Giro giro tondo….

Ed eccoci qua. Il buco nell’acqua sta prendendo corpo e sostanza. La spinta che mi mancava per mandare tutti a quel paese.

Il giudice ci manda in mediazione, avevo tante speranze.

Mi chiama Antonella per fissare l’incontro. Lo fissiamo. Mi sentivo bene.

Vengo a sapere che prima di noi Lorenza e Antonella si incontrano con gli avvocati. Mi avvisa Mario di essere stato convocato.

Ieri, al terzo tentativo, riesco a parlare con Mario. Volevo sapere come fosse andata.

Mario: E’ andata bene, abbiamo fatto un discorso generale, sulla conflittualità nella coppia. La vostra conflittualità è alta ed è il problema da risolvere. Ci hanno tenuto ad evidenziare che agiscono nell’interesse dei minori, che non remano né da una parte né dall’altra. Il loro unico obiettivo è restituire la serenità ai ragazzi attraverso la ricostruzione di un rapporto genitoriale meno conflittuale.

Ad un certo punto ho fatto una battuta. Forse bisognerebbe che ci fosse meno l’invadenza di fattori esterni. Ma non so se è stata colta. Mi riferivo a tua suocera.

Paperino: ahahahah… fattore è riduttivo nel caso, una offesa. Per questo non ti hanno capito.

 

Un discorso al contorno insomma, di quelli che si fanno per non parlare del problema, ho pensato. Sono rimasto fiducioso però.

Ho pensato ad un incontro formale, quasi di cortesia. E’ giusto non entrare nello specifico, mi son detto. Troppa grazia Sant’Antonio! Diceva mia nonna.

Oggi vado in mediazione. Arrivo dieci minuti prima dell’ora all’appuntamento. Mi fanno attendere.

Nella sala d’attesa c’è un ragazzino biondo. Lo guardo. Mi piacerebbe chiedergli perché sta lì, ha il volto troppo rabbuiato però. Non so come prenderebbe la mia invadenza.

Non ha lo smartphone tra le mani, cosa strana per un ragazzo della sua età. Mi sembra una immagine di venti anni fa. Vedere un ragazzino seduto in attesa, che non abbia infilato la testa in un cellulare è roba di altri tempi. Inizio a fantasticare sul motivo della sua presenza lì. Certamente ha problemi in famiglia. Certo che seduto da solo nella sala di attesa, testa bassa, mi fa grande tenerezza. Penso ai miei ragazzi e mi dico che è stato un bene non coinvolgerli direttamente in questo calvario. Ci hanno provato in tanti a metterli in mezzo.

Ex Moglie e Stiro con la richiesta di convocarli in tribunale.

Mario con l’idea di chiedere un supporto psicologico per loro.

Mi sono opposto fermamente a tutto e ne sono contento, anche se non so se abbia fatto bene in assoluto. So solo che mi sento meglio io, a non averlo fatto. Mi basta.

Suona il citofono, va a rispondere una ragazza e ripete ad alta voce: La signora Chiedialorononame!

Dopo un minuto sento la voce di Ex moglie che saluta. Entra nella sala di attesa

Exmoglie: Ciao

Paperino: Buongiorno.

Si stizza per il buongiorno, con faccia ironica.

Forse avrebbe preteso un ciao, penso.

Ma so che se avessi detto ciao si sarebbe stizzita per altro. Non ci faccio caso più di tanto.

Non ci parliamo, io seduto accanto al ragazzino e lei in piedi a fare su e giù per ammazzare l’attesa.

Finalmente spunta Lorenza, capisco che sia lei che Antonella sono impegnate in un altro colloquio. Lo hanno terminato, esce dalla stanza una donna con cui si salutano.

Ci fanno accomodare e ci chiedono di attendere un altro minuto.

Ci sono trenta gradi in città ma nella stanza insieme a me ed ex moglie circolavano i pinguini.

Arrivano. Lorenza si scusa per il ritardo.

Lorenza: Scusate ma dopo un’ora di colloquio avevamo entrambe dei bisogni fisiologici!

Ci siamo salutati e hanno preso posto anche loro.

Solita stanza, solita disposizione precaria con le quattro sedie, senza tavolo.

Ci hanno chiesto l’aggiornamento della situazione, abbiamo parlato del diritto di visita disposto dal giudice.

Ci hanno chiesto di metterci con le sedie uno di spalle all’altro, in mano un blocco, con un foglio su cui era scritta una domanda. Dovevamo scrivere tre desideri. Cosa desideriamo dal coniuge separato.

Eccoci qua ho pensato. Lorenza avrà pensato ad una tecnica delle sue, roba moderna. Sono rimasto perplesso ma mi sono messo a scrivere.

