Giro giro tondo….

Ed eccoci qua. Il buco nell’acqua sta prendendo corpo e sostanza. La spinta che mi mancava per mandare tutti a quel paese.

Il giudice ci manda in mediazione, avevo tante speranze.

Mi chiama Antonella per fissare l’incontro. Lo fissiamo. Mi sentivo bene.

Vengo a sapere che prima di noi Lorenza e Antonella si incontrano con gli avvocati. Mi avvisa Mario di essere stato convocato.

Ieri, al terzo tentativo, riesco a parlare con Mario. Volevo sapere come fosse andata.

Mario: E’ andata bene, abbiamo fatto un discorso generale, sulla conflittualità nella coppia. La vostra conflittualità è alta ed è il problema da risolvere. Ci hanno tenuto ad evidenziare che agiscono nell’interesse dei minori, che non remano né da una parte né dall’altra. Il loro unico obiettivo è restituire la serenità ai ragazzi attraverso la ricostruzione di un rapporto genitoriale meno conflittuale.

Ad un certo punto ho fatto una battuta. Forse bisognerebbe che ci fosse meno l’invadenza di fattori esterni. Ma non so se è stata colta. Mi riferivo a tua suocera.

Paperino: ahahahah… fattore è riduttivo nel caso, una offesa. Per questo non ti hanno capito.

 

Un discorso al contorno insomma, di quelli che si fanno per non parlare del problema, ho pensato. Sono rimasto fiducioso però.

Ho pensato ad un incontro formale, quasi di cortesia. E’ giusto non entrare nello specifico, mi son detto. Troppa grazia Sant’Antonio! Diceva mia nonna.

Oggi vado in mediazione. Arrivo dieci minuti prima dell’ora all’appuntamento. Mi fanno attendere.

Nella sala d’attesa c’è un ragazzino biondo. Lo guardo. Mi piacerebbe chiedergli perché sta lì, ha il volto troppo rabbuiato però. Non so come prenderebbe la mia invadenza.

Non ha lo smartphone tra le mani, cosa strana per un ragazzo della sua età. Mi sembra una immagine di venti anni fa. Vedere un ragazzino seduto in attesa, che non abbia infilato la testa in un cellulare è roba di altri tempi. Inizio a fantasticare sul motivo della sua presenza lì. Certamente ha problemi in famiglia. Certo che seduto da solo nella sala di attesa, testa bassa, mi fa grande tenerezza. Penso ai miei ragazzi e mi dico che è stato un bene non coinvolgerli direttamente in questo calvario. Ci hanno provato in tanti a metterli in mezzo.

Ex Moglie e Stiro con la richiesta di convocarli in tribunale.

Mario con l’idea di chiedere un supporto psicologico per loro.

Mi sono opposto fermamente a tutto e ne sono contento, anche se non so se abbia fatto bene in assoluto. So solo che mi sento meglio io, a non averlo fatto. Mi basta.

Suona il citofono, va a rispondere una ragazza e ripete ad alta voce: La signora Chiedialorononame!

Dopo un minuto sento la voce di Ex moglie che saluta. Entra nella sala di attesa

Exmoglie: Ciao

Paperino: Buongiorno.

Si stizza per il buongiorno, con faccia ironica.

Forse avrebbe preteso un ciao, penso.

Ma so che se avessi detto ciao si sarebbe stizzita per altro. Non ci faccio caso più di tanto.

Non ci parliamo, io seduto accanto al ragazzino e lei in piedi a fare su e giù per ammazzare l’attesa.

Finalmente spunta Lorenza, capisco che sia lei che Antonella sono impegnate in un altro colloquio. Lo hanno terminato, esce dalla stanza una donna con cui si salutano.

Ci fanno accomodare e ci chiedono di attendere un altro minuto.

Ci sono trenta gradi in città ma nella stanza insieme a me ed ex moglie circolavano i pinguini.

Arrivano. Lorenza si scusa per il ritardo.

Lorenza: Scusate ma dopo un’ora di colloquio avevamo entrambe dei bisogni fisiologici!

Ci siamo salutati e hanno preso posto anche loro.

Solita stanza, solita disposizione precaria con le quattro sedie, senza tavolo.

Ci hanno chiesto l’aggiornamento della situazione, abbiamo parlato del diritto di visita disposto dal giudice.

