mi dici tutto quello hai…”: da una parte entrate in contatto con lui “sentendo” la sua rabbia, dall’altra gli inviate il messaggio di non avere timore di ciò che dice e di essere in grado di ascoltarlo e gestire le sue emozioni.
  9. Quando siete con vostro figlio, non fate le vittime
    Basta vittimismo. Fare le vittime davanti a vostro figlio per provocare una sua reazione di compassione è una strategia che non ha successo. Anzi, sortisce l’effetto contrario confermando a vostro figlio che siete passivi e deboli. Capita spesso che quando vostro figlio è con voi in casa risulti talmente antipatico e oppositivo da suscitarvi un sentimento di rabbia e una reazione espulsiva “quasi quasi lo rispedisco dal padre/dalla madre perché non ce la faccio a reggerlo”. E’ ciò che il vostro ex partner desidera più di tutto. Non fate il suo gioco.
  10. Mai smettere di lottare
    Non vi venga in mente di gettare la spugna. In ogni caso andate fino in fondo. Vostro figlio vi aspetta.

Direi che senza conoscerlo potrei averlo scritto io il decalogo, con il codice che mi sono dato in questa storia. Forse l’esperienza ti porta a fare i passi giusti anche quando non conosci il terreno in cui ti muovi. Come se fosse l’istinto ad averla acquisita.

Settimana scorsa avrei dovuto avere un incontro in mediazione con Ex moglie. Mi ha chiamato Antonella per fissare l’appuntamento per venerdì scorso. Ho dato come sempre la mia disponibilità. Ci avrebbero chiesto delle vacanze ma soprattutto volevano assicurarsi che venisse rispettato il programma di visite stabilito dal giudice. Da settembre i ragazzi avrebbero dovuto passare un week end su due con me, a partire dal venerdì sera fino al lunedì mattina. A ottobre dal giovedì sera.

Dopo un’ora ho ricevuto un’altra telefonata da Antonella. Mi è bastato vedere il numero per capire. Mannaggia l’esperienza.

Antonella: Sai, abbiamo contattato ex moglie, ma per questa settimana non può proprio. Dice di essere molto impegnata. Noi alla settimana successiva siamo in ferie, c’è la festa del Santo Patrono, ci dovremmo riaggiornare per vederci alla settimana dopo.

Paperino: Va bene, Antonella. Speriamo che il santo faccia la grazia almeno!

Antonella: Ahahaha, speriamo si. Però, ci siamo volute sincerare con Ex moglie che si rispettasse il programma stabilito dal giudice. Noi tenevamo soprattutto a questo.

 

Dentro di me, in quel momento, ho capito che il programma non sarebbe stato rispettato. C’era qualche giorno al fine settimana ancora. Ho evitato di pensarci nei giorni successivi. Dicono che se pensi troppo che una cosa vada male, poi va male per davvero.

Sono tornato ad Ikea è ho preso altra roba. A sera ho finito di montare scarpiere e cassettiere per accogliere i ragazzi con un po’ più di ordine.

Venerdì mi son svegliato presto, ho cambiato lenzuola e pulito il bagno. Non avrei fatto ritorno a casa prima di sera e volevo che i ragazzi trovassero tutto perfetto.

Alle 19,30 avrei dovuto portarli al dentista per un controllo. Poi li avrei fatti cenare a casa.

Al mattino mando un messaggio a Ex moglie:

Paperino: Oggi i ragazzi hanno visita al dentista alle 19,30. Li passo a prendere verso le 19 per il fine settimana .

Nessuna risposta.

Mi sono ricordato delle parole di Antonella che avevo rimosso dalla testa.

 

Dopo pranzo scrivo un sms a BBBBB ed AAAAA.

Paperino: Alle 19,30 dobbiamo stare dal dentista. Passo alle 19 da casa. Portate la borsa per il fine settimana.

BBBBB: Papà, siccome io ed AAAAA non stiamo bene, questa settimana vogliamo rimanere a casa.

Paperino: non è possibile.

BBBBB: Dal venerdì non voglio, e poi non mi sento bene.

Paperino: Non è possibile, starai bene a Monteamaro. Sono responsabile io di te e AAAAA da stasera a lunedì. Starò io con voi. Prepara le cose e non fare storie.

BBBBB: Io non vengo, preferisco restare a casa perché non mi sento bene.

Paperino: BBBBB, stai bene dai.

BBBBB: No

Paperino: Che hai?

BBBBB: Ho le placche alla gola.

Paperino: Che fai, non esci fino a lunedì?

BBBBB: Infatti, stanno venendo gli amici a casa, poi veniamo alla prossima settimana, dal sabato alla domenica.

Paperino: BBBBB, da venerdì, e da ottobre da giovedì. Così ha stabilito il giudice. E così si farà.

BBBBB: Che me ne frega del giudice. Io vengo dal sabato alla domenica.

Paperino: Stai facendo il bullo? Oggi ti passo a prendere.

BBBBB: No, non sto bene.

 

Eppure avevo seguito il decalogo. D’altra parte i codici di comportamento ci sono per chi subisce un abuso. Io addirittura il codice l’ho applicato senza conoscerlo, pensavo di non subire più? I miei ragazzi saranno abituati a fregarsene di quello che stabilisce un giudice.

E’ un vero peccato. Se ne fregano del giudice, figuriamoci di quello che dico io.

Eppure BBBBB è talmente cagasotto. Ma chissà quante volte gli sarà stato ripetuto che possono rifiutarsi di rispettare le disposizioni. Data l’età possono decidere loro. Lo ripeteva sempre in mediazione Ex moglie. Tra lei e suocera non avranno mancato di farglielo pervenire forte e chiaro come messaggio ai ragazzi.

 

Scrivo ad Ex moglie. Più per protocollo che per speranza.

Paperino: BBBBB sta facendo storie per venire a Monteamaro. Per favore intervieni anche tu.

 

Ci sono le domande retoriche, quelle che non hanno bisogno di risposta.

Ci sono anche le richieste retoriche, quelle che la risposta già la hanno.

 

Ex Moglie: Sono intervenuta, ma non vogliono venire da venerdì e poi non si sentono bene. Devo chiamare anche la dentista per spostare l’appuntamento.

