Come un Salmone

Oggetto: Procedimento civile promosso da Ex Moglie nata a Paperopoli il XX/XX/XXXX nei confronti di Paperino nato a Paperopoli il xx/xx/xxxx. Minori Paperino AAAAA e Paperino BBBBB. G.I. Dott. Citto. N. xxxx/2016 R.G.

Con la presente si riscontra codesta A.G. in merito al lavoro effettuato con la coppia genitoriale meglio generalizzata in oggetto.

In data 23/08/c.a. la coppia genitoriale è stata contattata telefonicamente per fissare un incontro di mediazione finalizzato a verificare l’andamento o del diritto di visita durante il periodo estivo. Il sig. Paperino si è reso disponibile mentre la sig.ra Ex Moglie ha comunicato di avere altri impegni per la stessa giornata. Si è pertanto rinviato l’incontro alla prima settimana di settembre, ribadendo telefonicamente l’importanza di organizzarsi, introducendo la variazione contenuta nel diritto di visita che prevedeva che i pernotti dei ragazzi con il padre dovessero iniziare dal venerdì sera. La premura delle scriventi nel ribadire il rispetto del provvedimento è stata dettata dalla constatazione della contrarietà ad adeguarsi a tale determinazione da parte della sig.ra Ex Moglie esternata già a luglio, in occasione dell’udienza in Tribunale.

In data 05 settembre è giunta a questo servizio una mail da parte del sig. Paperino denunciando il mancato rispetto del suo diritto di visita, che si allega alla presente.

Ricontattati immediatamente entrambi si è fissato per l’08 settembre un colloquio congiunto. In detto incontro si è acquisito che i periodi di vacanze estive (ultima settimana di luglio e prima di agosto con la madre e seconda settimana e terza di agosto con il padre) sono stati vissuti serenamente dai ragazzi. Gli stessi, a dire della madre, solo verso fine agosto avrebbero accusato dei problemi di salute che, pur essendo in fase di miglioramento, non li hanno consentito di attuare il diritto di visita previsto con il padre; tale indisposizione ha portato, inoltre la madre anche a rimandare la visita di controllo dal dentista a cui sarebbero dovuti andare accompagnati dal padre.

Durante la seduta di mediazione è emerso da quanto riportato dal sig. paperino nella mail inviata al servizio risultava confermato dalla sig.ra Ex Moglie.

La signora descrive i suoi figli come ‘’ragazzi grandi e responsabili’’ e quindi liberi di scegliere, e che tale resistenza degli stessi ad andare con il padre non è determinata da una influenza ma piuttosto da un’assenza di comunicazione padre- figli.

Sulla scorta delle preoccupazioni sopra esplicitate si è proposto alla coppia genitoriale un intervento di mediazione intergenerazionale padre- figli finalizzato al miglioramento della comunicazione e relazione. Tale spazio non è stato, purtroppo, mai utilizzato per mancanza di autorizzazione da parte della madre.

La sig.ra Ex Moglie appare molto restia a qualsiasi intromissione esterna, coinvolgendo in questa sua convinzione anche la figura dell’ex marito, affermando che ‘’noi tre siamo sempre stati insieme e lui ora si vuole insinuare’’ parlando del suo rapporto con i due figli.

Lo spazio di mediazione è stato utilizzato per riflettere con entrambi circa l’importanza di abbassare i livelli di conflittualità interpersonale, focalizzando le proprie energie in un lavoro che possa dare continuità e stabilità alla relazione padre – figli, i quali avendo una età che li impegna maggiormente in attività extra scolastiche nelle ore pomeridiane, potrebbero vivere i momenti serali quali occasioni di incontro e confronto col padre.

Questo servizio a conclusione di tutto il lungo percorso con la coppia genitoriale, iniziato circa un anno fa, ha ribadito alcuni concetti su cui più volte ci si è soffermati, legati a come i ragazzi in età adolescenziale hanno ancora bisogno che vengano loro presentate, ma anche esigite, alcune regole di comportamento, perché per loro i valori sono rappresentati da modelli viventi, che li attraggono, non sono completamente interiorizzati e sono soggetti alle emozioni e ai vissuti nelle varie situazioni.

Si è offerta alla coppia genitoriale la possibilità di individuare strategie condivise per evitare di ‘’ lasciar fare tutto, leggere tutto, vedere tutto, decidere i propri orari, permettere di rispondere in malo modo’’ da parte dei loro figli, al fine di scongiurare una manifestazione dell’abdicazione dei genitori alla loro funzione e al loro ruolo.

Discreti i risultati raggiunti rispetto ai presupposti da cui si era partiti, pur se la coppia, specie nell’ultimo periodo, si è orientata su obiettivi diversi da quelli in premessa, rendendo il percorso mediativo non più praticabile.

Il finale un po’ deludente dal mio punto di vista. Quando alla fine si dice che la coppia si è orientata su obiettivi diversi non si comprende cosa vogliano dire. Anche quel ‘’risultati discreti’’ è ovattante.

E’ venuta fuori una foto corretta della situazione in tutta la relazione, alla fine le mediatrici hanno ritenuto di abbassare il tiro, forse.

Avranno avuto le loro ragioni. L’ho fatta leggere ad altri, perché io di parte posso leggere ed interpretare di pancia. Era importante per me capire che sensazioni avrà il giudice semmai la leggesse. Il commento è stato: tronca, finale annacquato, si sono cagate sotto, non si sono volute esporre, fanno sempre così.

Tutta gente che fa il tifo per me, si aspettavano una sentenza più che una relazione. Temo però che anche il giudice, se miracolosamente leggesse queste pagine avrebbe la stessa sensazione.

Ma tanto è ed io ho solo da dire grazie.

Ho portato mio figlio AAAAA al dentista. Gli ho chiesto della lettera che ha scritto. Gli ho chiesto: Figlio mio, ma perché hai scritto che ti senti minacciato quando sei con me? Cosa ti ho fatto per farti sentire minacciato?

Piangeva AAAAA, piangeva e non aveva risposte.

E’ stato molto più straziante che leggere la lettera. L’ho rincuorato. Gli ho detto che non importava.

Sono stato alla sua partita, hanno stravinto e lui, ormai signore del centrocampo, ha fatto l’ennesima prestazione sontuosa. Mi hanno riferito che è venuto un osservatore a vederlo. Spero che non faccia il calciatore ma è sempre una gratificazione.

E’ bello come il sole AAAAA, ha cervello, carattere, capacità da vendere. Non capisco perché debba subire tutto questo. Proprio non comprendo.

A volte mi chiedo se è giusto il mio lottare.

Ma mi sento un salmone che risale la corrente per andare a deporre le uova. Il salmone, deposte le uova, muore. La fatica è davvero immane.

Non so perché stia risalendo la corrente come non si sa perché il salmone lo faccia. E’ la natura forse, sento i ragazzi in pericolo e non riesco a stare fermo.

Mi hanno abbandonato più o meno tutti. Si saranno stancati. Si è stancato il mio avvocato, il mio amico avvocato che mi ha aiutato, le mediatrici, quel che rimane della mia famiglia.

Me ne accorgo perché se chiedo aiuto, mi carambolano da qualche altra parte.

Anche il salmone perde per strada molti dei suoi compagni di risalita.

Inducono tutti alla rassegnazione ed al lavoro su me stesso come unico rimedio.

Mi dicono:

– Impara a ingoiare il boccone, non c’è nulla da fare se non cercare di lavorare da solo a ristrutturare il rapporto coi ragazzi. Ci vorranno anni forse, ma altro non si può.

– Stai tranquillo… vedrai… si sa che le cose vanno così quando ci si separa e tu sei pure un fortunato perché accade di molto peggio.

– Devi avere pazienza.

– Devi trovare la giusta empatia con i tuoi figli.

– Devi lavorare su te stesso.

– Devi sentire le tue emozioni e le loro emozioni, evidentemente hai un po’ di stitichezza emotiva anche tu.

Bene, signori della pazienza, delle emozioni, dell’empatia, della fede… permettetemi un grosso vaffanculo a tutti, con stima, affetto e gratitudine.

C’è una delinquente che fa violenza psicologica su dei minori, i miei ragazzi.

Ha un gruppo di pressione che lavora con lei, la sua famiglia.

Di discreto non c’è nulla in questa storia, io vedo solo merda.

Qualcosa me la devo inventare. Mi rendo conto che le uova sono mie e non posso chiedere a qualcun altro di portarle alla sorgente del fiume al mio posto. Ma io ci devo provare. Il 6 novembre c’è l’udienza. Vedremo.

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Non c’è fine

Quando sei ragazzo e studi, impari. Capita però come è capitato a me di non metabolizzare immediatamente tutto. Io ho fatto il liceo classico, molte cose le ho studiate anche bene. Ero piuttosto bravo ma non ero maturo abbastanza per coglierne il senso profondo.

E’ vero che per sapere veramente bisogna sentire. Quando le cose le senti, il sapere acquista un altro valore, si apre. Come una farfalla che esce dal bozzolo.

Una delle più belle cose lette all’epoca fu l’episodio di Ettore e Andromaca alle porte Scee, nell’Iliade di Omero.

Imperversa la battaglia, I troiani sono assediati da anni e stanno per essere sconfitti. Ettore, il più valoroso dei troiani sa che probabilmente a breve morirà. Si reca ad abbracciare moglie e figlio. La moglie Andromaca tenta di convincerlo a fuggire, lui non può tollerare. Non cede perché il disonore lo segnerebbe a vita. La scena si chiude con un momento di rara delicatezza: di fronte al piccolo Astianatte, che urla disperato voltandosi verso la nutrice perché in quel guerriero minaccioso e armato di tutto punto non riconosce il padre. Ettore si toglie l’elmo, mentre sorride dolcemente e prende in braccio il figlio.

 

Detto questo, Ettore tese le braccia al figlio;

ma egli si voltò verso il seno della nutrice,

urlando spaventato dall’aspetto del padre,

dalla lancia e dal cimiero irto di crini di cavallo

che vedeva agitarsi terribili sull’elmo.

Sorrise il caro padre e la nobile madre,

e subito Ettore si tolse l’elmo e lo posò per terra

luminoso. Poi baciò il figlio amato,

lo fece saltare sulle braccia e disse pregando Zeus

e gli altri numi: ‘’ Zeus, e voi dei del cielo,

fate che mio figlio cresca e diventi come me

uno dei primi Troiani, pieno di forza

e che regni sovrano su Ilio, così che qualcuno

possa dire di lui che torna dalla guerra:

‘’ E’ molto più forte del padre’’. E che porti

le spoglie insanguinate di un nemico

e ne abbia gioia in cuore la madre’’.

Dopo queste parole mise il figlio

In braccio alla cara sposa. Ed essa lo strinse

al petto odoroso sorridendo fra le lacrime.

 

Le ragazzine sognano di diventare delle principesse, io, ai tempi, mi ero immaginato la mia vita così, come Ettore.  Sarà per la prossima. Adesso dopo un periodo di stanchezza e pensieri è tornato il momento di rimettere l’elmo. La guerra non mi è mai piaciuta, sono un uomo di pace.

A volte non se ne può fare a meno purtroppo, l’orrore che mi viene recapitato dal tribunale non permette altro. E battaglia sia.

Caro Giudice Citto o chi lo sostituisce,

siamo AAAAA e BBBBB rispettivamente di 16 e 15 anni (non vero… ancora 14 e 15) frequentiamo rispettivamente il III liceo scientifico e il II liceo scientifico di Paperopoli, viviamo in via dei fiori zona Cascina, le abbiamo deciso di scriverle questa lettera per comunicarle che Lei ha stabilito dei giorni in cui dovremmo andare a vivere con nostro padre che vanno da giovedì a lunedì a settimane alterne a partire dal mese di ottobre, ma vorremmo farLe sapere che noi non è che non vogliamo vedere i passare del tempo con nostro padre, che tra l’altro abbiamo sempre visto anche tutti i giorni, pranzato o cenato in base alle necessità e agli impegni recirproci, nonché fatto anche dei piccoli viaggi con lui.

