Si ritorna dalla Maga

E’ andata che le ha prese di santa ragione. Nella stanza, piccolina, siamo entrati in quattro. Io ex moglie, i due avvocati. Dietro ad un tavolo erano già seduti il Giudice Citto e una assitente.

Di fronte due sedie su cui abbiamo trovato posto io ed EX moglie.

Gli avvocati sono rimasti in piedi ai margini della stanza perché non c’erano sedie a sufficienza. Come fossero allenatori a bordo campo. Nell’attesa che il giudice aprisse il fascicolo e desse una lettura, pur di non guardare la mia ex moglie ho dato una occhiata ai due legali.

Stiro ha un aspetto british. Magro, molto magro, altezza media. Capello grigio cotonato pettinato all’indietro, con movimento della spazzola dall’orecchio a salire in diagonale. Viso puntuto con naso leggermente aquilino. Tutto al suo posto, sembra che sia uscito da una sala trucco. Vestito sempre in abito e cravatta, sembra che in sartoria abbiano fatto l’abito e poi ci abbiano messo lui dentro. Scarpe inglesi, testa sempre alta di quelli che hanno avuto la fortuna di non doverla abbassare mai nella vita. Sorriso impostato.

Ha quell’atteggiamento molto educato tanto da sembrare finto, anche nei movimenti non è mai scomposto. Il modo di parlare è molto simile a quello di D’Alema, molto pacato e controllato. Scandisce molto bene le parole, una qualità di chi filtra molto i propri pensieri. Di quelle persone che quando parlano non esprimono un concetto, trasmettono una verità. Nonostante abbia una certa età, credo oltre i settanta, ha la pelle liscia come se gli anni non abbiano lasciato solchi di sofferenza. Mi sembra un rettile. forse è stato un iguana in un’altra reincarnazione. Un rettile innocuo e gentile.

Se uscisse la linguetta dalla bocca ogni tanto, non mi sorprenderebbe.

Dubito invece, che gli sia mai uscita una parolaccia dalla bocca.

Anche Mario, il mio avvocato è piuttosto formale. Mario però riesce ad essere sgarbato con parole gentili e linguaggio da scuole alte. A ”fanculo” ti ci manda con l’espressione del viso più che con le parole. Te lo fa capire.

Anche Mario è sempre in abito e cravatta ma non è come un manichino, costruito per l’abito.

Si vede che fatica ad entrarci. Non è grasso ma è di quelli che per un piatto di pasta asciutta devono fare un’ora di corsa e tre Ave Maria. Ne so qualcosa.

Anche lui ha la testa alta ma sembra che sia per tenere il collo fuori dalla merda.

Lo vedi e si capisce che dentro scalpita. E’ lo sguardo da figlio di puttana che lo tradisce e che un manichino non ha. Poi Mario è nervoso, si muove a scatti, è scostumato nei movimenti. Il suo tono non è costante, ha alti e bassi. Se non lo conoscessi bene, direi che fa uso di cocaina. Modula e anche i suoi toni cambiano a scatti come si muove il suo corpo. Ti mette ansia solo a guardarlo. Mentre gli parli a volte guarda nel vuoto. Non è rimbambito. Non è che non gliene sta fregando nulla di quello che gli stai dicendo. E’ che ha già capito cosa gli vuoi dire ed è passato ad un pensiero successivo. In genere ti dà l’impressione non ascoltarti. Le tue parole sono solo funzionali a pensare quello che ti deve dire lui. Quando hai una discussione con lui non hai mai ragione, semmai accetta il tuo pensiero.

Il giudice è pronto. Inizio e parola a Stiro.

Ha esordito dicendo che la situazione è notevolmente migliorata, il padre vede i figli con continuità. Li porta agli allenamenti di calcio quasi ogni giorno e sta a pranzo con loro quando ritiene opportuno.

L’ho lasciato parlare.

Appena ha fatto una pausa…

Paperino: Le cose non stanno affatto così!

Il modo con cui l’ho detto deve essere stato piuttosto perentorio. Improvvisamente tutti hanno focalizzato l’attenzione sulle mie parole. Giudice compreso. Stiro messo in un angolo.

Sono piccole soddisfazioni.

Paperino: La situazione si è cristallizzata al momento in cui si è cessata la mediazione. I ragazzi è vero che li vedo ogni giorno, ma fatico a contattarli telefonicamente e non accettano di dormire da me. Hanno anche difficoltà a salutare i miei parenti. C’è ancora del disagio. Non è vero che posso pranzare con loro quando ritengo opportuno. Accade alla domenica e spesso vengono meno. Un’ora e poi mi chiedono di tornare a casa. Faccio da spettatore nella loro vita senza alcuna possibilità di fare veramente il padre.

Ex Moglie: Non è vero, li vede ogni giorno. Arriverà che vorranno dormire con lui. Per ora non se la sentono. Io non ho mai fatto nulla per ostacolare il suo rapporto con i figli. Evidentemente non riesce ad instaurarlo lui! Se volete possiamo sentirli direttamente i ragazzi. Così la finiamo con queste accuse!

Stiro: ( a supporto e conferma) Giudice, se ritiene possiamo sentire direttamente i ragazzi. Ci ho parlato anche io con loro e nonostante la giovane età sono maturi e determinati.

Come se il fatto che ci abbia parlato lui fosse garanzia di verità.

Mario pungente: Giudice, il collega dice che sono i ragazzi ad essere determinati, la madre dice che è il padre ad avere problemi. Sottoponiamo il padre ad una visita specialistica per capire se è vero che il problema è solo suo!

Citto è un uomo pacato, sembra il Mahatma Gandhi e lo ricorda anche nell’aspetto.

Si vede che non sopporta la baruffa e sta a disagio.

Il match è durato per un po’. Solite scaramucce. Lei a dire che il rapporto coi figli non riesco a crearlo io, io a rintuzzare.

Anche accuse per mio padre che ancora stento a comprendere.

Ex Moglie: Quando vanno a pranzo a casa sua nemmeno il nonno è sempre presente.

Paperino: Giudice, mio padre ha 90 anni, non vede nemmeno più tanto bene.

I ragazzi non lo calcolano molto e quando vanno via prova grande dispiacere. Qualche volta gli evito la sofferenza, specie se non lo vedo tanto in salute.

(Rivolto a lei). Ma la smetti di prendertela con un uomo vecchio? Ma lo capisci che quando vanno via è un dispiacere per lui?

Ex Moglie: Ognuno raccoglie ciò che semina nella vita!

Mi sono ammutolito, a quelle parole mi è montata la rabbia ed ho preferito tacere.

E’ stato meglio perché quello che ha detto è sembrato troppo anche al giudice. Si intuiva.

E’ stato Mario a dirimere la situazione. Ha i tempi lui. Ha piazzato la stoccata al momento giusto.

Mario: Signor giudice, io proporrei che si continui la mediazione familiare, visto che in precedenza ha dato buoni frutti.

Ci eravamo messi d’accordo al giorno prima che questo doveva essere il nostro obiettivo. Lo abbiamo centrato.

Citto ha concluso stranamente con tono perentorio, sembrava proprio un giudice: Signora, lei ha il dovere di collaborare. Lei ha il dovere di far si che i ragazzi stiano col padre.

Ma possibile che non riusciate a trovare un accordo su questa cosa? Lo dovete fare per il bene dei ragazzi.

Devono stare anche col padre!

Io vi risento al mese prossimo e convoco anche la dottoressa Drago del centro di mediazione. Al prossimo mese, voglio vedere che le cose siano sistemate!

Rivolto a me: Lei ha problemi a stare con i ragazzi durante la settimana?

Paperino: Giudice, nessun problema. E’ quello che chiedo da tempo.

Giudice: Che giorno preferisce?

Paperino: Uno qualsiasi, certo se fosse il venerdì, al fine settimana che stanno con me potrebbero fermarsi tre giorni di fila. Sarebbe comodo.

Giudice: Io fisso un fine settimana alternato, ed il venerdì pomeriggio. Ma sono cose che non dovrei nemmeno stabilire io. Dovete essere voi genitori a metterci un po’ di buona volontà e buon senso. Per il bene dei ragazzi.

Di seguito il provvedimento.

Udienza del xx/06/2017

Compaiono le parti personalmente ed i rispettivi difensori.

Il Giudice

Dispensa che in via provvisoria, Paperino, salvo diverso accordo, possa trascorrere il pomeriggio del venerdì con i figli dalle ore 16,00 alle ore 21 ed inoltre a settimane alterne le giornate di sabato e domenica dalle 10,00 o dall’uscita della scuola del sabato fino alle 21,00 della domenica.

Richiede al centro per la famiglia di Paperopoli di proseguire negli incontri di mediazione tra genitori in modo da individuare regole condivise per il periodo scolastico.

Fissa l’udienza del 10/07/2017 ore 11,30 per la comparizione delle parti e della dott.ssa Lorenza Drago del centro per la famiglia al fine di valutare la calendarizzazione sopra indicata.

Si comunichi al centro per la famiglia.

Il Giudice

Ritorniamo al centro di mediazione,  da Maga Lorenza. C’è da dare l’ultima spallata al muro di gomma e lei la magia me la può fare.

Ci spero molto.

Il signore qui presente e Tacitus

Martedì scorso mediazione. La mia ex moglie è arrivata in ritardo. C’erano Lorenza ed Antonella, le mediatrici. Abbiamo chiacchierato nell’attesa.

Lorenza era con la sua cartellina, quaderno nero Moleskine, agenda con copertina che richiama un libro di Coelho. Carica come sempre, beata lei. Anzi, più carica del solito. Antonella, nulla con sè, un po’ meno professionale, quasi in visita d’occasione.

Due modi diversi di affrontare una riunione.

L’esito del pomeriggio è stato positivo. Lorenza ha alzato l’asticella ancora un pochino. Giovedì avrei dovuto provare a portare a pranzo i miei ragazzi. Un altro pressing di Lorenza ha dato i suoi frutti. La tecnica sempre la stessa. Sfogo, lisciatina, colpo.

La mia ex scalcia in maniera terribile e ormai in modo nemmeno celato. I primi tempi si conteneva, ora le spara proprio in faccia le cose.

E’ partita con i suoi soliti sproloqui.

Sono io il responsabile della rottura del dialogo con i miei figli.

Non so comunicare.

I ragazzi non hanno necessità di guida, si gestiscono bene da soli perché ragazzi eccezionali.

Campano di rendita in fatto di educazione, pare.

Lei non è in grado di intervenire con loro proprio per questa autonomia che hanno maturato.

Sembra che abbia due figli trentenni invece che quattordicenni.

Delira.

Quello che è cambiato rispetto a quando ero in casa è che ora siamo in tre a doverla ascoltare.

Prima ero da solo.

Sembra la canzone dell’Hully Gully, l’ho detto anche a Lorenza che si è fatta una risata.

Lorenza ha provato a dirle:

– Ma guarda che questo non va bene, i ragazzi devono sentire dei limiti. Non va bene che decidano loro in tutto e per tutto.

Ma lei:

– a quattordici anni sono grandi e non mi stanno molto a sentire. Ho lavorato negli anni precedenti e adesso fanno bene da soli.

Rimane convinta che il problema sia solo mio, e solo io ne sia la causa.

Questo il succo delle sue farneticazioni che ho persino noia a ripetere.

Ho cercato di assecondarla questa volta, come si fa con le persone deliranti.

Se incontri uno in pieno delirio lo fai accomodare e gli offri un bicchiere d’acqua, non lo contrasti.

Ascoltavo e mi tenevo la testa tra le mani di tanto in tanto.

Il delirio si percepiva e traboccava con le sue parole. Lorenza ed Antonella ne ascolteranno tante di persone alterate e non so che etichetta possano darle.

Ho provato a dirle che i ragazzi non possono essere abbandonati a se stessi. Oggi sono bravissimi, ma i problemi arrivano quando meno te l’aspetti.

Nulla da fare, la sua risposta: Ci dovevi pensare prima di andartene da casa.

Mi è venuto in mente tutte le volte che davanti ai ragazzi mi chiedeva quando ‘’mi fossi tolto dai coglioni’’, usando proprio questi termini.

L’ho tenuto per me. Non sarebbe servito. Il suo delirio è come un vulcano che erutta, le mie parole come dei cerini buttati sulla lava che cola. Una scintilla insignificante in un magma. Avrebbe travolto e inghiottito qualsiasi osservazione.

Antonella, pietrificata. E’ giovane e si capisce che è più a suo agio se si parla di emozioni. Roba da letteratura della mediazione. Credo che sia tra le prime mediazioni che fa e accorgersi che nella pratica quotidiana è tutto molto più miserabile, la deve aver ammutolita. Dal mio canto, in questi frangenti mi faccio pena ad essere io attore di questo spettacolo. Il disincanto è stata la cosa che ha spezzato le ali alle mia aspirazioni. Esserne protagonista mi lascia l’amaro in bocca. Chiederei scusa ad Antonella se non sapessi che dopo di me ne vedrà molti altri così. Dovrei chiederle scusa per il mondo.

Mentre questa colata di livore misto a farneticazioni investiva me e le due mediatrici è venuto fuori il discorso della pianificazione del diritto di visita.

Lorenza ci ha invitato a pensarci seriamente. Pianificare serve anche ad entrare nell’ottica giusta. Si parte dal pranzo col papà che non è un estraneo. L’obiettivo è raggiungere una affido condiviso e partecipato da entrambi i genitori.

