La scemitudine

Mi improvviso glottologo ‘’de noi altri’’ e vorrei coniare un termine nuovo che da un po’ ho inserito nel mio vocabolario.

La scemitudine. Ascoltando la mia ex moglie in mediazione mi è venuta fuori questa parola.

Si dovrebbe dire scemenza, stupidità, ma non so perché mi sembrano termini poco strampalati per definire il suo comportamento. Ho bisogno di una parola nuova che possa contenere il delirio delle sue parole e dei suoi sragionamenti.

Scemitudine mi sembra la parola adatta perché più indicata ad esprimere una abitudine, una predisposizione ad assumere atteggiamenti scemi e poi fa eco anche a magnitudine che indica bene l’enormità delle cazzate che spara.

Mi attenua anche il senso di colpa nel dire una parolaccia o un qualcosa di offensivo, perché al di là di tutto, offendere, in assoluto, non è mai una bella cosa.

Ho bisogno anche di ironia per non mangiarmi il fegato e di eleganza per dimenticare l’arroganza.

Con tutti sti ingredienti mi sento quasi uno chef.

La scemitudine di stamattina al centro per la famiglia è stata di scala notevole. Un terremoto le cui vittime purtroppo sono due ragazzi, i nostri figli.

Avevo mandato una lettera alle mediatrici in cui stigmatizzavo il comportamento ostruzionistico di lei nello scorso fine settimana. Dovevano stare con me i ragazzi, a partire dalla sera del venerdì e sino al lunedì mattina. Così era stato disposto dal giudice finalmente.

Dopo due anni di battaglie. Lei ha subito il provvedimento ma non ne vuole sapere di rispettarlo. Si era sempre detta contraria alla cosa, anche in udienza.

Nonostante poi ci tenga a precisare che i ragazzi sono liberi di stare con me quando vogliono. Sarebbe un ossimoro in lettere, affiancare due termini di senso opposto. E’ un termine troppo alto da sprecare. Non si calerebbe bene nella scemitudine. Un brillante in un cassonetto della spazzatura.

I miei figli al venerdì, con una scusa legata a condizioni di salute, appoggiata e confermata da lei, sono rimasti a casa. Anzi no, sono usciti con gli amici.

E’ avvenuto un miracolo e dalle 18 alle 20 sono guariti dai loro mali tanto che la madre ha consentito loro di uscire. Si… O’ miracolo! Quasi sarebbe il caso di allestire un business intorno alla casa con tanto di vendita di statuette e madonnine. Mi immagino già mia suocera in visibilio e le sue scene di giubilo sapendo qualche familiare coinvolto nella situazione mistica. Protagonisti finalmente, dopo anni di prove.

Sono arrivato un po’ prima di lei al centro di mediazione ed ho scambiato due chiacchiere con Lorenza ed Antonella.

Mi hanno detto di aver letto la lettera, mi hanno chiesto qualche chiarimento sui messaggi che avevo allegato.

Nei messaggi Ex moglie mi contestava di non aver preso i ragazzi un giorno che mi sarebbe spettato. Era stata una mia interpretazione errata dei dispositivi del giudice. Avevo dato per valido il nuovo provvedimento e non più il vecchio.

Il giorno in cui mi accusa di non aver preso i ragazzi, sono stato con loro sui campi da calcio a vederli giocare fino a sera. E al giorno dopo anche.

E’ solo risultato goffo il suo ennesimo tentativo di farmi passare per padre assente e menefreghista.

Lorenza ed Antonella mi hanno informato che nella riunione avrebbero chiesto riscontro a lei sull’andamento del venerdì e sulle accuse che le muovevo nella lettera. Doveroso.

La scemitudine è così, prolungata. La scemenza è un atto in genere, si apre e si chiude come il sipario di un teatro. Lei interpreta senza fine invece, a oltranza.

Durante la riunione ha confermato tutto quello che avevo scritto nella lettera. Per lei il suo comportamento è normale. La scemitudine non ha autocoscienza.

I ragazzi hanno detto al padre di non stare bene, si sono rifiutati di stare con lui. Lei ha confermato che non stessero bene. Ha accettato che saltassero la visita al dentista per problemi di salute. Poi li ha fatti uscire, a sera. Una passeggiatina.

Lorenza ha perso le staffe. Me ne accorgo perché sbatte vistosamente il fascicolo che tiene precario sulle gambe. Nella stanza non ci sono tavoli.

Lorenza: Ex moglie! Quindi… i ragazzi si rifiutano di andare dal padre adducendo una scusa, tu non solo confermi la scusa, permetti loro di saltare una visita dentistica e  come premio li fai uscire?

Ex moglie: Non stavano benissimo ho detto, non ho detto che stavano male. E poi sono solo usciti per fare una passeggiatina.

Paperino: AAAAA è rientrato dopo mezzanotte in moto. Che passeggiatina!

Ex Moglie: Non è vero!

Paperino: Ma se lo ha visto mio fratello.

Ex moglie: Lo ha visto perché dopo mezzanotte è uscito a rientrare la moto in garage. Ma è tornato presto a casa.

(Altra falsità, mio fratello lo ha visto che tornava in moto)

Paperino: Ma mi aveva detto di non stare bene e tu me lo hai confermato. Esce in moto uno che non sta bene?

Lorenza: Ex Moglie… (con tono paziente ma di una pazienza scaduta ) non sono andati al dentista perché non ci volevano andare e tu hai spostato l’appuntamento. Non sono andati dal padre perché non ci volevano andare e tu hai avallato tale scelta. Ma sti ragazzi… decidono tutto loro? Nell’incontro individuale io te l’ho detto che forse tu manchi di autorevolezza. Devo dedurre questo, che non sei in grado di farti sentire dai tuoi figli.

Ex Moglie: non è così! Loro sono grandi. Non possono essere obbligati a fare le cose.

Lorenza (incalzante e ormai incredula): Quindi se decidono di non andare a scuola? Non ci vanno?

Ex moglie: A scuola ci vanno sempre e lo testimoniano i voti.

Lorenza: ma qui non si parla di voti, stiamo cercando di indirizzarvi nella educazione dei vostri ragazzi. Hanno preso il sopravvento, ti rendi conto? Vi comandano!

Ex Moglie: Noi tre, ci capiamo in un attimo. E’ stato sempre così, da quando sono nati. E’ lui che adesso si vuole inserire!

A questa frase ho visto la faccia delle mediatrici scollarsi dal volto. Un velo di terrore sul viso è affiorato. Era troppo grossa.

Ma io lo so bene che è malata. Io sarei l’intruso. Adoravo sulla settimana enigmistica il trova l’intruso. E adesso finalmente io protagonista. Vado meglio di mia suocera coi miracoli, ho pensato.

Devo esserci per pagare, per accompagnare, prendere le sue parti quando litigasse con qualche condomino…finisce lì. Era quello che voleva nel matrimonio. Una sorta di domestico con portafoglio…. A fisarmonica oltretutto.

Ho messo la mano sulla fronte, sconsolato.

La faccia di Lorenza ed Antonella non si è più riattaccata al volto.

E’ uscita fuori tutta la sua scemitudine come il genio da una lampada. E’ bastato sfregarla un po’.

Come nei film, quando il colpevole, apparentemente normale, viene torchiato fino a quando finalmente tira fuori la sua doppia personalità e la sua natura mostruosa.

E’ venuto fuori che è un mostro sta donna. Nei film è il momento del successo degli investigatori, quando accade. Le mediatrici hanno finalmente realizzato che non ha tutte le rotelle a posto nel caso ci fosse ancora bisogno di prova, io ho perso comunque però.

E’ certificato che i miei ragazzi stanno con una donna con grossi problemi. Cattiva e vendicativa. Devo stare lì a guardare.

Già, purtoppo la scemitudine non è una reato. Una madre ne ha facoltà, può far si che i figli alienino il padre, può distruggere il loro rapporto con lui per vendetta, creando loro dei probabili problemi emotivi da adulti. E chissà quali altri da adolescenti.

Oppure no, sono fortunato e i ragazzi non subiranno nulla, Inshallah direbbero gli islamici. Ma sarebbe un caso, basta disturbare i miracoli.

Tutto questo, sono gli effetti sgradevoli di una separazione. Con la separazione devi subirli. Puoi combattere, si. Contro la scemitudine la battaglia è persa in partenza però. Non hai strumenti per far valere le tue ragioni. Se sei fortunato, sforzandoti dieci, otterrai uno. Io ho trovato delle persone incredibili che mi hanno dato una mano oltre il loro ruolo ed ho ottenuto tanto. Ogni tanto penso a chi non ha la mia forza e la mia fortuna. E’ un peccato. E’ un peccato per i ragazzi.

Comincio a credere che la situazione non si aggiusterà mai. La scemitudine non ha fine, è un fatto prolungato nel tempo come un moto rettilineo uniforme, senza accelerazioni e senza frenate. Costante.

Costante deve essere la contrapposizione, per arginare, non per vincere. La scemitudine dilaga se non la contieni.

Urlava e non permetteva a nessuno di parlare Ex Moglie. Come suo solito.

Forse il fatto di essere intervenuta sulla dirigente di Antonella e Lorenza le ha dato quella sicurezza necessaria per rivelarsi.

Già, perché la scemitudine ha rivelato anche questo. Per bacchettare le mediatrici ha detto davanti a me di essere stata a parlare privatamente con un altro mediatore. Un certo Divisano, noto pedagogista e mediatore in città, pare. Questo Divisano è il marito della Dirigente del servizio!

Ex Moglie: Divisano mi ha anche detto che avete esagerato a suo parere con le riunioni. Due a settimana sono troppe!

Lorenza: (fornendomi un assist credo, manco fosse Pirlo in giornata di grazia) Divisano? Il marito della nostra dirigente?

Ex Moglie: Si e c’era anche lei!

Si è sputtanata praticamente… ha dichiarato anche davanti a me di aver fatto pressioni sul servizio.

Antonella dopo lo scollamento del volto stava sprofondando sulla sedia ancor più incredula.

Lorenza sprizzava veleno da tutti i suoi pori: Senti Ex Moglie…noi siamo delle professioniste, e rispondiamo di tutto quello che facciamo. Divisano può dire ciò che vuole, ed anche la dirigente. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro come sappiamo.

Lorenza e Antonella si sono prese una pausa, sono uscite dalla stanza.

Credo avessero necessità di sbollire e di rincollare la faccia al volto. Sono rientrate molto più tranquille.

Abbiamo continuato la discussione per un altro po’. Per lei i motivi del mio insuccesso con i ragazzi rimangono nella mia incapacità di dialogo coi figli. Lorenza ed Antonella le hanno fatto una proposta.

Antonella: Se pensi che questo sia il problema autorizzaci a parlare con i ragazzi ed il padre da soli. Magari riusciamo a verificare la cosa e creare quel dialogo che pensi che manchi.

Magari ciò che dici è vero e possiamo aiutarli noi.

Paperino: io sono d’accordo, è una buona idea.

Ex Moglie: Tu!!! Tu sei disposto a traumatizzare i ragazzi per raggiungere i tuoi fini.

La scemitudine ha le traveggole anche.

Lorenza: Ex moglie… ma se hai sempre detto che vorresti far testimoniare i ragazzi in tribunale davanti al giudice, non ti pare che sia più traumatico di quello che ti stiamo propronendo?

Ex Moglie: Sono grandi, il giudice li sentirà.

Lorenza: Va bene, ma magari qui possiamo aiutarli a riattivare il rapporto col padre, o non pensi che sia importante?

Ex Moglie: E’ importantissimo… per carità.

Lorenza: Autorizzaci allora.

Ex Moglie: non so.

Lorenza, stizzita: Va bene Ex Moglie, tu non ci dai gli strumenti per fare mediazione. Così noi non possiamo mediare. Anzi, vi dico che non siete una coppia mediabile.

 

E’ vero, la scemitudine non si media. Non si media l’infinito.

Lorenza: noi ci sentiremo ad ottobre, prima della udienza di novembre. Non ha senso che continuiamo con questo percorso. Ci sentiremo per verificare l’andamento del diritto di visita e mi auguro che riusciate a trovare il giusto equilibrio per il bene dei ragazzi.

 

Liquidati praticamente. Ho perso un valido aiuto, ma mi sono reso conto che diventava complicato anche per loro sostenerla.

Ci siamo salutati. Non so cosa accadrà, ma di sicuro mi tocca ripartire da un po’ più dietro.

Ancora non so quantificare quanto indietro sia piombato.

La scemitudine è un po’ come il salto con l’asta. Devi cercare di saltare sempre più in alto e tornare indietro per la rincorsa ogni volta.

Ho camminato un po’. Un po’ di confusione in testa.

Ho ripensato più volte alle parole di ex moglie. ‘’Noi tre ci capiamo subito, è così dalla nascita.

Lui ora si vuole inserire’’.

Mi fa un po’ di angoscia. Sarà che la scemitudine crea anche inquietudine. Forse è la vera origine del neologismo. Sono inquieto perchè Ex moglie ha più problemi di quel che pensassi.

L’intruso ora è anche spaventato. Mia madre diceva sempre guardandomi… ‘’l’ultimo mi è nato con la pelle di ciuccio’’ e rideva soddisfatta.

Era per via della mia resistenza al sole.

Speriamo duri davvero sta pellaccia.

