La definizione della questione.

Ieri incontro tra avvocati, me e mia moglie. Deus ex machina e ‘special guest’ della giornata,  mia cognata che ha accompagnato sua sorella. Il mio avvocato ha acconsentito a farla entrare nella stanza, come atteggiamento distensivo dice.

Mia moglie è entrata con aria di sfida, cercava il mio sguardo come a dire:- ti faccio vedere io! Due cose ha sempre amato,   le cause  e gli ospedali. In questo ci deve essere qualcosa di atavico che non sono riuscito a decifrare. Medici e giudici per lei sono qualcosa di molto vicino al Padreterno. Ricordo che, dopo aver preso con la ruota dell’auto un  marciapiede, voleva far causa al Municipio. Il motivo?  Avevano fatto i marciapiedi troppo larghi.

Per lei è importante trovare il colpevole, non risolvere il problema così come è importante sentire un medico piuttosto che star meglio. La colpa deve essere individuata necessariamente e  al di fuori della sua sfera di responsabilità. Se poi c’è una malattia con colpa siamo al non plus ultra. Con gli ingegneri ahimè non aveva lo stesso feeling. Con me in particolare, alcuno .Quello che io dicevo valeva meno di zero. Sono ingegnere ma non so aggiustare una lavatrice!  C’è voluta tanta pazienza, ora me ne rendo conto.

Ne approfitto,  per farmi una carezza.

Torniamo alla stanza. Il suo avvocato, un uomo pacato, apparentemente freddo. Senza dubbio un uomo di lungo corso e lento, di una lentezza che fa intendere padronanza. Il  mio di avvocato, un tipo piuttosto scoppiettante.

Io?  Peccato non aver avuto uno specchio per vedermi. Se dovessi pensare ad una immagine di me, penserei ad un cane bastonato, ma non so se è ciò che vedono.

La decisione di incontrarsi in tribunale è stata presa dal mio avvocato, forse per mettere un po’ di pressione su mia moglie. Si è reso conto dalle descrizioni che gli ho fatto di lei che è una che parte spesso per la tangente, quindi, meglio un posto dove possa sentire un po’ di soggezione.

Gli argomenti della riunione sono due fondamentali: i ragazzi e il denaro.

Si è cominciato a parlare dei ragazzi. Su consiglio del mio avvocato sono stato in silenzio cercando di non replicare a tutte le stronzate che sentivo. Me lo aveva anticipato. Sentirai la loro versione, ma non siamo davanti ad un giudice. Lascia stare, evitiamo polemiche sterili. Il trio della morte puntava il dito sulla mia incapacità ad avere un rapporto coi ragazzi. Se i ragazzi non vogliono vedere il padre, un motivo ci sarà. Evidentemente lui in questi mesi non è riuscito ad instaurare un dialogo con loro. Resta da capire come mai prima ce lo avessi il rapporto, penso. Ma stai zitto, evita polemiche.

Sull’argomento faceva da padrona di casa mia cognata che si sente laureata in psicologia. Ha fatto analisi per anni a causa di una malattia depressiva. Si sa, pulcinella è diventato avvocato salendo e scendendo le scale del tribunale.  Mia moglie, anche senza vissuto personale, è competente in tutto di suo, credo per volontà divina!

In silenzio, osservavo le persone che avevo di fronte e mi riferisco alle due sorelle. Vedevo poco interesse all’argomento ‘ragazzi’ , quasi una attenzione doverosa, il loro cruccio era altro, visibilmente. L’unico che manifestava attenzione al discorso dei ragazzi era l’avvocato di mia moglie. Lo faceva con taglio professionale ma si vedeva che dava la giusta   importanza. Le due ‘sister’ si capiva che se ne strafottevano alla grande. Non voglio dire che se ne strafottevano dei ragazzi in generale, per carità, ai ragazzi ci tengono,  ma del fatto che i ragazzi non vedessero il padre. E’ un problema solo mio, appunto.

Li guardavo tutti e tre. Mia moglie ad un certo punto ha attaccato con il suo cavallo di battaglia. Mi viene da pensare che lo abbia  inciso in uno studio di registrazione per la perfezione con cui lo ripete.