 

Ma guarda, ho pensato. I desideri dei ragazzi collimano con quelli della madre. Era lei che non voleva dal venerdì. Ha cercato di evitarlo in ogni modo in tribunale ed in mediazione. Adesso loro confermano.

 

Paperino: Lo sai che lo ha stabilito il giudice, non ci sono possibilità alternative.

Staranno con me a Monteamaro e prenderò io cura di loro. Se stanno male da non poter uscire, facciamo prossima settimana. Ma che non escano da casa, se è vero.

Ricordati che decidono i genitori dove stanno i ragazzi. Non ricominciamo con la stessa storia. Il provvedimento del giudice va rispettato, non ci sono alternative. Non mi costringere a sporgere denuncia. E poi, se non stanno bene, non si invitano gli amici a casa.

 

Passano 10 minuti senza risposta. E’ il segnale che sta chiedendo alla sorellina come rispondere. Le sue risorse sono terminate qui.

 

Ex moglie: Io ho spiegato ai ragazzi, ma dal venerdì non vogliono. Non possono essere obbligati, hanno l’età per comunicare e parleranno con il giudice. Poi si deve usare la coscienza, non è una guerra tra di noi. Poi fai come credi, l’importante è il bene dei ragazzi, non bisogna certo scioccarli. Poi non stanno bene. Poi magari parli tu con loro di persona e vedi.

 

Ci risiamo. E’ venerdì notte mentre scrivo. Trascrivo i messaggi, sono costretto ad alzarmi e respirare profondamente. Una cosa che ti insegna l’esperienza, è che l’esperienza non finisce mai.

Anche se ti trovi in situazioni già viste e riviste, spesso è come se fosse la prima volta.

Il vantaggio di una richiesta retorica è che non è necessario aggiungere altro alla risposta che già conosci. Ti permette di chiudere un dialogo senza essere l’ultimo a parlare.

 

Nel frattempo è arrivato il messaggio di AAAAA che confermava le volontà di BBBBB anche per sé. Anche lui sta male e non si sente di venire.

 

Chiamo Mario, il mio avvocato.

E’ in ufficio, lo vado a trovare. Gli ho chiesto se potessi sporgere denuncia.

Mario: no, non puoi fare nulla. Sono i ragazzi ad averti detto di non voler venire. Mi dispiace. Non puoi fare proprio nulla. Cerca di non incazzarti. Soprassiedi e non insistere. Alla udienza ne parleremo. Purtroppo devo dirti altro.

Paperino: Cosa?

Mario: Mi è giunta voce da un’amica che lavora ai servizi sociali che la dirigente si sta interessando al tuo caso. Qualcuno da parte di tua moglie deve averle fatto pressioni.

Paperino: si? Non mi sorprende. Che può succedere?

Mario: Può essere che faccia pressioni su Lorenza e Antonella. Tu ci hai parlato?

Paperino: no, mi hanno solo detto che Ex moglie si è rifiutata di vedersi settimana scorsa e che ci saremmo visti settimana prossima. Questa settimana l’ufficio è chiuso per la festa patronale. Lorenza non è una che si faccia intimorire. Hanno sbagliato indirizzo. Anzi, la cosa l’avrà fatta incazzare da morire.

Mario: Non lo credo neanche io, ma sono cose che danno fastidio.

Paperino: comunque, non credo che possano fare più nulla per me. Hanno fatto tanto già.

E come hai detto tu, non posso fare nulla. Non posso fare il padre. Pare che questo sia legale.

Non è così?

Mario: Cerca di stare tranquillo.

Paperino: Certo che lo sono, l’esperienza serve a questo. Non credi? Io un po’ ne ho fatta.

Tranquillo lo sono per davvero. E’ mezzanotte e mezza, mi passo la mano nei capelli e mi stropiccio gli occhi. Domattina, sveglia presto. Si vendemmia. Niente ti distrae come il lavoro fisico. Un delle cose che non mi è mai pesata è la fatica. Quasi quasi la adoro. Forse perché non ha bisogno di capire molto.

 

Al mattino sveglia presto e vendemmia. Mi vedo con mio fratello Hulk per il caffè e mi fa.

Hulk: Ieri ho visto AAAAA e BBBBB alla festa patronale.

Mi rabbuio probabilmente perché mi chiede cosa avessi.

Paperino: Niente, e che mi avevano detto di non poter stare da me perché non si sentivano bene. Spalleggiati dalla madre che addirittura ha spostato il dentista per dimostrare che stessero davvero male. Dovevano stare con me questo fine settimana. Pazienza, ho sorriso.

L’esperienza è come un peluche a cui abbracciarti quando ti vuoi consolare e non hai altro che te stesso.

Il tempo e la felicità

Penso che la vacanza sia andata bene. Ho preso i ragazzi l’8 agosto da casa, verso mezzogiorno. In auto siamo partiti per Roma, a casa di Tacitus. Insieme a noi sarebbe partito per Barcellona, al mattino dopo. Ero felice. La felicità è quella forza che fa perdere gravità a te e alle cose che ti circondano. Tutto ti sembra più leggero. Ero in ansia e col cuore in gola quando li ho visti spuntare dallo specchietto retrovisore con trolley e zaino. Mi sentivo come al primo appuntamento.

Sono uscito dall’auto e gli ho sistemato i bagagli nel cofano manco il miglior chauffeur del mondo. Al giorno prima avevo lavato l’auto e ci avevo messo un po’ di profumo .

Felicità è quel momento in cui non hai bisogno di essere ricambiato. Sei talmente pieno che puoi solo dare. Ricevere è un di più e sei talmente pieno che non ci entra più nulla.

Non so che cosa pensassero i ragazzi . Durante il viaggio in auto fino a Roma abbiamo parlato e scherzato. Non si è rotto il ghiaccio ma c’era la temperatura giusta perché cominciasse a sciogliersi. C’era quello che fino ad ora mi era stato sempre negato. Il tempo. Già, la felicità se non ha tempo rimane una piccola gioia.