Nei momenti difficili mi viene sempre in mente il sorriso di Rosetta. Mi ha dato la pelle di ciuccio e la forza dei desideri. Vivi veramente se desideri. Non me lo ha mai detto veramente, ma l’ho visto fare e vale di più.

Si ricomincia. Un po’ più solo, con un po’ di paura ma con un po’ di scorza addosso ereditata e non. Mi sento un veterano ormai. Barra al centro e motori avanti tutta a vedere che succede.

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Un padre per iscritto

Ho scritto questa lettera che invierò per raccomandata al centro di mediazione. Ho chiesto a Mario e Francesco, il mio avvocato ufficiale e l’avvocato mio amico se è da mandare all’avvocato di controparte.

Purtroppo posso fare il padre per iscritto. Sembra una legge del contrappasso, tanto non mi piaceva scrivere da più giovane. Dicono che non possa fare nulla dal punto di vista legale, ma con le mani in mano non riesco a starci proprio.

 

Gentili Dott.ssa Drago e Dott.ssa Serse,

Vi scrivo per segnalare un episodio a mio giudizio molto grave e preoccupante, accaduto lo scorso fine settimana. Ultimo di tanti accaduti negli anni, dalla separazione ad oggi.

Come da provvedimento del giudice, Dott. Citto, avrei dovuto passare il fine settimana con i miei figli, AAAAA e BBBBB, a partire dal venerdì sera 1 settembre.

Ho scritto un messaggio alla mia Ex moglie al mattino del venerdì, preannunciandole che sarei passato alle 19 a prendere i ragazzi. Avevano proprio l’1 settembre alle 19,30 una visita di controllo al dentista. Li avrei accompagnati al dentista e poi provveduto a gestire la loro permanenza nella mia casa. Li avrei accompagnati a destra e manca per le loro relazioni sociali o per gli impegni sportivi, come fatto durante le vacanze estive.

Pur essendo oberato da impegni lavorativi, mi ero liberato ed avevo preparato la casa per stare a loro completa disposizione.

Ex Moglie non ha risposto al mio messaggio. Singolare la cosa, in quanto nei mesi di mediazione mi ha sempre mosso accuse di mancanza di comunicazione.

Dopo pranzo, non avendo ricevuto risposta, ho informato del programma direttamente i ragazzi, tramite sms.

Mi sono visto rispondere che non sarebbero potuti venire per problemi di salute e perché dal venerdì non sono disponibili a stare con me.

Ho insistito dicendo loro che è stato stabilito così. Ho avuto una spiacevole risposta da parte di mio figlio BBBBB, non consona ai suoi normali atteggiamenti.

Ho chiesto aiuto alla mia ex moglie, segnalandole il problema. Mi illudevo che si potesse fare parte diligente e collaborativa per risolvere la questione.

Come più volte accaduto in passato, mi ha risposto di non poterci fare nulla.

Dietro questo atteggiamento remissivo mi risulta ormai palese una strategia di allontanamento dei ragazzi da me.

C’è stato un battibecco via messaggio. Ho cercato di richiamarla agli impegni presi e al rispetto delle determinazioni del giudice.

Mi ha ribadito che i ragazzi avessero problemi di salute tanto che sarebbe stato necessario spostare l’appuntamento al dentista.

Ho desistito, più che altro per i problemi di salute rappresentati dai ragazzi e confermati dalla madre.

Più tardi, la stessa, mi ha comunicato di aver provveduto a spostare l’appuntamento al dentista.

Al mattino dopo, purtroppo, ho avuto la notizia che i ragazzi fossero usciti entrambi da casa per vedersi con amici ed andare alla festa patronale. Sono stati incontrati da zio e cugini e visti da altri amici. Mio fratello mi ha raccontato che BBBBB, accortosi di essere stato visto, non ha salutato. Ha cercato maldestramente di nascondersi. AAAAA è stato incontrato che rientrava in moto a casa molto dopo la mezzanotte.

Ritengo che tale atteggiamento della madre sia fortemente destabilizzante per l’educazione dei ragazzi.

È triste e misero che si insegni e si avalli la menzogna a degli adolescenti, ancor più triste che lo si faccia ai danni del rapporto col padre.

Ormai frequento il centro di mediazione da oltre un anno. Sapete quanto impegno abbia profuso nel cercare di riprendere il rapporto con i miei figli che mi avevano inspiegabilmente alienato. Molta strada è stata fatta grazie al vostro intervento, per il quale vi sarò eternamente grato.

Mio malgrado, ogni mio tentativo, ogni passo in avanti continua a scontrarsi con il comportamento puerile, antieducativo e ostruzionistico della mia ex moglie per la quale, evidentemente, il rapporto dei figli con il padre non ha alcuna importanza. Anzi, va evitato.

Il solo far passare ai miei figli il messaggio che non possono essere obbligati a rispettare i dispositivi del giudice, cosa da lei sostenuta in lungo e largo in mediazione e ripetuta oggi dai ragazzi, mi pare un comportamento deleterio per la loro educazione in generale e per il rapporto con me, distruttivo.

Sembra incredibile, ma sono costretto a lottare per poter fare il padre e purtroppo dopo due anni vengono meno energie fisiche, nervose ed economiche.

Vogliate valutare se riportare l’ennesimo di tali episodi al giudice, perché ritengo che mettano in serio pericolo la corretta crescita dei ragazzi.

Vi allego copia dei messaggi della giornata di venerdì a supporto del contenuto della lettera.

Ringraziandovi per l’attenzione che mi vorrete riservare vi saluto cordialmente.

Paperino

 

Un uomo di esperienza

Capisci che sei un uomo di esperienza quando te l’aspetti. È come se quello che di negativo ti può accadere lo senti arrivare da lontano.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando sai che quelle che vinci sono solamente delle battaglie e sai che la guerra non si vince mai. La guerra fa solo sconfitti purtroppo.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando le brutte cose non ti sorprendono più. Sono l’altra faccia delle belle cose e costituiscono un tutt’uno. Tu lo sai bene.

Capisci che sei un uomo di esperienza perché quando ti capitano le cose belle non voli mai troppo alto. Sei caduto tante volte e sai che più alto voli più male ti fai nel cadere. Voli basso, ti abitui.

Sei un uomo di esperienza quando capisci fino in fondo. Capire non è mai stata la strada per la contentezza.

Purtroppo gli uomini di esperienza non urlano, non spaccano, non reagiscono di istinto. Si irrigidiscono i muscoli, qualcuno a 47 anni ne è rimasto ancora. Si irrigidisce la mascella e digrigni i denti.

Ingoi e batti con frequenza le palpebre. Stringi i pugni e fai qualche passo. Apri e chiudi le mani. In genere io guardo il sole. La luce mi costringe a chiudere gli occhi. Ad occhi chiusi respiro meglio e mi rilasso. Preferisco star zitto in certi momenti. Se stai zitto è sicuro che non dici fesserie.

Il respiro è molto importante. Sarà che la tensione è come la pressione. Hai bisogno di sfiatare. Mi rilassa molto anche passare la mano tra i capelli. In testa ci sono tutte le terminazioni nervose.

Seduto no. Seduto non riesco proprio a stare. Forse per riuscire a stare seduto oltre all’esperienza devi avere anche maturità. Quella mi manca probabilmente, verrà coi capelli bianchi forse. Ancora sono quasi tutti neri.

Tornato dalle ferie con i ragazzi mi era capitato di leggere su internet il decalogo del genitore alienato.

  1. Iniziamo subito con il botto: il genitore alienante è un debole
    Al contrario di quanto si possa pensare, il genitore alienante, in fondo, è un debole. Il motivo è molto semplice: utilizza il figlio per distruggere la figura dell’ex partner e, così facendo, danneggia psicologicamente il figlio. Si nasconde dietro il figlio, mandando avanti lui nel conflitto.
  2. Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare propri bisogni
    Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare proprie esigenze personali. E’ concentrato sull’alienazione totale dell’ex partner per dimostrare di essere un bravo genitore. Il figlio gli serve per riempire i propri vuoti emotivi e alimentare il bisogno di riconoscimento: “sono un genitore responsabile”.
  3. Lasciate perdere le diagnosi del genitore alienante
    Smettetela di andare dietro a presunte ipotesi diagnostiche del genitore alienante “è un narcisista”, “ha un disturbo istrionico”, “è un borderline”, “è un antisociale” ecc. E’ una trappola: il genitore alienante attira la vostra attenzione su di sé così tralasciate la relazione con vostro figlio.
  4. Lasciate perdere il genitore alienante
    Non è lui/lei il vostro obiettivo. Il vostro unico obiettivo dovrebbe essere vostro figlio, concentratevi sulla relazione affettiva con lui, se ne avete la possibilità. Quando incontrate vostro figlio per il w.e. o negli incontri protetti, non parlategli male del genitore alienante, non rimproveratelo per il suo comportamento. E, soprattutto, evitate di audioregistrare di nascosto ciò che dice per poi portare queste “prove” in Tribunale: rimanete concentrati su vostro figlio. Buttate cellulari e registratori e cercate di sentire e carpire i suoi bisogni.
  5. Come faccio a concentrarmi su mio figlio se il problema è il genitore alienante?
    Il problema è la soluzione. Prendersela continuamente con il genitore alienante non vi avvicinerà a vostro figlio. Quando siete con lui non trattatelo come un bambino manipolato, ma come vostro figlio.
  6. Non abbiate paura di vostro figlio
    Spesso i genitori alienati hanno paura del figlio. Riprendetevi il ruolo di genitore, evitate di assumere con lui una posizione “down”. Vostro figlio vi sfida per testare la vostra sicurezza, per capire se si può fidare di voi.
  7. Finché ha rabbia, c’è speranza
    Finché vostro figlio prova rabbia nei vostri confronti, allora c’è speranza di ricucire il rapporto. La situazione diventa seria e preoccupante quando vostro figlio inizia a provare indifferenza nei vostri confronti e ad evitare qualsiasi contatto con voi, anche telefonico.
  8. Vostro figlio, in fondo, vi cerca
    Vostro figlio si è alleato con l’altro genitore perché lo percepisce più forte, più capace di gestire e difendere le sue fragilità durante questo acceso conflitto familiare. Quando vi incontra e parla male di voi o vi insulta non fa altro che richiamare la vostra attenzione. Non cadete nell’errore di dimostrare “lo vedete com’è manipolato?”. Invece, state su di lui, sul vostro rapporto “sento che sei molto arrabbiato con me…voglio che mi dici tutto quello hai…”: da una parte entrate in contatto con lui “sentendo” la sua rabbia, dall’altra gli inviate il messaggio di non avere timore di ciò che dice e di essere in grado di ascoltarlo e gestire le sue emozioni.
  9. Quando siete con vostro figlio, non fate le vittime
    Basta vittimismo. Fare le vittime davanti a vostro figlio per provocare una sua reazione di compassione è una strategia che non ha successo. Anzi, sortisce l’effetto contrario confermando a vostro figlio che siete passivi e deboli. Capita spesso che quando vostro figlio è con voi in casa risulti talmente antipatico e oppositivo da suscitarvi un sentimento di rabbia e una reazione espulsiva “quasi quasi lo rispedisco dal padre/dalla madre perché non ce la faccio a reggerlo”. E’ ciò che il vostro ex partner desidera più di tutto. Non fate il suo gioco.
  10. Mai smettere di lottare
    Non vi venga in mente di gettare la spugna. In ogni caso andate fino in fondo. Vostro figlio vi aspetta.

Direi che senza conoscerlo potrei averlo scritto io il decalogo, con il codice che mi sono dato in questa storia. Forse l’esperienza ti porta a fare i passi giusti anche quando non conosci il terreno in cui ti muovi. Come se fosse l’istinto ad averla acquisita.

Settimana scorsa avrei dovuto avere un incontro in mediazione con Ex moglie. Mi ha chiamato Antonella per fissare l’appuntamento per venerdì scorso. Ho dato come sempre la mia disponibilità. Ci avrebbero chiesto delle vacanze ma soprattutto volevano assicurarsi che venisse rispettato il programma di visite stabilito dal giudice. Da settembre i ragazzi avrebbero dovuto passare un week end su due con me, a partire dal venerdì sera fino al lunedì mattina. A ottobre dal giovedì sera.

Dopo un’ora ho ricevuto un’altra telefonata da Antonella. Mi è bastato vedere il numero per capire. Mannaggia l’esperienza.

Antonella: Sai, abbiamo contattato ex moglie, ma per questa settimana non può proprio. Dice di essere molto impegnata. Noi alla settimana successiva siamo in ferie, c’è la festa del Santo Patrono, ci dovremmo riaggiornare per vederci alla settimana dopo.

Paperino: Va bene, Antonella. Speriamo che il santo faccia la grazia almeno!

Antonella: Ahahaha, speriamo si. Però, ci siamo volute sincerare con Ex moglie che si rispettasse il programma stabilito dal giudice. Noi tenevamo soprattutto a questo.

 

Dentro di me, in quel momento, ho capito che il programma non sarebbe stato rispettato. C’era qualche giorno al fine settimana ancora. Ho evitato di pensarci nei giorni successivi. Dicono che se pensi troppo che una cosa vada male, poi va male per davvero.

Sono tornato ad Ikea è ho preso altra roba. A sera ho finito di montare scarpiere e cassettiere per accogliere i ragazzi con un po’ più di ordine.