Lei ha cresciuto i figli da sola,  ha fatto mille sacrifici che non le pesano in quanto per i figli darebbe la vita e  adesso non è più disposta ad aiutare me. Mi ha servito e riverito per anni, ma ora basta.

Mi sarebbe piaciuto dirle qualche parolina in proposito, ma forse ha ragione il mio avvocato. Lasciare perdere adesso è meglio. Stai zitto ed evita polemiche! Mi dico. Reagire  allontana dall’obiettivo, quello di vedere i miei ragazzi.

Dopo lunghi minuti di ascolto ho percepito un interrogativo nello sguardo dell’avvocato di mia moglie, seduto proprio di fronte a me. Sembrava dicesse:-Ma questo non parla? Dicci qualcosa, voglio capire che tipo sei! Mia moglie e mia cognata erano state molto presenti fino a quel momento ed io praticamente muto. Forse è pure un esigenza da protocollo. Se c’è un incontro, ci sono due parti! L’altra dov’è? Il mio avvocato ringhia ma non morde, io non pervenuto.

Magari è stata mia suggestione, ma ho preso la parola quasi per accontentarlo. Almeno così mi piace pensare. Il mio avvocato in quel momento mi stava sul cazzo per quella decisione di fare entrare mia cognata nella stanza, decisione che ho subito passivamente.

Esordisco :- Vedete, vorrei solo precisare che le cose non stanno così come le racconta mia moglie. E tu sorella, prima di parlare, dovresti conoscere bene gli argomenti sennò rischi di dire solo fesserie. Mia moglie, in questi primi mesi, quando ho tentato di parlare e vedere i ragazzi, ha avuto delle reazioni violentissime per impedirmelo. Io ho soprasseduto sulla cosa, proprio per evitare ripercussioni sui ragazzi. Oggi mi rendo conto che ho sbagliato. Avrei dovuto trovare la strada per impormi. Se non l’ho fatto è stato solo per evitare di sottoporre i ragazzi a stress ulteriore. Queste cose non le dico tanto per,  le ho opportunamente documentate. Oggi per sua sfortuna non può dire il contrario. Mi riferisco  a dialoghi telefonici e non, che ho registrato. Ci sono momenti di violenza inaudita, con i ragazzi di sottofondo. Lei me ne dice di tutti i colori e dice chiaramente che i ragazzi non me li fa vedere. Non li fa vedere a me, come al resto della mia famiglia macchiata di non so quali colpe.

Mia moglie è a conoscenza delle registrazioni. Da quando ha inteso che i suoi show avevano ascolto ha smesso di comunicare. E si è offesa anche.

Intanto, dopo le mie parole,  silenzio per qualche secondo nella stanza. Il silenzio parla più delle parole ed in quel momento ho capito che il fatto che abbia registrato le prodezze verbali di mia moglie è una roba che ha destabilizzato parecchio il piano famiglia di far apparire me come uno stronzo e la signora come una povera derelitta. Ahimè, ci sono riusciti con i ragazzi però.

Mia cognata ha fatto la faccia disgustata per il fatto che io abbia fatto  registrazione degli show di mia moglie. Come se non fosse grave un delitto, ma piuttosto che ci fossero state le riprese dello stesso.

Volevo continuare con la descrizione delle cattiverie che ho subito. Il mio avvocato mi ha bloccato con la sua mano sul mio avambraccio: – ‘Non serve adesso’.

Sarebbe servito a sfogarmi, ma avrebbe avuto lo stesso effetto di quando bevi un po’ di coca cola. Provi gusto al momento ma poi hai più sete di prima.

E mi ripeto:- Stai zitto, evita polemiche inutili.

Mi vergogno ad aver registrato nella stessa misura in cui mi vergogno di lei e di quello che è stata capace di fare. Non so cosa farò di queste vergogne su file, probabilmente le cestinerò. Credo che dall’altra parte pensino che abbia registrato per far del male. Ma così non è. Per me è stata una difesa. Ho fatto in modo anche che lo sapesse. Così avrebbe finito con insulti e angherie. Per ora mi servono a trarre la rabbia per continuare , altrimenti mi abbandonerei non so dove.

