Giro giro tondo….

Ed eccoci qua. Il buco nell’acqua sta prendendo corpo e sostanza. La spinta che mi mancava per mandare tutti a quel paese.

Il giudice ci manda in mediazione, avevo tante speranze.

Mi chiama Antonella per fissare l’incontro. Lo fissiamo. Mi sentivo bene.

Vengo a sapere che prima di noi Lorenza e Antonella si incontrano con gli avvocati. Mi avvisa Mario di essere stato convocato.

Ieri, al terzo tentativo, riesco a parlare con Mario. Volevo sapere come fosse andata.

Mario: E’ andata bene, abbiamo fatto un discorso generale, sulla conflittualità nella coppia. La vostra conflittualità è alta ed è il problema da risolvere. Ci hanno tenuto ad evidenziare che agiscono nell’interesse dei minori, che non remano né da una parte né dall’altra. Il loro unico obiettivo è restituire la serenità ai ragazzi attraverso la ricostruzione di un rapporto genitoriale meno conflittuale.

Ad un certo punto ho fatto una battuta. Forse bisognerebbe che ci fosse meno l’invadenza di fattori esterni. Ma non so se è stata colta. Mi riferivo a tua suocera.

Paperino: ahahahah… fattore è riduttivo nel caso, una offesa. Per questo non ti hanno capito.

 

Un discorso al contorno insomma, di quelli che si fanno per non parlare del problema, ho pensato. Sono rimasto fiducioso però.

Ho pensato ad un incontro formale, quasi di cortesia. E’ giusto non entrare nello specifico, mi son detto. Troppa grazia Sant’Antonio! Diceva mia nonna.

Oggi vado in mediazione. Arrivo dieci minuti prima dell’ora all’appuntamento. Mi fanno attendere.

Nella sala d’attesa c’è un ragazzino biondo. Lo guardo. Mi piacerebbe chiedergli perché sta lì, ha il volto troppo rabbuiato però. Non so come prenderebbe la mia invadenza.

Non ha lo smartphone tra le mani, cosa strana per un ragazzo della sua età. Mi sembra una immagine di venti anni fa. Vedere un ragazzino seduto in attesa, che non abbia infilato la testa in un cellulare è roba di altri tempi. Inizio a fantasticare sul motivo della sua presenza lì. Certamente ha problemi in famiglia. Certo che seduto da solo nella sala di attesa, testa bassa, mi fa grande tenerezza. Penso ai miei ragazzi e mi dico che è stato un bene non coinvolgerli direttamente in questo calvario. Ci hanno provato in tanti a metterli in mezzo.

Ex Moglie e Stiro con la richiesta di convocarli in tribunale.

Mario con l’idea di chiedere un supporto psicologico per loro.

Mi sono opposto fermamente a tutto e ne sono contento, anche se non so se abbia fatto bene in assoluto. So solo che mi sento meglio io, a non averlo fatto. Mi basta.

Suona il citofono, va a rispondere una ragazza e ripete ad alta voce: La signora Chiedialorononame!

Dopo un minuto sento la voce di Ex moglie che saluta. Entra nella sala di attesa

Exmoglie: Ciao

Paperino: Buongiorno.

Si stizza per il buongiorno, con faccia ironica.

Forse avrebbe preteso un ciao, penso.

Ma so che se avessi detto ciao si sarebbe stizzita per altro. Non ci faccio caso più di tanto.

Non ci parliamo, io seduto accanto al ragazzino e lei in piedi a fare su e giù per ammazzare l’attesa.

Finalmente spunta Lorenza, capisco che sia lei che Antonella sono impegnate in un altro colloquio. Lo hanno terminato, esce dalla stanza una donna con cui si salutano.

Ci fanno accomodare e ci chiedono di attendere un altro minuto.

Ci sono trenta gradi in città ma nella stanza insieme a me ed ex moglie circolavano i pinguini.

Arrivano. Lorenza si scusa per il ritardo.

Lorenza: Scusate ma dopo un’ora di colloquio avevamo entrambe dei bisogni fisiologici!

Ci siamo salutati e hanno preso posto anche loro.

Solita stanza, solita disposizione precaria con le quattro sedie, senza tavolo.

Ci hanno chiesto l’aggiornamento della situazione, abbiamo parlato del diritto di visita disposto dal giudice.

Ci hanno chiesto di metterci con le sedie uno di spalle all’altro, in mano un blocco, con un foglio su cui era scritta una domanda. Dovevamo scrivere tre desideri. Cosa desideriamo dal coniuge separato.

Eccoci qua ho pensato. Lorenza avrà pensato ad una tecnica delle sue, roba moderna. Sono rimasto perplesso ma mi sono messo a scrivere.

  • Mi piacerebbe che la ex moglie acquistasse consapevolezza che per i ragazzi è necessario avere un rapporto con il padre.
  • Vorrei che i colloqui tra me ed ex moglie fossero meno conflittuali.
  • Vorrei che cessasse di ostacolare il mio rapporto con i ragazzi.

 

Abbiamo letto le risposte ad alta voce.

 

Lei ha scritto:

  • Vorrebbe che la smettessi con le accuse ed i giudizi.
  • Vorrebbe che fossi più presente come padre, che non usassi il lavoro come scusa per non essere presente.
  • Vorrebbe che fossi più puntuale con la comunicazione, faccio cose di mia iniziativa senza informarla.

 

Ci siamo girati con le sedie verso una parete della stanza. Le mediatrici munite di pennarello hanno scritto al muro i nostri desideri.

Ci hanno interrogato. Ad ognuno di noi due hanno chiesto di ricordare i desideri dell’altro.

Man mano scrivevano.

 

Lorenza : Paperino, a che desiderio corrisponde l’acquisizione di consapevolezza da parte di Ex Moglie?

L’ho guardata e le avrei voluto dire tanto: Lorenza, ma non te ne vai a fare in culo?

Invece…

Lorenza, a che desiderio corrisponde? A quello che ho scritto!

Lorenza: ma questo non è un desiderio, è più una mancanza.

Paperino: Il desiderio nasce da una mancanza. Se voglio diventare ricco è perché sono povero, mica perché sono ricco. Ti pare?

I miei coglioni avevano già cominciato a vorticare.

Credo che abbia percepito la mia stizza ed ha tagliato corto, facendo lei per me.

Vorresti maggiore collaborazione, giusto?

E’ andata avanti così, con le due mediatrici a tradurre mancanze in desideri. Antonella poi ci ha fatto una lezione sulle emozioni e come trattarle. Noi a guardarle.

Le emozioni sono la nuova religione del millennio. Si fanno anche i corsi per riconoscere le emozioni. Una moda travolgente come la brillantina anni settanta. Potevi non lavarti i capelli, tanto sotto lo stucco del gel non si sarebbe visto nulla. La brillantina era anche un po’ profumata tanto da nascondere il cattivo odore.

Rabbia, Dolore, Gioia sono i santi del nostro secolo. Se riconosci una emozione significa che la puoi gestire, quasi vincere un superenalotto per questi nuovi guru.

Ci sono proprio i fanatici delle emozioni in giro. Qui al centro di mediazione, ho capito che sono dei fedayn. Guai a mostrare perplessità su tutto ciò, potresti fare la fine di Giordano Bruno in Campo dei Fiori.

E io che ricordavo quando l’emozione era qualcosa di intimo e indescrivibile, tanto forte da non potertela ripetere neanche a te stesso.

Oggi si comunica invece. Perché nulla è se non è comunicato.

Se mangi un bel piatto ad un ristorante non è fondamentale gustartelo fino in fondo e godere del momento. La cosa più importante è condividere questa emozione con altri, postando la foto del piatto magari. Se non fai la foto e non condividi è come se quel momento non lo avessi vissuto. Comunico ergo sum, direbbe Cartesio ai giorni nostri.

Emozione è una parola magica ormai, tipo fastum gel, cura tutto e tutti.