E’ stato il momento dello sconforto massimo. Si è cominciato a parlare, solo parlare di quando un giorno i ragazzi passeranno un fine settimana con me.

Ex moglie: Ancora pensi che quando dovessero passare un fine settimana con te, se dovessi saltare per un tuo impegno, al successivo week end recuperi!

Paperino: Ma come? E’ un anno e mezzo che non passo un giorno coi ragazzi, si sta solo accennando di passare un weekend con loro. Tu già pensi a quando mi negherai la possibilità di farlo?

Ti rendi conto? Quando dici che saresti contenta che i ragazzi passassero un fine settimana con me a cosa ti riferisci???

E’ andata avanti Lorenza, brava come sempre, da sola. Praticamente ha mediato lei al mio posto. Lorenza: Giovedì il papà li invita a pranzo. E se non giovedì, un altro giorno.

Ex Moglie: Io lo dico, ma se loro non vogliono, cosa posso farci?

Lorenza: No, non devi dirglielo. Loro, lo devono fare. Tu non puoi e la nonna nemmeno quel giorno. Tocca al papà, sennò rimangono senza cibo. Ci sono delle cose che i ragazzi non scelgono. Le devono fare. Punto.

Ex: Io ci provo ma non è che posso fare le cose al posto del signore qui presente.

Mi chiama così, il ‘’Signore Qui Presente’’.

Il signore qui presente ci ha provato al giovedì ed è andata buca, purtroppo.

Me lo ha mandato a dire AAAAA con un sms.

AAAAA: Io e BBBBB domani siamo incasinati perché io ho allenamento alle 14,30 e lui ha la partita alle 18. Abbiamo tantissimi compiti. Non ce la facciamo per pranzo, vediamo nei prossimi giorni.

Sempre preciso AAAAA. Un professore. Non ammette repliche.

Aspetto paziente. E’ stato un rigetto, ben motivato e circostanziato. Diverso dai no precedenti. Senza spiegazioni. Meglio di una non risposta anche.

Venerdì è arrivato Tacitus, Salvo al secolo. E’ venuto a trovarmi da Roma il mio compagno di banco el liceo, di università e testimone di nozze. Ingegnere come me, ma elettronico. Non ha a che fare con i mattoni. Sa del mio blog, lo legge ed ogni tanto commenta. Il soprannome Tacitus non gliel’ho dato io. Non è tanto per la poca loquacità, per lo meno quando comincia a parlare non lo freni facilmente. Tacitus credo stia per enigmatico e calmo. Chi non lo conosce ha bisogno di un interprete per parlarci.

Era venuto già qualche mese fa. Ci eravamo sentiti per telefono, io ero piuttosto giù per via dei ragazzi che non vedevo e sentivo. Alla fine della conversazione mi aveva detto che sarebbe venuto a trovarmi.

Mi ero preoccupato all’epoca, per muoversi da Roma, mi avrà sentito proprio giù. In fin di vita, tipo.

In realtà era giù anche lui, l’ho scoperto dopo. Aveva ascoltato le mie lagne per tutto il weekend e poco prima di ripartire mi aveva sparato la bomba. Sta in rottura con la moglie anche lui. Lo ho guardato e lo ho mandato a cagare. Tacitus non ha figli, ma è sposato da poco tempo. Anche io avevo fatto da testimone al suo di matrimonio. Non siamo dei buoni mariti entrambi, evidentemente. Appena partito mi sono fatto una risata.

Siamo molto diversi io e Tacitus. Lui è un riflessivo ed un teorico, io più esuberante e praticone. Nato a Messina ha girato un po’ l’Italia per via di suo padre bancario. Si è fermato otto anni a Paperopoli e me lo sono trovato accanto dalle medie ed al liceo. Alla fine del liceo ci siamo catapultati in stanza insieme nel pensionato universitario a Milano.

Alcune persone hanno il back up dei dati della tua vita. Tacitus ne ha una mia copia. Ha vissuto con me l’adolescenza e siamo diventati uomini insieme. Quando ci vediamo non facciamo altro che aggiornare il back up.

Da ragazzi ci beccavamo in continuazione. Lui contestava i miei modi spicci e la mia esuberanza impaziente. Sembrava non capisse come potessi sorvolare sulle cose, fottermene. Io gli contestavo il suo rigetto del mondo. Soffriva per quello che non comprendeva. Una strana coppia, io con i capelli a spazzola e piuttosto appiattito alla normalità dell’epoca, lui nascosto dietro lunghi capelli quasi al sedere che facevano scopa con la sua chitarra elettrica e le sue borchie.

Ci siamo voluti un gran bene e ce ne vogliamo tutt’ora.

Mi fido di lui, ma non la fiducia che ti fa girare le spalle ad una persona. Un po’ di più. La fiducia che ti fa indossare gli occhi di un altro per vedere il mondo. Pensi che anche se diverso dal tuo modo di vedere, ciò che vedi è giusto.

Per una strana congiuntura è accaduto che arrivato Salvo e le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto. Ho avuto un paio di buone notizie per il lavoro e i miei due ragazzi hanno accettato l’invito a pranzo. Ho fatto scegliere loro il posto.

Non pranzavo con loro da più di un anno. E’ strano, ad ogni piccola conquista sento un po’ di stanchezza in più. Avrò mandato più di trecento inviti a pranzo nell’ultimo anno. Non mi avevano neanche considerato degno di risposta.

AAAAA mi ha detto di voler andare in un centro commerciale. Gli ho detto va bene. Servirà a dare un senso di routine alla cosa. Un ristorante vero e proprio avrebbe potuto dare il senso di cosa straordinaria.

Salvo, i miei ragazzi lo conoscono. Negli anni ci siamo visti più di qualche volta. Una volta venne a trovarci con un barattolo di nutella enorme per loro. Lo ricordano soprattutto per quello.

Poi penso che ricordano l’affetto con cui ho sempre parlato delle cose che facevo con lui.

C’è da dire che adesso fa il dirigente, ha tagliato i capelli ma l’aspetto un po’ truce da chitarrista metal gli è rimasto. Agli adolescenti piace il truce buono. Lui lo è molto. Molto truce e molto buono.

Sono stato felicissimo di avere tutti e tre ospiti. C’ero io ed il back up di me adolescente con i miei due ragazzi adolescenti allo stesso tavolo. Mancava Mario, l’altro mio amico fraterno e saremmo stati al completo.

Abbiamo iniziato a parlare del fantacalcio. Salvo sta al calcio come un bue sta alla palestra. Per fortuna si è accorto che una maglia di BBBBB ricordasse un famoso cantante RAP. Per tutto il pranzo abbiamo parlato di musica poi. Ho finalmente capito cosa può infiammare BBBBB. E’ un amante del RAP. E’ una chiave per dialogare con lui. Nell’ultimo anno si deve essere appassionato.

I ragazzi pendevano dalle labbra di Salvo che di musica invece ne sa parecchio. Io li guardavo tutti e tre ed ero felice. Finito il pranzo, mi hanno chiesto di fare acquisti. Mi hanno polverizzato la carta di credito, ma fa nulla. Troppo soffice la giornata perché riuscissi a piantare dei paletti.

Andare con Salvo all’incontro per me è stato come portarmi una fidejussione della mia vita all’incontro con i miei figli. L’anno che è passato è stata una prova dura. Quando i ragazzi mi vedevano e si giravano dall’altra parte ho dubitato della mia capacità di uomo oltre che di padre. La presenza del mio amico e del suo affetto, è servita come garanzia per me stesso. Mi ha dato solidità.

Certificavo ai miei ragazzi che forse hanno detto qualcosa di sbagliato sul mio conto. Dentro di me pensavo di dir loro :‘’Vi porto chi mi conosce bene’’.

A sera siamo usciti da soli con Tacitus. Bottiglia di vino super, rum agricolo, zuppa per contorno. Al rientro poi…

Salvo: I ragazzi oggi mi sono sembrati felici, come se nulla fosse accaduto. Erano tranquilli e siamo stati bene.

Paperino: Sai cosa non capisco di tutto questo?

Salvo: Cosa?

Paperino: Il perché. Perché?

Salvo: E’ una domanda che ti serve?

Paperino: No.

Salvo: Allora è una domanda inutile

Paperino: Già.

Ieri sono andato a prendere AAAAA dall’allenamento.

Appena mi ha visto mi ha chiesto: Salvo è andato via?

Paperino: Si, lo ho accompagnato in aeroporto a primo pomeriggio.

Era dispiaciuto. E pensare che tra le critiche che gli muove sua moglie è che ha difficoltà relazionali. Non con gli uomini di casa Paperino certamente.

Maga Lorenza

Sabato, 8 giorni fa, ho fatto shopping con mio figlio AAAAA.
Siamo andati in moto in un centro commerciale. Gli ho chiesto se dovesse comprare qualcosa visto che sarebbe iniziata la scuola dopo poco. Farà il secondo liceo scientifico, al primo anno ha chiuso con una media del 9,2. E’ bravo il mio piccolo uomo. Da me ha ereditato la rapidità nei conti e la dedizione allo studio, dalla madre l’ordine. E’ venuto fuori un bel soldatino, forse troppo. Se acquistasse un po’ di elasticità col tempo, mantenendo queste propensioni, verrebbe fuori una roba da scintille. Lo spero per lui.
Da un po’ che andiamo insieme in giro, in moto. Lui è serissimo con il suo casco con la bandiera inglese. Si impegna in tutto ciò che fa, fortunatamente.
Non mi sembra vero di portarlo con me. Per fortuna ci parliamo come se nulla fosse accaduto. C’è sempre la stessa confidenza ed ho ritrovato le stesse lunghezze d’onda. Purtroppo accade che quando si accorge di essere troppo rilassato, riprenda un po’ le distanze.
Abbiamo lasciato la moto vicino alla rastrelliera nel parcheggio. Finalmente a passeggio con i caschi in mano, spalla a spalla come non succedeva da un anno e come un padre e un figlio.
Ho cercato di non far trasparire la mia emozione, volevo che tutto apparisse naturale e che sembrasse una cosa normale, nonostante il tempo passato.
Mi sono perso i suoi quattordici anni, l’età in cui si cambia. Cambiano i gusti nel vestire soprattutto. Gli ho chiesto cosa volesse vedere. Fino ad un anno prima era tutto scarpe sportive, tute e pantaloncini. Adesso lo vedo un po’ più fashion. A quell’età è importante sentirsi come gli altri. Mi porta in un negozio che non avevo mai preso in considerazione. Effettivamente dentro c’è una marea di ragazzi della sua età e anche un po’ più grandi che provano e affollano i camerini.
AAAAA: Vorrei prendere un pantalone
Paperino: quale ti piace? Scegli?
Vedo che adocchia un paio di modelli
Paperino: Prendili, tranquillo, se ti piacciono tutti e due prendili entrambi, provali magari.
Andiamo insieme a fare la fila ai camerini. Io faccio il porta caschi. Si chiude la tenda alle spalle. Dopo un po’ sbircio. E’ a terra, sta litigando per togliere il pantalone. E’ un déjà vu. Vederlo accartocciato che tenta di sfilarsi il pantalone dal piedone mi fa ridere. Fa il 43 ormai. Mi ricorda quando era piccolo piccolo e tentava di svestirsi da solo. Un po’ di quello è rimasto per fortuna. Rimango a guardarlo un po’ con la testa che fa capolino dalla tenda del camerino.
Mi ricordo di quello che mi ripeteva mio padre. Per far le cose non serve la forza. Usiamo la forza quando rinunciamo ad usare il cervello.
Paperino: Piano! Con intelligenza, non con la forza!
Si spaventa, era a terra di spalle, non si era accorto che stessi appollaiato lì.
Ridiamo.
Finalmente prova il pantalone. E’ troppo grande.
Non mi pare vero di fare il personal shopper. Vado a prendergli le altre taglie e mi faccio dare le robe che ha già provato. Così, su e giù per qualche minuto.
In breve mi riempio di grucce e vestiario. Mai ero stato così bene a fare l’attaccapanni.
Uscito dai camerini passiamo alle maglie e alle felpe. Ci sono ancora i saldi . Ne prende un po’ per lui e gli chiedo di scegliere qualcosa anche per il fratello. In questi negozi, la roba con i saldi costa davvero poco. Non avrà una durata infinita, ma tanto i ragazzi lo bruciano in breve tempo il vestiario.
Abbiamo trascorso un’ora così ed è stata un’ora bellissima. Purtroppo si fa tardi, vedo che è agitato. Credo debba uscire con gli amici, non lo trattengo.
Paperino: Devi tornare a casa?
AAAAA: Si
Paperino: ok, ti accompagno.
Al giorno successivo gli ho chiesto se volesse pranzare con me, mi ha risposto che ancora non se la sentiva.
Al Giovedì successivo, primo giorno di scuola.
Mi sono proposto di accompagnarli al mattino. Mia moglie mi ha detto che BBBBB non voleva venire con me e che comunque lei non avrebbe rinunciato ad accompagnarli.
Il primo giorno non se lo sarebbe perso.
Moglie: Se ci tieni fatti trovare a scuola
Paperino: sotto casa no?
Moglie: Già sta agitato BBBBB , non è il caso che ti faccia vedere.

