Al passaggio a livello

Mio figlio più piccolo giovedì fa la cresima. E’ un giorno speciale, essendo anche il giorno del mio compleanno. L’ho saputo da mia moglie della Cresima, per una richiesta di compartecipazione alle spese.

Non ho il dono della fede. Nutro un grande rispetto per chi crede, lo vedo come un qualcuno che riesce dove io non ci sono riuscito. Più che laico, sono sempre stato un po’ anarchico di carattere. L’idea del dogma mi è stata sempre stretta come se indossassi un vestito due taglie inferiori. A tratti mi procura claustrofobia. Mi piacerebbe credere però. Sarebbe una gran bella cosa.

A casa di mia moglie si dicono devoti invece. Ci tengono molto ai sacramenti ed alle festività religiose. Da loro per la prima volta ho festeggiato Sant’Antonio, anche se non c’era nessuno che si chiamasse così in casa. E’ un santo importante, dicono. Il rispetto di queste sacralità è la Pietà Cristiana. Un sentimento che viene da lontano, anche i latini lo annoveravano tra le qualità del buon padre di famiglia. Per i romani era la pietas,  con qualche sfumatura diversa. Nel caso dei familiari di mia moglie  la pietà cristiana la vedo un po’ vuota di carità. Pensano molto ai cazzi loro prima, alla faccia anche di Sant’Antonio credo.

Senz’altro frequentano la chiesa più di me. Quando ci entrano abbozzano un inchino, fanno il segno della croce e si baciano il dito. Specie mia suocera, dopo essere entrata in chiesa inspiegabilmente si trasforma. L’atteggiamento è come di chi si volesse scusare del suo ingombro. La testa tende ad incassarsi tra le spalle nascondendo il collo, le spalle si stringono tra di loro. Anche le labbra si uniscono a cuoricino. Gli occhi diventano languidi, sono sempre bassi ed evitano di incrociare chicchessìa. La consistenza sembra la parte molle della lumaca. Mio suocero invece pare il suo guscio tanto è impettito e suona vuoto.

Una volta glielo dissi.

  • Mi sembri Actarus, sai?
  • Come? E che è? Una malattia?
  • Quando entri in chiesa ti trasformi come Actarus ai tempi di Goldrake. Hai presente Goldrake, il cartone animato? Si trasforma in un razzo missile?! In chiesa ti trasformi, come Goldrake e salvi l’umanità. Mi fai impazzire.
  • Ahahahaha, hai sempre voglia di scherzare tu!

Ero serissimo.

Comunque mio figlio si cresima solo per la famiglia di mia moglie. Nessuno dei miei è stato invitato. Io sono stato informato per le spese, credo. Non tirerò fuori un centesimo.

Si avvicina il giorno, il due è alle porte.

Scrivo a mio figlio, un sms. Pare li riceva.

  • Ti va di andare a comprare qualcosa per la cresima con me al pomeriggio?

Ti passo a prendere?

Nessuna risposta.

Passo a mia moglie:

  • Il piccolo non risponde. Gli ho chiesto se volesse uscire con me al pomeriggio per comprare qualcosa.

Risponde

  • Intanto le prove della cresima sono state spostate al pomeriggio, non potrebbe.
  • Vado a vederlo, allora.

Poi comincia la solita tiritera sui soldi.

  • Ti informo che siamo senza soldi.
  •  Vengono con me e non ci sono problemi.
  •  I ragazzi devono anche uscire, puoi dargli dei soldi.
  •  Se il piccolo esce con me glieli do volentieri.
  •  Ma se non volesse uscire puoi darglieli lo stesso e poi parlo dei soldi della spesa. Ho anticipato i soldi per la chiesa, 30 euro, te lo ricordo.
  •  Se stanno con me, non hai bisogno di spesa.
  •  Frasi inutili visto che sai che non vengono con te da dicembre che non avete rapporti e pensi che di botto vengano per magia? Non ti avvicini da mesi a loro ma se ci riesci ben venga. Ora per piacere lasciami stare.
  • Certo, cosa ci vuole. Sono il padre, ricordi? Dammi una mano piuttosto che assecondarli. Stasera non li fare uscire. Vedi che vengono poi con me.

Fine delle trasmissioni.

 

Intorno alle 16 e 15 parcheggio nel piazzale della chiesa.

Con la sua aria svagata vedo sbucare mio figlio piccolo dall’angolo. Ha sempre l’aria di chi è quasi per caso in un posto. Mi fa una grande simpatia oggi, più del solito.

Lo vedo e mi viene da sorridere.

