La roba

Ho passato due giorni a sistemare roba.

Mi sono stancato. Più della metà da buttare. Vecchie giacche, vecchie magliette consumate. Pantaloni che non utilizzerei più. C’è anche qualcosa da cui mi separerei molto malvolentieri, ma so che se la conservo, marcisce nell’armadio.  Hanno la mia impronta di tanti anni, oggi si ricongiungono a me. Qualcosa che non metto le regalo a qualcun altro. Rivivrà magari.

Non ho mai capito perché mia moglie accumulasse la roba senza disfarsene mai.

Ogni tanto riuscivo a bypassare il suo sguardo vigile e fare qualche sacco di roba vecchia per donarla ai poveri. Il più delle robe, lei le imbustava e le riponeva in anfratti dell’armadio sormontati da roba nuova. Era diventata talmente brava nel conservare che l’armadio sembrava aver acquisito delle volumetrie inaspettate con il tempo. Una specie di armadio Barbapapà. Rovistare per cercare qualcosa equivaleva a una dichiarazione di guerra.

Aveva un controllo su tutta casa, peggio di un SS. In tutti questi anni mi sono sentito ospite.

Se ero a cercare qualcosa, dopo 5 secondi piombava da dietro con una scusa qualsiasi per vedere cosa stessi facendo. Era così con me, ma anche con i ragazzi.

A volte scampavo la ronda, ma se ne accorgeva uguale. Non le sfuggiva praticamente nulla.

  • Cosa sei stato a fare nella cabina armadio oggi pomeriggio?

Quella era la cosa che mi dava maggior fastidio. Come se avessi una telecamera puntata addosso.

Il più delle volte trovavo un modo per non rispondere:

  • Il bagno era occupato ed ho pensato di farla tra le robe, c’era cattivo odore?

I ragazzi ridevano, lei non si scomponeva per nulla, anzi… partiva con la filastrocca.

  • Tu non fai un cazzo tutto il giorno, vieni a casa e ti metti a rompere i coglioni a chi lavora. Non sono la tua schiava!

Una cosa che non sopportavo era la sua volgarità a tutti i costi, davanti ai ragazzi.

Cercavo di riparare sempre con un po’ di ironia:

  • Ragazzi, è una fortuna che la mamma sia madrelingua francese. Sarà un vantaggio per voi quando frequenterete la Sorbona.

Novanta su cento è andata così, una decina di volte le ho risposto a tono ed è finita in rissa.

I ‘’coglione, fallito, ricchione’’ piovevano come polpette.

E’ stata tosta. Al quarantesimo coglione le rispondevo con un ‘’deficiente’’. Poi il silenzio. Qualche volta durava anche una settimana. Non era una vendetta la mia, era come se mi rintanassi per lenire le ferite dell’orgoglio.

A volte mi urlava a pochi centimetri dal viso. Mi provocava. La spingevo in là con le mani. Continuava, dicendo che non mi dovevo permettere a toccarla neanche con un dito.

Mia madre è morta che avevo 18 anni. Non le ho mai sentito dire una parolaccia. Non era laureata all’Università degli Studi come mia moglie. Conosceva la vita, la laurea di mamma l’aveva presa sul campo, con quattro figli. Aveva fatto la terza media, da ragazza la parrucchiera. Era sempre sorridente e portava dei grandi orecchini. Erano la prima cosa che indossava al mattino. Prima gli orecchini, poi il sorriso. Tra sorriso e orecchini scintillava. Una volta le dissi io ‘’vaffanculo’’. Avevo 14 anni. Ci rimase talmente male che non mi permisi mai più ripetere la cosa. Ancora oggi provo un piccolo senso di colpa per questo.

A volte penso che gli studi costituiscano un alibi per violenza e volgarità. Quasi che un avvocato violento commetta uno scivolone perché stressato, un operaio violento invece, è un vero delinquente.

Si è decisa a mollare l’osso finalmente. Dopo 8 mesi sono riuscito ad entrare in possesso della gran parte delle mie cose.