Ci hanno chiesto di metterci con le sedie uno di spalle all’altro, in mano un blocco, con un foglio su cui era scritta una domanda. Dovevamo scrivere tre desideri. Cosa desideriamo dal coniuge separato.

Eccoci qua ho pensato. Lorenza avrà pensato ad una tecnica delle sue, roba moderna. Sono rimasto perplesso ma mi sono messo a scrivere.

  • Mi piacerebbe che la ex moglie acquistasse consapevolezza che per i ragazzi è necessario avere un rapporto con il padre.
  • Vorrei che i colloqui tra me ed ex moglie fossero meno conflittuali.
  • Vorrei che cessasse di ostacolare il mio rapporto con i ragazzi.

 

Abbiamo letto le risposte ad alta voce.

 

Lei ha scritto:

  • Vorrebbe che la smettessi con le accuse ed i giudizi.
  • Vorrebbe che fossi più presente come padre, che non usassi il lavoro come scusa per non essere presente.
  • Vorrebbe che fossi più puntuale con la comunicazione, faccio cose di mia iniziativa senza informarla.

 

Ci siamo girati con le sedie verso una parete della stanza. Le mediatrici munite di pennarello hanno scritto al muro i nostri desideri.

Ci hanno interrogato. Ad ognuno di noi due hanno chiesto di ricordare i desideri dell’altro.

Man mano scrivevano.

 

Lorenza : Paperino, a che desiderio corrisponde l’acquisizione di consapevolezza da parte di Ex Moglie?

L’ho guardata e le avrei voluto dire tanto: Lorenza, ma non te ne vai a fare in culo?

Invece…

Lorenza, a che desiderio corrisponde? A quello che ho scritto!

Lorenza: ma questo non è un desiderio, è più una mancanza.

Paperino: Il desiderio nasce da una mancanza. Se voglio diventare ricco è perché sono povero, mica perché sono ricco. Ti pare?

I miei coglioni avevano già cominciato a vorticare.

Credo che abbia percepito la mia stizza ed ha tagliato corto, facendo lei per me.

Vorresti maggiore collaborazione, giusto?

E’ andata avanti così, con le due mediatrici a tradurre mancanze in desideri. Antonella poi ci ha fatto una lezione sulle emozioni e come trattarle. Noi a guardarle.

Le emozioni sono la nuova religione del millennio. Si fanno anche i corsi per riconoscere le emozioni. Una moda travolgente come la brillantina anni settanta. Potevi non lavarti i capelli, tanto sotto lo stucco del gel non si sarebbe visto nulla. La brillantina era anche un po’ profumata tanto da nascondere il cattivo odore.

Rabbia, Dolore, Gioia sono i santi del nostro secolo. Se riconosci una emozione significa che la puoi gestire, quasi vincere un superenalotto per questi nuovi guru.

Ci sono proprio i fanatici delle emozioni in giro. Qui al centro di mediazione, ho capito che sono dei fedayn. Guai a mostrare perplessità su tutto ciò, potresti fare la fine di Giordano Bruno in Campo dei Fiori.

E io che ricordavo quando l’emozione era qualcosa di intimo e indescrivibile, tanto forte da non potertela ripetere neanche a te stesso.

Oggi si comunica invece. Perché nulla è se non è comunicato.

Se mangi un bel piatto ad un ristorante non è fondamentale gustartelo fino in fondo e godere del momento. La cosa più importante è condividere questa emozione con altri, postando la foto del piatto magari. Se non fai la foto e non condividi è come se quel momento non lo avessi vissuto. Comunico ergo sum, direbbe Cartesio ai giorni nostri.

Emozione è una parola magica ormai, tipo fastum gel, cura tutto e tutti.

Lascia perdere che ci sono i problemi della vita. L’importante non è risolvere concretamente il problema, ma individuare l’emozione che suscita. Il problema lo risolvi dentro di te se non lo puoi risolvere fuori. Stai a posto così. Così se muori di fame, non è importante mangiare un boccone. Fa più fico scrivere su un social che mangeresti una torta gigante, ti sazi allo stesso modo.

Mi piacerebbe fare così con una costruzione. Se un palazzo sta crollando, non è importante intervenire per scongiurare il danno, basta sentire il botto che fa. Se riesci a filmare il tutto poi, sei al non plus ultra.

Temo che sia la patologia del mondo virtuale in cui si è smesso di vivere le sensazioni, è molto più importante comunicarle e discuterne tutti insieme.

Penso che dalla mia faccia emergesse il disappunto.

