L’uomo invisibile

Ritornati dal Torneo di Pasqua è rimasto un bel legame con i genitori degli altri ragazzi. Su mia iniziativa avevamo creato un gruppo su Whatsapp, per le comunicazioni di servizio durante il torneo. Avevo inserito anche qualche genitore che era rimasto a casa, così potevamo mandargli le foto .

Ci eravamo ripromessi di organizzare una rimpatriata e così è stato. Nico, il mio compagno in auto, aveva prenotato una pizzeria per sabato. Ci si chiedeva sul gruppo se fossero venuti o meno i ragazzi. Io non potevo esprimere la mia, non sapendo nemmeno dove fossero i miei.

Il mio contatto i miei figli lo avevano bloccato. Erano rimasti nel gruppo da me creato su whatsapp e mi piaceva immaginare che mi lasciassero una porticina aperta. Rimaneva l’ultimo canale di comunicazione.

Avevo messo come immagine del gruppo una vignetta con Charlie Brown e Snoopy disegnati di spalle.

Charlie dice a Snoopy

– qual è il doppio di sei?

Snoopy risponde:

– siamo!

Usavo il gruppo per mandare il buon giorno al mattino e per tutto quello che mi veniva da dire. Da molte settimane non rispondevano più, ma era pur sempre uno spiraglio.

Nel mio immaginario era come infilare dei pizzini sotto la porta della loro cella. Un modo per tenere viva la mia presenza, anche se non mi volevano vedere.

Me li immagino come prigionieri, ma forse il vero prigioniero sono io, penso.

Preoccupato che non sapesse da altri della serata con i genitori dei suoi compagni, di buon ora, scrissi a mio figlio più grande:

– Domani mi hanno invitato a mangiare una pizza i genitori dei tuoi compagni di squadra. Non so se vengono i figli pure, ma se volessi venire, ne sarei felice. Un bacio e buona giornata a tutti e due.

La comunicazione per messaggi mi ricorda la mia infanzia. Mandi un messaggio  e ogni tanto controlli se ti è arrivata la riaposta. Mia madre mi mandava a controllare se le galline avessero fatto l’uovo. Mi armavo di mazza fuori dal recinto. Avevo una paura fottuta del gallo. Entravo con circospezione con la mazza ben salda in mano, mi avvicinavo alla tettoia dove sotto erano posizionate le cassette per la cova delle galline.

La prendevo larga, il gallo era davvero grosso o io molto piccolo, non so.

Arrivato alla tettoia, con un occhio sbirciavo nelle cassette, con l’altro tenevo d’occhio il bestione.

Quasi sempre l’uovo c’era. Sorridevo e lo portavo felice in casa.

Da tempo, le uova dei miei figli non le vedevo più.

Poco prima delle otto di mattina, invece, arriva la risposta. Trovo una supposta più che un uovo.

– E non ti vergogni? Hai proprio una bella faccia tosta, mi devi mettere sempre in difficoltà per far vedere che sei bravo, ma tanto lo capiranno e poi ti avevo già detto di non mettermi in difficoltà con i miei amici e ti intrometti, vergognati.

Mi siedo. Ho bisogno di una pausa.

Che brutta parola per un ragazzo. Che brutta parola in genere. Vergogna è una roba che ho sempre associato alle cose più misere dell’uomo. Ludibrio, scherno, sopraffazione. Quanto è tosta che mio figlio mi dica di vergognarmi. Che male. Cosa gli dico? Provo a imbastire una risposta:

– Di cosa mi devo vergognare?

Perché non parliamo e mi spieghi?

Cosa ti crea difficoltà?

Nessuna risposta, e la cosa più brutta viene dopo.

Il nome di mio figlio più grande con la dicitura ‘’ha abbandonato’’.