Esco dall’auto, mi metto sulla sua strada. Passa, gira la testa dall’altra parte come se non mi volesse vedere.

  • Ehi ciao, vieni un attimo qua.

Accenna ad un ciao con la mano e basta. Va via. Venti metri dopo ci sono tutti i suoi amici. Si unisce al gruppo. A quella età quando diventano mucchio, fai fatica a distinguerli. Sono tutti uguali, indistinti ed indistinguibili. Bei ragazzi con la faccia pulita. La presenza degli amici mi inibisce, mi sento intruso, non mi avvicino. Avvicinarsi a tale allegria e spensieratezza con qualche pensiero triste, non va bene. Rimango nell’imbarazzo per un po’, poi decido di andare a prendere un caffè da Fabio, il bar dietro casa che non frequento più ormai. Invito per telefono Luigi, un mio amico.

Sono duecento metri, faccio la strada a piedi. Per raggiungere il bar passo proprio davanti alla mia ex casa.

Mentre mi avvicino, vedo che stanno uscendo mio figlio più grande con un amico, Andrea. Anche lui vicino di casa. Andrea abita proprio di fronte al bar, si staranno dirigendo lì.

Lo chiamo. Non mi risponde, gira la testa e va via accelerando. Saluto Andrea che contraccambia, un filo imbarazzato. Mio figlio avanti accelera, Andrea dietro che lo segue, io al seguito dei due.

Alzo la voce

  • Non mi saluti?

Nessuna risposta.

Decelero e lascio prendere loro qualche metro di vantaggio. Guardo nel portafogli, due pezzi da cinquanta. Magari mi avvicino e gli do dei soldi.

Si fermano davanti al portone di casa di Andrea, aspettano che qualcuno apra.

Mi avvicino, mio figlio si gira verso il muro. Gli prendo il braccio, per spingerlo a guardarmi e gli dico:

  • Ehi, non mi saluti?

Con un gesto brusco si divincola e mi dice

– Ma vai vai!

Gli tiro uno schiaffo, un buffetto con la punta delle dita. Non un ceffone.

Ehi, che modi sono?

Intanto aprono il cancello, lui abbassa la testa, prende il telefono.

Capisco che chiama mia moglie, è in lacrime e si allontana.

Entrano in casa di Andrea.

Immagino che stia arrivando mia moglie per fare da giustiziere.

La aspetto per affrontarla.

  • – Che hai fatto?
  • – Mi ha risposto male e gli ho dato un buffetto.
  • – Chiamo i carabinieri!
  • – Chiama chi vuoi.
  • – Prende il telefono e fa per fare un numero.
  • – Io ho da fare, lo vuoi capire! Non posso stare a casa col patema che c’è un pazzo in giro che picchia mio figlio. Adesso ti faccio passare i guai!
  • – Non l’ho picchiato, chiedi a lui prima e ad Andrea, che era presente.
  • – Gli ho solo tirato un buffetto. Piange per nervoso, non perché gli abbia fatto male.

Mi lascia scambia delle parole con Luigi che nel frattempo mi aveva raggiunto ed entra in casa di Andrea.

La gente nel bar guarda. Non me ne sono reso conto ma dobbiamo aver combinato un bel casino.

Luigi mi dice:

  • Non credo che ci siano speranze , sai? Non riesce a capire che adesso dovrebbe rimproverare il figlio perché non ti saluta e non ti risponde o perché ti ha risposto in maniera maleducata. Non fare queste sceneggiate con te. Non lo farà, però. Dovrebbe anche costringerlo a uscire, per parlarti. Tu non stare ad angustiarti. Hai fatto bene.

Esce mia moglie. Credo che la abbiano convinta   che non è nulla.

Credo anche che Andrea abbia avvalorato la mia versione dei fatti. Esce, non ha più in mente di denunciarmi, almeno.

Luigi fa uno strenuo tentativo. Parla ancora con mia moglie.

– Sai, se glielo dice la madre, magari lui esce a parlare col padre. E’ importante che parlino ora.

E’ importante sempre, ma ora in maniera particolare per quello che è accaduto. Potrebbe essere il momento per chiarire.

  • Voi non ci credete, ma io provo sempre a convincerli a parlare col padre. Che voi non ci crediate poi, è un altro conto, così come pensare che sia io a manipolarli.

Intervengo.