Lascia perdere che ci sono i problemi della vita. L’importante non è risolvere concretamente il problema, ma individuare l’emozione che suscita. Il problema lo risolvi dentro di te se non lo puoi risolvere fuori. Stai a posto così. Così se muori di fame, non è importante mangiare un boccone. Fa più fico scrivere su un social che mangeresti una torta gigante, ti sazi allo stesso modo.

Mi piacerebbe fare così con una costruzione. Se un palazzo sta crollando, non è importante intervenire per scongiurare il danno, basta sentire il botto che fa. Se riesci a filmare il tutto poi, sei al non plus ultra.

Temo che sia la patologia del mondo virtuale in cui si è smesso di vivere le sensazioni, è molto più importante comunicarle e discuterne tutti insieme.

Penso che dalla mia faccia emergesse il disappunto.

Ad un certo punto Antonella mi ha chiesto che emozione avessi provato nel leggere i desideri di Ex Moglie.

Le ho detto con un po’ di malinconia e delusione: Stanchezza, sono stanco. E’ una emozione questa?

Ex moglie invece ha risposto che era stizzita. La sua emozione era il fastidio.

Ma va? Ho pensato. Una emozione nuova per lei.

Mi si è chiuso il cervello, non ho ascoltato più nulla delle minchiate che sparavano. Ho capito dove volevano arrivare. Praticamente secondo loro il percorso per stabilizzare il rapporto con i ragazzi passa attraverso lo smorzamento della conflittualità nella coppia.

Il discorso non fa una piega se ci fossero due persone ragionevoli di fronte. Un minimo sindacale almeno.

Ho pensato ai quindici anni passati in casa. A tutte le volte che abbozzavo un sorriso pur di non litigare. Le volte che ho provato ad imbastire un ragionamento per poi scontrarmi con un muro di stupidità legato con presunzione ed ignoranza.

Eppure, mi era parso che fosse chiaro che per Ex moglie le cose vanno bene se si fa come dice lei. Non esiste alternativa. Ma proprio non c’è.

La conflittualità nella coppia si abbassa se io obbedisco a tutte le sue richieste.

Paperino: I ragazzi alla domenica stanno con me

Ex Moglie: No, i ragazzi vogliono andare a pranzo dall’amico. Mica puoi spuntare all’improvviso quando ti fa comodo.

Paperino: Non c’è problema, faremo alla prossima domenica.

Ex Moglie: Sei un farabutto. Fuori dai coglioni, la devi pagare!

Paperino: Sissignora, sono un farabutto e sto espiando le mie colpe. Mi devi scusare per essere un farabutto. Perdonami.

Paperino: Sai, vorrei dare una mano a nostro figlio per i compiti.

Ex Moglie: Non te ne frega nulla dei ragazzi, ci sono i professori idonei a fare ripetizioni! Come fanno tutti. Lo manderemo a ripetizione.

Paperino: Si certo, sono un delinquente a pensare di voler aiutare mio figlio nei compiti.

Paperino: A Natale i ragazzi sono stati con te, magari a Capodanno stanno con me, che dici?

Ex Moglie: A Natale i ragazzi sono stati con me perché lo hanno deciso loro. A Capodanno vogliono stare con mio padre e mia madre, io uscirò. E’ una loro scelta. Chiedi a loro comunque, per me non c’è problema.

Paperino: Ma sarebbe carino che stessero anche con mio padre una volta.

Ex Moglie: Tuo padre è un pezzo di merda che non si è interessato mai a loro. Non lo nascondere dietro la vecchiaia, perché non regge.

Paperino: certo cara, hai ragione. Mio padre è uno stronzo, non merita nulla. Il fatto che è anziano e non vede è solo una scusa.

 

Adesso ci si mette anche Lorenza e le sue tecniche moderne a programmare di farmi fare lo spettatore nella vita dei miei figli. Magari mi chiederà di pagare anche il biglietto e renderà la cosa ufficiale. Pagheremo la Siae, tutto in regola.

Seguirò quello che mi faranno fare, per carità. Ho chiesto io di tornare da loro, figuriamoci se adesso mi tiro indietro. Francamente pensavo di avere davanti persone più coraggiose. Invece continueremo a girare intorno al problema, perché nessuno ha il coraggio di metterlo in evidenza.

Giocheremo nella stanzetta, alla fine faranno la loro relazioncina stando attente a dire e non dire. Io avrò il mio bel biglietto in tribuna centrale per guardare ogni tanto i miei figli. Roba da Vip. Peccato, perché sarebbe stato il momento di affondare il colpo. Proverò da solo tra un giro tondo ed un altro.

Alla fine Antonella mi ha riproposto la domanda. Forse ha letto la mia insofferenza.

Antonella: Paperino, cosa ne pensi allora?

Paperino: Penso che sono ancora più stanco di prima.

Si ritorna dalla Maga

E’ andata che le ha prese di santa ragione. Nella stanza, piccolina, siamo entrati in quattro. Io ex moglie, i due avvocati. Dietro ad un tavolo erano già seduti il Giudice Citto e una assitente.

Di fronte due sedie su cui abbiamo trovato posto io ed EX moglie.

Gli avvocati sono rimasti in piedi ai margini della stanza perché non c’erano sedie a sufficienza. Come fossero allenatori a bordo campo. Nell’attesa che il giudice aprisse il fascicolo e desse una lettura, pur di non guardare la mia ex moglie ho dato una occhiata ai due legali.

Stiro ha un aspetto british. Magro, molto magro, altezza media. Capello grigio cotonato pettinato all’indietro, con movimento della spazzola dall’orecchio a salire in diagonale. Viso puntuto con naso leggermente aquilino. Tutto al suo posto, sembra che sia uscito da una sala trucco. Vestito sempre in abito e cravatta, sembra che in sartoria abbiano fatto l’abito e poi ci abbiano messo lui dentro. Scarpe inglesi, testa sempre alta di quelli che hanno avuto la fortuna di non doverla abbassare mai nella vita. Sorriso impostato.

Ha quell’atteggiamento molto educato tanto da sembrare finto, anche nei movimenti non è mai scomposto. Il modo di parlare è molto simile a quello di D’Alema, molto pacato e controllato. Scandisce molto bene le parole, una qualità di chi filtra molto i propri pensieri. Di quelle persone che quando parlano non esprimono un concetto, trasmettono una verità. Nonostante abbia una certa età, credo oltre i settanta, ha la pelle liscia come se gli anni non abbiano lasciato solchi di sofferenza. Mi sembra un rettile. forse è stato un iguana in un’altra reincarnazione. Un rettile innocuo e gentile.

Se uscisse la linguetta dalla bocca ogni tanto, non mi sorprenderebbe.

Dubito invece, che gli sia mai uscita una parolaccia dalla bocca.

Anche Mario, il mio avvocato è piuttosto formale. Mario però riesce ad essere sgarbato con parole gentili e linguaggio da scuole alte. A ”fanculo” ti ci manda con l’espressione del viso più che con le parole. Te lo fa capire.

Anche Mario è sempre in abito e cravatta ma non è come un manichino, costruito per l’abito.

Si vede che fatica ad entrarci. Non è grasso ma è di quelli che per un piatto di pasta asciutta devono fare un’ora di corsa e tre Ave Maria. Ne so qualcosa.

Anche lui ha la testa alta ma sembra che sia per tenere il collo fuori dalla merda.

Lo vedi e si capisce che dentro scalpita. E’ lo sguardo da figlio di puttana che lo tradisce e che un manichino non ha. Poi Mario è nervoso, si muove a scatti, è scostumato nei movimenti. Il suo tono non è costante, ha alti e bassi. Se non lo conoscessi bene, direi che fa uso di cocaina. Modula e anche i suoi toni cambiano a scatti come si muove il suo corpo. Ti mette ansia solo a guardarlo. Mentre gli parli a volte guarda nel vuoto. Non è rimbambito. Non è che non gliene sta fregando nulla di quello che gli stai dicendo. E’ che ha già capito cosa gli vuoi dire ed è passato ad un pensiero successivo. In genere ti dà l’impressione non ascoltarti. Le tue parole sono solo funzionali a pensare quello che ti deve dire lui. Quando hai una discussione con lui non hai mai ragione, semmai accetta il tuo pensiero.