  • Mi piacerebbe che la ex moglie acquistasse consapevolezza che per i ragazzi è necessario avere un rapporto con il padre.
  • Vorrei che i colloqui tra me ed ex moglie fossero meno conflittuali.
  • Vorrei che cessasse di ostacolare il mio rapporto con i ragazzi.

 

Abbiamo letto le risposte ad alta voce.

 

Lei ha scritto:

  • Vorrebbe che la smettessi con le accuse ed i giudizi.
  • Vorrebbe che fossi più presente come padre, che non usassi il lavoro come scusa per non essere presente.
  • Vorrebbe che fossi più puntuale con la comunicazione, faccio cose di mia iniziativa senza informarla.

 

Ci siamo girati con le sedie verso una parete della stanza. Le mediatrici munite di pennarello hanno scritto al muro i nostri desideri.

Ci hanno interrogato. Ad ognuno di noi due hanno chiesto di ricordare i desideri dell’altro.

Man mano scrivevano.

 

Lorenza : Paperino, a che desiderio corrisponde l’acquisizione di consapevolezza da parte di Ex Moglie?

L’ho guardata e le avrei voluto dire tanto: Lorenza, ma non te ne vai a fare in culo?

Invece…

Lorenza, a che desiderio corrisponde? A quello che ho scritto!

Lorenza: ma questo non è un desiderio, è più una mancanza.

Paperino: Il desiderio nasce da una mancanza. Se voglio diventare ricco è perché sono povero, mica perché sono ricco. Ti pare?

I miei coglioni avevano già cominciato a vorticare.

Credo che abbia percepito la mia stizza ed ha tagliato corto, facendo lei per me.

Vorresti maggiore collaborazione, giusto?

E’ andata avanti così, con le due mediatrici a tradurre mancanze in desideri. Antonella poi ci ha fatto una lezione sulle emozioni e come trattarle. Noi a guardarle.

Le emozioni sono la nuova religione del millennio. Si fanno anche i corsi per riconoscere le emozioni. Una moda travolgente come la brillantina anni settanta. Potevi non lavarti i capelli, tanto sotto lo stucco del gel non si sarebbe visto nulla. La brillantina era anche un po’ profumata tanto da nascondere il cattivo odore.

Rabbia, Dolore, Gioia sono i santi del nostro secolo. Se riconosci una emozione significa che la puoi gestire, quasi vincere un superenalotto per questi nuovi guru.

Ci sono proprio i fanatici delle emozioni in giro. Qui al centro di mediazione, ho capito che sono dei fedayn. Guai a mostrare perplessità su tutto ciò, potresti fare la fine di Giordano Bruno in Campo dei Fiori.

E io che ricordavo quando l’emozione era qualcosa di intimo e indescrivibile, tanto forte da non potertela ripetere neanche a te stesso.

Oggi si comunica invece. Perché nulla è se non è comunicato.

Se mangi un bel piatto ad un ristorante non è fondamentale gustartelo fino in fondo e godere del momento. La cosa più importante è condividere questa emozione con altri, postando la foto del piatto magari. Se non fai la foto e non condividi è come se quel momento non lo avessi vissuto. Comunico ergo sum, direbbe Cartesio ai giorni nostri.

Emozione è una parola magica ormai, tipo fastum gel, cura tutto e tutti.

Lascia perdere che ci sono i problemi della vita. L’importante non è risolvere concretamente il problema, ma individuare l’emozione che suscita. Il problema lo risolvi dentro di te se non lo puoi risolvere fuori. Stai a posto così. Così se muori di fame, non è importante mangiare un boccone. Fa più fico scrivere su un social che mangeresti una torta gigante, ti sazi allo stesso modo.

Mi piacerebbe fare così con una costruzione. Se un palazzo sta crollando, non è importante intervenire per scongiurare il danno, basta sentire il botto che fa. Se riesci a filmare il tutto poi, sei al non plus ultra.

Temo che sia la patologia del mondo virtuale in cui si è smesso di vivere le sensazioni, è molto più importante comunicarle e discuterne tutti insieme.

Penso che dalla mia faccia emergesse il disappunto.

Ad un certo punto Antonella mi ha chiesto che emozione avessi provato nel leggere i desideri di Ex Moglie.

Le ho detto con un po’ di malinconia e delusione: Stanchezza, sono stanco. E’ una emozione questa?

Ex moglie invece ha risposto che era stizzita. La sua emozione era il fastidio.

Ma va? Ho pensato. Una emozione nuova per lei.

Mi si è chiuso il cervello, non ho ascoltato più nulla delle minchiate che sparavano. Ho capito dove volevano arrivare. Praticamente secondo loro il percorso per stabilizzare il rapporto con i ragazzi passa attraverso lo smorzamento della conflittualità nella coppia.