Ad un certo punto Antonella mi ha chiesto che emozione avessi provato nel leggere i desideri di Ex Moglie.

Le ho detto con un po’ di malinconia e delusione: Stanchezza, sono stanco. E’ una emozione questa?

Ex moglie invece ha risposto che era stizzita. La sua emozione era il fastidio.

Ma va? Ho pensato. Una emozione nuova per lei.

Mi si è chiuso il cervello, non ho ascoltato più nulla delle minchiate che sparavano. Ho capito dove volevano arrivare. Praticamente secondo loro il percorso per stabilizzare il rapporto con i ragazzi passa attraverso lo smorzamento della conflittualità nella coppia.

Il discorso non fa una piega se ci fossero due persone ragionevoli di fronte. Un minimo sindacale almeno.

Ho pensato ai quindici anni passati in casa. A tutte le volte che abbozzavo un sorriso pur di non litigare. Le volte che ho provato ad imbastire un ragionamento per poi scontrarmi con un muro di stupidità legato con presunzione ed ignoranza.

Eppure, mi era parso che fosse chiaro che per Ex moglie le cose vanno bene se si fa come dice lei. Non esiste alternativa. Ma proprio non c’è.

La conflittualità nella coppia si abbassa se io obbedisco a tutte le sue richieste.

Paperino: I ragazzi alla domenica stanno con me

Ex Moglie: No, i ragazzi vogliono andare a pranzo dall’amico. Mica puoi spuntare all’improvviso quando ti fa comodo.

Paperino: Non c’è problema, faremo alla prossima domenica.

Ex Moglie: Sei un farabutto. Fuori dai coglioni, la devi pagare!

Paperino: Sissignora, sono un farabutto e sto espiando le mie colpe. Mi devi scusare per essere un farabutto. Perdonami.

Paperino: Sai, vorrei dare una mano a nostro figlio per i compiti.

Ex Moglie: Non te ne frega nulla dei ragazzi, ci sono i professori idonei a fare ripetizioni! Come fanno tutti. Lo manderemo a ripetizione.

Paperino: Si certo, sono un delinquente a pensare di voler aiutare mio figlio nei compiti.

Paperino: A Natale i ragazzi sono stati con te, magari a Capodanno stanno con me, che dici?

Ex Moglie: A Natale i ragazzi sono stati con me perché lo hanno deciso loro. A Capodanno vogliono stare con mio padre e mia madre, io uscirò. E’ una loro scelta. Chiedi a loro comunque, per me non c’è problema.

Paperino: Ma sarebbe carino che stessero anche con mio padre una volta.

Ex Moglie: Tuo padre è un pezzo di merda che non si è interessato mai a loro. Non lo nascondere dietro la vecchiaia, perché non regge.

Paperino: certo cara, hai ragione. Mio padre è uno stronzo, non merita nulla. Il fatto che è anziano e non vede è solo una scusa.

 

Adesso ci si mette anche Lorenza e le sue tecniche moderne a programmare di farmi fare lo spettatore nella vita dei miei figli. Magari mi chiederà di pagare anche il biglietto e renderà la cosa ufficiale. Pagheremo la Siae, tutto in regola.

Seguirò quello che mi faranno fare, per carità. Ho chiesto io di tornare da loro, figuriamoci se adesso mi tiro indietro. Francamente pensavo di avere davanti persone più coraggiose. Invece continueremo a girare intorno al problema, perché nessuno ha il coraggio di metterlo in evidenza.

Giocheremo nella stanzetta, alla fine faranno la loro relazioncina stando attente a dire e non dire. Io avrò il mio bel biglietto in tribuna centrale per guardare ogni tanto i miei figli. Roba da Vip. Peccato, perché sarebbe stato il momento di affondare il colpo. Proverò da solo tra un giro tondo ed un altro.

Alla fine Antonella mi ha riproposto la domanda. Forse ha letto la mia insofferenza.

Antonella: Paperino, cosa ne pensi allora?

Paperino: Penso che sono ancora più stanco di prima.

Si ritorna dalla Maga

E’ andata che le ha prese di santa ragione. Nella stanza, piccolina, siamo entrati in quattro. Io ex moglie, i due avvocati. Dietro ad un tavolo erano già seduti il Giudice Citto e una assitente.

Di fronte due sedie su cui abbiamo trovato posto io ed EX moglie.