Mi sarebbe piaciuto parlare con questi di Whatsapp, per trovare una dicitura un po’ meno forte di ‘’ha abbandonato’’. L’abbandono è un qualcosa di irreversibile. Avrebbero potuto pure scrivere un bel ‘’ciao torno tra poco’’, sarebbe più umano.

Non sanno che c’è chi soffre degli abbandoni?

Il grande è andato via, chiuso, game over.

Che direbbero Charlie Brown e Snoopy? Adesso fottiti, probabilmente.

– Maledetto! Dico a me stesso.

Ma che cazzo! Ma come ti viene di scrivergli della cena!

Io non sudo quasi mai, solo la tensione mi fa sudare. Grondo.

Ma perché si è arrabbiato? Cosa c’è di male ad andare in pizzeria con gli altri genitori?

Ho pensato che fosse una roba di buon senso dirglielo, perché non lo sapesse da altri.

Comincio a pensare che il buon senso non ti rende felice.

Un mio amico, figlio di separati, mi ha raccontato che la cosa che ricorda dei primi tempi della separazione dei genitori era proprio il senso di vergogna.

Si vergognava ogni volta che in pubblico veniva fuori o poteva intuirsi il fatto che i suoi genitori fossero separati.

Erano gli anni ottanta , qualcosa è cambiato. In classe di mio figlio, quasi la metà dei ragazzi sono figli di separati.

Mi ricordo mio padre. Una volta intuì che avessi delle difficoltà. Non ricordo bene il motivo, ma ero visibilmente giù. Mi si avvicinò. Restò qualche minuto in silenzio, io anche, con la testa bassa. Non mi chiese il perché stessi così. Forse per riprendermi mi sarebbe bastato sentirlo vicino. Dopo un po’ mi disse:

– Non devi avere paura di nulla figlio mio, il mondo è tuo e ti aspetta. Non fare come il millepiedi che nella paura di non sapere quale piede muovere per primo, rimane immobile. Tu nei hai mille di piedi, avanti.

Mi irrorò di coraggio. Oggi è una cosa che mi ripeto ogni volta che mi sento in difficoltà.

L’ho ripetuto anche ai miei di figli. Ma evidentemente non sono stato all’altezza dell’originale.

A sera, la seconda pugnalata.

Prendo il cellulare e leggo il nome del piccolo e di seguito ‘’ ha abbandonato’’.

Anche lui. Potevo prevederlo.

Oramai potevo parlare con un muro. Era uguale.

Devo fare qualcosa, ci penserò nel fine settimana.

Una delle caratteristiche di mia moglie è la sua capacità di infilare il dito nella piaga. E’ un talento di tante donne, ma alcune lo hanno sviluppato maggiormente. Mia moglie è una fuoriclasse. La dimensione di questa qualità la rendeva unica e faceva in modo che stesse sui coglioni ai più. Quasi tutti gli amici mi hanno confessato, dopo la separazione, che la sopportavano solo perché mia moglie.

Puntuale, con tutto il suo talento, dopo settimane di silenzio, un suo messaggio su whatsapp.

Leggo un numero nel corpo del testo, 150. Si tratta di soldi, suppongo. Prima di leggere il testo guardo l’immagine che ha messo sul suo profilo Whatsapp.

Una frase di Ligabue: Credo nel rumore di chi sa tacere.

Mi viene da ridere. Se c’è una persona che non sa tacere, questa è lei. Negli ultimi tempi ho visto che ha cambiato spesso immagine del profilo. In genere frasi stupide, di quelle che hanno un senso se dette dall’autore con il carico della sua originalità. Come il prosciutto di Parma o il Parmigiano che quando li mangi a Parma hanno tutto un altro sapore.

Mi si accende la speranza che la sua irrequietezza sia dovuta ad un corteggiamento. Un tempo le donne, se corteggiate, cambiavano spesso abiti, acconciatura, dettagli. Ora cambiano spesso immagine di profilo se vogliono mettersi in mostra. Magari, volesse il cielo.