La ho minacciata di non passarle più un euro ed il mio avvocato ha fatto una pec al suo, sollecitando la cosa. Più che la mia minaccia credo sia valso il sollecito del suo legale e di quelle anime nere della madre e della sorella. Il commento sarà stato:

  • non sta bene che ti presenti all’udienza e non gli hai restituito le sue robe. Sarebbe un punto a suo vantaggio.

Al sabato:

 

LEI: Siamo senza soldi non ce la facciamo ai ragazzi servono anche i soldi per uscire per piacere grazie.

IO: Mi rispondono al telefono se hanno bisogno, prego.

Se pensi che sia un bancomat hai sbagliato

Imparino l’educazione, prima, poi escono. Altro che paghetta.

Li accompagno io a scuola, agli allenamenti, così risparmi benzina.

Se devono uscire mi dicono dove vanno e con chi.

Io dovrei dare la paghetta e dei ragazzi che non mi rispondono al telefono e non mi dicono cosa fanno e con chi stanno? Hai sbagliato indirizzo.

LEI: Sono due ragazzi splendidi ed educatissimi. Lo sanno e dicono tutti, dai professori agli amici e dai genitori degli amici. Ragazzi così splendidi non ci sono e non ti permetto di offenderli ancora. E’ un continuo, ecco anche perché con te non vogliono venire. Fatti un esame di coscienza tu che sei il padre.

IO: Cambia indirizzo per il bancomat

LEI: Stammi bene

IO: Continua cosi

LEI: Doveri si chiamano

IO: Ci sono i diritti anche di padre che tu stai calpestando.

LEI: Non sai che dire per coprire i tuoi sbagli, offese.

IO: Settimana prossima non potrò darti nulla.

LEI: Stai attento

IO: Ho bisogno delle scarpe che non mi dai.

Ne ho tre paia a casa

E’ un peccato doverle comprare

Ma fai come credi

LEI: I tuoi figli non hanno vestiti e nulla dovrò vendere ciò che c’è allora a casa

Ti preoccupi di te

IO: Fai come ritieni

LEI: Fattele regalare tu da chi ti ha rovinato così

IO: I miei figli mi chiamano o rispondono alle mie chiamate se hanno bisogno

Li ho appena chiamati, nessuna risposta, come succede da mesi. Il piccolo ha anche respinto la chiamata. Questa è l’educazione che gli dai. Evidentemente non hanno bisogno. Saluti

LEI: Forse non ti sai far amare e l’educazione la hai data anche tu ma già tu sei perfetto e non sbagli mai peccato che sai solo accusare ciao.

 

Al lunedì non verso soldi.

 

Lunedi :

LEI: In casa di tuo non c’è più nulla e tutto nel garage di fronte al nostro, quello comune. Per favore puoi lasciare le chiavi e il telecomando del garage e del cancello grazie.

IO: Domani vado a vedere.

 

Martedì mattina sono entrato nel box. E’ stato strano tornare a casa. Ho approfittato dell’assenza di tutti. Mia moglie a lavoro al negozio del fratello, i ragazzi a scuola. Non volevo incontrare lei, ormai mi da il voltastomaco e non volevo che i ragazzi mi vedessero portar via le robe. Oddio, non li vedo da tempo, ma meglio non in questa circostanza.

Apro la basculante del box che ho in comune con mio fratello. Sono circa le 10 del mattino. Non sono riuscito a portar dentro l’auto. Sarebbe stato comodo caricare le cose dal box in auto, direttamente. Il pulsante del cancello esterno però, dopo otto mesi di inutilizzo, non funziona più. Saranno le batterie.

Vicino c’è il canestro dove giocavo a basket coi ragazzi. Il senso di vuoto è stato come quando vai in visita ad un cimitero, pieno di cose che non saranno più. Il silenzio intorno ci metteva il carico.

Mi toccherà uscire la roba a mano e farmi un bel pezzo di strada con i pesi.

Ce n’è una montagna. Sotto, dei borsoni vecchi, sopra, appoggiate alla rinfusa, il resto delle robe.

Rimango qualche secondo ad osservare il mucchio. E’ una vittoria, ma le fini, anche se vittoriose, le festeggi sempre con un po’ di malinconia. Ho fatto una piccola breccia nel muro, comincio a portare via qualcosa da casa. Poi ci saranno i ragazzi, penso.