  • Perdonami, nessuno dice che tu non lo faccia. I ragazzi però vanno educati. Non basta dire loro ”parlate con vostro padre”. Se non rispondono al telefono, glielo togli il telefono! A parti inverse, stai tranquilla che io mi sarei comportato così. Non avrei mai permesso che i miei figli non rispondano alla madre al telefono. Glielo avrei tolto immediatamente. Così si educano i ragazzi.
  • Ma vai…. Chi te le dice queste cose, Lorenza? La dottoressa del centro della famiglia che hai corrotto?
  • Ho corrotto? Ma che dici? Ma perché pensi sempre che qualcuno macchini alle tue spalle?
  • Siiiii… ripete le stesse cose che dici tu, che credi che sia cretina io?
  • Ma forse dice le stesse cose solo perché sono cose di buon senso! Ci hai pensato?
  • Basta, dire cose su questi ragazzi. Sono ragazzi eccezionali, con due palle così e nonostante tu abbia abbandonato il tetto coniugale loro non hanno perso un colpo. Io non ti permetto di dire queste cose di loro.

Interviene Luigi di nuovo.

  • Ma tu dovresti intervenire più pesantemente coi ragazzi, non solo dirglielo. Tu li devi obbligare a tenere un dialogo col padre. Potrà essere anche conflittuale, ma il dialogo ci deve essere e solo tu puoi fare in modo che ci sia, attualmente. Vivono con te.
  • Certo che lo faccio, ma ci vuole pazienza. Non come fa il signore che vuole tutto e subito.
  • Ascoltami, ti prego. Sono passati nove mesi e le cose peggiorano. Non te ne rendi conto? Non può passare tanto tempo. Sto perdendo qualsiasi autorità e autorevolezza nei loro confronti. Non potrò più fare il padre a breve.
  • Il tuo metodo quale è quello di alzare le mani?
  • Per favore, mi ha risposto male, gli ho dato un buffetto. L’ho richiamato all’ordine, anche per sms le volte che risponde mi risponde in malo modo. E non era uno schiaffo.
  • Non ti qualificano più come padre, e questo non è colpa mia. Quindi non puoi presentarti e trattarli così.

Luigi tenta ancora disperatamente.

  • Non lasciare che i problemi tra di voi influenzino il rapporto col padre. Quello dovresti agevolarlo comunque.
  • Voi non lo conoscete quanto è bugiardo quest’uomo, per questo lo difendete.
  • No, non voglio proprio entrare nel merito di quelli che sono i problemi fra di voi.
  • E’ invece è questo il problema. E’ il suo carattere che crea problemi con tutti e quindi anche con i figli.
  • Non voglio mettermi in mezzo.
  • Tu sei stato chiamato?
  • No, vedi io abito qua e mi ero venuto a prendere il caffè. Mi dispiace della situazione e se posso tento di dare un aiuto, ma posso stare zitto.
  • Io so solo che sono stata chiamata da mio figlio in lacrime. Peggio per lui, ha fatto dei passi indietro. Io ora me ne vado.
  • Non ti sembra invece che dovresti fare qualcosa per avvicinare il figlio al padre?
  • Io non vedo l’ora che arrivi il quattordici luglio perché quest’uomo non lo voglio più vedere.
  • Ma il problema non è tra voi due, scusami.

Intervengo di nuovo.

  • Scusami, a parti inverse io non avrei permesso questo distacco di un figlio dalla madre.
  • Caro mio, in questi mesi tu non hai fatto nulla per evitarlo.
  • Ma che stai dicendo?
  • Io me ne vado, ci sarà una udienza e parleremo là.
  • Ma io parlo dei ragazzi, che c’entra l’udienza.
  • Certo, parleranno anche loro.

La discussione è continuata per un po’. E’ uscito anche il padrone di casa presso cui si era rifugiato mio figlio. Mi ha dato delle pacche verbali , dicendo che capiva la situazione e che provava anche lui a darmi una mano per quel che poteva.

Alla fine lo scontro con mia moglie sembrava avesse depresso più lui e Luigi di me.

Torno nel piazzale della chiesa e prendermi l’auto. Luigi mi accompagna. Incrocio Brizio e Susanna. Gli racconto dell’accaduto e mi ricordano di provare a parlare col parroco.

Nemmeno loro sono frequentatori della comunità. Però per affetto mi dicono che se funziona tornano in chiesa! Mi vogliono bene.

Lascio Luigi ed entro in chiesa. Il piccolo non c’è, le prove della cresima sono terminate. La chiesa brulica di gente, in gran parte donne che sembrano aver molto da fare. Evidentemente fervono i preparativi per le cerimonie.

Fermo un frate che è enorme. Credo debba aprire la seconda anta della porta per passarci. Mi fa impressione.

  • Salve Padre, cerco il parroco.