Il discorso non fa una piega se ci fossero due persone ragionevoli di fronte. Un minimo sindacale almeno.

Ho pensato ai quindici anni passati in casa. A tutte le volte che abbozzavo un sorriso pur di non litigare. Le volte che ho provato ad imbastire un ragionamento per poi scontrarmi con un muro di stupidità legato con presunzione ed ignoranza.

Eppure, mi era parso che fosse chiaro che per Ex moglie le cose vanno bene se si fa come dice lei. Non esiste alternativa. Ma proprio non c’è.

La conflittualità nella coppia si abbassa se io obbedisco a tutte le sue richieste.

Paperino: I ragazzi alla domenica stanno con me

Ex Moglie: No, i ragazzi vogliono andare a pranzo dall’amico. Mica puoi spuntare all’improvviso quando ti fa comodo.

Paperino: Non c’è problema, faremo alla prossima domenica.

Ex Moglie: Sei un farabutto. Fuori dai coglioni, la devi pagare!

Paperino: Sissignora, sono un farabutto e sto espiando le mie colpe. Mi devi scusare per essere un farabutto. Perdonami.

Paperino: Sai, vorrei dare una mano a nostro figlio per i compiti.

Ex Moglie: Non te ne frega nulla dei ragazzi, ci sono i professori idonei a fare ripetizioni! Come fanno tutti. Lo manderemo a ripetizione.

Paperino: Si certo, sono un delinquente a pensare di voler aiutare mio figlio nei compiti.

Paperino: A Natale i ragazzi sono stati con te, magari a Capodanno stanno con me, che dici?

Ex Moglie: A Natale i ragazzi sono stati con me perché lo hanno deciso loro. A Capodanno vogliono stare con mio padre e mia madre, io uscirò. E’ una loro scelta. Chiedi a loro comunque, per me non c’è problema.

Paperino: Ma sarebbe carino che stessero anche con mio padre una volta.

Ex Moglie: Tuo padre è un pezzo di merda che non si è interessato mai a loro. Non lo nascondere dietro la vecchiaia, perché non regge.

Paperino: certo cara, hai ragione. Mio padre è uno stronzo, non merita nulla. Il fatto che è anziano e non vede è solo una scusa.

 

Adesso ci si mette anche Lorenza e le sue tecniche moderne a programmare di farmi fare lo spettatore nella vita dei miei figli. Magari mi chiederà di pagare anche il biglietto e renderà la cosa ufficiale. Pagheremo la Siae, tutto in regola.

Seguirò quello che mi faranno fare, per carità. Ho chiesto io di tornare da loro, figuriamoci se adesso mi tiro indietro. Francamente pensavo di avere davanti persone più coraggiose. Invece continueremo a girare intorno al problema, perché nessuno ha il coraggio di metterlo in evidenza.

Giocheremo nella stanzetta, alla fine faranno la loro relazioncina stando attente a dire e non dire. Io avrò il mio bel biglietto in tribuna centrale per guardare ogni tanto i miei figli. Roba da Vip. Peccato, perché sarebbe stato il momento di affondare il colpo. Proverò da solo tra un giro tondo ed un altro.

Alla fine Antonella mi ha riproposto la domanda. Forse ha letto la mia insofferenza.

Antonella: Paperino, cosa ne pensi allora?

Paperino: Penso che sono ancora più stanco di prima.

L’incontro

P: Allora

M: Allora

P: Parliamo dei ragazzi, che proposta hai.

M: Non è che ho una proposta

Sai come funziona un centro di mediazione?

Mandare i ragazzi ad un centro di mediazione è una vera cattiveria.

P: Ma quella è una seconda ipotesi che ha previsto il giudice

M:No quello è un parere che avete espresso voi in prima analisi

P: Quello viene tirato in ballo se non troviamo un accordo, quindi cerchiamo di trovare un accordo tra di noi.

M: Trovare un accordo tra di noi che significa, perché mandare i tuoi figli al centro di mediazione…a parte che non verrebbero mai. Che padre sei che vuole il centro di mediazione per i figli?

P: Ascolta quella è una cosa che ha stabilito il giudice ma solo se non troviamo un accordo noi.

M: Ma tu sai che cos’è un centro di mediazione? Ti sei informato? Ti sembra un posto dove mandare i tuoi figli?

P: Ascolta io devo vedere i ragazzi?

M: Chi te lo impedisce?

P: Tu devi collaborare fattivamente, che proposte concrete hai?

M: Devi essere più costante, non è che puoi chiamare una volta e poi sparisci!

P: Costante? Sparisco? Ma se sono mesi che provo a chiamarli e mando messaggi e non mi rispondono mai!

M: hanno una età di 14 e 13 anni non mi fanno nemmeno avvicinare al telefono. Più che dire avete risposto? Ma Papi vi ha chiamato?