Con questo atteggiamento di mia moglie non ne verrò mai fuori. Spero che al centro di mediazione riescano a fare qualcosa. Ci ho pensato a lungo poi ho deciso che al mattino avrei preso dei cornetti, sarei andato a casa e fatto in bocca al lupo ai ragazzi. Quello che è importante, mi hanno sempre detto, è che sentano che io ci sia. Andare a scuola potrebbe creare tensione, specie con la presenza di mia moglie. Con le piazzate si esalta.
Così ho fatto. Ho preso il cornetto alla nutella per AAAAA che è pazzo per il cioccolato e la brioche con la palla per BBBBB . Lui è un buongustaio ma di roba salata prevalentemente. Disdegna un po’ crema e cremine.
Alle 7,05 scrivo a mia moglie su whatsapp.
Paperino: Prendo dei cornetti ai ragazzi.
Non mi risponde, lo fa verso le 7,20. Non so se volutamente.
Sono appena uscito dal bar pasticceria vicino alla mia ex casa. Ho preso il caffè macchiato come ai vecchi tempi ed un bicchiere di acqua gassata.
Ho la busta con i due cornetti in mano, arriva la risposa di mia moglie.
Moglie: No. Hanno finito di fare colazione ora.
Immaginavo, penso.
Paperino: Entro dal cortile, te li lascio, li mangeranno dopo magari. Gli do il mio in bocca al lupo e vado.
La mia ex casa é al piano rialzato. C’è un piccolo giardino condominiale. Mi avvicino, mia moglie mi vede dalla finestra , mi apre la porta. Non mi fa entrare, si ferma lei sulla porta.
Moglie: Quello ora si è nascosto in bagno! Perché sei venuto?
Paperino: Volevo dargli un in bocca al lupo. I cornetti se hanno fatto già colazione, li mangeranno dopo.
Moglie: AAAAA! Vieni!
Chiama mio figlio più grande ad alta voce, esce anche lui sul ballatoio.
Non c’è miglior modo di far sentire qualcuno inopportuno se non lasciarlo sul pianerottolo.
Paperino: Ehi! Buongiorno.
Faccio per dargli un cinque e ricambia.
Paperino: In bocca al lupo. Ti ho portato i cornetti. Dai in bocca al lupo da parte mia a tuo fratello.
AAAAA: Ok grazie.
Vado via.
Mi chiedevo se fosse la cosa giusta. Andato via da casa, penso che fosse il giusto.
Ho fatto il mio e non penso di averli turbati. Un po’, sono io turbato. Ho scorza per sopportare. Mi dispiace per la stupidità di mia moglie che mi avrebbe potuto far entrare in casa. Sarebbe stato un bel gesto distensivo, ma pazienza.
Al pomeriggio, al centro di mediazione, si gioca la partita di ritorno.
All’andata, Lorenza e Antonella avevano costretto mia moglie al catenaccio difensivo. Poi Lorenza con un gran colpo di testa aveva fatto gol. Mia moglie si era impegnata a consegnarmi le mie cose.
Così è stato. Anche se a consuntivo, quando ho potuto aprire per bene i pacchi mi sono accorto che ha trattenuto un cronografo, la fede nunziale ed un altro mio anello di valore. Probabilmente ha trattenuto le cose che le piacevano. Non potevo aspettarmi un atteggiamento ”british” da lei. Nemmeno ad un incontro con la bandiera bianca alzata.
Lorenza e Antonella mi avevano stupito durante il primo match. La fanno sfogare e , quando meno se l’aspetta, le piazzano il colpo. Formidabile.
Una volta ho avuto la fotuna di veder giocare il più grande calciatore di tutti i tempi, secondo il mio modesto parere, almeno. Parlo di Diego Armando Maradona ovviamente. Lo vidi in uno Juventus Napoli . Ero studente a Milano, tifoso della Juventus. Ogni tanto riuscivo ad andare al comunale di Torino per vedere una partita.
Quella volta ero eccitatissimo. Maradona lo avevo visto in tv e mi piaceva da matti. Ero curioso di vederlo dal vivo. Il calcio in tv sta al calcio dal vivo in uno stadio come la pornografia sta ad una scopata vera.
Allo stadio respiri l’aria frizzante, la tensione e la partecipazione degli spettatori gonfia l’ambiente.
Quel giorno Maradona era marcato da Dario Bonetti. Un marcantonio di uno e novanta con una faccia non proprio da Carmelitano Scalzo. Certamente in campo non professava la misericordia.
Bonetti menò per tutta la partita quel poveretto di Maradona con dei calci pazzeschi. Sono sempre stato un gran tifoso della Juve ma quel giorno ero lì per vedere il più grande.
Ogni volta che Maradona si avvicinava alla palla, Bonetti era dietro, sicuro e puntuale come la morte. Con una randellata da paura buttava giù il funambolo.
Quello, senza una smorfia, rotolava giù e si rialzava più guizzante di prima.
Fu così per quasi tutta la partita. Poi l’incredibile. Penso di aver capito in quel momento cosa potesse essere il genio. Il genio presenta sempre tre caratteri. La perfezione, la rapidità  e l’imprevedibilità.
Ti rendi conto che sei davanti a qualcosa di geniale quando vedi fare ciò che nessuno mai penserebbe. Avviene in un attimo , poi realizzi che quanto hai visto è perfetto.
Un passaggio dalla difesa verso Diego che si stacca improvvisamente da Bonetti. Il difensore ne perde per un microsecondo il controllo e non riesce a beneficiarlo della sua attenzione misericordiosa. Maradona, libero per un attimo, blocca la palla in un modo contrario alle leggi della fisica e senza guadare, dipinge una parabola in avanti. La palla sale in cielo veloce. Ricadendo, finisce esattamente sui piedi di un suo compagno di squadra, trenta metri più avanti. L’epilogo è ovvio, palla in rete. La parte dello stadio Napoletano esplode, la restante parte, in silenzio, penso che faccia la stessa cosa che faccio io. Riguarda in testa il replay di un gesto atletico e stilistico che è una meraviglia. Per me che ero un imbianchino del calcio, corrispondeva ad aver visto Picasso dipingere.
Lorenza è la mia Maradona in questo momento. Fa parlare mia moglie, la stanca, la intenerisce fino alle lacrime e poi quando è morbida e malleabile al punto giusto piazza il colpo.
Lorenza: Allora BBBBB lo va a prendere il padre al calcio. Gli porta un regalino magari. Che ne dite?
Fino a quel momento mi ero esacerbato a sentire le minchiate di mia moglie. Oltre ad affermare che sono stato un padre assente è arrivata anche a negare che la sera in cui sono andato via da casa, mi avesse tirato un ceffone. Lo fa per la causa in corso. Ora ho da pensare ai ragazzi . A lei si penserà dopo.
Lorenza mi aveva fatto un lancio alla Maradona. Dovevo andare in porta.
Paperino: Certo che ci vado. (Rivolto a mia moglie) Tu però devi dirgli: “torni con papà, punto”. Non lo devi chiamare e se lui chiama per essere preso, devi dire che non puoi.
Moglie: Ma se non vuole tornare con te?
Lorenza: E’ il padre! Troverà lui il modo di convincere il ragazzo. Non è mica un estraneo!
Mia moglie è scettica e smarrita. Sembra il mio cane quando gli toglievo l’osso dalla bocca e fingevo di tirarlo lontano. Si guarda in giro non sapendo cosa fare.
L’osso dalla bocca gliel’ha tolto maga Lorenza sfruttando un attimo di distrazione.
É strano come le cose si concatenino bene quando abbiamo un’aura positiva intorno.
Al venerdì chiedo a mia moglie informazioni degli allenamenti. Per una speciale congiuntura collegata alla magia del giorno prima, i ragazzi hanno allenamento alla stessa ora. É la mia occasione. Propongo a mia moglie di poter accompagnare entrambi. Come al solito non mi dà conferma subito. Aspetta di chiedere al piccolo se è d’accordo . Finalmente arriva la risposta.
Moglie: Si, vengono con te. Poi fammi sapere se vogliono tornare tutti e due con te.
Vorrei mandarla a cagare. Ma non serve. Chi se ne frega. Al pomeriggio prendo tutti e due i ragazzi. Riporto in auto BBBBB dopo 9 mesi.
Arrivo sotto casa e mando un sms ad AAAAA. Sono fuori, vi aspetto.
Arriva prima AAAAA e dietro di lui vedo la testa nera del mio orsetto. Ha sempre l’aria di chi è lí per caso e un incedere faticoso. Un tempo mi faceva incazzare, oggi mi fa impazzire. MI manca molto.
Entrano in auto con la solita composizione, AAAAA seduto davanti e BBBBB sprofondato sul sedile di dietro.
Paperino: ehi!!!!! Abbiamo un grande ospite oggi! Abbiamo un ospite speciale! Che bello!!!! Il mitico BBBBB é con noi!
Faccio lo stupido come ai vecchi tempi. Lo guardo nello specchietto. Sorride, poi é come se si calasse una maschera. Ha una smorfia, come di pianto. Guardo AAAAA che mi siede accanto. Mi offre la nuca. Non vuole farmi vedere che sorride ed è felice. Gira la faccia verso il finestrino per non mostrarmi la sua gioia.
É una gioia incatenata la loro. Devo essere felice ugualmente e pensare a sciogliere queste catene. Provo anche un grande dispiacere però.
Cerco di essere normale durante il tragitto. Faccio battute, li provoco. Hanno rimesso entrambi l’armatura. Rimango per l’allenamento, poi BBBBB finisce e siede sulla panchina. Non fa doccia. C’è da aspettare almeno una mezz’ora il fratello. É una occasione troppo grossa. Mi ci appiccico come una cozza e lo crepo. Lui é un orsetto, non si arrabbia. Parto con mille domande.
Che fai? Come stai? Andiamo qui? Andiamo lì? Che fa adesso questo tuo amico? Che fa quell’altro?
Mi risponde sempre con non so, no … Ad un certo punto mi gira le spalle, ma parla e rimane lì con me. Continuo il mio pressing. Ho la sensazione che voglia che lo tempesti. L’unica domanda a cui non risponde é
Paperino: BBBBB, ma sei arrabbiato con me?
Silenzio. Ma è un silenzio assenso e si capisce bene.
La felicità e l’infelicità purtroppo, non sono cose che ti capitano. Le devi decidere. Quando hai dei figli piccoli, spesso, sei tu a decidere per loro . Ai miei ragazzi ora, penso sia imposto di essere infelici .
Paperino: sai cosa mi manca ?
BBBBB: no
Paperino: le tue briciole nell’auto.
Se ti compro un panino, me le fai due briciole in auto?
BBBBB: non ho fame.
Paperino: dai!
BBBBB: ho detto nooooo!
Paperino: e se ti prendo le patatine?
BBBBB: non le voglio.
Paperino: io voglio le tue briciole però .
Mi serve qualche altro assist, maga Lorenza.

La muta della pelle

Dopo un po’ la pazienza diventa come la pelle morta, una muta di pelle che ti porti addosso. E’ il controstampo di te che cadrà. Ti rinnoverai. La tieni perché proteggi la pelle che è sotto, troppo cruda per esporla.

Con la mia muta di pelle sono andato in Banca. Il mio avvocato aveva chiesto all’avvocato di mia moglie di poter chiudere un conto cointestato. Mia moglie mi aveva informato che avrebbe potuto solo al 16 di agosto, al pomeriggio. Poi sarebbe stata troppo impegnata per farlo. E va bene. Al 16 di agosto ci vediamo in banca alle 15, avevo risposto.

Arrivo davanti alla filiale in pieno centro. Non c’è nessuno. Visto il gran caldo magari sarà entrata, penso. Entro.

Trovo mia moglie seduta alla prima scrivania davanti ad un impiegato della banca. Mi aspettano.

Si erano già portati avanti con il lavoro, pareva.

Neanche saluto l’impiegato che non conosco e mia moglie:

  • Qui risultano due chiavette per il conto on line. Tu quante ne hai?

Il tono investigativo di mia moglie che tanto mi irritava quando stavo a casa. La chiamavo la marescialla. Che rompicoglioni Gesù, mi ero disintossicato.

  • Una, ne ho avuta sempre una.

Rispondo di rimessa.

Guardo l’impiegato con faccia interrogativa. Non parla. Pare intimorito dal tono da Gestapo di mia moglie. Non ho idea a cosa si riferiscano. Ho sempre avuto una chiavetta con cui controllo il mio conto personale e quello cointestato. Sono nella stessa banca. Mi sforzo ma non mi ricordo dell’esistenza di un’altra chiave.

Finalmente dopo qualche secondo di silenzio interviene l’impiegato.

  • Qui risultano due chiavette. Lei ricorda il suo codice cliente?

Glielo dico. Per fortuna non ho problemi di memoria ancora.

  • Si, risulta questa chiavetta e poi ce ne è un’altra che risulta agganciata al conto cointestato e ad un altro conto.
  • Guardi io ho solo questa, non so per cosa è l’altra. Non l’ho mai avuta.

Mia moglie con tono intimidatorio.

  • Dobbiamo andare a fondo a questa cosa. (Rivolta all’impiegato). Questo, (indicando me) già mi ha portato via i soldi, ci manca che controlla i fatti miei!

In quel momento mi sento di fare una capriola all’indietro. Conoscevo bene quei modi arroganti, quel timore che il mondo trami contro di lei ed il suo fare intimidatorio.