Gli avvocati sono rimasti in piedi ai margini della stanza perché non c’erano sedie a sufficienza. Come fossero allenatori a bordo campo. Nell’attesa che il giudice aprisse il fascicolo e desse una lettura, pur di non guardare la mia ex moglie ho dato una occhiata ai due legali.

Stiro ha un aspetto british. Magro, molto magro, altezza media. Capello grigio cotonato pettinato all’indietro, con movimento della spazzola dall’orecchio a salire in diagonale. Viso puntuto con naso leggermente aquilino. Tutto al suo posto, sembra che sia uscito da una sala trucco. Vestito sempre in abito e cravatta, sembra che in sartoria abbiano fatto l’abito e poi ci abbiano messo lui dentro. Scarpe inglesi, testa sempre alta di quelli che hanno avuto la fortuna di non doverla abbassare mai nella vita. Sorriso impostato.

Ha quell’atteggiamento molto educato tanto da sembrare finto, anche nei movimenti non è mai scomposto. Il modo di parlare è molto simile a quello di D’Alema, molto pacato e controllato. Scandisce molto bene le parole, una qualità di chi filtra molto i propri pensieri. Di quelle persone che quando parlano non esprimono un concetto, trasmettono una verità. Nonostante abbia una certa età, credo oltre i settanta, ha la pelle liscia come se gli anni non abbiano lasciato solchi di sofferenza. Mi sembra un rettile. forse è stato un iguana in un’altra reincarnazione. Un rettile innocuo e gentile.

Se uscisse la linguetta dalla bocca ogni tanto, non mi sorprenderebbe.

Dubito invece, che gli sia mai uscita una parolaccia dalla bocca.

Anche Mario, il mio avvocato è piuttosto formale. Mario però riesce ad essere sgarbato con parole gentili e linguaggio da scuole alte. A ”fanculo” ti ci manda con l’espressione del viso più che con le parole. Te lo fa capire.

Anche Mario è sempre in abito e cravatta ma non è come un manichino, costruito per l’abito.

Si vede che fatica ad entrarci. Non è grasso ma è di quelli che per un piatto di pasta asciutta devono fare un’ora di corsa e tre Ave Maria. Ne so qualcosa.

Anche lui ha la testa alta ma sembra che sia per tenere il collo fuori dalla merda.

Lo vedi e si capisce che dentro scalpita. E’ lo sguardo da figlio di puttana che lo tradisce e che un manichino non ha. Poi Mario è nervoso, si muove a scatti, è scostumato nei movimenti. Il suo tono non è costante, ha alti e bassi. Se non lo conoscessi bene, direi che fa uso di cocaina. Modula e anche i suoi toni cambiano a scatti come si muove il suo corpo. Ti mette ansia solo a guardarlo. Mentre gli parli a volte guarda nel vuoto. Non è rimbambito. Non è che non gliene sta fregando nulla di quello che gli stai dicendo. E’ che ha già capito cosa gli vuoi dire ed è passato ad un pensiero successivo. In genere ti dà l’impressione non ascoltarti. Le tue parole sono solo funzionali a pensare quello che ti deve dire lui. Quando hai una discussione con lui non hai mai ragione, semmai accetta il tuo pensiero.

Il giudice è pronto. Inizio e parola a Stiro.

Ha esordito dicendo che la situazione è notevolmente migliorata, il padre vede i figli con continuità. Li porta agli allenamenti di calcio quasi ogni giorno e sta a pranzo con loro quando ritiene opportuno.

L’ho lasciato parlare.

Appena ha fatto una pausa…

Paperino: Le cose non stanno affatto così!

Il modo con cui l’ho detto deve essere stato piuttosto perentorio. Improvvisamente tutti hanno focalizzato l’attenzione sulle mie parole. Giudice compreso. Stiro messo in un angolo.

Sono piccole soddisfazioni.

Paperino: La situazione si è cristallizzata al momento in cui si è cessata la mediazione. I ragazzi è vero che li vedo ogni giorno, ma fatico a contattarli telefonicamente e non accettano di dormire da me. Hanno anche difficoltà a salutare i miei parenti. C’è ancora del disagio. Non è vero che posso pranzare con loro quando ritengo opportuno. Accade alla domenica e spesso vengono meno. Un’ora e poi mi chiedono di tornare a casa. Faccio da spettatore nella loro vita senza alcuna possibilità di fare veramente il padre.