Il giudice è pronto. Inizio e parola a Stiro.

Ha esordito dicendo che la situazione è notevolmente migliorata, il padre vede i figli con continuità. Li porta agli allenamenti di calcio quasi ogni giorno e sta a pranzo con loro quando ritiene opportuno.

L’ho lasciato parlare.

Appena ha fatto una pausa…

Paperino: Le cose non stanno affatto così!

Il modo con cui l’ho detto deve essere stato piuttosto perentorio. Improvvisamente tutti hanno focalizzato l’attenzione sulle mie parole. Giudice compreso. Stiro messo in un angolo.

Sono piccole soddisfazioni.

Paperino: La situazione si è cristallizzata al momento in cui si è cessata la mediazione. I ragazzi è vero che li vedo ogni giorno, ma fatico a contattarli telefonicamente e non accettano di dormire da me. Hanno anche difficoltà a salutare i miei parenti. C’è ancora del disagio. Non è vero che posso pranzare con loro quando ritengo opportuno. Accade alla domenica e spesso vengono meno. Un’ora e poi mi chiedono di tornare a casa. Faccio da spettatore nella loro vita senza alcuna possibilità di fare veramente il padre.

Ex Moglie: Non è vero, li vede ogni giorno. Arriverà che vorranno dormire con lui. Per ora non se la sentono. Io non ho mai fatto nulla per ostacolare il suo rapporto con i figli. Evidentemente non riesce ad instaurarlo lui! Se volete possiamo sentirli direttamente i ragazzi. Così la finiamo con queste accuse!

Stiro: ( a supporto e conferma) Giudice, se ritiene possiamo sentire direttamente i ragazzi. Ci ho parlato anche io con loro e nonostante la giovane età sono maturi e determinati.

Come se il fatto che ci abbia parlato lui fosse garanzia di verità.

Mario pungente: Giudice, il collega dice che sono i ragazzi ad essere determinati, la madre dice che è il padre ad avere problemi. Sottoponiamo il padre ad una visita specialistica per capire se è vero che il problema è solo suo!

Citto è un uomo pacato, sembra il Mahatma Gandhi e lo ricorda anche nell’aspetto.

Si vede che non sopporta la baruffa e sta a disagio.

Il match è durato per un po’. Solite scaramucce. Lei a dire che il rapporto coi figli non riesco a crearlo io, io a rintuzzare.

Anche accuse per mio padre che ancora stento a comprendere.

Ex Moglie: Quando vanno a pranzo a casa sua nemmeno il nonno è sempre presente.

Paperino: Giudice, mio padre ha 90 anni, non vede nemmeno più tanto bene.

I ragazzi non lo calcolano molto e quando vanno via prova grande dispiacere. Qualche volta gli evito la sofferenza, specie se non lo vedo tanto in salute.

(Rivolto a lei). Ma la smetti di prendertela con un uomo vecchio? Ma lo capisci che quando vanno via è un dispiacere per lui?

Ex Moglie: Ognuno raccoglie ciò che semina nella vita!

Mi sono ammutolito, a quelle parole mi è montata la rabbia ed ho preferito tacere.

E’ stato meglio perché quello che ha detto è sembrato troppo anche al giudice. Si intuiva.

E’ stato Mario a dirimere la situazione. Ha i tempi lui. Ha piazzato la stoccata al momento giusto.

Mario: Signor giudice, io proporrei che si continui la mediazione familiare, visto che in precedenza ha dato buoni frutti.

Ci eravamo messi d’accordo al giorno prima che questo doveva essere il nostro obiettivo. Lo abbiamo centrato.

Citto ha concluso stranamente con tono perentorio, sembrava proprio un giudice: Signora, lei ha il dovere di collaborare. Lei ha il dovere di far si che i ragazzi stiano col padre.

Ma possibile che non riusciate a trovare un accordo su questa cosa? Lo dovete fare per il bene dei ragazzi.

Devono stare anche col padre!

Io vi risento al mese prossimo e convoco anche la dottoressa Drago del centro di mediazione. Al prossimo mese, voglio vedere che le cose siano sistemate!

Rivolto a me: Lei ha problemi a stare con i ragazzi durante la settimana?

Paperino: Giudice, nessun problema. E’ quello che chiedo da tempo.

Giudice: Che giorno preferisce?

Paperino: Uno qualsiasi, certo se fosse il venerdì, al fine settimana che stanno con me potrebbero fermarsi tre giorni di fila. Sarebbe comodo.

Giudice: Io fisso un fine settimana alternato, ed il venerdì pomeriggio. Ma sono cose che non dovrei nemmeno stabilire io. Dovete essere voi genitori a metterci un po’ di buona volontà e buon senso. Per il bene dei ragazzi.

Di seguito il provvedimento.

Udienza del xx/06/2017

Compaiono le parti personalmente ed i rispettivi difensori.

Il Giudice

Dispensa che in via provvisoria, Paperino, salvo diverso accordo, possa trascorrere il pomeriggio del venerdì con i figli dalle ore 16,00 alle ore 21 ed inoltre a settimane alterne le giornate di sabato e domenica dalle 10,00 o dall’uscita della scuola del sabato fino alle 21,00 della domenica.

Richiede al centro per la famiglia di Paperopoli di proseguire negli incontri di mediazione tra genitori in modo da individuare regole condivise per il periodo scolastico.

Fissa l’udienza del 10/07/2017 ore 11,30 per la comparizione delle parti e della dott.ssa Lorenza Drago del centro per la famiglia al fine di valutare la calendarizzazione sopra indicata.

Si comunichi al centro per la famiglia.

Il Giudice

Ritorniamo al centro di mediazione,  da Maga Lorenza. C’è da dare l’ultima spallata al muro di gomma e lei la magia me la può fare.

Ci spero molto.

47… O’ muorto

Venerdì 2 è stato il mio compleanno. 47 o’ muorto direbbero a Napoli. Ho deciso di organizzare una cena a Monteamaro. Una grigliata. Ho invitato gli amici del calcio di AAAAA con i loro genitori e ho detto a BBBBB di invitare qualche amico se avesse voluto. Visto che era a sera ho chiesto loro di rimanere a dormire da me. BBBBB alla mia richiesta mi ha risposto di no e rideva.

Mi è sembrato che non gli dispiacesse la cosa. Credo gli manchi la spinta giusta.

AAAAA non riesco a vederlo molto ultimamente. Agli allenamenti va spesso in scooter.

Giovedì è caduto con lo scooter. Niente di che, praticamente era fermo, ha perso la presa e la moto è scivolata a terra.

Mi ha chiamato Ex moglie per avvisarmi, chiedendomi di andare a prenderlo dall’allenamento, di portarlo a casa e di verificare in garage le condizioni del mezzo. Voleva esser sicura non ci fossero danni da riparare, prima di riusarla.

AAAAA è manico della precisione. Era dispiaciuto fino alle lacrime per aver ammaccato il suo scooter.

L’ho riaccompagnato a casa dopo averlo preso , mi sono fatto spiegare per bene la dinamica dell’incidente, se così si può chiamare. L’ho tranquillizzato.

Sono andato con lui in garage. Non mettevo piede lì da quasi due anni. La palazzina l’ho progettata io e ci ho vissuto per più di sei anni. Da quando vi ci siamo trasferiti, fino alla separazione. La conosco come le mie tasche, ma mi sono sentito estraneo in casa mia. Come aver visto un corpo senz’anima. Ho avuto freddo. Ho avuto la stessa sensazione quando sono tornato nel mio liceo dopo tanto tempo. Il calore dei compagni, dei professori, le urla e le risate non c’erano più. L’involucro era lo stesso ma non riuscivo a collocare dentro i bei ricordi nemmeno con la fantasia. C’era un’altra vita in giro, non la mia.