Vado al corpo del testo:

– Sei pregato di fare il versamento delle misere 150 euro settimanali almeno il lunedì mattina visto che rimaniamo senza soldi già dal venerdì e devo poter fare la spesa per far mangiare i tuoi figli, visto che già ci stanno prestando i soldi, grazie.

Il grazie finale è la sua firma ed ahimè l’ho ritrovato in qualche brutto messaggio proveniente dai miei figli, come se ci fosse il suo imprinting.

Conto fino a dieci. Continuo a leggerla:

– Tra l’altro ti ricordo di aggiungere qualcosa in più visto che i ragazzi sono in fase di sviluppo e non hanno vestiti che vanno quindi devo provvedere ad acquistare qualcosa per la primavera.

Non credo che abbia mai saputo dell’esistenza delle virgole. D’altra parte non le usava nemmeno nel parlato.

– E anche rimborsa queste spese che allego grazie.

Sono fuori sede e non sono riuscito a farle il bonifico che faccio ogni lunedì. Lo avrei fatto nel primo pomeriggio. Quanto vorrei fargliela pagare in qualche modo. Il mio avvocato mi ha obbligato a non parlare più con lei di denaro. Mi ha detto anche di staccare le utenze come sky e fastweb a mio nome, ma non me la sono sentita ancora. Le toglierei ai ragazzi.

Continuo a leggere whatsapp. Quattro foto in allegato. Scontrini per farmaci da banco e una ricevuta di un hotel per 140 euro. L’hotel che ha pagato da poco al torneo dei ragazzi in Abruzzo.

Rabbia, vorrei cantargliene quattro. Venendo in Abruzzo mi ha tolto la possibilità di riallacciare un minimo di rapporto con mio figlio più grande e vorrebbe che le pagassi anche il conto dell’hotel!

Resisto.

Scrivo al mio amico avvocato. Faccio una istantanea dello schermo e gliela mando.

Mi fai sapere se posso dire che non pago se i ragazzi non dovessero sbloccarmi come contatto sui telefoni? E se continuano a non rispondermi? Mi chiede il rimborso dell’hotel in Abruzzo, mi fai sapere come posso rispondere?

Lui mi risponde:

Ti chiamo tra un po’.

La rabbia è troppa per aspettare, ma continuo a scrivere a lui:

Sai in realtà vorrei rispondere:

‘’vaffanculoateaquellegrandissimeputtanedituamadreetuasorellaequelrimbambitodituopadreetuttalatuarazzadimerda’’.

Mi risponde:

bravo, comincia così e finisci con ‘’ecco ecco’’.

Per fortuna mi fa ridere.

Non ce la faccio a trattenermi oltre, le scrivo:

I ragazzi hanno bloccato il mio numero telefonico e non posso comunicare con loro. Sono sotto la tua responsabilità e non mi sembra stia facendo un grande lavoro visto quello che accade. Ti rammento che le spese vanno concordate. Non posso riconoscere spese se non concordate. Mi hai sempre detto che non puoi intervenire su di loro perché sono grandi. Bene, se ci sono spese da fare per vestiario, fammi chiamare direttamente. Sono grandi, come dici tu e possono farlo. Sarò felice di parlare con loro e di accompagnarli.

Risponde lei:

Non ti hanno bloccato i messaggi, tu scrivi quando ti pare e quando vuoi,  quando ti pare sparisci. E’ normale che non ti parlano e meno male che ci sono io che mi occupo di loro. Non fare la vittima. Le spese concordate te le ho dette. Tu invece non hai neanche chiesto al più piccolo di venire con te al torneo e non hai detto ai ragazzi che andavi, si vede che i soldi ci sono solo per te, mi sa. (la punteggiatura è mia)

Da quando me ne sono andato da casa ogni santo giorno ho telefonato ai miei figli e ho scritto loro messaggi a ripetizione. Da prima di Natale hanno preso a non rispondermi più al telefono e quasi mai ai messaggi. Da un mese circa nemmeno una parola.