Ex Moglie: Non è vero, li vede ogni giorno. Arriverà che vorranno dormire con lui. Per ora non se la sentono. Io non ho mai fatto nulla per ostacolare il suo rapporto con i figli. Evidentemente non riesce ad instaurarlo lui! Se volete possiamo sentirli direttamente i ragazzi. Così la finiamo con queste accuse!

Stiro: ( a supporto e conferma) Giudice, se ritiene possiamo sentire direttamente i ragazzi. Ci ho parlato anche io con loro e nonostante la giovane età sono maturi e determinati.

Come se il fatto che ci abbia parlato lui fosse garanzia di verità.

Mario pungente: Giudice, il collega dice che sono i ragazzi ad essere determinati, la madre dice che è il padre ad avere problemi. Sottoponiamo il padre ad una visita specialistica per capire se è vero che il problema è solo suo!

Citto è un uomo pacato, sembra il Mahatma Gandhi e lo ricorda anche nell’aspetto.

Si vede che non sopporta la baruffa e sta a disagio.

Il match è durato per un po’. Solite scaramucce. Lei a dire che il rapporto coi figli non riesco a crearlo io, io a rintuzzare.

Anche accuse per mio padre che ancora stento a comprendere.

Ex Moglie: Quando vanno a pranzo a casa sua nemmeno il nonno è sempre presente.

Paperino: Giudice, mio padre ha 90 anni, non vede nemmeno più tanto bene.

I ragazzi non lo calcolano molto e quando vanno via prova grande dispiacere. Qualche volta gli evito la sofferenza, specie se non lo vedo tanto in salute.

(Rivolto a lei). Ma la smetti di prendertela con un uomo vecchio? Ma lo capisci che quando vanno via è un dispiacere per lui?

Ex Moglie: Ognuno raccoglie ciò che semina nella vita!

Mi sono ammutolito, a quelle parole mi è montata la rabbia ed ho preferito tacere.

E’ stato meglio perché quello che ha detto è sembrato troppo anche al giudice. Si intuiva.

E’ stato Mario a dirimere la situazione. Ha i tempi lui. Ha piazzato la stoccata al momento giusto.

Mario: Signor giudice, io proporrei che si continui la mediazione familiare, visto che in precedenza ha dato buoni frutti.

Ci eravamo messi d’accordo al giorno prima che questo doveva essere il nostro obiettivo. Lo abbiamo centrato.

Citto ha concluso stranamente con tono perentorio, sembrava proprio un giudice: Signora, lei ha il dovere di collaborare. Lei ha il dovere di far si che i ragazzi stiano col padre.

Ma possibile che non riusciate a trovare un accordo su questa cosa? Lo dovete fare per il bene dei ragazzi.

Devono stare anche col padre!

Io vi risento al mese prossimo e convoco anche la dottoressa Drago del centro di mediazione. Al prossimo mese, voglio vedere che le cose siano sistemate!

Rivolto a me: Lei ha problemi a stare con i ragazzi durante la settimana?

Paperino: Giudice, nessun problema. E’ quello che chiedo da tempo.

Giudice: Che giorno preferisce?

Paperino: Uno qualsiasi, certo se fosse il venerdì, al fine settimana che stanno con me potrebbero fermarsi tre giorni di fila. Sarebbe comodo.

Giudice: Io fisso un fine settimana alternato, ed il venerdì pomeriggio. Ma sono cose che non dovrei nemmeno stabilire io. Dovete essere voi genitori a metterci un po’ di buona volontà e buon senso. Per il bene dei ragazzi.

Di seguito il provvedimento.

Udienza del xx/06/2017

Compaiono le parti personalmente ed i rispettivi difensori.

Il Giudice

Dispensa che in via provvisoria, Paperino, salvo diverso accordo, possa trascorrere il pomeriggio del venerdì con i figli dalle ore 16,00 alle ore 21 ed inoltre a settimane alterne le giornate di sabato e domenica dalle 10,00 o dall’uscita della scuola del sabato fino alle 21,00 della domenica.

Richiede al centro per la famiglia di Paperopoli di proseguire negli incontri di mediazione tra genitori in modo da individuare regole condivise per il periodo scolastico.

Fissa l’udienza del 10/07/2017 ore 11,30 per la comparizione delle parti e della dott.ssa Lorenza Drago del centro per la famiglia al fine di valutare la calendarizzazione sopra indicata.

Si comunichi al centro per la famiglia.

Il Giudice

Ritorniamo al centro di mediazione,  da Maga Lorenza. C’è da dare l’ultima spallata al muro di gomma e lei la magia me la può fare.