Ma non vogliamo andare a vivere a casa sua tutti quei giorni consecutivi, da giovedì a lunedì come stabilito arbitrariamente, perché vogliamo vivere a casa nostra dove abbiamo tutte le nostre cose e le nostre abitudini, tra l’altro dobbiamo studiare e stare tranquilli e sereni, mentre lì in campagna dove vive nostro padre, Contrada Monteamaro, dove siamo già stati questa estate per una settimana ci siamo sentiti isolati non potendoci muovere neanche in maniera autonoma e poi quando lui va a lavoro, noi restiamo soli in campagna bloccati sentendoci isolati.

(La settimana che sono stati con me non ho lavorato. Sono stato a loro disposizione 24 ore su 24 come sempre del resto. Li ho portati su e giù fino a 6 volte al giorno assecondando ogni loro desiderio)

Noi abbiamo bisogno delle nostre cose e di continuare ad avere le nostre abitudini, nonché la nostra indipendenza di movimento. (AAAAA ormai da un anno si muove in moto da solo) cosa che lì in campagna aperta non abbiamo. (Nella mia strada lunga 300 metri ci sono 18 abitazioni… campagna aperta). Tra l’altro non siamo stati abituati in tutti questi anni a vivere così lontani dalla città e dalle comodità e quindi ci sentiamo veramente isolati e non nascondiamo di avere anche un po’ di paura a stare lì da soli.

Nessun nostro amico può neanche raggiungerci in maniera autonoma, e non abbiamo nulla delle nostre cose in quel posto e rimane comunque una casa molto disabitata. Inoltre noi oltre a voler stare a casa nostra, non ci va di passare tanti giorni lontani da nostra mamma a cui siamo molto legati. Quindi preferiremmo poterci mettere d’accordo con lui per vederci di volta in volta in base ai nostri e ai suoi impegni visto che noi dobbiamo studiare, fare sport e frequentare i nostri amici e lui è sempre impegnato per il suo lavoro. Negli anni passati non c’è mai stato, era sempre fuori per lavoro, (questa è di gran lunga la più grossa) e quindi non abbiamo neanche molta confidenza nel parlare delle nostre cose e non crediamo lui abbia neanche molto tempo da dedicarci.

(penso a tutte le sere che facevo i compiti con loro, ogni sera di ogni santo giorno. Stanco, pieno di problemi e col sorriso. Mi viene una grande amarezza).

Questo non vuol dire che non vogliamo passare del tempo con lui ma non vogliamo stabilire dei giorni fissi e soprattutto prolungati, va bene il fine settimana ma per il resto ci sembra opportuno poterci mettere d’accordo con lui di giorno in giorno, come d’altronde facciamo visto che lui a volte sposta i giorni per i suoi impegni lavorativi. (Non è mai accaduto…. In un anno ho annullato qualsiasi impegno pur di stare con loro)

Anche perché durante la settimana finiamo gli allenamenti in tardo pomeriggio o in tarda serata e poi andare a cenare fuori con nostro padre risulta, in alcuni giorni in cui abbiamo molti compiti, veramente difficile anche perché ci porta sempre in giro per ristoranti. (non sono mai venuti…. a cena durante la settimana …. Mai… ma è funzionale ad alzare il mio reddito davanti al giudice)

A volte lui ci minaccia dicendoci che ci farà vivere con lui per quindici giorni consecutivi e che non sappiamo di cosa sia capace e che procederà per vie legali, inltre dice di venire a vivere a casa al posto di nostra madre, e noi non vogliamo questo. Ci sentiamo come si ci minacciasse. Pertanto chiediamo anche di poter essere sentiti personalmente nella prossima udienza per poter esporre meglio le nostre motivazioni.

LA salutiamo 

AAAAA e BBBBB Paperino.

…..

Ettore si commosse, l’accarezzò con la mano e le disse:’’ non essere in pena per me, infelice. Non uno, contro il destino, mi farà precipitare nell’ Ade. … Gli uomini di Troia penseranno alla guerra: Io più degli altri”.

 

Un pomeriggio al mare

Guardare il mare in inverno è una delle cose più avvolgenti che si possa fare. E’ uno dei modi migliori per stare con se stessi. C’è il rumore delle onde che sbattono a farti compagnia, ma è come se fosse un rumore di silenzio. Rumore fuori e silenzio dentro. C’è il sole, ma è un sole di ghiaccio che non scalda. Illumina di luce fredda. C’è il vento che stranamente non è leggero . È pesante e con il suo peso ti immobilizza i pensieri. Non puoi fare il bagno perché è troppo freddo ma l’umido lo senti nelle ossa quasi a bagnarti l’anima. Forse sono tutti questi contrasti che ti costringono ad unire i pensieri perché non ti si scomponga il cervello. È così nemico a vedersi il mare di inverno ma è uno di quei nemici valorosi e leali a cui puoi girare le spalle. Sai che nella schiena non ti colpirà mai. È come se capisse che sei da lui perché hai perso. Un nemico leale e valoroso non infierisce mai, ha pietà nella vittoria. 

Chi vive sul mare come me spesso non immagina posto migliore per la sepoltura. Cedere le armi al nemico più grande è fine da vero guerriero. Già perché il mare è grande, immenso. 

Sono seduto in riva al mare, vorrei rialzarmi ma non ce la faccio. Metabolizzare una amarezza è una roba da duri ed io la durezza nella vita non la comprendo ancora. Ho pappa nel cuore. Non sono un molle ma non capisco perché per campare bisogna per forza essere duri . Dicono che sia la vita ad indurirti ed io ancora di questo non mi capacito . Più va male e più divento sensibile al male mio e quello degli altri, più vorrei che il bene fosse di tutti. 

Una volta mi hanno detto che se sei pecora, i lupi ti mangiano. Io pecora non mi sento. Sono uomo e l’umanità la cerco, la spio negli altri e mi piace tremendamente quando la scovo.

E’ bello il mare di inverno. Ti sconfigge ma perdi bene. 

L’idea

E niente… pare che debba andare così. Le mediatrici di fronte alla impossibilità di mediare si sono ritirate. Non mi rimane che avere fiducia nell’ingiustizia.

Il giudice Citto se ne è andato, Corte di Appello. Hanno assegnato uno nuovo. Ho chiesto informazioni, pare che sia un giovane. Un certo Fusi. Di nome e di fatto sembra, almeno questo dicono. Per avere del giustizialismo in Italia occorre ipotesi di reato da prima pagina, corruzione o droga, odor di mafia sarebbe il non plus ultra. Offrire le copertine ai giudici è il viatico per una giustizia rapida e sommaria, con tanto di conferenze stampa. Altrimenti devi accontentarti della solita ingiustizia, con i suoi tempi. Aspetteremo che decidano, per sfogliare il fascicolo serve tempo.

Non è cambiato assolutamente nulla sul fronte ragazzi. Il tira e molla giovedì si, giovedì no è servito solo a consolidare che il sabato sera ogni 15 giorni dormano da me. Speravo di ottenere di più. Non è poco rispetto a prima, ma non è fare il padre.

Dormono è la parola esatta. Perché non cenano neanche con me. Al sabato escono con gli amici come è giusto che sia. Li vado a prendere al rientro, si mettono a letto ed al mattino dopo alle 7 accompagno uno dei due ad una partita. I nostri dialoghi avvengono in auto ormai.

Le loro partite di campionato, essendo categorie diverse, sono in contemporanea, alla domenica mattina. Riesco a vedere la partita di uno dei due. L’altro lo riaccompagno a casa e provvede ex moglie ad accompagnarlo al campo.

Rimane il pranzo domenicale. Se non hanno altri impegni come compleanni di amici.

Ero riuscito a morsi a convincerli a stare a pranzo con me almeno al sabato.

Ma anche questo sta sfumando. Sabato scorso avevo fatto spesa e tutto e poi sono venuto a sapere dei festeggiamenti per il compleanno della zia di mia moglie. Il compleanno di una zia di mia moglie non vuoi che si festeggi? Mi è stato comunicato da BBBBB che non sarebbero venuti.

Mi sono rotto le palle anche di scrivere a questa cretina. Però ho pensato di dover lasciare almeno traccia delle sue miserie.

Quindi messaggio.

Paperino: I ragazzi venivano almeno al sabato a pranzo nel weekend che mi spetta. BBBBB mi dice che non viene perché è il compleanno di tua zia Fatebenefratelli. Ti rammento che c’è un dispositivo di un giudice, anche se per te è carta straccia. Riferirò anche di questo abuso.

 

La risposta era scontata, d’altra parte non avevo scritto per avere una risposta.

 

Ex moglie: Ti rammento che questa è la volontà dei ragazzi e tu ti sei messo d’accordo con loro per accompagnarli alle partite settimana scorsa, nonostante non fosse il tuo weekend e nessuno ti ha detto nulla.

Sappi che nessuno avrebbe nulla da ridire se fosse il compleanno di qualcuno della tua famiglia e i ragazzi ‘’vorrebbero’’ partecipare. Ci sono circostanze e circostanze, gli abusi li fai tu, psicologici o almeno credi di farli.

Vorrebbero… ho letto l’omicidio del congiuntivo ed ho spento il telefono con un po’ di magone. Quell’omicidio mi ha dato molta tristezza, per il resto ho un callo enorme. E’ una serial killer di congiuntivi nonostante la laurea.

Effettivamente, al weekend che non mi spettava stare con loro avevo dato disponibilità ai ragazzi per accompagnarli alla partita.

Paperino: Io vi vengo a vedere comunque, se avete bisogno di un passaggio, fatemi sapere.

 

Per una strana coincidenza quella domenica giocavano in orari diversi e sono riuscito a vederli entrambi.

Mi hanno mandato un sms perché li portassi da casa al campo da gioco.

Durante la settimana non vengono mai. Il giudice Citto con le mediatrici avevano scalettato una serie di giorni in cui avrebbero dovuto almeno cenare con me. Figuriamoci. Telefono ogni volta, mi rispondono sempre che hanno da studiare e non vogliono.

Dovrebbero stare un terzo del loro tempo con me se il diritto di visita fosse rispettato. Sommando il tempo dal giovedì al lunedì ogni quindici giorni e le finestre infrasettimanali previste nel dispositivo, il tempo con me sarebbe un po’ più del 30 per cento sul totale. Avevo ingegnerizzato anche il diritto di visita sulla carta. Sulla carta appunto.

Di fatto il diritto di visita attuale è un pranzo domenicale e una notte ogni quindici giorni. E che fa questa stronza? Si lamenta che li ho accompagnati in auto alla partita, perché di quello si è trattato, nel weekend non mio. Che poi, conoscendo il controllo che ha sulle loro vite, sarà stata lei a farmelo chiedere.

Ma basta. E’ inutile stare a rimuginare su questo. Ormai è una dato di fatto consolidato il suo atteggiamento. Ci vorrebbe una idea. Io non so più che fare al momento. Tergiverso.

Diventi maturo quando non hai più intuizioni ma idee. L’intuizione è la materia prima di estrazione a più basso costo che esista. L’idea invece costa. Per estrarla devi aver pensato più o meno a lungo e devi aver speso tempo per accumulare nozioni.

