Sciabordìo dolce rumore

La solitudine fa bene all’animo ogni tanto. E’ un po’ come il digiuno, se fatto ogni tanto ti da grandi benefici fisici. Almeno così dicono. In questo periodo avrei bisogno anche di digiuno vero in realtà.

In questo momento mi sento solo, un po’ anche per scelta. Sento troppe stupidaggini intorno e anche una certa stanchezza nei miei confronti.

Basta quella mia di stanchezza, non posso caricarmi anche quella degli altri. Quindi me ne sto come una barchetta senza vela, senza remi, senza equipaggio che si lascia trascinare dalla corrente nella speranza di trovare una terraferma prima o poi. La tempesta è passata, rimane lo spettro del naufragio se non si trova almeno una isoletta.

Le acque della routine sono calme, unico rumore uno sciabordio interiore che mi ricorda di essere ancora in mare.

Una delle cose più belle del dormire in barca al riparo da tempeste è il rumore dello sciabordio sulla chiglia. Ti ricorda che hai una carcassa che ti protegge e soprattutto che galleggi. Non sei andato a sbattere su qualche roccia per fortuna.

Ci sono stati i colloqui a scuola dei ragazzi questa settimana.

Ho chiesto ripetutamente loro che giorno fossero e di avvisarmi quando li avessero programmati.

Ovviamente non mi è pervenuta nessuna informativa.

L’ho saputo tardi del giorno, ma non sarei nemmeno riuscito ad andarci per impegni di lavoro.

Ho chiesto a Ex Moglie:

Paperino: Ciao Ex Moglie non sono potuto andare ai colloqui. AAAAA so che non ha problemi, per BBBB ci sono problemi?

Ex Moglie: BBBBB quest’anno ha iniziato molto meglio. Lo vedono cresciuto, deve continuare così.

La sintesi e la generalità delle informazioni mi ha insospettito.

Non mi sono fidato ovviamente. So che quel trattore di AAAAA non ha alcun tipo di problema ma, BBBBB mi preoccupa.

Sono andato a farmi dare la password per il registro elettronico a scuola. Avrei dovuto farlo molto prima, ma meglio tardi che mai. Le password vecchie erano scadute.

Ci ho messo un po’ ad averla perché una era già occupata da EX Moglie. Hanno dovuto fare una variazione al sistema.

Finalmente dopo un paio di giorni di telefonate col tizio della scuola sono riuscito ad averla.

Mi sono collegato e con ansia ed ho aperto il registro elettronico di BBBBB.

Un paio di sette, un paio di sei e poi… Matematica 4, Latino un impreparato e due giustificazioni, Inglese 4.

Sono rimasto davanti al video per un po’.

Questo significa che sta crescendo e lo vedono più maturo? Mi sono detto.

Nulla, solo un po’ di sciabordio appunto. La rabbia è finita, se l’è portata la tempesta.

Poi la mente mi è tornata ai ritornelli classici di ex moglie, quando sventaglia sempre che ha dei figli educati e bravissimi a scuola. E’ un suo modo di dire che sono inutile, fanno bene anche da soli. Dovrà sventolare un’altra bandiera ho pensato.

Son bravi ragazzi per carità, ma lo sono tutti bravi i ragazzi.

Penso anche che BBBBB si sforzi per andare bene a scuola, altrimenti non avrebbe i sette e le sufficienze nelle altre materie. Avrebbe bisogno di una mano, vuoi per lacune sue, vuoi per altri motivi, in queste materie non riesce proprio. Erano le stesse in cui aveva problemi l’anno scorso.

Scrivo alla signora.

Paperino: BBBBB ha gravi problemi in latino, inglese e matematica, nasconderli non fa bene a lui. Io sono sempre disponibile e sarebbe un bel modo di stare insieme, studiando.

 

Oramai quando le scrivo qualcosa mi sento come quando al militare si buttava la bomba a mano. Ti mettevi dietro al muretto e contavi fino a tre perché esplodesse.

La replica di Ex Moglie: Tu sei sempre pronto a distruggere e parlare male dei tuoi figli, se ti interessassi veramente avresti contribuito a comprare i libri di scuola.

(Il fatto che i libri di scuola toccassero interamente a lei ancora non le è sceso) e a informarti giornalmente del loro studio e a parlarne quando sei con loro cosa che non mi risulta tu faccia. E comunque parla con loro, sabato sono con te.

Impara a rispettare gli altri e a non comparire quando ti è comodo solo denigrando e offendendo.

 

Credo alluda allo strappo sulla bandiera che sventolava, perché non capisco quale offesa le abbia fatto.

Riprovo con pazienza, l’importanza della cosa merita un altro lancio di bomba a mano.

 

Paperino: Senti, delle preoccupazioni per i miei figli non devi leggerle come offese. Mi rammarico solo perché potrei fare tanto per il rendimento scolastico ma non ne ho la possibilità. Ai ragazzi chiedo sempre ma, evidentemente, mi nascondono i voti non in linea con le aspettative. BBBBB mi dice solo delle sufficienze. Ti assicuro che chiedo ogni volta che sto con loro. Detto questo, la scuola non è una delle cose per cui possono avere autonomia di scelta. Io potrei aiutarli molto. Se fossi d’accordo senza affidarti alla loro autonomia di scelta, farei i compiti con loro nei giorni che dovrebbero stare con me. Gli farebbe bene scolasticamente e nel rapporto con me.

 

Ma che te lo dico a fa’…. Nessuna risposta….

 

La barca va… lo sciabordio è sempre lo stesso… ancora non si vede una riva, dovrò naufragare un altro po’.

Devo fare i conti con quello che posso fare. Non molto direi se non provarci ogni volta che posso. Che strano questo mondo che impedisce ad un padre di aiutare suo figlio. Ogni tanto ci penso e mi sembra una situazione surreale. Mi sembra di vivere una quadro di de Chirico in cui le persone sembrano intrappolate in un’altra dimensione. Tutto avviene in maniera statica e solo le ombre sembrano crescere più del normale.

La mediazione tra me ed i ragazzi caldeggiata dal giudice non è nemmeno iniziata. BBBBB al primo incontro individuale ha detto a Lorenza ed Antonella di non volerci andare, AAAAA non ha ritenuto nemmeno di farsi vedere. Il suo disinteresse lo ha manifestato lapidariamente per telefono. Le mediatrici, dal tono sicuro e lapidario hanno desunto che mi assomigli.

Mi hanno convocato qualche giorno dopo per informarmi e per darmi l’ennesima pacca sulla spalla. Ci siamo salutati e mi hanno confermato la loro disponibilità nei miei confronti, singolarmente però. Tornerò a trovarle prima di Natale per portar loro qualche bottiglia di vino che ho iniziato a produrre. Anche il vino nella botte, se mossa, emette uno sciabordio. Magari all’incontro dirò loro che ho portato un po’ del mio sciabordio.

Non so cosa relazioneranno al giudice. Le ho un po’ maltrattate alle ultime visite. Ero incazzato per la conclusione della relazione precedente, in cui affermavano che la coppia non fosse riuscita a mediare. Come se la responsabilità fosse di entrambe i coniugi. Quello che ho chiesto loro, anche mandando una mail è che io, in questi fallimenti, non voglio essere tirato in ballo. Sto accettando tutto ciò che accade con la massima civiltà a mia disposizione. Però che mi sia lasciata una traccia reale di ciò che succede. Va bene avere un atteggiamento neutro di mestiere ma che stavolta non dicessero che padre figli non sono riusciti a mediare. Non ho avuto nemmeno la possibilità di provarci.

Quello del mediatore è un altro mestiere che non potrei fare. Non sono mai riuscito ad essere neutro nella vita. Specie davanti a delle sopraffazioni. Penso che loro ne vedano tante con bambini coinvolti. Ci vuole un gran mestiere a rimanere neutri. Non è proprio nella mia indole.

Adesso arriva Natale, ho chiesto a sua eccellenza di dirmi quale delle due settimane di festività volesse con se i ragazzi. Per me è indifferente, sarei contento di stare qualche giorno di fila con loro, che sia dal 22 al 30 o dal 31 al 7 poco importa.

Mi serve saperlo giusto per organizzare gli impegni.

La sua risposta ovviamente la solita:

Concorda direttamente con loro, per me è indifferente.

Chissà se D’annunzio quando scrisse Isciacquìo, calpestìo dolci rumori pensasse a qualcosa tipo la mia barchetta.

 

 

 

 

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La mediazione non s’ha da fare

Ex Moglie: Ciao, ho parlato con i ragazzi del percorso che dovrete fare tu con loro al centro di mediazione e ho consegnato loro gli inviti che le mediatrici mi hanno dato. Ma loro non ne sono stati contenti e non vogliono andarci e siccome è una cosa che riguarda voi e so che ad oggi non ne hai ancora parlato con i ragazzi ti chiedo di aiutarmi in tal senso e di parlargli. Grazie ( ovviamente ora sono a scuola)

 

Ci risiamo…ho pensato, ricevendo questo messaggio di prima mattina… mi sono stancato. Non ha capito nulla… o meglio non vuole capire e adesso cerca di pararsi il culo.

 

Paperino: Certo che ci provo , ma non mi ascoltano più ed è per questo la necessità di questo lavoro.Se non ascoltano neanche te, la situazione è davvero degenerata. Vedi, come ha detto il giudice, la mediazione non è nel mio interesse ma nell’interesse dei ragazzi . Sai che non mi ascoltano più . Io provo a chiedere loro . Lo faccio senz’altro, ma temo che come mi dicano che non gli frega nulla del diritto di visita, mi diranno che non gli frega nulla della mediazione. Mi auguro che tu riesca a farti sentire, altrimenti devo pensare che questo andazzo porta i ragazzi allo sbando. Come ti ho detto tante volte è molto pericoloso per due adolescenti.

Ex Moglie: Ma che sbando! Invece di ringraziare che hai dei figli d’ oro, educati, che vanno benissimo a scuola e fanno tanto sport e sono pieni di amici, quando ci sono ragazzini della loro età che sono veramente allo sbando. Pensa tu invece a cercare un canale di comunicazione, invece di parlare solo male come la volpe che non arriva all’uva . E li conosci che sono riservati! Buona giornata.

Paperino: Ascolta, ricordi il senso della mediazione? È quello di stabilire il canale di comunicazione di cui parli. Io ce la sto mettendo tutta. Occorre il tuo aiuto. É nel loro interesse. Dovresti mettere al centro questa di priorità e non le altre che menzioni. È davvero preoccupante che nemmeno tu riesca a farti sentire dai ragazzi. Ritengo la mediazione ancora più urgente.

Ex Moglie: Sai solo accusare e buttare la colpa sugli altri senza farti prima un esame di coscienza credo invece che cosi facendo, anzi non modificando il tuo pensiero non arriverai lontano.Nonostante tutti gli aiuti

 

 Oramai le scrivo solo per lasciare delle tracce. La speranza che qualche parola sia colta è svanita. Più tardi nella mattinata ho inviato un messaggio ai ragazzi, li ho invitati a cena. Mi spetterebbe cenare con loro al lunedì, ma non sono mai venuti né lunedì né gli altri giorni infrasettimanali stabiliti. Comunicato anche  alla signora.

 Paperino: Ho invitato i ragazzi a cena, assicurati che facciano i compiti prima, così sono liberi.

Ex Moglie: Certo….e comunque per la cronaca mi assicuro sempre, dipende solo dalla quantità. AAAAA è ancora a scuola, esce alle tre. Si sta preparando per le olimpiadi di matematica è stato scelto per farle. Chiamali anche.

Dopo qualche ora.

Paperino: Ho provato a chiamare i ragazzi anche, ma non rispondono.

Ex Moglie:AAAAA stava riposando, è tornato stanco da scuola alle tre e BBBB sta studiando per il compito in classe di matematica.

Non sono venuti a cena e non sono andati in mediazione.

Ho scritto questa lettera al mio avvocato e alle mediatrici.

 

Oggetto:                Procedimento civile promosso da Ex Moglie nata a Paperopoli il xx/xx/xx nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx/xx/xx. Minori Paperino AAAAA e Paperino BBBBB – G. I dr. Fusi

 

Gentili Dott.ssa Drago e Dott.ssa Serse,

faccio seguito ai colloqui avuti presso la vostra sede durante i quali ho sottoscritto autorizzazione formale alla mediazione intergenerazionale, come da invito del Giudice Fusi.

Ero in attesa di vostra convocazione, trepidante attesa, direi. Mi sembrava una buona possibilità per risolvere un po’ di problemi con i miei ragazzi. Ci credevo molto.

Purtroppo lunedì mattina (20/11) ho ricevuto un messaggio da mia moglie nella quale mi veniva comunicato che i ragazzi non avessero intenzione di partecipare agli incontri.

Nel messaggio mia moglie mi ha riferito di aver dato loro una lettera di invito da parte vostra, ma che i ragazzi non volessero aderire.