Chissà se dopo la morte l’anima se ne va in giro con la stessa sensazione.

Mio figlio, con la voce quasi rotta dal pianto ha aperto la porta del box. Mi faceva vedere la leva del freno un po’ piegata ed un minuscolo graffio sulla fiancata.

Mi stava venendo da ridere, se la sarebbe presa però.

Paperino: Non ti preoccupare, adesso vedo dove possiamo ripararla e ritornerà come nuova. Non è successo nulla di grave, si farà presto.

AAAAA: Mi hanno detto che al concessionario la riparano.

Paperino: vediamo dai, magari un meccanico si accontenta di meno. Al concessionario in genere sono più cari.

Ha chiuso lui il box ed ho approfittato del momento di intimità.

Paperino: L’ho chiesto anche a BBBBB. Domani, visto che è sera, perché non vi fermate a dormire da me?

AAAAA (senza guardarmi): No.

Paperino: Dai, si farà tardi, BBBBB mi è sembrato possibilista.

AAAAA: No , Pa, non mi va.

Paperino: Ma perché? E’ il mio compleanno, mi fareste un bel regalo.

Ha girato le spalle e se ne è andato senza guardarmi e senza salutarmi.

Sono rimasto solo nel seminterrato, ho dato un ultimo sguardo in giro come si fa nelle camere d’albergo prima di lasciare la stanza e sono andato via.

Alla cena è andato tutto bene. I ragazzi hanno giocato a basket con il canestro che ho regalato loro qualche mese fa. Noi adulti abbiamo chiacchierato del più e del meno mentre arrostivamo. Abbiamo fatto anche delle partite adulti contro ragazzi.

BBBBB ha preferito il divano e la TV. Con gli amici di AAAAA non va molto d’accordo.

Sono stato contento però perchè ogni tanto sbirciavo in casa ed ho visto che il nonno gli si è seduto vicino. Vedevo che scambiavano qualche parola. Mi sono venuti i brividi per la contentezza.

Ho approfittato di un momento in cui il nonno ronfava.

Paperino: Dorme il nonno?

BBBBB: Parla nel sonno! Dice che non trova un foglio e ti chiama!

Paperino: Eh, quello è rimbambito a 90 anni, tu ne hai 14 e stai peggio di lui!

 

Ridendo, mi ha dato il solito pugno sul braccio, che fa sempre più male ma che mi piace sempre di più.

 

Paperino: Ah! Mi ammazzerai prima o poi! Perché non vieni a tavola, stai un po’ con noi, fuori?

 

Sono riuscito a tirarlo un po’ fuori ed ha fatto qualche partita a basket anche lui.

 

Li ho riaccompagnati a casa e non ho fatto più cenno al pernottamento. Li ho salutati ed ho rubato un bacio ad entrambi.

 

Sabato ho visto solo AAAAA per il solito allenamento. Domenica avrebbe avuto la partita.

Ho chiamato BBBBB al telefono. Come al solito non mi ha risposto.

 

Domenica è il giorno in cui pranzano con me. Avrei portato AAAAA alla partita e poi preso da casa BBBBB per pranzare tutti e tre insieme.

Al mattino messaggio di whatsapp di Ex Moglie Chiedialorononame.

 

Ex Moglie: BBBBB è stato invitato a pranzo a casa di Vincenzo. AAAAA rimane con te a pranzo?

Paperino: Si rimane con me. Ma pranzando una sola volta a settimana con me, non vedo perché BBBBB debba andare da altri oggi. Rimane anche lui con me.

Ex Moglie: A parte che lo vedi tutti i giorni, può venire anche un altro giorno con te, sei tu che ti sei relegato alla domenica.

 

Il gioco è sempre lo stesso da anni ormai. Se chiedo a lei che i ragazzi pranzino con me, risponde a cantilena che devo chiedere a loro, non a lei.

Chiedo a loro e mi dicono che in settimana non vogliono, va bene alla domenica.

E lei? Puoi pranzare tutti i giorni con loro, sei tu che ti sei relegato alla domenica!

Adesso arriva domenica e mi comunica mio figlio ha un altro invito.

A volte non so chi mi ha fatto dono della pazienza. Due anni così, un altro sarebbe impazzito al mio posto, forse.

Paperino: ma domenica stanno con me!

Ex moglie: E’ stato invitato. Da tanto che non viene invitato fuori da amici, smetti di fare i dispetti a me, grazie. E comunque mettiti d’accordo con lui. Parlane con lui direttamente come fai di solito senza comunicare nulla a me!

 

Se non ci fossero i miei ragazzi di mezzo eviterei volentieri queste discussioni da idioti.

Praticamente, ora mi accusa pure di negoziare direttamente con i miei figli le cose, senza comunicare con lei.

Quando cerco di concordare con lei, sperando che mi dia la mano che non arriverà mai, mi risponde che devo parlare con i ragazzi direttamente. Sono loro a decidere.

 

Paperino: ma quali dispetti, scusa? Cercare di stare con mio figlio è un dispetto per te?

Non sono d’accordo che vada a pranzo fuori con altri. Se glielo consenti, sbagli.

Tu li conosci bene i genitori di Vincenzo, io no. Non potresti pregarli di non invitarlo proprio alla domenica che sta col padre?

(Tra le altre cose la madre di Vincenzo, è una delle testimoni nella causa di separazione. La ha inserita la mia ex moglie per testimoniare qualcosa contro di me, non so cosa. Avrò scambiato due parole con lei in tutta la mia vita. Con la mia ex moglie si sente quasi ogni giorno per telefono)

 

Ex Moglie: Ma se non sapevo neanche se oggi stesse con te! Se non lo comunichi, non lo so.

Oggi è il compleanno della madre di Vincenzo. Tu puoi scegliere un altro giorno per una volta. I genitori di Vincenzo li conosci anche tu, ma non c’entra nulla. Parlane con tuo figlio come fai di solito, senza comunicare nulla!!!

 

Comincio a pensare che la faccenda assume toni sempre più grotteschi. Forse sto diventando grottesco anche io quando tento di trovare una ragione in tutto ciò. Di fatto cinque minuti dopo arriva il messaggio di BBBBB.

BBBBB: Pa, oggi vado a pranzo da Vincenzo.

Paperino: Lo sai che domenica pranzi con me. Ieri non mi hai nemmeno risposto al telefono.

BBBBB: Oggi non voglio venire, voglio pranzare da Vincenzo.

Paperino: Mi dispiace, mangerai un altro giorno da Vincenzo.

BBBBB: Voglio andare da Vincenzo che è il compleanno di Caterina, sua madre.

Dentro di me ho pensato: ‘’Pure sta stronza si mette, ma non si può fare i cazzi suoi?’’

Paperino: Allora pranziamo insieme martedì. La prossima volta però, rispondi al telefono o mi richiami quando trovi una chiamata. Mi avvisi per tempo.

BBBBB: Questa settimana abbiamo già cenato venerdì insieme.

Paperino: Già, era il mio compleanno, ricordi?

Rispondi al telefono e mi avvisi per tempo, altrimenti sarò costretto a dirti di no per un’altra volta.

 

Un tentativo ridicolo di imporre qualcosa a mio figlio. Se ne fotterà altamente.

Ho sbagliato anche a riprenderlo. Dargli la contezza che può fottersene, lo aiuterà a farlo di più in seguito.

Tra qualche giorno sarò davanti al giudice.

Mi sento sempre più come un’anima priva di corpo. Parlo e nessuno mi sente, nessuno si accorge. Non si accorgerà nemmeno lui o se si accorge emetterà un provvedimento salomonico con cui potrò farmi un bel quadretto da appendere.

Forse va bene così per davvero e sono io a non capire. Sono fuori dal mio corpo e fuori dal mondo. Vedo cose che non esistono probabilmente. Dovrei ragionare meglio su questo.

Sono convinto di subire una ingiustizia, sono convinto che i miei figli stiano subendo una ingiustizia. Sono cose che probabilmente vedo solo io.