Stando a casa mi ero creato una campana entro cui vivere fatta per lo più di silenzio ed indifferenza. Mi rimetto la vecchia maschera e fisso l’impiegato che fa finta di non sentire. E’ imbarazzato più di me, smanetta sul pc alla ricerca di non so quali codici.

Mi ha dato del ladro praticamente, devo pur dire qualcosa.

  • Guardate, cercate pure, ma io ho solo una chiavetta. Cercate e appurerete certamente quanto sto dicendo. C’è bisogno di questo per chiudere il conto?

– In teoria no. Se chiudiamo il conto, le chiavette si sganciano. La perdete, ma se non la usate poco importa.

  • NO! VOGLIO SAPERE SE QUESTO MI SPIA!

Mia moglie, quasi urlando.

– Già ha portato via i miei soldi. Se mi spia gli faccio passare i guai!

La guardo sbalordito. Non ho portato via alcun soldo ovviamente. Allude ai pochi risparmi che avevo sul mio conto personale, ma che erano miei. Per mia moglie oltre alla casa e tutto il contenuto le avrei dovuto lasciare anche i miei risparmi, credo. Meno male che c’è stata la sentenza di un giudice che non ha accolto questa sua richiesta strampalata.

L’impiegato sempre più imbarazzato ed intimorito pesta sulla tastiera. Credo voglia liberarsi anche lui di noi al più presto. Intuisco che è un amico di mio suocero perché ad un certo punto chiede a mia moglie di verificare se per caso la avesse il padre, la chiave. Magari è dell’altro suo conto, le dice.

Dopo quindici anni vengo a sapere che mia moglie ha un altro suo conto in quella banca.

Mi viene da ridere. Questa donna pensa che io la spii e mi nasconde proprietà e conti correnti da quindici anni. E’ una meraviglia tutto questo.

Ho dovuto anche far vedere a mio figlio i bonifici che effettuavo per dimostrare che non era vero che li lasciassi senza soldi. E’ una roba senza senso.

Mia moglie si allontana per parlare con il padre in gran segreto al telefono.

Torna e conferma che la chiave la ha il padre.

  • Bene, non avevo dubbi.

Dico, sorridendo ironico.

  • Bene, allora provvedo a chiudere il conto se mi date l’ok.

L’impiegato ha fretta di sbarazzarsi di noi.

  • Per me va bene.
  • Voglio essere sicura che non possa controllare i miei conti con la sua chiavetta!

Tuona ancora mia moglie.

Oramai rido. Guardo l’impiegato con la faccia sorridente. Lui però non si permette di contraccambiare. O è serietà, o ha i coglioni a terra o ha paura di far brutta figura con mio suocero che oltre ad essere un buon cliente, deve essere suo amico.

  • Senti, non sapevo nemmeno che tu avessi questo conto, come faccio a controllarlo con la mia chiavetta?
  • Si si, non mi fido di te. Siete tremendi voi, ci manca pure che mi spii oltre a derubarmi.

Butto le spalle in giù, non so più come replicare. L’impiegato, dopo aver smanettato un altro po’ dice a mia moglie di stare tranquilla. Con la chiavetta vedo solo il mio conto.

Conoscendola non è convinta ma non me ne frega assolutamente nulla. Ho solo voglia di sciogliere l’incontro.

Ci eravamo messi d’accordo per discutere dei ragazzi all’uscita dalla banca. Sento che non è un buon momento per parlare dei ragazzi. Ho già il disgusto sullo stomaco. Sarebbe meglio rimandare per essere più neutri per affrontare un discorso così importante. Significherebbe prendere un altro appuntamento e la cosa mi disturba ancora di più. Decido di affrontarla anche in quelle condizioni.

Nei giorni precedenti siamo stati convocati dall’assistente sociale del Comune.

Il giudice aveva inviato il provvedimento anche al servizio. Ci hanno chiamato per sentire i nostri problemi.

Intorno alle 12 dell’11 agosto mi arriva una telefonata da un certo Dott. Cittadini

  • Buongiorno Signore, sono il Dott. Cittadini, assistente sociale del Comune di Paperopoli. La chiamo per il provvedimento emesso dal giudice in merito alla sua separazione e alla situazione con i ragazzi che lei non riesce a vedere.
  • Ah si, mi dica pure.
  • Ho appena finito di sentire sua moglie, è andata via cinque minuti fa.Dovremmo incontrarci.
  • Mi dica lei. Io sono in città non mi muovo.
  • Guardi, noi potremmo vederci oggi, se le è possibile, altrimenti se ne parla il 29 perché poi io sono in ferie, signore.
  • Per me va bene anche oggi, vengo nel pomeriggio?
  • Guardi noi siamo qui fino alle 14.
  • Vengo subito allora, non c’è problema.

 

Mi dice l’indirizzo presso cui trovarlo e mi dirigo da lui.

Lorenza del Centro di Mediazione mi aveva spiegato che per prassi tutti i provvedimenti del tribunale passano dal servizio del Comune,  per essere poi smistati ai vari servizi di supporto.

Il centro è un edificio che mi sembra una scuola materna. L’accesso avviene attraverso dei cancelli in acciaio chiusi a chiave. Sembra di essere in un carcere. C’è una signora che ha un mazzo di chiavi da secondino in mano e prima di aprire chiede informazioni sul motivo della visita.

Dopo aver spiegato che ero stato chiamato dal Dott. Cittadini, apre e mi dice di proseguire per il corridoio. In fondo a destra.

Sono le indicazioni tipiche di un cesso, penso.

Busso ed entro nella stanza. Il Dott. Cittadini è un ragazzo, giovane, poco più di trenta anni, mi sembra. Alto, moro, con la barba, di bella presenza.

Mi chiama signore e alterna il lei al tu. Un po’ indeterminato.

Rompo gli indugi e gli chiedo di poterci scambiare del tu. Acconsente ma continua sempre a chiamarmi ‘signore’.

-Signore, raccontami un po’ dei problemi con i ragazzi. Dimmi tutto ciò che vuoi. Io ho parlato con tua moglie, e lei mi ha raccontato la sua storia. Ora vorrei sentire la tua.

Il ‘signore’ già è una parola che stride come un gesso sulla lavagna quando non scivola, accoppiato al tu, mi sembra di grattarci con un pezzo di ferro. Provo un senso di fastidio.

Questo tipo ha in mano molto di me, non posso consentirmi commenti fuori posto per ora, senza conoscerlo. Magari diventiamo amici più in là e posso fare qualche battuta. Per ora meglio mantenere un certo formalismo e sano distacco.

Racconto la mia versione dei fatti, lui mi ascolta.

E’ completamente diverso da Lorenza.

Con Lorenza mi sentivo al centro dell’attenzione mentre parlavo, della sua e della mia.

Con il Dott. Cittadini è sempre lui che tiene la scena. Nel momento in cui mi precisa che ha due lauree e qualche Master comprendo che ho di fronte un giovane. Sembra preparato ma denuncia un po’ di inesperienza.

In genere, sventola i propri titoli chi ha bisogno di ricordarlo anche a se stesso di averli. L’esperienza è ago e filo per cucire addosso un titolo, senza esperienza è solo carta da sventolare.

Non è una cattiva persona. Giovane e pieno di sé come è giusto essere alla sua età, sento che manca un po’ della profondità necessaria per contenere i miei problemi.

Come se avessi tanta roba da sistemare e solo una valigetta a disposizione di fronte a me.

Finisco il mio racconto e mi rendo conto che si finge mio complice. Lo fa per carpire quante più informazioni possibile, il suo intento è palese. Con me dà addosso alle moglie rompipalle, con le moglie dà addosso ai mariti stronzi. Sto al suo gioco, non ho voglia di mettermelo contro.

Mi ha dato un po’ di informazioni sul racconto di mia moglie. Lo sento indispettito perché pare che mia moglie si sia presentata al colloquio con la solita amica psicologa. Lui non deve averla presa molto bene. Da quanto ho capito, ha letto la cosa come una intimidazione nei suoi confronti. Ha messo la psicologa alla porta con fermezza. Almeno lui riesce a metterla in riga mia moglie.

Mi ha raccontato che l’ha intimorita per cercare di scuoterla. Le ha detto che se non si dà una mossa è costretto a segnalare la situazione al tribunale dei minori.

– Non lo farò mai, questo lo dico a te signore, ma è un modo per scuotere la signora.

Mi ha poi detto che mia moglie si dichiara follemente innamorata di me.

Il suo commento è stato:

  • Tutte uguali le donne, prima ti crepano e poi si dichiarano pentite.

Anche questo faceva parte del suo modo per instaurare un regime di confidenza. Almeno l’ho letta così. Mi è sembrato un pettegolezzo però, più che una confidenza.

Sia il pettegolezzo che la confidenza sono un flusso di informazioni. Con il pettegolezzo offri una informazione impersonale e la puoi dare a chiunque, con la confidenza offri anche un pezzo di te e lo fai con chi pensi che la tenga con cura.

Mi ha lasciato il suo numero di cellulare, è stato molto gentile. Non posso dirne male. Un ragazzo preparato ed entusiasta, solo un po’ crudo.

Quando andavo a parlare con Lorenza al centro di mediazione mi sembrava di fare una visita di quelle approfondite, come da uno specialista, con lui mi è sembrato di andare alla visita medica per il rinnovo della patente.

Al pomeriggio mi scrive con Whatsapp mia moglie:

  • Ti ha per caso contattato il dott. Cittadini?
  • Si, mi ha contattato, lo ho incontrato
  • Oggi?
  • Si mi ha telefonato e detto che aveva visto te. Sarei potuto andare oggi o il 29. Sono andato oggi.
  • Come sei rimasto d’accordo?
  • Sono rimasto d’accordo che devo farmi sentire dai ragazzi e provare a vederli e che tu mi aiuterai.
  • E del centro di Mediazione?
  • Non capisco, dopo Ferragosto li chiamo e provo a vederli. Che centro?

Fingo di non sapere nulla delle minacce che Cittadini ha fatto a mia moglie.

  • Per la famiglia. Non ti ha detto che avrebbe inviato le carte al Centro di Mediazione?
  • Non è lui il Centro di Mediazione?

Preferisco fare il vago, non voglio dare punti fermi a mia moglie. Credo che se si spaventasse un po’, la cosa avrebbe un buon effetto sulla sua disponibilità.

  • Lui è un assistente sociale.
  • Non abbiamo parlato di questo, mi ha detto che dobbiamo trovare una soluzione altrimenti deve prendere dei provvedimenti.
  • Allora sarebbe meglio risolvere da soli senza far coinvolgere queste parti per il bene dei ragazzi, con pazienza.
  • Li ha chiamati il giudice, lui dovrà relazionare.
  • Non sarebbero belle cose per i ragazzi, che non se lo meritano. Se hai dieci minuti, ti spiego. Forse non hai afferrato o non ti hanno spiegato. Tu quanto sei stato?
  • Un’ora.
  • Io tre, forse non hai capito tu.

Per mia moglie, qualsiasi cosa si misura di quantità. Anche una conversazione si misura a tempo. Non conta ciò che ti sei detto. Hai capito di più perché la conversazione è durata di più.

Non ha importanza se hai capito o meno un concetto, ma quanto tempo lo hai studiato.

Cittadini mi ha chiesto di smorzare i toni e lo faccio.

  • Senti, dammi una mano e vediamo di sistemare il tutto. Incominciamo dopo ferragosto. Senza polemiche e nulla. I ragazzi devono stare con me i fine settimana, lavoriamo per raggiungere questo obiettivo.
  • Devi arrivarci gradualmente, forse non hai capito.
  • Forse non hai capito tu. Bisogna darsi da fare e in fretta. Altrimenti mandano i documenti al tribunale dei minori. Non ti è chiara la gravità di quanto sta accadendo, forse, e di quanto è accaduto per un anno. Rimbocchiamoci le maniche e vediamo di sistemare.
  • Ma allora intanto basta che ti inizino a vedere, con calma, tu non hai capito.
  • Va bene, tutto va bene, purchè si inizi. Bisogna dare segnali di miglioramento
  • Poi ci aggiorniamo e se va al tribunale dei minori dipende da noi.
  • Certo, bisogna evitarlo a tutti i costi.
  • Ah meno male!
  • Settimana prossima aiutami ad incontrarli
  • I fine settimana alterni… questo non è stato stabilito dal giudice, vedi intanto di riavvicinarti che è già tanto o passare qualche ora con loro che già sarebbe molto, il resto si vede, ciao.
  • Certo, magari… sarei felice

Tutto questo è accaduto prima di Ferragosto. Il tenore dell’incontro dopo ferragosto, in banca, mi ha spiazzato. Temo di aver capito però.

Esiste la parte di mia moglie che deve rigare dritto. Probabilmente le hanno detto di non far la stupida sia il suo avvocato, sia il suo entourage. Ne va del buon esito della causa.

Anche ribadire all’assistente sociale che è innamorata di me ancora, fa parte del copione. La separazione con addebito che chiedono, funziona se lei fa la parte della innamorata, abbandonata. Recita il ruolo di vittima.

Intanto, quando meno te l’aspetti accade l’imponderabile.

Un mio amico mi manda degli screen shot tratti da facebook. Non sono iscritto a facebook e quindi posso leggere solo in questo modo.

Si tratta di mio cognato, fratello giovane (34 anni) di mia moglie proprietario del negozio di abbigliamento presso cui lei lavora.

E’ in vacanza a Porto Cervo, con la sua nuova fiamma, una giornalista che non conosco.