La conversazione è avvenuta tramite messaggio. Ve ne allego copia.

In particolare mia moglie mi chiedeva di farmi parte attiva nel convincimento dei ragazzi.

Voi conoscete molto bene la mia situazione genitoriale.

Non so se avete avuto un incontro con lei, come è stato come me nei giorni scorsi.

Non so se le abbiate spiegato il senso della mediazione, ma ritengo di sì, conoscendo la vostra professionalità. La mediazione dovrebbe servire a riattivare una giusta comunicazione padre-figli che oggi non c’è.

Chiedere a me di provare a convincerli a frequentare il vostro centro, quando non riesco nemmeno a parlare al telefono con loro perché non rispondono, mi è parsa una provocazione.

Un po’ come chiedere ad un muto di spiegarsi a parole.

Come sapete, i ragazzi ormai non mi ascoltano minimamente, perché gli è stato inculcato che possano agire così.

Sapete anche che nei mesi scorsi, durante gli incontri presso la vostra sede, Ex Moglie mi accusava di non essere capace di avere un dialogo adeguato con i ragazzi, cosa che invece lei ha tranquillamente. Il tutto riconducibile ad una mia incapacità. Pare che lei invece riesca a convincerli e a farsi seguire in tutto e per tutto, tranne che nel riattivare il rapporto con loro padre. Strana singolarità.

Ad ogni modo, pensavo che la mediazione padre-figli potesse essere un momento per sciogliere anche questa questione, ovvero se questa specie di muro eretto nei miei confronti, derivi da mie carenze particolari.

Ero pronto come sempre, negli ultimi anni, a mettermi in gioco, convinto della assoluta necessità di continuare a fare il padre. Cosa che cerco disperatamente ormai da tempo.

Purtroppo anche questa volta ho intuito di dovermi scontrare con l’assoluta fermezza di mia moglie nel voler impedire qualsiasi tipo di buon rapporto padre-figli. Già in udienza reclamava l’inutilità della mediazione. ‘’Si vedono regolarmente’’ diceva, ‘’non capisco la necessità di vedersi con altre persone, per parlare’’.

Anche questa volta temo che i convincimenti di Ex Moglie, audizione dei ragazzi davanti al giudice e inutilità della mediazione padre figli diventino l’unico percorso disponibile.

Non si preoccupa dello stress che possa causare la comparsa in tribunale dei ragazzi perché finalizzata a ledere la mia figura. Cosa da cui lei trae evidente giovamento. Un percorso di mediazione che invece potrebbe riavvicinarmi a loro, nella sua visione, diventa un qualcosa di impegnativo e stressante per un ragazzo.

L’esperienza accumulata in questi due anni mi fa pensare che i miei figli continueranno a fare quello che lei pensa, avendo un assoluto controllo su di loro.

Andranno in tribunale e non verranno in mediazione, perché inutile, tanto una sera ogni quindici giorni, ci vediamo.

Come potrete leggere dai messaggi allegati, il nocciolo della questione è un evidente e persistente risentimento nei miei confronti che non cessa di emergere in ogni situazione.

Cerco di mettere al centro della attenzione l’importanza della presenza paterna per due adolescenti, ma ogni volta, come accaduto in passato, questa importanza è subordinata ad altre questioni: i compiti, lo sport, qualche compleanno di parenti o amici.

Tutte cose importanti, per carità, ma ritengo non preclusive di un rapporto con il padre. Mentre per mia moglie assolutamente prioritarie ed esclusive. Per lei un padre c’è ma, se c’è tempo. Come fossi un hobby o una attività ludico ricreativa. Dopo lo sport anche, e dopo il compleanno di qualche parente. Un padre ci deve essere sempre però, con il portafogli. Quando si tratta di comunicare delle spese, il mio ruolo diventa imprescindibile.

Esterno preoccupazioni circa l’autonomia decisionale lasciata a due adolescenti e mi viene risposto che la mia è solo invidia, come volpe che non raggiunge l’uva.

A queste argomentazioni oramai sono ahimè abituato, e direi prostrato.

So che dovrete fare una relazione al giudice. Qualora permanesse questa situazione e non si riuscisse a coinvolgere i ragazzi, vi prego di voler prendere atto che non ho alcuna responsabilità in merito.

Vorrei che fosse ben chiaro.

Nonostante la mia ormai scarsa autorevolezza con i ragazzi, come da richiesta di mia moglie, ho provato a contattarli per invitarli a cena e provare a parlare loro.

Mi spetterebbe oltretutto, come da provvedimento del giudice due sere a settimana dovrebbero stare con me, ma sono costretto a chiederlo come fosse un fatto straordinario. Non sono mai venuti in tutto questo tempo.

Lunedì ho inviato loro un messaggio, non ricevuta una risposta, ho provato a chiamarli telefonicamente. Non mi hanno risposto, come spesso accade. Dopo aver detto a mia moglie che non rispondevano, finalmente mi hanno risposto e mi hanno detto di non voler venire a cena con me per via dei compiti. Riproverò nei prossimi giorni, ma temo che la risposta sarà sempre la stessa, come avvenuto nei mesi passati.

Continuerò a cercare di fare il padre, per un dovere, un diritto, un istinto naturale di amore paterno. Non cesserò di sentirmi padre perché sono cose che non si dismettono ex lege, ma temo che ex lege debba cessare di assolvere alle mie funzioni. Temo di non averne la possibilità, perché, dall’altra parte, trovo un genitore sordo a queste tematiche e troppo rancoroso nei miei confronti.

Ho detto in udienza che sarei stato disposto anche a vivere nella casa con i ragazzi, alternandomi ogni 15 giorni con mia moglie.

Ne abbiamo discusso in mediazione di questa nuova occasione data dalle Linee Guida del Tribunale e mi pareva che anche voi la riteneste opportuna, in situazioni come la mia.

Io vivo in casa con mio padre e non capisco perché non possa fare altrettanto mia moglie, dato che la casa dei miei suoceri è molto grande e la vive già quotidianamente con i ragazzi. Pranzano lì quasi tutti i giorni al sabato e alla domenica.

Ma pare che la signora non possa stare dai genitori, invece io debba farlo, dato che con le spese di mantenimento che sostengo, non posso permettermi altra soluzione al momento.

Nel ringraziarvi come sempre per la disponibilità e la professionalità dimostrata, lasciatemi rimarcare che da oltre due anni, nel silenzio generale, si sta realizzando una violenza su due minori. Perché negare un diritto, è una violenza.

Io, non ne sono parte, perché da oltre due anni lotto da solo contro questa violenza.

Ho il dovere di denunciarlo con la civiltà ed il garbo che con orgoglio dico mi appartengano, ma che pare oggi costituiscano un handicap, e con l’amarezza di padre ormai alienato. Lo faccio oggi a voi e lo farò in udienza.

Con riconoscenza e stima.

Paperopoli 24/11/2017                                                                                                                              Paperino

 

Al giorno dopo mi arriva un messaggio di mio figlio AAAAA. E’ la prima volta che mi scrive.

Quando ho visto il suo nome mi si sono illuminati gli occhi. Poi ho letto.

AAAAA: Oggi io ho la partita contro la prima squadra alle 15, ma c’è l’incontro con le mediatrici. Puoi telefonare per disdire? Io non voglio andare.

 

Poveri figli miei. Adesso la signora fa parlare i figli con me perché io disdica l’appuntamento in mediazione, per accordi presi con lei.  Oltre ad essere stronza e cattiva è una gran vigliacca.

Io non sapevo la cronologia degli appuntamenti. Le mediatrici mi avevano solo detto che avrebbero fatto dei colloqui singoli con i ragazzi e che poi ci saremmo sentiti.

So adesso che al primo colloquio non si sono presentati. Ex moglie poi ha chiamato scusandosi e dicendo che aveva letto male il calendario degli appuntamenti. Figuriamoci in quale considerazione abbia l’impegno.

Ho comunque risposto a mio figlio.

Paperino: Non sapevo nulla della partita e nemmeno dell’appuntamento. Ti hanno chiamato loro? Con chi hanno preso appuntamento? La mamma mi aveva detto solo dell’invito. Comunque chiama tu stesso, sono molto gentili, chiedi di Lorenza Drago o Antonella Serse. Xxx xxxxxx questo è il numero. Se non hanno detto nulla a me dell’appuntamento sta male che chiami io. Chiama tranquillamente. Ti sposteranno l’incontro e lo fissi tu stesso in base agli impegni. Oppure va BBBBB al tuo posto.

 

All’incontro ci è andato BBBBB.

Ho solo saputo che era molto teso, perché ieri mi hanno convocato le mediatrici. Non molto altro.

Non vuole andarci più. Ha riferito che non capisce perché debba andare lì per parlare con me quando mi incontra regolarmente e può parlarmi senza la presenza di estranei.

Le parole di sua madre, stranamente. Mediazione finita prima di iniziare.

Adesso toccherà a AAAAA. Se ci andasse. Ma temo che la risposta sia la stessa.

Hanno trovato il modo di neutralizzare senza responsabilità, o meglio irresponsabilmente, la mediazione. E’ una linea studiata. Dettata da qualcuno che ne sa di queste cose. Per alienare ci sono i consulenti. Quelli che studiano le azioni e quelli che coprono con i coperchi delle pentole le schifezze.

Il clan ha deciso che questa mediazione non s’ha da fare. La linea è questa: i ragazzi vedono regolarmente il padre, non c’è bisogno che vadano in mediazione.

In tribunale si però. E’ opportuno che vadano. C’è da dimostrare che quest’uomo è un farabutto e saranno i suoi figli a dirlo.

Il tedoforo

Ci sono delle cose che infiammano il desiderio ed innescano la autodeflagrazione. Tra queste ci sono la pazienza e la solitudine. Quando vuoi veramente qualcosa e ti dicono di avere pazienza, quando vuoi veramente qualcosa e non la hai, il desiderio divampa. Non ti rimane che abbracciare te stesso e lasciarti bruciare. Il calore é una forma di energia, il calore umano é l’energia più viva che esista. Scaldarsi del proprio fuoco é un modo per sentirsi vivo. É la voglia che ti rende vivo.

Con l’esperienza impari anche a non farti consumare dal tuo fuoco, comprendi che è solo voglia di vivere.

La settimana scorsa sono andato da Lorenza e Antonella. Ho detto loro che mi sento all’ultima spiaggia.

Mi hanno guardato e mi hanno detto che sono due anni che lo ripeto. Hanno riso forse un po’ compassionevolmente. Mi hanno beccato con le mani nel mio auto compatimento.

Ho sorriso anche io,  effettivamente sembra sempre l’ultima, ho replicato. L’auto compatimento é resilienza pura, per me. E’ anche ironia, un buon unguento sulle bruciature.

Le ho informate dell’invito del giudice a fare mediazione tra me e i ragazzi. Erano state loro a proporlo. Lo avevano proposto qualche tempo fa a Ex moglie che però non aveva dato il consenso, poi lo avevano riproposto nella relazione inviata al giudice.

Adesso é il giudice Fusi a caldeggiarla.

Lorenza alla notizia: Bene! Non ci libereremo  mai di te, Paperino. Ti avevamo sbolognato alla pedagogista e ci sei ritornato indietro! Finiremo per non sopportarti più.

Paperino: ahahah… speriamo si sistemi qualcosa in più. Mi dispiacerebbe che i ragazzi andassero in tribunale, sono cose che non dimentichi. Uno sfregio alla loro infanzia. Saranno chiamati a dir male di loro padre. Forse lo faranno anche. Mi dispiace molto. Non per me, figuriamoci, non è questo che mi impressiona. Mi dispiace per gli effetti che un giorno potrà avere su di loro questa cosa.

Io non so ancora perché, ma ho capito che sono stati allenati a dir male di me. Altrimenti non la avrebbero firmata la lettera. Perché sono sicuro che non la hanno scritta. Ma la hanno firmata. Mi sembra una buona forma di educazione a voler male.

Magari se riuscissimo a combinare qualcosa qui in mediazione, riusciremmo ad evitar loro questo parricidio.

Lorenza: è un problema, lo stress cui saranno sottoposti… Ma pensiamo positivo, su.

Sei preoccupato?

Paperino: Sono un po’ teso… ma non preoccupato. E’ come se facessero male a me quando lo fanno ai miei ragazzi.

Lorenza: Allora, raccontaci un po’ il rapporto che avevi con loro. Da qualche parte dovremo partire.

Paperino: cosa volete che vi dica. Sono due anni che non esercito più. Sono stato messo in un angolo. Hanno scritto che sono stato un padre assente. Io ogni sera di ogni santo giorno, stanco ma ripiegati i problemi da parte, tornavo a casa e facevo i compiti con loro . Più con AAAAA che con BBBBB. Se non ci fossero i compiti, guadavamo la TV insieme, sul divano. Spesso abbracciati. I programmi che sceglievano loro, non i miei. AAAAA era la mia ombra poi. Al sabato e alla domenica ero sempre con loro. Allo stadio, ad una loro partita… AAAAA mi seguiva al supermercato, al caffè con gli amici… Dappertutto . Aveva tredici anni e ancora camminavamo mano nella mano per strada. Con BBBBB avevo un rapporto più di sfottò. Cercavo di avvicinarmi a lui sfruttando il canale della sua ironia. Lo invitavo a ballare, me lo spupazzavo perché è come un orsetto.