Proprio per questo per me è diversa dall’intuizione che mi pare più una roba caduta dal cielo, poco elaborata con la testa. L’intuizione è legata alla intelligenza, alla capacità logica di creare collegamenti rapidamente. Roba che hai. Non ti viene. È come se con l’elicottero ti portassero su una montagna. Per l’idea ti arrampichi a mani nude, ti fermi ogni tanto a prendere fiato e pensi sempre di aver sbagliato il lato di arrampicata.

È un prodotto formidabile però, perché è alla base della trasformazione delle cose.

Chi ha fede parlerebbe di creazione invece che trasformazione. A me piace parlare di trasformazione, perchè credo che tutto si trasformi, nulla si crea o si distrugge come diceva qualche buon vecchio fisico. E poi mi piace l’alchimia con cui le cose cambiano. Mi piace la chimica dell’evoluzione delle cose, è una reazione con stimoli incredibili.

L’idea serve proprio a cambiare. Sto cercando quella, ma sono un po’ a corto.

Mi piacerebbe avere il dono della superficialità. Il non essere superficiale è stato allo stesso tempo la mia più grande forza e il mio più grande difetto.

Però non so fare le cose senza riempirle. In questo momento non posso riempire un bel nulla per i miei ragazzi. Mi sono messo a riempire altro.

Ho imparato con l’età che le idee vengono quando fai tutt’altro. Mi è sempre successo così. Penso e ripenso alle cose e non trovo una soluzione. Metto in un angolo e dopo un po’ qualcosa accade.

Quindi mi sono messo a buttare la mia passione in politica e sul vino invece che darla al gabinetto. Lo spreco non lo ho mai sopportato. Frequento un movimento politico nella mia città, da qualche mese. Non lo avevo mai fatto prima.

Alla sera passo dalla sede e scambio due chiacchiere su come cambiare il mondo. Scrivo per loro adesso. Scrivo programmi politici e vomito idee. In uno dei rigurgiti insieme a qualche idea sul traffico e sulla spazzatura potrebbe uscire qualcosa di buono per ritornare a fare il padre. Chissà.

Ho sempre fatto il vino in casa, qui a Monteamaro. Con i pochi ceppi di uva che abbiamo. Ho una piccola cantina tutta attrezzata da mio padre. Dei quattro figli sono l’unico che ha ereditato la sua passione per il vino. Credo che inconsciamente attraverso la passione per il vino cercassi di rubargli la passione che ha messo in tutto. Da un anno con amici stiamo provando a fare le cose più in grande. Si è comprata della terra, sfruttando tutti i contributi possibili che in agricoltura son tanti. Ci siamo dati un nome e degli obiettivi sani. Agricoltura biologica, recupero delle tradizioni, solidarietà. Così abbiamo un orto sociale che facciamo coltivare ai ragazzi disabili, cerchiamo di rilanciare le tradizioni agricole in ogni modo, a partire dalle scuole. L’ultimo giorno di vendemmia abbiamo invitato una scolaresca a pigiare l’uva come si faceva tanto tempo fa. Io sono abbastanza vecchio da ricordarmele quelle feste. I bambini si sono divertiti un mondo. Ed è stato bellissimo.

Così come è divertente raccogliere le zucchine con i ragazzi disabili. Uno di loro quando mi incontra mi dà dei ceffoni fortissimi sulla spalla per salutarmi. Mai ceffone ho sentito più carico di affetto.

Ci siamo affidati ad una società di marketing. Faranno una campagna pubblicitaria sui social. Piccolo problema, nessuno di noi soci, tutti più grandi di me, ha un account su un social. Allora ho pensato che fosse il momento di farselo. Mi sono registrato su instagram e facebook. Non è mai troppo tardi ho pensato. Però non ce l’ho fatta a stare sui social per scrivere o condividere slogan del cacchio. Ho cominciato a fare una piccola rubrica sul vino. Sto studiando il vino. Un secchione è un po’ come il fumatore, lo rimane a vita. Quello che studio e trovo interessante, lo condivido. Ho chiamato questa piccola rubrica ‘’un po’ sul vino’’. Magari si riesce a diffondere un po’ di cultura sul vino. La cultura non è mai troppa, penso.

Il tempo passa. Io la passione non la perdo, la trasformo semmai. Anzi adesso la travaso come si fa col vino. La feccia che decanta la butti via ma è servita a dare i tannini al vino, quelli che conferiscono la resistenza nel tempo.

Tutti ne passiamo tante, prima o poi. Negli ultimi anni ne ho viste di tutti i colori e sul blog non le ho raccontate. Forse i miei occhi parlano di questo, allo specchio li vedo stanchi, ma sorridono ancora per fortuna. Aumentano le rughe ma aumenta il sorriso. E’ la consapevolezza di poter superare il difficile che ti fa sorridere gli occhi.

In uno degli ultimi colloqui con Lorenza e Antonella, al centro di mediazione, raccontavo di queste nuove passioni. Mi hanno chiesto, credo provocatoriamente: ma perché fai tutto questo? Soldi? Potere?

Riferito soprattutto all’impegno politico.

Mi è sembrata strana la domanda. Non ho mai fatto nulla né per soldi né per potere, solo perché mi piaceva. Ho avuto questa fortuna. E’ servito a chiedermi perché lo stessi facendo però.

Ho detto: no, né soldi né potere. Forse lo faccio per non pensare. Sarei dovuto essere stato più preciso. Avrei dovuto spiegare che è perché pensare ad altro fa venire l’idea.

Forse c’è un momento in cui bisogna pensare a capitalizzare quello che si ha. Ogni altro sforzo in una direzione diventerebbe vano.

Sono una persona estremamente pratica. Se mi rendo conto di non poter fare di più, non riesco a spendermi in quella direzione. Gli sforzi devono avere un minimo di possibilità. Se così non è, meglio pensare a recuperare energia per quando possano servire. Riempire di altro i vuoti.

Mi dispiace molto aver perso l’adolescenza dei miei ragazzi. Ma non si può tornare indietro.

Avevo conservato i discorsi da uomo per quando avessero cominciato a mettere i muscoli. Forse me li ritroverò quando i loro muscoli saranno più grossi dei miei.

Il piacere di fare il padre è quello di poter lasciare qualcosa di sé ai propri figli. A quanto pare non si può godere.

Passerò l’obolo mensile e continuerò ad incassare i loro no.

In questo caso lascerò il senso della sconfitta forse. Anche imparare a perdere è importante, a vincere sono capaci tutti. In attesa che venga l’idea provo a vincere qualche altra cosa.

Senza meta

Oggi dopo pranzo i ragazzi sono voluti andare via. Hanno dormito da me sabato, si sono svegliati a mezzogiorno e abbiamo pranzato.

Finito di rassettare mi sono steso sul divano. Sapevo che mi avrebbero chiesto di andare via e mi sono messo a schiacciare un pisolino sul divano vicino a loro che vedevano la tv.

Come se potessi riuscire a spostare nel tempo il momento in cui mi avrebbero fatto la richiesta di andare.

E’ stato BBBBB a sparare. Tra i due è quello che ha meno pudore.

BBBBB: Pa’, mi accompagni a casa che devo fare i compiti?

Paperino: Subito?

BBBBB: Si.

Paperino: Non puoi farli qui?

BBBBB: No qui no.

Il tempo di riprendere conoscenza e di ricollegare i pensieri.

Paperino: Ma mi spiegate che intenzioni avete?

BBBBB: Che intenzioni.

Paperino: Lo sai BBBBB. Voi dovreste stare qui fino a lunedì mattina, dal venerdì. E a ottobre dal giovedì. Mi spieghi che intenzioni hai? Questo fine settimana sei voluto venire dal sabato sera, ai prossimi che farai? Possibile che non ci si possa organizzare?

BBBBB: No

Paperino: Ma perché? C’è un motivo?

BBBBB: Qui non voglio studiare, a casa ho tutti i libri e le mie cose.

Paperino: E vabbè, cos’è un sacrificio? Portarsi due libri?

Io mi faccio in quattro per voi e non potete fare un piccolo sacrificio per stare insieme?

BBBBB: No.

Paperino: Potremmo fare i compiti insieme, io ho da lavorare anche, ci mettiamo nel salone sul tavolo grande.

BBBBB: No, qui no, non voglio.

Paperino: Ma non capisco qual è il problema.

Dobbiamo continuare con questa storia? Vi avevo chiesto un po’ di maturità. Un briciolo di maturità. Eviteremmo un sacco di problemi, tensioni, avvocati, tribunale.

Io sono vostro padre, ho il dovere di seguirvi. Mi mancate, non vi vedo mai. Non è possibile che vi veda un sabato sera ogni quindici giorni. Ti rendi conto?

BBBBB: Che me ne frega.

Paperino: Ah non te ne frega?

E se tu fossi padre, accetteresti al mio posto una cosa del genere? Di vedere i tuoi figli ogni quindici giorni per poche ore? Al sabato voi uscite ed è giusto che sia così. Vi alzate tardi Domenica. E va bene anche questa! Ma va a finire che stiamo nulla insieme!

BBBBB: Eh.

Paperino: Non te ne frega nulla?

BBBBB: No.

AAAAA si era nascosto in camera. Fa il bullo solo per telefono via sms lui. Quando si tratta di affrontare le cose si nasconde.

Paperino: AAAAA! Anche per te è così. Continuerete con questo atteggiamento?

AAAAA: Si

Paperino: Dici che hai la tua vita, parli come un uomo fatto e poi questa è la risposta matura che sai dare?

Paperino: Mi sai dire perché non volete venire da me nel fine settimana?

AAAAA: Non voglio venire.

Paperino: Ho capito, ma gradirei anche una spiegazione.

Che devo fare? Devo chiedere se dividiamo la casa quindici giorni per uno con la mamma per stare con voi?

BBBBB: Nooooooo

Paperino: Ah no? Ma io eviterei volentieri, ma non mi lasciate scelta. Se non volete nemmeno accettare un minimo di sacrificio per vostro padre, devo trovare la soluzione.

Ma questa idea che possiate decidere voi, come vi è venuta in testa?

Ti rendi conto che non posso fare il padre in questa maniera? Tu AAAAA, al posto mio lo accetteresti?

Silenzio.

Paperino: Va bene, rendetevi conto che mi costringete ad andare avanti legalmente così con tutti i problemi che ne derivano. Perché le cose non vanno così. Un ragazzo di quindici anni ha autonomia di scelta, anzi è giusto che impari a scegliere. Ma ci sono delle cose che decidono i genitori. E’ stato stabilito che passiate quei giorni con me, ci saranno delle motivazioni no?

BBBBB: Eh… Eh… E noi…. invece decidiamo noi!

Va bene ragazzi, vi riaccompagno a casa, andiamo. Però, non chiedetemi più nulla.

Un po’ di rispetto dopo tutto quello che faccio per voi penso che me lo sarei meritato.

Li ho riaccompagnati a casa.

Penso a me quando avevo la loro età. Non mi sarei mai permesso di avere un dialogo di questo tenore con mio padre. Ma non mi avrebbe sfiorato lontanamente la testa. Non so se è così che debbano andare le cose. Il dialogo di oggi mi è sembrato surreale. Ma sembra che nel mondo moderno vada così. Eppure non pensavo di aver avuto problemi con la educazione ricevuta.

Devo essere strano io. Avrei voglia di spaccare qualcosa. Forse dovrei prendermela solo con me stesso. Umiltà è una parola legata alle viscere dell’uomo. Un po’ come la sessualità. Quando è naturale diventa una delle cose più belle, quando è imposta e diventa umiliazione, ti ammazza. Lo sanno meglio le donne. Credo che tocchi l’intimità più profonda che hai, quella che conosci solo tu. E’ brutta l’umiliazione. Forse è la sensazione più disumana. E’ brutto essere violentati nel profondo. Ti annulla. E’ una roba che non vorrei vedere sul volto di nessuno. Forse riuscirei ad aiutare con maggiore freddezza un corpo ferito e sanguinante. Un volto umiliato mi strazierebbe. Quando lo provi in prima persona perdi le forze.