Alla sera carbonara e amatriciana a Piazza di Spagna, in un ristorante che frequento quando sono a Roma per lavoro. BBBBB è un amatore della pasta alla carbonara. Quella sera ha capito di aver mangiato tentativi di carbonara fino a quel momento. D’ora in poi sarà dura prepararne una all’altezza.

Nei giorni successivi siamo stati a Barcellona. Una città che diventa sempre più bella. C’ero stato tanti anni fa, ma ogni volta che la rivedo la trovo rinnovata e avanti. Si, Barcellona è una città di avanguardia. Le idee per il buon vivere lì trovano applicazione. Anche se non so come sia viverci. La sensazione che ti dà è di qualcosa grande ma a dimensione di uomo nello stesso tempo. Sono felice che sia stata la culla del ricongiungimento con i miei figli.

Abbiamo girato tanto, i ragazzi giocavano tra di loro molto, spesso con le mani. Non si facevano male, era un continuo istigarsi e rincorrersi per una manata o un pugno. Colpi controllati da entrambi per fortuna. Tacitus dopo un po’ mi ha chiesto…

Tacitus: sono sempre così?

Paperino: che ne so. Io li sto conoscendo oggi da adolescenti. Quando erano più piccoli mi sarei fatto sentire perché la smettessero. Ora che faccio? Per me è bello pure questo. Li osservo.

Per me era come se osservassi le mie mani dopo aver tolto una ingessatura. Un pezzo di me che non vedevo da un po’ e che devo riscoprire come mio.

È stato così per quattro giorni. Ho passato il tempo a conoscerli, o meglio a riconoscerli. Volevo per capire cosa fossero diventati. Seguivo le tracce di loro bambini per ritrovarle in loro adolescenti.

Di certo sono diventati uomini. Giravano nudi in stanza e non hanno più nulla del bambino sotto la cinta. Mi ha fatto impressione vedermeli girare così intorno. Mi è venuto in mente di comprare loro dei preservativi, anche se con ogni probabilità sono uomini in solitudine per ora. Roba artigianale.

Avevo preso un albergo fuori da Barcellona ed una macchina a noleggio per muoverci. Tacitus la sua stanza ed io con i ragazzi, in tre.

Tacitus non è molto abituato a interloquire con gli adolescenti. Ma ha un pregio, parla se sa. Siccome ne sa tante, parlava spesso. Loro lo ascoltavano con interesse, perlopiù. Ogni tanto mi toccava tradurre, perché Tacitus non adatta il linguaggio all’interlocutore. Una roba che si porta dietro dai tempi della scuola.

Non era importante la meta per me. Saremmo potuti andare in qualsiasi posto. Il mio intento era insegnare loro il mio modo di viaggiare.

Nessun programma. Giorno per giorno, alla scoperta. Alla sera si faceva il programma per il giorno dopo e strada facendo si improvvisava seguendo una indicazione, una informazione, l’istinto.

Siamo stati allo stadio del Barcellona, al museo di Picasso, in spiaggia, alla Sagrada Familia e al parco Guell. Mete classiche tra un centro commerciale ed un altro alla ricerca di affari per abbigliamento da calcio. Tutto perfetto. Anche il rientro in Italia con un ferragosto passato ai Castelli Romani a mangiare porchetta, lontani dal casino.

Mi sono rasserenato. La serenità è la felicità che ti conquisti, quella che non ti arriva dal cielo. Sei felice e porti i segni della conquista. E’ la felicità dopo la fatica.

Sono stati da me a Monteamaro per qualche giorno ancora. È stata una meraviglia. Ho la sensazione che siano stati bene davvero. Abbiamo guardato dei film insieme, ci siamo sbellicati di risate e poi colazioni, pranzi, cene. Ho lavato, cucinato, messo in ordine di continuo. AAAAA ha il disordine normale di un adolescente, BBBBB uno strazio. Li ho accompagnati su e giù dalla città per i loro impegni con gli amici. A sera uscivano dopo cena per conto loro.

Ex moglie per tutte e due le settimane ha telefonato almeno 5 volte al giorno ad ognuno di loro. Dei giorni anche di più. Secondo me ha problemi seri che prima o poi dovrà affrontare.

Ho montato una cassettiera presa ad Ikea. L’ho presa perché potessero tenere le loro cose in ordine. Mentre la montavo BBBBB era vicino a me ed ha risposto al telefono alla madre. Il volume del telefono e la voce di ex moglie erano piuttosto alti, tanto che ho potuto sentire.

Ex moglie: BBBBB ! Nemmeno una telefonata mi fai! E che cosa! Possibile che debba chiamare sempre io!

BBBBB: si ma’…

Ex moglie: mi devi chiamare ogni tanto! Hai capito? Non è modo!

BBBBB: si ma’….

Mi sono venuti mille pensieri in mente. Per un anno non li ho né sentiti né visti e lei mi diceva che non ci poteva fare nulla. Ricevevo ciò che avevo seminato, a suo dire.

Ho trattenuto a stento una smorfia di dolore per quello che è passato.

Il dolore, quando è forte non ti permette di gioire per rivalsa. È più il male che si prova nel sentirlo rinvenire. Almeno in me funziona così. Per superarlo, preferisco passare oltre, la vendetta è un modo per tornare indietro e non guardare avanti. Non lenisce affatto.

Poi la notizia in TV della strage a Barcellona. Cinque giorni prima eravamo noi a passeggiare sulla Rambla nei pressi della Bouqeria .

Ero con i ragazzi sul divano a vedere la TV.

Me li sono guardati, ho chiuso gli occhi e ho detto…

Paperino: che culo ragazzi!

Loro hanno capito ma la cosa non li ha toccati più di tanto. Per capire il pericolo devi saper quantificare il danno ed il danno per quantificarlo lo devi aver subito in qualche modo.

Quando passeggiavamo per Barcellona ho detto ai ragazzi…

Paperino: Se vedete un camion che si muove a tutta velocità, buttatevi in un negozio. Oppure… mettetevi dietro Tacitus. Secondo me, se il camion lo urta, si spacca il camion!

BBBBB: ah… io entro nella Nike così nel casino porto via le maglie!

Paperino: Certo, come no. Sarebbe una buona occasione. Si chiama sciacallaggio, approfittarsene di una disgrazia. E’ la cosa peggiore che un uomo possa fare. Non ti ci vedo come sciacallo.