Intanto mi accorgo che le mie parole hanno acceso gli animi. Mia moglie si è infiammata ulteriormente: ” Non mi fai paura, tanto le registrazioni non sono una prova e sono illegali”. Come sempre l’importante è la colpa. Nel suo caso, la colpa non può essere dimostrata in un tribunale e quindi non esiste.

Il mio avvocato mi tocca  di nuovo il braccio per dirmi tacitamente  di stare tranquillo. Ma quello agitato era lui, io avevo solo nausea in corpo.

La questione è risolta dall’avvocato di mia moglie che ad un certo punto capisce che quello dei ragazzi è un terreno minato per la sua cliente e cerca una scappatoia.

”Secondo me serve un intervento tecnico”, esclama all’improvviso. In sostanza propone di far parlare i ragazzi con uno psicologo per capire come sbloccare la situazione.

Mia cognata si associa immediatamente alla proposta forse pensando si riferisse agli adulti e felice: ”Siii, tutti ne abbiamo bisogno”  quasi commossa. Sembrava avesse visto la madonna di Madjugorje.

Da un po’ che vado una psicologa per affrontare il rigetto dei miei figli. Ne sto traendo un po’ di beneficio, ma vedendo mia cognata mi è passata completamente  la voglia.

Il pensiero di fare andare i ragazzi da uno psicologo non mi entusiasma, ma francamente ho esaurito le idee. Poi la proposta è loro. A cosa mirano? Non so, ma qualcosa bisogna pure farla. Oramai i ragazzi mi evitano.

Nemmeno mia moglie sembra entusiasta. Prendono tempo sull’argomento.

Si passa all’argomento caldo delle ‘sister’. I soldi. L’atmosfera sembrava del tipo: bene, abbiamo finito di parlare di puttanate, adesso veniamo alla questione per cui siamo venute.

In famiglia sono piuttosto legati all’argomento.

Mia cognata ha sposato un uomo brillante e benestante, è passata e passerebbe su ogni cosa pur di tenerselo. La madre obbligò il suo ex fidanzato a scappare a gambe levate dicendogli chiaramente che non aveva abbastanza soldi per la figlia. Mia moglie pensava di avere sposato un nababbo e invece ha scoperto che non lo sono. Credo che sia la cosa che maggiormente l’ha delusa di me.

Pezzente era uno degli appellativi che preferiva in casa. Ad un certo punto temevo che alla domanda cosa fa tuo padre, i miei figli rispondessero : Il pezzente.

L’avvocato di mia moglie prende una posizione di attacco. Fino a quel momento, anche la postura era di stand by, a tratti di difesa. Le spalle dietro rispetto al bacino e ben appoggiate sulla spalliera. Appena nominata la parola magica, soldi, improvvisamente le sue spalle si fanno in avanti. Mi contestano la quantità di denaro che passo alla signora.  Intervengo, sciolgo il silenzio.

– Ricordo a tutti che non sono un produttore di denaro, faccio l’ingegnere, ho uno stipendio che tra l’altro ultimamente arriva anche a singhiozzo. Mia cognata lavora con me e quindi conosce perfettamente la situazione aziendale.

Anche in questo caso, mia moglie si agita e mia cognata le fa da eco:-  Ci ha ridotto in schiavutù a me e ai miei figli. Mia cognata in aggiunta:-mia sorella è una eroina! Non so come faccia! Fa miracoli. Quando andiamo in pizzeria, ai ragazzi e a lei provvede mio marito. E’ umiliante per una donna.

Le loro parole servono a farmi  benedire il giorno che ho detto basta. Penso ai miei ragazzi però, in mano a queste iene.

La signora  fino a quel momento incassava regolarmente una cifra un po’ superiore al migliaio di euro da me, uno stipendio da commessa dal fratello, 500 euro dall’affitto di una casa di sua proprietà. In aggiunta io mi sono caricato tutte le spese: casa, bollette, telefoni, sky, spese extra mediche, sportive, scolastiche, paghette settimanali finchè ho potuto vedere i ragazzi.