Con lui il rapporto non era così empatico come con il fratello, ma cercavo di dare sempre il meglio.

Cercavo di farlo sentire importante.

Poi puff… Tutto cancellato. Per un anno non mi hanno voluto vedere e poi sapete la fatica per riaprire i rapporti.

Oggi non conto nulla. Se parlo, nemmeno mi ascoltano .

La cosa più dura é stata leggere che quando stanno con me si sentano minacciati . L’ho detto anche al giudice.

Paperino: Le altre cose che hanno scritto possono starci, può essere rabbia di un adolescente, probabilmente pompata.

Leggere che si sentono minacciati e dire che non sanno cosa sarei capace di far loro è una cosa troppo grossa per me.

Non mi appartiene come uomo, figuriamoci come padre.

Non so come avrei potuto o in cosa potrei minacciarli.

Ho rapporti cordiali con tutti e non ho mai minacciato nessuno, figuriamoci se mi metto a farlo con i miei figli. Mi piacerebbe, se venissero  fuori in mediazione i motivi di questo, ve ne sarei grato.

Antonella: i tuoi ragazzi sono arrabbiati. La lettera riflette il loro risentimento.

Paperino: certo, capisco. Temo che altri abbiano soffiato troppo sulla loro rabbia. Il lutto é una elaborazione personale, ma un adolescente lo rielabora di riflesso. Vivono il lutto di qualcun altro che imbavaglia la loro vita.

Lorenza ride…

Paperino: che ho detto?

Lorenza: nulla… É che ormai… sei nostro collega quasi. Tra un po’ ti facciamo sedere al nostro posto!

Paperino: già … peccato che dove serva non riesca…

Lorenza: devi aver fiducia… Ci proveremo.

Hai le due migliori mediatrici in circolazione… e ti aiuteremo, perché tu ci tieni veramente e questo farà la differenza. Tu ami tanto i tuoi figli e si sente.

Però, Paperino, ci devi fare una promessa.

Paperino: quello che volete…

Antonella : ahahaha …fate di me quello che volete!

Lorenza: fai l’ingegnere…stai tranquillo e lasciaci lavorare.

Paperino: prometto che mi dimetto da mediatore, psicologo, filosofo… Mi dimetto da tutto se mi date una mano.

Lorenza: stiamo qua per questo!

Paperino: Che succederà ora?

Antonella: Adesso convocheremo Ex Moglie. Chiederemo a lei di firmare gli stessi moduli che hai firmato tu oggi per dare il consenso all’ascolto dei ragazzi. E’ un atto formale.

Poi sentiremo i ragazzi. E poi proveremo a vedervi insieme. Magari con un figlio per volta.

Paperino: Bene.

Antonella: Si chiama mediazione intergenerazionale.

Paperino: Ho capito, e che succedere se lei non dà il consenso? O se dà il consenso e i ragazzi comunque non vengono?

Lorenza: Se accadrà, vedremo. Devi avere pazienza e pensare positivo!

Paperino: Ma secondo voi, devo parlare ancora con loro della lettera?

Antonella: Guarda, penso che non sia necessario che lo faccia da solo. Proveremo a farlo insieme.

Paperino: Va bene, aspetto.

 

 

C’è ancora da aspettare. Aspettare senza sapere. Pazienza e solitudine, ardono davvero, quando desideri.

Fare il padre significa non sentirsi solo, sapere che da qualche parte c’è qualcosa di tuo e della tua vita. Fai di tutto perché un pezzo di te sopravviva alla tua sorte e abbia anch’esso un futuro. Come fa un tedoforo con la sua torcia.

Sono i figli le radici dei padri e non viceversa probabilmente.

I figli ti fanno prendere la linfa che ti spinge a far bene e a fare più di quello che potresti.

Sono l’energia ed il bene che è in te.

Se c’è un sentimento che accomuna gli esseri umani è l’amore per i propri ragazzi.

Non c’è religione, razza ed etnia che possa creare distinzioni. I figli ti nutrono e ti fanno crescere.

Diventi più forte e se la tua pelle diventa corazza è perché hai qualcuno da proteggere.

Se le tue fronde ondeggiano al vento, ma rimani in piedi, è perché ci sono loro a tenerti saldo.

Per me è così almeno. Se non ci fossero stati i miei figli non so dove sarei finito. Sicuramente non sarei rimasto nella mia piccola città, curioso come sono del mondo.

Ci sarà il tempo un giorno per me o forse no, ma non mi importa più di tanto.

Magari ci sarà per loro questo tempo e saranno loro a portare in giro quel pezzo di me che poteva farlo ed invece è rimasto a cercare di proteggerli.

Vorrei tanto che avessero un po’ della mia curiosità e la mia apertura verso tutto ciò che accade. Vorrei anche che facessero esperienze diverse dalla mia, perché ci sarebbe un pezzo di me a farle. Vorrei che fossero uomini diversi da me. Perché ci sarebbe un pezzo di me a vedere le cose in altro modo.

Spero anche che questo mio sforzo di oggi possa servire a scaldarli in futuro così che la grettezza che vivono non li possa spegnere.

E se un giorno mai avessero dei figli, che un po’ del fuoco che sto portando loro, possa servire a tenere accesa la loro fiaccola. E’ il fuoco quello che conta, il tedoforo è solo un tramite.

Ritorno in mediazione

Mi avvio in tribunale. Sono teso. Avevo incontrato Mario al mattino presto per altre questioni di lavoro. Siamo stati un’ora insieme. Aveva bisogno di chiarimenti per questioni tecniche in una causa che segue per l’azienda.

Finito di parlare di lavoro.

Paperino: Mario, ci vediamo alle 11,30 in udienza, giusto? Sei pronto?

Mario: Che udienza?

(Mario tra gli stronzi è il numero 1)

Paperino: Mario!!!!

Mario: Si non ti preoccupare… anzi ci dobbiamo sbrigare che devo andare in palestra.

(Maledetto ho pensato tra me e me. Quanto mi fa incazzare.)

Alle 11,30 ci hanno rinviato alle 12,30.

Ho sbirciato il giudice. Le apparenze non corrispondevano alla descrizione che ne avevano fatto.

Molto elegante. Giovane. Cravatta e giacca ben accostate, capelli in ordine. Piglio autoritario considerando la giovane età. Mai un sorriso. Sembra un militare più che un giudice. Accento delle nostre parti. Sarà autoctono.

Ho sentito il colloquio tra Mario e un suo collega.

Mario: ci ha rinviato di un’ora. Va lentamente?

Collega: No guarda, è piuttosto veloce. Ci sono molte udienze. Però devo dire che sono tre ore che non alza il culo dalla sedia.

Mario: no no, è uno che lavora.

 

Nell’ora di disponibilità sono andato a fare un giro all’ipermercato. Ho comprato dei pigiami ai ragazzi, per stemperare l’ansia e per buon augurio. Dicono che se ti concentri sulle cose positive, poi si avverano.

Sono tornato in tribunale e ho trovato in corridoio Stiro. Tirato a lucido come sempre. Capello con cotonatura media, testimonianza di una recente tosatura.

Ex Moglie seduta con faccia nel telefono. Appena mi ha visto le si sono irrigiditi anche gli occhiali. Se qualcuno le avesse spremuto la testa come si fa con i serpenti, sarebbe uscito veleno.

Si comincia …. È il nostro turno davanti alla cattedra. Lo schieramento di fronte a Fusi e Cancelliere è dalla destra: Ex moglie, Stiro, Mario ed io.

L’atteggiamento autoritario di Fusi, mi spinge ad avere una postura militaresca. Braccia in posizione di riposo. Sono stato soldato e poi caporale nell’esercito, il riposo me lo ricordo bene.

 

Fusi: C’è la nota del consultorio e poi questa lettera che è arrivata dei figli.

Avete preso visione vero?

Stiro: Si, io in data odierna, per quanto mi riguarda.

Mario: Oggi mi pare dovremmo procedere alla verifica delle modalità del diritto di visita, signor Giudice.

 

Il giudice Fusi legge ad alta voce il provvedimento del suo predecessore, Citto, sul diritto di visita.

 

Fusi: Dal vostro punto di vista come è il bilancio.

Stiro: Forse è il caso che riferiscano direttamente le parti.

Fusi: Quindi come è andato il diritto di visita?

Ex moglie: I ragazzi, il padre, lo sentono e lo vedono regolarmente, si sentono per telefono e si mettono d’accordo per conto loro, si vedono frequentemente anche durante la settimana, dormono da lui al sabato e alla domenica. ( un sospiro ci stava tutto già appena cominciato… stronzi si nasce). Frequentano il secondo e il terzo liceo scientifico, quindi, in base ai loro impegni reciproci, si vedono. Il padre li accompagna alle partite anche quando è il fine settimana che spetterebbe a me!

Fusi: Quindi a lei sta bene l’attuale modalità.

E: Hanno anche parlato i figli col padre, sono andati a dormire al sabato e alla domenica e si sono messi d’accordo con lui. Hanno avuto un colloquio col padre ed hanno concordato.

( Baldracca… ho pensato)

 

Il giudice guarda me… Mario penso si sia accorto della mia insofferenza alle stronzate dette e mi tiene per la manica della giacca, da dietro per non farsi vedere. Sono una polveriera, me ne rendo conto anche da solo. E’ il suo modo di dirmi di stare calmo.

 

Paperino: Ovviamente le cose non stanno così! Già da luglio mia moglie era contraria a che i ragazzi venissero dal giovedì sera da me. I ragazzi non mi rispondono quasi mai al telefono. Sono stati in vacanza con me quindici giorni, siamo stati una settimana a casa e una fuori, da allora hanno deciso di stare solo al sabato notte con me, non al sabato e alla domenica come riferito. Escono con gli amici, io li prendo a tarda sera, dormono a casa mia e al mattino accompagno uno dei due a fare la partita. Giocano con la squadra alla domenica. Finisce lì. Io, signor Giudice, da due anni che chiedo di fare il padre, e secondo me, fare il padre un sabato notte ogni quindici giorni, mentre i ragazzi stanno in casa e dormono, è riduttivo. Lo sto chiedendo a gran forza da due anni. La posizione di mia moglie è che i ragazzi debbano decidere per conto loro, io questo l’ho sempre contrastato perché lo ritengo, specie in fase adolescenziale, molto pericoloso. Mio figlio è arrivato a dirmi che del provvedimento del giudice non se ne frega niente. Io parlo loro continuamente nei pochi momenti che stanno con me. Perché accompagnarli ad una partita di calcio significa portarli da casa al campo di calcio e di ritorno a casa. Non è che durante il gioco sto con loro. Non ho molte occasioni di dialogo. A me piacerebbe seguirli nei compiti, mi piacerebbe sapere quello che fanno e purtroppo in questa situazione in cui la mia figura è completamente annullata, tutto è difficile. Non mi rispondono, quello che dico non lo considerano, perché dall’altra parte c’è chi dice che possono fare di testa loro. Le uniche armi che ho usato sono la pazienza e il dialogo, però il poco tempo a disposizione, non mi agevola.

In mediazione è stato chiesto a mia moglie di avviare un dialogo padre figli perché lei diceva che i problemi nascono dalla mia incapacità di avere un dialogo con loro.

Alla proposta si è rifiutata. Non capisco oggi questa sua richiesta di farli venire in tribunale, non avendo accettato la proposta di avviare un dialogo tra me e loro davanti a personale qualificato.

Fusi: Lei l’ha letta questa lettera dei suoi figli?

Paperino: L’ho letta! Ma quella è falsa.

Fusi: In che senso?

Paperino: Già dall’incipit, signor Giudice. Dicono di avere 15 e 16 anni quando ne hanno quattordici e quindici. Il più grande ne farà 16 tra un mese, il piccolo al prossimo anno ne farà 15.

Dicono che la mia casa è in campagna aperta e non è vero. Nella strada dove abito ci sono 18 abitazioni in trecento metri, c’è pubblica illuminazione, fogna, acqua. Vivo in contrada Monteamaro a 3 chilometri dal centro della città. Certo è campagna, ma è ormai quasi una zona residenziale.

Fusi: Quindi secondo lei quella lettera chi l’ha scritta?

Paperino: Sicuramente loro no, io ho chiesto spiegazioni a mio figlio, perché nell’ultima parte è molto dura.

Ho chiesto a mio figlio, lui piangeva e non aveva risposte.

Molte cose riguardano discussioni che avevo con lei (indicando ex moglie) dall’inizio. Consideri che io per un anno non ho visto i miei figli. Mi avvicinavo a casa per salutarli e lei mi filmava manco fossi uno stalker.