Mi rimetto a scrivere . E’ stata la mia ancora e mi ci aggrappo volentieri.

Ho scritto un’altra lettera al centro per la famiglia. A Lorenza e Antonella.

Non so se la manderò. Farei la figura del povero disperato, patetico. A rileggere mi sento proprio così.

Ma alla fine scrivere è come viaggiare per me, non è importante la meta ma quello che metti nel viaggio. I viaggi più belli rimangono quelli in cui non sai dove sei diretto. Puoi perderti e ritrovarti senza alcun problema.

Gentile dott.ssa Drago e Gentile dott.ssa Serse,

Vorrete perdonarmi se insisto con queste note. Purtroppo la gestione del Diritto di Visita continua ad essere di notevole difficoltà per gli atteggiamenti remissivi della mia ex moglie.

In questo fine settimana i ragazzi sarebbero dovuti stare con me dal venerdì e come nel fine settimana del primo settembre ho detto a Ex Moglie che sarei passato a prenderli.

Ho manifestato a lei il fatto che i ragazzi nuovamente stessero facendo resistenza a stare sin dal venerdì con me.

Ho chiesto il suo intervento, chiedendole collaborazione per l’ennesima volta. Visti i precedenti, più per protocollo che con speranza di ottenere aiuto.

La sua risposta è stata di conferma che i ragazzi non volessero stare con me dal venerdì ma che sarebbero venuti al sabato, e solo per la notte del sabato.

L’ho ancora una volta richiamata al rispetto del dispositivo e al non lasciare l’iniziativa ai ragazzi. Pratica educativa da voi raccomandata con forza in mediazione.

La sua risposta via WhatsApp è stata sulla linea di sempre :

” Devi rispettarli tu, sono molto stanchi e non si possono esaurire appresso a queste storie . La loro volontà prima di tutto e il loro benessere prescinde da tutto, cerca tu di capirli, oggi hanno anche iniziato la scuola . Il giudice non c’entra nulla”.

Mi duole segnalare ancora una volta che Ex Moglie non ne voglia sapere di rispettare i dispositivi del giudice e che il rapporto con il padre dei figli sia subordinato a qualsiasi banale contingenza. Come se un padre non dovesse essere partecipe all’inizio scolastico.

Continua a lasciare la decisione ai ragazzi svuotando di fatto di importanza il tempo da trascorrere con me. Insisto nel dire che un tale atteggiamento è devastante per la crescita di due ragazzi.

Stante l’indisponibilità dei ragazzi, avallata dalla madre e confermata da un loro sms mi sono reso comunque disponibile ad accompagnare BBBBB al calcio al venerdì per poi ricondurlo a casa.

Nel sms ‘’stranamente’’ i ragazzi puntualizzavano il fatto che la madre li avesse informati della mia richiesta.

Nel tragitto ho chiesto a BBBBB spiegazioni sulla sua decisione e mi ha detto che dal venerdì non verrà mai a casa da me. Ha ribadito che nessuno può obbligarlo perché ormai grande. Nessun motivo particolare, solo un fatto di comodità. Sarebbe rimasto al sabato sera per poi andare via alla domenica dopo pranzo. Tanto era da lui deciso.

Ho passato il pomeriggio alla scuola calcio vedendo prima una partita di BBBBB e poi una di AAAAA che nel frattempo aveva raggiunto i campi in moto.

Mi sono allontanato solo mezz’ora per fare un po’ di spesa per la cena della sera.

Purtroppo nemmeno la cena è stato possibile condividere. AAAAA ha finito tardi di giocare e ho dovuto aspettare che riportasse lo scooter a casa.

Si sono fatte le 20 ed entrambi avevano preso appuntamento con gli amici alle 20,30.

Non ho voluto negare l’uscita del sabato per non rendere più difficoltosa di quel che è la situazione.

Li ho accompagnati dagli amici e sono tornato a casa aspettando la loro chiamata per il rientro.

Purtroppo sono stato informato che in realtà BBBBB aveva passato gran parte della serata sì con amici, ma a casa dalla madre. L’ho chiamato al telefono per chiedergli cosa stesse facendo e a che ora avrei dovuto prenderlo. Mi ha detto una bugia, ovvero che stesse in un bar, dandomi appuntamento per la ritirata presso il piazzale della chiesa a 300 Mt da casa.

Sapevo che stesse in casa con la madre e invece che andare a prenderlo in chiesa mi sono recato sotto la loro abitazione.

Ho aspettato che uscisse e dopo che è entrato in auto gli ho chiesto spiegazioni della bugia. Ha provato a negare l’evidenza e l’ho sgridato.

Ex Moglie ovviamente non mi ha informato per nulla che BBBBB stesse a casa. Avallando la permanenza in casa senza avvisarmi o senza pretendere che mi avvisasse ha di fatto messo nuovamente in discussione, laddove ci fosse ulteriore bisogno, il principio del Diritto di Visita.

L’episodio è l’ennesima prova che, senza la minima collaborazione da parte della madre, i miei tentativi di assolvere alla funzione di padre sono vani. Né tantomeno posso svolgere il ruolo di orco cattivo nelle poche ore mensili che trascorro con loro.

I ragazzi hanno dormito da me. Sono andati a letto appena rientrati a casa sabato sera, si sono svegliati alle 12, hanno pranzato e hanno voluto andarsene per fare i compiti. Non avevano i libri con sé. Da un lungo weekend siamo stati insieme 3 ore ed il tempo dei tragitti in auto per gli accompagnamenti.

Questo avverrà se va bene ogni quindici giorni.

Sono in enorme disagio e ho paura che i miei figli finiscano per metabolizzare la menzogna come metodo di affrontare le difficoltà, con tutte le conseguenze che in età adolescenziale questo comporta.

Riguadagnare l’autorevolezza persa dopo più di un anno di alienazione, quando la mia ex consorte dimostra nei fatti che non abbia la minima voce in capitolo, diventa impossibile.

Ancor di più è preoccupante il fatto che ai ragazzi sia passato il messaggio che possano infischiarsene dei dispositivi del giudice. Mina profondamente alcuni aspetti educativi fondamentali per la crescita di un ragazzo prima e di un cittadino poi. Come padre ritengo doveroso fare uno strenuo tentativo per ristabilire questi principi.

Se una bugia per una adolescente è un peccato veniale, l’istigazione alla bugia o l’avallo della stessa da parte di un genitore a mio avviso è molto pericolosa. Sono fortemente preoccupato per quanto sta accadendo e molta inquietudine mi ha lasciato anche l’ultima seduta di mediazione in cui Ex Moglie mi ha definito come una sorta di intruso. Il rapporto con i ragazzi sarebbe una sua esclusività ed io tenterei di inserirmi. Per questo vi scrivo nuovamente rischiando di tediarvi, non mia normale abitudine.

Si fa largo in me sempre più forte la convinzione che l’unica possibilità per infrangere tale muro di gomma sia quello di condividere l’abitazione con la madre dei ragazzi a settimane alterne. Era la mia richiesta durante i recenti incontri che non avete accolto, mediandola nell’ultima udienza. Vi prego pertanto di voler riconsiderare tale opzione da proporre al giudice. In questa maniera forse, non allontanando i ragazzi dal loro habitat, ferma volontà loro e della madre, gli equilibri educativi potrebbero essere ristabiliti.

Paperino

 

Voler bene

Qualche giorno fa nonno AAAAA è caduto. Si è svegliato, al mattino ha dei giramenti di testa spesso. Credo abbia perso l’equilibrio ed è finito per terra. Lui dorme in casa ed io una specie di dependance anche se attaccata alla casa. Facevo la doccia e non ho sentito nulla. Poi ho sentito il telefono squillare, era lui che mi chiamava. L’ho raggiunto un po’ spaventato e l’ho trovato nel letto.

Mi ha detto di essere caduto e di avere giramenti di testa.

Gli ho chiesto se avesse male da qualche parte. Non si era rotto nulla per fortuna. Un grosso livido solamente. Ho provato a farlo alzare. Si appoggiava alla mia spalla ma non riusciva a stare in piedi. La testa gli girava troppo forte.

Poi 118, ospedale, controlli di tutti i tipi. Nulla di rilevante, saranno stati i 90 anni. All’indomani lo ha visitato il geriatra. Sono tornato a casa ed ho trovato il foglio con le prescrizioni del medico.

C’era la terapia per i giramenti di testa e poi una frase: ‘’Inizio deficit cognitivo’’.

Sono rimasto molti secondi a leggere. Sembrava una sentenza.

In effetti ogni tanto mio padre si perde. E’ stato un colpo. Sta prendendo lo scivolo per la serenità.

So bene che a novanta anni non ha grandi prospettive di vita ancora ma quando te lo senti dire, fa sempre un po’ effetto.

Ho perso mia madre a diciotto anni. Sono andato via da casa a quella età, prima per studio e poi per la mia vita. Me la sono vista da solo un po’ per tutto ma mio padre c’era sempre. Economicamente e con una parola al momento giusto. Una sicurezza per me che facevo lo spavaldo da ragazzo. E’ semplice con il culo ben parato.

A quei tempi non c’erano i telefonini e ci si sentiva poco. Quando avevo bisogno di qualsiasi cosa, sapevo di poter contare su di lui.

Questa estate, ad agosto, è andato in vacanza al mare alla casa della sorella di mia madre. Mia zia.

Ha passato 15 giorni da lei e faceva delle passeggiata sulla spiaggia.

In quei giorni mi è arrivata una mail, molto particolare.

‘’Un saluto a tutta la famiglia Paperino ed in particolare al Papà che ieri ho avuto il grandissimo piacere di incontrare in spiaggia aspettando uno spettacolo’’.

Ho cercato di intercettare gli indirizzi mail ed ho trovato il suo, Ingegner Paperino. Suo padre mi ha parlato di lei e degli altri fratelli. L’ho fatto per mandare un particolare saluto a questa persona che a 90 anni mostra una voglia di vivere da ragazzino.

L’età non basta ad offuscare tanto spessore costruito con l’insistenza nel perseguire l’obiettivo giornaliero del lavoro nobile, obiettivo fisso che perseguito rende Grandi alcune persone dotate di grande generosità e grande capacità di abnegazione’’.

Poi diretto a mio padre:

‘’L’immagine che Lei, Sig. AAAAA, esprime, è talmente evidente dal suo sguardo e dalle sue espressioni che è impossibile non notarla in mezzo a migliaia di persone.

I valori sono dati dalle persone e il codice di comportamento e valoriale che riescono a trasmettere, a tutti quelli che stanno intorno che hanno la responsabilità e l’onore di dare continuità nella vita’’.

Questa è l’Italia che vale e non importa che le persone siano del nord o del sud, la nostra grande capacità sta proprio nell’essere in grado di cogliere l’attimo e di radicare nei valori delle figure come il Vs Papà AAAAA, scommesse quotidiane che pur nelle ere tecnologiche o nelle crisi più profonde, sono in grado di reagire con resilienza e dignità, trovando sempre motivazioni e soluzioni.

Con la massima stima ringrazio per l’occasione di questo felice incontro, auspicando che questo messaggio possa raggiungere il Il sig. AAAAA a cui auguro di trasferire la Sua ricchezza interiore al maggior numero di persone attente che avrà occasione di incontrare e che possa vivere tanto a lungo con questo sorriso che non si può più cancellare nonostante il carico di fatica e di sofferenza che la vita non gli avrà certo risparmiato.