Mi maledico per non aver cambiato le batterie al telecomando, sarà una fatica portare tutte le robe su, attraversare il cortile e portarle in strada dove c’è l’auto. Varrebbe la pena andare a comprare una batteria nuova al telecomando, ma ho voglia di andarmene presto. Meglio sbrigarsi, si riducono le possibilità di incontrare qualcuno e dare spiegazioni di circostanza, che odio. E’ un orario perfetto le 10. Non passa quasi mai nessuno. Sono tutti fuori per lavori o per commissioni.

Nel silenzio tombale del condominio faccio una decina di viaggi. La schiena è a pezzi. Man mano che porto via le cose, le riconosco. Quanti anni son passati. Molta roba la regalerò, è immettibile. Provo un po’ di vertigine per il tempo passato.

Mi viene da dire alle mie cose:

– Dai scappiamo, prima che torni qualcuno!

L’auto scoppia.

Prima di chiudere il basculante do una occhiata in giro. Guardo le bici, guardo se c’è qualcos’altro che mi appartenga. Non ho visto nei borsoni e nelle buste, mi pare che non mi abbia reso gli orologi.

Prima di abbassare, un sospiro. Forse non ci entrerò più in quel box. Ne ho avuti tanti di addii nella vita. Col tempo ho imparato bene a distinguere un addio da un arrivederci.

E’ una capacità che si sviluppa dopo i quarant’anni. Prima dei quaranta in ogni addio non c’è mai la consapevolezza del ‘’mai più’’. Dopo i quaranta, la consapevolezza diventa una patina che ti porti addosso, una cartina di tornasole che ti fa capire se ci sarà un’altra volta o meno. Sbagli raramente.

Durante il viaggio ho sperato di non incrociare polizia o carabinieri, mi avrebbero tolto la patente.

La macchina è colma a tappo. Ho delle robe anche sul cambio. La mia visuale è poco più di 90 gradi. Se facessi un’ incidente, sai che divertimento per mia moglie?

I tedeschi questo compiacimento malevolo lo chiamano Schadenfreude. Mi è sempre piaciuta come parola. Amo quando le altre lingue hanno un termine che noi riusciamo a rendere solo con un giro di parole. Non c’è un termine italiano, è traducibile con il ‘’gioire delle disgrazie altrui’’.

Ridevo da solo pensando alla sfiga di darle uno Schadenfreude!

E’ il momento in cui l’Italiano mi pare arranchi e per questo gli voglio più bene.

Arrivo a casa di mio padre, in campagna. Posso mettere l’auto vicino alla stanza che occupo, che da direttamente sull’esterno con una porta a vetri. In pochi secondi scarico tutto nella stanza.

Sto sudando. Do una sbirciatina alle robe un po’ più approfondita. Ci sono giacche che hanno più di dieci anni. Mi ricordo perfettamente il periodo in cui le indossavo. C’è l’abito del matrimonio, le scarpe della laurea.

Ho la sensazione di una camminata sulla sabbia di prima mattina. Ti giri e vedi le tue impronte sul bagnasciuga ed è come se ti seguissero per raggiungerti da lontano. Ogni passo ha il suo segno. In poco ricordo esattamente da dove sono arrivato, passo dopo passo le mie impronte mi si riavvicinano.

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49 thoughts on “La roba

  1. È terribile come siamo incatenari ai nostri limiti ed incapacità di amare. Voglio dire che veramente partendo dalla nostra sola buona volontà e capacità e desiderio di voler bene non riusciamo a mettere su un vero rapporto di amore. L’amore proviene da un Altro. Anche il mio matrimonio ha rischiato una rottura , non si può vivere inseguendo una propria opinione del mondo , della realtà e delle relazioni. Ci si salva e si salva la famiglia solo se siamo educati da una alterità che faccia scoprire la profondità del nostro cuore e della nostra intelligenza e ci insegni la misericordia e il perdono, cosí che si possa ripartire ogni istante

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      1. Non credo sia questo, è che non si è seri con la propria vita e quindi non si è seri con la vita dell’altro. Poi magari ci si mette insieme per motivi svariati che hanno la parvenza di un amore ma sono legati a convenienza , ad immagini , a progetti.