Ho ricominciato a vederli grazie al servizio di mediazione, solo dopo la mediazione che ho fatto con mia moglie, sono riuscito a vedere i miei figli e a tenerli a pranzo qualche volta. Poi dopo che il giudice ha finalmente disposto il diritto di visita hanno accettato di venire in vacanza con me e dormono al sabato sera da me. Il dialogo si è riaperto, però così il padre non lo riesco a fare. Io vorrei, se mi fosse consentito. Ho tutta la dedizione e l’amore necessari per i miei figli, per fare il padre. Purtroppo mi scontro con un muro. Non ritengo, a differenza di lei, che dei ragazzi di quattordici e quindici anni debbano decidere. E sono 14 e 15 anni anche se sulla lettera è scritto 15 e 16.

Fusi: Che vuole dire che questa l’ha preparata sua moglie ? Giusto per capire.

Paperino: Senta, io non faccio accuse gratuite. Non sono abituato ad esprimermi su cose che non conosco. Io non lo so chi l’ha scritta. So che ho parlato con mio figlio e gli ho chiesto in cosa si sentisse minacciato da me. Il resto non l’ho considerato. Il fatto che loro abbiano i loro amici, sono cose che ci stanno. Il fatto che siano comodi a casa loro, anche. Ma vedersi scrivere da un figlio di sentirsi minacciato da te è una roba grossa.

Fusi: la cosa che mi lascia così, è che dice ‘’a volte lui ci minaccia, dicendo che ci farà vivere con lui quindici giorni consecutivi, che non sappiamo di cosa sia capace e che procederà per vie legali. Ci sentiamo come se ci minacciasse’’. Questa è una parte un po’….

Paperino: E’ dura, lo so. Ho chiesto a mio figlio, non mi ha dato spiegazioni, piangeva. Poi non ho insistito perché era provato. Non me la sono sentita di andare oltre e mortificarlo ancora di più. Ho chiesto a lei, scusami, se ritieni che il problema sia il rapporto padre figli, avviamo un percorso di mediazione padre figli e vediamo se il problema è quello.

Io con i miei figli ho parlato del diritto di visita. Ho detto loro: ragazzi, io non è che vi voglio obbligare a venire da me. Sto cercando di fare il padre. Non l’ho stabilito solo io che dobbiate venire qua a Monteamaro. C’è anche un provvedimento del giudice. Dite di essere grandi. Siate più responsabili anche voi. Con la mamma, che dobbiamo fare? Dobbiamo stare sempre in tribunale e devo chiedere di stare con voi a casa quindici giorni per poterci vedere?

Questo è stato il mio dialogo con loro. Il risultato forse è stato quella lettera. Però pare che dica che io li abbia minacciati o li faccia sentire sotto minaccia. Io non ho mai minacciato nessuno, figuriamoci i miei figli. Non lo so… io….non lo so…

Ex moglie: Volevo aggiungere che non è vero che non rispondono al telefono. Anche a me non rispondono, talvolta. Ma io li sento che parlano col padre. Non è così come dice lui.

Fusi: Senta, mi spieghi, come mai qua nella relazione del centro di mediazione si dice che avrebbero proposto una mediazione padre figli e lei non avrebbe acconsentito?

Ex Moglie: non è vero, non è che non ho acconsentito.

Fusi: Signora, non è che l’abbia detto suo marito, lo dicono due assistenti sociali, mediatrici.

Ex moglie: No non è così, lì ognuno esprime la propria opinione e poi loro estrapolano quello che vogliono. Io non ho detto no, ho detto che non è necessario secondo me. I ragazzi col padre si sentono, si vedono, che bisogno c’è di andare in quel centro. Possono arrivare a comunicare anche senza andare in mediazione. Era quello il mio discorso. Io dico, ma col padre, si vedono, si rapportano.

Fusi: Lei non lo riteneva necessario quindi, ma se lo hanno scritto le mediatrici…

Non lo so chi l’ha scritta questa relazione, ma se questa proposta l’hanno fatta delle mediatrici, un senso ci sarà. Oltretutto mi si dice che per un anno il padre non ha visto i figli, tutta questa tranquillità di rapporto non c’è.

Ex: Sono passati due anni e mezzo da questa separazione. C’è stato un periodo di rielaborazione del lutto. Abbiamo litigato ed è andato via, mi ha dato uno schiaffo fortissimo quindi loro hanno dovuto subire questa situazione. (lei, il fatto che mi abbia alzato le mani per prima, proprio lo ha rimosso… deve essere una malattia) Poi i rapporti sono andati migliorando, si è fatto tutto un lavoro. Il ragazzo quel giorno che ha parlato col padre della lettera, me lo ha riferito.

Fusi: Cosa le ha riferito?

Ex : Mi ha riferito che ha parlato col padre.

Fusi: Ma i suoi figli le hanno detto che hanno scritto questa lettera?

Ex: Si certo, me lo hanno detto. Perché loro parlavano con padre cercando di spiegare le loro motivazioni sul perché non vogliono andare da lui, ma lui non capiva. Rispondeva solo ha detto il giudice, ha detto il giudice, ha detto il giudice.

Paperino: Ma non è vero!

Ex Moglie: Mi hanno raccontato che se non avessero fatto così sarebbero dovuti stare 15 giorni a vivere con lui.

Fusi: Vabbè, io li posso anche sentire i ragazzi, però voglio dire…. l’impegno vostro deve essere assoluto. Non può mancare. Il recupero di un rapporto sereno con il padre, risponde all’interesse dei figli. Non è l’interesse del padre. E’ l’interesse dei figli ad avere un rapporto col padre. I ragazzi non sono ancora maturi per poter esprimere una valutazione pienamente consapevole, ripeto io li posso sentire, però vi dovreste impegnare di più sul fronte della mediazione. Perché leggendo anche la lettera, un rapporto pieno non pare che ci sia.

Bisogna mettere da parte i conflitti nell’interesse dei figli. Quello che riferiscono i mediatori denota una situazione non serena e sicuramente la necessità che ancora si lavori nel senso di un recupero pieno del rapporto dei ragazzi col padre che al momento non c’è. Intanto da quello che mi sembra di capire voi vorreste….

Mario: Se posso…

Fusi: si

Mario: Il cambio di magistrato in queste vicende…

Fusi: Sono vicende più umane che di legge…

Mario: Esatto… non le è stato consentito di vivere tutto l’iter e quindi questo è importante…

Abbiamo messo in evidenza la volta scorsa, la cosa più importante. La mia preoccupazione personale come difensore, ovviamente anche del mio assistito, è che si stava lasciando ai ragazzi una autonomia sui rapporti che li metteva in grossa difficoltà a quell’età. Perché è preoccupante la reazione di chi deve decidere quando non ha le spalle forti e quando vive in un conflitto. Ha paura di scontentare i genitori, ma certamente il genitore con cui passa più tempo principalmente, questa è una esperienza comune che abbiamo tutti nello svolgimento del nostro lavoro in questo ambito.

Io sollecitavo un recupero da parte di entrambi i genitori del loro ruolo. Nella mia ottica mi riferivo principalmente alla madre che era quella che maggiormente poteva favorire questo recupero, che però obiettivamente non c’è, perché la signora ha una visione delle cose diversa. Non voglio criticare, ma rappresentare come un dato oggettivo che rappresenta comunque uno stato. Qualunque sia la posizione giusta o sbagliata non agevola i ragazzi che evidentemente si irrigidiscono. Del resto l’uso in quella lettera di alcuni termini come arbitrario, come minaccia è sintomatico. Arbitrario è un termine tecnico, addirittura nella lettera si riportano delle cose che sono quelle che ho detto io nella udienza precedente. Perché sono io che l’altra volta ho detto che noi siamo disponibili ad applicare le linee guida del tribunale. Veniamo noi a casa se per loro è un problema, più di questo non possiamo fare. E’ stato previsto nelle linee guida che si possa fare, noi fin da ora siamo disposti. Se i ragazzi non vogliono spostarsi dalla loro abitazione, sarà il padre a spostarsi, non c’è problema. E stranamente si riporta come minaccia quell’elemento. Questo mi ha colpito e preoccupato. (poi ironicamente) A parte un certo uso di parole forbite… però fa piacere che ragazzi di quella età abbiano un linguaggio anche scritto molto evoluto, questo fa piacere perché vuol dire che la scuola serve. Detto questo ritrovo dei passaggi e delle preoccupazioni che non sono minacce, ma sono legittime richieste che il difensore aveva fatto, valorizzando quello che è un nuovo indirizzo. Ovviamente non imporre, ma discutere se è possibile. Lei è di Paperopoli Giudice, Monteamaro la conosce, sa che è una zona popolosa. A chi non piace vivere in città, vive lì, ed è un piccolo quartiere di Paperopoli ormai, da anni. C’è tutto, acquedotto, fognatura, pubblica illuminazione e i ragazzi poi hanno la moto, sono indipendenti. Comunque, se i ragazzi persistessero nel dire che non vogliono andare a Monteamaro dal padre, questi si farà carico, per venire incontro ai figli, di trasferirsi a casa loro. Anche se al padre questo può pesare perché ritorna in un ambiente che per lui non era certamente sereno. Ma non è importante per lui, pur di esercitare pienamente il suo ruolo.

Fusi: Di questo avevate già parlato?

Mario: Si, io l’ho proposto.

Fusi: La signora dove dovrebbe andare in quei giorni?

Paperino: io non ho casa mia, io sto da mio padre.

Stiro: No, non è praticabile, la signora non avrebbe dove andare.

Fusi: Già non è praticabile.

Paperino: ma nemmeno io ho casa mia!

Fusi: Ehhh…

Stiro: Mi permetta di farle presente solamente questo. Da una situazione di assoluta rottura tra padre e figli, grazie all’intervento di Ex moglie si è riusciti a ristabilire un rapporto. Più di quello che ha fatto la signora, credo che non si possa fare, adesso sta al padre fare il resto.

(Sti bastardi… ora si prendono pure il merito della riapertura del rapporto coi ragazzi)

Fusi: Quello che io penso è che il rapporto è stato avviato, ma che ancora ci voglia altro impegno. Bisogna proseguire in questo percorso.

Mario: Mi consenta di finire però, sennò mi sfugge quello che stavo dicendo.

Fusi: si si, dica avvocato.

Mario: la conclusione di tutto era questo. Già l’altra volta avevo chiesto questo, proprio per evitare che i ragazzi avessero un peso eccessivo nel decidere. Credo che sia indispensabile, credo che lo dica il centro per la famiglia, ma lo avevamo già detto anche noi prima, avviare quanto prima questa mediazione padre figli. In parte ha funzionato questa mediazione tra genitori, da una incomunicabilità assoluta, un minimo di comunicazione c’è stata. Non può proseguire perché Ex moglie ritiene di non dover proseguire, ma per carità è una scelta, ed io ritengo di non dover entrare in questa scelta. Però abbiamo il dovere tutti, giudice difensori e parti di farsi carico di questa opzione per l’interesse dei figli. E’ l’unica, con persone professionalmente preparate che sanno come muoversi e sanno ridurre questa conflittualità. Io la avvierei immediatamente. Deciderà lei, però forse, siccome il rinvio non potrà essere a brevissimo, sarebbe opportuno iniziare da subito questo percorso affinchè i ragazzi alla prossima volta possano riferire sull’esito della mediazione oltre che sul contenuto della lettera. Anche noi avremo più elementi per ridiscutere e poi fare una sintesi. La decisione ovviamente è sua.

Stiro: Credo che l’intervento del magistrato sarebbe utile per vincere le resistenze dei figli in quanto, da quanto riferisce la signora , i ragazzi non gradirebbero questo percorso. Un suo intervento potrebbe valere.

Fusi: Guardi avvocato, nella relazione si dice che la mediazione non è stata fatta per mancanza di autorizzazione da parte della madre.

Ex moglie: Non è vero che io non abbia autorizzato.

Paperino: Non ha autorizzato!

Fusi: Va bene, lasciamo perdere il passato, lei sarebbe disponibile ad autorizzare oggi? Secondo me sarebbe una buona opportunità.

Ex Moglie: per me non c’è problema. Ma perché dei ragazzi che si vedono e si sentono con il padre tutti i giorni e comunicano col padre dovrebbero subire questo?

Fusi: Ma signora, secondo lei, i ragazzi hanno un rapporto sereno col padre? Mi risponda francamente. Due ragazzi che scrivono una lettera del genere, hanno un rapporto sereno col padre? Credo che questa lettera dimostri che una mediazione sia opportuna. Altrimenti non avrebbero scritto, se tutto andasse bene. Non crede?

Io posso stabilire l’ascolto dei minori come chiedete, ma ne frattempo vi consiglierei questa mediazione padre figli. Perché il mio intervento può essere utile, ma quando vanno a casa del padre, non possiamo sapere cosa succede.