Venerdì mi son svegliato presto, ho cambiato lenzuola e pulito il bagno. Non avrei fatto ritorno a casa prima di sera e volevo che i ragazzi trovassero tutto perfetto.

Alle 19,30 avrei dovuto portarli al dentista per un controllo. Poi li avrei fatti cenare a casa.

Al mattino mando un messaggio a Ex moglie:

Paperino: Oggi i ragazzi hanno visita al dentista alle 19,30. Li passo a prendere verso le 19 per il fine settimana .

Nessuna risposta.

Mi sono ricordato delle parole di Antonella che avevo rimosso dalla testa.

 

Dopo pranzo scrivo un sms a BBBBB ed AAAAA.

Paperino: Alle 19,30 dobbiamo stare dal dentista. Passo alle 19 da casa. Portate la borsa per il fine settimana.

BBBBB: Papà, siccome io ed AAAAA non stiamo bene, questa settimana vogliamo rimanere a casa.

Paperino: non è possibile.

BBBBB: Dal venerdì non voglio, e poi non mi sento bene.

Paperino: Non è possibile, starai bene a Monteamaro. Sono responsabile io di te e AAAAA da stasera a lunedì. Starò io con voi. Prepara le cose e non fare storie.

BBBBB: Io non vengo, preferisco restare a casa perché non mi sento bene.

Paperino: BBBBB, stai bene dai.

BBBBB: No

Paperino: Che hai?

BBBBB: Ho le placche alla gola.

Paperino: Che fai, non esci fino a lunedì?

BBBBB: Infatti, stanno venendo gli amici a casa, poi veniamo alla prossima settimana, dal sabato alla domenica.

Paperino: BBBBB, da venerdì, e da ottobre da giovedì. Così ha stabilito il giudice. E così si farà.

BBBBB: Che me ne frega del giudice. Io vengo dal sabato alla domenica.

Paperino: Stai facendo il bullo? Oggi ti passo a prendere.

BBBBB: No, non sto bene.

 

Eppure avevo seguito il decalogo. D’altra parte i codici di comportamento ci sono per chi subisce un abuso. Io addirittura il codice l’ho applicato senza conoscerlo, pensavo di non subire più? I miei ragazzi saranno abituati a fregarsene di quello che stabilisce un giudice.

E’ un vero peccato. Se ne fregano del giudice, figuriamoci di quello che dico io.

Eppure BBBBB è talmente cagasotto. Ma chissà quante volte gli sarà stato ripetuto che possono rifiutarsi di rispettare le disposizioni. Data l’età possono decidere loro. Lo ripeteva sempre in mediazione Ex moglie. Tra lei e suocera non avranno mancato di farglielo pervenire forte e chiaro come messaggio ai ragazzi.

 

Scrivo ad Ex moglie. Più per protocollo che per speranza.

Paperino: BBBBB sta facendo storie per venire a Monteamaro. Per favore intervieni anche tu.

 

Ci sono le domande retoriche, quelle che non hanno bisogno di risposta.

Ci sono anche le richieste retoriche, quelle che la risposta già la hanno.

 

Ex Moglie: Sono intervenuta, ma non vogliono venire da venerdì e poi non si sentono bene. Devo chiamare anche la dentista per spostare l’appuntamento.

 

Ma guarda, ho pensato. I desideri dei ragazzi collimano con quelli della madre. Era lei che non voleva dal venerdì. Ha cercato di evitarlo in ogni modo in tribunale ed in mediazione. Adesso loro confermano.

 

Paperino: Lo sai che lo ha stabilito il giudice, non ci sono possibilità alternative.

Staranno con me a Monteamaro e prenderò io cura di loro. Se stanno male da non poter uscire, facciamo prossima settimana. Ma che non escano da casa, se è vero.

Ricordati che decidono i genitori dove stanno i ragazzi. Non ricominciamo con la stessa storia. Il provvedimento del giudice va rispettato, non ci sono alternative. Non mi costringere a sporgere denuncia. E poi, se non stanno bene, non si invitano gli amici a casa.

 

Passano 10 minuti senza risposta. E’ il segnale che sta chiedendo alla sorellina come rispondere. Le sue risorse sono terminate qui.

 

Ex moglie: Io ho spiegato ai ragazzi, ma dal venerdì non vogliono. Non possono essere obbligati, hanno l’età per comunicare e parleranno con il giudice. Poi si deve usare la coscienza, non è una guerra tra di noi. Poi fai come credi, l’importante è il bene dei ragazzi, non bisogna certo scioccarli. Poi non stanno bene. Poi magari parli tu con loro di persona e vedi.

 

Ci risiamo. E’ venerdì notte mentre scrivo. Trascrivo i messaggi, sono costretto ad alzarmi e respirare profondamente. Una cosa che ti insegna l’esperienza, è che l’esperienza non finisce mai.

Anche se ti trovi in situazioni già viste e riviste, spesso è come se fosse la prima volta.

Il vantaggio di una richiesta retorica è che non è necessario aggiungere altro alla risposta che già conosci. Ti permette di chiudere un dialogo senza essere l’ultimo a parlare.

 

Nel frattempo è arrivato il messaggio di AAAAA che confermava le volontà di BBBBB anche per sé. Anche lui sta male e non si sente di venire.

 

Chiamo Mario, il mio avvocato.

E’ in ufficio, lo vado a trovare. Gli ho chiesto se potessi sporgere denuncia.

Mario: no, non puoi fare nulla. Sono i ragazzi ad averti detto di non voler venire. Mi dispiace. Non puoi fare proprio nulla. Cerca di non incazzarti. Soprassiedi e non insistere. Alla udienza ne parleremo. Purtroppo devo dirti altro.

Paperino: Cosa?

Mario: Mi è giunta voce da un’amica che lavora ai servizi sociali che la dirigente si sta interessando al tuo caso. Qualcuno da parte di tua moglie deve averle fatto pressioni.

Paperino: si? Non mi sorprende. Che può succedere?

Mario: Può essere che faccia pressioni su Lorenza e Antonella. Tu ci hai parlato?

Paperino: no, mi hanno solo detto che Ex moglie si è rifiutata di vedersi settimana scorsa e che ci saremmo visti settimana prossima. Questa settimana l’ufficio è chiuso per la festa patronale. Lorenza non è una che si faccia intimorire. Hanno sbagliato indirizzo. Anzi, la cosa l’avrà fatta incazzare da morire.

Mario: Non lo credo neanche io, ma sono cose che danno fastidio.

Paperino: comunque, non credo che possano fare più nulla per me. Hanno fatto tanto già.

E come hai detto tu, non posso fare nulla. Non posso fare il padre. Pare che questo sia legale.

Non è così?

Mario: Cerca di stare tranquillo.

Paperino: Certo che lo sono, l’esperienza serve a questo. Non credi? Io un po’ ne ho fatta.

Tranquillo lo sono per davvero. E’ mezzanotte e mezza, mi passo la mano nei capelli e mi stropiccio gli occhi. Domattina, sveglia presto. Si vendemmia. Niente ti distrae come il lavoro fisico. Un delle cose che non mi è mai pesata è la fatica. Quasi quasi la adoro. Forse perché non ha bisogno di capire molto.

 

Al mattino sveglia presto e vendemmia. Mi vedo con mio fratello Hulk per il caffè e mi fa.

Hulk: Ieri ho visto AAAAA e BBBBB alla festa patronale.

Mi rabbuio probabilmente perché mi chiede cosa avessi.

Paperino: Niente, e che mi avevano detto di non poter stare da me perché non si sentivano bene. Spalleggiati dalla madre che addirittura ha spostato il dentista per dimostrare che stessero davvero male. Dovevano stare con me questo fine settimana. Pazienza, ho sorriso.

L’esperienza è come un peluche a cui abbracciarti quando ti vuoi consolare e non hai altro che te stesso.

Il tempo e la felicità

Penso che la vacanza sia andata bene. Ho preso i ragazzi l’8 agosto da casa, verso mezzogiorno. In auto siamo partiti per Roma, a casa di Tacitus. Insieme a noi sarebbe partito per Barcellona, al mattino dopo. Ero felice. La felicità è quella forza che fa perdere gravità a te e alle cose che ti circondano. Tutto ti sembra più leggero. Ero in ansia e col cuore in gola quando li ho visti spuntare dallo specchietto retrovisore con trolley e zaino. Mi sentivo come al primo appuntamento.

Sono uscito dall’auto e gli ho sistemato i bagagli nel cofano manco il miglior chauffeur del mondo. Al giorno prima avevo lavato l’auto e ci avevo messo un po’ di profumo .

Felicità è quel momento in cui non hai bisogno di essere ricambiato. Sei talmente pieno che puoi solo dare. Ricevere è un di più e sei talmente pieno che non ci entra più nulla.

Non so che cosa pensassero i ragazzi . Durante il viaggio in auto fino a Roma abbiamo parlato e scherzato. Non si è rotto il ghiaccio ma c’era la temperatura giusta perché cominciasse a sciogliersi. C’era quello che fino ad ora mi era stato sempre negato. Il tempo. Già, la felicità se non ha tempo rimane una piccola gioia.

Alla sera carbonara e amatriciana a Piazza di Spagna, in un ristorante che frequento quando sono a Roma per lavoro. BBBBB è un amatore della pasta alla carbonara. Quella sera ha capito di aver mangiato tentativi di carbonara fino a quel momento. D’ora in poi sarà dura prepararne una all’altezza.

Nei giorni successivi siamo stati a Barcellona. Una città che diventa sempre più bella. C’ero stato tanti anni fa, ma ogni volta che la rivedo la trovo rinnovata e avanti. Si, Barcellona è una città di avanguardia. Le idee per il buon vivere lì trovano applicazione. Anche se non so come sia viverci. La sensazione che ti dà è di qualcosa grande ma a dimensione di uomo nello stesso tempo. Sono felice che sia stata la culla del ricongiungimento con i miei figli.

Abbiamo girato tanto, i ragazzi giocavano tra di loro molto, spesso con le mani. Non si facevano male, era un continuo istigarsi e rincorrersi per una manata o un pugno. Colpi controllati da entrambi per fortuna. Tacitus dopo un po’ mi ha chiesto…

Tacitus: sono sempre così?

Paperino: che ne so. Io li sto conoscendo oggi da adolescenti. Quando erano più piccoli mi sarei fatto sentire perché la smettessero. Ora che faccio? Per me è bello pure questo. Li osservo.

Per me era come se osservassi le mie mani dopo aver tolto una ingessatura. Un pezzo di me che non vedevo da un po’ e che devo riscoprire come mio.

È stato così per quattro giorni. Ho passato il tempo a conoscerli, o meglio a riconoscerli. Volevo per capire cosa fossero diventati. Seguivo le tracce di loro bambini per ritrovarle in loro adolescenti.

Di certo sono diventati uomini. Giravano nudi in stanza e non hanno più nulla del bambino sotto la cinta. Mi ha fatto impressione vedermeli girare così intorno. Mi è venuto in mente di comprare loro dei preservativi, anche se con ogni probabilità sono uomini in solitudine per ora. Roba artigianale.

Avevo preso un albergo fuori da Barcellona ed una macchina a noleggio per muoverci. Tacitus la sua stanza ed io con i ragazzi, in tre.

Tacitus non è molto abituato a interloquire con gli adolescenti. Ma ha un pregio, parla se sa. Siccome ne sa tante, parlava spesso. Loro lo ascoltavano con interesse, perlopiù. Ogni tanto mi toccava tradurre, perché Tacitus non adatta il linguaggio all’interlocutore. Una roba che si porta dietro dai tempi della scuola.

Non era importante la meta per me. Saremmo potuti andare in qualsiasi posto. Il mio intento era insegnare loro il mio modo di viaggiare.

Nessun programma. Giorno per giorno, alla scoperta. Alla sera si faceva il programma per il giorno dopo e strada facendo si improvvisava seguendo una indicazione, una informazione, l’istinto.

Siamo stati allo stadio del Barcellona, al museo di Picasso, in spiaggia, alla Sagrada Familia e al parco Guell. Mete classiche tra un centro commerciale ed un altro alla ricerca di affari per abbigliamento da calcio. Tutto perfetto. Anche il rientro in Italia con un ferragosto passato ai Castelli Romani a mangiare porchetta, lontani dal casino.

Mi sono rasserenato. La serenità è la felicità che ti conquisti, quella che non ti arriva dal cielo. Sei felice e porti i segni della conquista. E’ la felicità dopo la fatica.

Sono stati da me a Monteamaro per qualche giorno ancora. È stata una meraviglia. Ho la sensazione che siano stati bene davvero. Abbiamo guardato dei film insieme, ci siamo sbellicati di risate e poi colazioni, pranzi, cene. Ho lavato, cucinato, messo in ordine di continuo. AAAAA ha il disordine normale di un adolescente, BBBBB uno strazio. Li ho accompagnati su e giù dalla città per i loro impegni con gli amici. A sera uscivano dopo cena per conto loro.

Ex moglie per tutte e due le settimane ha telefonato almeno 5 volte al giorno ad ognuno di loro. Dei giorni anche di più. Secondo me ha problemi seri che prima o poi dovrà affrontare.

Ho montato una cassettiera presa ad Ikea. L’ho presa perché potessero tenere le loro cose in ordine. Mentre la montavo BBBBB era vicino a me ed ha risposto al telefono alla madre. Il volume del telefono e la voce di ex moglie erano piuttosto alti, tanto che ho potuto sentire.