Dovevo fare qualcosa. Non nutrivo grandi speranze nel dialogo col parroco, ma proprio per questo dovevo provarci. Le grandi imprese nascono sempre quando si pensa di fare tutt’altro.

  • Vedi in giro. Non so dov’è.

Mi aggiro per la chiesa e per i vari locali adiacenti, Sagrestìa, Oratorio.

Nessuna traccia. Sto per mollare ma finalmente mi imbatto in lui.

E’ solo, che culo. In genere i parroci sono circondati da uno stuolo di persone.

E’ un ragazzo, avrà poco più di trenta anni. Occhi azzurri buoni.Vanno bene come speranza.

  • Buonasera padre. Ha cinque minuti per me?
  • Certo, dimmi pure.
  • Sa padre, mio figlio fa la cresima il due giugno. Purtroppo ho una situazione difficile in casa. Io e mia moglie ci stiamo separando e non ho un dialogo con i ragazzi.

Mi blocca.

  • Dovete riprovarci.
  • – No vede padre, è quasi un anno che non viviamo più insieme.
  • Che significa! Venite qua che vi faccio tornare insieme io.
  • – Penso che non si possa padre. Comunque ero qui per i ragazzi, se lei mi potesse aiutare in qualche modo.
  • – I ragazzi vedono il sacramento tradito e soffrono, l’ho vissuto anche io sulla mia pelle.
  • – Si certo padre.
  • – Parla con tua moglie e venitemi a trovare.
  • – Va bene, padre. Ci penso. Grazie.
  • – Ciao.

Esco, penso che la mia depressione sia arrivata ai livelli di Luigi e il papà di Andrea. Se prima c’era un gap tra me e loro, penso di averlo colmato abbondantemente. Non è colpa sua, la grande impresa però non c’è stata. Cosa posso dire, è il suo modo di vedere la cosa e nei suoi abiti è legittimo. E’ solo che forse ora non mi può aiutare. Almeno così mi pare.

Me ne ritorno a casa, in campagna.

Non ho voglia di fare in fretta. Avrei voglia di perdermi in realtà. Prendo la strada più lunga che attraversa due passaggi a livello. Ho la speranza che passi un treno, trovi la sbarra abbassata e possa stare qualche minuto ad attendere.

I passaggi a livello in campagna sono uno dei posti più affascinanti che conosca. Dopo un po’ che stai in campagna hai quasi il bisogno di sentire che il moderno esista. La quiete ti anestetizza e hai bisogno di un po’ di adrenalina per riprenderti. Il passaggio a livello da piccolo era la mia porta verso il futuro. Durante i mesi estivi, in campagna, finiti tutti i giochi che avrei potuto inventarmi, mi prendeva un po’ di malinconia. Il silenzio in quei momenti mi annoiava. Prendevo la bici e facevo un paio di kilometri verso la ferrovia. Mi avvicinavo alle sbarre, abbandonavo la bici fuori strada e mi sedevo ad aspettare su di una pietra. Prima, da campagnolo provetto, verificavo che non ci fossero serpi sotto. Così mi aveva insegnato il nonno. Il treno lo avverti prima ancora di sentirne il rumore o di vederlo. E’ la natura intorno ad agitarsi e ad annunciare l’arrivo. Gli alberi lungo la ferrovia si svuotavano degli uccelli. L’atmosfera si caricava, i peletti delle braccia da preadolescente si rizzavano e sembrava che così accadesse alla natura intorno. Lo seguivo con lo sguardo poi. Passava veloce e il suo vento sulla faccia mi caricava da matti. Inforcavo la bici con la mia dose di adrenalina e tornavo indietro fischiettando.

Il primo passaggio a livello purtroppo è aperto. Rimango un po’ deluso.

Faccio i due kilometri che lo separano dall’altro. Chiuso per fortuna.

Mi avvicino alla barra e spengo il motore. Esco dall’auto e tiro un sospiro di sollievo. Cerco una pietra e aspetto il treno.