Con sincera stima

Un tipo di Monza, Proprietario di una grande azienda che ha incontrato mio padre al mare e ne è rimasto folgorato.

In effetti papà è un tipo che non lascia indifferenti.

Non mi sono commosso. Forse non ho l’età ancora. Nel tempo ho acquisito consapevolezza di aver avuto come padre un bel personaggio. Ho provato grande piacere ed ho sorriso. Ho pensato: ma guarda questo che ancora va in giro ad impressionare la gente!

Vivendoci accanto ne ho apprezzato anche i difetti. Dettagli, però.

Nei giorni scorsi ho raccontato ai ragazzi della caduta del nonno.

Non mi hanno chiesto nemmeno come stesse. Silenzio. Sembra lo abbiano cancellato dal loro libro di affetti e che siano indifferenti alle sue cose.

Non vedo umanità in quello che mi sta accadendo. Umanità è quel fluido che lega gli uomini e li fa essere tante facce di un’unica cosa. Il linguaggio degli occhi e del sorriso di cui evidentemente mio padre è maestro che ti fa galleggiare nel mondo. Bisogna raggiungere la consapevolezza di essere uomini però, per essere umani.

Mi sono reso conto che educare a voler bene costa fatica, educare a non voler bene è un attimo. Voler bene significa saper nuotare nel fluido dell’umanità ed imparare a voler bene richiede allenamento. Non voler bene è affogare in questo fluido. Non ci vuole nulla.

E’ un peccato per i ragazzi. Sono piccoli però, potranno imparare. E’ un peccato per tutti quelli che perdono l’occasione. Affogano perché non hanno capito.

Io non so se è normale tutto ciò. Ho provato amarezza. Ho fatto un po’ di mea culpa e mi sono chiesto cosa posso aver sbagliato. Non penso di non aver trasmesso loro proprio nulla. Non devo essere stato un buon allenatore. Mi piace pensare che ciò che ho trasmesso, tutto quel bagaglio di cose che sento mie, sono nascoste in qualche parte della loro testa ed un giorno verranno fuori.

C’è tempo e a nuotare si può imparare anche da adulti.

So che i nonni materni e la mia Ex moglie hanno usato mio padre come bersaglio per le loro invettive e ancora mi chiedo perché. Un vecchio con la luce negli occhi ed il sorriso, gran maestro di umanità. Se ne accorgono anche quelli che lo incontrano per caso.

Dicono che la colpa dei padri ricade sui figli. Stavolta forse è successo il contrario.

So però che per nessuno di loro sarà mai scritta una lettera del genere. La medaglia come nuotatore non gliela darà nessuno.

Mi piacerebbe che un giorno i miei ragazzi sapessero e ho tenuto a fare questo post, in modo che la lettera ricevuta non prenda lo scivolo con mio padre.

Forse il deficit cognitivo arriva proprio quando hai capito tutto.

La scemitudine

Mi improvviso glottologo ‘’de noi altri’’ e vorrei coniare un termine nuovo che da un po’ ho inserito nel mio vocabolario.

La scemitudine. Ascoltando la mia ex moglie in mediazione mi è venuta fuori questa parola.

Si dovrebbe dire scemenza, stupidità, ma non so perché mi sembrano termini poco strampalati per definire il suo comportamento. Ho bisogno di una parola nuova che possa contenere il delirio delle sue parole e dei suoi sragionamenti.

Scemitudine mi sembra la parola adatta perché più indicata ad esprimere una abitudine, una predisposizione ad assumere atteggiamenti scemi e poi fa eco anche a magnitudine che indica bene l’enormità delle cazzate che spara.

Mi attenua anche il senso di colpa nel dire una parolaccia o un qualcosa di offensivo, perché al di là di tutto, offendere, in assoluto, non è mai una bella cosa.

Ho bisogno anche di ironia per non mangiarmi il fegato e di eleganza per dimenticare l’arroganza.

Con tutti sti ingredienti mi sento quasi uno chef.

La scemitudine di stamattina al centro per la famiglia è stata di scala notevole. Un terremoto le cui vittime purtroppo sono due ragazzi, i nostri figli.

Avevo mandato una lettera alle mediatrici in cui stigmatizzavo il comportamento ostruzionistico di lei nello scorso fine settimana. Dovevano stare con me i ragazzi, a partire dalla sera del venerdì e sino al lunedì mattina. Così era stato disposto dal giudice finalmente.

Dopo due anni di battaglie. Lei ha subito il provvedimento ma non ne vuole sapere di rispettarlo. Si era sempre detta contraria alla cosa, anche in udienza.

Nonostante poi ci tenga a precisare che i ragazzi sono liberi di stare con me quando vogliono. Sarebbe un ossimoro in lettere, affiancare due termini di senso opposto. E’ un termine troppo alto da sprecare. Non si calerebbe bene nella scemitudine. Un brillante in un cassonetto della spazzatura.

I miei figli al venerdì, con una scusa legata a condizioni di salute, appoggiata e confermata da lei, sono rimasti a casa. Anzi no, sono usciti con gli amici.

E’ avvenuto un miracolo e dalle 18 alle 20 sono guariti dai loro mali tanto che la madre ha consentito loro di uscire. Si… O’ miracolo! Quasi sarebbe il caso di allestire un business intorno alla casa con tanto di vendita di statuette e madonnine. Mi immagino già mia suocera in visibilio e le sue scene di giubilo sapendo qualche familiare coinvolto nella situazione mistica. Protagonisti finalmente, dopo anni di prove.

Sono arrivato un po’ prima di lei al centro di mediazione ed ho scambiato due chiacchiere con Lorenza ed Antonella.

Mi hanno detto di aver letto la lettera, mi hanno chiesto qualche chiarimento sui messaggi che avevo allegato.

Nei messaggi Ex moglie mi contestava di non aver preso i ragazzi un giorno che mi sarebbe spettato. Era stata una mia interpretazione errata dei dispositivi del giudice. Avevo dato per valido il nuovo provvedimento e non più il vecchio.

Il giorno in cui mi accusa di non aver preso i ragazzi, sono stato con loro sui campi da calcio a vederli giocare fino a sera. E al giorno dopo anche.

E’ solo risultato goffo il suo ennesimo tentativo di farmi passare per padre assente e menefreghista.

Lorenza ed Antonella mi hanno informato che nella riunione avrebbero chiesto riscontro a lei sull’andamento del venerdì e sulle accuse che le muovevo nella lettera. Doveroso.

La scemitudine è così, prolungata. La scemenza è un atto in genere, si apre e si chiude come il sipario di un teatro. Lei interpreta senza fine invece, a oltranza.

Durante la riunione ha confermato tutto quello che avevo scritto nella lettera. Per lei il suo comportamento è normale. La scemitudine non ha autocoscienza.

I ragazzi hanno detto al padre di non stare bene, si sono rifiutati di stare con lui. Lei ha confermato che non stessero bene. Ha accettato che saltassero la visita al dentista per problemi di salute. Poi li ha fatti uscire, a sera. Una passeggiatina.

Lorenza ha perso le staffe. Me ne accorgo perché sbatte vistosamente il fascicolo che tiene precario sulle gambe. Nella stanza non ci sono tavoli.

Lorenza: Ex moglie! Quindi… i ragazzi si rifiutano di andare dal padre adducendo una scusa, tu non solo confermi la scusa, permetti loro di saltare una visita dentistica e  come premio li fai uscire?

Ex moglie: Non stavano benissimo ho detto, non ho detto che stavano male. E poi sono solo usciti per fare una passeggiatina.

Paperino: AAAAA è rientrato dopo mezzanotte in moto. Che passeggiatina!

Ex Moglie: Non è vero!

Paperino: Ma se lo ha visto mio fratello.

Ex moglie: Lo ha visto perché dopo mezzanotte è uscito a rientrare la moto in garage. Ma è tornato presto a casa.

(Altra falsità, mio fratello lo ha visto che tornava in moto)

Paperino: Ma mi aveva detto di non stare bene e tu me lo hai confermato. Esce in moto uno che non sta bene?

Lorenza: Ex Moglie… (con tono paziente ma di una pazienza scaduta ) non sono andati al dentista perché non ci volevano andare e tu hai spostato l’appuntamento. Non sono andati dal padre perché non ci volevano andare e tu hai avallato tale scelta. Ma sti ragazzi… decidono tutto loro? Nell’incontro individuale io te l’ho detto che forse tu manchi di autorevolezza. Devo dedurre questo, che non sei in grado di farti sentire dai tuoi figli.

Ex Moglie: non è così! Loro sono grandi. Non possono essere obbligati a fare le cose.

Lorenza (incalzante e ormai incredula): Quindi se decidono di non andare a scuola? Non ci vanno?

Ex moglie: A scuola ci vanno sempre e lo testimoniano i voti.

Lorenza: ma qui non si parla di voti, stiamo cercando di indirizzarvi nella educazione dei vostri ragazzi. Hanno preso il sopravvento, ti rendi conto? Vi comandano!

Ex Moglie: Noi tre, ci capiamo in un attimo. E’ stato sempre così, da quando sono nati. E’ lui che adesso si vuole inserire!

A questa frase ho visto la faccia delle mediatrici scollarsi dal volto. Un velo di terrore sul viso è affiorato. Era troppo grossa.

Ma io lo so bene che è malata. Io sarei l’intruso. Adoravo sulla settimana enigmistica il trova l’intruso. E adesso finalmente io protagonista. Vado meglio di mia suocera coi miracoli, ho pensato.

Devo esserci per pagare, per accompagnare, prendere le sue parti quando litigasse con qualche condomino…finisce lì. Era quello che voleva nel matrimonio. Una sorta di domestico con portafoglio…. A fisarmonica oltretutto.

Ho messo la mano sulla fronte, sconsolato.

La faccia di Lorenza ed Antonella non si è più riattaccata al volto.

E’ uscita fuori tutta la sua scemitudine come il genio da una lampada. E’ bastato sfregarla un po’.

Come nei film, quando il colpevole, apparentemente normale, viene torchiato fino a quando finalmente tira fuori la sua doppia personalità e la sua natura mostruosa.

E’ venuto fuori che è un mostro sta donna. Nei film è il momento del successo degli investigatori, quando accade. Le mediatrici hanno finalmente realizzato che non ha tutte le rotelle a posto nel caso ci fosse ancora bisogno di prova, io ho perso comunque però.

E’ certificato che i miei ragazzi stanno con una donna con grossi problemi. Cattiva e vendicativa. Devo stare lì a guardare.

Già, purtoppo la scemitudine non è una reato. Una madre ne ha facoltà, può far si che i figli alienino il padre, può distruggere il loro rapporto con lui per vendetta, creando loro dei probabili problemi emotivi da adulti. E chissà quali altri da adolescenti.

Oppure no, sono fortunato e i ragazzi non subiranno nulla, Inshallah direbbero gli islamici. Ma sarebbe un caso, basta disturbare i miracoli.

Tutto questo, sono gli effetti sgradevoli di una separazione. Con la separazione devi subirli. Puoi combattere, si. Contro la scemitudine la battaglia è persa in partenza però. Non hai strumenti per far valere le tue ragioni. Se sei fortunato, sforzandoti dieci, otterrai uno. Io ho trovato delle persone incredibili che mi hanno dato una mano oltre il loro ruolo ed ho ottenuto tanto. Ogni tanto penso a chi non ha la mia forza e la mia fortuna. E’ un peccato. E’ un peccato per i ragazzi.

Comincio a credere che la situazione non si aggiusterà mai. La scemitudine non ha fine, è un fatto prolungato nel tempo come un moto rettilineo uniforme, senza accelerazioni e senza frenate. Costante.