Le mediatrici dopo due mesi hanno sostanzialmente nicchiato sul problema, il giudice se ne è fottuto. Sarà solo un mio problema?

E’ sempre più forte la voglia di scomparire. E’ il momento che la mia carcassa si vada a riprendere l’anima e se la porti in giro a strafottersene come fanno tutti.

Due settimane fa, in preda allo scazzo ho inviato il mio curriculum ad un colosso delle costruzioni che cerca un responsabile per l’estero. Quasi per gioco.

Sono interessati al mio curriculum e mi hanno chiamato per un colloquio. Questa la risposta.

Quando me lo hanno comunicato, avrei voluto dire: Guardate che stavo scherzando! Non l’ho mandato seriamente il curriculum!

Non so se mi faranno una proposta di lavoro o meno.

Da quando è successo, sto pensando che forse sarebbe l’unico modo per sparigliare una situazione sotto scopa come questa.

Andrò a sentire che mi dicono, magari mi diranno che non sono adatto o magari sono adatto e non accetterò. Ho ricominciato a sentirmi vivo però, proprio il giorno in cui festeggio i miei 47. O’ muorto.

 

 

L’abitudine al vuoto

Oggi ho portato AAAAA alla partita, giocavano un derby con l’altra squadra della città. Hanno vinto 5 a 1. Hanno strapazzato gli avversari.

AAAAA aveva fatto una piccola sbavatura in difesa, non era costata nulla alla squadra ma continuava a rimuginare sull’errore fatto, in auto. Voleva essere rassicurato.

Paperino:- Stai tranquillo, era solo una sbavatura, non un errore. Poi hai recuperato.

AAAAA:- Si, lo potevo evitare, solo che mi hanno passato la palla male e non son riuscito a controllarla.

Mi è venuto da ridere, in questo siamo piuttosto simili. Ci piace far bene le cose e se non vanno come avevamo pensato stiamo lì a rimuginare per un bel po’.

In settimana erano venute per la visita a casa Antonella e Lorenza.

L’appuntamento era alle 12, mi ero fatto trovare in un punto facile da raggiungere per poi scortarle a Monteamaro. Da sole non avrebbero trovato la mia casa.

Avevo fatto tardi e non ero riuscito a passare prima da casa per controllare che tutto fosse a posto. Mio padre in mattinata aveva fatto delle briciole sul tavolo e non me ne ero accorto. Non vuoi che sediamo in cucina per il caffè e Lorenza si siede proprio lì, con le braccia sulle briciole appiccicose?

Che figura. Dopo la visita sono stato a rimproverarmi un bel po’.

Nel vedere mio figlio avere quella reazione, è sembrato di rivedermi.

L’ho consolato ed ho riso.

Paperino:- Succede, dai. Mica si può essere sempre perfetti!

AAAAA:- Ma poi ho giocato bene?

Paperino:- Benissimo. Hai fatto quella chiusura sull’ala che è stata una meraviglia!

AAAAA:- Hai visto?

Paperino:- Certo che ho visto!

Si è ringalluzzito. Anche a lui come a me basta poco per rianimarci. Abbiamo la ripresa veloce.

Ho portato in giro per casa di Monteamaro Lorenza ed Antonella. Ho presentato loro mio padre che ha attaccato coi suoi ricordi. Sono state poco tutto sommato. Il tempo di un caffè. Credo che la visita fosse di cortesia e di prassi. Avendola fatta a casa della mia ex moglie e dei ragazzi, per pareggiare, hanno fatto visita anche da me.

Lorenza nel congedarsi mi ha detto che è tempo di parlare con i ragazzi. Bisogna cominciare a tirare fuori il rospo. Loro lo faranno probabilmente ma deve partire da me l’esplorazione.

Finora ho buttato la polvere sotto il tappeto. E’ giunto il momento di cominciare a far pulizia sul serio.

AAAAA dopo la partita ha voluto che lo accompagnassi ad un ristorante. Era stato inviato da un amico. Lasciare mio figlio a pranzo con altri, alla domenica, mi ha scombussolato un po’. Non me lo aveva detto prima, né me lo aveva riferito la mia ex moglie, figuriamoci.

Pretende che io la informi di qualsiasi movimento faccia con i ragazzi da scuola calcio a casa. Delle cose a cui lei dà il consenso, se ne guarda bene dall’informarmi.

Avrei detto di si anche io, ma lasciarlo da altri quando con me ci sta così poco, è dura.

Mi sono messo in auto dopo pranzo, pieno di pensieri e con un po’ di malinconia. Solo, una magnifica giornata. Ho pensato di fare una passeggiata. Un po’ di musica, il sole, la campagna. Fuori c’erano 20 gradi, ho abbassato un po’ il finestrino per prendere un po’ d’aria. Chissà perchè quando dentro ti prende la malinconia fuori c’è sempre qualcosa di bello!

La malinconia ti prende il petto, ti prende come la fame prende lo stomaco. Quando è forte ti causa anche dei crampi, delle fitte forti alternate ad uno stato di bisogno da riempire con qualcosa. Mi sono messo sulla complanare della superstrada e diretto ad un centro commerciale. Comprare qualcosa mi avrebbe distratto.

Un tempo, al posto della superstrada a doppia corsia con spartitraffico c’era una statale con tanto di pietre miliari o meglio detti cippi chilometrici. Erano quelle pietre bordo strada con inciso un numero. La statale è rimasta come complanare alla moderna superstrada, le pietre miliari sono state sostituite dalle Nigeriane. Anche di loro ce n’è una ogni chilometro. Le pietre misuravano la distanza da Roma, le Nigeriane danno la misura delle distanze nel mondo. Globalizzazione anche questa.

Questa settimana ho incontrato Gianni. E’ un amico, avvocato penalista. Un vecchio amico. Siamo cresciuti insieme, stesse scuole ed amicizie. Eravamo compagni di merende e di goliardie. Chissà quante volte ci siamo parati il culo a vicenda ed essere compagni nella trasgressione ti lega in maniera particolare per il resto della vita. La trasgressione è una colla incredibile tra gli amici oltre che tra gli amanti.

Il mio avvocato nella separazione, Mario, è tipo molto corretto deontologicamente. Dall’altra parte però non lo sono tanto. Ho pensato che, se voglio raggiungere la pace, mi tocca affilare un po’ le armi e tenerle pronte. Gianni, facendo il penalista, ravana parecchio nel torbido. Era sempre con un piede nel torbido anche da ragazzo. Continua a farlo.

Questa settimana mi sono accorto che mi sono sparite le ultime   buste paga. Da gennaio in poi. Le avevo conservate in cassetto in ufficio, insieme a tutte le altre cumulate da quindici anni a questa parte. Delle due l’una. Dopo quindici anni le ultime buste paga ho deciso di metterle in qualche altro cassetto. Se è accaduto, oggi, per una amnesia improvvisa, non lo ricordo. Oppure, le ha prese qualcuno. La sospettata numero uno, anzi l’unica, è mia cognata. la sorella di mia moglie che lavora in azienda con me. Non avrebbe difficoltà ad accedere alla mia stanza. Io sono sempre in giro e non uso chiavi per i cassetti. Non ho alcuna prova e farò una denuncia contro ignoti ai carabinieri. Vedremo. Mi hanno detto inoltre che sono stato pedinato da un investigatore privato. Mentre mediamo, stanno lavorando come un sottomarino per fottermi, sembra. Mi danno la carota coi figli e mi aspettano per le mazzate in tribunale. Speriamo di non andare con la bandiera bianca e tornare con la testa mozzata.

Tempo fa avevo chiesto a Gianni di prendere informazioni su una indagine che aveva coinvolto consumatori e trafficanti di cocaina. Ne era rimasto invischiato mio cognato di cui ignoravo queste abitudini. Rimasi sconvolto alla notizia. E’ il proprietario del negozio in cui lavora mia moglie. Il fratellino viziato.

Gianni mi ha chiamato e ci siamo visti ad un bar, doveva riferirmi.