BBBBB: Vabbè…

Scherzavo per non farli impaurire. Chi se lo immaginava accadesse realmente.

Ho pensato a tutta quella gente massacrata. E’ mancato poco che ci trovassimo noi da quelle parti.

Non so cosa spinga dei ragazzi a prendere un furgoncino e lanciarsi su altra gente innocente, falcidiandola. Non è una cosa umana e non credo di riuscire mai a comprenderla. La religione è solo una scusa. Non ci sono religioni che insegnano l’odio e l’omicidio.

Ci sono uomini e donne che pur potendo, non vogliono provare ad essere felici. Fa comodo pensare che la propria infelicità sia colpa degli altri e rendendo tutti infelici si pensa di alleviare il proprio disagio. La loro energia la sprecano per cercare risarcimento nella vendetta, come se la vendetta potesse cambiare il passato.

Bisogna provarci sempre ad essere felici, invece. Lo ripeto anche a me stesso come un rosario, nei momenti di disagio in cui lo dimentico.

Il tempo scorre ed il futuro è di chi rema a favore di corrente.

Ci sono uomini e donne che non possono essere felici perché vivono in contesti di disperazione, fame e violenza. Scappano alla ricerca della propria felicità e quella dei propri figli. Niente può fermarli.

Contro questo fiume, chi costruisce muri ideologici o reali è nel passato, sarà travolto.

Io mi sento dalla parte di chi cerca la felicità. E’ una energia positiva che non andrebbe dispersa, è il futuro.

Sono stati quindici giorni bellissimi per me e mi sento felice.

Come una frisella

La Puglia è una regione molto lunga. Da Poggio Imperiale a Santa Maria di Leuca ci sono più di 400 km. Quando si parla di Pugliese non ci si rifà ad abitudini proprio simili.

Ci sono almeno tre macro aree molto distinte, quasi tre etnie differenti. Ci sono i Foggiani del Tavoliere e del Gargano, ci sono i Baresi e i Salentini di Brindisi, Lecce e Taranto. A Milano che è la seconda città pugliese di Italia ho frequentato tutte le etnie. Sono salentino, ma mezzo sangue, perché mia madre e la sua famiglia sono della provincia di Bari.

Essendo cresciuto da meticcio, posso garantire che in cento, duecento chilometri cambia il mondo, ci sono approcci completamente differenti alla cose della vita.

Da meticcio ho potuto indossare meglio la maglia di pugliese e ho imparato a saper parlare e capire due dialetti che sono due lingue differenti per termini ed accento. Un che di internazionale. Il salentino è molto simile al dialetto della Sicilia orientale, anche come accento. Il barese è quello che passa in tv come pugliese, l’accento di Zalone per intenderci.

C’è una cosa che ci accomuna come popolo. Quasi fosse una denominatore comune. Non tanto le praterie di ulivi e i muretti a secco, non tanto il mare, il sole e il vento. La cosa che ci rende uniti e che secondo me dovrebbe essere nella bandiera regionale è la frisella al pomodoro.

Se nel mondo il simbolo dell’italianità sono gli spaghetti o la pizza, il simbolo di un vero pugliese è la frisa.

Un vero pugliese sa scegliere le frise, sa quanto bagnarle nell’acqua fino a raggiungere la croccantezza che desidera, sa quali pomodori usare per condirla. Il momento più delicato della preparazione è la sponzatura.

La frisa si ‘’sponza’’ ovvero si ammorbidisce, ma non troppo. Deve rimanere croccante, un po’ come la cottura della pasta. Al dente ma non troppo. La frisa è un biscotto duro e deve essere bagnata per ammorbidirla, diventa permeabile per consentire all’olio e al liquido del pomodoro di impregnarla ed insaporirla. Morbida non ti spacchi i denti a mangiarla, ma non deve ammollarsi troppo e diventare una ‘’pappa’’.

Origano, un po’ di sale e la frisa base è pronta. Io ci aggiungo del peperoncino, quello sott’olio di mia zia, ma è una variante personale.

E’ il piatto più semplice che conosca, per venire buono, gli ingredienti devono essere di prima qualità. Il pomodoro, meglio se raccolto dalla pianta, la frisella, presa dal forno dietro casa, l’olio extra vergine di oliva comprato dal produttore locale. Per questo la frisella non si esporta e non si industrializza. Funziona solo se è a chilometro zero.

In questo periodo mi sento così, come una frisa.

Ho ricondotto al minimo un po’ tutto. In particolar modo le aspettative. Mi sono ‘’sponzato’’ un po’ ma ho conservato croccantezza. Sto riorganizzando un po’ tutto. Ho fatto un colloquio di lavoro per girare il mondo e mi hanno detto che sto in una short list di candidati, che valuteranno. Se mi dovessero mai chiamare, credo di rifiutare.

Ho voglia di ripartire da pomodoro, olio sale ed origano.

Ho buttato via tutto ciò che era nocivo, cose e persone che facevano male alla mia vita.

Ho quarantasette anni, né troppo vecchio né troppo giovane. Un po’ di esperienza e un po’ di prospettive ancora. Un po’ di tutto, voglio giocarmelo in modo semplice pensando a ciò che ha senso nella vita. Quarantasette anni sono abbastanza per cogliere il senso, pochi ancora per dire di non aver nulla da cogliere.

Non mi ero mai interessato alla politica. Ho simpatizzato da più giovane per Pannella e per i radicali, oggi ho aderito ad un nuovo movimento di sinistra. Non voglio candidarmi o fare carriera. Solo interessarmi e offrire collaborazione se richiesta. Un po’ di cose le so e le voglio mettere a disposizione. Aderire ad un movimento nuovo mi sembra una buona occasione. Mi hanno inserito nel coordinamento cittadino. Giriamo per le piazze a parlare con la gente dei problemi della città. Sento delle cose bellissime. C’è sfiducia e malcontento dilagante, ma tanta energia. Ho offerto anche la disponibilità a fare ripetizioni gratuite presso la sede del Movimento ai ragazzi con problemi a scuola che non possono permettersi di pagare le ripetizioni.