Tutto questo, oltre le mie possibilità ed erodendo il mio piccolo gruzzolo di risparmi. L’ho fatto fin’ora per evitare ripercussioni sui ragazzi. Ora basta, mi dico. Seguirò il consiglio dell’avvocato e passerò solo quello che mi dice lui, tanto, anche se do di più, lei continuerà a dire che la sto affamando e quel che è peggio, lo fa credere ai ragazzi.

Il mio avvocato dice a mia moglie, signora, lei lavora anche!

E lei : io non lavoro!

Lavora dal fratello, ma in nero. Il fratello non l’ha mai assunta. Ma è una roba che sanno anche le pietre che lei lavora lì.   Negarlo in mia presenza che ho vissuto con lei per 15 anni, mi ha dato l’evidenza che l’incontro fosse una ennesima presa per il culo. Alla bugia sparata da mia moglie, mia cognata e il suo avvocato hanno avuto il pudore di stare in silenzio.

Vista la piega negativa che prendeva la discussione i due avvocati decidono di passare oltre. Si sarebbero sentiti per stabilire il quantum e le modalità di versamento.

Mi sono sentito in dovere, però,  di esprimere una piccola riserva: – Scusate un attimo. Ho una preghiera da fare. Evita  di farmi chiedere i soldi dai ragazzi. Secondo me non è una buona cosa questa. Anche perchè c’è un assurdo nella cosa. Dici che fai di tutto per spingerli a frequentarmi o per lo meno a sentirmi, ma sono loro a non voler sentir ragione. Poi invece, a convincerli a sentirmi per chiedermi denaro, impieghi un attimo.

Il suo avvocato, abilmente, cambia discorso:- Evitiamo queste cose, saremo noi avvocati a metterci d’accordo su questo!

Comprendo che anche questo discorso è scomodo.

Si discute  poi sul fatto che io non abbia restituito ancora le chiavi di casa. Rispondo che non l’ho fatto perchè ho ancora tutte le mie cose in casa e mia moglie si rifiuta di farmele prendere, anzi, dice di aver regalato molte delle mie cose.

Lei conferma di aver regalato le mie cose ed il suo legale la guarda sbalordito:- Come? Le hai regalate?

Lei corregge il tiro:- ” qualcosa, ma non ricordo”.

Non vuole che vada io a casa. Mi raccoglierà le cose  e le consegnerà a qualcuno. Questa cortesia in cambio delle chiavi.

L’avvocato di mia moglie è soddisfatto. Ci dice di essere contento perchè si sono fatti passi in avanti.

Lo guardo perplesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un uomo migliore

 

 

Se una cosa conta davvero per te, anche se hai poche possibilità di successo , devi provarci lo stesso. Elon Musk.

Mi sono sentito come Don Abbondio su quel ramo del lago di Como o comunque nelle sue vicinanze, mentre Manzoni presentava e descriveva la pochezza del personaggio: ”Carneade chi era costui!” diceva il prelato.

Elon Musk… chi è costui… Cacchio, come Don Abbondio, no. Divento mediocre, penso.

Probabilmente se chiedo al collega che è qui accanto a me, che ha 16 anni di meno, è in grado di snocciolarmi vita morte e miracoli di questo Elon. O forse no, mi lascio una possibilità.

Allo stesso tempo ho avuto un moto di compassione per Elon… se è famoso nella vita, avrà certamente realizzato robe importanti ed invece il suo nome viene associato ad una frase insignificante . Mi sforzo, non riesco ad identificare il lampo di genio contenuto nelle parole.

Molta gente è alla ricerca della frase ad effetto, ma cosa vorranno comunicare?

Un tempo si aspettava di aprire un bacio Perugina per leggere qualcosa che ti potesse cambiare l’esistenza! Ne abbiamo lette tutti di cazzate sulla velina bianca del cioccolatino.