Costante deve essere la contrapposizione, per arginare, non per vincere. La scemitudine dilaga se non la contieni.

Urlava e non permetteva a nessuno di parlare Ex Moglie. Come suo solito.

Forse il fatto di essere intervenuta sulla dirigente di Antonella e Lorenza le ha dato quella sicurezza necessaria per rivelarsi.

Già, perché la scemitudine ha rivelato anche questo. Per bacchettare le mediatrici ha detto davanti a me di essere stata a parlare privatamente con un altro mediatore. Un certo Divisano, noto pedagogista e mediatore in città, pare. Questo Divisano è il marito della Dirigente del servizio!

Ex Moglie: Divisano mi ha anche detto che avete esagerato a suo parere con le riunioni. Due a settimana sono troppe!

Lorenza: (fornendomi un assist credo, manco fosse Pirlo in giornata di grazia) Divisano? Il marito della nostra dirigente?

Ex Moglie: Si e c’era anche lei!

Si è sputtanata praticamente… ha dichiarato anche davanti a me di aver fatto pressioni sul servizio.

Antonella dopo lo scollamento del volto stava sprofondando sulla sedia ancor più incredula.

Lorenza sprizzava veleno da tutti i suoi pori: Senti Ex Moglie…noi siamo delle professioniste, e rispondiamo di tutto quello che facciamo. Divisano può dire ciò che vuole, ed anche la dirigente. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro come sappiamo.

Lorenza e Antonella si sono prese una pausa, sono uscite dalla stanza.

Credo avessero necessità di sbollire e di rincollare la faccia al volto. Sono rientrate molto più tranquille.

Abbiamo continuato la discussione per un altro po’. Per lei i motivi del mio insuccesso con i ragazzi rimangono nella mia incapacità di dialogo coi figli. Lorenza ed Antonella le hanno fatto una proposta.

Antonella: Se pensi che questo sia il problema autorizzaci a parlare con i ragazzi ed il padre da soli. Magari riusciamo a verificare la cosa e creare quel dialogo che pensi che manchi.

Magari ciò che dici è vero e possiamo aiutarli noi.

Paperino: io sono d’accordo, è una buona idea.

Ex Moglie: Tu!!! Tu sei disposto a traumatizzare i ragazzi per raggiungere i tuoi fini.

La scemitudine ha le traveggole anche.

Lorenza: Ex moglie… ma se hai sempre detto che vorresti far testimoniare i ragazzi in tribunale davanti al giudice, non ti pare che sia più traumatico di quello che ti stiamo propronendo?

Ex Moglie: Sono grandi, il giudice li sentirà.

Lorenza: Va bene, ma magari qui possiamo aiutarli a riattivare il rapporto col padre, o non pensi che sia importante?

Ex Moglie: E’ importantissimo… per carità.

Lorenza: Autorizzaci allora.

Ex Moglie: non so.

Lorenza, stizzita: Va bene Ex Moglie, tu non ci dai gli strumenti per fare mediazione. Così noi non possiamo mediare. Anzi, vi dico che non siete una coppia mediabile.

 

E’ vero, la scemitudine non si media. Non si media l’infinito.

Lorenza: noi ci sentiremo ad ottobre, prima della udienza di novembre. Non ha senso che continuiamo con questo percorso. Ci sentiremo per verificare l’andamento del diritto di visita e mi auguro che riusciate a trovare il giusto equilibrio per il bene dei ragazzi.

 

Liquidati praticamente. Ho perso un valido aiuto, ma mi sono reso conto che diventava complicato anche per loro sostenerla.

Ci siamo salutati. Non so cosa accadrà, ma di sicuro mi tocca ripartire da un po’ più dietro.

Ancora non so quantificare quanto indietro sia piombato.

La scemitudine è un po’ come il salto con l’asta. Devi cercare di saltare sempre più in alto e tornare indietro per la rincorsa ogni volta.

Ho camminato un po’. Un po’ di confusione in testa.

Ho ripensato più volte alle parole di ex moglie. ‘’Noi tre ci capiamo subito, è così dalla nascita.

Lui ora si vuole inserire’’.

Mi fa un po’ di angoscia. Sarà che la scemitudine crea anche inquietudine. Forse è la vera origine del neologismo. Sono inquieto perchè Ex moglie ha più problemi di quel che pensassi.

L’intruso ora è anche spaventato. Mia madre diceva sempre guardandomi… ‘’l’ultimo mi è nato con la pelle di ciuccio’’ e rideva soddisfatta.

Era per via della mia resistenza al sole.

Speriamo duri davvero sta pellaccia.

Nei momenti difficili mi viene sempre in mente il sorriso di Rosetta. Mi ha dato la pelle di ciuccio e la forza dei desideri. Vivi veramente se desideri. Non me lo ha mai detto veramente, ma l’ho visto fare e vale di più.

Si ricomincia. Un po’ più solo, con un po’ di paura ma con un po’ di scorza addosso ereditata e non. Mi sento un veterano ormai. Barra al centro e motori avanti tutta a vedere che succede.

Un padre per iscritto

Ho scritto questa lettera che invierò per raccomandata al centro di mediazione. Ho chiesto a Mario e Francesco, il mio avvocato ufficiale e l’avvocato mio amico se è da mandare all’avvocato di controparte.

Purtroppo posso fare il padre per iscritto. Sembra una legge del contrappasso, tanto non mi piaceva scrivere da più giovane. Dicono che non possa fare nulla dal punto di vista legale, ma con le mani in mano non riesco a starci proprio.

 

Gentili Dott.ssa Drago e Dott.ssa Serse,

Vi scrivo per segnalare un episodio a mio giudizio molto grave e preoccupante, accaduto lo scorso fine settimana. Ultimo di tanti accaduti negli anni, dalla separazione ad oggi.

Come da provvedimento del giudice, Dott. Citto, avrei dovuto passare il fine settimana con i miei figli, AAAAA e BBBBB, a partire dal venerdì sera 1 settembre.

Ho scritto un messaggio alla mia Ex moglie al mattino del venerdì, preannunciandole che sarei passato alle 19 a prendere i ragazzi. Avevano proprio l’1 settembre alle 19,30 una visita di controllo al dentista. Li avrei accompagnati al dentista e poi provveduto a gestire la loro permanenza nella mia casa. Li avrei accompagnati a destra e manca per le loro relazioni sociali o per gli impegni sportivi, come fatto durante le vacanze estive.

Pur essendo oberato da impegni lavorativi, mi ero liberato ed avevo preparato la casa per stare a loro completa disposizione.

Ex Moglie non ha risposto al mio messaggio. Singolare la cosa, in quanto nei mesi di mediazione mi ha sempre mosso accuse di mancanza di comunicazione.

Dopo pranzo, non avendo ricevuto risposta, ho informato del programma direttamente i ragazzi, tramite sms.

Mi sono visto rispondere che non sarebbero potuti venire per problemi di salute e perché dal venerdì non sono disponibili a stare con me.

Ho insistito dicendo loro che è stato stabilito così. Ho avuto una spiacevole risposta da parte di mio figlio BBBBB, non consona ai suoi normali atteggiamenti.

Ho chiesto aiuto alla mia ex moglie, segnalandole il problema. Mi illudevo che si potesse fare parte diligente e collaborativa per risolvere la questione.

Come più volte accaduto in passato, mi ha risposto di non poterci fare nulla.

Dietro questo atteggiamento remissivo mi risulta ormai palese una strategia di allontanamento dei ragazzi da me.

C’è stato un battibecco via messaggio. Ho cercato di richiamarla agli impegni presi e al rispetto delle determinazioni del giudice.

Mi ha ribadito che i ragazzi avessero problemi di salute tanto che sarebbe stato necessario spostare l’appuntamento al dentista.

Ho desistito, più che altro per i problemi di salute rappresentati dai ragazzi e confermati dalla madre.

Più tardi, la stessa, mi ha comunicato di aver provveduto a spostare l’appuntamento al dentista.

Al mattino dopo, purtroppo, ho avuto la notizia che i ragazzi fossero usciti entrambi da casa per vedersi con amici ed andare alla festa patronale. Sono stati incontrati da zio e cugini e visti da altri amici. Mio fratello mi ha raccontato che BBBBB, accortosi di essere stato visto, non ha salutato. Ha cercato maldestramente di nascondersi. AAAAA è stato incontrato che rientrava in moto a casa molto dopo la mezzanotte.

Ritengo che tale atteggiamento della madre sia fortemente destabilizzante per l’educazione dei ragazzi.

È triste e misero che si insegni e si avalli la menzogna a degli adolescenti, ancor più triste che lo si faccia ai danni del rapporto col padre.

Ormai frequento il centro di mediazione da oltre un anno. Sapete quanto impegno abbia profuso nel cercare di riprendere il rapporto con i miei figli che mi avevano inspiegabilmente alienato. Molta strada è stata fatta grazie al vostro intervento, per il quale vi sarò eternamente grato.

Mio malgrado, ogni mio tentativo, ogni passo in avanti continua a scontrarsi con il comportamento puerile, antieducativo e ostruzionistico della mia ex moglie per la quale, evidentemente, il rapporto dei figli con il padre non ha alcuna importanza. Anzi, va evitato.

Il solo far passare ai miei figli il messaggio che non possono essere obbligati a rispettare i dispositivi del giudice, cosa da lei sostenuta in lungo e largo in mediazione e ripetuta oggi dai ragazzi, mi pare un comportamento deleterio per la loro educazione in generale e per il rapporto con me, distruttivo.

Sembra incredibile, ma sono costretto a lottare per poter fare il padre e purtroppo dopo due anni vengono meno energie fisiche, nervose ed economiche.

Vogliate valutare se riportare l’ennesimo di tali episodi al giudice, perché ritengo che mettano in serio pericolo la corretta crescita dei ragazzi.

Vi allego copia dei messaggi della giornata di venerdì a supporto del contenuto della lettera.

Ringraziandovi per l’attenzione che mi vorrete riservare vi saluto cordialmente.

Paperino

 

Un uomo di esperienza

Capisci che sei un uomo di esperienza quando te l’aspetti. È come se quello che di negativo ti può accadere lo senti arrivare da lontano.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando sai che quelle che vinci sono solamente delle battaglie e sai che la guerra non si vince mai. La guerra fa solo sconfitti purtroppo.

Capisci che sei un uomo di esperienza quando le brutte cose non ti sorprendono più. Sono l’altra faccia delle belle cose e costituiscono un tutt’uno. Tu lo sai bene.

Capisci che sei un uomo di esperienza perché quando ti capitano le cose belle non voli mai troppo alto. Sei caduto tante volte e sai che più alto voli più male ti fai nel cadere. Voli basso, ti abitui.

Sei un uomo di esperienza quando capisci fino in fondo. Capire non è mai stata la strada per la contentezza.

Purtroppo gli uomini di esperienza non urlano, non spaccano, non reagiscono di istinto. Si irrigidiscono i muscoli, qualcuno a 47 anni ne è rimasto ancora. Si irrigidisce la mascella e digrigni i denti.

Ingoi e batti con frequenza le palpebre. Stringi i pugni e fai qualche passo. Apri e chiudi le mani. In genere io guardo il sole. La luce mi costringe a chiudere gli occhi. Ad occhi chiusi respiro meglio e mi rilasso. Preferisco star zitto in certi momenti. Se stai zitto è sicuro che non dici fesserie.

Il respiro è molto importante. Sarà che la tensione è come la pressione. Hai bisogno di sfiatare. Mi rilassa molto anche passare la mano tra i capelli. In testa ci sono tutte le terminazioni nervose.