Mio cognato sembra sia solo un forte consumatore e non c’entra con i traffici. Per il momento i dati della indagine non possono essere resi pubblici, ma se la sua posizione venisse archiviata come pare che succeda, verrà informata la prefettura. In quel momento la sua dipendenza potrebbe diventare un dato da poter attingere ed usare all’occorrenza nella causa.

Mio cognato vive in una dependance nella casa dei miei suoceri e potrei arrivare a chiedere che i ragazzi non frequentino la casa in sua presenza.

E pensare che la mia ex moglie gli faceva portare in auto i ragazzi alle partite pur di non farli andare con me. Non è un pensiero che fa bene alla mediazione, ma ci vorrà tempo per dimenticare. Mi si attorciglia ancora lo stomaco al pensiero.

Per quanto riguarda il pedinamento invece, Gianni ha telefonato ad alcuni investigatori privati in città, chiedendo se avessero problemi a prendere un incarico per seguire la mia ex moglie. Un trucco. Se avessero sollevato problemi, avrebbe avuto la certezza che mia moglie si fosse rivolta alla persona contattata per seguire me.

Così è accaduto. Tra l’altro, il soggetto in questione è un suo caro amico e collaboratore occasionale. Gli ha confermato di aver lavorato per mia moglie per scoprire mie relazioni extra coniugali. Non aveva rilevato nulla. Quell’imbecille di mio suocero invece che pedinare me, avrebbe speso meglio i suoi soldi per pedinare il figlio che si strafaceva di cocaina.

Il fatto è che questi stanno con le armi ben affilate e io ed il mio avvocato mi pare che stiamo andando alla causa tipo cappuccetto rosso nel bosco. Mi manca il cestino e i fiorellini.

Gianni mi ha proposto anche di fare una denuncia all’ispettorato del lavoro per smascherare il fatto che mia moglie lavori in nero da mio cognato e che non sia disoccupata come dichiari.

Potrei anche rivolgermi ad un investigatore privato per farlo, chiamerebbe lui per me. Registrerebbero per un po’ tutte le mattine in cui è lei a sollevare la saracinesca.

Un arsenale di cose da usare in guerra praticamente.

Gli ho chiesto di pensarci un attimo.

Gianni:- Paperino, senti a me. Ne ho viste tante di separazioni. Non c’è esclusione di colpi. Armati, non andare al patibolo disarmato. Pensa che ciò che fai è per difenderti ed ho la sensazione che dalla parte della tua ex moglie ti stiano preparando la forca.

Paperino:- Si lo so. Ma dammi un po’ di tempo. Se inasprisco le cose ora che grazie alla mediazione si stanno sistemando, posso far danno ai ragazzi.

Ci penso. Tu ci sei sempre?

Gianni:- Quando vuoi, fai un fischio e partiamo.

Paperino:- Ti devo qualcosa?

Gianni:- Ma che dici? Non mi devi nulla né ora, né mi dovrai nulla nel caso ti dia una mano.

Paperino:- Grazie amico mio.

Ho comprato qualcosa all’ipermercato ed un po’ di vuoto l’ho colmato. Il sole, finita l’ora legale, alle 16 è già basso. Ho fatto un salto nell’orto. Ho preso un zucca bella grande, dei peperoni da friggere e dei carciofi. Sono i primi ad uscire. E’ piena la busta degli ortaggi ma a me manca sempre qualcosa. Torno in casa e scrivo, magari scrivendo la stretta al petto se ne va.

Ma non è così, il post è finito ma ho ancora dei pensieri ed il vuoto da riempire.

Chissà quante volte questo vuoto lo hanno avuto i miei ragazzi quando a sera non mi avevano sul divano con loro.

Chissà questo dolore cosa provoca in un ragazzo. Sto male io che un po’ di vita l’ho fatta, figuriamoci cosa hanno subito loro e cosa continuano a subire.

In questo anno e più, non hanno capito ed io non ho spiegato.

Ha spiegato qualcun altro al mio posto e io sono responsabile perché ho permesso di sostituirmi. Si sono alternati in tanti e tutti con nobile scopo.

Tutti si sono sentiti autorizzati a sostituirsi a me. Così come mi sostituivano nell’accompagnarli a destra e manca.

Penso alla mia paura nell’affrontare con loro l’argomento. Ho paura di causar loro dolore, più di quanto hanno vissuto finora. Ho paura di soffrire nel vederli soffrire.

La mia incertezza ha creato un muro sempre più alto che la mia ex moglie e il suo clan non hanno fatto altro che cementare. Più passa il tempo, più questo muro si alza. Subentrano altre abitudini che si consolidano. Me lo hanno detto anche Lorenza ed Antonella.

”E’ passato troppo tempo dalla separazione reale. Certe abitudini si consolidano”.

Purtroppo anche a vivere senza padre ci si abitua.

Una volta provai a parlare con AAAAA. Era poco dopo l’essere andato via da casa, quando ancora mi parlava. Scoppiò a piangere ed io non andai oltre.

Non so se cerco un tempo che non avrò, ma vorrei averne un po’ di più. Questo ho detto a Lorenza. Aiutatemi ad avere una giornata per me e per loro. Se li ferisco ho bisogno di poter essere io a ricucirli. Poi, vorrei non affrontare il problema con tutti e due contemporaneamente. Uno alla volta. Quando sono insieme sono sempre più chiusi del solito, come se non volessero farsi vedere deboli dall’altro nel cedere nei miei confronti.

So che quando parlerò farò loro del male e non posso pensare di ferirli e poi lasciarli a chi sulla ferita mette dell’anticoagulante.

Intanto la mia ex si è rifiutata di consegnare la tabella con una ipotesi di suddivisione dei giorni di affido. Dice che secondo lei non serve se non si tiene conto delle esigenza dei ragazzi.

Il solito ritornello che sono loro che decidono.

Quando intervenire allora? Nei dieci minuti in cui li vedo?

Il fatto che non stiano con me si radicherà e sarà sempre più dura sradicare l’abitudine del vuoto.

La giustizia e la giustezza

Il 18 ottobre solito ritornello al centro di mediazione.

Lorenza: Facciamo un passo indietro. Quello che dobbiamo definire una volta per tutte è che dovete essere voi genitori a decidere. Non si può lasciare questa autonomia ai ragazzi. Loro hanno bisogno di una guida, anche da contrastare magari. Non li si può lasciare scegliere.

Ex Moglie: Io provo a dirglielo di stare col padre, ma sono ragazzi di quindici anni, non è che abbia tutto questo potere nei loro confronti. Chiedete piuttosto al ‘’Signore Qui Presente’’ di essere più costante, non è che può comparire quando dice lui e fare quello che vuole.

Paperino: Ma come comparire quando dice lui? Ma che stai dicendo. Sto facendo il tassista ogni giorno. Ma cosa dici?

Ex Moglie: Si ora, nei mesi scorsi non ti sei posto proprio il problema dei tuoi figli.

Paperino: ma che cosa dici???? Ma qui secondo te come ci siamo finiti? Ti ricordi che ti ho invitata mesi fa e non ci sei voluta venire? In mediazione ci siamo perché Io mi sono posto il problema dei ragazzi!

Lorenza: Cerchiamo di non cambiare argomento. Focalizziamoci su questo che è una cosa importante. Siete voi genitori che dovete mettervi d’accordo per i ragazzi.

Se il papà deve pranzare con loro, prendete accordi voi. La madre trasferirà ai figli il messaggio. Oggi pranzate con vostro padre. Punto. Senza opzioni.

Al giorno dopo ci provo.

Paperino: BBBBB ha il dentista alle 15,45, la partita alle 18. Potrei pranzare con lui, fare i compiti e portarlo in giro, che ne dici?

Ex Moglie: Chiedi a lui, io ho chiesto e mi ha detto che per il pranzo non vuole, dal dentista e alla partita va bene.

Nulla di nuovo, come se in mediazione non ci fossimo detti nulla. In questi casi tenere lontano l’esaurimento è una prova.