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      2. Io penso si possa. Ci vuole disponibilità di tutti i pezzi però. Non funziona se è solo da una parte, ovviamente.
        Sbagliato è cercare di ricostruire esattamente ciò che c’era prima. Deve essere una nuova partenza. Ho visto casi in cui funziona.

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      3. Conosco anch’io situazioni che appaiono irreversibili. Ma se non cambia il cuore della persona non può cambiare il mondo attorno a lei. Questo è il punto è il cambiamento del cuore che permette di riconcilare le realtà più complicate.

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  2. oddio. ogni volta che ti leggo sono lì. e quanta nostalgia. tenerezza. rabbia. sabbia e sudore. Con i ragazzi…sarà un po’ come con le tue cose. Tolto il vecchio ci sarà modo di far spazio a un nuovo modo di relazionarsi. Dai…abbraccio1

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      1. “iL Mago della Pioggia” era riferito un po’ a te-padre, verso i tuoi figli, era una visione un pochino poetica, poi la musica si sa, ogni tanto ci sta bene, rilassa molto. ( quando mi è capitata di sentirla questa SonG mi è sembrato di intravedere quel discorso : “mi basta un gesto vostro, uno sbatter di mani, e io corro da voi in un batter baleno” 😀
        Per quanto riguarda il testo che ho letto, wow.. do ragionissimo su tutto : fai benone, prima il rispetto, poi l’educazione, affetto e stima per te che sei IL Padre con la P maiuscola, e con Lei… fai bene : patti chiari e amicizia lunga.. …. Poi, beh, io per prima detesto chi ha la malattia dell’accumulo… … uhmm lasciamo stare.
        WiW buttare e WiW rinnovare! 😉
        Spero che ti possa riavvicinare ai tuoi figli, che capiscano che hanno un padre che non dovrebbero perdere ma tener stretto…. .. io lo so, non tutti hanno questa fortuna… … giorni di maretta anche per me, in cui la mancanza di rispetto l’ho veduta ad occhionudo, e percepisco al volo quando una persona la dà… la stima/rispetto, perché qui continuano a non capirci niente …. ..
        Buon tutto 😀

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      2. Grazie per le tue parole . Il problema oggi è che i miei figli non vedono questo bel padre che vedi tu. Mi devo riavvicinare a loro, questo senz’altro. Trovare la strada mi sta sembrando davvero difficile. Se non mi vogliono vedere è perché hanno rabbia nei miei confronti,non so se basta il tempo e la mia dedizione a far cambiare idea. Lo spero.

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  3. Amo il tedesco per la capacità di sintesi dei concetti. Lo Schadenfreude da noi andrebbe esplicitato in un ‘sai come mi ride il culo che …?’. Lungo. Comunque adelante. Prima o poi capiranno.

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  4. a parte che son stupito dalla tua memoria di ricordare i dialoghi così fin nei particolari,
    hai scritto proprio un bel pezzo permeato di tanti sentimenti contrastanti e verità …
    direi che non hai sbagliato un colpo, che la tua ex mi pare ogni volta sempre più str …
    e che le guerre si combattono con tante battaglie, poco alla volta, passo dopo passo,
    quindi ci vuole pazienza (ed intanto la “data” si avvicina) 😉

    ciao 🙂

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    1. Ciao Claudio, la data si avvicina… vero… chissà se accadrà qualcosa, vedremo. Ho sempre avuto una buona memoria effettivamente, anche per i numeri. Aiuta a volte. Altre meglio dimenticare! A te come va?

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      1. solito tran tran ….
        potrebbe andare molto meglio ma dato che potrebbe andare anche peggio prendiamola come viene … grazie …

        qualcosa comunque accadrà
        l’attesa non è piacevole in questi casi
        ma tutto dipende dalle aspettative,
        se si riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno e si è ottimisti anche l’attesa può essere vissuta con speranza (quindi piacevolmente come l’attesa del giorno di partenza di un viaggio che si sogna da tempo) ; in caso contrario la si vive con ansia ed è solo controproducente;
        direi che per fasciarsi la testa attenderei di averla prima battuta … no?