Ok, verbalizziamo.

 

Il giudice sentite le parti, letta la missiva inviata dai figli nonché la relazione del centro per la famiglia di Paperopoli, datata 26/10/17, ritenuta la necessità di ascolto dei minori, per stabilire la regolamentazione del diritto di visita da parte del padre, invita in primo luogo le parti a consentire all’avvio di un percorso di mediazione tra il padre e i figli, presso il centro per la famiglia, invitando gli operatori di quest’ultimo a inviare una relazione in merito entro il 31 gennaio 2018.

 

Mario: Giudice mi scusi, per avviare questa mediazione si farà carico il centro? Perché sono molto precisi, tendono a non prendere iniziative se non demandati. Sono molto attenti a non debordare i loro compiti.

 

Fusi: Si, adesso… Dispone la comunicazione al centro per la famiglia del presente provvedimento affinché avvii la predetta mediazione.

Fissa il xx gennaio per l’ascolto dei minori.

Buona giornata.

 

 

Il giudice saluta e mi sia avvicina Stiro.

Stiro: ma ingegnere, perché non provate a parlare con Ex moglie?

Paperino: Avvocato, con i sordi non si parla.

Stiro: Dovreste tentare invece.

Paperino: Avvocato le ripeto (con meno pazienza)… con i sordi non si parla, è difficile.

Stiro: Non è vero, non è vero, mi consenta di dissentire.

Paperino: Avvocato ( tagliando corto)…. La sua opinione è legittima, ma è la sua opinione.

Stiro: Se riuscite quanto meno a parlare, perché solo così….

Paperino: (Senza pazienza e gesticolando vistosamente) Guardi, mettiamola così…purtroppo c’è un principio su cui non intendo passare oltre. Dire che dei ragazzi di 14 e 15 anni possano decidere quello che vogliono, a me, sembra anormale.

Stiro: e su questo sono d’accordo con lei!

Paperino: E allora lo spieghi lei alla sua cliente, perché in due anni non ci sono riuscito e non da solo, nemmeno con l’aiuto di mediatori.

E mi stia a sentire…. avvocato, se non si sistema questo principio, con me, non solo non provate a parlare ma nemmeno ad avvicinarvi . La saluto.

 

 

 

 

Ho scritto un messaggio a Lorenza, avvisandola dell’ascolto in tribunale e che mi avrebbero rispedito in mediazione. Padre figli stavolta.

Come un Salmone

Oggetto: Procedimento civile promosso da Ex Moglie nata a Paperopoli il XX/XX/XXXX nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx/xx/xxxx. Minori Paperino AAAAA e Paperino BBBBB. G.I. Dott. Citto. N. xxxx/2016 R.G.

Con la presente si riscontra codesta A.G. in merito al lavoro effettuato con la coppia genitoriale meglio generalizzata in oggetto.

In data 23/08/c.a. la coppia genitoriale è stata contattata telefonicamente per fissare un incontro di mediazione finalizzato a verificare l’andamento o del diritto di visita durante il periodo estivo. Il sig. Paperino si è reso disponibile mentre la sig.ra Ex Moglie ha comunicato di avere altri impegni per la stessa giornata. Si è pertanto rinviato l’incontro alla prima settimana di settembre, ribadendo telefonicamente l’importanza di organizzarsi, introducendo la variazione contenuta nel diritto di visita che prevedeva che i pernotti dei ragazzi con il padre dovessero iniziare dal venerdì sera. La premura delle scriventi nel ribadire il rispetto del provvedimento è stata dettata dalla constatazione della contrarietà ad adeguarsi a tale determinazione da parte della sig.ra Ex Moglie esternata già a luglio, in occasione dell’udienza in Tribunale.

In data 05 settembre è giunta a questo servizio una mail da parte del sig. Paperino denunciando il mancato rispetto del suo diritto di visita, che si allega alla presente.

Ricontattati immediatamente entrambi si è fissato per l’08 settembre un colloquio congiunto. In detto incontro si è acquisito che i periodi di vacanze estive (ultima settimana di luglio e prima di agosto con la madre e seconda settimana e terza di agosto con il padre) sono stati vissuti serenamente dai ragazzi. Gli stessi, a dire della madre, solo verso fine agosto avrebbero accusato dei problemi di salute che, pur essendo in fase di miglioramento, non li hanno consentito di attuare il diritto di visita previsto con il padre; tale indisposizione ha portato, inoltre la madre anche a rimandare la visita di controllo dal dentista a cui sarebbero dovuti andare accompagnati dal padre.

Durante la seduta di mediazione è emerso da quanto riportato dal sig. paperino nella mail inviata al servizio risultava confermato dalla sig.ra Ex Moglie.

La signora descrive i suoi figli come ‘’ragazzi grandi e responsabili’’ e quindi liberi di scegliere, e che tale resistenza degli stessi ad andare con il padre non è determinata da una influenza ma piuttosto da un’assenza di comunicazione padre- figli.

Sulla scorta delle preoccupazioni sopra esplicitate si è proposto alla coppia genitoriale un intervento di mediazione intergenerazionale padre- figli finalizzato al miglioramento della comunicazione e relazione. Tale spazio non è stato, purtroppo, mai utilizzato per mancanza di autorizzazione da parte della madre.

La sig.ra Ex Moglie appare molto restia a qualsiasi intromissione esterna, coinvolgendo in questa sua convinzione anche la figura dell’ex marito, affermando che ‘’noi tre siamo sempre stati insieme e lui ora si vuole insinuare’’ parlando del suo rapporto con i due figli.

Lo spazio di mediazione è stato utilizzato per riflettere con entrambi circa l’importanza di abbassare i livelli di conflittualità interpersonale, focalizzando le proprie energie in un lavoro che possa dare continuità e stabilità alla relazione padre – figli, i quali avendo una età che li impegna maggiormente in attività extra scolastiche nelle ore pomeridiane, potrebbero vivere i momenti serali quali occasioni di incontro e confronto col padre.

Questo servizio a conclusione di tutto il lungo percorso con la coppia genitoriale, iniziato circa un anno fa, ha ribadito alcuni concetti su cui più volte ci si è soffermati, legati a come i ragazzi in età adolescenziale hanno ancora bisogno che vengano loro presentate, ma anche esigite, alcune regole di comportamento, perché per loro i valori sono rappresentati da modelli viventi, che li attraggono, non sono completamente interiorizzati e sono soggetti alle emozioni e ai vissuti nelle varie situazioni.

Si è offerta alla coppia genitoriale la possibilità di individuare strategie condivise per evitare di ‘’ lasciar fare tutto, leggere tutto, vedere tutto, decidere i propri orari, permettere di rispondere in malo modo’’ da parte dei loro figli, al fine di scongiurare una manifestazione dell’abdicazione dei genitori alla loro funzione e al loro ruolo.

Discreti i risultati raggiunti rispetto ai presupposti da cui si era partiti, pur se la coppia, specie nell’ultimo periodo, si è orientata su obiettivi diversi da quelli in premessa, rendendo il percorso mediativo non più praticabile.

Il finale un po’ deludente dal mio punto di vista. Quando alla fine si dice che la coppia si è orientata su obiettivi diversi non si comprende cosa vogliano dire. Anche quel ‘’risultati discreti’’ è ovattante.

E’ venuta fuori una foto corretta della situazione in tutta la relazione, alla fine le mediatrici hanno ritenuto di abbassare il tiro, forse.

Avranno avuto le loro ragioni. L’ho fatta leggere ad altri, perché io di parte posso leggere ed interpretare di pancia. Era importante per me capire che sensazioni avrà il giudice semmai la leggesse. Il commento è stato: tronca, finale annacquato, si sono cagate sotto, non si sono volute esporre, fanno sempre così.

Tutta gente che fa il tifo per me, si aspettavano una sentenza più che una relazione. Temo però che anche il giudice, se miracolosamente leggesse queste pagine avrebbe la stessa sensazione.

Ma tanto è ed io ho solo da dire grazie.

Ho portato mio figlio AAAAA al dentista. Gli ho chiesto della lettera che ha scritto. Gli ho chiesto: Figlio mio, ma perché hai scritto che ti senti minacciato quando sei con me? Cosa ti ho fatto per farti sentire minacciato?

Piangeva AAAAA, piangeva e non aveva risposte.

E’ stato molto più straziante che leggere la lettera. L’ho rincuorato. Gli ho detto che non importava.

Sono stato alla sua partita, hanno stravinto e lui, ormai signore del centrocampo, ha fatto l’ennesima prestazione sontuosa. Mi hanno riferito che è venuto un osservatore a vederlo. Spero che non faccia il calciatore ma è sempre una gratificazione.

E’ bello come il sole AAAAA, ha cervello, carattere, capacità da vendere. Non capisco perché debba subire tutto questo. Proprio non comprendo.

A volte mi chiedo se è giusto il mio lottare.

Ma mi sento un salmone che risale la corrente per andare a deporre le uova. Il salmone, deposte le uova, muore. La fatica è davvero immane.

Non so perché stia risalendo la corrente come non si sa perché il salmone lo faccia. E’ la natura forse, sento i ragazzi in pericolo e non riesco a stare fermo.

Mi hanno abbandonato più o meno tutti. Si saranno stancati. Si è stancato il mio avvocato, il mio amico avvocato che mi ha aiutato, le mediatrici, quel che rimane della mia famiglia.

Me ne accorgo perché se chiedo aiuto, mi carambolano da qualche altra parte.

Anche il salmone perde per strada molti dei suoi compagni di risalita.

Inducono tutti alla rassegnazione ed al lavoro su me stesso come unico rimedio.

Mi dicono:

– Impara a ingoiare il boccone, non c’è nulla da fare se non cercare di lavorare da solo a ristrutturare il rapporto coi ragazzi. Ci vorranno anni forse, ma altro non si può.

– Stai tranquillo… vedrai… si sa che le cose vanno così quando ci si separa e tu sei pure un fortunato perché accade di molto peggio.

– Devi avere pazienza.

– Devi trovare la giusta empatia con i tuoi figli.

– Devi lavorare su te stesso.

– Devi sentire le tue emozioni e le loro emozioni, evidentemente hai un po’ di stitichezza emotiva anche tu.

Bene, signori della pazienza, delle emozioni, dell’empatia, della fede… permettetemi un grosso vaffanculo a tutti, con stima, affetto e gratitudine.

C’è una delinquente che fa violenza psicologica su dei minori, i miei ragazzi.

Ha un gruppo di pressione che lavora con lei, la sua famiglia.

Di discreto non c’è nulla in questa storia, io vedo solo merda.

Qualcosa me la devo inventare. Mi rendo conto che le uova sono mie e non posso chiedere a qualcun altro di portarle alla sorgente del fiume al mio posto. Ma io ci devo provare. Il 6 novembre c’è l’udienza. Vedremo.

Non c’è fine

Quando sei ragazzo e studi, impari. Capita però come è capitato a me di non metabolizzare immediatamente tutto. Io ho fatto il liceo classico, molte cose le ho studiate anche bene. Ero piuttosto bravo ma non ero maturo abbastanza per coglierne il senso profondo.

E’ vero che per sapere veramente bisogna sentire. Quando le cose le senti, il sapere acquista un altro valore, si apre. Come una farfalla che esce dal bozzolo.

Una delle più belle cose lette all’epoca fu l’episodio di Ettore e Andromaca alle porte Scee, nell’Iliade di Omero.

Imperversa la battaglia, I troiani sono assediati da anni e stanno per essere sconfitti. Ettore, il più valoroso dei troiani sa che probabilmente a breve morirà. Si reca ad abbracciare moglie e figlio. La moglie Andromaca tenta di convincerlo a fuggire, lui non può tollerare. Non cede perché il disonore lo segnerebbe a vita. La scena si chiude con un momento di rara delicatezza: di fronte al piccolo Astianatte, che urla disperato voltandosi verso la nutrice perché in quel guerriero minaccioso e armato di tutto punto non riconosce il padre. Ettore si toglie l’elmo, mentre sorride dolcemente e prende in braccio il figlio.

 

Detto questo, Ettore tese le braccia al figlio;

ma egli si voltò verso il seno della nutrice,

urlando spaventato dall’aspetto del padre,

dalla lancia e dal cimiero irto di crini di cavallo

che vedeva agitarsi terribili sull’elmo.

Sorrise il caro padre e la nobile madre,

e subito Ettore si tolse l’elmo e lo posò per terra

luminoso. Poi baciò il figlio amato,

lo fece saltare sulle braccia e disse pregando Zeus

e gli altri numi: ‘’ Zeus, e voi dei del cielo,

fate che mio figlio cresca e diventi come me

uno dei primi Troiani, pieno di forza

e che regni sovrano su Ilio, così che qualcuno

possa dire di lui che torna dalla guerra:

‘’ E’ molto più forte del padre’’. E che porti

le spoglie insanguinate di un nemico

e ne abbia gioia in cuore la madre’’.