I suoi amici negozianti commentano e gli dicono di tornare presto perché mia moglie da sola al negozio non ce la fa, la vedono esaurita.

Il mio amico mi ha mandato le foto perché è una prova che mia moglie lavora al negozio. Lei nega di farlo, solo per spillarmi più soldi. Lavora in nero, non è assunta.

Con un ghigno mando le foto a Francesco, il mio migliore amico, avvocato. Non disturbo Mario, il mio avvocato nella separazione. E’ ferragosto quasi. Lo lascio in pace.

Francesco mi chiama.

  • Non pensi che possa servire nella causa? Gli chiedo.
  • Certo che serve. Non sapevo si fosse messo con Miriam.
  • La conosci?
  • Si, è una giornalista. Tu non la conosci?
  • No
  • Ah, sei uno dei pochi. Lo dice ridendo e capisco che è un commento ironico sulla facilità di cambio partner della ragazza.

Ridiamo pensando a mia suocera che fa tanto la castigatrice di costumi e si ritrova in casa il meglio della sregolatezza.

Dopo un paio d’ore mi telefona di nuovo Francesco.

  • Il diavolo a volte si diverte.
  • Ah si?

Rido. Lo conosco da troppo per non capire che ha qualche buona notizia da darmi.

  • Che bolle nella pentola del diavolo?

Ci sono alcune persone che sono sempre al centro della notizia. E se non lo sono, ci mettono poco ad entrarci. Francesco è uno di questi.

  • Mi ha chiamato un ex di Miriam, uno dei tanti! Ho commentato il fatto che si fosse messa con tuo cognato e sai che mi ha detto?
  • Cosa?
  • E’ indagato in una operazione dell’antimafia che riguarda lo spaccio di cocaina.
  • Nooooooooo….
  • Siiiiii… che coglione.
  • Ma come? E quando? Non so nulla!
  • Pare che siano riusciti a insabbiare la notizia ma è stato coinvolto con intercettazioni telefoniche in una grande operazione della procura. Verso fine maggio.
  • Quell’imbecille? L’antimafia? La cocaina? Non ci posso credere.
  • Così mi ha detto. Pare che siano andati a casa e l’abbiano perquisita anche.

Mio cognato vive in una dependance ricavata nella villa di mio suocero. Per un attimo il pensiero di mia suocera annusata dai cani dell’antidroga mi ha prodotto un brivido di piacere.

  • Ma tu guarda! Ma quello è un coglione. Possibile sia coinvolto in una roba del genere?
  • Guarda, vedo di verificare, ma questo amico mi ha detto che lui è a ruota per il consumo e pare sia finito nell’inchiesta proprio per le continue intercettazioni telefoniche che aveva con i venditori. Non so molto altro. Quando riapre il tribunale vedrò se riesco ad avere qualche informazione in più.

Rimango senza parole. Mio cognato è poco più che un ragazzo e non riesco ad immaginarlo in un tale casino e giro vizioso.

Faccio una rapida ricerca su internet. Il suo nome effettivamente compare tra gli indagati a piede libero di una maxi operazione dell’antidroga avvenuta verso fine maggio.

L’operazione coinvolge più province ed il suo nome compare solo nell’edizione del quotidiano della provincia limitrofa alla nostra. Nell’edizione della nostra provincia ci sono i nomi degli arrestati, ma non quello degli indagati a piede libero.

Collego anche il fatto che alla cresima di mio figlio piccolo, il due giugno, non fosse presente.

Mi dispiace per lui. Un ragazzo che si rovina la vita con la droga è sempre un peccato.

Poi penso al fatto che non abbia mai assunto mia moglie, dicendo che non ce l’avrebbe fatta a pagarle i contributi.

Penso alle tante volte in cui i miei ragazzi sono stati da lui in casa a giocare alla playstation .

Penso alle volte che mia moglie ha fatto accompagnare i miei ragazzi da lui in auto, facendoli sfilare davanti a me.

Penso alle volte che mia moglie e mia suocera hanno avuto da ridire sulla moralità della gente, per cose molto meno gravi.

Penso anche a qualche soggetto losco che girava intorno al negozio ogni tanto.

Penso tanto.

Non so gioire per le disgrazie altrui, ma francamente la notizia mi restituisce un senso di equilibrio nuovo. Non per la tragedia di mio cognato. L’ho visto crescere e realizzarsi, non posso essere contento di una sua disgrazia.

Sono contento come quando finivo un esercizio di analisi matematica molto complicato. Controllavo il risultato sul libro e coincideva con il mio.

E’ la vita che è un teorema esatto. Generalmente gli schiaffi che prendi sono proporzionali a quelli che hai dato. Troppe volte avevo sentito il clan di mia moglie fare i moralisti sulla condotta di vita altrui. Quanto accaduto è un riequilibrio che la vita si stava prendendo. Il risultato torna nella vita.

Ora c’è da preoccuparsi dei ragazzi. Non voglio speculare sulla notizia. Non posso nemmeno trascurarla. Se fossi stato a casa avrei dedicato attenzione alla cosa. Voglio fare come se fossi a casa. Da padre non mi sono dimesso.

Intanto fuori dalla banca alla prima parola di mia moglie contro me e i miei cari le ho fatto capire di sapere della cosa.

Non se l’aspettava, forse pensavano di aver insabbiato la notizia.

Mi ha minacciato. Mi ha detto che mi avrebbe querelato se avessi detto una cosa del genere in giro. Dopo, ho anche ricevuto la telefonata di mio suocero. Non ho risposto. Probabilmente voleva minacciarmi anche lui.

La cosa deve aver comunque scosso il clan.

In questi giorni mia moglie ci tiene a certificare che lei rivolge ai ragazzi le mie richieste con insistenza. Come se questo bastasse ad assolvere il suo impegno alla collaborazione.

Siamo rimasti d’accordo che invito i ragazzi e lei si fa parte diligente nel veicolare e sponsorizzare la richiesta. Ieri

  • Ho scritto ai ragazzi, non rispondono.
  • Non vogliono venire, evidentemente bisogna inventarsi altro;
  • Con questa autonomia che gli lasci non fai una buona cosa, più che ripetertelo all’infinito, non posso. Quando ci sarà bisogno di me, non potrò nulla.
  • Parli e basta, non ti fai venire idee e sai solo accusare, non fai altro.
  • Proverò con i segnali di fumo. Che idee posso trovare se non mi parlano, non mi rispondono, non li vedo.
  • Se facessi meno il professore. Se usassi meno arroganza e più amore forse ci riusciresti.
  • Certamente, hai tu qualche idea?
  • Bisogna trovare qualcosa come la moto per AAAAA anche per BBBBB. Pensa anche tu.
  • Fin tanto che nonni, zii, amici e tu vi sostituirete al padre, non servirà a nulla. Arriverà il momento che avranno bisogno del padre e non potrete più sostituirvi. Allora sarà dura. Ci sono delle cose che devono fare col padre, senza discussioni. Sottolineo ‘devono’.
  • Ma chi ti vuole sostituire, cerca di rientrare nel tuo ruolo che non hai saputo gestire. Tra l’altro con BBBB non hai mai avuto un gran rapporto. Poi è testardo. Pensa ad una idea piuttosto che addossare colpe. Buona giornata.
  • Non servirà solo l’idea. Non si comprano queste cose. Ci vogliono regole per i figli.
  • Regole che hanno più di ogni altro ragazzino, caro.
  • Ti dico solo ciò che penso vada fatto e tu non fai. Puoi solo tu adesso. Devi dirgli che devono vedere il padre come gli dici di fare i compiti, per ora. E’ una regola che non hanno. Non lasci scegliere se fare o meno i compiti. Invece lasci scegliere se vedere o meno il padre. Pensaci. A lungo andare questo diventerà un danno.
  • Pensa tu a quello che puoi fare e non fare l’arrogante.
  • Immediatamente, dare una regola senza discussioni. E’ semplicissimo. Ci vogliono meno di due secondi. Domani andate a trovare il nonno con vostro padre! Punto.

A parti invertite avrei fatto lo stesso. Più tempo passa, più gli fai fare ciò che vogliono, più sarà difficile.

 

Mi chiama Mario, il mio avvocato nella causa di separazione.

  • Paperino che è successo?
  • Perché?
  • Ho ricevuto una mail dall’avvocato di tua moglie.
  • Ah, e che dice?
  • Dice che tu ti approcci a lei con arroganza e la devi smettere altrimenti prenderà provvedimenti.

 

Una volta in un rettilario vidi un serpente, un pitone che cambiava pelle. La pelle morta si distaccava piano e tutta in un pezzo. Era squamata e opaca. Era tanto spessa e consistente che pareva che il serpente si stesse sdoppiando. Sotto, c’era la pelle nuova. Lucida, bella, color grigio verde. Sembrava metallizzata, conteneva un serpente nuovo.

Ogni tanto penso a come andrà a finire questa storia. Vorrei che i miei ragazzi un giorno leggessero di questa pelle che si sta staccando fatta di amore, rabbia, pazienza, tentativi, cose giuste e tanti errori del padre che non sarò più. Stanno cambiando loro e cambierò anche io inevitabilmente. Ci ritroveremo forse, ma saremo altri.

Questa pelle che si sta staccando la sto conservando in queste pagine, per loro.

L’incontro

P: Allora

M: Allora

P: Parliamo dei ragazzi, che proposta hai.

M: Non è che ho una proposta

Sai come funziona un centro di mediazione?

Mandare i ragazzi ad un centro di mediazione è una vera cattiveria.

P: Ma quella è una seconda ipotesi che ha previsto il giudice

M:No quello è un parere che avete espresso voi in prima analisi

P: Quello viene tirato in ballo se non troviamo un accordo, quindi cerchiamo di trovare un accordo tra di noi.

M: Trovare un accordo tra di noi che significa, perché mandare i tuoi figli al centro di mediazione…a parte che non verrebbero mai. Che padre sei che vuole il centro di mediazione per i figli?

P: Ascolta quella è una cosa che ha stabilito il giudice ma solo se non troviamo un accordo noi.

M: Ma tu sai che cos’è un centro di mediazione? Ti sei informato? Ti sembra un posto dove mandare i tuoi figli?

P: Ascolta io devo vedere i ragazzi?

M: Chi te lo impedisce?

P: Tu devi collaborare fattivamente, che proposte concrete hai?

M: Devi essere più costante, non è che puoi chiamare una volta e poi sparisci!

P: Costante? Sparisco? Ma se sono mesi che provo a chiamarli e mando messaggi e non mi rispondono mai!

M: hanno una età di 14 e 13 anni non mi fanno nemmeno avvicinare al telefono. Più che dire avete risposto? Ma Papi vi ha chiamato?

P: Non mi basta. Io ho il diritto di visita e un weekend ogni due. Se non riusciamo a trovare un accordo ci dobbiamo avvalere dell’aiuto di terzi.

Il Giudice ha detto:

– I ragazzi devono vedere il padre.

M: Certo che devono vedere il padre. Ma se non vogliono?

P: Se non vogliono evidentemente c’è qualche problema! E bisogna indagare su questo problema.

M: Sarà sofferenza, sarà dolore.

P: Quello che è!

M: Tu perché quando ha fatto l’esame non gli hai chiesto al bambino se aveva bisogno e se aveva bisogno che lo accompagnassi?

P: Come non gliel’ho chiesto, ma che dici?

M: A me ha detto che gli hai detto solo in bocca al lupo.

P: No no, gli ho mandato tre messaggi per chiedergli se volesse che lo accompagnassi, se avesse bisogno, non mi ha mai risposto.

Evidentemente stanno incominciando a dire bugie anche.

M: No non bugie. Io gli ho chiesto se tu gli avessi chiesto, lui mi ha detto che poi dopo l’esame gli hai scritto.

P: No no no, ci mancherebbe, ti dico subito.

E’ preoccupamente che cominci a dire bugie, conoscendo AAAAA è preoccupante.

Allora:

Il due agosto: hai bisogno che ti porti? Fammi sapere se vuoi che ti venga a prendere.

Nessuna risposta.

Il tre agosto:Buongiorno AAAAA hai bisogno che ti venga a prendere per l’esame?

Il quattro agosto: Buongiorno figlio mio, in bocca al lupo.

Non mi ha mai risposto.

M: e perché non sei andato alla motorizzazione!

P: ma se non sapevo l’orario, non mi ha mai risposto!

E poi cosa dovevo fare? Trovarmi lì con qualcuno di voi? E lui che non mi guardava come tutte le altre volte?

Ti sei dimenticata che mi hai ripreso con la telecamera quando sono venuto sotto casa che non mi rispondevano al telefono?

M: Io non ti ho ripreso, ti ho fatto solo una foto perché tu eri immobile.

P: Quindi mi hai ripreso perché ero immobile?

M: Eri immobile, eri immobile. Gli hai chiesto a tuo figlio BBBBB della tesina ?

P: BBBBB non mi risponde da quando gli hai detto che non voglio mandarlo in vacanza.

M: Ma che dici, da molto prima che non ti risponde.

P: Mi ha scritto, perché non vuoi mandarmi in vacanza? Chi glielo ha detto? L’uccellino?

M: Non lo so, io gli ho detto che saremmo andati e aspettavamo la tua autorizzazione.

Comunque è una vita nuova per loro.

P: Ma perché dire queste cose ai ragazzi?