Continuo a fare il mio vino e con degli amici sto producendo ed imbottigliando del vino per venderlo. Vivere la terra ti fa mettere radici e fare delle belle foglie. Col tempo uscirà qualche fiore magari. Provo di tutto pur di non fare l’ingegnere insomma.

Le cose con i ragazzi sembra si stiano sistemando. Adesso sono in vacanza con la madre, alla casa dei nonni materni ad Otranto.

A cavallo di Ferragosto staranno con me per quindici giorni. Almeno è così sulla carta.

Senza dire nulla ad alcuno avevo prenotato un volo per Barcellona per stare lì quattro giorni.

Ci sono stato due volte a Barcellona, è una città che mi piace molto. Poi è la città del Camp Nou. Sapevo che allo visita dello stadio del Barcellona e agli ‘’store’’ con le maglie di Messi i ragazzi non avrebbero resistito.

In mediazione mi ero garantito un si di ex moglie al viaggio. Poi l’ho proposto ad AAAAA e BBBBB.

Dopo una frazione di secondo di tentennamento mi hanno detto di si.

Con la scusa del Cap Nou ci infilo una visita al museo di Picasso e una passeggiata tra l’architettura di Gaudì. La bellezza è il seme migliore e alla loro età sono fertili.

Mi son sentito con il mio amico Tacitus, il mio compagno di banco, separato da poco. Credo che anche lui stia in un periodo in cui non sappia dove andare a fare l’uovo.

Si accoda anche lui a noi. Avevamo l’età dei miei figli quando spendevamo il tempo a parlare del mondo tra una versione di latino ed una di greco. Tra tutti i nostri discorsi nei pomeriggi di studio o dall’ultimo banco sulla sinistra in classe, non ci saremmo mai immaginati questo viaggio. La vita è quello che non ti aspetti.

Partiamo l’otto agosto in auto, raggiungo casa di Tacitus a Roma e al mattino successivo ci imbarchiamo per Barcellona da Fiumicino. Torneremo il tredici e mi inventerò qualcosa da fare a Roma e dintorni fino a Ferragosto. Poi staremo una settimana a Monteamaro e proverò a fargliela sentire di più casa loro. Vorrei iniettare loro l’amore per la terra, ma purtroppo è roba che non va intramuscolo. Da piccolo le friselle le bagnavo all’acqua del pozzo, i pomodori li staccavo dalla pianta e li ingoiavo senza alcun condimento come fossero ciliege. Camminavo scalzo nella terra.

Loro del pomodoro non vogliono né buccia né semi, non sopportano nemmeno la sabbia tra i piedi. Sono stati educati così dalla madre. Io ho lasciato fare ma non è mai troppo tardi per ripartire. Adesso è il momento di mostrare loro l’altra metà, quella mia. A settembre, bello sponzato e permeabile mi lascerò innaffiare dal condimento e ripartirò croccante.

Ortone sull’uovo

Una delle letture più carine che faccio è quella dell’oroscopo di Rob Brezny sul sito internazionale.it.

Non credo nell’astrologia come scienza ma credo nella positività che il buon umore e la leggerezza innesca sulle persone. Rob, leggendolo, il buon umore te lo mette di sicuro. Già la sua faccia mette simpatia e quello che scrive è veramente leggero, di quella leggerezza gentile ed elegante che ti solleva per qualche centimetro da terra e non ti fa sentire il peso delle cose.

Questa settimana sui gemelli diceva:

Nel libro L’uovo di Ortone, del Dr. Seuss, un elefante si assume il compito di stare seduto sull’uovo di un uccello per tenerlo al caldo fino a quando non si schiuderà. Il nido è in cima a un albero, il che rende la sua impresa ancora più complicata. Al culmine del racconto Ortone ha già dovuto affrontare molte difficoltà per mantenere il suo impegno. Ma tutto finisce bene e la creatura che nasce è miracolosamente metà uccello e metà elefante. Vedo qualche somiglianza tra questa storia e la tua vita in questo momento. Il compito che ti sei assunto non ti viene naturale e non sei sicuro che lo stai svolgendo nel modo giusto. Ma se resisterai fino alla fine, riceverai un premio che ti sorprenderà.

 

Mi sono immaginato Ortone in cima ad un albero seduto sul nido.

E’ stato fantastico per qualche secondo sentirsi come un elefante col culo su un uovo.

La trovo una immagine di una delicatezza incredibile. E poi, tutto sommato, ci ho visto un po’ di quello che sto facendo.

C’è stata l’ennesima udienza per il diritto di visita. Questa volta il giudice ha convocato la dottoressa Lorenza Drago del centro per la famiglia. Citto, il giudice, lascerà il tribunale di Paperopoli. E’ l’ultima udienza che faremo con lui. Un uomo pacato e di vecchio stampo, a disagio con questioni moderne, mi sembra. Credo abbia convocato la dottoressa Drago perché di lei si fida. Penso che di lei si fidino tutti in realtà. Un mastino da combattimento, sotto spoglie di donna sorridente e solare.

A Paperopoli c’è un gran caldo in questi giorni tanto che la gente fatica a muoversi. La temperatura non la leggi sui termometri ma sulla faccia stravolta delle persone. Sopra i 35 gradi il volto comincia a liquefarsi. Le labbra inferiori si staccano da quelle superiori come se nella bocca potesse entrare un po’ di frescura. Anche le pareti e i pavimenti degli uffici sono bollenti. I condizionatori sembra risentano della crisi del Paese e boccheggiano anche loro.

Anche io sono a disagio. Il caldo lo adoro e sopra i trenta gradi mi sento veramente bene, ma mi sembra di muovermi in un lazzaretto. Non soffro per nulla personalmente, anzi. Non puoi stare veramente bene se intorno stanno male tutti. Non sono dotato di quel cinismo.

Ho di fronte Citto e la cancelliera seduti dietro una scrivania. In piedi alla mia sinistra Stiro, l’avvocato di Ex Moglie con il capello più cotonato del solito ed Ex Moglie. Alla mia destra Mario, il mio avvocato.

La dottoressa Drago è anche lei in piedi alla destra di Mario, messa davanti al lato corto della cattedra, come quelli che vengono interrogati a scuola.