Dopo queste parole mise il figlio

In braccio alla cara sposa. Ed essa lo strinse

al petto odoroso sorridendo fra le lacrime.

 

Le ragazzine sognano di diventare delle principesse, io, ai tempi, mi ero immaginato la mia vita così, come Ettore.  Sarà per la prossima. Adesso dopo un periodo di stanchezza e pensieri è tornato il momento di rimettere l’elmo. La guerra non mi è mai piaciuta, sono un uomo di pace.

A volte non se ne può fare a meno purtroppo, l’orrore che mi viene recapitato dal tribunale non permette altro. E battaglia sia.

Caro Giudice Citto o chi lo sostituisce,

siamo AAAAA e BBBBB rispettivamente di 16 e 15 anni (non vero… ancora 14 e 15) frequentiamo rispettivamente il III liceo scientifico e il II liceo scientifico di Paperopoli, viviamo in via dei fiori zona Cascina, le abbiamo deciso di scriverle questa lettera per comunicarle che Lei ha stabilito dei giorni in cui dovremmo andare a vivere con nostro padre che vanno da giovedì a lunedì a settimane alterne a partire dal mese di ottobre, ma vorremmo farLe sapere che noi non è che non vogliamo vedere i passare del tempo con nostro padre, che tra l’altro abbiamo sempre visto anche tutti i giorni, pranzato o cenato in base alle necessità e agli impegni recirproci, nonché fatto anche dei piccoli viaggi con lui.

Ma non vogliamo andare a vivere a casa sua tutti quei giorni consecutivi, da giovedì a lunedì come stabilito arbitrariamente, perché vogliamo vivere a casa nostra dove abbiamo tutte le nostre cose e le nostre abitudini, tra l’altro dobbiamo studiare e stare tranquilli e sereni, mentre lì in campagna dove vive nostro padre, Contrada Monteamaro, dove siamo già stati questa estate per una settimana ci siamo sentiti isolati non potendoci muovere neanche in maniera autonoma e poi quando lui va a lavoro, noi restiamo soli in campagna bloccati sentendoci isolati.

(La settimana che sono stati con me non ho lavorato. Sono stato a loro disposizione 24 ore su 24 come sempre del resto. Li ho portati su e giù fino a 6 volte al giorno assecondando ogni loro desiderio)

Noi abbiamo bisogno delle nostre cose e di continuare ad avere le nostre abitudini, nonché la nostra indipendenza di movimento. (AAAAA ormai da un anno si muove in moto da solo) cosa che lì in campagna aperta non abbiamo. (Nella mia strada lunga 300 metri ci sono 18 abitazioni… campagna aperta). Tra l’altro non siamo stati abituati in tutti questi anni a vivere così lontani dalla città e dalle comodità e quindi ci sentiamo veramente isolati e non nascondiamo di avere anche un po’ di paura a stare lì da soli.

Nessun nostro amico può neanche raggiungerci in maniera autonoma, e non abbiamo nulla delle nostre cose in quel posto e rimane comunque una casa molto disabitata. Inoltre noi oltre a voler stare a casa nostra, non ci va di passare tanti giorni lontani da nostra mamma a cui siamo molto legati. Quindi preferiremmo poterci mettere d’accordo con lui per vederci di volta in volta in base ai nostri e ai suoi impegni visto che noi dobbiamo studiare, fare sport e frequentare i nostri amici e lui è sempre impegnato per il suo lavoro. Negli anni passati non c’è mai stato, era sempre fuori per lavoro, (questa è di gran lunga la più grossa) e quindi non abbiamo neanche molta confidenza nel parlare delle nostre cose e non crediamo lui abbia neanche molto tempo da dedicarci.

(penso a tutte le sere che facevo i compiti con loro, ogni sera di ogni santo giorno. Stanco, pieno di problemi e col sorriso. Mi viene una grande amarezza).

Questo non vuol dire che non vogliamo passare del tempo con lui ma non vogliamo stabilire dei giorni fissi e soprattutto prolungati, va bene il fine settimana ma per il resto ci sembra opportuno poterci mettere d’accordo con lui di giorno in giorno, come d’altronde facciamo visto che lui a volte sposta i giorni per i suoi impegni lavorativi. (Non è mai accaduto…. In un anno ho annullato qualsiasi impegno pur di stare con loro)

Anche perché durante la settimana finiamo gli allenamenti in tardo pomeriggio o in tarda serata e poi andare a cenare fuori con nostro padre risulta, in alcuni giorni in cui abbiamo molti compiti, veramente difficile anche perché ci porta sempre in giro per ristoranti. (non sono mai venuti…. a cena durante la settimana …. Mai… ma è funzionale ad alzare il mio reddito davanti al giudice)

A volte lui ci minaccia dicendoci che ci farà vivere con lui per quindici giorni consecutivi e che non sappiamo di cosa sia capace e che procederà per vie legali, inltre dice di venire a vivere a casa al posto di nostra madre, e noi non vogliamo questo. Ci sentiamo come si ci minacciasse. Pertanto chiediamo anche di poter essere sentiti personalmente nella prossima udienza per poter esporre meglio le nostre motivazioni.

LA salutiamo 

AAAAA e BBBBB Paperino.

…..

Ettore si commosse, l’accarezzò con la mano e le disse:’’ non essere in pena per me, infelice. Non uno, contro il destino, mi farà precipitare nell’ Ade. … Gli uomini di Troia penseranno alla guerra: Io più degli altri”.

 

Un pomeriggio al mare

Guardare il mare in inverno è una delle cose più avvolgenti che si possa fare. E’ uno dei modi migliori per stare con se stessi. C’è il rumore delle onde che sbattono a farti compagnia, ma è come se fosse un rumore di silenzio. Rumore fuori e silenzio dentro. C’è il sole, ma è un sole di ghiaccio che non scalda. Illumina di luce fredda. C’è il vento che stranamente non è leggero . È pesante e con il suo peso ti immobilizza i pensieri. Non puoi fare il bagno perché è troppo freddo ma l’umido lo senti nelle ossa quasi a bagnarti l’anima. Forse sono tutti questi contrasti che ti costringono ad unire i pensieri perché non ti si scomponga il cervello. È così nemico a vedersi il mare di inverno ma è uno di quei nemici valorosi e leali a cui puoi girare le spalle. Sai che nella schiena non ti colpirà mai. È come se capisse che sei da lui perché hai perso. Un nemico leale e valoroso non infierisce mai, ha pietà nella vittoria. 

Chi vive sul mare come me spesso non immagina posto migliore per la sepoltura. Cedere le armi al nemico più grande è fine da vero guerriero. Già perché il mare è grande, immenso. 

Sono seduto in riva al mare, vorrei rialzarmi ma non ce la faccio. Metabolizzare una amarezza è una roba da duri ed io la durezza nella vita non la comprendo ancora. Ho pappa nel cuore. Non sono un molle ma non capisco perché per campare bisogna per forza essere duri . Dicono che sia la vita ad indurirti ed io ancora di questo non mi capacito . Più va male e più divento sensibile al male mio e quello degli altri, più vorrei che il bene fosse di tutti. 

Una volta mi hanno detto che se sei pecora, i lupi ti mangiano. Io pecora non mi sento. Sono uomo e l’umanità la cerco, la spio negli altri e mi piace tremendamente quando la scovo.

E’ bello il mare di inverno. Ti sconfigge ma perdi bene. 

L’idea

E niente… pare che debba andare così. Le mediatrici di fronte alla impossibilità di mediare si sono ritirate. Non mi rimane che avere fiducia nell’ingiustizia.

Il giudice Citto se ne è andato, Corte di Appello. Hanno assegnato uno nuovo. Ho chiesto informazioni, pare che sia un giovane. Un certo Fusi. Di nome e di fatto sembra, almeno questo dicono. Per avere del giustizialismo in Italia occorre ipotesi di reato da prima pagina, corruzione o droga, odor di mafia sarebbe il non plus ultra. Offrire le copertine ai giudici è il viatico per una giustizia rapida e sommaria, con tanto di conferenze stampa. Altrimenti devi accontentarti della solita ingiustizia, con i suoi tempi. Aspetteremo che decidano, per sfogliare il fascicolo serve tempo.

Non è cambiato assolutamente nulla sul fronte ragazzi. Il tira e molla giovedì si, giovedì no è servito solo a consolidare che il sabato sera ogni 15 giorni dormano da me. Speravo di ottenere di più. Non è poco rispetto a prima, ma non è fare il padre.

Dormono è la parola esatta. Perché non cenano neanche con me. Al sabato escono con gli amici come è giusto che sia. Li vado a prendere al rientro, si mettono a letto ed al mattino dopo alle 7 accompagno uno dei due ad una partita. I nostri dialoghi avvengono in auto ormai.

Le loro partite di campionato, essendo categorie diverse, sono in contemporanea, alla domenica mattina. Riesco a vedere la partita di uno dei due. L’altro lo riaccompagno a casa e provvede ex moglie ad accompagnarlo al campo.

Rimane il pranzo domenicale. Se non hanno altri impegni come compleanni di amici.

Ero riuscito a morsi a convincerli a stare a pranzo con me almeno al sabato.

Ma anche questo sta sfumando. Sabato scorso avevo fatto spesa e tutto e poi sono venuto a sapere dei festeggiamenti per il compleanno della zia di mia moglie. Il compleanno di una zia di mia moglie non vuoi che si festeggi? Mi è stato comunicato da BBBBB che non sarebbero venuti.

Mi sono rotto le palle anche di scrivere a questa cretina. Però ho pensato di dover lasciare almeno traccia delle sue miserie.

Quindi messaggio.

Paperino: I ragazzi venivano almeno al sabato a pranzo nel weekend che mi spetta. BBBBB mi dice che non viene perché è il compleanno di tua zia Fatebenefratelli. Ti rammento che c’è un dispositivo di un giudice, anche se per te è carta straccia. Riferirò anche di questo abuso.

 

La risposta era scontata, d’altra parte non avevo scritto per avere una risposta.

 

Ex moglie: Ti rammento che questa è la volontà dei ragazzi e tu ti sei messo d’accordo con loro per accompagnarli alle partite settimana scorsa, nonostante non fosse il tuo weekend e nessuno ti ha detto nulla.

Sappi che nessuno avrebbe nulla da ridire se fosse il compleanno di qualcuno della tua famiglia e i ragazzi ‘’vorrebbero’’ partecipare. Ci sono circostanze e circostanze, gli abusi li fai tu, psicologici o almeno credi di farli.

Vorrebbero… ho letto l’omicidio del congiuntivo ed ho spento il telefono con un po’ di magone. Quell’omicidio mi ha dato molta tristezza, per il resto ho un callo enorme. E’ una serial killer di congiuntivi nonostante la laurea.

Effettivamente, al weekend che non mi spettava stare con loro avevo dato disponibilità ai ragazzi per accompagnarli alla partita.

Paperino: Io vi vengo a vedere comunque, se avete bisogno di un passaggio, fatemi sapere.

 

Per una strana coincidenza quella domenica giocavano in orari diversi e sono riuscito a vederli entrambi.

Mi hanno mandato un sms perché li portassi da casa al campo da gioco.

Durante la settimana non vengono mai. Il giudice Citto con le mediatrici avevano scalettato una serie di giorni in cui avrebbero dovuto almeno cenare con me. Figuriamoci. Telefono ogni volta, mi rispondono sempre che hanno da studiare e non vogliono.

Dovrebbero stare un terzo del loro tempo con me se il diritto di visita fosse rispettato. Sommando il tempo dal giovedì al lunedì ogni quindici giorni e le finestre infrasettimanali previste nel dispositivo, il tempo con me sarebbe un po’ più del 30 per cento sul totale. Avevo ingegnerizzato anche il diritto di visita sulla carta. Sulla carta appunto.

Di fatto il diritto di visita attuale è un pranzo domenicale e una notte ogni quindici giorni. E che fa questa stronza? Si lamenta che li ho accompagnati in auto alla partita, perché di quello si è trattato, nel weekend non mio. Che poi, conoscendo il controllo che ha sulle loro vite, sarà stata lei a farmelo chiedere.

Ma basta. E’ inutile stare a rimuginare su questo. Ormai è una dato di fatto consolidato il suo atteggiamento. Ci vorrebbe una idea. Io non so più che fare al momento. Tergiverso.

Diventi maturo quando non hai più intuizioni ma idee. L’intuizione è la materia prima di estrazione a più basso costo che esista. L’idea invece costa. Per estrarla devi aver pensato più o meno a lungo e devi aver speso tempo per accumulare nozioni.

Proprio per questo per me è diversa dall’intuizione che mi pare più una roba caduta dal cielo, poco elaborata con la testa. L’intuizione è legata alla intelligenza, alla capacità logica di creare collegamenti rapidamente. Roba che hai. Non ti viene. È come se con l’elicottero ti portassero su una montagna. Per l’idea ti arrampichi a mani nude, ti fermi ogni tanto a prendere fiato e pensi sempre di aver sbagliato il lato di arrampicata.