Ci spero molto.

Il signore qui presente e Tacitus

Martedì scorso mediazione. La mia ex moglie è arrivata in ritardo. C’erano Lorenza ed Antonella, le mediatrici. Abbiamo chiacchierato nell’attesa.

Lorenza era con la sua cartellina, quaderno nero Moleskine, agenda con copertina che richiama un libro di Coelho. Carica come sempre, beata lei. Anzi, più carica del solito. Antonella, nulla con sè, un po’ meno professionale, quasi in visita d’occasione.

Due modi diversi di affrontare una riunione.

L’esito del pomeriggio è stato positivo. Lorenza ha alzato l’asticella ancora un pochino. Giovedì avrei dovuto provare a portare a pranzo i miei ragazzi. Un altro pressing di Lorenza ha dato i suoi frutti. La tecnica sempre la stessa. Sfogo, lisciatina, colpo.

La mia ex scalcia in maniera terribile e ormai in modo nemmeno celato. I primi tempi si conteneva, ora le spara proprio in faccia le cose.

E’ partita con i suoi soliti sproloqui.

Sono io il responsabile della rottura del dialogo con i miei figli.

Non so comunicare.

I ragazzi non hanno necessità di guida, si gestiscono bene da soli perché ragazzi eccezionali.

Campano di rendita in fatto di educazione, pare.

Lei non è in grado di intervenire con loro proprio per questa autonomia che hanno maturato.

Sembra che abbia due figli trentenni invece che quattordicenni.

Delira.

Quello che è cambiato rispetto a quando ero in casa è che ora siamo in tre a doverla ascoltare.

Prima ero da solo.

Sembra la canzone dell’Hully Gully, l’ho detto anche a Lorenza che si è fatta una risata.

Lorenza ha provato a dirle:

– Ma guarda che questo non va bene, i ragazzi devono sentire dei limiti. Non va bene che decidano loro in tutto e per tutto.

Ma lei:

– a quattordici anni sono grandi e non mi stanno molto a sentire. Ho lavorato negli anni precedenti e adesso fanno bene da soli.

Rimane convinta che il problema sia solo mio, e solo io ne sia la causa.

Questo il succo delle sue farneticazioni che ho persino noia a ripetere.

Ho cercato di assecondarla questa volta, come si fa con le persone deliranti.

Se incontri uno in pieno delirio lo fai accomodare e gli offri un bicchiere d’acqua, non lo contrasti.

Ascoltavo e mi tenevo la testa tra le mani di tanto in tanto.

Il delirio si percepiva e traboccava con le sue parole. Lorenza ed Antonella ne ascolteranno tante di persone alterate e non so che etichetta possano darle.

Ho provato a dirle che i ragazzi non possono essere abbandonati a se stessi. Oggi sono bravissimi, ma i problemi arrivano quando meno te l’aspetti.

Nulla da fare, la sua risposta: Ci dovevi pensare prima di andartene da casa.

Mi è venuto in mente tutte le volte che davanti ai ragazzi mi chiedeva quando ‘’mi fossi tolto dai coglioni’’, usando proprio questi termini.

L’ho tenuto per me. Non sarebbe servito. Il suo delirio è come un vulcano che erutta, le mie parole come dei cerini buttati sulla lava che cola. Una scintilla insignificante in un magma. Avrebbe travolto e inghiottito qualsiasi osservazione.

Antonella, pietrificata. E’ giovane e si capisce che è più a suo agio se si parla di emozioni. Roba da letteratura della mediazione. Credo che sia tra le prime mediazioni che fa e accorgersi che nella pratica quotidiana è tutto molto più miserabile, la deve aver ammutolita. Dal mio canto, in questi frangenti mi faccio pena ad essere io attore di questo spettacolo. Il disincanto è stata la cosa che ha spezzato le ali alle mia aspirazioni. Esserne protagonista mi lascia l’amaro in bocca. Chiederei scusa ad Antonella se non sapessi che dopo di me ne vedrà molti altri così. Dovrei chiederle scusa per il mondo.

Mentre questa colata di livore misto a farneticazioni investiva me e le due mediatrici è venuto fuori il discorso della pianificazione del diritto di visita.

Lorenza ci ha invitato a pensarci seriamente. Pianificare serve anche ad entrare nell’ottica giusta. Si parte dal pranzo col papà che non è un estraneo. L’obiettivo è raggiungere una affido condiviso e partecipato da entrambi i genitori.