Il giudice saluta e chiede come si sono evolute le cose.

Inizia a parlare Stiro, come sempre. Con la sua voce che è un misto tra un’omelia e un dramma teatrale spiega che la situazione è migliorata alla grande.

Stiro: ‘’I ragazzi hanno dormito dal padre’’.

Col tono che usa, le parole di S. Paolo ai Filippesi lette in chiesa sembrano una barzelletta in confronto.

Quasi che il risultato fosse merito suo e della sua cliente.

Il giudice, che di parole degli avvocati apostoli ne deve aver sentite tante, quasi non lo ascolta e chiede alla dott.ssa Drago di esporre.

Lorenza racconta delle mediazioni e delle difficoltà a trovare un punto di equilibrio tra coniugi. Si sono fatti loro carico di trovare una mediazione sul diritto di visita per venire incontro alle richieste mie e di ex moglie. Solo mie in realtà, perché Ex moglie non ha proposto un bel nulla. Io chiedevo l’allineamento alle nuove linee guida in fatto di separazioni. Ovvero stare a settimane alterne con i ragazzi. Ex moglie proponeva un bel tubo.

Lorenza consegna un ciclostile in cui si prevede che i ragazzi stiano con il padre dal giovedì sera al lunedì mattina per una settimana, 4 giorni di fila. Questo per venire incontro alla mia richiesta di vivere la routine quotidiana dei miei figli dice, non limitare ai week end la permanenza con me. Richiesta che il servizio ha ritenuto giusta.

Alla settimana successiva sono previste due cene e nessun pernotto.

Ho letto il ciclostile con Mario. Mi ha guardato e mi ha detto … ‘’ va bene, Paperino, va bene.

Era il modo per dirmi : diciamo di si, non rompere le palle, non è il momento di fare appunti. Forse aveva paura che, puntiglioso come sono, trovassi qualche pelo nell’uovo che col culo sto scaldando, per dirla alla Rob.

La fiducia di Citto nella Drago era talmente palese che trovare da ridire su una sua proposta sarebbe stato controproducente.

Paperino: Si, non era quello che chiedevo, ma va bene.

Purtroppo sono fatto così, se non puntualizzo, sto male. Mi rendo conto e confesso: sono un rompicoglioni.

Ex moglie era sconvolta.

Ex Moglie: No! Non sono d’accordo. I ragazzi non vogliono!

Hanno dormito dal padre e non è vero che è andato tutto bene. Il piccolo quando è tornato a sera a casa aveva il magone. Come avesse qualcosa sullo stomaco.

I ragazzi hanno gli amici nel quartiere dove viviamo . Lui vive in campagna e non potrebbero godere più della vita sociale che conducono.

Citto: Signora, si farà carico il padre in quei giorni di accompagnarli. Mi pare che la buona volontà ci sia. Sono d’accordo che gli amici sono fondamentali all’età dei suoi figli, ma sarà cura del padre far sì che possano continuare a vederli.

Ex moglie: Non capisco perché non si possa fare un diritto di visita come tutti i separati! Al sabato e alla domenica. Perché dal giovedì? Hanno la scuola, il calcio. Significata stravolgere le loro abitudini.

Paperino: Giudice, se sente lei….

Citto mi guarda con tono paterno e abbozza un sorriso.

Paperino: Io sono due anni che tento di fare disperatamente il padre. Ma qua, voler fare il padre è come dire di essere un marziano. Mi guardano tutti come un marziano!

Lorenza (rivolta a Ex Moglie): Ex Moglie, i ragazzi si abituano. Sarà il padre ad averne cura per farli stare bene. E’ importante che abbiano un rapporto con il padre anche.

Ex moglie: Loro non vogliono, ecco perché desidero che siano sentiti.

Citto (liquidandola) : Va bene signora, se sarà il caso li sentiremo. Per ora facciamo così. Iniziamo da settembre. I ragazzi staranno d’estate 15 giorni in vacanza con lei e 15 giorni con il padre. Da settembre cominciamo a seguire le indicazioni del centro per la famiglia, aggiungendo il venerdì, e da ottobre andiamo a regime col giovedì. Penso che vada bene una gradualità. Vediamo come va e ci aggiorniamo.

Ex moglie continuava con i suoi sproloqui. Guardava il ciclostile con Stiro e borbottava.

Stiro mi sia avvicina con il foglio e mi dice quasi all’orecchio, cercando una transazione che potesse rabbonire la sua ‘’dolce’’ cliente.

Stiro: Non potremmo togliere il giovedì? Partire dal venerdì?

Paperino: No! Dal giovedì!

Con il braccio allontano lui e il foglio come stessi scacciando un cane.

Mi è dispiaciuto trattare così un uomo dall’eleganza inglese, ma l’eleganza, l’età e l’ambiente lo hanno salvato da un cazzotto in faccia in quel momento.

Non ha letto Rob e non sa che sono come un elefante su un uovo. Ha rischiato un colpo di proboscide.

Ho guardato Lorenza. Evidentemente i miei occhi parlavano o anche lei mi vede come Ortone.

Le chiedevo di non abbandonarmi e ha capito, penso.

Lorenza: Vista la situazione, giudice, valuti se è opportuno continuare con l’ascolto della coppia. Noi siamo disponibili.

Citto: Si, magari, a settembre e ottobre fissate degli incontri per monitorare la situazione.

Per loro fisseremo un’altra udienza.

Citto tra i borbottii di Ex Moglie detta il verbale alla cancelliera. Nel dettare dice entrambi in nomi dei miei figli. BBBBB di secondo nome fa ‘’Suonavuoto’’, come mio suocero.

Mario: Tuo figlio si chiama Suonavuoto?

Paperino : Di secondo nome!

Puntualizzo con aria stizzita.

Mario da gran figlio di buona donna qual è….:  Ah scusa, non volevo offenderti…

Mi fa sorridere finalmente, e la tensione è venuta giù.

Citto, finito di dettare e dopo aver aperto l’agenda: Per voi va bene se fissiamo per il xx di novembre?

Mario: Basta saperlo e siamo pronti.

Ex moglie continuava a borbottare con Stiro in disparte, sventolando il ciclostile di Lorenza come fosse una contravvenzione appena presa.