M: Ma tu li leggi i messaggi tuoi? Io ho solo detto non so se possiamo andare….

P: Va bene ci sono stati degli errori, lasciamo perdere chi li ha commessi. Mi dici quando posso venire a prendere i ragazzi?

M: Non è che vieni e te li prendi e loro non vogliono.

P: Ho capito, il giudice ha stabilito dello cose. Mi spieghi come intendi rispettarle?

M: Ci vuole pazienza, devi lavorarci dietro.

P: Io ci lavoro da un anno, non rispondono al telefono e non è una cosa normale.

M: Devi essere più costante.

P: Ma se li cerco in continuazione!

M: Tu chiami una volta e non ti fai sentire più!

P: Ma che dici!!!!

M: Oggi hai chiamato?

P: ma che significa? Sono mesi che non mi rispondono! Oggi ho mandato due messaggi! Non mi hanno risposto!

M: E’ chiaro tu li ricatti!

P: ma non dire così, sono le parole che poi mi ripetono loro.

M: Ma che dici , non lo ho mai detto a loro.

P: me lo scrivono!

M: Guarda sono loro che lo dicono a me, non io a loro. Quando BBBBB ti ha chiesto le cartucce della stampante, perché gli hai detto che le compravi se veniva con te.

P: ma perché non lo vedevo da mesi!

M: Ci vuole amore, falle le cose senza chiedere nulla in cambio.

P: Secondo me non va così ma ognuno gestisce le cose a suo modo.

M: la moto allora. Hai fatto la moto. Perché non l’hai lasciata?

P: Primo, mio figlio deve ancora fare l’esame. Secondo, non posso lasciare la moto in mano ad un ragazzo che non risponde al telefono, non dice dove sta, non so con chi è. Ma stai scherzando? E devo avere tripla preoccupazione.

M: Tripla preoccupazione, e allora io?

P: Tu cosa? Quando risponderà al telefono, mi dirà con chi e dove sta, allora possiamo pensare di fargli guidare la moto!

M: E allora non la compravi.

P: la moto è mia infatti.

M: Si tua, gli hai fatto prendere il patentino e tutto il resto. Io ho accettato solo perché si avvicinasse. Però non voglio.

P: Non è un problema, non vedrà la moto. Avrà il patentino che potrà servirgli.Gli ho chiesto delle guide ma ancora non mi risponde.

M: Ma devi essere più umano devi dare amore.

P: Ok, devo dare amore. Io devo vedere i ragazzi. Che proposte hai?

M: Per quando vuoi figurati, che ti credi che per me è una fatica. E li ho tenuti al top come sempre, da sola.

P: Bene sei stata eccezionale.

M: Si si, me lo dicono tutti, guarda.

P: Mi fa piacere, detto questo?

M: detto questo non voglio andare al centro di mediazione.

P: Concretamente, il giorno di ferragosto che dovete fare?

M: non c’è in programma nulla

P: Posso venire a prendererli?

M: Non è che puoi venire e prenderli, mica sono un pacco.Che quando venivi a prenderli a me faceva piacere, cosa credi che a me piaccia fare avanti e dietro?

P: Vedi ci sono tanti episodi che mi hanno dato dimostrazione diversa.

M: Ma che dici.

P: Senti lasciamo perdere il passato. Guardiamo al futuro.

M: Allora non è che mo prendi dei ragazzi di quattordici anni e te li porti.

P: Non prendo niente, i ragazzi devono vedere il padre e i parenti del padre. Non lo dico solo io, lo dice anche il giudice. Partendo da questo presupposto dobbiamo trovare un accordo in tal senso.

M: Il giudice te lo ha detto tante volte, lei deve essere più presente. Sig. Paperino non è che può farsi vedere un giorno e poi sparire.

P: Guarda il giudice non sa, più costanti di me ce ne sono pochi.

M: Si e che hai fatto?

P: Sono andato a vedere gli allenamenti per mesi, senza che mi salutassero.

M: E perché te ne andavi e non ti fermavi?

P: Ma se entravo negli spogliatoi pure e non mi salutavano.

M: Tu ti devi avvicinare.

P: Senti, tu mi stai solo provocando forse.

M: Che sei venuto sotto casa quei giorni cosa hai concluso.

P: Senti lasciamo perdere il passato.

M: No cosa hai concluso.

P: Ho concluso che mi hai ripreso con la telecamera come uno stalker.

M: Non riprendevo, ti ho fatto una foto.

P: Riprendevi, ma lasciamo stare il passato, parliamo del futuro.

M: Non riprendevo, Ho fatto una foto perché volevo far vedere che tu stavi immobile.

P: Con una foto? Senti lasciamo perdere il passato.

M: Si volevo far vedere che stavi immobile.

P: Bene facevi una foto e questo è educativo? Davanti ai ragazzi mi fotografavi come dici tu, non mi riprendevi con la telecamera, per dimostrare che stessi immobile? Senti lasciamo stare, parliamo del futuro, scordiamoci il passato.

M: Bene non puoi venire e pretendere di prenderli.

P: Senti lo ha stabilito anche il giudice che devono vedere il padre. Il giudice ha stabilito il diritto di visita 3 volte a settimana e poi un weekend a testa. Se non troviamo un accordo noi dobbiamo farci aiutare da terzi.

M: I giudice non ha stabilito questo, ha detto a discrezione dei genitori.

P: bene non lo ha stabilito il giudice, è la mia richiesta, lo troviamo un accordo?

M: Non puoi pretendere, devi avere la pazienza…

P: Bene, non troviamo un accordo. Ci rivolgiamo a terzi.

M: Fai una cattiveria nei confronti dei ragazzi.

P: Non è una cattiveria, è un tentativo di aiutarli.

M: No guarda, è una cattiveria.

P: Ma se tu non riesci a metterli in queste condizioni…

M: Mica ci devo riuscire io.

P: ma sei tu che hai un rapporto con loro!

M: Guarda, se leggiamo la sentenza non parla proprio del diritto di visita.

P: Senti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo, è meglio.

M: no, sei tu che non hai la elasticità necessaria. Bisogna arrivarci per gradi.

P: Non c’è più nulla da graduare.

M: Parleranno col giudice e diranno loro perché non ti vogliono vedere, a quindici anni c’è il consulto.

P: Il giudice si è espresso già! Entro agosto se non troviamo un accordo interviene il centro per la famiglia.

M: E tu questo vuoi?

P: No, se possiamo evitarlo.

M: E no perché tu minacci.

P: Ma che minaccia, non lo dico io, lo ha stabilito il giudice! Leggi.

Rilegge la sentenza che si è portata dietro. Non trova il punto.

Glielo trovo io.

P: In caso di mancato accordo, i minori dovranno seguire le indicazioni del centro per la famiglia!

Dovranno…..

Quindi troviamo noi l’accordo, dico io.

M: Non dice entro agosto, tu non hai l’elasticità e la pazienza di aspettare.

Ci sono casi in cui passano anni.

P: non devono passare!

M: Devi avere pazienza, hai sbagliato tu.

P: va bene ho sbagliato io, pazienza.

M: Sei hai aspettato un anno, puoi aspettare anche altri due o tre mesi.

P: Non c’è da aspettare più, basta. Oggi hanno bisogno del padre, non domani né dopodomani. Oggi.

M: A me lo stai dicendo?

P: Bene. E perché vuoi rimandare di due o tre mesi.

M: Io non voglio rimandare, bisogna avere pazienza, può essere una settimana, può essere un mese. Si può anche parlare in quattro. Cosa che era stata detta, anche per far vedere che i rapporti sono distesi.

P: Perfetto, io sono aperto a tutto. Ho una sola perplessità. Non riusciamo ad avere un dialogo a due e ci riusciamo in quattro? Ma comunque proviamo, perché no.

M: Ci vuole tempo, loro hanno subito tanta pressione. Dovevamo parlare in quattro e non lo abbiamo mai fatto.

P: Bene, facciamolo.

M: Ma devi aspettare.

P: Senti aspetto da troppo. Se non ce la facciamo noi, andiamo da chi ci aiuta.

M: Non al centro della famiglia, là li rovinano i ragazzi.

P: Non lo ho stabilito io!

M: Tu sbagli l’approccio.

P: Sei tu che devi essere più incisiva, quando vuoi gli fai fare le cose. Tu puoi. Se tu vuoi, loro lo fanno.

M: Io glielo dico ogni giorno.

P: No, non è questione di dirglielo, è questione di farglielo fare. Tu puoi. Ripetere una cosa solo per sciacquarsi la bocca non va bene. A quattordici anni i ragazzi devono fare quello che dicono i genitori. Devono….

M: In una condizione normale, non in questa.

P: Ancor di più in questa. Anzi, ancor di più.

M: Secondo me bisogna arrivare con la gradualità

P: Con la gradualità stiamo andando sempre peggio.

M: Ma che dici peggio.

P: Ma ti rendi conto che non mi rispondono da mesi o no? Io non so che fanno. Dove sono, non so nulla.

M: Quante volte hai chiamato?

P: Vuoi un couter delle telefonate? Non lo so…. E’ inutile che ci pigliamo in giro.

M: Tu pensi che a me rispondono facilmente? Ci ho messo un bel po’ per farmi rispondere.

P: Allora se ci sei riuscita per te, puoi riuscirci per me.

M: Io lo faccio.

P: Non lo fai.

M: Lo faccio ma non mi ascoltano.

P: I ragazzi devono fare quello che dice il genitore. Ma lasciamo perdere il passato, pensiamo a cosa fare nel futuro.

M: Perché in questi mesi non mi hai chiesto mai come stanno i ragazzi?

P: Senti, lasciamo stare il passato, pensiamo al futuro, abbiamo ricordi differenti. Allora per ferragosto?

M: Io rimango qui non mi posso permettere nulla.

P: Certo, tuo fratello a Porto Cervo e tu non ti puoi permettere, ma lasciamo stare anche questo.

M: Tu ti sei portato via tutti i risparmi.

P: Ahahahaha…. Va bene….Lasciamo stare questo argomento dai…

M: Si lasciamo perdere. Caso strano il 19 hai preso tre stipendi.

P: Tre stipendi? Ma che dici. Guarda, lasciamo stare.

Detto questo? Che intenzioni hai?

M: Io sono venuta qua per darti dei consigli.

P: bene dobbiamo parlare di come fare per farmi riavere un rapporto coi ragazzi.

M: Il giudice ha stabilito che i ragazzi devono fare quello che concordano i genitori. Da niente a stare con te, non è possibile. Quindi se vuoi arrivare alla rottura è bene che lo dici subito.

P: Io non voglio la rottura, io voglio vedere i miei figli.

M: Tu vuoi arrivare a distruggere i tuoi figli, mandarli dagli assistenti sociali. A quel punto preferisco che li senta il giudice. Hanno l’età per farlo. I ragazzi devono essere liberi di non andare da nessuna parte.

P: Ma non è così, i ragazzi devono vedere il padre. Se non riusciamo noi, ci vuole un aiuto esterno.

M: Allora il giudice, o un privato, un consulente esterno, ai servizi sociali non li mando.

P: Bene, un aiuto, il giudice, zio Pietro, zio Filippo, zio Giovanni….non so chi sarà.

M: Contattiamo una persona privata esterna.

P: E dobbiamo pagare un esterno. Ma cosa cambia?

M: Tu sei già andato, dovresti sapere com’è.

P: Senti, detto questo, praticamente come intendi procedere? Come intendi collaborare? Io vengo a prenderli, poi?

M: Bisogna fare le cose con calma.

P: Bene, cosa intendi per fare le cose con calma?

M: Io glielo dico ogni giorno, ma non vi manca vostro padre? Da quando te ne sei andato fino a mo. E BBBBB sai che dice? Che non gli manchi proprio.

P: Bene e sei contenta.

M: non sono contenta.

P: Lo dici con contentezza.

M: Contentezza? Te lo sto dicendo con tranquillità. Con serenità.

P: Questa non è una cosa che desta preoccupazione?

M: Certo che desta preoccupazione.

P: E non ci vuole un aiuto per andare a fondo su questa cosa? Ti sembra una cosa normale?
M: Tu sei andato da specialisti?

P: Si.

M: Che ti hanno consigliato?

P: Mi hanno consigliato di far sentire in ogni modo la mia presenza.

M: Si come?

P: Mandando messaggi, telefonando, andando al campo, provare con ogni modo a contattarli.

M: Si ? e poi?

P: Ho evitato di andare a scuola, una volta che ci sono andato, tu hai avvisato AAAAA .

M: ma che dici.

P: Ah no? Dopo che mi hai visto mi è arrivato il suo messaggio di insulti, un caso? Un caso anche che mi hai aspettato fuori dal colloquio di matematica per dirmi faccia di merda?

M: ma che dici?

P: ahahahaha…. Bugia vero? Certo…

M: Non ti ho neanche guardato.

P: sei un’attrice… va bene…Lasciamo stare dai, pensiamo al futuro.

M: Si non parliamo di me e di te… lì usciranno le cose al momento opportuno.

P: va bene, usciranno.Pensiamo ai ragazzi. Non ho capito cosa proponi.

M: Non avendo tu mai avuto il ruolo di padre, rientrando alle sette alla sera, non sai che non è che stanno con me i ragazzi a quattordici anni.

P: male, è una età delicata invece, dovresti vigilare.

M: Li offendi se dici così, sono ragazzi eccezionali.