Ex moglie: BBBBB ! Nemmeno una telefonata mi fai! E che cosa! Possibile che debba chiamare sempre io!

BBBBB: si ma’…

Ex moglie: mi devi chiamare ogni tanto! Hai capito? Non è modo!

BBBBB: si ma’….

Mi sono venuti mille pensieri in mente. Per un anno non li ho né sentiti né visti e lei mi diceva che non ci poteva fare nulla. Ricevevo ciò che avevo seminato, a suo dire.

Ho trattenuto a stento una smorfia di dolore per quello che è passato.

Il dolore, quando è forte non ti permette di gioire per rivalsa. È più il male che si prova nel sentirlo rinvenire. Almeno in me funziona così. Per superarlo, preferisco passare oltre, la vendetta è un modo per tornare indietro e non guardare avanti. Non lenisce affatto.

Poi la notizia in TV della strage a Barcellona. Cinque giorni prima eravamo noi a passeggiare sulla Rambla nei pressi della Bouqeria .

Ero con i ragazzi sul divano a vedere la TV.

Me li sono guardati, ho chiuso gli occhi e ho detto…

Paperino: che culo ragazzi!

Loro hanno capito ma la cosa non li ha toccati più di tanto. Per capire il pericolo devi saper quantificare il danno ed il danno per quantificarlo lo devi aver subito in qualche modo.

Quando passeggiavamo per Barcellona ho detto ai ragazzi…

Paperino: Se vedete un camion che si muove a tutta velocità, buttatevi in un negozio. Oppure… mettetevi dietro Tacitus. Secondo me, se il camion lo urta, si spacca il camion!

BBBBB: ah… io entro nella Nike così nel casino porto via le maglie!

Paperino: Certo, come no. Sarebbe una buona occasione. Si chiama sciacallaggio, approfittarsene di una disgrazia. E’ la cosa peggiore che un uomo possa fare. Non ti ci vedo come sciacallo.

BBBBB: Vabbè…

Scherzavo per non farli impaurire. Chi se lo immaginava accadesse realmente.

Ho pensato a tutta quella gente massacrata. E’ mancato poco che ci trovassimo noi da quelle parti.

Non so cosa spinga dei ragazzi a prendere un furgoncino e lanciarsi su altra gente innocente, falcidiandola. Non è una cosa umana e non credo di riuscire mai a comprenderla. La religione è solo una scusa. Non ci sono religioni che insegnano l’odio e l’omicidio.

Ci sono uomini e donne che pur potendo, non vogliono provare ad essere felici. Fa comodo pensare che la propria infelicità sia colpa degli altri e rendendo tutti infelici si pensa di alleviare il proprio disagio. La loro energia la sprecano per cercare risarcimento nella vendetta, come se la vendetta potesse cambiare il passato.

Bisogna provarci sempre ad essere felici, invece. Lo ripeto anche a me stesso come un rosario, nei momenti di disagio in cui lo dimentico.

Il tempo scorre ed il futuro è di chi rema a favore di corrente.

Ci sono uomini e donne che non possono essere felici perché vivono in contesti di disperazione, fame e violenza. Scappano alla ricerca della propria felicità e quella dei propri figli. Niente può fermarli.

Contro questo fiume, chi costruisce muri ideologici o reali è nel passato, sarà travolto.

Io mi sento dalla parte di chi cerca la felicità. E’ una energia positiva che non andrebbe dispersa, è il futuro.

Sono stati quindici giorni bellissimi per me e mi sento felice.

Come una frisella

La Puglia è una regione molto lunga. Da Poggio Imperiale a Santa Maria di Leuca ci sono più di 400 km. Quando si parla di Pugliese non ci si rifà ad abitudini proprio simili.

Ci sono almeno tre macro aree molto distinte, quasi tre etnie differenti. Ci sono i Foggiani del Tavoliere e del Gargano, ci sono i Baresi e i Salentini di Brindisi, Lecce e Taranto. A Milano che è la seconda città pugliese di Italia ho frequentato tutte le etnie. Sono salentino, ma mezzo sangue, perché mia madre e la sua famiglia sono della provincia di Bari.

Essendo cresciuto da meticcio, posso garantire che in cento, duecento chilometri cambia il mondo, ci sono approcci completamente differenti alla cose della vita.

Da meticcio ho potuto indossare meglio la maglia di pugliese e ho imparato a saper parlare e capire due dialetti che sono due lingue differenti per termini ed accento. Un che di internazionale. Il salentino è molto simile al dialetto della Sicilia orientale, anche come accento. Il barese è quello che passa in tv come pugliese, l’accento di Zalone per intenderci.

C’è una cosa che ci accomuna come popolo. Quasi fosse una denominatore comune. Non tanto le praterie di ulivi e i muretti a secco, non tanto il mare, il sole e il vento. La cosa che ci rende uniti e che secondo me dovrebbe essere nella bandiera regionale è la frisella al pomodoro.

Se nel mondo il simbolo dell’italianità sono gli spaghetti o la pizza, il simbolo di un vero pugliese è la frisa.

Un vero pugliese sa scegliere le frise, sa quanto bagnarle nell’acqua fino a raggiungere la croccantezza che desidera, sa quali pomodori usare per condirla. Il momento più delicato della preparazione è la sponzatura.

La frisa si ‘’sponza’’ ovvero si ammorbidisce, ma non troppo. Deve rimanere croccante, un po’ come la cottura della pasta. Al dente ma non troppo. La frisa è un biscotto duro e deve essere bagnata per ammorbidirla, diventa permeabile per consentire all’olio e al liquido del pomodoro di impregnarla ed insaporirla. Morbida non ti spacchi i denti a mangiarla, ma non deve ammollarsi troppo e diventare una ‘’pappa’’.

Origano, un po’ di sale e la frisa base è pronta. Io ci aggiungo del peperoncino, quello sott’olio di mia zia, ma è una variante personale.

E’ il piatto più semplice che conosca, per venire buono, gli ingredienti devono essere di prima qualità. Il pomodoro, meglio se raccolto dalla pianta, la frisella, presa dal forno dietro casa, l’olio extra vergine di oliva comprato dal produttore locale. Per questo la frisella non si esporta e non si industrializza. Funziona solo se è a chilometro zero.

In questo periodo mi sento così, come una frisa.

Ho ricondotto al minimo un po’ tutto. In particolar modo le aspettative. Mi sono ‘’sponzato’’ un po’ ma ho conservato croccantezza. Sto riorganizzando un po’ tutto. Ho fatto un colloquio di lavoro per girare il mondo e mi hanno detto che sto in una short list di candidati, che valuteranno. Se mi dovessero mai chiamare, credo di rifiutare.

Ho voglia di ripartire da pomodoro, olio sale ed origano.

Ho buttato via tutto ciò che era nocivo, cose e persone che facevano male alla mia vita.

Ho quarantasette anni, né troppo vecchio né troppo giovane. Un po’ di esperienza e un po’ di prospettive ancora. Un po’ di tutto, voglio giocarmelo in modo semplice pensando a ciò che ha senso nella vita. Quarantasette anni sono abbastanza per cogliere il senso, pochi ancora per dire di non aver nulla da cogliere.

Non mi ero mai interessato alla politica. Ho simpatizzato da più giovane per Pannella e per i radicali, oggi ho aderito ad un nuovo movimento di sinistra. Non voglio candidarmi o fare carriera. Solo interessarmi e offrire collaborazione se richiesta. Un po’ di cose le so e le voglio mettere a disposizione. Aderire ad un movimento nuovo mi sembra una buona occasione. Mi hanno inserito nel coordinamento cittadino. Giriamo per le piazze a parlare con la gente dei problemi della città. Sento delle cose bellissime. C’è sfiducia e malcontento dilagante, ma tanta energia. Ho offerto anche la disponibilità a fare ripetizioni gratuite presso la sede del Movimento ai ragazzi con problemi a scuola che non possono permettersi di pagare le ripetizioni.

Continuo a fare il mio vino e con degli amici sto producendo ed imbottigliando del vino per venderlo. Vivere la terra ti fa mettere radici e fare delle belle foglie. Col tempo uscirà qualche fiore magari. Provo di tutto pur di non fare l’ingegnere insomma.

Le cose con i ragazzi sembra si stiano sistemando. Adesso sono in vacanza con la madre, alla casa dei nonni materni ad Otranto.

A cavallo di Ferragosto staranno con me per quindici giorni. Almeno è così sulla carta.

Senza dire nulla ad alcuno avevo prenotato un volo per Barcellona per stare lì quattro giorni.

Ci sono stato due volte a Barcellona, è una città che mi piace molto. Poi è la città del Camp Nou. Sapevo che allo visita dello stadio del Barcellona e agli ‘’store’’ con le maglie di Messi i ragazzi non avrebbero resistito.

In mediazione mi ero garantito un si di ex moglie al viaggio. Poi l’ho proposto ad AAAAA e BBBBB.

Dopo una frazione di secondo di tentennamento mi hanno detto di si.

Con la scusa del Cap Nou ci infilo una visita al museo di Picasso e una passeggiata tra l’architettura di Gaudì. La bellezza è il seme migliore e alla loro età sono fertili.

Mi son sentito con il mio amico Tacitus, il mio compagno di banco, separato da poco. Credo che anche lui stia in un periodo in cui non sappia dove andare a fare l’uovo.

Si accoda anche lui a noi. Avevamo l’età dei miei figli quando spendevamo il tempo a parlare del mondo tra una versione di latino ed una di greco. Tra tutti i nostri discorsi nei pomeriggi di studio o dall’ultimo banco sulla sinistra in classe, non ci saremmo mai immaginati questo viaggio. La vita è quello che non ti aspetti.

Partiamo l’otto agosto in auto, raggiungo casa di Tacitus a Roma e al mattino successivo ci imbarchiamo per Barcellona da Fiumicino. Torneremo il tredici e mi inventerò qualcosa da fare a Roma e dintorni fino a Ferragosto. Poi staremo una settimana a Monteamaro e proverò a fargliela sentire di più casa loro. Vorrei iniettare loro l’amore per la terra, ma purtroppo è roba che non va intramuscolo. Da piccolo le friselle le bagnavo all’acqua del pozzo, i pomodori li staccavo dalla pianta e li ingoiavo senza alcun condimento come fossero ciliege. Camminavo scalzo nella terra.

Loro del pomodoro non vogliono né buccia né semi, non sopportano nemmeno la sabbia tra i piedi. Sono stati educati così dalla madre. Io ho lasciato fare ma non è mai troppo tardi per ripartire. Adesso è il momento di mostrare loro l’altra metà, quella mia. A settembre, bello sponzato e permeabile mi lascerò innaffiare dal condimento e ripartirò croccante.

Ortone sull’uovo

Una delle letture più carine che faccio è quella dell’oroscopo di Rob Brezny sul sito internazionale.it.

Non credo nell’astrologia come scienza ma credo nella positività che il buon umore e la leggerezza innesca sulle persone. Rob, leggendolo, il buon umore te lo mette di sicuro. Già la sua faccia mette simpatia e quello che scrive è veramente leggero, di quella leggerezza gentile ed elegante che ti solleva per qualche centimetro da terra e non ti fa sentire il peso delle cose.

Questa settimana sui gemelli diceva:

Nel libro L’uovo di Ortone, del Dr. Seuss, un elefante si assume il compito di stare seduto sull’uovo di un uccello per tenerlo al caldo fino a quando non si schiuderà. Il nido è in cima a un albero, il che rende la sua impresa ancora più complicata. Al culmine del racconto Ortone ha già dovuto affrontare molte difficoltà per mantenere il suo impegno. Ma tutto finisce bene e la creatura che nasce è miracolosamente metà uccello e metà elefante. Vedo qualche somiglianza tra questa storia e la tua vita in questo momento. Il compito che ti sei assunto non ti viene naturale e non sei sicuro che lo stai svolgendo nel modo giusto. Ma se resisterai fino alla fine, riceverai un premio che ti sorprenderà.

 

Mi sono immaginato Ortone in cima ad un albero seduto sul nido.

E’ stato fantastico per qualche secondo sentirsi come un elefante col culo su un uovo.

La trovo una immagine di una delicatezza incredibile. E poi, tutto sommato, ci ho visto un po’ di quello che sto facendo.

C’è stata l’ennesima udienza per il diritto di visita. Questa volta il giudice ha convocato la dottoressa Lorenza Drago del centro per la famiglia. Citto, il giudice, lascerà il tribunale di Paperopoli. E’ l’ultima udienza che faremo con lui. Un uomo pacato e di vecchio stampo, a disagio con questioni moderne, mi sembra. Credo abbia convocato la dottoressa Drago perché di lei si fida. Penso che di lei si fidino tutti in realtà. Un mastino da combattimento, sotto spoglie di donna sorridente e solare.

A Paperopoli c’è un gran caldo in questi giorni tanto che la gente fatica a muoversi. La temperatura non la leggi sui termometri ma sulla faccia stravolta delle persone. Sopra i 35 gradi il volto comincia a liquefarsi. Le labbra inferiori si staccano da quelle superiori come se nella bocca potesse entrare un po’ di frescura. Anche le pareti e i pavimenti degli uffici sono bollenti. I condizionatori sembra risentano della crisi del Paese e boccheggiano anche loro.