È un prodotto formidabile però, perché è alla base della trasformazione delle cose.

Chi ha fede parlerebbe di creazione invece che trasformazione. A me piace parlare di trasformazione, perchè credo che tutto si trasformi, nulla si crea o si distrugge come diceva qualche buon vecchio fisico. E poi mi piace l’alchimia con cui le cose cambiano. Mi piace la chimica dell’evoluzione delle cose, è una reazione con stimoli incredibili.

L’idea serve proprio a cambiare. Sto cercando quella, ma sono un po’ a corto.

Mi piacerebbe avere il dono della superficialità. Il non essere superficiale è stato allo stesso tempo la mia più grande forza e il mio più grande difetto.

Però non so fare le cose senza riempirle. In questo momento non posso riempire un bel nulla per i miei ragazzi. Mi sono messo a riempire altro.

Ho imparato con l’età che le idee vengono quando fai tutt’altro. Mi è sempre successo così. Penso e ripenso alle cose e non trovo una soluzione. Metto in un angolo e dopo un po’ qualcosa accade.

Quindi mi sono messo a buttare la mia passione in politica e sul vino invece che darla al gabinetto. Lo spreco non lo ho mai sopportato. Frequento un movimento politico nella mia città, da qualche mese. Non lo avevo mai fatto prima.

Alla sera passo dalla sede e scambio due chiacchiere su come cambiare il mondo. Scrivo per loro adesso. Scrivo programmi politici e vomito idee. In uno dei rigurgiti insieme a qualche idea sul traffico e sulla spazzatura potrebbe uscire qualcosa di buono per ritornare a fare il padre. Chissà.

Ho sempre fatto il vino in casa, qui a Monteamaro. Con i pochi ceppi di uva che abbiamo. Ho una piccola cantina tutta attrezzata da mio padre. Dei quattro figli sono l’unico che ha ereditato la sua passione per il vino. Credo che inconsciamente attraverso la passione per il vino cercassi di rubargli la passione che ha messo in tutto. Da un anno con amici stiamo provando a fare le cose più in grande. Si è comprata della terra, sfruttando tutti i contributi possibili che in agricoltura son tanti. Ci siamo dati un nome e degli obiettivi sani. Agricoltura biologica, recupero delle tradizioni, solidarietà. Così abbiamo un orto sociale che facciamo coltivare ai ragazzi disabili, cerchiamo di rilanciare le tradizioni agricole in ogni modo, a partire dalle scuole. L’ultimo giorno di vendemmia abbiamo invitato una scolaresca a pigiare l’uva come si faceva tanto tempo fa. Io sono abbastanza vecchio da ricordarmele quelle feste. I bambini si sono divertiti un mondo. Ed è stato bellissimo.

Così come è divertente raccogliere le zucchine con i ragazzi disabili. Uno di loro quando mi incontra mi dà dei ceffoni fortissimi sulla spalla per salutarmi. Mai ceffone ho sentito più carico di affetto.

Ci siamo affidati ad una società di marketing. Faranno una campagna pubblicitaria sui social. Piccolo problema, nessuno di noi soci, tutti più grandi di me, ha un account su un social. Allora ho pensato che fosse il momento di farselo. Mi sono registrato su instagram e facebook. Non è mai troppo tardi ho pensato. Però non ce l’ho fatta a stare sui social per scrivere o condividere slogan del cacchio. Ho cominciato a fare una piccola rubrica sul vino. Sto studiando il vino. Un secchione è un po’ come il fumatore, lo rimane a vita. Quello che studio e trovo interessante, lo condivido. Ho chiamato questa piccola rubrica ‘’un po’ sul vino’’. Magari si riesce a diffondere un po’ di cultura sul vino. La cultura non è mai troppa, penso.

Il tempo passa. Io la passione non la perdo, la trasformo semmai. Anzi adesso la travaso come si fa col vino. La feccia che decanta la butti via ma è servita a dare i tannini al vino, quelli che conferiscono la resistenza nel tempo.

Tutti ne passiamo tante, prima o poi. Negli ultimi anni ne ho viste di tutti i colori e sul blog non le ho raccontate. Forse i miei occhi parlano di questo, allo specchio li vedo stanchi, ma sorridono ancora per fortuna. Aumentano le rughe ma aumenta il sorriso. E’ la consapevolezza di poter superare il difficile che ti fa sorridere gli occhi.

In uno degli ultimi colloqui con Lorenza e Antonella, al centro di mediazione, raccontavo di queste nuove passioni. Mi hanno chiesto, credo provocatoriamente: ma perché fai tutto questo? Soldi? Potere?

Riferito soprattutto all’impegno politico.

Mi è sembrata strana la domanda. Non ho mai fatto nulla né per soldi né per potere, solo perché mi piaceva. Ho avuto questa fortuna. E’ servito a chiedermi perché lo stessi facendo però.

Ho detto: no, né soldi né potere. Forse lo faccio per non pensare. Sarei dovuto essere stato più preciso. Avrei dovuto spiegare che è perché pensare ad altro fa venire l’idea.

Forse c’è un momento in cui bisogna pensare a capitalizzare quello che si ha. Ogni altro sforzo in una direzione diventerebbe vano.

Sono una persona estremamente pratica. Se mi rendo conto di non poter fare di più, non riesco a spendermi in quella direzione. Gli sforzi devono avere un minimo di possibilità. Se così non è, meglio pensare a recuperare energia per quando possano servire. Riempire di altro i vuoti.

Mi dispiace molto aver perso l’adolescenza dei miei ragazzi. Ma non si può tornare indietro.

Avevo conservato i discorsi da uomo per quando avessero cominciato a mettere i muscoli. Forse me li ritroverò quando i loro muscoli saranno più grossi dei miei.

Il piacere di fare il padre è quello di poter lasciare qualcosa di sé ai propri figli. A quanto pare non si può godere.

Passerò l’obolo mensile e continuerò ad incassare i loro no.

In questo caso lascerò il senso della sconfitta forse. Anche imparare a perdere è importante, a vincere sono capaci tutti. In attesa che venga l’idea provo a vincere qualche altra cosa.

Senza meta

Oggi dopo pranzo i ragazzi sono voluti andare via. Hanno dormito da me sabato, si sono svegliati a mezzogiorno e abbiamo pranzato.

Finito di rassettare mi sono steso sul divano. Sapevo che mi avrebbero chiesto di andare via e mi sono messo a schiacciare un pisolino sul divano vicino a loro che vedevano la tv.

Come se potessi riuscire a spostare nel tempo il momento in cui mi avrebbero fatto la richiesta di andare.

E’ stato BBBBB a sparare. Tra i due è quello che ha meno pudore.

BBBBB: Pa’, mi accompagni a casa che devo fare i compiti?

Paperino: Subito?

BBBBB: Si.

Paperino: Non puoi farli qui?

BBBBB: No qui no.

Il tempo di riprendere conoscenza e di ricollegare i pensieri.

Paperino: Ma mi spiegate che intenzioni avete?

BBBBB: Che intenzioni.

Paperino: Lo sai BBBBB. Voi dovreste stare qui fino a lunedì mattina, dal venerdì. E a ottobre dal giovedì. Mi spieghi che intenzioni hai? Questo fine settimana sei voluto venire dal sabato sera, ai prossimi che farai? Possibile che non ci si possa organizzare?

BBBBB: No

Paperino: Ma perché? C’è un motivo?

BBBBB: Qui non voglio studiare, a casa ho tutti i libri e le mie cose.

Paperino: E vabbè, cos’è un sacrificio? Portarsi due libri?

Io mi faccio in quattro per voi e non potete fare un piccolo sacrificio per stare insieme?

BBBBB: No.

Paperino: Potremmo fare i compiti insieme, io ho da lavorare anche, ci mettiamo nel salone sul tavolo grande.

BBBBB: No, qui no, non voglio.

Paperino: Ma non capisco qual è il problema.

Dobbiamo continuare con questa storia? Vi avevo chiesto un po’ di maturità. Un briciolo di maturità. Eviteremmo un sacco di problemi, tensioni, avvocati, tribunale.

Io sono vostro padre, ho il dovere di seguirvi. Mi mancate, non vi vedo mai. Non è possibile che vi veda un sabato sera ogni quindici giorni. Ti rendi conto?

BBBBB: Che me ne frega.

Paperino: Ah non te ne frega?

E se tu fossi padre, accetteresti al mio posto una cosa del genere? Di vedere i tuoi figli ogni quindici giorni per poche ore? Al sabato voi uscite ed è giusto che sia così. Vi alzate tardi Domenica. E va bene anche questa! Ma va a finire che stiamo nulla insieme!

BBBBB: Eh.

Paperino: Non te ne frega nulla?

BBBBB: No.

AAAAA si era nascosto in camera. Fa il bullo solo per telefono via sms lui. Quando si tratta di affrontare le cose si nasconde.

Paperino: AAAAA! Anche per te è così. Continuerete con questo atteggiamento?

AAAAA: Si

Paperino: Dici che hai la tua vita, parli come un uomo fatto e poi questa è la risposta matura che sai dare?

Paperino: Mi sai dire perché non volete venire da me nel fine settimana?

AAAAA: Non voglio venire.

Paperino: Ho capito, ma gradirei anche una spiegazione.

Che devo fare? Devo chiedere se dividiamo la casa quindici giorni per uno con la mamma per stare con voi?

BBBBB: Nooooooo

Paperino: Ah no? Ma io eviterei volentieri, ma non mi lasciate scelta. Se non volete nemmeno accettare un minimo di sacrificio per vostro padre, devo trovare la soluzione.

Ma questa idea che possiate decidere voi, come vi è venuta in testa?

Ti rendi conto che non posso fare il padre in questa maniera? Tu AAAAA, al posto mio lo accetteresti?

Silenzio.

Paperino: Va bene, rendetevi conto che mi costringete ad andare avanti legalmente così con tutti i problemi che ne derivano. Perché le cose non vanno così. Un ragazzo di quindici anni ha autonomia di scelta, anzi è giusto che impari a scegliere. Ma ci sono delle cose che decidono i genitori. E’ stato stabilito che passiate quei giorni con me, ci saranno delle motivazioni no?

BBBBB: Eh… Eh… E noi…. invece decidiamo noi!

Va bene ragazzi, vi riaccompagno a casa, andiamo. Però, non chiedetemi più nulla.

Un po’ di rispetto dopo tutto quello che faccio per voi penso che me lo sarei meritato.

Li ho riaccompagnati a casa.

Penso a me quando avevo la loro età. Non mi sarei mai permesso di avere un dialogo di questo tenore con mio padre. Ma non mi avrebbe sfiorato lontanamente la testa. Non so se è così che debbano andare le cose. Il dialogo di oggi mi è sembrato surreale. Ma sembra che nel mondo moderno vada così. Eppure non pensavo di aver avuto problemi con la educazione ricevuta.

Devo essere strano io. Avrei voglia di spaccare qualcosa. Forse dovrei prendermela solo con me stesso. Umiltà è una parola legata alle viscere dell’uomo. Un po’ come la sessualità. Quando è naturale diventa una delle cose più belle, quando è imposta e diventa umiliazione, ti ammazza. Lo sanno meglio le donne. Credo che tocchi l’intimità più profonda che hai, quella che conosci solo tu. E’ brutta l’umiliazione. Forse è la sensazione più disumana. E’ brutto essere violentati nel profondo. Ti annulla. E’ una roba che non vorrei vedere sul volto di nessuno. Forse riuscirei ad aiutare con maggiore freddezza un corpo ferito e sanguinante. Un volto umiliato mi strazierebbe. Quando lo provi in prima persona perdi le forze.

Mi rimetto a scrivere . E’ stata la mia ancora e mi ci aggrappo volentieri.

Ho scritto un’altra lettera al centro per la famiglia. A Lorenza e Antonella.

Non so se la manderò. Farei la figura del povero disperato, patetico. A rileggere mi sento proprio così.

Ma alla fine scrivere è come viaggiare per me, non è importante la meta ma quello che metti nel viaggio. I viaggi più belli rimangono quelli in cui non sai dove sei diretto. Puoi perderti e ritrovarti senza alcun problema.

Gentile dott.ssa Drago e Gentile dott.ssa Serse,

Vorrete perdonarmi se insisto con queste note. Purtroppo la gestione del Diritto di Visita continua ad essere di notevole difficoltà per gli atteggiamenti remissivi della mia ex moglie.

In questo fine settimana i ragazzi sarebbero dovuti stare con me dal venerdì e come nel fine settimana del primo settembre ho detto a Ex Moglie che sarei passato a prenderli.

Ho manifestato a lei il fatto che i ragazzi nuovamente stessero facendo resistenza a stare sin dal venerdì con me.

Ho chiesto il suo intervento, chiedendole collaborazione per l’ennesima volta. Visti i precedenti, più per protocollo che con speranza di ottenere aiuto.