P: Non li offendo, sono ragazzi eccezionali ma l’età è delicata, bisogna sapere che fanno e con chi stanno.

M: Ah si? E perché non mi hai chiesto mai dove stanno di sabato?

P: L’ho fatto. Abbiamo ricordi diversi ti dico.

M: io lascio tutto, li seguo. Qualsiasi cosa sto facendo lascio e li seguo. Tu che hai fatto?

P: io l’ho fatto…Tutte le volte che sono venuto a casa e sei uscita con lui facendomelo sfilare davanti,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo fratello,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo padre e tua madre senza salutarmi.

M: E’ logico, se non voglio stare con te con qualcuno devono stare.

P: Devono stare col padre.

M: Se vogliono, se non vogliono?

P: Devono stare col padre.

M: Se non vogliono io devo trovare una soluzione

P: Devono stare col padre.

M: Certo, quando vogliono.

P: Non quando vogliono, devono stare col padre.

M: Ma se non vogliono? Che fai li prendi e li violenti?

P:No, gli adulti devono fare in modo che stiano col padre. Senti, se mi fai delle proposte concrete, altrimenti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo. Io sto per esaurire la pazienza. Io la settimana prossima li vengo a prendere.

M: e fino alla settimana prossima?

P: Oggi siamo a mercoledì, hai detto che a ferragosto vogliono stare con gli amici. Con me non vorranno stare certamente. Vorranno stare con gli amici.

M: Non so , chiediglielo.

P: Ma come chiediglielo, non mi rispondono!

M: Secondo me sarebbe il caso di incontrarsi, perché una volta che vieni a prenderli che fanno ?vengono?

P: Va bene, incontriamoci.

M: Perché voglio fare una domanda, tu vieni a prenderli, loro vengono?
P: Dovrebbero venire, sono loro padre. Se tu insisti, loro vengono.

M:Io insisto, perché non vi fate una vacanza con papi? Gli ho detto?
P: No… si dice… dovete fare una vacanza con papà, punto.

M: Gliel’ho detto.

P: Quando vuoi fanno le cose che dici. Significa che su certe cose insisti su altre meno.

M: No, le cose con te non le vogliono fare.

P: va bene, allora bisogna trovare il modo …

M: Non ti vogliono neanche vedere!

P: Bisogna trovare il modo allora….

M: Sai che mi ha detto BBBBB?

P: Che ti ha detto?

M : io ogni giorno gli dicevo, ma papi non vi manca… mi hanno detto che li angosciavo per quanto ho insistito, tanto che ho dovuto smettere. Sai che mi ha detto BBBBB?
P: Che ti ha detto?
M: Che non è cambiato nulla per lui, tanto con te non aveva un rapporto. Per me non è cambiato nulla, con papi non avevo un rapporto.

P: Ottimo, e ti sembra una cosa normale?

M: A te sembra bello?

P: No, bisogna trovare il modo per cambiare tuto ciò. Non è una cosa normale.

M:Sai AAAAA che mi ha detto?

P: Che ti ha detto?

M: Che sta meglio.

P: benissimo. Ci siamo separati, è giusto che stia meglio. Era un inferno.

M: Ma che inferno, mi ha detto io sto meglio così, senza papi.

P: bene, concretamente che vuoi fare, incontrarsi?
M: Non è che vieni a casa e li obblighi, anche perché ho parlato con tanti specialisti nessuno vede le cose come dici tu.

P: Benissimo, ascolto tutti io.

M: Certo quando mi dicevi, informati. Mi sono informata.

P: Concretamente cosa vuoi fare non ho capito. Laciamo stare il passato, concretamente cosa vuoi fare?

M:Parliamo con loro in quanto almeno dimostri un minimo di rispetto nei miei confronti che non hai avuto.

P: questa è una tua opinione.

M: Perché non è vero? La gettata di merda che mi hai fatto addosso? Gettare merda sulla madre dei tuoi figli.

P: Bene qualcuno deve aver riferito ai ragazzi queste cose, o sempre l’uccellino? Ma lasciamolo perdere il passato.

M:No no.

P : Lasciamolo perdere il passato, pensiamo al futuro

M: Dobbiamo parlare, invece di dare schiaffi a tuo figlio chiama me e chiedi a me dove stanno i ragazzi.

P: Ma che schiaffo…. Ma lascia stare…

M: Tu gli hai tirato uno schiaffo.

P: ma lascia stare… pensiamo al futuro… cosa vuoi fare.

M: Gli hai tirato uno schiaffo e mi ha chiamato, mi sono pure spaventata.

P: ma lascia stare, pensiamo al futuro. Poi dici che non ho pazienza. Ti sto dicendo, cosa vuoi fare per il futuro?

M: Intanto devi essere più costante.

P: Cosa intendi per più costante?

M: Costante.

P: Costante cosa vuol dire? è una parola vuota se non la riempi di contenuti.

M: non stare a fare il filosofo. Te lo dico in dialetto se vuoi. Hai sentito degli specialisti, che ti hanno detto?

P: Devo cercare di mantenere viva la mia presenza per quello che posso. Questo mi hanno detto. E questo cerco di fare.

M: Voglio sapere in questi mesi come hai fatto a tenere viva la tua presenza.

P: Lascia perdere il passato, ho fatto. Tu ritieni di no, io di si.

M: No, voglio sapere come.

P: Lascia perdere il passato, guardiamo avanti.

M: Tu cosa ritienti?

P: Io devo vederli, sentirli e stare con loro. Ma a telefono non mi rispondono, se mi avvicino mi evitano, sms nulla. Li devo vedere. Come posso fare a vedere i miei figli? Questa è la domanda.

M: Vai al campo di calcio e aspetti.

P: l’ho fatto per mesi.

M: Ti avvicini.

P: L’ho fatto per mesi, sono entrato negli spogliatoi e facevano finta di non vedermi.

M: Davanti agli altri non lo farebbero.

P: AAAAA lo ha fatto, come no, per mesi ti dico. Mi sono avvicinato per abbracciarlo, si è divincolato e se ne è andato, davanti ai suoi amici.

M: Non lo hai fatto.

P : Ti prego, lascia stare il passato, parliamo del futuro. Io ho tanta pazienza, ma si sta esaurendo. Allora, cosa vuoi fare? Io devo poter vedere i miei ragazzi. Come intendi intervenire?

M: io non so.

P: Allora io ci provo, se poi non ci riesco ci facciamo aiutare.

M: devi avere pazienza.

P: io ci provo da un anno.

M: In maniera sbagliata secondo me. Se ti avvicini e stai immobile non otterrai nulla.

P: Ma che immobile, sono entrato pure negli spogliatoi da AAAAA, non mi salutava più.

M: Dovevi insistere.

P: ma come? Ho insistito fino alla fine, ogni santa volta.

E’ continuata per altri 10 minuti circa….

 

Ho mandato un messaggio ai ragazzi per chiedere di passare il ferragosto con me.

Lei si è impegnata a darmi una risposta, se loro non replicano.

Le ho detto che tutta la settimana successiva avrei provato ogni giorno.

Poi avrei chiesto aiuto a terzi, dopo averle ribadito:

Se vuoi, puoi.

 

 

 

 

Inizia la partita

Ho chiesto a Mario, il mio avvocato, alla luce del dispositivo del Giudice, di partire all’attacco senza indugio. Ha scritto all’avvocato di mia moglie.

Caro Silvio,

            nel prendere buona nota, allo stato, dell’ordinanza presidenziale dello scorso 19 luglio e sollecitato dal mio assistito, ferme restando le richieste formulate nelle difese, in particolare quelle riguardanti le modalità dell’affido condiviso (collocazione settimanale anche presso il padre) e diritto di visita, comunico che l’ing. Paperino ribadisce la sua determinazione a ricostituire il rapporto che ha sempre avuto con i figli nel corso di tutti questi anni e chiede di conoscere se la Tua assistita intenda collaborare fattivamente in tal senso o se, invece, la situazione rimane quella dichiarata dopo l’incontro delle parti avvenuto presso i locali del nostro Ordine.

Il mio assistito è dell’avviso di esercitare il diritto di visita per tre volte alla settimana con una permanenza dei figli con lui per almeno quattro ore e, a settimane alterne, la loro permanenza nel fine settimana (sabato e domenica dalle ore 15.30 del primo giorno alle ore 19.30 del secondo).

Attendo una risposta sul punto, segnalando l’urgenza per non far trascorrere invano questo mese estivo e anticipando che, nell’eventualità la sig.ra Moglie fosse di avviso contrario ovvero dichiari l’indisponibilità dei figli in tal senso (ad oggi il padre non è messo nelle condizioni di poterne parlare direttamente con loro), si darà corso alla prescrizione presidenziale di interessare il Centro per la famiglia di Paperopoli, il quale fornirà le indicazioni da seguire per le modalità del rapporto padre-figli.

L’ing. Paperino chiede anche che per il mese di agosto i figli possano stare con lui per almeno una settimana consecutiva.

La Tua assistita ha fornito l’iban di un conto corrente aperto presso il Banco di Topolinia, su cui effettuare il versamento dell’assegno disposto dal giudice; l’ing. Paperino ha già provveduto per il corrente mese di agosto. Ti chiedo di farmi avere conferma di tale modalità anche per il futuro.

E’ necessario, poi, procedere entro questo mese alla chiusura del conto corrente bancario intestato ai due coniugi. Attendo di avere conferma della disponibilità della sig.ra Moglie.

Segnalo, inoltre, che entro queste mese il mio assistito dovrà disdire tutte le utenze a lui intestate; qualora vi fosse interesse a subentrare nei contratti in essere, per evitare i costi per i nuovi, Ti chiedo di avvertirmi subito in modo da organizzare il cambio di intestazione.

            Ad oggi l’ing. Paperino deve riavere i seguenti beni personali: tutti gli orologi, bracciali e anelli; l’abbigliamento sportivo. A ciò va aggiunto un trapano Hilti, di valore e proprietà della società, come ben noto alla sig.ra Moglie.

Poiché sinora la Tua assistita è rimasta sorda ad ogni sollecitazione, più volte effettuata, attendo di avere una risposta ultimativa; in difetto, dovrò tutelare la legittima richiesta del cliente.

            Con i migliori saluti.

Sono rientrato proprio oggi da un viaggio di lavoro. Ed un periodo in cui litigo con tutti. Mi infastidisco per stronzate. Mi devo dare una calmata.

E’ il primo mese in cui mi devo attenere a delle regole ben precise in fatto di mantenimento.

Alle regole dovrebbe attenersi anche la controparte, teoricamente.

Il giudice ha sentenziato che entro il quindici di ogni mese devo versare l’assegno a mia moglie.

Lei già a fine mese si era preoccupata di mandarmi un whatsapp con le coodinate bancarie del conto nuovo che ha aperto allo scopo.

Se fosse così premurosa per favorire il mio rapporto coi ragazzi non avrei gli stessi problemi.

L’1 agosto mi arriva un altro Whatsapp.

‘Siamo senza soldi, non so come fare’.

E’ in vacanza con i ragazzi, al mare. Ci sono i miei suoceri con lei. Abitualmente spendono e spandono, non hanno problemi. Ha più entrate di me in questo periodo, forse. E’ senza soldi. Ma va bene.

Pazienza ci vuole Paperino. Pazienza.

Sto studiando come sedare la rabbia. Devo praticare.

Sono indeciso se aspettare il 15 agosto per fare il bonifico o farlo subito.

E’ un peccato che non sappia fare lo stronzo. Forse ci si nasce.

Dopo aver finito il libro di Lorenza sulla rabbia dovrei chiederle un qualcosa su come diventare un vero stronzo. Giusto per bilanciare.

Stamattina faccio il bonifico. Le mando anche foto della contabile e mi risponde con un grazie.

15 minuti dopo, mio figlio più grande, dopo una settimana di silenzio risponde ad un mio sms.

Aveva gli esami teorici per la patente da quattordicenne oggi. Mi scrive che ha passato gli esami. Non so essere stronzo e tantomeno freddo. Ogni volta che ho un minimo contatto, mi viene un tuffo al cuore. Poi devo far finta di nulla.

Non penso immediatamente alla strana coincidenza. Bonifico a mia moglie con invio della contabile. 15 minuti dopo, messaggio di mio figlio.

Ci penso dopo alla cosa, ma scaccio via il pensiero. Mi sembra di scartare i canditi da un pezzo di dolce buonissimo.

Tich, il vietnamita autore del libro sulla rabbia, mi avrebbe dato la cintura arancione forse.

Ho una grande fortuna. Mi faccio ridere.

Tra me e me penso:

– le ho fatto una cortesia, magari si distende un po’. Mi darà le mie cose rimaste in casa senza che faccia intervenire il giudice.

Quindi:

‘’ Saresti così gentile da darmi le mie cose rimaste in casa senza che faccia intervenire il giudice?’’

Nessuna risposta.

Lo diceva mia nonna prima di Tich. Fai bene e scordati.

Non le ho mandato il bonifico in anticipo per avere le mie cose, ma dopo, ho pensato che la mia cortesia potesse essere ricambiata.

Lorenza del centro di mediazione mi ha prestato il libro sulla rabbia, come sempre è stata gentilissima. Ne ho letto un bel po’ ed oggi, che sono stato da lei, ne abbiamo parlato. ‘Spegni il fuoco della rabbia’ scritto da un Monaco Vietnamita candidato al Nobel per la pace.