 

 

 

 

 

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55 thoughts on “Al passaggio a livello

  1. beh … la storia del passaggio a livello è veramente bella,
    tutto il resto (come sempre) paradossale;
    non ho competenze per poter giudicare se il comportamento dei tuoi figli sia naturale o molto condizionato,
    però propendo più per la seconda ipotesi;
    non mi è per nulla piaciuto il comportamento del parroco (seppur giovane) perché poteva fare molto di più semplicemente parlando ai ragazzi;

    per il resto conosco benissimo il falso perbenismo di cui si “vestono” coloro che vanno in Chiesa per puro esibizionismo e poi fuori sono più cattivi e pieni di difetti degli altri, lo conosco per esperienza personale;
    d’altra parte non è che “credere” od essere “praticanti” sia un titolo di merito … anzi per me è proprio il contrario;

    la ragione e la religione in comune (per me) hanno solo alcune lettere dell’alfabeto …

    ho anch’io parecchi problemi ma di certo non t’invidio … i tuoi parenti (genitori esclusi) hanno poco a che fare con la ragionevolezza e questa non è una situazione facile …

    alla prossima … ciao 🙂

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    1. Anche io sono rimasto deluso dal parroco… hai ragione… mi ha lasciato addosso una strana sensazione. Vuoto. Spero che sia stato solo un problema di fretta o di occasione. Magari non tutti siamo pronti allo stesso momento. Ed io ho trovato il momento sbagliato evidentemente. Per adesso una speranza in meno Claudio. Ci ho passato tanto tempo vicino alla ferrovia da piccolo. Magari racconterò altro. Ciao e grazie come sempre. Un abbraccio.

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      1. Mi accodo a Claudio. Io continuo a deprimermi / incazzarmi sempre di più.
        QUesti amici o genitori dei compagni dei tuoi figli non possono darti una mano prendendola alla lontana? Magari loro o loro amichetti riescono a far una piccola breccia nel muro.
        Non ti manchi il mio abbraccio.

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      2. Ciao Slog. Il papà di Andrea mi ha detto che ci avrebbe provato lui e avrebbe fatto provare al figlio. Sono i miei figli purtroppo a non volermi vedere. Su questo mia moglie non dice bugie. Il fatto è che per mesi li hanno bombardati lei, sua madre e sua sorella su quanto sia stronzo e infame. È evidente che oggi ce l’abbiano con me. Oggi mia mogli fa la faccia lavata, non perde occasione di dire ai figli ” rispondete a vostro padre’. Loro dicono no e la cosa finisce là. Lei si è assicurata anche l’immagine così.

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      3. E’ chiaro che i tuoi figli dicano di no: hanno come minimo paura della madre… sanno che tu ci sei comunque, non sanno cosa succederebbe se contrariassero la madre.
        successo con amici: la creatura trattava maluccio un genitore perché cercava le attenzioni dell’altro.

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      4. Mi sembra quasi una dimostrazione di lealtà nei confronti della madre. Specie da parte del più grande. Ne fa una questione di onore. Lei soffre e lui la protegge .

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      5. Un po grossa come definizione! Ma oggi sono stato al centro di mediazione. Con la dottoressa che mi segue abbiamo ipotizzato un qualcosa del genere. Parlare con me per loro potrebbe significare una mancanza di lealtà nei confronti della madre che soffre. Dico potrebbe perché ne io ho più rapporti con loro da mesi né tanto meno la dottoressa li ha mai incontrati . Sono supposizioni in base a ciò che accade .

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      6. Mah, guarda, non sono stupidi. Prima o poi capiranno molte dinamiche e si dispiaceranno per quello che ti hanno fatto soffrire, rimetteranno in discussione la madre col rischio di rivoltarsi brutalmente contro di lei. Quando se ne accorgeranno, avranno bisogno di tutta la tua pazienza (e ti morderai la lingua per non infierire sulla serpe, perché ne soffrirebbero comunque i ragazzi) perché potrebbe essere doloroso rendersi conto che la cara genitrice è stata meschina con loro e con te. Si renderanno pure conto di essere stati manipolati ed usati contro di te.
        Il rendersi conto di quello che non vedevi e di quello che ingenuamente sei stato portato a dire/fare, è durissimo (anche a 30 e passa anni), te lo dico per esperienza personale. Soprattutto se il genitore che scopri di dover “salvare” ancora ce l’ha con l’altro “cattivo”.

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      7. Capisco che è dura. Io quello che posso fare è essere me stesso . Cercare di non farmi trasfigurare dalla rabbia. Spero che loro mi riconoscano prima o poi. Di mia moglie non voglio nemmeno parlarne. Vuole fare del male a me e non si rende conto che colpisce anche loro. Un disastro . Chissà se mai si sveglierà

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  2. Ho imparato che la fede non è devozione, è una presenza che cambia il cuore, che mette in moto verso gli altri, il prossimo, che riconcilia con chi si è odiato, che fa costruire i rapporti lacerati e distrutti. È una vita cambiata la fede, è uno sguardo libero e aperto e amorevole. Non basta frequentare la Chiesa, vivere i sacramenti, se non c’è un cuore cambiato e palpitante. Superficiale pure il parroco che non si è voluto coinvolgere veramente nella complessa situazione della tua famiglia. Mi spiace , ma non sono tutti cosí.