Io saluto e me ne vado.

Ha ragione Rob, il compito che mi sono assunto non mi viene naturale e non so se lo sto facendo bene.

Ma non è stato semplice arrampicarsi su un albero e chiunque venga a infastidirmi mentre proteggo col culo il mio uovo, se la vedrà corpo a corpo con un elefante.

Intanto beccatevi questa:

 

TIBUNALE DI PAPEROPOLI

VERBALE DI UDIENZA DEL XX/07/2017

 

Sono presenti le parti personalmente e i rispettivi difensori nonché la dott.ssa Lorenza Drago dei servizi di Mediazione Familiare.

Sentite le parti, dispone che i rapporti e i periodi di visita di Paperino nei confronti dei figli mirori AAAAA e BBBBB vengano attuati secondo il calendario predisposto dal Centro per la famiglia di Paperopoli allegato. Si precisa che per il mese di settembre la permanenza con il padre da parte dei minori inizi alle ore 18,00 del venerdì,e per il mese di ottobre lo stesso avrà inizio dal giovedì.

Rinvia la causa all’udienza del XX/11/2017 alle 11,30 per verificare le modalità.

Conferma l’incarico al Centro per la famiglia di attuare il percorso di mediazione.

Piatto

Il gioco è una brutta bestia. Un vizio che purtroppo fa molte vittime.

C’è tanta gente attaccata a quelle maledette macchinette o alla speranza che una grattata possa risolvere i problemi di una vita. Tanti se la infelicitano di più. Non vorrei offendere il culto, ma la gente davanti alle macchinette mi dà la sensazione degli ebrei al muro del pianto che piangono per i loro lutti. Qualcuno ondeggia imprecando invece che pregando.

Io verso il gioco ho un atteggiamento tipo quei fedeli che dicono ci credo, ma non pratico.

Mi piace da matti l’adrenalina che produce giocare, allo stesso tempo mi rendo conto che può diventare una droga tremenda. Evito di giocare, anche perché l’unica certezza del gioco è che, alla fine, perdi sempre. Mi limito a fare una scommessa   alle partite del calcio alla domenica, spesso con un amico, sapendo che quei soldi andranno persi. E’ quasi un rito ormai. Ci incontriamo al caffè, per una mezz’oretta discutiamo i pronostici con la presunzione di essere i più grandi esperti mondiali. C’è un gusto diverso a vedere le partite con un pronostico in mano. Ci sfottiamo in chat se uno dei due ha cannato o meno un risultato. Ogni tanto si vince e si festeggia. La vittoria è una di quelle cose che se divisa con altri, si moltiplica invece che ridursi. Alla fine dell’anno, se va bene, il bilancio è in pareggio.

Da ragazzo durante le feste natalizie ogni tanto giocavo a poker con gli amici. Si facevano le nottate. Anche quello era un divertimento. Tornavo da Milano dove ero per gli studi universitari e rincontravo i miei amici di sempre, studenti in altre città. Passavo una o due nottate con loro. C’erano da raccontare mesi di vita. Le carte erano una scusa.

Dopo un po’ , i bicchierini di troppo riempivano di risate l’ambiente fumoso. C’era un momento che mi piaceva da matti. Il piatto era pieno di fiches, dagli scarti mi rendevo conto che gli altri avevano in mano non più di un tris, qualcuno il tris lo aveva. Lo si capiva dal tenore delle puntate.

Non importava cosa avessi in mano. Spesso evitavo di guardare anche che punto avessi dopo aver cambiato una carta. Il gioco non era più di carte, ma psicologico. Entrava sul campo la strategia.

Aspettavo la puntata di chi aveva aperto il gioco, l’eventuale rilancio e poi…. ‘’Piatto’’.

In quei momenti ti viene la faccia del killer, come se mettessi una rivoltella sul tavolo.

Piatto nel poker significa che punti l’ammontare che è presente sul piatto, somma delle puntate fatte da tutti in precedenza nel corso della mano. Una mano di quel tipo può determinare l’esito di una partita durata ore. Non giocavamo grosse somme, ma per noi studenti anche 10.000 lire erano importanti. E poi, a parte i soldi che rimanevano una cifra irrisoria, c’erano in ballo gli sfottò di una settimana.

Quando rischi tutto non fai i conti con ciò che perdi, se sei un giocatore punti a giocare su cosa possano perdere gli altri. Per questo non guardavo le mie carte. Non aveva importanza cosa avessi in mano. Che fosse un bluff o meno non lo volevo sapere neanche io.

Alla parola ‘’piatto’’ l’atmosfera diventava improvvisamente seria, come ci fosse stato un richiamo all’ordine in una riunione fino a quel momento sbracata.

Il silenzio prendeva il posto del fumo delle sigarette, era denso e visibile.

La posizione sulla sedia dei giocatori diventava eretta. Per gli uomini niente è più serio del gioco, rimaniamo bambini per sempre.

Era tanto bello il momento che non mi importava di vincere o perdere, importava averci provato. Per me rimane il senso di ogni cosa.

In queste settimane per ordine del giudice ho continuato a frequentare il centro per la famiglia incontrando Ex Moglie, Lorenza e Antonella.

La battaglia è stata sul diritto di visita. Il giudice nell’udienza dei primi di giugno aveva stabilito provvisoriamente che vedessi i ragazzi a week end alternati e al venerdì sera.

Il giudice aveva poi demandato al centro per la famiglia di trovare un accordo tra le parti più calzante.

I ragazzi hanno dormito da me per la prima volta dopo quasi due anni. E’ stato bellissimo anche se durato troppo poco.

Gli incontri hanno avuto lo stesso tono di sempre. Le mediatrici che tentavano di far capire ad Ex moglie l’importanza del rapporto dei ragazzi con me. Lei a trincerarsi sul fatto che hanno le loro abitudini, che sono loro a non volersi muovere da casa, che lei non ha nulla in contrario.

Nulla in contrario, ma quando le è stato prospettato di aggiungere altri pernotti a quelli stabiliti dal giudice si è opposta.