Al sabato chiedo ai ragazzi che per fortuna non dicono di no. Anche se il principio era che non decidessero loro. Si riproverà, forse.

Con BBBBB è andata bene. Siamo stati al dentista, e poi alla partita.

Tra l’una e l’altra cosa abbiamo fatto un po’ di spesa per me. Lui ha preso un deodorante. Marca playboy! L’ho guardato con la coda dell’occhio mentre sceglieva e mi si sono inarcate le labbra, incredulo.

BBBBB: Perché ? Io sono un gran play boy.

Paperino: Certo. Non ho dubbi. Un vero sciupafemmine. Loro lo sanno?

Stavolta l’ho fregato io, si è limitato a sorridere, gli è mancata la risposta in punta di lingua.

Ha giocato a calcio poi, è entrato da titolare. Ha fatto una buona partita ed al ritorno in auto gli ho descritto tutte le buone cose che ha fatto in campo. Era visibilmente contento che lo avessi tenuto d’occhio in ogni movimento.

Al giorno dopo, ho pranzato con tutti e due. Spero diventi un’abitudine. Alle 3 dovevano andare di nuovo all’allenamento entrambe. Abbiamo fatto una cosa veloce anche questa volta. A me piace cucinare ma è presto per invitarli a casa. Dopo pranzo, abbiamo finito alle 2, avevamo un’ora di tempo. Ho chiesto loro di accompagnarmi a Monteamaro a prendere delle cose che avevo dimenticato. Era una scusa, un modo per rompere il ghiaccio e farli riavvicinare a casa di mio padre. Sono stati irremovibili nel dire ancora di no.

Non ho voluto forzare. Abbiamo ammazzato un po’ di tempo facendo una passeggiata all’ipermercato, dovevo prendere dello yogurt che al giorno prima avevo dimenticato.

BBBBB correva in avanti e si nascondeva tra gli scaffali. Facevo finta di non vederlo come facevamo anni fa, quando era più piccolo. Una volta mi ha chiamato anche ‘’papi’’. Che bello che è stato sentirglielo dire.

La situazione lentamente si sta evolvendo. Devo riuscire a convincerli a passare del tempo a casa con me. Forse il pernottamento può venire di conseguenza. Devo chiedere a Lorenza di darmi una mano.

Per adesso, quando li prendo hanno sempre un po’ di freddezza. Devo lavorare un po’ per farli rilassare. Poi avverto che hanno piacere a stare con me. Ci separiamo e alla volta successiva c’è da ricominciare.

Durante l’ultima mediazione ci hanno comunicato che faranno gli ‘’home visit’’. Andranno in casa dell’uno e dell’altra a fare una chiacchierata e verificare le condizioni delle abitazioni. La mia home visit è fissata per venerdì 28. Quella della mia ex moglie non so. Sarò contento di far vedere dove abito. E’ un posto tranquillo Monteamaro. Chi ci passa, se ne innamora.

Si prende una deviazione sulla tangenziale di Paperopoli. Imboccata la strada della contrada si fanno due curve a novanta gradi in mezzo ad un canneto. Per me negli anni, attraversare il canneto è stato un po’ come per Harry Potter prendere il binario 9 ¾ nella stazione di King’s Cross.

Qualsiasi cosa accada in città, a Monteamaro si fa altro e pensi ad altro. Come fosse un mondo parallelo. Ti dimentichi di tutto.

C’è un microclima nel posto, perché la contrada si sviluppa intorno ad un bacino artificiale che ha influenza . Il bacino è anche un’oasi protetta. C’è un gran passaggio di uccelli migratori. La differenza di clima si avverte soprattutto d’estate, dopo aver attraversato le curve del canneto, c’è una grande frescura che in città è un sogno. E’ proprio campagna, ci sono case diradate e terreni coltivati.

La nostra casa si affaccia su una stradina interna, a due chilometri circa dal canneto di ingresso della contrada. In linea d’aria sono a 200 metri dal laghetto.

Fuori, su un muro, una scritta con delle piastrelle: ‘’ Casa di Rosa’’. Mio padre e mia madre furono tamponati proprio in prossimità del canneto 28 anni fa. Lei perse la vita, mio padre l’ha voluta ricordare così, mettendo il suo nome all’ingresso della casa. Sobrio e laico, in linea con il suo modo.

Il vialetto di ingresso tra i pini conduce alla casa. Una casa tipica delle nostre zone. Bianco latte. Il bianco è spezzato da una bouganville immensa che avvolge tutta la zona di ingresso. E’ una casa di campagna bella grande. Dentro ci sono i mobili che mia madre comprava dai contadini nelle campagne limitrofe e restaurava. Un bel patio esposto a sud per godersi il sole, al riparo dal vento di tramontana che da noi batte forte e spesso. C’è un frutteto, un orto, un piccolo vigneto da cui io e mio padre ricaviamo un 200 bottiglie di vino ogni anno.

A sera c’è un concerto di suoni incredibile. Li riconosco tutti, ma non so di che razza di uccelli siano. Non capisco nemmeno se siano tutti uccelli, a dire il vero. Non ho una tv in camera e quando spengo la luce, il concerto degli animali è la musica che mi accompagna al sonno. I suoni sono così ben alternati che sembra che gli animali parlino educatamente a turno per raccontarsi le cose fatte durante il giorno. Sono anni che impazzisco per capire dai versi di che animali si tratti. Lo chiedo anche a tutti gli amici invitati qui a cena. Nulla. Ce ne sono almeno una decina che non distinguo . L’unico ben noto è Ringo, il nostro cane. Ogni tanto partecipa anche lui alla discussione. Ho le galline giovani a Monteamaro. Da poco abbiamo sostituito le vecchie che non facevano più uova. Le nuove dovrebbero iniziare a fare le uova proprio in questo periodo. Speriamo che ce ne siano, così faccio un omaggio campagnolo di uova fresche alle visitatrici della home visit. E’ una cosa piccola che però in genere fa molto piacere, specie per chi ha figli piccoli.

Tra le persone che ho conosciuto l’unica che non sopportava la nostra casa di campagna era proprio mia moglie. Ogni volta, per andarci, dovevo litigare. Incredibile.

Ce la caviamo da soli io e mio padre, ma siamo sotto la supervisione di mia zia, sorella più piccola di mia madre. L’occhio di una donna ci vuole, non c’è nulla da fare. Tutti dovrebbero avere una zia così. La mia si chiama Giovanna, per noi nipoti è sempre stata ‘’Nanna’’. Zia Nanna era la piccola di casa di mia madre e la più bella. Una donna che si giravano a guardare per strada. Sposata con Rocco, mio zio appunto, non hanno avuto figli. Mia madre era casalinga, mia zia faceva la ragioniera, quando ancora lavorava. Quasi ogni giorno passava da casa nostra all’ora di pranzo. Mia madre le dava parte di ciò che aveva cucinato. Era un via vai di contenitori e pentole.

‘’Mia sorella lavora in ufficio non ha tempo per cucinare’’ diceva. A casa mia, parlare di surgelato o di pronto cotto era come parlare del diavolo in chiesa. Col senno di poi sono contento che mia madre non abbia conosciuto mia moglie e mia suocera con le loro buste di cibo. Almeno le ho evitato questo strazio.