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    1. Lo so . Sono rimasto deluso anche io. Magari ho solo beccato il momento sbagliato. Ho grande rispetto per la fede altrui. Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno col mio post. Mi piace sentire il trasporto di chi crede. È una cosa che trascina anche chi sta intorno. Bello.

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  3. Non smettere di cercare un contatto con loro. Non farlo mai, non stare a preoccuparti di cosa gli sia stato raccontato, fermali e obbligali. Tieni ferme le mani, ma non lasciare vadano via e raccontatagli quanto ti mancano e quanto bene gli vuoi. Hanno bisogno di te, alla loro età più che mai.
    Non so nulla di te e della separazione, è il tuo primo post che leggo, ma sono separata e il padre di mia figlia è assente, lei ne soffre tremendamente.

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    1. Mi dispiace. Che strana la vita. Sai che a volte mi sfiora il pensiero di assentarmi? Non perché non mi interessi di loro, anzi. Mi viene da pensare che se fossi assente mi cercherebbero . Probabilmente non riuscirei a farlo . Ma chissà.

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      1. “Mi viene da pensare che se fossi assente mi cercherebbero .”

        No, non ti cercheranno. Non a questa (loro) età, e non quanto tempo sentono/ vedono gli altri parlare male di te. La cosa più brutta (da quel poco che ho letto fin ora della tua storia) e che i bambini sono troppo piccoli per capire certe dinamiche, e (ne sono certa) che stanno male dentro di loro, sia per te, che per la loro mamma, che per la “famiglia” che non c’e più.

        Parlavi di una dottoressa e di mediazione… non so qual sia il motivo (se e per tornare di nuovo con la moglie o se e solo per i figli), ma lei (la dottoressa) ha parlato pure con la tua moglie e i figli? Ha fatto un incontro con tutti voi dopo aver parlato prima separatamente con ognuno di voi?

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      2. Lo abbiamo fatto appena separati da una specialista. Io e mia moglie. Dopo qualche seduta ci ha detto che non vedeva le basi per una ricostruzione. Adesso ci sono andato io ad un centro pubblico. Ho mandato una raccomandata a lei invitandola. È andata. Ha fatto un paio di incontri e poi non ci è andata più. La dottoressa mi ha detto che secondo lei non è nelle condizioni di avere un confronto. Dice che è troppo arrabbiata. Il problema sono i ragazzi. Al centro continuo ad andarci da solo. La dottoressa si è offerta di darmi comunque una mano. Devo cercare di lavorare da solo, per due e senza contatti con i ragazzi. Mandrake non ci riuscirebbe. Sto cercando uno spiraglio per riavvicinarmi e riaprire un dialogo quanto meno. Per ora porte in faccia. Venerdì mio figlio dopo sei mesi di silenzio m ha risposto ad un sms. Adesso paradossalmente ho paura. Ho ansia. Lunedì lo ricontatto. Vediamo che succede

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      3. “La dottoressa mi ha detto che secondo lei non è nelle condizioni di avere un confronto. Dice che è troppo arrabbiata.”
        Mm, la dottoressa dovrebbe trovare un modo per farla ragionare, per questa e dottoressa e per questo si chiama “mediazione”. Per trovare punti comuni li dov’ e sembra che non ci siano piu. Tutti sono disposti a collaborare se si parla la loro lingua, se si trovano le vie giuste, e impossibile di no. Ed era il suo obbligo a parlare anche con i figli.

        “Venerdì mio figlio dopo sei mesi di silenzio m ha risposto ad un sms. Adesso paradossalmente ho paura. Ho ansia.”
        Capisco 🙂 Ogni volta che parli con loro, cerca di farli capire che tu ci sei, che ti fa male il loro silenzio, che capisci il loro silenzio, e non parlare male di nessuno. Devi puntare solo su te e su di loro, sulla vostra relazione.

        (Sono semplici pareri, le mie parole, anche se ho studiato e ho vissuto (nella mia vita) in una situazione, più o meno, simile.)

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      4. Ad onor del vero la dottoressa ha tentato con mia moglie. È stata lei che non ha voluto continuare. Avrebbe voluto parlare con i ragazzi. Non ha voluto mia moglie. Mi sono presentato spontaneamente al centro, e unilateralmente ho fatto l’invito. La prima udienza e il 14 luglio. Non so cosa deciderà il giudice. Al momento la partecipazione a questi incontri e spontanea. Questo te lo dico a difesa di chi mi sta dando una mano concreta. Per lo meno cerca . Non sarebbe giusto dire il contrario.