Mi ripeto, stai calmo, è solo una cretina che ti provoca. Aggiungo:

Lo sai che il piccolo non risponde da un mese nemmeno ai messaggi, vedo che non si può parlare con te, fa nulla. Ti ripeto che le spese vanno concordate. Quindi ti prego di rendermi edotto prima, se ci sono spese mediche. Per le altre attendo che mi chiamino i ragazzi.

Lei: Non ti conviene, comunque al piccolo potevi chiederlo con i messaggi se volevi. Le spese mediche sono quelle e non si possono concordare prima. Le spese dei vestiti… vado io a prenderli , quindi puoi anticiparmi qualcosa grazie.

Non hanno vestiti, non gli va nulla grazie.

Poi ti farò la foto degli scontrini, ovviamente, come al solito. E ricordati di non permetterti a offendere il mio lavoro di madre, pensa ai tuoi comportamenti. Ricordalo sempre e da oggi sei pregato di limitare i tuoi pareri personali e rimanere nei ranghi e nei limiti delle spese grazie.

Capisco a questo punto che è entrata in gioco sua sorella. Ci sono parole come limitare e ranghi che non sono nel vocabolario usuale di mia moglie, lo sono invece in quello di mia cognata, che conosco bene perché lavora con me. Non ho la prova, ma la quasi certezza.

Me ne accorgo anche dal fatto che le risposte arrivano dopo qualche minuto. Sicuramente sono precedute da consultazione.

Continuo:

Mi dispiace, ma così non va bene. Non credo di offendere nessuno. Parlo di fatti.

Lei: Vedremo, buona giornata.

Io: Mi dici che i ragazzi sono grandi, approfitta per farmi parlare con loro!

Lei: Se puoi versami i soldi, al lunedì mattina.

Io: Se possibile, senz’altro. Per le spese mediche, ho bisogno di sapere se stanno male i miei figli. Quindi, ti prego di avvisarmi. Fammi parlare con loro. Voglio avere la certezza che i farmaci siano per loro, non ti dispiacere.

Lei: Ancora scuse, per non provvedere neanche a questo. Non fa niente, Ciao.

Io: Accuse?

Lei: Buona giornata.

Io: Attendo che mi chiamino i ragazzi.

Lei: Sai che non lo faranno, per questo scrivi questo,  per cosa poi.

Io: Lo devono fare, sarebbe una grande cosa se lavorassi in tal senso. Mi auguro che possa farlo.

Lei: Già fatto e rifatto, cerca tu di modificare il tuo modo di porti, forse andrebbe meglio. Comunque non ho più nulla da dire, le spese sono quelle, fai tu poi, grazie.

Io: Fammi sapere quando i ragazzi stanno male, mi fai chiamare, provvedo personalmente ai farmaci. Se provvedi tu, vorrei almeno sapere da loro cosa hanno. Mi pare di non chiedere nulla di strano. E’ nei miei doveri, anzi. Per le altre spese attendo di essere chiamato da loro. Mi hai detto che loro decidono. Per me sarà un piacere provvedere, se posso. Non mi hai nemmeno fatto vedere le pagelle. Se questo è il tuo modo di operare, stiamo freschi. Approfitto per ricordarti dei miei effetti personali che sono ancora a casa: abiti, libri, orologi.

Lei: Tutte eresie, ti prego di limitarti grazie.

Percepisco che le mie parole sono andate a segno. Le sorelline non replicano, non hanno argomenti e affondo.

Io: Saresti così gentile da comunicarmi la data dei colloqui?

Domani vengo a prenderli per portarli a scuola. Magari potresti convincerli in tal senso.

Eresie… anche queste?

Nessuna risposta?

Devono essersi bloccate davanti al fatto che, per rimborsare le spese dei farmaci, abbia chiesto di poter parlare coi ragazzi e sapere da loro che stanno male.