Anche io sono a disagio. Il caldo lo adoro e sopra i trenta gradi mi sento veramente bene, ma mi sembra di muovermi in un lazzaretto. Non soffro per nulla personalmente, anzi. Non puoi stare veramente bene se intorno stanno male tutti. Non sono dotato di quel cinismo.

Ho di fronte Citto e la cancelliera seduti dietro una scrivania. In piedi alla mia sinistra Stiro, l’avvocato di Ex Moglie con il capello più cotonato del solito ed Ex Moglie. Alla mia destra Mario, il mio avvocato.

La dottoressa Drago è anche lei in piedi alla destra di Mario, messa davanti al lato corto della cattedra, come quelli che vengono interrogati a scuola.

Il giudice saluta e chiede come si sono evolute le cose.

Inizia a parlare Stiro, come sempre. Con la sua voce che è un misto tra un’omelia e un dramma teatrale spiega che la situazione è migliorata alla grande.

Stiro: ‘’I ragazzi hanno dormito dal padre’’.

Col tono che usa, le parole di S. Paolo ai Filippesi lette in chiesa sembrano una barzelletta in confronto.

Quasi che il risultato fosse merito suo e della sua cliente.

Il giudice, che di parole degli avvocati apostoli ne deve aver sentite tante, quasi non lo ascolta e chiede alla dott.ssa Drago di esporre.

Lorenza racconta delle mediazioni e delle difficoltà a trovare un punto di equilibrio tra coniugi. Si sono fatti loro carico di trovare una mediazione sul diritto di visita per venire incontro alle richieste mie e di ex moglie. Solo mie in realtà, perché Ex moglie non ha proposto un bel nulla. Io chiedevo l’allineamento alle nuove linee guida in fatto di separazioni. Ovvero stare a settimane alterne con i ragazzi. Ex moglie proponeva un bel tubo.

Lorenza consegna un ciclostile in cui si prevede che i ragazzi stiano con il padre dal giovedì sera al lunedì mattina per una settimana, 4 giorni di fila. Questo per venire incontro alla mia richiesta di vivere la routine quotidiana dei miei figli dice, non limitare ai week end la permanenza con me. Richiesta che il servizio ha ritenuto giusta.

Alla settimana successiva sono previste due cene e nessun pernotto.

Ho letto il ciclostile con Mario. Mi ha guardato e mi ha detto … ‘’ va bene, Paperino, va bene.

Era il modo per dirmi : diciamo di si, non rompere le palle, non è il momento di fare appunti. Forse aveva paura che, puntiglioso come sono, trovassi qualche pelo nell’uovo che col culo sto scaldando, per dirla alla Rob.

La fiducia di Citto nella Drago era talmente palese che trovare da ridire su una sua proposta sarebbe stato controproducente.

Paperino: Si, non era quello che chiedevo, ma va bene.

Purtroppo sono fatto così, se non puntualizzo, sto male. Mi rendo conto e confesso: sono un rompicoglioni.

Ex moglie era sconvolta.

Ex Moglie: No! Non sono d’accordo. I ragazzi non vogliono!

Hanno dormito dal padre e non è vero che è andato tutto bene. Il piccolo quando è tornato a sera a casa aveva il magone. Come avesse qualcosa sullo stomaco.

I ragazzi hanno gli amici nel quartiere dove viviamo . Lui vive in campagna e non potrebbero godere più della vita sociale che conducono.

Citto: Signora, si farà carico il padre in quei giorni di accompagnarli. Mi pare che la buona volontà ci sia. Sono d’accordo che gli amici sono fondamentali all’età dei suoi figli, ma sarà cura del padre far sì che possano continuare a vederli.

Ex moglie: Non capisco perché non si possa fare un diritto di visita come tutti i separati! Al sabato e alla domenica. Perché dal giovedì? Hanno la scuola, il calcio. Significata stravolgere le loro abitudini.

Paperino: Giudice, se sente lei….

Citto mi guarda con tono paterno e abbozza un sorriso.

Paperino: Io sono due anni che tento di fare disperatamente il padre. Ma qua, voler fare il padre è come dire di essere un marziano. Mi guardano tutti come un marziano!

Lorenza (rivolta a Ex Moglie): Ex Moglie, i ragazzi si abituano. Sarà il padre ad averne cura per farli stare bene. E’ importante che abbiano un rapporto con il padre anche.

Ex moglie: Loro non vogliono, ecco perché desidero che siano sentiti.

Citto (liquidandola) : Va bene signora, se sarà il caso li sentiremo. Per ora facciamo così. Iniziamo da settembre. I ragazzi staranno d’estate 15 giorni in vacanza con lei e 15 giorni con il padre. Da settembre cominciamo a seguire le indicazioni del centro per la famiglia, aggiungendo il venerdì, e da ottobre andiamo a regime col giovedì. Penso che vada bene una gradualità. Vediamo come va e ci aggiorniamo.

Ex moglie continuava con i suoi sproloqui. Guardava il ciclostile con Stiro e borbottava.

Stiro mi sia avvicina con il foglio e mi dice quasi all’orecchio, cercando una transazione che potesse rabbonire la sua ‘’dolce’’ cliente.

Stiro: Non potremmo togliere il giovedì? Partire dal venerdì?

Paperino: No! Dal giovedì!

Con il braccio allontano lui e il foglio come stessi scacciando un cane.

Mi è dispiaciuto trattare così un uomo dall’eleganza inglese, ma l’eleganza, l’età e l’ambiente lo hanno salvato da un cazzotto in faccia in quel momento.

Non ha letto Rob e non sa che sono come un elefante su un uovo. Ha rischiato un colpo di proboscide.

Ho guardato Lorenza. Evidentemente i miei occhi parlavano o anche lei mi vede come Ortone.

Le chiedevo di non abbandonarmi e ha capito, penso.

Lorenza: Vista la situazione, giudice, valuti se è opportuno continuare con l’ascolto della coppia. Noi siamo disponibili.

Citto: Si, magari, a settembre e ottobre fissate degli incontri per monitorare la situazione.

Per loro fisseremo un’altra udienza.

Citto tra i borbottii di Ex Moglie detta il verbale alla cancelliera. Nel dettare dice entrambi in nomi dei miei figli. BBBBB di secondo nome fa ‘’Suonavuoto’’, come mio suocero.

Mario: Tuo figlio si chiama Suonavuoto?

Paperino : Di secondo nome!

Puntualizzo con aria stizzita.

Mario da gran figlio di buona donna qual è….:  Ah scusa, non volevo offenderti…

Mi fa sorridere finalmente, e la tensione è venuta giù.

Citto, finito di dettare e dopo aver aperto l’agenda: Per voi va bene se fissiamo per il xx di novembre?

Mario: Basta saperlo e siamo pronti.

Ex moglie continuava a borbottare con Stiro in disparte, sventolando il ciclostile di Lorenza come fosse una contravvenzione appena presa.

Io saluto e me ne vado.

Ha ragione Rob, il compito che mi sono assunto non mi viene naturale e non so se lo sto facendo bene.

Ma non è stato semplice arrampicarsi su un albero e chiunque venga a infastidirmi mentre proteggo col culo il mio uovo, se la vedrà corpo a corpo con un elefante.

Intanto beccatevi questa:

 

TIBUNALE DI PAPEROPOLI

VERBALE DI UDIENZA DEL XX/07/2017

 

Sono presenti le parti personalmente e i rispettivi difensori nonché la dott.ssa Lorenza Drago dei servizi di Mediazione Familiare.

Sentite le parti, dispone che i rapporti e i periodi di visita di Paperino nei confronti dei figli mirori AAAAA e BBBBB vengano attuati secondo il calendario predisposto dal Centro per la famiglia di Paperopoli allegato. Si precisa che per il mese di settembre la permanenza con il padre da parte dei minori inizi alle ore 18,00 del venerdì,e per il mese di ottobre lo stesso avrà inizio dal giovedì.

Rinvia la causa all’udienza del XX/11/2017 alle 11,30 per verificare le modalità.

Conferma l’incarico al Centro per la famiglia di attuare il percorso di mediazione.

Piatto

Il gioco è una brutta bestia. Un vizio che purtroppo fa molte vittime.

C’è tanta gente attaccata a quelle maledette macchinette o alla speranza che una grattata possa risolvere i problemi di una vita. Tanti se la infelicitano di più. Non vorrei offendere il culto, ma la gente davanti alle macchinette mi dà la sensazione degli ebrei al muro del pianto che piangono per i loro lutti. Qualcuno ondeggia imprecando invece che pregando.

Io verso il gioco ho un atteggiamento tipo quei fedeli che dicono ci credo, ma non pratico.

Mi piace da matti l’adrenalina che produce giocare, allo stesso tempo mi rendo conto che può diventare una droga tremenda. Evito di giocare, anche perché l’unica certezza del gioco è che, alla fine, perdi sempre. Mi limito a fare una scommessa   alle partite del calcio alla domenica, spesso con un amico, sapendo che quei soldi andranno persi. E’ quasi un rito ormai. Ci incontriamo al caffè, per una mezz’oretta discutiamo i pronostici con la presunzione di essere i più grandi esperti mondiali. C’è un gusto diverso a vedere le partite con un pronostico in mano. Ci sfottiamo in chat se uno dei due ha cannato o meno un risultato. Ogni tanto si vince e si festeggia. La vittoria è una di quelle cose che se divisa con altri, si moltiplica invece che ridursi. Alla fine dell’anno, se va bene, il bilancio è in pareggio.

Da ragazzo durante le feste natalizie ogni tanto giocavo a poker con gli amici. Si facevano le nottate. Anche quello era un divertimento. Tornavo da Milano dove ero per gli studi universitari e rincontravo i miei amici di sempre, studenti in altre città. Passavo una o due nottate con loro. C’erano da raccontare mesi di vita. Le carte erano una scusa.

Dopo un po’ , i bicchierini di troppo riempivano di risate l’ambiente fumoso. C’era un momento che mi piaceva da matti. Il piatto era pieno di fiches, dagli scarti mi rendevo conto che gli altri avevano in mano non più di un tris, qualcuno il tris lo aveva. Lo si capiva dal tenore delle puntate.

Non importava cosa avessi in mano. Spesso evitavo di guardare anche che punto avessi dopo aver cambiato una carta. Il gioco non era più di carte, ma psicologico. Entrava sul campo la strategia.

Aspettavo la puntata di chi aveva aperto il gioco, l’eventuale rilancio e poi…. ‘’Piatto’’.

In quei momenti ti viene la faccia del killer, come se mettessi una rivoltella sul tavolo.

Piatto nel poker significa che punti l’ammontare che è presente sul piatto, somma delle puntate fatte da tutti in precedenza nel corso della mano. Una mano di quel tipo può determinare l’esito di una partita durata ore. Non giocavamo grosse somme, ma per noi studenti anche 10.000 lire erano importanti. E poi, a parte i soldi che rimanevano una cifra irrisoria, c’erano in ballo gli sfottò di una settimana.

Quando rischi tutto non fai i conti con ciò che perdi, se sei un giocatore punti a giocare su cosa possano perdere gli altri. Per questo non guardavo le mie carte. Non aveva importanza cosa avessi in mano. Che fosse un bluff o meno non lo volevo sapere neanche io.

Alla parola ‘’piatto’’ l’atmosfera diventava improvvisamente seria, come ci fosse stato un richiamo all’ordine in una riunione fino a quel momento sbracata.

Il silenzio prendeva il posto del fumo delle sigarette, era denso e visibile.

La posizione sulla sedia dei giocatori diventava eretta. Per gli uomini niente è più serio del gioco, rimaniamo bambini per sempre.

Era tanto bello il momento che non mi importava di vincere o perdere, importava averci provato. Per me rimane il senso di ogni cosa.

In queste settimane per ordine del giudice ho continuato a frequentare il centro per la famiglia incontrando Ex Moglie, Lorenza e Antonella.

La battaglia è stata sul diritto di visita. Il giudice nell’udienza dei primi di giugno aveva stabilito provvisoriamente che vedessi i ragazzi a week end alternati e al venerdì sera.

Il giudice aveva poi demandato al centro per la famiglia di trovare un accordo tra le parti più calzante.

I ragazzi hanno dormito da me per la prima volta dopo quasi due anni. E’ stato bellissimo anche se durato troppo poco.

Gli incontri hanno avuto lo stesso tono di sempre. Le mediatrici che tentavano di far capire ad Ex moglie l’importanza del rapporto dei ragazzi con me. Lei a trincerarsi sul fatto che hanno le loro abitudini, che sono loro a non volersi muovere da casa, che lei non ha nulla in contrario.

Nulla in contrario, ma quando le è stato prospettato di aggiungere altri pernotti a quelli stabiliti dal giudice si è opposta.

Ad un certo punto anche Lorenza è sbottata:

Ex Moglie: Io non ho nulla in contrario, ma i ragazzi hanno la scuola, gli amici, le abitudini, mica possono dall’oggi al domani cambiarle.

Lorenza: (con tono perentorio) Senti Ex Moglie! Non esiste nulla di prioritario rispetto al rapporto col padre! I ragazzi si abituano! Il problema siamo noi genitori, non loro!

Ogni seduta si è conclusa con lei che ripeteva di non voler discuterne più, se la vedranno gli avvocati in tribunale, dice. Aggiunge anche la sua intenzione di far parlare i ragazzi davanti al giudice.