P: Non mi basta. Io ho il diritto di visita e un weekend ogni due. Se non riusciamo a trovare un accordo ci dobbiamo avvalere dell’aiuto di terzi.

Il Giudice ha detto:

– I ragazzi devono vedere il padre.

M: Certo che devono vedere il padre. Ma se non vogliono?

P: Se non vogliono evidentemente c’è qualche problema! E bisogna indagare su questo problema.

M: Sarà sofferenza, sarà dolore.

P: Quello che è!

M: Tu perché quando ha fatto l’esame non gli hai chiesto al bambino se aveva bisogno e se aveva bisogno che lo accompagnassi?

P: Come non gliel’ho chiesto, ma che dici?

M: A me ha detto che gli hai detto solo in bocca al lupo.

P: No no, gli ho mandato tre messaggi per chiedergli se volesse che lo accompagnassi, se avesse bisogno, non mi ha mai risposto.

Evidentemente stanno incominciando a dire bugie anche.

M: No non bugie. Io gli ho chiesto se tu gli avessi chiesto, lui mi ha detto che poi dopo l’esame gli hai scritto.

P: No no no, ci mancherebbe, ti dico subito.

E’ preoccupamente che cominci a dire bugie, conoscendo AAAAA è preoccupante.

Allora:

Il due agosto: hai bisogno che ti porti? Fammi sapere se vuoi che ti venga a prendere.

Nessuna risposta.

Il tre agosto:Buongiorno AAAAA hai bisogno che ti venga a prendere per l’esame?

Il quattro agosto: Buongiorno figlio mio, in bocca al lupo.

Non mi ha mai risposto.

M: e perché non sei andato alla motorizzazione!

P: ma se non sapevo l’orario, non mi ha mai risposto!

E poi cosa dovevo fare? Trovarmi lì con qualcuno di voi? E lui che non mi guardava come tutte le altre volte?

Ti sei dimenticata che mi hai ripreso con la telecamera quando sono venuto sotto casa che non mi rispondevano al telefono?

M: Io non ti ho ripreso, ti ho fatto solo una foto perché tu eri immobile.

P: Quindi mi hai ripreso perché ero immobile?

M: Eri immobile, eri immobile. Gli hai chiesto a tuo figlio BBBBB della tesina ?

P: BBBBB non mi risponde da quando gli hai detto che non voglio mandarlo in vacanza.

M: Ma che dici, da molto prima che non ti risponde.

P: Mi ha scritto, perché non vuoi mandarmi in vacanza? Chi glielo ha detto? L’uccellino?

M: Non lo so, io gli ho detto che saremmo andati e aspettavamo la tua autorizzazione.

Comunque è una vita nuova per loro.

P: Ma perché dire queste cose ai ragazzi?

M: Ma tu li leggi i messaggi tuoi? Io ho solo detto non so se possiamo andare….

P: Va bene ci sono stati degli errori, lasciamo perdere chi li ha commessi. Mi dici quando posso venire a prendere i ragazzi?

M: Non è che vieni e te li prendi e loro non vogliono.

P: Ho capito, il giudice ha stabilito dello cose. Mi spieghi come intendi rispettarle?

M: Ci vuole pazienza, devi lavorarci dietro.

P: Io ci lavoro da un anno, non rispondono al telefono e non è una cosa normale.

M: Devi essere più costante.

P: Ma se li cerco in continuazione!

M: Tu chiami una volta e non ti fai sentire più!

P: Ma che dici!!!!

M: Oggi hai chiamato?

P: ma che significa? Sono mesi che non mi rispondono! Oggi ho mandato due messaggi! Non mi hanno risposto!

M: E’ chiaro tu li ricatti!

P: ma non dire così, sono le parole che poi mi ripetono loro.

M: Ma che dici , non lo ho mai detto a loro.

P: me lo scrivono!

M: Guarda sono loro che lo dicono a me, non io a loro. Quando BBBBB ti ha chiesto le cartucce della stampante, perché gli hai detto che le compravi se veniva con te.

P: ma perché non lo vedevo da mesi!

M: Ci vuole amore, falle le cose senza chiedere nulla in cambio.

P: Secondo me non va così ma ognuno gestisce le cose a suo modo.

M: la moto allora. Hai fatto la moto. Perché non l’hai lasciata?

P: Primo, mio figlio deve ancora fare l’esame. Secondo, non posso lasciare la moto in mano ad un ragazzo che non risponde al telefono, non dice dove sta, non so con chi è. Ma stai scherzando? E devo avere tripla preoccupazione.

M: Tripla preoccupazione, e allora io?

P: Tu cosa? Quando risponderà al telefono, mi dirà con chi e dove sta, allora possiamo pensare di fargli guidare la moto!