Insegna la consapevolezza. Ha dato vita proprio ad una Comunità/Scuola in Francia per insegnare la consapevolezza. I buddhisti insegnano a farsi saltare in aria dalla felicità. Una jihad di panna e fragole. Altra pasta.

Ho spiluccato sempre poco del buddhismo. E’ la prima volta che leggo un vero e proprio libro sull’argomento.

I monaci buddhisti mi hanno sempre destato grande simpatia. Ogni volta che ne vedo uno, vorrei tirargli un pizzicotto sulle guance e abbracciarmelo. Mi danno l’idea che siano di famiglia. Non li vedi da molto tempo, sono come parenti lontani a cui sei affezionato. Hanno sempre quell’aria serafica e sorridente. E’ una meraviglia.

Ero stato sempre piuttosto scettico sulla possibilità che il modo di ragionare orientale in generale e dei buddhisti in particolare potesse sovrapporsi al nostro stile di vita.

Il mio amico Thic (l’autore del libro) , di fronte ad una situazione che fa incazzare mi dice di fare una passeggiata e di respirare. La rabbia bisogna sbollirla e non c’è nulla di meglio che fare una bella passeggiata e dei bei respiri profondi. Al momento ‘fare altro’ è la parola d’ordine.

Un po’ come quando cali la pasta. Se stai sempre lì a controllarne la cottura non sarà mai pronta. Se ti distrai e fai altro, il tempo passa tanto in fretta che rischi anche di scuocerla.

Non va mai gestita a caldo la rabbia.

Strano modo di affrontare la vita quello degli orientali. Ammirevole per certi versi, ma tanto distante dai nostri modi.

E’ affascinante il loro approccio ai problemi della vita. La rabbia per esempio è considerato un problema che è solo dentro di noi. Non c’è altro modo di risolverlo, se non concentrandosi su se stessi. Se cerchiamo il litigio, scateniamo un escalation di incazzatura che difficilmente porterà pace. Produrrà rabbia su rabbia e sofferenza diffusa.

Ho riflettuto molto su questa cosa. Anche nella nostra cultura c’è la spinta alla introspezione, alla conoscenza del proprio io per arrivare alla consapevolezza di sé. Da noi l’introspezione costituisce un punto di partenza. E’ come prepararsi la valigia ed essere attenti a tutto ciò che c’è dentro. Ogni cosa ci può servire per il viaggio che ci attende.

Loro invece si allenano a partire senza nulla, un viaggio senza valigia. Non avranno bisogno di nulla se non di se stessi. La differenza non è da poco. A me piace avere le mie cose però. Poche, ma utili al momento giusto. Da solo non mi basto.

Un po’ onanistica come filosofia per il mio modo di essere. Le volte che provo a comportarmi seguendo qualche loro pratica, ne ottengo un po’ di frustrazione.

Con le dovute proporzioni e senza voler offendere nessuno mi pare una masturbazione invece di una sana scopata. Il piacere lo raggiungi, ma non ne sei mai appagato.

Mi piace strafogare, e loro consumano con sobrietà.

Di contro, ne apprezzo molte sfumature, assaggio qua e là con piacere ma non riesco proprio a riempirmi.

Ci sono degli aspetti molto pratici che aiutano in certe situazioni.

Camminare e respirare per esempio, è proprio un bel modo per sbollire, ci ho provato e funziona. Così come è un bel modo per concentrarsi sul presente.

I problemi, le ansie, le arrabbiature sono del passato e del futuro. Se riusciamo a vivere il presente ce ne affranchiamo, almeno nel momento.

Una cosa che mi ha sorpreso molto e che mi ha trovato perfettamente allineato è la convinzione che non esistano il bene ed il male. Ci sono delle negatività nella vita come l’odio, la disperazione, la rabbia. Non bisogna scoraggiarsi. Vanno riconosciute e trasformate in positivo, con pazienza. Dai rifiuti si fa il compost e con il compost si genera la vita.

Dobbiamo essere capaci di sfruttare anche le cose cattive, che non ci piacciono. Ci nutriranno invece che danneggiarci, se trasformate.

Lorenza mi abbandona.

Me lo ha comunicato oggi, presentandomi la collega che seguirà me e mia moglie. Lo avevo immaginato che avrebbe fatto un passo indietro. Avendo visto molto più me che mia moglie, la sua neutralità sarebbe stata in difficoltà forse.

Ho finto di accettare la cosa con fair play.

Mi è dispiaciuto molto. Lorenza mi ha aiutato tanto in questo periodo. Le ho detto che mi è servito molto il percorso che abbiamo fatto.

La partita non era ancora iniziata ma andare lì al centro, mi sembrava come entrare nello stadio e calpestare l’erba almeno. Sentivo i cori e respiravo il clima dello partita.

Lorenza mi ha fatto sentire in partita anche se la partita non c’era per nulla.

Mi ha tenuto su di giri e caldo in tutto questo periodo. Una grande allenatrice. Ha saputo ascoltare e motivare. Adesso tocca a me.

L’arbritro ha fischiato. Mario, il mio avvocato ha dato il segnale. Si attacca.

… sed lex

 

Il giudice si è pronunciato .


Per il mio avvocato è andata bene, per gli avvocati è sempre bene. Per qualche amico una schifezza, per altri così e così. Molti sono rimasti delusi.

Il giudice si è persino persuaso che possiamo tornare insieme io e mia moglie. A domanda specifica, nessuno dei due rispondeva.

  • Pensate di poter tornare insieme?

Silenzio.

Nessuno dei due in realtà voleva far vedere di essere la causa della separazione. Non rispondevamo entrambe ed ha pensato che il silenzio fosse assenso. Sarà deformazione professionale da pubblica amministrazione ritenere il silenzio un assenso. In realtà, nella vita dei non burosauri, il silenzio …sono cazzi.

Per i ragazzi dovremo trovare un accordo, altrimenti si andrà al centro di mediazione.

Sono felice, conosco la struttura e mi piace. Lo frequento già il centro e se non c’è altra strada, mi daranno una mano loro. C’è Lorenza e ci sono i suoi colleghi. Ci è andata anche mia moglie su mio invito, poi non ha ritenuto continuare. Adesso lo ordina il giudice. Qualcosa cambia.

Sono curioso di vedere che succede. Il mio avvocato sta scrivendo al suo chiedendo giorni ed orari in cui potrò godere del diritto di visita.

Se i ragazzi non vengono con me, come presumibile, andremo al Centro di Mediazione.

Il giudice ha specificato che io e mia moglie dobbiamo profondere impegno ‘’leale’’. L’aggettivo utilizzato mi ha fatto pensare che abbia intuito la situazione.

Economicamente non cambia molto. Faticherò a riconoscere a mia moglie quanto dovuto, come fatico già ora. Considerando che le utenze di casa debba pagarle lei e le spese dei ragazzi vanno divise, la cifra rispetto a prima non cambia. In altri tempi non sarebbe stato un problema, adesso i soldi scarseggiano e sarà complicato. Ma vedrò.

Vivo di ciò che faccio, non di ciò che ho. Farò.

I soldi non li fabbrico né li rubo. Se ci sono li do, se non ci sono li darò.

Mi ha penalizzato avere quote di alcune società. Purtroppo tutte in forte crisi, non producono nulla. Se non falliscono prima, regalerò le quote. Averle in carico pare costituisca reddito presunto, mi conviene regalarle.

Mia moglie ha un appartamento di proprietà in affitto. Le è stato sufficiente dichiarare che l’affitto non lo percepisca lei. Questa proprio non l’ho capita. Potrei dichiarare che il mio stipendio non lo percepisca io a questo punto!

Anche dei miei effetti personali, orologi etc…. nessuna traccia nel dispositivo.

Anche per questo il mio avvocato scriverà.

Ad ogni buon conto, brutte o belle ci sono delle regole ora. Le regole non accontentano mai, meglio pensare che siano buone. E’ un mal costume tutto italiano quello di contestare le regole. E’ solo un modo per giustificare una sconfitta.

Se le regole non piacciono meglio non giocare. Per giocarsela sarà necessario rispettarle ed a questo gioco, gioco solo per vincere.

Eccole di seguito:

Tribunale di Paperopoli

Sezione Civile

Provvedimenti Presidenziali nel procedimento per separazione personale fra

Moglie – ricorrente

e Paperino – resistente.

IL PRESIDENTE DELEGATO

Letto il verbale dell’udienza del 18-07-2016, sentite le parti e i rispettivi difensori, esaminati il ricorso introduttivo e la comparsa di costituzione;

rilevato che l’esperimento di conciliazione non ha dato esito positivo;

dispone procedersi all’istruzione della lite.

Nomina se medesimo Giudice Istruttore e fissa per la prima comparizione e la trattazione innanzi a sé l’udienza del 05-12-16, ore 9,30.

Assegna alla parte ricorrente termine di giorni trenta dalla comunicazione della presente ordinanza per il deposito in Cancelleria di memoria integrativa che contenga gli elementi di cui all’art. 163, 3 comma, nn. 2,3,4,5,e 6 cpc.

Assegna alla parte resistente, termine fino a 10 giorni prima della predetta udienza per il deposito di memoria integrativa e per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. Sui provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse della prole e dei coniugi;

considerato, quanto ai figli minori AAAAAA e BBBBBB (di 14 e 13 anni), che entrambi i genitori hanno chiesto l’affidamento condiviso e con la collocazione presso la madre, con la quale sono rimasti dall’insorgere della crisi coniugale: sono emerse tuttavia notevoli difficoltà nei rapporti con il padre che non riesce a incontrare continuativamente né a parlare con i ragazzi (soltanto da qualche settimana è stato possibile ripristinare incontri con il primogenito, in occasione delle lezioni di scuola guida, sembra con cadenza settimanale); anche la ricorrente è apparsa consapevole del pregiudizio che potrà derivare ai ragazzi (nel pieno della fase adolescenziale) della esclusione della presenza paterna;

ritenuti pertanto indispensabili, innanzitutto, un impegno concreto e leale di ciascuno dei genitori nel favorire in ogni modo i rapporti padre figli e in secondo luogo, un intervento di sostegno da parte professionisti specializzati che si ritiene di individuare nel Centro per la Famiglia di Paperopoli, diretto sia a ripristinare una normale e serena frequentazione tra il Paperino e i figli e sia a tentare una mediazione tra i coniugi, che non sembra abbiano escluso l’ipotesi di una ricomposizione dell’unità familiare (da quanto emerso in questa fase, le cause della crisi coniugale, anche alla luce dell’attuale situazione personale dei coniugi , non sembrano tanto gravi da risultare insuperabili)

ritenuto che, stante la normale collocazione dei figli presso la madre a questa vada assegnata la casa coniugale , costituita da un immobile appartenente ad una società (facente capo alla famiglia del resistente), messo a disposizione del nucleo familiare attraverso un contratto di locazione: Il Paperino continuerà a pagare il canone pari a d euro xxxx al mese e le spese condominiali, mentre la Moglie dovrà farsi carico delle utenze domestiche divisibili , con decorrenza dal settembre /ottobre 2016 in avanti;

ritenuto che, allo stato, ricorrano i presupposti per imporre al Paperino un assegno di mantenimento di euro xxxx euro al mese di cui xxx per il mantenimento dei figli ed euro xxxx per il mantenimento della moglie, in quanto:

  • nell’ultimo triennio il Paperino ha dichiarato un reddito medio mensile di circa xxxx euro al mese ed è socio di società commerciali (dato questo certamente rilevante, quanto meno sul piano patrimoniale, nonostante la particolare congiuntura di crisi economica in cui versano alcune aziende);
  • La Moglie è proprietaria di un immobile locato (ma non è chiara la destinazione dei proventi), possiede una specifica capacità professionale e lavorativa, collabora nell’esercizio commerciale del fratello (con intuibili risvolti economici), e rimane nell’esclusiva proprietà della casa coniugale;

così provvede in via temporanea e urgente:

  • autorizza i coniugi a vivere separati, ciascuno nel domicilio di propria libera scelta;
  • affida i figli minori AAAAA e BBBB ad entrambi i genitori con ordinaria collocazione presso la madre e rimette all’accordo tra le parti le modalità di rapporto tra Paperino e i figli; in caso di mancato accordo, i genitori e gli stessi minori dovranno seguire le indicazioni del Centro per la Famiglia di Paperopoli, al quale si richiede un intervento di sostegno e mediazione per i fini indicati in premessa;
  • pone a carico di Paperino l’obbligo di versare entro il 15 di ogni mese, l’assegno mensile di euro xxxxxx di cui euro xxxxx quale contributo per il mantenimento dei figli ed euro xxxxx per il mantenimento della moglie, con decorrenza dal mese di agosto 2016, con adeguamento istat su base annuale, oltre il 50% delle spese straordinarie necessarie per i figli, le quali, dovranno essere concordate preventivamente tra i genitori;
  • assegna a Moglie la casa coniugale con tutti i beni mobili che l’arredano, con le precisazioni di cui in premessa in ordine al canone, alle spese condominiali ed alle utenze.

Manda alla Cancelleria per la comunicazione all’ufficiale dello Stato Civile del Comune dove è stato celebrato il matrimonio, ai sensi dell’art. 191 c.c. (come modificato dalla L.55/2015) ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

Si comunichi alle parti, al centro per la Famiglia di Paperopoli ed al P.M.

Paperopoli 19/07/2016