Ma era un rito. Si apriva, si mangiava, si leggeva… meglio se in compagnia per condividere e dire in coro : che cazzata! Ciò che rendeva alte le aspettative era solo la ritualità e non il contenuto del messaggio. Come quando da laico partecipi ad una messa. Anche se la predica non ti dice nulla o ti delude, ti appaghi della ritualità dell’evento.

Oggi sembra che si vogliano ‘’Bacioperuginare’’ tutti. Il cioccolatino è lo smartphone e la velina il messaggio alla comunità del social. Uno dei personaggi più presenti in queste citazioni è Albert Einstein, pace all’anima sua. Gli vengono attribuite frasi di ogni tipo. Ogni tanto penso che se potesse ascoltare l’utilizzo delle sue parole avrebbe gli stessi rimorsi di chi ha inventato l’atomica senza rendersi conto di poter steminare una infinità di persone.

Un tempo la notorietà veniva dai media, giornali, tv etc. Oggi c’è la possibilità di essere qualcuno in una comunità, autoproducendosi. Con i social hai il tuo bel bacino di utenza. Se hai un pubblico e ti cibi del suo consenso, periodicamente devi apparecchiare la tua presenza. Come per i vip, è necessario far parlare di sé in qualche modo. E’ fondamentale richiamare l’attenzione su di se ogni tanto. Da qui il bisogno dello slogan. Quando qualcuno non ha proprio un cazzo da dire, ha esaurito le foto, i commenti su qualche argomento, tira fuori la michiata della settimana e la espone.

Questa fresca fresca di stamattina: Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo. Abraham Maslow, altro sconosciuto.

Dopo questa, comincio a sentire un senso di nausea per le volte che mi sono permesso di fare una citazione latina. Mi sento come se inconsciamente abbia anche io partecipato a questo festival dell’idiozia.

Il mondo è pieno di ‘’Bacioperugini’’ e non lo sospettavo.

Poi mi guardo dentro e intorno.

Faccio considerazioni acide perché mi rode.

Quando ti rode, te la prendi con la prima cosa che ti salta al naso.

Quando sei solo, un’ immagine tenera come quella di due persone che si vogliono bene e godono di una cazzata scritta in un cioccolatino , amplifica la tua frustrazione.

Anzi, la banalità dell’empatia altrui ti da la misura del tuo isolamento.

Mi ripeto quello che mi dico da un po’.

L’unico modo per risalire la china è quello di provare ad essere un uomo migliore.

Un uomo migliore non si arrabbia perché nessuno lo ha avvisato che la partita del figlio  era stata spostata al giorno precedente e lo viene a sapere per caso.

Un uomo migliore non si arrabbia se va a vedere suo figlio che gioca e arrivano i nonni a portarglielo via.

Un uomo migliore non si arrabbia se suo figlio gli nasconde lo sguardo e lo evita.

Un uomo migliore non si arrabbia mai, forse.

Pazienza… che strana parola.

 

Ai messaggi qualche volta rispondevano.

Qualche volta ai messaggi sì, ma solo per ribadire un no, secco. Pazienza, mi dicevo, ci vuole pazienza.

Al più grande  avevo ‘wazzappato’ che  sarei andato a vederlo all’allenamento di calcio e come ogni volta mi ero proposto per riaccompagnarlo a casa. La risposta la conoscevo, ma questa volta, testuali parole: ‘’Non voglio domenica mi porti alla partita’’!

Ho riletto il messaggio più di una volta. Ho messo anche gli occhiali per leggere da vicino e sono stato attento a vedere che non ci fossero negazioni doppie nella  prima  frase. Il ”non voglio” era per l’allenamento, dunque! Nella frase successiva si leggeva chiaramente un ‘mi porti alla partita’! Il ‘non’ era nella principale precedente. Tra me e me facevo esegesi, analisi logica e un po’ di confusione: ma si sarà dimenticato un che?  Non voglio ‘che’ mi porti alla partita? O si è dimenticato una virgola e voleva distinguere le due cose? Voleva dirmi proprio quello. Mi accompagni alla partita.  E’ stata una botta al cuore. Una vampata di calore per tutto il corpo. Non ero preparato! Ridevo di gioia da solo.