Lorenza: Non mi sembra il caso di far andare i ragazzi in tribunale. Voi siete due genitori accuditivi. I ragazzi in tribunale ci vanno quando ci sono problemi più gravi, tipo maltrattamenti o robe del genere. Dovete solo trovare un accordo voi, per il loro bene. Vedrai che loro si adegueranno e saranno contenti che qualcuno tolga le castagne dal fuoco al loro posto.

Ex Moglie: Basta! io non parlo più. Parlerà in tribunale il mio avvocato per me. Quest’uomo non si può ricordare quando vuole lui dei figli. Non sono un pacco postale.

Paperino: Ascolta, cerca di trovare pace con te stessa però. Quando ti si chiede di concedere un giorno in più, dici che non ce n’è bisogno perché già li vedo ogni giorno.

Poi dici che sono un padre assente. Non ti sembra che cozzino le due cose?

 

E’ stato un assedio, non solo mio, del buon senso anche. Basta un po’ di buon senso e lei si sente assediata.

Martedì c’e stata l’ultima seduta prima dell’udienza. Le mediatrici ci avevano consegnato alla volta precedente una loro proposta di diritto di visita con l’auspicio che l’avessimo discussa tra di noi o che potessimo proporre qualcosa di nostro con quella base.

La loro proposta prevedeva un weekend alternato, partendo dal venerdì però, non dal sabato mattina. Prevedeva un pernotto dal padre anche nella settimana successiva. In aggiunta paio di cene infrasettimanali.

Ci ho pensato molto nei giorni precedenti, su cosa proporre. Parlarne con lei sarebbe significato solo innervosirmi e litigare. Non era il caso.

Ho pensato molto ai ragazzi. A cosa è meglio per loro. La mia battaglia fin qui l’ho fatta perché vorrei che avessero anche un’altra visione della vita per costruirsene una loro. Perché ho avuto un gran riferimento in mio padre, oggi sono profondamente diverso da lui. Mi è servito sapere lui com’è e come la pensa. Anche per usarlo come paletto e deviare.

Un padre è importante ed è un loro diritto averlo.

Mi sono ricordato delle partite di poker. E’ giunto il momento di dire ‘’ piatto’’. Non ho pensato ai miei impegni, all’organizzazione, ai disagi. Ho pensato all’obiettivo che mi sono dato. Il resto si sistemerà, mi sono detto. E poi, in una trattativa bisogna puntare alto per spuntare il meglio. Ed in questo, venti anni di mestiere mi hanno dato una certa esperienza.

Le nuove linee guida in termini di separazioni prevedono che la casa rimanga al proprietario e che i genitori si alternino in casa 15 giorni a testa per stare con i figli. Utopia protocollata, ma il senso è quello di adeguarsi alle direttive europee. Direttive umane, ovvero che i figli, in caso di separazione, stiano al 50% del tempo con entrambi i genitori.

Quando penso alla legislazione civile ed europea in genere, mi viene in mente che per noi Italiani è come comprare una Ferrari ma non avere la patente di guida.

Abbiamo linee guida eccellenti ma non sappiamo guidare.

Nessuno sa costruire motori e macchine come noi, ma le comprano gli arabi perché non possiamo permettercele ed in pista le guidano i tedeschi, gli inglesi, i francesi.

Alla riunione.

Antonella: Bene, avete avuto modo di valutare la nostra proposta?

Noi ci auspicavamo che magari lo avreste fatto davanti ad un caffè.

 

Dopo qualche secondo di silenzio…

Antonella: No eh? Va bene, ma vi siete fatti una idea, avete delle osservazioni? Chi vuole cominciare?

Se devi dire piatto, lo devi fare prima degli altri. La sorpresa è un vantaggio.

Paperino: Io ho letto attentamente le linee guida che ci avete dato e mi sono fatto la convinzione che potremmo stare una settimana a testa con i ragazzi. Siccome lei dice che per loro il problema sono le abitudini, il fatto di avere gli amici vicini, il fatto che in campagna da me sarebbero un po’ isolati… potremmo alternarci noi in casa. Una settimana a testa.

La mia parole sono state una bomba.

Lorenza ed Antonella avevano un ghigno stampato in faccia. Non so se si aspettassero che sparassi così grosso.

Ex moglie è diventata di mille colori, credo di averle visto anche delle sfumature dell’indaco in volto. Ha cominciato ad agitarsi e ad avere inizi di escandescenze.

Ex Moglie: Basta! E’ solo un provocatore! Io parlerò in tribunale! Anzi, parleranno il mio avvocato e i ragazzi. Stavolta basta! Parleranno loro!

Le mediatrici hanno percepito immediatamente il mio intento, credo. Sanno bene che le carte parlano a mio favore. La legge e le tendenze sono con me, almeno quelle scritte. Stavo solo chiedendo la loro applicazione. Mi piace pensare anche che era quello che si aspettassero da me.  D’altra parte non ero io a bluffare, il diritto è un bluff.

In cuor mio non stavo nemmeno bluffando, perché l’obiettivo per me è primario. Stavo mettendo tutto me stesso in gioco, fregandomene di tutto. Se dovesse essere deciso così, sarei disposto anche a stravolgere la mia vita per adeguarla alla nuova situazione.

Settimana prossima ci sarà l’altra udienza. Il giudice ha convocato anche Lorenza proprio per definire una volta per tutte il diritto di visita e per avere un riscontro sulla situazione genitoriale.

In mediazione ci siamo lasciati con l’ennesimo nulla di fatto.

Non so come andrà finire. Io ci ho provato e sono felice. Nel modo che preferisco:

…’’piatto’’…..

Ballando al buio

Ci sono momenti in cui non sei, vivi. Perché ciò che sentì prevale su chi sei e ti rende poco rispetto a ciò che senti.Ciò che hai dentro trabocca e si sparge intorno.

Dicono che non c’è fuoco senza scintilla, lo dice la canzone che ascolto in versione cover in cuffia. You can’t start a fire without a spark. Più delicata dell’originale come delicato e morbido è questo momento. Non me ne vorrà l’originale.

Per fortuna la scintilla non l’ho mai persa anche nei momenti più difficili. 

In molti ci hanno soffiato su per tenerla accesa .Tutti quelli che mi hanno ascoltato e mi hanno dato una mano. Mi inchino davanti a tutti.

Questa notte la scintilla ha fatto un falò e me lo godo. Sono al buio fuori da casa qui a Monteamaro. La temperatura è quella mia, sopra i trenta gradi. Sto bene dentro e fuori.

Ho con me un sigaro cubano che mi avevano regalato. Mi ero ripromesso di scartarlo e fumarlo proprio in questo momento.

Ho con me una bottiglia di negroamaro, il vino della mia terra. Mi ero ripromesso di aprirla proprio in questo momento. 

Avevo scelto anche la colonna sonora per questo momento. La canzone che avevo ascoltato tante volte quando la prima notte sono andato via da casa e ho dormito a Monteamaro. Non sapevo cosa mi sarebbe aspettato.

Passeggio tra il pollaio e il vigneto, lontano vedo le luci della città . 

Stanotte non dormirò. La mia scintilla ha fatto il fuoco che aspettavo.

Dicono che il sonno è dei giusti, probabilmente io non lo sono, perché spesso il sonno se ne va. 

Il giusto è fuori però. Lo sento nell’aria.

Dormono le galline, Ringo e dorme anche il vigneto che vive nella bottiglia accanto a me però . Dormono in casa i miei ragazzi e il nonno. Ce l’ho fatta e festeggio scolandomi il cielo.

Ho su di me la carezza delle lacrime di mia zia quando le ho comunicato che gli ostaggi sarebbero tornati finalmente a casa. Ha pianto nascondendosi, nascondendo la emozione con quel pudore antico che piace a me.

Le lacrime erano anche per sua sorella, penso. Piangeva di gioia anche per mia madre, stretta in quel legame che due sorelle hanno e non basta una vita a contenere.

Sento la carezza che ho dato a mio padre, riportandoli a casa. Li ha ricevuti vestito di tutto punto come ricevesse dei principi. 

Dopo una certa età riuscire a dare ancora, è molto più che ricevere.

Dicono che ciò che doni è tuo per sempre. Io penso di averlo fatto a loro un dono . Non so se lo capiranno un giorno. Ma a me non lo leva nessuno.

Stanotte non piango. Bevo, fumo e ballo al buio. Stanotte non sono, vivo.

Se vi va, ballate con me.

Fuoco!

Incontro individuale al centro di mediazione questa settimana. Non devo aver fatto un bell’effetto, poco collaborativo alla volta precedente. Ci hanno chiamato individualmente prima del successivo incontro di coppia. Credo per tirarmi le orecchie.

Ho detto la mia che non è la loro. Accade spesso che la mia non sia quella degli altri. Poco male. Ho ribadito che secondo me si dovrebbe lavorare di più sul provvedimento del Giudice e sulla sua applicazione. Il discorso delle emozioni e della conflittualità rimandarlo a dopo l’udienza di luglio.

Paperino: Dopo, facciamo qualsiasi percorso volete, sarò la persona più collaborativa della terra. Con un mese a disposizione volevo capitalizzare quanto ottenuto fin ora. A mio giudizio sono ad un passo dal rompere l’ultima barriera fisica, far dormire i ragazzi da me.

Non sarà finita dopo. Bisognerà lavorare su tutto il resto, ma per me sarebbe un grande passo ed una iniezione di fiducia. Sono a riserva, venitemi incontro.

Ne sono convinte Lorenza ed Antonella ma per loro è meglio prendere la tangenziale piuttosto che passare dal centro. C’è meno traffico e il risultato anche se non immediato è più sicuro.

Hanno ragione dal punto di vista teorico forse, anzi sicuramente. E’ il loro mestiere.

Se non si raggiunge un minimo di accordo, qualsiasi obiettivo immediato rischia di rivelarsi un bluff.

Ed è quello che dicono tutti. Molti di quelli che mi conoscono, mi hanno dato addosso per questa mia reazione al tentativo di ricomposizione delle mediatrici.

Francesco: Stai tirando troppo la corda. Mica ti puoi mettere a discutere il lavoro degli altri.

Sanno quello che fanno, ti devi dare una calmata.

Hanno ragione.

C’è un fraintendimento però. Non ho reagito male al percorso propostomi. Hanno letto tutti questo messaggio. Caratterialmente sono un cane da punta. Quando ho l’obiettivo sotto il naso guardo solo lì e tutto ciò che non va in quella direzione mi disturba. Come una zanzara che ti ronza nel cuore della notte, mentre cerchi di dormire.

Ho posto loro le mie scuse per il comportamento offerto ma nello stesso tempo ho chiesto di prendere in considerazione le mie perplessità.

Sento che sono vicino, basta poco. Ho speso tutte le energie nervose residue per arrivare a questo momento. E’ vero, loro sono delle professioniste, sanno ciò che fanno.

Io sono padre, non so ciò che faccio probabilmente, ma lo sento. Lo sento sulla pelle.

Sono due anni che mi sbatto, mi sono sottoposto a tutti i percorsi possibili, lavorando da solo su me stesso. Il tutto per conservare la calma e non sfasciare qualcosa o fare danni. Ci sono riuscito a mantenere la calma. Non è stato semplice.

Paperino: Adesso fate fare a me, vi prego.

Antonella: Noi siamo mediatrici, devi pur considerare che quello che dici tu viene da una parte. Noi ascoltiamo anche la tua ex moglie che ci espone le sue ragioni.

Non è che possiamo venire incontro alle tue esigenze non tenendo conto di ciò che dice tua moglie. Il nostro ruolo è arrivare ad una situazione di equilibrio tra entrambi, che possa far stare bene i ragazzi garantendo la bi-genitorialità.

Il percorso che abbiamo pensato, riteniamo sia quello giusto. Occorre però la collaborazione di entrambi.

Paperino: Va bene, la mia collaborazione ci sarà, ma parliamo subito del diritto di visita e della sua applicazione.

Lorenza: Il diritto di visita è un dispositivo del Giudice! Per noi è scontato. Non è possibile che non si applichi!

Paperino: Appunto, non è scontato per nulla nella realtà, di fatto non si applica.

Lorenza: Ma non siamo dei gendarmi. Ciò che dice il giudice è impensabile che non si applichi, così come è tuo dovere passare l’assegno di mantenimento.

Paperino: Ho capito, io l’assegno lo passo puntuale come un orologio e faccio molto di più. In questi mesi ho comprato tanta roba ai ragazzi oltre l’assegno.

Si Antonella va bene, ma vedi, voi mi conoscete da tempo. E’ più di un anno che frequento il centro. Sapete tutto, sapete tutto ciò che ho fatto e le difficoltà che ho incontrato.

Se ho sbagliato qualcosa, ditemelo. Se io ho commesso degli errori, se non mi sono comportato come avrei dovuto in qualche circostanza, ditemelo pure. Anzi scrivetelo al Giudice. Se c’è qualcosa in me che non va, scrivetelo nella vostra relazione, ne risponderò personalmente.

Sono abituato a rispondere di quello che faccio e rispondo anche per quello che fanno gli altri, per lavoro.

Quello che non ho condiviso l’ultima volta è il metodo. Mi sembra che l’abbiate preso alla larga il problema. Parlare di conflittualità nella coppia ha un senso, sono d’accordo. Il rapporto con la mia ex moglie è conflittuale. Dire che questa è la causa del problema non mi pare corretto.