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      5. Capisco. Non intendevo attaccare 🙂 Il mio ragionamento era questo: per poter mediare una situazione conflittuale, si devono sentire/ sapere i pareri di Tutti quelli coinvolti; di individuare il Vero problema (che tante volte il problema non e quello che pensiamo noi, ma puo essere ben diverso ed avere altre radici di quelle apparente) e trovare una soluzione ottimale per tutti. E per questo, dovrebbe avere lei i metodi giusti, e sarebbe il suo dovere non trascurare nulla.

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      6. Credo ci abbia provato. È stata riservata sugli incontri che ha avuto con mia moglie. Mi ha detto solamente che aveva deciso di non continuare. Su questa scelta di miaooe mi ha dato in parere, secondo lei ancora non è pronta.altro non so. Si quello
        Che dici mi trovi d’accordo 100 volte. Il mio problema è che non ho dialogo con nessuno e non riesco ad averne. Sarà anche un mio limite ma no riesco ad uscirne per ora.

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      7. ” Il mio problema è che non ho dialogo con nessuno e non riesco ad averne.”
        Gli conosci tutti… pensa bene a come sono loro, a cosa gli piace, cerca dentro di te le risposte, non con insistenza ma rilassato.

        “Sarà anche un mio limite ma no riesco ad uscirne per ora.”
        No, non credo sia un tuo limite, purtroppo capita che per vari motivi ci si chiude dentro, e ci si comporta in tutt’altra maniera di come ci si vuole o ci si sente. Abbi pazienza, con i tuoi figli e con te stesso, se non per altro 🙂

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      8. Ti “sento” un po deluso… forse sei stanco di aspettare e di “avere pazienza”. Mi dispiace 🙂 Se avessi una “formula magica” lo direi volentieri… per risolvere tutti i problemi e di tutti…

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      9. Figurati. Deluso è un vocabolo per chi nutre aspettative! Scherzo… Sono solo un po’ stanco . So bene che non ci sono formule magiche. Qualcosa sembra scricchioli dall’altra parte. Vedremo … L’udienza non risolverà un granché … Però è nell’aria. Qualcosa la porterà .

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      10. ” Deluso è un vocabolo per chi nutre aspettative!”
        Tutti le abbiamo. Le aspettative.

        “Qualcosa sembra scricchioli dall’altra parte. Vedremo … L’udienza non risolverà un granché … Però è nell’aria. Qualcosa la porterà .”
        Mi auguro che non scricchioli qualcosa dall’altra parte proprio perché si avvicina l’udienza. O speriamo che non sia questo il motivo.

        Si, qualcosa porterà. In bocca al lupo! 🙂
        (Ti saluto, mi ha fatto piacere e scusami se ti ho trattenuto più del dovuto)

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  4. non voglio dare consigli non posso dare consigli ..ma dirti solo di dare del tempo ai tuoi figli per metabolizzare la tua assenza a casa ..dai tempo al loro dolore …dagli tempo ..saranno confusi ..spaventati ..sentiranno troppe parole ..perchè tutti bravi a dire la loro e dare colpe..e se sono passati mesi ..e occorrerà un anno …continua ad amarli e aiutali nella loro crescita ..senza sentirti un bancomat ma semplicemente un genitore…anche se avrai silenzi da loro ..li renderai partecipe del tuo amore nel mandare messaggi ..li informerai di cosa stai facendo per loro …degli aiuti economici che darai alla loro madre..e se non avrai risposte non alterarti ma di loro che li aspetterai sempre …che li ami ..e che ti mancano …la rabbia allontana ..il sentirsi braccati pure ..i buffetti ancora di più…..

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    1. Ho fatto questo quasi sempre. Stavolta non sono stato ad aspettare . Sono intervenuto. Non mi sento in colpa. Sono dispiaciuto per come è andata ma nello stesso tempo contento di averlo fatto. Per il resto so che hai ragione in pieno ma ogni tanto credo che bisogna sbagliare. L’errore ti fa sentire vivo.

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      1. Sbaglio talmente tanto che non starei mai bene. Mi sento sbagliato solo se non ho possibilità di riparare. L’errore irreparabile mi fa paura. Per il resto temo che siano più gli errori delle cose fatte bene.