Mi vuole… mio figlio mi vuole alla partita… Un pizzicotto per testare l’esistenza del momento ci stava tutto!

Ero stanco, avevo perso anche lo stimolo per cercare un accordo legale con mia moglie. Ma come posso accordarmi con lei se è più di un mese che non vedo e non sento gli ostaggi? Qualcuno deve dare conto di questo? Il mio avvocato mi diceva che non avrei potuto far nulla. Se avessi fatto intervenire i servizi sociali, probabilmente avrei reso più lungo un probabile riavvicinamento dei ragazzi. Avrebbe fatto pressione sull’altra parte per cercare di ricondurre il clan di mia moglie alla civiltà.

Devi avere pazienza, mi ripeteva.

Avevo provato anche a presentarmi a casa. Ero stato bloccato da mia moglie.

  • Se non te ne vai, chiamo i carabinieri!
  • Chiama chi vuoi, sono venuto a vedere i ragazzi che non sento e non vedo da giorni! Anzi chiamali pure i carabinieri, così certifichiamo la cosa.
  • Non ti puoi presentare così quando dici tu!
  • Ma come quando dici tu! Sono giorni che cerco di contattarli. Cosa devo fare ? Gli appostamenti? Ma possibile che non possa vedere i miei ragazzi? Che problema hai?
  • Sono loro che non ti vogliono vedere! Li devi rispettare!
  • Ma che intendi per rispettare, devo sparire?
  • Li devi rispettare e avere pazienza!

Vedi? Pensai. Lo dicono tutti. Pazienza.

  • Ho capito, ma ci voglio parlare. Non mi è stata data la possibilità in tanti mesi, posso provare a spiegarmi con loro e chiedere loro spiegazioni? Questa è una barbarie!
  • Adesso non puoi entrare, stanno dormendo, vieni più tardi.

Pazienza mi ripetevo, ci vuole pazienza. Mi ero presentato più tardi. Il piccolo era stato fatto uscire sfruttando un buco della mia pazienza. Di proposito, credo. Trovai il più grande seduto in cucina a studiare. In casa c’era anche la zia di mia moglie e ovviamente mia moglie.

Provai a parlargli ma ero continuamente interrotto da mia moglie. Dopo un po’ intervenne anche la zia di mia moglie. Sembrava un congresso o una tavola rotonda. Inutile dire loro che ero lì per cercare di parlare un po’ con mio figlio.

Non era concesso. Una parola io e una loro. Un dibattito.

Mio figlio testa giù per non guardarmi negli occhi, mia moglie come piantone, la zia come deus ex machina.

La zia di mia moglie si distinse per due interventi davvero illuminanti.

Mentre chiedevo a mio figlio cosa sentisse nei miei confronti, cercavo di metter fuori la sua rabbia, si avvicinò col suo passo felpato ed intervenne per dirmi:

  • Ricordati che è morta la bisnonna e non sei venuto al funerale!

Era un incubo nell’incubo. Mio figlio chiuso a riccio e queste che incarnavano un oracolo. Ahivoglia a dirle, per favore, sono venuto per parlare con mio figlio, lasciatemi in pace qualche minuto! Nulla… di nuovo:

  • Ricordati che ha quattordici anni!

Seconda frase senza la quale non avrei davvero potuto proseguire la mia esistenza …!!!! Cazzo, la zia è un genio in questi momenti.

Niente, la mania di protagonismo del clan è troppa pensai, così come la pressione sul ragazzo. Meglio ritirarsi ed avere pazienza.

Mi sentivo come in carcere. Parli attraverso un vetro e sei sotto le telecamere dei secondini. In questo caso c’era un’ aggravante. I secondini intervenivano costantemente nel discorso e dicevano la loro. Pazienza! Mi dicevo, non c’è altro modo civile. Ci riproveremo.

Da mio figlio ne ricavai qualche monosillabo, un ‘’vaffanculo lasciami stare’’, un ‘’peggio per te che te ne sei andato’’, pochi sguardi e qualche lacrima.