Sono felice per aver tenuto testa a mia moglie, ma mi rimane il senso di pesantezza per le parole amare di mio figlio.

Chissà cosa staranno dicendo a quei ragazzi.

Sarà mia suocera con il suo perbenismo falso?

Sarà mia moglie di rimbalzo a mia suocera?

Forse mia cognata. Anche se lei con il suo speciale attaccamento al denaro la vedo concentrata sulle indagini patrimoniali e su come spillarmi quanti più soldi possibile. E’ la più camaleontica del gruppo e potrebbe essere la vera musa ispiratrice di cotanta merda.

Da tempo in ufficio va in giro tra i colleghi con foto di donne. Sembra che le foto le siano state fornite da mia moglie e lei indaghi. Vogliono  verificare se sono donne conosciute, mie probabili amanti.

Cerca di avere informazioni dettagliate sulle mie attività, anche. Vuole capire se ho altra fonte di reddito.

Oramai è diventata una macchietta e non se ne rende conto. Per fortuna chi mi circonda mi stima. Lei ci parla, fa la civetta per accattivarsi il collega, puntualmente vengo informato.

Stamattina sono andato davanti a casa. Arrivato alle 7.30, in tempo per vederli uscire.

In quel momento arriva nei pressi del cancello il vicino di casa con due damigiane. Viene verso di me per salutarmi. Che palle penso, ma proprio adesso dovevi venire? Alcune persone non hanno proprio il dono dell’opportunità. Tu ti stai giocando molto e ti vengono a parlare della porta del garage che non si chiude. Tutte a me capitano.

Loro escono dal cancello, mi passano davanti. Mia moglie e mio figlio grande, di corsa, quasi scappassero. Non mi guardano nemmeno in faccia. Il vicino si rende conto della situazione, fa segno col capo verso mia moglie, mi guarda ed alza gli occhi al cielo. Non la può sopportare nessuno, ha litigato con tutti anche nel palazzo.

Dico a gran voce: Buongiorno!

Il piccolo si gira e mi saluta a bassa voce:

Buongiorno.

Alemeno uno. Grazie piccolo mio!

Entro in auto, è vero che rimandare aumenta la paura, ma affrontare, aumenta il coraggio. Mi sento bene.

Dopo un po’ incalzo, continuo l’attacco su Whatsapp.

– Sabato mattina o pomeriggio sono disponibile a uscire coi ragazzi per comprare qualcosa. Se volessero pranzare o cenare con me mi farebbero felice. Ho ancora il contatto bloccato da loro. Se riferisci, te ne sarei grato. Lo avrei fatto stamattina sotto casa, ma siete scappati via senza salutare. Ciao.

Lei: Intanto i messaggi non sono bloccati e puoi scrivere. Stamattina quando e cosa??

Ma tu guarda che stronza! So già dove vuole andare a parare. E’ quello che raccontano in giro lei e la sorella. Io ho abbandonato i ragazzi non fregandomene più nulla di loro e sarebbe per questo che loro non mi vogliono vedere.

E’ la giustificazione socialmente utile alla loro cattiveria.

Adesso do corpo alle voci che sento in giro.

Sono davvero delle merde, un’associazione a delinquere della peggior specie.

Sono diventato un uomo invisibile e vogliono che diventi invisibile anche per i ragazzi.

Rispondo:

Non mi hai visto?

C’era anche il vicino, ricordi?

O hai problemi con la memoria?

 

Dopo un’ora, lei:

Per piacere potresti lasciarmi stare grazie.

 

 

 

 

 

 

Un uomo migliore

 

 

Se una cosa conta davvero per te, anche se hai poche possibilità di successo , devi provarci lo stesso. Elon Musk.

Mi sono sentito come Don Abbondio su quel ramo del lago di Como o comunque nelle sue vicinanze, mentre Manzoni presentava e descriveva la pochezza del personaggio: ”Carneade chi era costui!” diceva il prelato.