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  5. Mi avevano dato l’impressione che fossero anche “devoti di fede” che s’imbalsamassero dinanzi agli altari con le croci…e te pareva strano che non fossero “topi di chiesa”!
    Tu comunque stai raggiungendo l’anima del narratore provetto 😉

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    1. Ciao Marianna mi fai sempre sorridere con i tuoi post ! Dici che si capisce che non ho grande simpatia per i miei suoceri? 🙂 … Si sono perbenisti… Quando gli vivevo vicino ridevo dei loro modi e li prendevo in giro.. Oggi purtroppo subisco e ho poco da ridere…

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  6. Ciao. Ho letto gran parte dei tuoi post e in alcuni momenti mi sono sentita invadente, come se stessi curiosando morbosamente nella vita e nei problemi di una persona che non conosco.
    Poi ho capito che stavo rivivendo un po’ la mia storia, ma al contrario: da figlia.
    Fui io, all’età di 15 anni, a scoprire il tradimento di mio padre.
    Di quella telefonata a porte chiuse ricordo solo la frase ” che ne dici, tesoro, se la nostra relazione diventasse qualcosa di più serio?”
    Non credo di aver provato emozioni in quel momento, fu come se qualcuno mi avesse immobilizzato con un raggio congelante.
    Poi fu la volta di mia madre, appena una settimana dopo: stessa scena, stessa porta chiusa, stesso raggio congelante .
    Lei aveva la colpa di aver dedicato tutte le sue attenzioni alle figlie, trascurando il rapporto con mio padre.
    Lui, aveva la colpa di non aver condiviso con mia madre il suo malessere. Andò via di casa, la umiliò, la riempì di accuse e poi tentò il suicidio, ma per fortuna non ci riuscì.
    Quando andammo tutti insieme in ospedale, lui inveì ancora contro di lei davanti a noi e lei non disse nemmeno una parola ma in lacrime pregò i medici di fare qualcosa per farlo stare meglio.
    Quando la tensione si allentò, dopo qualche mese, lei gli disse: “se vuoi andare con lei, vai, non hai responsabilità nei miei confronti, ma solo nei confronti delle tue figlie”.
    Lui tornò. E cambiò. Ricostruirono tutto insieme e meglio.
    Da mio padre ho imparato che anche gli eroi possono cadere e andare a sbattere contro una minigonna.
    Da mia madre ho imparato il perdono, anche se conosco la profondità delle sue ferite, che sono anche le mie.

    Questo blog è una vena di pulsante umanità e io sono felice di averlo trovato.

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    1. Da figlio deve essere devastante . Vorrei fare qualcosa per i ragazzi , ma se non riesco nemmeno a parlarci tutto diventa incredibilmente difficile. Non so nemmeno cosa provano, posso solo intuirlo. Il tuo racconto è tremendo . Grazie per aver condiviso . I tuoi stanno ancora insieme?

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  7. Si, stanno insieme, anche se dormono separati, perché mio padre russa come un trombone e per delicatezza si è spostato nella stanza di mia sorella 🙂 Stanno ancora insieme e lo sforzo c’è stato da entrambe le parti, seppur con non poche difficoltà. Credo che in questi casi sia determinante che una delle due parti rimanga salda e lucida, come stai facendo tu. Nel mio caso fu mia madre e noi a quei tempi stavamo con lei. So che non è facile rimanere calmi quando dall’altra parte c’è una persona instabile, ma i tuoi ragazzi hanno bisogno di un punto di riferimento che possa dar loro serenità, calma, dolcezza e comprensione, questo molto probabilmente farà la differenza. I figli avvertono tutto, sentono qualsiasi vibrazione positiva o negativa. Serve loro amore, non una guerra, questo la madre in primis dovrebbe capirlo. Sono sicura che troverai il modo di proteggerli da tutto questo. Per quanto arrabbiati adesso, come lo eravamo noi, non sottovalutare mai la potenza dell’amore di un figlio, mai.

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    1. È una storia a lieto fine la tua. Sono contento per te. Nel tuo caso la parte ‘ stabile’ è rimasta con i figli. Penso che questo sia stato determinante . Io posso cercare di rimanere saldo ma non ho modo di comunicare tutto ciò . Il mio primo sforzo è trovare un canale di comunicazione . Le sto provando tutte. Mi scontro contro un muro però .

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  8. Si, ho notato ed è sconcertante. Però i tuoi figli sono già adolescenti e più cresceranno, più il loro pensiero diventerà autonomo; sentiranno il bisogno di sganciarsi da chiunque voglia manipolarli e capiranno. Quando questo succederà
    (e sono sicurissima che succederà) tu guarderai tutto questo come se fosse stato un brutto sogno. Buona domenica 🙂

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