E’ stato il momento dello sconforto massimo. Si è cominciato a parlare, solo parlare di quando un giorno i ragazzi passeranno un fine settimana con me.

Ex moglie: Ancora pensi che quando dovessero passare un fine settimana con te, se dovessi saltare per un tuo impegno, al successivo week end recuperi!

Paperino: Ma come? E’ un anno e mezzo che non passo un giorno coi ragazzi, si sta solo accennando di passare un weekend con loro. Tu già pensi a quando mi negherai la possibilità di farlo?

Ti rendi conto? Quando dici che saresti contenta che i ragazzi passassero un fine settimana con me a cosa ti riferisci???

E’ andata avanti Lorenza, brava come sempre, da sola. Praticamente ha mediato lei al mio posto. Lorenza: Giovedì il papà li invita a pranzo. E se non giovedì, un altro giorno.

Ex Moglie: Io lo dico, ma se loro non vogliono, cosa posso farci?

Lorenza: No, non devi dirglielo. Loro, lo devono fare. Tu non puoi e la nonna nemmeno quel giorno. Tocca al papà, sennò rimangono senza cibo. Ci sono delle cose che i ragazzi non scelgono. Le devono fare. Punto.

Ex: Io ci provo ma non è che posso fare le cose al posto del signore qui presente.

Mi chiama così, il ‘’Signore Qui Presente’’.

Il signore qui presente ci ha provato al giovedì ed è andata buca, purtroppo.

Me lo ha mandato a dire AAAAA con un sms.

AAAAA: Io e BBBBB domani siamo incasinati perché io ho allenamento alle 14,30 e lui ha la partita alle 18. Abbiamo tantissimi compiti. Non ce la facciamo per pranzo, vediamo nei prossimi giorni.

Sempre preciso AAAAA. Un professore. Non ammette repliche.

Aspetto paziente. E’ stato un rigetto, ben motivato e circostanziato. Diverso dai no precedenti. Senza spiegazioni. Meglio di una non risposta anche.

Venerdì è arrivato Tacitus, Salvo al secolo. E’ venuto a trovarmi da Roma il mio compagno di banco el liceo, di università e testimone di nozze. Ingegnere come me, ma elettronico. Non ha a che fare con i mattoni. Sa del mio blog, lo legge ed ogni tanto commenta. Il soprannome Tacitus non gliel’ho dato io. Non è tanto per la poca loquacità, per lo meno quando comincia a parlare non lo freni facilmente. Tacitus credo stia per enigmatico e calmo. Chi non lo conosce ha bisogno di un interprete per parlarci.

Era venuto già qualche mese fa. Ci eravamo sentiti per telefono, io ero piuttosto giù per via dei ragazzi che non vedevo e sentivo. Alla fine della conversazione mi aveva detto che sarebbe venuto a trovarmi.

Mi ero preoccupato all’epoca, per muoversi da Roma, mi avrà sentito proprio giù. In fin di vita, tipo.

In realtà era giù anche lui, l’ho scoperto dopo. Aveva ascoltato le mie lagne per tutto il weekend e poco prima di ripartire mi aveva sparato la bomba. Sta in rottura con la moglie anche lui. Lo ho guardato e lo ho mandato a cagare. Tacitus non ha figli, ma è sposato da poco tempo. Anche io avevo fatto da testimone al suo di matrimonio. Non siamo dei buoni mariti entrambi, evidentemente. Appena partito mi sono fatto una risata.

Siamo molto diversi io e Tacitus. Lui è un riflessivo ed un teorico, io più esuberante e praticone. Nato a Messina ha girato un po’ l’Italia per via di suo padre bancario. Si è fermato otto anni a Paperopoli e me lo sono trovato accanto dalle medie ed al liceo. Alla fine del liceo ci siamo catapultati in stanza insieme nel pensionato universitario a Milano.

Alcune persone hanno il back up dei dati della tua vita. Tacitus ne ha una mia copia. Ha vissuto con me l’adolescenza e siamo diventati uomini insieme. Quando ci vediamo non facciamo altro che aggiornare il back up.

Da ragazzi ci beccavamo in continuazione. Lui contestava i miei modi spicci e la mia esuberanza impaziente. Sembrava non capisse come potessi sorvolare sulle cose, fottermene. Io gli contestavo il suo rigetto del mondo. Soffriva per quello che non comprendeva. Una strana coppia, io con i capelli a spazzola e piuttosto appiattito alla normalità dell’epoca, lui nascosto dietro lunghi capelli quasi al sedere che facevano scopa con la sua chitarra elettrica e le sue borchie.