Elon Musk… chi è costui… Cacchio, come Don Abbondio, no. Divento mediocre, penso.

Probabilmente se chiedo al collega che è qui accanto a me, che ha 16 anni di meno, è in grado di snocciolarmi vita morte e miracoli di questo Elon. O forse no, mi lascio una possibilità.

Allo stesso tempo ho avuto un moto di compassione per Elon… se è famoso nella vita, avrà certamente realizzato robe importanti ed invece il suo nome viene associato ad una frase insignificante . Mi sforzo, non riesco ad identificare il lampo di genio contenuto nelle parole.

Molta gente è alla ricerca della frase ad effetto, ma cosa vorranno comunicare?

Un tempo si aspettava di aprire un bacio Perugina per leggere qualcosa che ti potesse cambiare l’esistenza! Ne abbiamo lette tutti di cazzate sulla velina bianca del cioccolatino.

Ma era un rito. Si apriva, si mangiava, si leggeva… meglio se in compagnia per condividere e dire in coro : che cazzata! Ciò che rendeva alte le aspettative era solo la ritualità e non il contenuto del messaggio. Come quando da laico partecipi ad una messa. Anche se la predica non ti dice nulla o ti delude, ti appaghi della ritualità dell’evento.

Oggi sembra che si vogliano ‘’Bacioperuginare’’ tutti. Il cioccolatino è lo smartphone e la velina il messaggio alla comunità del social. Uno dei personaggi più presenti in queste citazioni è Albert Einstein, pace all’anima sua. Gli vengono attribuite frasi di ogni tipo. Ogni tanto penso che se potesse ascoltare l’utilizzo delle sue parole avrebbe gli stessi rimorsi di chi ha inventato l’atomica senza rendersi conto di poter steminare una infinità di persone.

Un tempo la notorietà veniva dai media, giornali, tv etc. Oggi c’è la possibilità di essere qualcuno in una comunità, autoproducendosi. Con i social hai il tuo bel bacino di utenza. Se hai un pubblico e ti cibi del suo consenso, periodicamente devi apparecchiare la tua presenza. Come per i vip, è necessario far parlare di sé in qualche modo. E’ fondamentale richiamare l’attenzione su di se ogni tanto. Da qui il bisogno dello slogan. Quando qualcuno non ha proprio un cazzo da dire, ha esaurito le foto, i commenti su qualche argomento, tira fuori la michiata della settimana e la espone.

Questa fresca fresca di stamattina: Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo. Abraham Maslow, altro sconosciuto.

Dopo questa, comincio a sentire un senso di nausea per le volte che mi sono permesso di fare una citazione latina. Mi sento come se inconsciamente abbia anche io partecipato a questo festival dell’idiozia.

Il mondo è pieno di ‘’Bacioperugini’’ e non lo sospettavo.

Poi mi guardo dentro e intorno.

Faccio considerazioni acide perché mi rode.

Quando ti rode, te la prendi con la prima cosa che ti salta al naso.

Quando sei solo, un’ immagine tenera come quella di due persone che si vogliono bene e godono di una cazzata scritta in un cioccolatino , amplifica la tua frustrazione.

Anzi, la banalità dell’empatia altrui ti da la misura del tuo isolamento.

Mi ripeto quello che mi dico da un po’.

L’unico modo per risalire la china è quello di provare ad essere un uomo migliore.

Un uomo migliore non si arrabbia perché nessuno lo ha avvisato che la partita del figlio  era stata spostata al giorno precedente e lo viene a sapere per caso.

Un uomo migliore non si arrabbia se va a vedere suo figlio che gioca e arrivano i nonni a portarglielo via.

Un uomo migliore non si arrabbia se suo figlio gli nasconde lo sguardo e lo evita.

Un uomo migliore non si arrabbia mai, forse.