Mi pare più un sintomo, perché il conflitto non lo cerco io, né lo voglio. Quello che state proponendo andrebbe bene se di fronte a voi ci fossero due persone ragionevoli.

La mia ex moglie in questi anni ha dimostrato di non esserlo affatto. Vi dirò di più, per me c’è un problema psicologico che andrebbe curato, dovrebbe essere vista da qualche specialista.

Antonella: Noi non siamo degli psichiatri. Non è il nostro ruolo questo.

Paperino: Ma il vostro ruolo è quello di garantire la genitorialità ad entrambi i genitori. Per fare questo dovreste risalire alle cause. Io mi auguro che il vostro metodo abbia successo, adesso ho un obiettivo importante e non voglio fallirlo.

Lorenza: Ti devi fidare di noi.

Paperino: Mi fido, tanto che ho chiesto io di tornare da voi. Però pensavo che come nei mesi precedenti poteste mettere un po’ di pressione per l’ottenimento del risultato.

Vi chiedo di darmi una mano, mi serve una spallata adesso. Io non ho molto tempo. I primi di luglio ci sarà l’udienza e devo ottenere risultato per quella data.

Mi serve. Datemi una mano.

Si guardavano Lorenza ed Antonella, anche un po’ imbarazzate.

Al giorno dopo avrebbero visto Ex moglie, da sola.

Giovedì era fissata la seduta di coppia.

Sono andato sereno. Avrei accettato qualsiasi piano.

Quando faccio tutto quello che posso, sono sereno. Ho imparato a gestire l’ansia in questo modo. Lavorando prima. Ho fatto tutto quello che avrei potuto. Nulla al caso e nulla di intentato. Questo mi dà serenità in tutte le cose della vita.

E’ cominciato male l’incontro.

Ex moglie a lamentarsi della mancanza di comunicazione.

Lorenza ed Antonella ci hanno chiesto ragguaglio sulla settimana passata. Con gli incontri individuali avevano saputo dalle due campane come fossero andate le cose.

Ex Moglie: Lui deve imparare a comunicare! Domenica per esempio si è presentato alle 10,30 avvisandomi un quarto d’ora prima.

Giuro che avevo tutti i buoni propositi per avere un atteggiamento remissivo e collaborativo.

L’ho fatta parlare, e mi ripetevo: ‘’calma, calma, come quando andavo al poligono di tiro durante il servizio militare. Respira, rilassati, come diceva il capitano, è la calma che mette a segno i colpi. Se ti agiti il proiettile va fuori bersaglio. Non è né l’occhio né il dito che mettono a segno i colpi, è il resto del corpo e la testa. Usate la testa’’.

Antonella le dava manforte: Dovete imparare a comunicare entrambe. Se non c’è comunicazione non andate da nessuna parte!

Ed io dentro di me: Stai calmo, ricordi il capitano? Stai calmo.

Ex moglie: Si mette d’accordo con i figli ed io non ne so nulla!

Paperino: Va bene, la comunicazione va bene, ma scusate deve essere nelle due direzioni. Son venuto a sapere che mio figlio è stato visto per due volte fuori città con un amico. Mi ha avvisato lei?

L’ho detto stizzito. Dopo averlo detto: ‘’calmo, calmo, stai calmo. Non serve che ti incazzi’’.

Ho fatto il militare come soldato semplice, in fanteria. Ero già laureato e mi aggregai alla truppa. All’epoca era obbligatorio.

Ero in una caserma operativa a Trani in provincia di Bari, ci addestravano per i Vespri Siciliani e la Partenope, delle operazioni in cui era impegnato l’esercito a supporto delle forze dell’ordine. Tre mesi di corso prima di andare a fare le ronde intorno a un carcere o la guardia sotto i tribunali. Pensavo fosse il massimo della sopportazione che potessi avere nella vita, allergico alle regole come sono. Era prima di vivere con Ex moglie, poi mi sarei ricreduto.

Ex Moglie: E’ successo questo inverno! Adesso te ne stai ricordando?

Paperino: Senti, voglio solo dire che come pretendi comunicazione, devi pure darla. No?

Antonella a buttare acqua sul fuoco che stava per divampare: Va bene, la regola deve valere per tutti e due!

Ex Moglie: Domenica, si è presentato alle 10,30 avvisando solo un quarto d’ora prima. I ragazzi sono scesi e poi è rientrato in casa AAAAA, incazzato da morire sbattendo la porta .

AAAAA: Mo’ mi dice che andiamo in piscina!

Ex Moglie: Ed io gli ho detto, va bene, facciamo la borsa e la porti, stai tranquillo! Come vedi io collaboro sempre, ma devi imparare a comunicare anche con i tuoi figli.

Ed io dentro… sta calmo, calmo… non serve.

Paperino: Senti, facciamo un po’ di chiarezza.

Mi hai chiesto tu per messaggio di prenderli domenica e di portarli a mare?

Ex moglie: Non ti ho detto di portarli a mare.

Paperino: Come non mi hai detto di portarli a mare!

Ex moglie: E comunque avresti dovuto avvisarmi per tempo che arrivavi, non un quarto d’ora prima!

Antonella a supporto: Dovete cercare mettervi d’accordo prima, la prossima volta magari sentitevi al giorno prima!

‘’Sta calmo Paperino, non ti incazzare, non ti incazzare’’.

Al poligono sparavamo a batterie di 6 soldati. Era Gennaio, eravamo seduti in attesa del turno. Per terra, sull’erba. Il culo era fradicio e gelato, buio pesto intorno. La murgia in inverno è come il Polo Artico, almeno per me che sto bene dai 30 gradi in su. Stavamo vicini per scaldarci come il bue e l’asinello ma con un contegno militare. Mi si muovevano solo gli occhi, il resto era rigido. Ci avevamo portato con i camion scoperti a destinazione. Mi era parso di capire che fossimo in una gravina nelle campagne intorno ad Altamura. Era notte, avevamo trenta colpi da sparare e bisognava puntare contro una sagoma a 200 mt di distanza, da stesi. Ogni tre colpi nel caricatore c’era un proiettile tracciante, di quelli luminosi che ti permettevano di vedere se il colpo fosse indirizzato bene o meno. I miei compagni di battaglione ne azzeccavano 6 , 7 su trenta in sagoma. Qualcuno arrivava a 10. Il capitano era uno tosto, napoletano. Era stato in Bosnia durante la guerra, aveva l’aria di uno cazzuto. Nonostante non sopportassi militari e le divise, lui mi piaceva. Sapeva il fatto suo e ci metteva passione.

Ogni tanto ripeteva, controllate, controllate, guagliò, respirate… fate cagare come tiratori! Passeggiava su e giù dietro ai sei soldati stesi al tiro.

Un soldato dopo che la batteria aveva finito di sparare andava verso le sagome, contava i colpi a segno e uno per uno ne urlava il numero: 7!… 9!…10…! 3….! Poi cambiava le sagome di cartone e si preparava un’altra batteria di fucilieri.

 

Paperino: Antonella, lei mi dice al venerdì: ‘’ domenica li porti tu al mare? Poi a pranzo? Domenica mattina le ho scritto passo alle 10,30. Cosa ho sbagliato nella comunicazione?

Antonella: Magari sentitevi al sabato dico, programmate meglio.

Ex moglie: Non ho detto li porti al mare.

Paperino: Senti, prendo il telefono e leggo i messaggi.

Mi sembrava talmente una stronzata che non ricordavo nemmeno i tempi della cosa, ma ho tirato fuori il cellulare con assoluta tranquillità quasi a vedere cosa avessi potuto sbagliare.

Aveva convinto anche me di aver sbagliato.

Comincio a leggere.

Paperino: (Venerdì) Questo sabato i ragazzi mi hanno detto che non vengono a dormire da me, gli ho detto di organizzarsi per sabato prossimo però.

Ex Moglie: Ok, come volete, ma domenica li porti tu al mare e li riprendi?

 

Paperino: (verso Lorenza ed Antonella) Vedete? Fino ad ora sta a dire che non ha chiesto di portarli al mare. Mio figlio si è pure incazzato pare. Ma io ero andato domenica per portarli al mare e si sono presentati in auto senza asciugamani e costume.

Ho detto loro cosa volete fare?

Mi hanno risposto: ‘’boh!’’. Al che ho detto, devo andare a parlare con un amico che sta in piscina, magari facciamo un tuffo lì e poi andiamo a pranzo. Non hanno commentato.

AAAAA è sceso ed è tornato in casa a prendere costumi ed asciugamani, non mi ha detto che non gli andasse la cosa.

Ex Moglie: E’ entrato in casa sbattendo la porta e dicendo ‘’ora ci avvisa che andiamo in piscina’’ . E poi avvisare un quarto d’ora prima che vieni!

Continuo a leggere. Su whatsapp c’ è scritta l’ora del messaggio. Non ricordavo alla domenica a che ora avessi avvisto che sarei passato alle 10,30, ma non avevo dato rilevanza alla cosa. I miei figli vanno al mare verso le 11 con gli amici. L’impegno lo avevamo fissato al venerdì, mi ero reso disponibile e non vi avevo visto nulla di irregolare.

Domenica (Ore 8,37): Passo alle 10,30.

Paperino: Cacchio! Alle 8 e 37 ti ho avvisata pure! Ma perché devi dire un quarto d’ora prima?

Antonella spegnendo l’innesco: Va bene dai, l’importante che teniate un filo più continuo.

Paperino: a me sta bene, ma non capisco cosa avrei dovuto fare di più.

I segnali di fumo?

Ex Moglie: Le 8,37 sono le nove praticamente!

Paperino: Le 8 e 37 sono le 8 e 37… almeno questo è un dato di fatto! Sono due ore prima, non un quarto d’ora!!!!

Lorenza è scoppiata a ridere, sa quanto sia pignolo con i numeri.

Mi stavo per stizzire nuovamente. ‘’Sta calmo, sta calmo… controlla…. controlla…’’

Paperino: va bene, sarò più puntuale ancora nelle comunicazioni.

Lorenza: Va bene, passiamo al provvedimento del giudice. Quindi abbiamo saputo che sabato i ragazzi non sono stati con il padre. Dobbiamo fare in modo che questo avvenga questo fine settimana. E’ importante. Un provvedimento del giudice si rispetta. Abbiamo udienza ai primi di luglio e non vorrei dire al giudice che non siamo riusciti a compiere il mandato.

Ex Moglie: per me non ci sono problemi!

Lorenza: Lo sappiamo, però dobbiamo fare in modo che avvenga. Ci vuole impegno da parte di tutti.

Ex Moglie: Loro hanno i loro amici, entrano ed escono da casa, non è facile toglierli dalle loro abitudini. I loro amici vivono tutti nelle vicinanze. Magari a Monteamaro si sentono un po’ isolati.

Paperino: Sarò a completa disposizione loro per tutti i due giorni, li accompagnerò ovunque, se vengono.

Lorenza: Ecco si, per loro deve diventare una cosa normale.

Ex Moglie: Non sarà facile, perché sono grandi e se si impuntano…

Antonella: Siamo stati tuti adolescenti, abbiamo scalciato tutti contro i genitori per non fare delle cose, ma alla fine le abbiamo fatte. Sarà successo anche a te. Dobbiamo fare in modo da ripristinare questa autorevolezza, se si è persa.

Ex moglie: per me non ci sono problemi!

Antonella: Dovete essere fermi entrambi. Non dare una possibilità alternativa. Questo fine settimana stanno col padre. Tu potresti anche dormire fuori!

Ex moglie: Ecco si, magari! Mi vorrei godere un po’ la mia vita.

Lorenza: Bene, noi ci vediamo giovedì, dateci informazione prima però, siamo ansiose anche noi. Lunedì diteci che è andato tutto bene.

Abbiamo finito per parlare della vacanze, abbozzando un calendario. Le ho chiesto l’autorizzazione per portare in viaggio i ragazzi per qualche giorno.

Solita risposta… ‘’parlane con loro’’.

Paperino: Va bene, prima di parlarne con loro volevo assicurarmi che fossi d’accordo.

Ex Moglie: Per me non ci sono problemi e non ci sono mai stati! (Guardandomi con aria di sfida)

Paperino: Perfetto, ne parlerò con loro.

Il colloquio si è chiuso in una atmosfera serena.

Ibernato, di notte, in una gravina sperduta della murgia pugliese arrivò il mio turno al tiro.

Presi il mio fucile d’assalto beretta a/r 70/90, con il caricatore da 30 colpi.

Ci mettemmo in piedi in 6 nei pressi dell’area di tiro. Il capitano dietro di noi.

Capitano: Presentar arm! Al tiro!

Ci stendemmo sull’erba. Il freddo se ne era andato, mi era salita un po’ di adrenalina. Dentro di me ripetevo, respira, calma e controllo. Tirai un gran respiro che mi aveva riempito di calore e mi aveva fatto scendere il battito.

Capitano (urlando): Contro bersaglio a metri duecento…. puntare…. mirare… fuoco!!!!!

Sentivo i colpi all’impazzata degli altri, io inspiravo ed espiravo con calma, miravo e poi facevo partire il colpo. Sentivo il corpo una cosa unica col fucile. Girai il basco per non avere la visiera davanti agli occhi. A duecento metri la sagoma non era ben visibile ma nel mirino l’avevo. I proiettili traccianti mi davano la sensazione che prendessi il bersaglio.

Finì molti secondi dopo gli altri.