Pazienza! Esclamai e me ne andai sconsolato.

Pazienza è una roba ambivalente, pensavo andandomene… pazienza la ha chi aspetta … pazienza! è una esclamazione di chi non aspetta più… di che pazienza mi sarei dovuto armare? Una parola per dire due cose opposte, che parola strana.

In seguito misi un un out- out. Posso cercare un accordo legale, ma solo se riacquisto un contatto con i ragazzi. Altrimenti si va dritto in tribunale e senza passare dal Via! Voglio proprio vedere cosa risponde mia moglie al giudice quando le verrà chiesto perché i ragazzi non hanno passato un giorno col padre in questi mesi, perché nemmeno uno scambio di auguri a natale, perché non gli rispondono al telefono?

Dopo qualche giorno mi fu chiarito da lei che:

‘sono stata parecchio a convincerlo ad andare domenica con te alla partita, ti prego però di non parlare e angosciarlo se non di cose leggere perché mi ha chiesto di dirti che non ha voglia di parlare di niente, altrimenti non verrà più la prossima volta’.

Persino la sorella di mia moglie in un messaggio ad un  amico comune:

Domenica il Padre lo accompagnerà alla partita. Il ragazzo e’ stato convinto dalla Madre.

Pensai, ma va? Si è capito che la madre ha ascendente sui figli?

E continuando nel messaggio: ‘’Speriamo che il Padre non lo ammorbi così che possa trovare il piacere di stare con lui’’.

Da premettere che mio figlio più grande, fino a qualche mese prima era la mia ombra. Avevamo un rapporto splendido. Adesso mia cognata esperta in analisi, mia moglie esperta in tutto e persino la zia di mia moglie, coordinatrice degli esperti, mi davano indicazioni e prescrizioni su come passare mezz’ora con lui.

Pazienza, mi ripetevo, devi avere pazienza.

Per ora… incartavo uno splendido ‘’mi accompagni alla partita’’ e me lo godevo con tanta impazienza!

Chiedi a loro, non a me.

Oramai sono giorni  che i miei figli non rispondono al telefono e raramente ai messaggi se non per comunicazioni in negativo, ossia per ribadirmi un no. L’altra sera dopo aver scritto numerosi messaggi al mattino e cercato di telefonar loro due o tre volte al pomeriggio, mio figlio quattordicenne mi risponde ai messaggi con un: volevi qualcosa?

Scrivo: volevo salutarti, vorrei sentirti. Che fai?

Lui risponde: a fine giornata, sto con amici.

A fine giornata è una rimprovero  tipico della madre , lui non se ne rende nemmeno conto che  parla con le parole della madre. Come se nei giorni precedenti non avessi fatto una quarantina di telefonate senza risposta. La risposta è tosta ed anche irrispettosa nei confronti di un padre. Mi sono accartocciato su me stesso. Mi sono ricordato della mia infanzia e sebbene mio padre lo avessi visto col cannocchiale perchè sempre fuori non mi sarei mai azzardato a dargli una risposta del genere, forse nemmeno  pensarla.

Nel periodo precedente gli unici momenti in cui vedevo i ragazzi erano le volte che li andavo a prendere dalla scuola calcio. Restavo ai bordi del campo e me li guardavo, aspettavo la fine dell’allenamento e li portavo a casa. Andavo piano con la macchina per cercare di scambiare più parole possibile. Mi mancavano e mi mancano terribilmente.

Ogni tanto la madre per qualche ripicca non mi consentiva di accompagnarli. Andavo a casa lo stesso sperando che si ravvedesse nella decisione, lei usciva con uno di loro, mi sfilava davanti e se ne andava. Facevo in tempo a salutarli a distanza.  Una volta, proprio mentre uscivano dal cancello, ero seduto in auto al telefono . Davanti a mio figlio mi ha aperto la portiera e mi ha urlato: Parla con quella zoccola!  Mi ha chiuso la portiera sbattendo e si è infilata nella sua macchina col piccolo.  Ero al telefono con un collega e uomo per giunta. Rimasi talmente basito per la violenza e la rapidità della cosa che non riuscii a proferire parola.