M: E allora non la compravi.

P: la moto è mia infatti.

M: Si tua, gli hai fatto prendere il patentino e tutto il resto. Io ho accettato solo perché si avvicinasse. Però non voglio.

P: Non è un problema, non vedrà la moto. Avrà il patentino che potrà servirgli.Gli ho chiesto delle guide ma ancora non mi risponde.

M: Ma devi essere più umano devi dare amore.

P: Ok, devo dare amore. Io devo vedere i ragazzi. Che proposte hai?

M: Per quando vuoi figurati, che ti credi che per me è una fatica. E li ho tenuti al top come sempre, da sola.

P: Bene sei stata eccezionale.

M: Si si, me lo dicono tutti, guarda.

P: Mi fa piacere, detto questo?

M: detto questo non voglio andare al centro di mediazione.

P: Concretamente, il giorno di ferragosto che dovete fare?

M: non c’è in programma nulla

P: Posso venire a prendererli?

M: Non è che puoi venire e prenderli, mica sono un pacco.Che quando venivi a prenderli a me faceva piacere, cosa credi che a me piaccia fare avanti e dietro?

P: Vedi ci sono tanti episodi che mi hanno dato dimostrazione diversa.

M: Ma che dici.

P: Senti lasciamo perdere il passato. Guardiamo al futuro.

M: Allora non è che mo prendi dei ragazzi di quattordici anni e te li porti.

P: Non prendo niente, i ragazzi devono vedere il padre e i parenti del padre. Non lo dico solo io, lo dice anche il giudice. Partendo da questo presupposto dobbiamo trovare un accordo in tal senso.

M: Il giudice te lo ha detto tante volte, lei deve essere più presente. Sig. Paperino non è che può farsi vedere un giorno e poi sparire.

P: Guarda il giudice non sa, più costanti di me ce ne sono pochi.

M: Si e che hai fatto?

P: Sono andato a vedere gli allenamenti per mesi, senza che mi salutassero.

M: E perché te ne andavi e non ti fermavi?

P: Ma se entravo negli spogliatoi pure e non mi salutavano.

M: Tu ti devi avvicinare.

P: Senti, tu mi stai solo provocando forse.

M: Che sei venuto sotto casa quei giorni cosa hai concluso.

P: Senti lasciamo perdere il passato.

M: No cosa hai concluso.

P: Ho concluso che mi hai ripreso con la telecamera come uno stalker.

M: Non riprendevo, ti ho fatto una foto.

P: Riprendevi, ma lasciamo stare il passato, parliamo del futuro.

M: Non riprendevo, Ho fatto una foto perché volevo far vedere che tu stavi immobile.

P: Con una foto? Senti lasciamo perdere il passato.

M: Si volevo far vedere che stavi immobile.

P: Bene facevi una foto e questo è educativo? Davanti ai ragazzi mi fotografavi come dici tu, non mi riprendevi con la telecamera, per dimostrare che stessi immobile? Senti lasciamo stare, parliamo del futuro, scordiamoci il passato.

M: Bene non puoi venire e pretendere di prenderli.

P: Senti lo ha stabilito anche il giudice che devono vedere il padre. Il giudice ha stabilito il diritto di visita 3 volte a settimana e poi un weekend a testa. Se non troviamo un accordo noi dobbiamo farci aiutare da terzi.

M: I giudice non ha stabilito questo, ha detto a discrezione dei genitori.

P: bene non lo ha stabilito il giudice, è la mia richiesta, lo troviamo un accordo?

M: Non puoi pretendere, devi avere la pazienza…

P: Bene, non troviamo un accordo. Ci rivolgiamo a terzi.

M: Fai una cattiveria nei confronti dei ragazzi.

P: Non è una cattiveria, è un tentativo di aiutarli.

M: No guarda, è una cattiveria.

P: Ma se tu non riesci a metterli in queste condizioni…

M: Mica ci devo riuscire io.

P: ma sei tu che hai un rapporto con loro!

M: Guarda, se leggiamo la sentenza non parla proprio del diritto di visita.

P: Senti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo, è meglio.

M: no, sei tu che non hai la elasticità necessaria. Bisogna arrivarci per gradi.

P: Non c’è più nulla da graduare.

M: Parleranno col giudice e diranno loro perché non ti vogliono vedere, a quindici anni c’è il consulto.

P: Il giudice si è espresso già! Entro agosto se non troviamo un accordo interviene il centro per la famiglia.

M: E tu questo vuoi?

P: No, se possiamo evitarlo.

M: E no perché tu minacci.

P: Ma che minaccia, non lo dico io, lo ha stabilito il giudice! Leggi.

Rilegge la sentenza che si è portata dietro. Non trova il punto.