        Se pensi positivo vedrai che andrà tutto bene …

        ciao 🙂

        PS – io memoria … zero ormai 😉

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      2. la forza del pensiero positivo, c’era un periodo che mi accadeva tutto ciò di buono che pensavo… è una cosa che mi ha sempre affascinato… siamo in grado col pensiero di condizionare gli eventi? sarebbe una magia…

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  5. io mi vergogno per tua moglie. imbarazzante il comportamento che ha nei tuoi confronti, imbarazzante il modo in cui si comporta con i tuoi figli mettendoteli contro, per quale motivo poi?
    è tutto davvero molto triste.
    ricollegandomi al commento del tuo post precedente io credo che sì, nel profondo loro capiscano, ma data la loro giovane e difficile età e la situazione probabilmente capiranno meglio in futuro.
    non mollare. sei fortissimo

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    1. Ci sono delle persone abituate ad avere tutto. Pensano che tutto sia dovuto, non so nemmeno se è carattere o educazione. Forse un mix di entrambe le cose. Ogni giorno dovrebbe essere una piccola conquista. Quando pensiamo che le cose siano scontate è il momento in cui cominciamo a perderle.

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  6. Passavo di qui per ringraziarti del cortese follow e non immaginavo di trovare pagine di vita tanto intense. La mia vita, almeno finora, è sempre stata relativamente fortunata, ne ascrivo il merito al Destino, la D maiuscola, mica per altro – e perciò nell’apprendere da fonte diretta situazioni (peraltro rese in modo puntuale, impeccabile) prendo coscienza di quadri di vita finora certamente sentiti ma filtrati-mediati-evanescenti.
    Mi domando perchè debba esserci tanta sofferenza. Infatti, anche chi la procura e attizza – ne sono certo – non può trarne motivi di felicità.

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    1. Ciao, grazie per esser passato di qui. La Fortuna penso sia sempre un qualcosa di relativo. Fino a qualche anno fa non avevo molti peoblemi. In poco tempo la vita ha subito una sterzata inaspettata. Non so
      cosa determini la sorte e cosa dipende dal nostro libero arbitrio. Non ho la fede, non ho questo dono. Quando mi chiedono se credo, rispondo che cerco. Magari troverò. Con la T maiuscola! 🙂 grazie ancora. Ciao

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  7. Ciao! Ho visto più volte che sei passato a leggere le parole che scrivo e sono felice che tu le abbia apprezzate, così stavolta sono venuta a trovarti io, anche per conoscerti un po’.Mi si è delineata la tua storia e parte di ciò che posso immaginare tu abbia provato e provi nella situazione che stai vivendo. Mi ha addolorato sapere che tu e la tua famiglia, i tuoi figli, tua moglie, stiate attraversando uno tra quelli che reputo come i peggiori momenti che si possano vivere dopo la decisione di non stare più insieme. O almeno, questo mi sembra di aver compreso. So per esperienza personale come siano delicati e furibondi quei giorni, quelle settimane, quei mesi gonfi di risentimenti, di rancori, di confusione, di eccessi, di tenerezza a volte straziante, soprattutto quando ci siano dei figli, ma anche dominati dalla lucida sensazione che un grande cambiamento stia avvenendo e che sarebbe bello ed importante potesse portare nella nostra vita un po’ di serenità e anche (perché no?) un po’ di felicità. Te lo auguro di cuore. A presto. Cordialità.

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  8. leggendoti mi rendo conto di aver scelto bene per la mi aseparazione. nessun assegno, affido congiunto, ognuno compra quello che serve e lo tiene per se.
    Così non abbiamo nulla da rinfacciarci.
    W l’indipendenza.

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      1. non è stato facile. diciamo che io ho detto “fermiamoci prima che finiamo per perdere i rispetto uno dell’altra” e nonostante le difficoltà iniziali, e le discussioni, tutto è finito bene. Però queste cose sono possibili solo se entrambe le parti si dimostrano persone mature e responsabili.

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      2. basta chiedere. ancora oggi io sento uno psicologo per comprendere le dinamiche. E lavoro molto su me stessa, perchè non posso pretendere di cambiare gli altri ma posso risolvere i miei conflitti. alle volte abbiamo le soluzioni sotto al naso e non le vediamo perchè ci ostiniamo a comportarci come abbiamo sempre fatto.

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