Ci siamo voluti un gran bene e ce ne vogliamo tutt’ora.

Mi fido di lui, ma non la fiducia che ti fa girare le spalle ad una persona. Un po’ di più. La fiducia che ti fa indossare gli occhi di un altro per vedere il mondo. Pensi che anche se diverso dal tuo modo di vedere, ciò che vedi è giusto.

Per una strana congiuntura è accaduto che arrivato Salvo e le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto. Ho avuto un paio di buone notizie per il lavoro e i miei due ragazzi hanno accettato l’invito a pranzo. Ho fatto scegliere loro il posto.

Non pranzavo con loro da più di un anno. E’ strano, ad ogni piccola conquista sento un po’ di stanchezza in più. Avrò mandato più di trecento inviti a pranzo nell’ultimo anno. Non mi avevano neanche considerato degno di risposta.

AAAAA mi ha detto di voler andare in un centro commerciale. Gli ho detto va bene. Servirà a dare un senso di routine alla cosa. Un ristorante vero e proprio avrebbe potuto dare il senso di cosa straordinaria.

Salvo, i miei ragazzi lo conoscono. Negli anni ci siamo visti più di qualche volta. Una volta venne a trovarci con un barattolo di nutella enorme per loro. Lo ricordano soprattutto per quello.

Poi penso che ricordano l’affetto con cui ho sempre parlato delle cose che facevo con lui.

C’è da dire che adesso fa il dirigente, ha tagliato i capelli ma l’aspetto un po’ truce da chitarrista metal gli è rimasto. Agli adolescenti piace il truce buono. Lui lo è molto. Molto truce e molto buono.

Sono stato felicissimo di avere tutti e tre ospiti. C’ero io ed il back up di me adolescente con i miei due ragazzi adolescenti allo stesso tavolo. Mancava Mario, l’altro mio amico fraterno e saremmo stati al completo.

Abbiamo iniziato a parlare del fantacalcio. Salvo sta al calcio come un bue sta alla palestra. Per fortuna si è accorto che una maglia di BBBBB ricordasse un famoso cantante RAP. Per tutto il pranzo abbiamo parlato di musica poi. Ho finalmente capito cosa può infiammare BBBBB. E’ un amante del RAP. E’ una chiave per dialogare con lui. Nell’ultimo anno si deve essere appassionato.

I ragazzi pendevano dalle labbra di Salvo che di musica invece ne sa parecchio. Io li guardavo tutti e tre ed ero felice. Finito il pranzo, mi hanno chiesto di fare acquisti. Mi hanno polverizzato la carta di credito, ma fa nulla. Troppo soffice la giornata perché riuscissi a piantare dei paletti.

Andare con Salvo all’incontro per me è stato come portarmi una fidejussione della mia vita all’incontro con i miei figli. L’anno che è passato è stata una prova dura. Quando i ragazzi mi vedevano e si giravano dall’altra parte ho dubitato della mia capacità di uomo oltre che di padre. La presenza del mio amico e del suo affetto, è servita come garanzia per me stesso. Mi ha dato solidità.

Certificavo ai miei ragazzi che forse hanno detto qualcosa di sbagliato sul mio conto. Dentro di me pensavo di dir loro :‘’Vi porto chi mi conosce bene’’.

A sera siamo usciti da soli con Tacitus. Bottiglia di vino super, rum agricolo, zuppa per contorno. Al rientro poi…

Salvo: I ragazzi oggi mi sono sembrati felici, come se nulla fosse accaduto. Erano tranquilli e siamo stati bene.

Paperino: Sai cosa non capisco di tutto questo?

Salvo: Cosa?

Paperino: Il perché. Perché?

Salvo: E’ una domanda che ti serve?

Paperino: No.

Salvo: Allora è una domanda inutile

Paperino: Già.

Ieri sono andato a prendere AAAAA dall’allenamento.

Appena mi ha visto mi ha chiesto: Salvo è andato via?

Paperino: Si, lo ho accompagnato in aeroporto a primo pomeriggio.

Era dispiaciuto. E pensare che tra le critiche che gli muove sua moglie è che ha difficoltà relazionali. Non con gli uomini di casa Paperino certamente.