Seduto no. Seduto non riesco proprio a stare. Forse per riuscire a stare seduto oltre all’esperienza devi avere anche maturità. Quella mi manca probabilmente, verrà coi capelli bianchi forse. Ancora sono quasi tutti neri.

Tornato dalle ferie con i ragazzi mi era capitato di leggere su internet il decalogo del genitore alienato.

  1. Iniziamo subito con il botto: il genitore alienante è un debole
    Al contrario di quanto si possa pensare, il genitore alienante, in fondo, è un debole. Il motivo è molto semplice: utilizza il figlio per distruggere la figura dell’ex partner e, così facendo, danneggia psicologicamente il figlio. Si nasconde dietro il figlio, mandando avanti lui nel conflitto.
  2. Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare propri bisogni
    Il genitore alienante utilizza il figlio per soddisfare proprie esigenze personali. E’ concentrato sull’alienazione totale dell’ex partner per dimostrare di essere un bravo genitore. Il figlio gli serve per riempire i propri vuoti emotivi e alimentare il bisogno di riconoscimento: “sono un genitore responsabile”.
  3. Lasciate perdere le diagnosi del genitore alienante
    Smettetela di andare dietro a presunte ipotesi diagnostiche del genitore alienante “è un narcisista”, “ha un disturbo istrionico”, “è un borderline”, “è un antisociale” ecc. E’ una trappola: il genitore alienante attira la vostra attenzione su di sé così tralasciate la relazione con vostro figlio.
  4. Lasciate perdere il genitore alienante
    Non è lui/lei il vostro obiettivo. Il vostro unico obiettivo dovrebbe essere vostro figlio, concentratevi sulla relazione affettiva con lui, se ne avete la possibilità. Quando incontrate vostro figlio per il w.e. o negli incontri protetti, non parlategli male del genitore alienante, non rimproveratelo per il suo comportamento. E, soprattutto, evitate di audioregistrare di nascosto ciò che dice per poi portare queste “prove” in Tribunale: rimanete concentrati su vostro figlio. Buttate cellulari e registratori e cercate di sentire e carpire i suoi bisogni.
  5. Come faccio a concentrarmi su mio figlio se il problema è il genitore alienante?
    Il problema è la soluzione. Prendersela continuamente con il genitore alienante non vi avvicinerà a vostro figlio. Quando siete con lui non trattatelo come un bambino manipolato, ma come vostro figlio.
  6. Non abbiate paura di vostro figlio
    Spesso i genitori alienati hanno paura del figlio. Riprendetevi il ruolo di genitore, evitate di assumere con lui una posizione “down”. Vostro figlio vi sfida per testare la vostra sicurezza, per capire se si può fidare di voi.
  7. Finché ha rabbia, c’è speranza
    Finché vostro figlio prova rabbia nei vostri confronti, allora c’è speranza di ricucire il rapporto. La situazione diventa seria e preoccupante quando vostro figlio inizia a provare indifferenza nei vostri confronti e ad evitare qualsiasi contatto con voi, anche telefonico.
  8. Vostro figlio, in fondo, vi cerca
    Vostro figlio si è alleato con l’altro genitore perché lo percepisce più forte, più capace di gestire e difendere le sue fragilità durante questo acceso conflitto familiare. Quando vi incontra e parla male di voi o vi insulta non fa altro che richiamare la vostra attenzione. Non cadete nell’errore di dimostrare “lo vedete com’è manipolato?”. Invece, state su di lui, sul vostro rapporto “sento che sei molto arrabbiato con me…voglio che mi dici tutto quello hai…”: da una parte entrate in contatto con lui “sentendo” la sua rabbia, dall’altra gli inviate il messaggio di non avere timore di ciò che dice e di essere in grado di ascoltarlo e gestire le sue emozioni.
  9. Quando siete con vostro figlio, non fate le vittime
    Basta vittimismo. Fare le vittime davanti a vostro figlio per provocare una sua reazione di compassione è una strategia che non ha successo. Anzi, sortisce l’effetto contrario confermando a vostro figlio che siete passivi e deboli. Capita spesso che quando vostro figlio è con voi in casa risulti talmente antipatico e oppositivo da suscitarvi un sentimento di rabbia e una reazione espulsiva “quasi quasi lo rispedisco dal padre/dalla madre perché non ce la faccio a reggerlo”. E’ ciò che il vostro ex partner desidera più di tutto. Non fate il suo gioco.
  10. Mai smettere di lottare
    Non vi venga in mente di gettare la spugna. In ogni caso andate fino in fondo. Vostro figlio vi aspetta.

Direi che senza conoscerlo potrei averlo scritto io il decalogo, con il codice che mi sono dato in questa storia. Forse l’esperienza ti porta a fare i passi giusti anche quando non conosci il terreno in cui ti muovi. Come se fosse l’istinto ad averla acquisita.

Settimana scorsa avrei dovuto avere un incontro in mediazione con Ex moglie. Mi ha chiamato Antonella per fissare l’appuntamento per venerdì scorso. Ho dato come sempre la mia disponibilità. Ci avrebbero chiesto delle vacanze ma soprattutto volevano assicurarsi che venisse rispettato il programma di visite stabilito dal giudice. Da settembre i ragazzi avrebbero dovuto passare un week end su due con me, a partire dal venerdì sera fino al lunedì mattina. A ottobre dal giovedì sera.

Dopo un’ora ho ricevuto un’altra telefonata da Antonella. Mi è bastato vedere il numero per capire. Mannaggia l’esperienza.

Antonella: Sai, abbiamo contattato ex moglie, ma per questa settimana non può proprio. Dice di essere molto impegnata. Noi alla settimana successiva siamo in ferie, c’è la festa del Santo Patrono, ci dovremmo riaggiornare per vederci alla settimana dopo.

Paperino: Va bene, Antonella. Speriamo che il santo faccia la grazia almeno!

Antonella: Ahahaha, speriamo si. Però, ci siamo volute sincerare con Ex moglie che si rispettasse il programma stabilito dal giudice. Noi tenevamo soprattutto a questo.

 

Dentro di me, in quel momento, ho capito che il programma non sarebbe stato rispettato. C’era qualche giorno al fine settimana ancora. Ho evitato di pensarci nei giorni successivi. Dicono che se pensi troppo che una cosa vada male, poi va male per davvero.

Sono tornato ad Ikea è ho preso altra roba. A sera ho finito di montare scarpiere e cassettiere per accogliere i ragazzi con un po’ più di ordine.

Venerdì mi son svegliato presto, ho cambiato lenzuola e pulito il bagno. Non avrei fatto ritorno a casa prima di sera e volevo che i ragazzi trovassero tutto perfetto.

Alle 19,30 avrei dovuto portarli al dentista per un controllo. Poi li avrei fatti cenare a casa.

Al mattino mando un messaggio a Ex moglie:

Paperino: Oggi i ragazzi hanno visita al dentista alle 19,30. Li passo a prendere verso le 19 per il fine settimana .

Nessuna risposta.

Mi sono ricordato delle parole di Antonella che avevo rimosso dalla testa.

 

Dopo pranzo scrivo un sms a BBBBB ed AAAAA.

Paperino: Alle 19,30 dobbiamo stare dal dentista. Passo alle 19 da casa. Portate la borsa per il fine settimana.

BBBBB: Papà, siccome io ed AAAAA non stiamo bene, questa settimana vogliamo rimanere a casa.

Paperino: non è possibile.

BBBBB: Dal venerdì non voglio, e poi non mi sento bene.

Paperino: Non è possibile, starai bene a Monteamaro. Sono responsabile io di te e AAAAA da stasera a lunedì. Starò io con voi. Prepara le cose e non fare storie.

BBBBB: Io non vengo, preferisco restare a casa perché non mi sento bene.

Paperino: BBBBB, stai bene dai.

BBBBB: No

Paperino: Che hai?

BBBBB: Ho le placche alla gola.

Paperino: Che fai, non esci fino a lunedì?

BBBBB: Infatti, stanno venendo gli amici a casa, poi veniamo alla prossima settimana, dal sabato alla domenica.

Paperino: BBBBB, da venerdì, e da ottobre da giovedì. Così ha stabilito il giudice. E così si farà.

BBBBB: Che me ne frega del giudice. Io vengo dal sabato alla domenica.

Paperino: Stai facendo il bullo? Oggi ti passo a prendere.

BBBBB: No, non sto bene.

 

Eppure avevo seguito il decalogo. D’altra parte i codici di comportamento ci sono per chi subisce un abuso. Io addirittura il codice l’ho applicato senza conoscerlo, pensavo di non subire più? I miei ragazzi saranno abituati a fregarsene di quello che stabilisce un giudice.

E’ un vero peccato. Se ne fregano del giudice, figuriamoci di quello che dico io.

Eppure BBBBB è talmente cagasotto. Ma chissà quante volte gli sarà stato ripetuto che possono rifiutarsi di rispettare le disposizioni. Data l’età possono decidere loro. Lo ripeteva sempre in mediazione Ex moglie. Tra lei e suocera non avranno mancato di farglielo pervenire forte e chiaro come messaggio ai ragazzi.

 

Scrivo ad Ex moglie. Più per protocollo che per speranza.

Paperino: BBBBB sta facendo storie per venire a Monteamaro. Per favore intervieni anche tu.

 

Ci sono le domande retoriche, quelle che non hanno bisogno di risposta.

Ci sono anche le richieste retoriche, quelle che la risposta già la hanno.

 

Ex Moglie: Sono intervenuta, ma non vogliono venire da venerdì e poi non si sentono bene. Devo chiamare anche la dentista per spostare l’appuntamento.

 

Ma guarda, ho pensato. I desideri dei ragazzi collimano con quelli della madre. Era lei che non voleva dal venerdì. Ha cercato di evitarlo in ogni modo in tribunale ed in mediazione. Adesso loro confermano.

 

Paperino: Lo sai che lo ha stabilito il giudice, non ci sono possibilità alternative.

Staranno con me a Monteamaro e prenderò io cura di loro. Se stanno male da non poter uscire, facciamo prossima settimana. Ma che non escano da casa, se è vero.

Ricordati che decidono i genitori dove stanno i ragazzi. Non ricominciamo con la stessa storia. Il provvedimento del giudice va rispettato, non ci sono alternative. Non mi costringere a sporgere denuncia. E poi, se non stanno bene, non si invitano gli amici a casa.

 

Passano 10 minuti senza risposta. E’ il segnale che sta chiedendo alla sorellina come rispondere. Le sue risorse sono terminate qui.

 

Ex moglie: Io ho spiegato ai ragazzi, ma dal venerdì non vogliono. Non possono essere obbligati, hanno l’età per comunicare e parleranno con il giudice. Poi si deve usare la coscienza, non è una guerra tra di noi. Poi fai come credi, l’importante è il bene dei ragazzi, non bisogna certo scioccarli. Poi non stanno bene. Poi magari parli tu con loro di persona e vedi.

 

Ci risiamo. E’ venerdì notte mentre scrivo. Trascrivo i messaggi, sono costretto ad alzarmi e respirare profondamente. Una cosa che ti insegna l’esperienza, è che l’esperienza non finisce mai.

Anche se ti trovi in situazioni già viste e riviste, spesso è come se fosse la prima volta.

Il vantaggio di una richiesta retorica è che non è necessario aggiungere altro alla risposta che già conosci. Ti permette di chiudere un dialogo senza essere l’ultimo a parlare.

 

Nel frattempo è arrivato il messaggio di AAAAA che confermava le volontà di BBBBB anche per sé. Anche lui sta male e non si sente di venire.

 

Chiamo Mario, il mio avvocato.