Ha raccontato ai ragazzi e a tutti un cumulo di falsità ossia  che li avrei abbandonati, che l’avrei  fatto per un’altra donna, che non le passerei i soldi per mangiare. Quando le  chiedevo di  stare del tempo coi ragazzi ha sempre  risposto candidamente che erano loro che non volevano passare del tempo con me e che lei, abituata a rispettare il loro volere, non poteva farci nulla. Avrei dovuto imparare a rispettare il loro volere anche io. Qualche volta le ho chiesto se per lei rispettare il loro volere significasse sparire, ma non ho mai avuto risposta, era sottointesa.

Una volta ero in trasferta con la squadra di calcio del figlio maggiore, dopo la partita, gli altri genitori proposero di fermarsi a pranzo. Chiesi a mio figlio se avessimo potuto accettare l’invito. Lui accettò entusiasta e ancor di più lo fui io. Erano due mesi che passavo massimo 5 minuti di fila con lui.  Comunicai per telefono la cosa a mia moglie la quale con l’altro figlio davanti si mise a sbraitare  che mentre io andavo per ristoranti, loro,  rimasti a casa, non avevano nemmeno i soldi per mangiare!   Considerando che, solo per mangiare, le stavo passando uno stipendio da impiegato quasi,  ho cominciato a pensare che stesse mantenendo qualche altra famiglia anche!

Ovviamente la lamentela, chiamiamola così, suppongo sia arrivata al più grande, poco dopo. Immagino anche i modi, ma evito di esprimermi su cose che non ho visto.  Gli inviti a pranzo si sono susseguiti, ma di pari passo le rinunce del ragazzo. Non gliel’ho più chiesto poi, mi rendevo conto che soffriva della cosa.

Oramai ero io il colpevole. Quello che se la spassava lasciando la famiglia in situazioni precarie, madre e figli  in un lago di sofferenza.

Colpevole di aver mollato nonostante la madre  era disposta a continuare sotto lo stesso tetto.

Ero io il colpevole che mantenevo probabilmente un’altra famiglia a discapito delle risorse da destinare loro.

Come spiegare che erano tutte falsità? Una esecuzione la mia. Giustizia sommaria,   la giuria composta dai familiari di mia moglie, i miei figli come pubblico.

Come spiegare loro che vivevo con un filo di gas?  Lo facevo  per rispondere alle continue richieste di denaro  di mia moglie, le quali se inevase,  si traducevano in ripicche.  Spesso mi era negata la possibilità di accompagnare i ragazzi e di godermeli almeno quei 5 minuti ogni tanto. L’azienda era in difficoltà e non riusciva a pagare gli stipendi con puntualità. Ero sempre in affanno, ma pur di tenerla buona, lei chiedeva e io pagavo. Se provavo a chiedere spiegazioni delle spese erano dolori e rappresaglie.

Come spiegare loro che il modo della madre per spingermi a ritornare in casa era l’insulto e la minaccia di ridurmi in miseria e senza figli ? Me lo sono chiesto tante volte. Ma si può convincere un marito a tornare in casa chiamandolo pezzo di merda, coglione e fallito?  E’ capitato anche a me di cercare di far pace con qualcuno. In genere la prima cosa che uno fa è cercare di addolcire i toni, chiedere scusa, dire qualche parola di affetto. Forse la parola più affettuosa sentita negli ultimi mesi è stata coglione anche perchè ormai ci ero abituato.

Come spiegare loro che il rapporto tra me  e la madre si era chiuso da tempo e che non era naufragato per altre donne e soprattutto non mantenevo alcun’ altra famiglia ?  Semmai avrei avuto bisogno di qualcuno che mantenesse me!

Putroppo il solco tra me e i miei figli in 4 mesi è diventato enorme. Non mi hanno voluto più vedere nè sentire da un certo punto in poi. Ho provato a ricondurre a ragione la madre, cercando la sua mediazione.  La sua risposta era una cantilena ormai: chiedi a loro non a me.