Glielo trovo io.

P: In caso di mancato accordo, i minori dovranno seguire le indicazioni del centro per la famiglia!

Dovranno…..

Quindi troviamo noi l’accordo, dico io.

M: Non dice entro agosto, tu non hai l’elasticità e la pazienza di aspettare.

Ci sono casi in cui passano anni.

P: non devono passare!

M: Devi avere pazienza, hai sbagliato tu.

P: va bene ho sbagliato io, pazienza.

M: Sei hai aspettato un anno, puoi aspettare anche altri due o tre mesi.

P: Non c’è da aspettare più, basta. Oggi hanno bisogno del padre, non domani né dopodomani. Oggi.

M: A me lo stai dicendo?

P: Bene. E perché vuoi rimandare di due o tre mesi.

M: Io non voglio rimandare, bisogna avere pazienza, può essere una settimana, può essere un mese. Si può anche parlare in quattro. Cosa che era stata detta, anche per far vedere che i rapporti sono distesi.

P: Perfetto, io sono aperto a tutto. Ho una sola perplessità. Non riusciamo ad avere un dialogo a due e ci riusciamo in quattro? Ma comunque proviamo, perché no.

M: Ci vuole tempo, loro hanno subito tanta pressione. Dovevamo parlare in quattro e non lo abbiamo mai fatto.

P: Bene, facciamolo.

M: Ma devi aspettare.

P: Senti aspetto da troppo. Se non ce la facciamo noi, andiamo da chi ci aiuta.

M: Non al centro della famiglia, là li rovinano i ragazzi.

P: Non lo ho stabilito io!

M: Tu sbagli l’approccio.

P: Sei tu che devi essere più incisiva, quando vuoi gli fai fare le cose. Tu puoi. Se tu vuoi, loro lo fanno.

M: Io glielo dico ogni giorno.

P: No, non è questione di dirglielo, è questione di farglielo fare. Tu puoi. Ripetere una cosa solo per sciacquarsi la bocca non va bene. A quattordici anni i ragazzi devono fare quello che dicono i genitori. Devono….

M: In una condizione normale, non in questa.

P: Ancor di più in questa. Anzi, ancor di più.

M: Secondo me bisogna arrivare con la gradualità

P: Con la gradualità stiamo andando sempre peggio.

M: Ma che dici peggio.

P: Ma ti rendi conto che non mi rispondono da mesi o no? Io non so che fanno. Dove sono, non so nulla.

M: Quante volte hai chiamato?

P: Vuoi un couter delle telefonate? Non lo so…. E’ inutile che ci pigliamo in giro.

M: Tu pensi che a me rispondono facilmente? Ci ho messo un bel po’ per farmi rispondere.

P: Allora se ci sei riuscita per te, puoi riuscirci per me.

M: Io lo faccio.

P: Non lo fai.

M: Lo faccio ma non mi ascoltano.

P: I ragazzi devono fare quello che dice il genitore. Ma lasciamo perdere il passato, pensiamo a cosa fare nel futuro.

M: Perché in questi mesi non mi hai chiesto mai come stanno i ragazzi?

P: Senti, lasciamo stare il passato, pensiamo al futuro, abbiamo ricordi differenti. Allora per ferragosto?

M: Io rimango qui non mi posso permettere nulla.

P: Certo, tuo fratello a Porto Cervo e tu non ti puoi permettere, ma lasciamo stare anche questo.

M: Tu ti sei portato via tutti i risparmi.

P: Ahahahaha…. Va bene….Lasciamo stare questo argomento dai…

M: Si lasciamo perdere. Caso strano il 19 hai preso tre stipendi.

P: Tre stipendi? Ma che dici. Guarda, lasciamo stare.

Detto questo? Che intenzioni hai?

M: Io sono venuta qua per darti dei consigli.

P: bene dobbiamo parlare di come fare per farmi riavere un rapporto coi ragazzi.

M: Il giudice ha stabilito che i ragazzi devono fare quello che concordano i genitori. Da niente a stare con te, non è possibile. Quindi se vuoi arrivare alla rottura è bene che lo dici subito.

P: Io non voglio la rottura, io voglio vedere i miei figli.

M: Tu vuoi arrivare a distruggere i tuoi figli, mandarli dagli assistenti sociali. A quel punto preferisco che li senta il giudice. Hanno l’età per farlo. I ragazzi devono essere liberi di non andare da nessuna parte.

P: Ma non è così, i ragazzi devono vedere il padre. Se non riusciamo noi, ci vuole un aiuto esterno.

M: Allora il giudice, o un privato, un consulente esterno, ai servizi sociali non li mando.

P: Bene, un aiuto, il giudice, zio Pietro, zio Filippo, zio Giovanni….non so chi sarà.