E’ in ufficio, lo vado a trovare. Gli ho chiesto se potessi sporgere denuncia.

Mario: no, non puoi fare nulla. Sono i ragazzi ad averti detto di non voler venire. Mi dispiace. Non puoi fare proprio nulla. Cerca di non incazzarti. Soprassiedi e non insistere. Alla udienza ne parleremo. Purtroppo devo dirti altro.

Paperino: Cosa?

Mario: Mi è giunta voce da un’amica che lavora ai servizi sociali che la dirigente si sta interessando al tuo caso. Qualcuno da parte di tua moglie deve averle fatto pressioni.

Paperino: si? Non mi sorprende. Che può succedere?

Mario: Può essere che faccia pressioni su Lorenza e Antonella. Tu ci hai parlato?

Paperino: no, mi hanno solo detto che Ex moglie si è rifiutata di vedersi settimana scorsa e che ci saremmo visti settimana prossima. Questa settimana l’ufficio è chiuso per la festa patronale. Lorenza non è una che si faccia intimorire. Hanno sbagliato indirizzo. Anzi, la cosa l’avrà fatta incazzare da morire.

Mario: Non lo credo neanche io, ma sono cose che danno fastidio.

Paperino: comunque, non credo che possano fare più nulla per me. Hanno fatto tanto già.

E come hai detto tu, non posso fare nulla. Non posso fare il padre. Pare che questo sia legale.

Non è così?

Mario: Cerca di stare tranquillo.

Paperino: Certo che lo sono, l’esperienza serve a questo. Non credi? Io un po’ ne ho fatta.

Tranquillo lo sono per davvero. E’ mezzanotte e mezza, mi passo la mano nei capelli e mi stropiccio gli occhi. Domattina, sveglia presto. Si vendemmia. Niente ti distrae come il lavoro fisico. Un delle cose che non mi è mai pesata è la fatica. Quasi quasi la adoro. Forse perché non ha bisogno di capire molto.

 

Al mattino sveglia presto e vendemmia. Mi vedo con mio fratello Hulk per il caffè e mi fa.

Hulk: Ieri ho visto AAAAA e BBBBB alla festa patronale.

Mi rabbuio probabilmente perché mi chiede cosa avessi.

Paperino: Niente, e che mi avevano detto di non poter stare da me perché non si sentivano bene. Spalleggiati dalla madre che addirittura ha spostato il dentista per dimostrare che stessero davvero male. Dovevano stare con me questo fine settimana. Pazienza, ho sorriso.

L’esperienza è come un peluche a cui abbracciarti quando ti vuoi consolare e non hai altro che te stesso.

Il tempo e la felicità

Penso che la vacanza sia andata bene. Ho preso i ragazzi l’8 agosto da casa, verso mezzogiorno. In auto siamo partiti per Roma, a casa di Tacitus. Insieme a noi sarebbe partito per Barcellona, al mattino dopo. Ero felice. La felicità è quella forza che fa perdere gravità a te e alle cose che ti circondano. Tutto ti sembra più leggero. Ero in ansia e col cuore in gola quando li ho visti spuntare dallo specchietto retrovisore con trolley e zaino. Mi sentivo come al primo appuntamento.

Sono uscito dall’auto e gli ho sistemato i bagagli nel cofano manco il miglior chauffeur del mondo. Al giorno prima avevo lavato l’auto e ci avevo messo un po’ di profumo .

Felicità è quel momento in cui non hai bisogno di essere ricambiato. Sei talmente pieno che puoi solo dare. Ricevere è un di più e sei talmente pieno che non ci entra più nulla.

Non so che cosa pensassero i ragazzi . Durante il viaggio in auto fino a Roma abbiamo parlato e scherzato. Non si è rotto il ghiaccio ma c’era la temperatura giusta perché cominciasse a sciogliersi. C’era quello che fino ad ora mi era stato sempre negato. Il tempo. Già, la felicità se non ha tempo rimane una piccola gioia.

Alla sera carbonara e amatriciana a Piazza di Spagna, in un ristorante che frequento quando sono a Roma per lavoro. BBBBB è un amatore della pasta alla carbonara. Quella sera ha capito di aver mangiato tentativi di carbonara fino a quel momento. D’ora in poi sarà dura prepararne una all’altezza.

Nei giorni successivi siamo stati a Barcellona. Una città che diventa sempre più bella. C’ero stato tanti anni fa, ma ogni volta che la rivedo la trovo rinnovata e avanti. Si, Barcellona è una città di avanguardia. Le idee per il buon vivere lì trovano applicazione. Anche se non so come sia viverci. La sensazione che ti dà è di qualcosa grande ma a dimensione di uomo nello stesso tempo. Sono felice che sia stata la culla del ricongiungimento con i miei figli.

Abbiamo girato tanto, i ragazzi giocavano tra di loro molto, spesso con le mani. Non si facevano male, era un continuo istigarsi e rincorrersi per una manata o un pugno. Colpi controllati da entrambi per fortuna. Tacitus dopo un po’ mi ha chiesto…

Tacitus: sono sempre così?

Paperino: che ne so. Io li sto conoscendo oggi da adolescenti. Quando erano più piccoli mi sarei fatto sentire perché la smettessero. Ora che faccio? Per me è bello pure questo. Li osservo.

Per me era come se osservassi le mie mani dopo aver tolto una ingessatura. Un pezzo di me che non vedevo da un po’ e che devo riscoprire come mio.

È stato così per quattro giorni. Ho passato il tempo a conoscerli, o meglio a riconoscerli. Volevo per capire cosa fossero diventati. Seguivo le tracce di loro bambini per ritrovarle in loro adolescenti.

Di certo sono diventati uomini. Giravano nudi in stanza e non hanno più nulla del bambino sotto la cinta. Mi ha fatto impressione vedermeli girare così intorno. Mi è venuto in mente di comprare loro dei preservativi, anche se con ogni probabilità sono uomini in solitudine per ora. Roba artigianale.

Avevo preso un albergo fuori da Barcellona ed una macchina a noleggio per muoverci. Tacitus la sua stanza ed io con i ragazzi, in tre.

Tacitus non è molto abituato a interloquire con gli adolescenti. Ma ha un pregio, parla se sa. Siccome ne sa tante, parlava spesso. Loro lo ascoltavano con interesse, perlopiù. Ogni tanto mi toccava tradurre, perché Tacitus non adatta il linguaggio all’interlocutore. Una roba che si porta dietro dai tempi della scuola.

Non era importante la meta per me. Saremmo potuti andare in qualsiasi posto. Il mio intento era insegnare loro il mio modo di viaggiare.

Nessun programma. Giorno per giorno, alla scoperta. Alla sera si faceva il programma per il giorno dopo e strada facendo si improvvisava seguendo una indicazione, una informazione, l’istinto.

Siamo stati allo stadio del Barcellona, al museo di Picasso, in spiaggia, alla Sagrada Familia e al parco Guell. Mete classiche tra un centro commerciale ed un altro alla ricerca di affari per abbigliamento da calcio. Tutto perfetto. Anche il rientro in Italia con un ferragosto passato ai Castelli Romani a mangiare porchetta, lontani dal casino.

Mi sono rasserenato. La serenità è la felicità che ti conquisti, quella che non ti arriva dal cielo. Sei felice e porti i segni della conquista. E’ la felicità dopo la fatica.

Sono stati da me a Monteamaro per qualche giorno ancora. È stata una meraviglia. Ho la sensazione che siano stati bene davvero. Abbiamo guardato dei film insieme, ci siamo sbellicati di risate e poi colazioni, pranzi, cene. Ho lavato, cucinato, messo in ordine di continuo. AAAAA ha il disordine normale di un adolescente, BBBBB uno strazio. Li ho accompagnati su e giù dalla città per i loro impegni con gli amici. A sera uscivano dopo cena per conto loro.

Ex moglie per tutte e due le settimane ha telefonato almeno 5 volte al giorno ad ognuno di loro. Dei giorni anche di più. Secondo me ha problemi seri che prima o poi dovrà affrontare.

Ho montato una cassettiera presa ad Ikea. L’ho presa perché potessero tenere le loro cose in ordine. Mentre la montavo BBBBB era vicino a me ed ha risposto al telefono alla madre. Il volume del telefono e la voce di ex moglie erano piuttosto alti, tanto che ho potuto sentire.

Ex moglie: BBBBB ! Nemmeno una telefonata mi fai! E che cosa! Possibile che debba chiamare sempre io!

BBBBB: si ma’…

Ex moglie: mi devi chiamare ogni tanto! Hai capito? Non è modo!

BBBBB: si ma’….

Mi sono venuti mille pensieri in mente. Per un anno non li ho né sentiti né visti e lei mi diceva che non ci poteva fare nulla. Ricevevo ciò che avevo seminato, a suo dire.

Ho trattenuto a stento una smorfia di dolore per quello che è passato.

Il dolore, quando è forte non ti permette di gioire per rivalsa. È più il male che si prova nel sentirlo rinvenire. Almeno in me funziona così. Per superarlo, preferisco passare oltre, la vendetta è un modo per tornare indietro e non guardare avanti. Non lenisce affatto.

Poi la notizia in TV della strage a Barcellona. Cinque giorni prima eravamo noi a passeggiare sulla Rambla nei pressi della Bouqeria .

Ero con i ragazzi sul divano a vedere la TV.

Me li sono guardati, ho chiuso gli occhi e ho detto…

Paperino: che culo ragazzi!

Loro hanno capito ma la cosa non li ha toccati più di tanto. Per capire il pericolo devi saper quantificare il danno ed il danno per quantificarlo lo devi aver subito in qualche modo.

Quando passeggiavamo per Barcellona ho detto ai ragazzi…

Paperino: Se vedete un camion che si muove a tutta velocità, buttatevi in un negozio. Oppure… mettetevi dietro Tacitus. Secondo me, se il camion lo urta, si spacca il camion!

BBBBB: ah… io entro nella Nike così nel casino porto via le maglie!

Paperino: Certo, come no. Sarebbe una buona occasione. Si chiama sciacallaggio, approfittarsene di una disgrazia. E’ la cosa peggiore che un uomo possa fare. Non ti ci vedo come sciacallo.

BBBBB: Vabbè…

Scherzavo per non farli impaurire. Chi se lo immaginava accadesse realmente.

Ho pensato a tutta quella gente massacrata. E’ mancato poco che ci trovassimo noi da quelle parti.

Non so cosa spinga dei ragazzi a prendere un furgoncino e lanciarsi su altra gente innocente, falcidiandola. Non è una cosa umana e non credo di riuscire mai a comprenderla. La religione è solo una scusa. Non ci sono religioni che insegnano l’odio e l’omicidio.

Ci sono uomini e donne che pur potendo, non vogliono provare ad essere felici. Fa comodo pensare che la propria infelicità sia colpa degli altri e rendendo tutti infelici si pensa di alleviare il proprio disagio. La loro energia la sprecano per cercare risarcimento nella vendetta, come se la vendetta potesse cambiare il passato.

Bisogna provarci sempre ad essere felici, invece. Lo ripeto anche a me stesso come un rosario, nei momenti di disagio in cui lo dimentico.

Il tempo scorre ed il futuro è di chi rema a favore di corrente.

Ci sono uomini e donne che non possono essere felici perché vivono in contesti di disperazione, fame e violenza. Scappano alla ricerca della propria felicità e quella dei propri figli. Niente può fermarli.

Contro questo fiume, chi costruisce muri ideologici o reali è nel passato, sarà travolto.

Io mi sento dalla parte di chi cerca la felicità. E’ una energia positiva che non andrebbe dispersa, è il futuro.

Sono stati quindici giorni bellissimi per me e mi sento felice.