Ad un certo punto anche Lorenza è sbottata:

Ex Moglie: Io non ho nulla in contrario, ma i ragazzi hanno la scuola, gli amici, le abitudini, mica possono dall’oggi al domani cambiarle.

Lorenza: (con tono perentorio) Senti Ex Moglie! Non esiste nulla di prioritario rispetto al rapporto col padre! I ragazzi si abituano! Il problema siamo noi genitori, non loro!

Ogni seduta si è conclusa con lei che ripeteva di non voler discuterne più, se la vedranno gli avvocati in tribunale, dice. Aggiunge anche la sua intenzione di far parlare i ragazzi davanti al giudice.

Lorenza: Non mi sembra il caso di far andare i ragazzi in tribunale. Voi siete due genitori accuditivi. I ragazzi in tribunale ci vanno quando ci sono problemi più gravi, tipo maltrattamenti o robe del genere. Dovete solo trovare un accordo voi, per il loro bene. Vedrai che loro si adegueranno e saranno contenti che qualcuno tolga le castagne dal fuoco al loro posto.

Ex Moglie: Basta! io non parlo più. Parlerà in tribunale il mio avvocato per me. Quest’uomo non si può ricordare quando vuole lui dei figli. Non sono un pacco postale.

Paperino: Ascolta, cerca di trovare pace con te stessa però. Quando ti si chiede di concedere un giorno in più, dici che non ce n’è bisogno perché già li vedo ogni giorno.

Poi dici che sono un padre assente. Non ti sembra che cozzino le due cose?

 

E’ stato un assedio, non solo mio, del buon senso anche. Basta un po’ di buon senso e lei si sente assediata.

Martedì c’e stata l’ultima seduta prima dell’udienza. Le mediatrici ci avevano consegnato alla volta precedente una loro proposta di diritto di visita con l’auspicio che l’avessimo discussa tra di noi o che potessimo proporre qualcosa di nostro con quella base.

La loro proposta prevedeva un weekend alternato, partendo dal venerdì però, non dal sabato mattina. Prevedeva un pernotto dal padre anche nella settimana successiva. In aggiunta paio di cene infrasettimanali.

Ci ho pensato molto nei giorni precedenti, su cosa proporre. Parlarne con lei sarebbe significato solo innervosirmi e litigare. Non era il caso.

Ho pensato molto ai ragazzi. A cosa è meglio per loro. La mia battaglia fin qui l’ho fatta perché vorrei che avessero anche un’altra visione della vita per costruirsene una loro. Perché ho avuto un gran riferimento in mio padre, oggi sono profondamente diverso da lui. Mi è servito sapere lui com’è e come la pensa. Anche per usarlo come paletto e deviare.

Un padre è importante ed è un loro diritto averlo.

Mi sono ricordato delle partite di poker. E’ giunto il momento di dire ‘’ piatto’’. Non ho pensato ai miei impegni, all’organizzazione, ai disagi. Ho pensato all’obiettivo che mi sono dato. Il resto si sistemerà, mi sono detto. E poi, in una trattativa bisogna puntare alto per spuntare il meglio. Ed in questo, venti anni di mestiere mi hanno dato una certa esperienza.

Le nuove linee guida in termini di separazioni prevedono che la casa rimanga al proprietario e che i genitori si alternino in casa 15 giorni a testa per stare con i figli. Utopia protocollata, ma il senso è quello di adeguarsi alle direttive europee. Direttive umane, ovvero che i figli, in caso di separazione, stiano al 50% del tempo con entrambi i genitori.

Quando penso alla legislazione civile ed europea in genere, mi viene in mente che per noi Italiani è come comprare una Ferrari ma non avere la patente di guida.

Abbiamo linee guida eccellenti ma non sappiamo guidare.

Nessuno sa costruire motori e macchine come noi, ma le comprano gli arabi perché non possiamo permettercele ed in pista le guidano i tedeschi, gli inglesi, i francesi.

Alla riunione.

Antonella: Bene, avete avuto modo di valutare la nostra proposta?

Noi ci auspicavamo che magari lo avreste fatto davanti ad un caffè.

 

Dopo qualche secondo di silenzio…

Antonella: No eh? Va bene, ma vi siete fatti una idea, avete delle osservazioni? Chi vuole cominciare?

Se devi dire piatto, lo devi fare prima degli altri. La sorpresa è un vantaggio.

Paperino: Io ho letto attentamente le linee guida che ci avete dato e mi sono fatto la convinzione che potremmo stare una settimana a testa con i ragazzi. Siccome lei dice che per loro il problema sono le abitudini, il fatto di avere gli amici vicini, il fatto che in campagna da me sarebbero un po’ isolati… potremmo alternarci noi in casa. Una settimana a testa.

La mia parole sono state una bomba.

Lorenza ed Antonella avevano un ghigno stampato in faccia. Non so se si aspettassero che sparassi così grosso.

Ex moglie è diventata di mille colori, credo di averle visto anche delle sfumature dell’indaco in volto. Ha cominciato ad agitarsi e ad avere inizi di escandescenze.

Ex Moglie: Basta! E’ solo un provocatore! Io parlerò in tribunale! Anzi, parleranno il mio avvocato e i ragazzi. Stavolta basta! Parleranno loro!

Le mediatrici hanno percepito immediatamente il mio intento, credo. Sanno bene che le carte parlano a mio favore. La legge e le tendenze sono con me, almeno quelle scritte. Stavo solo chiedendo la loro applicazione. Mi piace pensare anche che era quello che si aspettassero da me.  D’altra parte non ero io a bluffare, il diritto è un bluff.

In cuor mio non stavo nemmeno bluffando, perché l’obiettivo per me è primario. Stavo mettendo tutto me stesso in gioco, fregandomene di tutto. Se dovesse essere deciso così, sarei disposto anche a stravolgere la mia vita per adeguarla alla nuova situazione.

Settimana prossima ci sarà l’altra udienza. Il giudice ha convocato anche Lorenza proprio per definire una volta per tutte il diritto di visita e per avere un riscontro sulla situazione genitoriale.

In mediazione ci siamo lasciati con l’ennesimo nulla di fatto.

Non so come andrà finire. Io ci ho provato e sono felice. Nel modo che preferisco:

…’’piatto’’…..