Appena finito un soldato andò a contare i colpi. Arrivato il mio turno urlò: 28!

Da dietro il capitano mi disse: Paperino! Soldato, ingegnere e pure cecchino! Come cazz’ hai fatto guagliò!

Mi alzai, mi volsi a lui e mi rigirai il basco. Risposi sorridendo: ho respirato… calma, controllo e testa, come ha detto lei capitano!

Il capitano sorrise: Bravo guagliò! Diventammo amici e una settimana dopo mi fece caporale.

Invece che in missione fui mandato a curare la ristrutturazione delle cucine al comando di brigata.

Non ho mai preso più un arma in mano da quel giorno. Mi fanno paura, ma nei momenti difficili le parole del mio capitano le ricordo sempre.

Uscito dal centro della famiglia ho mandato un messaggio a Lorenza: Grazie.

E sabato vedremo.

 

 

 

Giro giro tondo….

Ed eccoci qua. Il buco nell’acqua sta prendendo corpo e sostanza. La spinta che mi mancava per mandare tutti a quel paese.

Il giudice ci manda in mediazione, avevo tante speranze.

Mi chiama Antonella per fissare l’incontro. Lo fissiamo. Mi sentivo bene.

Vengo a sapere che prima di noi Lorenza e Antonella si incontrano con gli avvocati. Mi avvisa Mario di essere stato convocato.

Ieri, al terzo tentativo, riesco a parlare con Mario. Volevo sapere come fosse andata.

Mario: E’ andata bene, abbiamo fatto un discorso generale, sulla conflittualità nella coppia. La vostra conflittualità è alta ed è il problema da risolvere. Ci hanno tenuto ad evidenziare che agiscono nell’interesse dei minori, che non remano né da una parte né dall’altra. Il loro unico obiettivo è restituire la serenità ai ragazzi attraverso la ricostruzione di un rapporto genitoriale meno conflittuale.

Ad un certo punto ho fatto una battuta. Forse bisognerebbe che ci fosse meno l’invadenza di fattori esterni. Ma non so se è stata colta. Mi riferivo a tua suocera.

Paperino: ahahahah… fattore è riduttivo nel caso, una offesa. Per questo non ti hanno capito.

 

Un discorso al contorno insomma, di quelli che si fanno per non parlare del problema, ho pensato. Sono rimasto fiducioso però.

Ho pensato ad un incontro formale, quasi di cortesia. E’ giusto non entrare nello specifico, mi son detto. Troppa grazia Sant’Antonio! Diceva mia nonna.

Oggi vado in mediazione. Arrivo dieci minuti prima dell’ora all’appuntamento. Mi fanno attendere.

Nella sala d’attesa c’è un ragazzino biondo. Lo guardo. Mi piacerebbe chiedergli perché sta lì, ha il volto troppo rabbuiato però. Non so come prenderebbe la mia invadenza.

Non ha lo smartphone tra le mani, cosa strana per un ragazzo della sua età. Mi sembra una immagine di venti anni fa. Vedere un ragazzino seduto in attesa, che non abbia infilato la testa in un cellulare è roba di altri tempi. Inizio a fantasticare sul motivo della sua presenza lì. Certamente ha problemi in famiglia. Certo che seduto da solo nella sala di attesa, testa bassa, mi fa grande tenerezza. Penso ai miei ragazzi e mi dico che è stato un bene non coinvolgerli direttamente in questo calvario. Ci hanno provato in tanti a metterli in mezzo.

Ex Moglie e Stiro con la richiesta di convocarli in tribunale.

Mario con l’idea di chiedere un supporto psicologico per loro.

Mi sono opposto fermamente a tutto e ne sono contento, anche se non so se abbia fatto bene in assoluto. So solo che mi sento meglio io, a non averlo fatto. Mi basta.

Suona il citofono, va a rispondere una ragazza e ripete ad alta voce: La signora Chiedialorononame!

Dopo un minuto sento la voce di Ex moglie che saluta. Entra nella sala di attesa

Exmoglie: Ciao

Paperino: Buongiorno.

Si stizza per il buongiorno, con faccia ironica.

Forse avrebbe preteso un ciao, penso.

Ma so che se avessi detto ciao si sarebbe stizzita per altro. Non ci faccio caso più di tanto.

Non ci parliamo, io seduto accanto al ragazzino e lei in piedi a fare su e giù per ammazzare l’attesa.

Finalmente spunta Lorenza, capisco che sia lei che Antonella sono impegnate in un altro colloquio. Lo hanno terminato, esce dalla stanza una donna con cui si salutano.

Ci fanno accomodare e ci chiedono di attendere un altro minuto.

Ci sono trenta gradi in città ma nella stanza insieme a me ed ex moglie circolavano i pinguini.

Arrivano. Lorenza si scusa per il ritardo.

Lorenza: Scusate ma dopo un’ora di colloquio avevamo entrambe dei bisogni fisiologici!

Ci siamo salutati e hanno preso posto anche loro.

Solita stanza, solita disposizione precaria con le quattro sedie, senza tavolo.

Ci hanno chiesto l’aggiornamento della situazione, abbiamo parlato del diritto di visita disposto dal giudice.

Ci hanno chiesto di metterci con le sedie uno di spalle all’altro, in mano un blocco, con un foglio su cui era scritta una domanda. Dovevamo scrivere tre desideri. Cosa desideriamo dal coniuge separato.

Eccoci qua ho pensato. Lorenza avrà pensato ad una tecnica delle sue, roba moderna. Sono rimasto perplesso ma mi sono messo a scrivere.

  • Mi piacerebbe che la ex moglie acquistasse consapevolezza che per i ragazzi è necessario avere un rapporto con il padre.
  • Vorrei che i colloqui tra me ed ex moglie fossero meno conflittuali.
  • Vorrei che cessasse di ostacolare il mio rapporto con i ragazzi.

 

Abbiamo letto le risposte ad alta voce.

 

Lei ha scritto:

  • Vorrebbe che la smettessi con le accuse ed i giudizi.
  • Vorrebbe che fossi più presente come padre, che non usassi il lavoro come scusa per non essere presente.
  • Vorrebbe che fossi più puntuale con la comunicazione, faccio cose di mia iniziativa senza informarla.

 

Ci siamo girati con le sedie verso una parete della stanza. Le mediatrici munite di pennarello hanno scritto al muro i nostri desideri.

Ci hanno interrogato. Ad ognuno di noi due hanno chiesto di ricordare i desideri dell’altro.

Man mano scrivevano.

 

Lorenza : Paperino, a che desiderio corrisponde l’acquisizione di consapevolezza da parte di Ex Moglie?

L’ho guardata e le avrei voluto dire tanto: Lorenza, ma non te ne vai a fare in culo?

Invece…

Lorenza, a che desiderio corrisponde? A quello che ho scritto!

Lorenza: ma questo non è un desiderio, è più una mancanza.

Paperino: Il desiderio nasce da una mancanza. Se voglio diventare ricco è perché sono povero, mica perché sono ricco. Ti pare?

I miei coglioni avevano già cominciato a vorticare.

Credo che abbia percepito la mia stizza ed ha tagliato corto, facendo lei per me.

Vorresti maggiore collaborazione, giusto?

E’ andata avanti così, con le due mediatrici a tradurre mancanze in desideri. Antonella poi ci ha fatto una lezione sulle emozioni e come trattarle. Noi a guardarle.

Le emozioni sono la nuova religione del millennio. Si fanno anche i corsi per riconoscere le emozioni. Una moda travolgente come la brillantina anni settanta. Potevi non lavarti i capelli, tanto sotto lo stucco del gel non si sarebbe visto nulla. La brillantina era anche un po’ profumata tanto da nascondere il cattivo odore.

Rabbia, Dolore, Gioia sono i santi del nostro secolo. Se riconosci una emozione significa che la puoi gestire, quasi vincere un superenalotto per questi nuovi guru.

Ci sono proprio i fanatici delle emozioni in giro. Qui al centro di mediazione, ho capito che sono dei fedayn. Guai a mostrare perplessità su tutto ciò, potresti fare la fine di Giordano Bruno in Campo dei Fiori.

E io che ricordavo quando l’emozione era qualcosa di intimo e indescrivibile, tanto forte da non potertela ripetere neanche a te stesso.

Oggi si comunica invece. Perché nulla è se non è comunicato.

Se mangi un bel piatto ad un ristorante non è fondamentale gustartelo fino in fondo e godere del momento. La cosa più importante è condividere questa emozione con altri, postando la foto del piatto magari. Se non fai la foto e non condividi è come se quel momento non lo avessi vissuto. Comunico ergo sum, direbbe Cartesio ai giorni nostri.

Emozione è una parola magica ormai, tipo fastum gel, cura tutto e tutti.

Lascia perdere che ci sono i problemi della vita. L’importante non è risolvere concretamente il problema, ma individuare l’emozione che suscita. Il problema lo risolvi dentro di te se non lo puoi risolvere fuori. Stai a posto così. Così se muori di fame, non è importante mangiare un boccone. Fa più fico scrivere su un social che mangeresti una torta gigante, ti sazi allo stesso modo.

Mi piacerebbe fare così con una costruzione. Se un palazzo sta crollando, non è importante intervenire per scongiurare il danno, basta sentire il botto che fa. Se riesci a filmare il tutto poi, sei al non plus ultra.

Temo che sia la patologia del mondo virtuale in cui si è smesso di vivere le sensazioni, è molto più importante comunicarle e discuterne tutti insieme.

Penso che dalla mia faccia emergesse il disappunto.

Ad un certo punto Antonella mi ha chiesto che emozione avessi provato nel leggere i desideri di Ex Moglie.

Le ho detto con un po’ di malinconia e delusione: Stanchezza, sono stanco. E’ una emozione questa?

Ex moglie invece ha risposto che era stizzita. La sua emozione era il fastidio.

Ma va? Ho pensato. Una emozione nuova per lei.

Mi si è chiuso il cervello, non ho ascoltato più nulla delle minchiate che sparavano. Ho capito dove volevano arrivare. Praticamente secondo loro il percorso per stabilizzare il rapporto con i ragazzi passa attraverso lo smorzamento della conflittualità nella coppia.

Il discorso non fa una piega se ci fossero due persone ragionevoli di fronte. Un minimo sindacale almeno.

Ho pensato ai quindici anni passati in casa. A tutte le volte che abbozzavo un sorriso pur di non litigare. Le volte che ho provato ad imbastire un ragionamento per poi scontrarmi con un muro di stupidità legato con presunzione ed ignoranza.

Eppure, mi era parso che fosse chiaro che per Ex moglie le cose vanno bene se si fa come dice lei. Non esiste alternativa. Ma proprio non c’è.

La conflittualità nella coppia si abbassa se io obbedisco a tutte le sue richieste.

Paperino: I ragazzi alla domenica stanno con me

Ex Moglie: No, i ragazzi vogliono andare a pranzo dall’amico. Mica puoi spuntare all’improvviso quando ti fa comodo.

Paperino: Non c’è problema, faremo alla prossima domenica.

Ex Moglie: Sei un farabutto. Fuori dai coglioni, la devi pagare!

Paperino: Sissignora, sono un farabutto e sto espiando le mie colpe. Mi devi scusare per essere un farabutto. Perdonami.

Paperino: Sai, vorrei dare una mano a nostro figlio per i compiti.

Ex Moglie: Non te ne frega nulla dei ragazzi, ci sono i professori idonei a fare ripetizioni! Come fanno tutti. Lo manderemo a ripetizione.

Paperino: Si certo, sono un delinquente a pensare di voler aiutare mio figlio nei compiti.

Paperino: A Natale i ragazzi sono stati con te, magari a Capodanno stanno con me, che dici?

Ex Moglie: A Natale i ragazzi sono stati con me perché lo hanno deciso loro. A Capodanno vogliono stare con mio padre e mia madre, io uscirò. E’ una loro scelta. Chiedi a loro comunque, per me non c’è problema.

Paperino: Ma sarebbe carino che stessero anche con mio padre una volta.

Ex Moglie: Tuo padre è un pezzo di merda che non si è interessato mai a loro. Non lo nascondere dietro la vecchiaia, perché non regge.

Paperino: certo cara, hai ragione. Mio padre è uno stronzo, non merita nulla. Il fatto che è anziano e non vede è solo una scusa.

 

Adesso ci si mette anche Lorenza e le sue tecniche moderne a programmare di farmi fare lo spettatore nella vita dei miei figli. Magari mi chiederà di pagare anche il biglietto e renderà la cosa ufficiale. Pagheremo la Siae, tutto in regola.

Seguirò quello che mi faranno fare, per carità. Ho chiesto io di tornare da loro, figuriamoci se adesso mi tiro indietro. Francamente pensavo di avere davanti persone più coraggiose. Invece continueremo a girare intorno al problema, perché nessuno ha il coraggio di metterlo in evidenza.

Giocheremo nella stanzetta, alla fine faranno la loro relazioncina stando attente a dire e non dire. Io avrò il mio bel biglietto in tribuna centrale per guardare ogni tanto i miei figli. Roba da Vip. Peccato, perché sarebbe stato il momento di affondare il colpo. Proverò da solo tra un giro tondo ed un altro.

Alla fine Antonella mi ha riproposto la domanda. Forse ha letto la mia insofferenza.

Antonella: Paperino, cosa ne pensi allora?

Paperino: Penso che sono ancora più stanco di prima.