M: Contattiamo una persona privata esterna.

P: E dobbiamo pagare un esterno. Ma cosa cambia?

M: Tu sei già andato, dovresti sapere com’è.

P: Senti, detto questo, praticamente come intendi procedere? Come intendi collaborare? Io vengo a prenderli, poi?

M: Bisogna fare le cose con calma.

P: Bene, cosa intendi per fare le cose con calma?

M: Io glielo dico ogni giorno, ma non vi manca vostro padre? Da quando te ne sei andato fino a mo. E BBBBB sai che dice? Che non gli manchi proprio.

P: Bene e sei contenta.

M: non sono contenta.

P: Lo dici con contentezza.

M: Contentezza? Te lo sto dicendo con tranquillità. Con serenità.

P: Questa non è una cosa che desta preoccupazione?

M: Certo che desta preoccupazione.

P: E non ci vuole un aiuto per andare a fondo su questa cosa? Ti sembra una cosa normale?
M: Tu sei andato da specialisti?

P: Si.

M: Che ti hanno consigliato?

P: Mi hanno consigliato di far sentire in ogni modo la mia presenza.

M: Si come?

P: Mandando messaggi, telefonando, andando al campo, provare con ogni modo a contattarli.

M: Si ? e poi?

P: Ho evitato di andare a scuola, una volta che ci sono andato, tu hai avvisato AAAAA .

M: ma che dici.

P: Ah no? Dopo che mi hai visto mi è arrivato il suo messaggio di insulti, un caso? Un caso anche che mi hai aspettato fuori dal colloquio di matematica per dirmi faccia di merda?

M: ma che dici?

P: ahahahaha…. Bugia vero? Certo…

M: Non ti ho neanche guardato.

P: sei un’attrice… va bene…Lasciamo stare dai, pensiamo al futuro.

M: Si non parliamo di me e di te… lì usciranno le cose al momento opportuno.

P: va bene, usciranno.Pensiamo ai ragazzi. Non ho capito cosa proponi.

M: Non avendo tu mai avuto il ruolo di padre, rientrando alle sette alla sera, non sai che non è che stanno con me i ragazzi a quattordici anni.

P: male, è una età delicata invece, dovresti vigilare.

M: Li offendi se dici così, sono ragazzi eccezionali.

P: Non li offendo, sono ragazzi eccezionali ma l’età è delicata, bisogna sapere che fanno e con chi stanno.

M: Ah si? E perché non mi hai chiesto mai dove stanno di sabato?

P: L’ho fatto. Abbiamo ricordi diversi ti dico.

M: io lascio tutto, li seguo. Qualsiasi cosa sto facendo lascio e li seguo. Tu che hai fatto?

P: io l’ho fatto…Tutte le volte che sono venuto a casa e sei uscita con lui facendomelo sfilare davanti,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo fratello,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo padre e tua madre senza salutarmi.

M: E’ logico, se non voglio stare con te con qualcuno devono stare.

P: Devono stare col padre.

M: Se vogliono, se non vogliono?

P: Devono stare col padre.

M: Se non vogliono io devo trovare una soluzione

P: Devono stare col padre.

M: Certo, quando vogliono.

P: Non quando vogliono, devono stare col padre.

M: Ma se non vogliono? Che fai li prendi e li violenti?

P:No, gli adulti devono fare in modo che stiano col padre. Senti, se mi fai delle proposte concrete, altrimenti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo. Io sto per esaurire la pazienza. Io la settimana prossima li vengo a prendere.

M: e fino alla settimana prossima?

P: Oggi siamo a mercoledì, hai detto che a ferragosto vogliono stare con gli amici. Con me non vorranno stare certamente. Vorranno stare con gli amici.

M: Non so , chiediglielo.

P: Ma come chiediglielo, non mi rispondono!

M: Secondo me sarebbe il caso di incontrarsi, perché una volta che vieni a prenderli che fanno ?vengono?

P: Va bene, incontriamoci.

M: Perché voglio fare una domanda, tu vieni a prenderli, loro vengono?
P: Dovrebbero venire, sono loro padre. Se tu insisti, loro vengono.

M:Io insisto, perché non vi fate una vacanza con papi? Gli ho detto?
P: No… si dice… dovete fare una vacanza con papà, punto.

M: Gliel’ho detto.

P: Quando vuoi fanno le cose che dici. Significa che su certe cose insisti su altre meno.

M: No, le cose con te non le vogliono fare.

P: va bene, allora bisogna trovare il modo …

M: Non ti vogliono neanche vedere!

P: Bisogna trovare il modo allora….

M: Sai che mi ha detto BBBBB?

P: Che ti ha detto?