La sua risposta è stata di conferma che i ragazzi non volessero stare con me dal venerdì ma che sarebbero venuti al sabato, e solo per la notte del sabato.

L’ho ancora una volta richiamata al rispetto del dispositivo e al non lasciare l’iniziativa ai ragazzi. Pratica educativa da voi raccomandata con forza in mediazione.

La sua risposta via WhatsApp è stata sulla linea di sempre :

” Devi rispettarli tu, sono molto stanchi e non si possono esaurire appresso a queste storie . La loro volontà prima di tutto e il loro benessere prescinde da tutto, cerca tu di capirli, oggi hanno anche iniziato la scuola . Il giudice non c’entra nulla”.

Mi duole segnalare ancora una volta che Ex Moglie non ne voglia sapere di rispettare i dispositivi del giudice e che il rapporto con il padre dei figli sia subordinato a qualsiasi banale contingenza. Come se un padre non dovesse essere partecipe all’inizio scolastico.

Continua a lasciare la decisione ai ragazzi svuotando di fatto di importanza il tempo da trascorrere con me. Insisto nel dire che un tale atteggiamento è devastante per la crescita di due ragazzi.

Stante l’indisponibilità dei ragazzi, avallata dalla madre e confermata da un loro sms mi sono reso comunque disponibile ad accompagnare BBBBB al calcio al venerdì per poi ricondurlo a casa.

Nel sms ‘’stranamente’’ i ragazzi puntualizzavano il fatto che la madre li avesse informati della mia richiesta.

Nel tragitto ho chiesto a BBBBB spiegazioni sulla sua decisione e mi ha detto che dal venerdì non verrà mai a casa da me. Ha ribadito che nessuno può obbligarlo perché ormai grande. Nessun motivo particolare, solo un fatto di comodità. Sarebbe rimasto al sabato sera per poi andare via alla domenica dopo pranzo. Tanto era da lui deciso.

Ho passato il pomeriggio alla scuola calcio vedendo prima una partita di BBBBB e poi una di AAAAA che nel frattempo aveva raggiunto i campi in moto.

Mi sono allontanato solo mezz’ora per fare un po’ di spesa per la cena della sera.

Purtroppo nemmeno la cena è stato possibile condividere. AAAAA ha finito tardi di giocare e ho dovuto aspettare che riportasse lo scooter a casa.

Si sono fatte le 20 ed entrambi avevano preso appuntamento con gli amici alle 20,30.

Non ho voluto negare l’uscita del sabato per non rendere più difficoltosa di quel che è la situazione.

Li ho accompagnati dagli amici e sono tornato a casa aspettando la loro chiamata per il rientro.

Purtroppo sono stato informato che in realtà BBBBB aveva passato gran parte della serata sì con amici, ma a casa dalla madre. L’ho chiamato al telefono per chiedergli cosa stesse facendo e a che ora avrei dovuto prenderlo. Mi ha detto una bugia, ovvero che stesse in un bar, dandomi appuntamento per la ritirata presso il piazzale della chiesa a 300 Mt da casa.

Sapevo che stesse in casa con la madre e invece che andare a prenderlo in chiesa mi sono recato sotto la loro abitazione.

Ho aspettato che uscisse e dopo che è entrato in auto gli ho chiesto spiegazioni della bugia. Ha provato a negare l’evidenza e l’ho sgridato.

Ex Moglie ovviamente non mi ha informato per nulla che BBBBB stesse a casa. Avallando la permanenza in casa senza avvisarmi o senza pretendere che mi avvisasse ha di fatto messo nuovamente in discussione, laddove ci fosse ulteriore bisogno, il principio del Diritto di Visita.

L’episodio è l’ennesima prova che, senza la minima collaborazione da parte della madre, i miei tentativi di assolvere alla funzione di padre sono vani. Né tantomeno posso svolgere il ruolo di orco cattivo nelle poche ore mensili che trascorro con loro.

I ragazzi hanno dormito da me. Sono andati a letto appena rientrati a casa sabato sera, si sono svegliati alle 12, hanno pranzato e hanno voluto andarsene per fare i compiti. Non avevano i libri con sé. Da un lungo weekend siamo stati insieme 3 ore ed il tempo dei tragitti in auto per gli accompagnamenti.

Questo avverrà se va bene ogni quindici giorni.

Sono in enorme disagio e ho paura che i miei figli finiscano per metabolizzare la menzogna come metodo di affrontare le difficoltà, con tutte le conseguenze che in età adolescenziale questo comporta.

Riguadagnare l’autorevolezza persa dopo più di un anno di alienazione, quando la mia ex consorte dimostra nei fatti che non abbia la minima voce in capitolo, diventa impossibile.

Ancor di più è preoccupante il fatto che ai ragazzi sia passato il messaggio che possano infischiarsene dei dispositivi del giudice. Mina profondamente alcuni aspetti educativi fondamentali per la crescita di un ragazzo prima e di un cittadino poi. Come padre ritengo doveroso fare uno strenuo tentativo per ristabilire questi principi.

Se una bugia per una adolescente è un peccato veniale, l’istigazione alla bugia o l’avallo della stessa da parte di un genitore a mio avviso è molto pericolosa. Sono fortemente preoccupato per quanto sta accadendo e molta inquietudine mi ha lasciato anche l’ultima seduta di mediazione in cui Ex Moglie mi ha definito come una sorta di intruso. Il rapporto con i ragazzi sarebbe una sua esclusività ed io tenterei di inserirmi. Per questo vi scrivo nuovamente rischiando di tediarvi, non mia normale abitudine.

Si fa largo in me sempre più forte la convinzione che l’unica possibilità per infrangere tale muro di gomma sia quello di condividere l’abitazione con la madre dei ragazzi a settimane alterne. Era la mia richiesta durante i recenti incontri che non avete accolto, mediandola nell’ultima udienza. Vi prego pertanto di voler riconsiderare tale opzione da proporre al giudice. In questa maniera forse, non allontanando i ragazzi dal loro habitat, ferma volontà loro e della madre, gli equilibri educativi potrebbero essere ristabiliti.

Paperino

 

Voler bene

Qualche giorno fa nonno AAAAA è caduto. Si è svegliato, al mattino ha dei giramenti di testa spesso. Credo abbia perso l’equilibrio ed è finito per terra. Lui dorme in casa ed io una specie di dependance anche se attaccata alla casa. Facevo la doccia e non ho sentito nulla. Poi ho sentito il telefono squillare, era lui che mi chiamava. L’ho raggiunto un po’ spaventato e l’ho trovato nel letto.

Mi ha detto di essere caduto e di avere giramenti di testa.

Gli ho chiesto se avesse male da qualche parte. Non si era rotto nulla per fortuna. Un grosso livido solamente. Ho provato a farlo alzare. Si appoggiava alla mia spalla ma non riusciva a stare in piedi. La testa gli girava troppo forte.

Poi 118, ospedale, controlli di tutti i tipi. Nulla di rilevante, saranno stati i 90 anni. All’indomani lo ha visitato il geriatra. Sono tornato a casa ed ho trovato il foglio con le prescrizioni del medico.

C’era la terapia per i giramenti di testa e poi una frase: ‘’Inizio deficit cognitivo’’.

Sono rimasto molti secondi a leggere. Sembrava una sentenza.

In effetti ogni tanto mio padre si perde. E’ stato un colpo. Sta prendendo lo scivolo per la serenità.

So bene che a novanta anni non ha grandi prospettive di vita ancora ma quando te lo senti dire, fa sempre un po’ effetto.

Ho perso mia madre a diciotto anni. Sono andato via da casa a quella età, prima per studio e poi per la mia vita. Me la sono vista da solo un po’ per tutto ma mio padre c’era sempre. Economicamente e con una parola al momento giusto. Una sicurezza per me che facevo lo spavaldo da ragazzo. E’ semplice con il culo ben parato.

A quei tempi non c’erano i telefonini e ci si sentiva poco. Quando avevo bisogno di qualsiasi cosa, sapevo di poter contare su di lui.

Questa estate, ad agosto, è andato in vacanza al mare alla casa della sorella di mia madre. Mia zia.

Ha passato 15 giorni da lei e faceva delle passeggiata sulla spiaggia.

In quei giorni mi è arrivata una mail, molto particolare.

‘’Un saluto a tutta la famiglia Paperino ed in particolare al Papà che ieri ho avuto il grandissimo piacere di incontrare in spiaggia aspettando uno spettacolo’’.

Ho cercato di intercettare gli indirizzi mail ed ho trovato il suo, Ingegner Paperino. Suo padre mi ha parlato di lei e degli altri fratelli. L’ho fatto per mandare un particolare saluto a questa persona che a 90 anni mostra una voglia di vivere da ragazzino.

L’età non basta ad offuscare tanto spessore costruito con l’insistenza nel perseguire l’obiettivo giornaliero del lavoro nobile, obiettivo fisso che perseguito rende Grandi alcune persone dotate di grande generosità e grande capacità di abnegazione’’.

Poi diretto a mio padre:

‘’L’immagine che Lei, Sig. AAAAA, esprime, è talmente evidente dal suo sguardo e dalle sue espressioni che è impossibile non notarla in mezzo a migliaia di persone.

I valori sono dati dalle persone e il codice di comportamento e valoriale che riescono a trasmettere, a tutti quelli che stanno intorno che hanno la responsabilità e l’onore di dare continuità nella vita’’.

Questa è l’Italia che vale e non importa che le persone siano del nord o del sud, la nostra grande capacità sta proprio nell’essere in grado di cogliere l’attimo e di radicare nei valori delle figure come il Vs Papà AAAAA, scommesse quotidiane che pur nelle ere tecnologiche o nelle crisi più profonde, sono in grado di reagire con resilienza e dignità, trovando sempre motivazioni e soluzioni.

Con la massima stima ringrazio per l’occasione di questo felice incontro, auspicando che questo messaggio possa raggiungere il Il sig. AAAAA a cui auguro di trasferire la Sua ricchezza interiore al maggior numero di persone attente che avrà occasione di incontrare e che possa vivere tanto a lungo con questo sorriso che non si può più cancellare nonostante il carico di fatica e di sofferenza che la vita non gli avrà certo risparmiato.

Con sincera stima

Un tipo di Monza, Proprietario di una grande azienda che ha incontrato mio padre al mare e ne è rimasto folgorato.

In effetti papà è un tipo che non lascia indifferenti.

Non mi sono commosso. Forse non ho l’età ancora. Nel tempo ho acquisito consapevolezza di aver avuto come padre un bel personaggio. Ho provato grande piacere ed ho sorriso. Ho pensato: ma guarda questo che ancora va in giro ad impressionare la gente!

Vivendoci accanto ne ho apprezzato anche i difetti. Dettagli, però.

Nei giorni scorsi ho raccontato ai ragazzi della caduta del nonno.

Non mi hanno chiesto nemmeno come stesse. Silenzio. Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.

Non vedo umanità in quello che mi sta accadendo. Umanità è quel fluido che lega gli uomini e li fa essere tante facce di un’unica cosa. Il linguaggio degli occhi e del sorriso di cui evidentemente mio padre è maestro che ti fa galleggiare nel mondo. Bisogna raggiungere la consapevolezza di essere uomini però, per essere umani.

Mi sono reso conto che educare a voler bene costa fatica, educare a non voler bene è un attimo. Voler bene significa saper nuotare nel fluido dell’umanità ed imparare a voler bene richiede allenamento. Non voler bene è affogare in questo fluido. Non ci vuole nulla.

E’ un peccato per i ragazzi. Sono piccoli però, potranno imparare. E’ un peccato per tutti quelli che perdono l’occasione. Affogano perché non hanno capito.

Io non so se è normale tutto ciò. Ho provato amarezza. Ho fatto un po’ di mea culpa e mi sono chiesto cosa posso aver sbagliato. Non penso di non aver trasmesso loro proprio nulla. Non devo essere stato un buon allenatore. Mi piace pensare che ciò che ho trasmesso, tutto quel bagaglio di cose che sento mie, sono nascoste in qualche parte della loro testa ed un giorno verranno fuori.

C’è tempo e a nuotare si può imparare anche da adulti.

So che i nonni materni e la mia Ex moglie hanno usato mio padre come bersaglio per le loro invettive e ancora mi chiedo perché. Un vecchio con la luce negli occhi ed il sorriso, gran maestro di umanità. Se ne accorgono anche quelli che lo incontrano per caso.

Dicono che la colpa dei padri ricade sui figli. Stavolta forse è successo il contrario.

So però che per nessuno di loro sarà mai scritta una lettera del genere. La medaglia come nuotatore non gliela darà nessuno.

Mi piacerebbe che un giorno i miei ragazzi sapessero e ho tenuto a fare questo post, in modo che la lettera ricevuta non prenda lo scivolo con mio padre.

Forse il deficit cognitivo arriva proprio quando hai capito tutto.