M : io ogni giorno gli dicevo, ma papi non vi manca… mi hanno detto che li angosciavo per quanto ho insistito, tanto che ho dovuto smettere. Sai che mi ha detto BBBBB?
P: Che ti ha detto?
M: Che non è cambiato nulla per lui, tanto con te non aveva un rapporto. Per me non è cambiato nulla, con papi non avevo un rapporto.

P: Ottimo, e ti sembra una cosa normale?

M: A te sembra bello?

P: No, bisogna trovare il modo per cambiare tuto ciò. Non è una cosa normale.

M:Sai AAAAA che mi ha detto?

P: Che ti ha detto?

M: Che sta meglio.

P: benissimo. Ci siamo separati, è giusto che stia meglio. Era un inferno.

M: Ma che inferno, mi ha detto io sto meglio così, senza papi.

P: bene, concretamente che vuoi fare, incontrarsi?
M: Non è che vieni a casa e li obblighi, anche perché ho parlato con tanti specialisti nessuno vede le cose come dici tu.

P: Benissimo, ascolto tutti io.

M: Certo quando mi dicevi, informati. Mi sono informata.

P: Concretamente cosa vuoi fare non ho capito. Laciamo stare il passato, concretamente cosa vuoi fare?

M:Parliamo con loro in quanto almeno dimostri un minimo di rispetto nei miei confronti che non hai avuto.

P: questa è una tua opinione.

M: Perché non è vero? La gettata di merda che mi hai fatto addosso? Gettare merda sulla madre dei tuoi figli.

P: Bene qualcuno deve aver riferito ai ragazzi queste cose, o sempre l’uccellino? Ma lasciamolo perdere il passato.

M:No no.

P : Lasciamolo perdere il passato, pensiamo al futuro

M: Dobbiamo parlare, invece di dare schiaffi a tuo figlio chiama me e chiedi a me dove stanno i ragazzi.

P: Ma che schiaffo…. Ma lascia stare…

M: Tu gli hai tirato uno schiaffo.

P: ma lascia stare… pensiamo al futuro… cosa vuoi fare.

M: Gli hai tirato uno schiaffo e mi ha chiamato, mi sono pure spaventata.

P: ma lascia stare, pensiamo al futuro. Poi dici che non ho pazienza. Ti sto dicendo, cosa vuoi fare per il futuro?

M: Intanto devi essere più costante.

P: Cosa intendi per più costante?

M: Costante.

P: Costante cosa vuol dire? è una parola vuota se non la riempi di contenuti.

M: non stare a fare il filosofo. Te lo dico in dialetto se vuoi. Hai sentito degli specialisti, che ti hanno detto?

P: Devo cercare di mantenere viva la mia presenza per quello che posso. Questo mi hanno detto. E questo cerco di fare.

M: Voglio sapere in questi mesi come hai fatto a tenere viva la tua presenza.

P: Lascia perdere il passato, ho fatto. Tu ritieni di no, io di si.

M: No, voglio sapere come.

P: Lascia perdere il passato, guardiamo avanti.

M: Tu cosa ritienti?

P: Io devo vederli, sentirli e stare con loro. Ma a telefono non mi rispondono, se mi avvicino mi evitano, sms nulla. Li devo vedere. Come posso fare a vedere i miei figli? Questa è la domanda.

M: Vai al campo di calcio e aspetti.

P: l’ho fatto per mesi.

M: Ti avvicini.

P: L’ho fatto per mesi, sono entrato negli spogliatoi e facevano finta di non vedermi.

M: Davanti agli altri non lo farebbero.

P: AAAAA lo ha fatto, come no, per mesi ti dico. Mi sono avvicinato per abbracciarlo, si è divincolato e se ne è andato, davanti ai suoi amici.

M: Non lo hai fatto.

P : Ti prego, lascia stare il passato, parliamo del futuro. Io ho tanta pazienza, ma si sta esaurendo. Allora, cosa vuoi fare? Io devo poter vedere i miei ragazzi. Come intendi intervenire?

M: io non so.

P: Allora io ci provo, se poi non ci riesco ci facciamo aiutare.

M: devi avere pazienza.

P: io ci provo da un anno.

M: In maniera sbagliata secondo me. Se ti avvicini e stai immobile non otterrai nulla.

P: Ma che immobile, sono entrato pure negli spogliatoi da AAAAA, non mi salutava più.

M: Dovevi insistere.

P: ma come? Ho insistito fino alla fine, ogni santa volta.

E’ continuata per altri 10 minuti circa….

 

Ho mandato un messaggio ai ragazzi per chiedere di passare il ferragosto con me.

Lei si è impegnata a darmi una risposta, se loro non replicano.

Le ho detto che tutta la settimana successiva avrei provato ogni giorno.

Poi avrei chiesto aiuto a terzi, dopo averle ribadito:

Se vuoi, puoi.