Nanna passava, prendeva le pentole, chiacchieravano 10 minuti e poi andava . Anche se non ha avuto figli ha avuto sette nipoti da viziare. Solo noi siamo in 4 e poi ho altri 3 cugini da parte di madre. Ha anche mantenuto all’università due dei miei cugini, figli dell’altra sorella, che altrimenti non ce l’avrebbero fatta economicamente. Alla morte di mia madre, 28 anni fa, la sorellina viziata e coccolata si è trasformata in qualcosa di immenso per noi. Ha pensato a tutto per noi quattro figli e per mio padre. Cucinava, lavava, stirava e continuava comunque a fare la ragioniera. Ora ha 74 anni ed è in pensione. Mi è piaciuto pensare che mia madre alla sua morte le abbia lasciato la sua forza vulcanica. Per me è stata una vice-mamma coi fiocchi, una super-vice-mamma . Oggi spesso vado a cena a casa sua e mi dà una mano con il vestiario. Mi stira le cose più complicate da gestire e mi restaura le robe al cambio di stagione. Se le porto qualcosa da sistemare per macchie strane, piccoli strappi, usura, me la restituisce come se fosse uscita dal negozio. Nuova incelofanata e profumata. Ieri mi ha chiamato dicendomi che mi aveva fatto del pesce al forno. Ho trovato un dentice al forno con cui ho fatto l’amore. Non ho resistito e ho affogato il pane nel sughetto di pomodorino e prezzemolo. Le zucchine alla poverella e frutta. Io cenavo e lei seduta a farmi compagnia. Mio zio avrebbe fatto più tardi. Quando vado le racconto dei ragazzi. Mancano molto anche a lei. AAAAA è identico a mia madre e mi chiede sempre se crescendo le somiglia ancora.

‘’Si zia, più cresce più le somiglia’’. Si tranquillizza e sorride.

E’ l’unica nota di ansia che le strappi perché Nanna è una portatrice sana di tranquillità. Quando le chiedi come va, lei risponde sempre: ‘’ Tutto bene, e se qualcosa non va bene, lavoriamo per aggiustarla, no?’’.

Anche questa volta, seduta accanto mi ha detto :’’ stai tranquillo, tutto si aggiusta. Tu devi pensare a star bene, le cose piano piano si mettono a posto. I tuoi figli vorranno vedere un padre allegro e in forma . Se non puoi fare altro devi pensare a prepararti per loro, per quando capiranno . Se ti ammali non fai un buon servizio né a te ne a loro ”

Nella mia famiglia non sono bravi a parlare dei sentimenti. Sono di un’altra epoca, di quel pudore antico che i sentimenti li nascondeva alle parole. C’erano ed erano forti, venivano fuori dalle cose pratiche e dai gesti come il calore ed il profumo che vien fuori da un pezzo di pane spezzato appena uscito dal forno.

Tranquillo, tutto si aggiusta. Me lo ripeto e mi aiuta molto. Mi dà l’idea dell’esistenza di un equilibrio buono per tutto e per tutti, che non favorisca né l’uno né l’altro.

Non credo nella giustizia. La giustizia è degli uomini e i giudici sono uomini che sbagliano.

I verdetti della giustizia individuano i colpevoli, forse. Non risolvono i problemi. Alla giustizia in molti riescono a sfuggire, specie se ricchi e potenti. La giustizia è davvero uguale solo per i poveracci.

Credo nella ‘’giustezza’’ invece. Proprio in quella giustezza che fa che prima o poi tutto si aggiusti. E’ un corpo di regole non scritte che regolano il buon vivere. La giustezza tiene conto che possiamo sbagliare tutti, non è regolata da pene precise. Si autoregola, è abbastanza indulgente ma non ci si può sfuggire. Capita così che se diffondiamo male, prima o poi nel male ci bagniamo anche noi. Come facessimo pipì nella vasca da bagno. La giustezza non è ‘’degli uomini’’, è ‘’negli uomini’’. E’ una cosa molto più intima e connaturata all’uomo. Nella giustezza il pubblico ministero è il buon senso, l’aula di tribunale la vita ed i verdetti ci rendono tutti uguali. Quel che facciamo riceviamo.

Tutto si aggiusta e quel che è guasto si lavora per aggiustarlo.

Il gregario

Per due settimane in mediazione ci siamo andati singolarmente, prima io, poi mia moglie.

Alla fine della mia seduta singola, Lorenza ed Antonella mi hanno chiesto di provare a convincere i ragazzi a venire a pranzo con me, o a fare i compiti. Bisogna far sì che stiamo insieme per qualcosa che non sia solo il calcio. Bisogna spezzare la routine per evitare la stasi.

Paperino: Io ci provo, lo sapete. Ci provo da sempre. Continuerò.

Lorenza: Vedrai, parleremo anche con tua moglie e troveremo il modo di farti dare una mano.

Ho sentito Lorenza per fissare le date per i prossimi incontri e per telefono mi è sembrato che fosse molto positiva dopo averla incontrata.

Pensare che il lupo perda pelo e vizio è dura, ho provato a convincermene.

Lorenza: Tu prova a invitare i ragazzi, vedrai che le cose miglioreranno, anche tua moglie sta facendo un lavoro che la porterà ad essere più collaborativa. Questo il senso del discorso, più o meno.

I fatti stavolta non hanno dato ragione a Lorenza da subito. Non sarà una  cilecca. Forse è solo che  il suo ottimismo sia una cosa alla lunga ed io l’abbia interpretato come un qualcosa di più immediato. Mi ero abituato così.

Sabato ho chiesto per l’ennesima volta ai ragazzi di pranzare insieme. Ho avuto il solito no in risposta.

Mi sono ricordato della conversazione telefonica con Lorenza ed ho chiesto aiuto a mia moglie.

Paperino: Ho invitato BBBBB a pranzo. Mi ha detto di no. Che ne dici se vado lo stesso a prenderlo a scuola e lo porto a mangiare qualcosa?

Moglie: Che domanda è?

Paperino: Riformulo. Vado io a prendere BBBBB da scuola?

Moglie: Lui va a piedi con gli amici, chiediglielo.

Chiediglielo. Le ho appena scritto che mi ha detto no. Meglio lasciar perdere. Né più né meno di quello che mi diceva otto mesi fa.

Non ho replicato.

Mia moglie collabora solo se costretta, sotto coercizione. Ha iniziato a collaborare quando il giudice lo ha imposto. Non cambierà.

Ha collaborato perché Lorenza e Antonella le mettevano pressione.

Per lei, che i ragazzi mi vedano non è una cosa necessaria, solo sufficiente a pararsi il culo. Chissà se lo capiranno mai, brava com’è a camuffarsi da pecorella.

La conversazione distesa con Lorenza le avrà sciolto la paura e la sua collaborazione oramai un miraggio.

Del resto, non posso sperare che arrivi il settimo cavallegeri e mi salvi.

Devo continuare a incassare i miei no nel frattempo. Lavorarci su con chiunque possa aiutarmi.

In questi mesi ho imparato quanto possa far male un no.

Qualcosa di buono c’è sempre.

Non me ne ero mai accorto. Un no ti ammazza certe volte. Chissà quanti ne ho detti a mio padre e lo ho fatto sentire così. Povero.

Da quando sono tornato a casa con lui non ne ho detto nemmeno uno. E’ uscito dal mio vocabolario nei suoi confronti. Ci parlo piuttosto. Gli spiego perché penso che una cosa non si possa fare o non sia possibile.

Nel mio caso c’è anche l’adolescenza di mezzo. Non riesco ancora a dipanare quali no siano da adolescente,  quelli che mi sarei preso indipendentemente dalla separazione.

Questo me lo hanno sempre detto.

‘’Considera che c’è anche il fatto che i tuoi ragazzi sono adolescenti!’’

I miei ragazzi stanno diventando ometti e devo adeguarmi a vivere il rapporto con loro in modo diverso da quanto fossi abituato in precedenza.

Devo imparare a fare il gregario nella loro esistenza.

So bene cosa fa un gregario, nella vita mi è capitato spesso di esserlo. Devo farlo con loro ora.

Un gran gregario è quello che non fa grandi cose, ne fa tante piccole per far fare cose grandi agli altri.

E’ dura accettarlo.

L’adolescenza è quel momento in cui da autore di un dipinto, si diventa cornice nell’esistenza dei figli. Non ti guarda nessuno, ma una bella cornice è in grado di esaltare un bel quadro.

Lo sforzo del gregario deve essere costante, le grandi cose sono rare, le piccole possono essere più frequenti, ci vuole fatica.

Alle piccole cose ci si abitua, l’abitudine porta alla disattenzione. Bisogna essere pronti a convivere con la disattenzione dei propri figli.

Il gregario è abituato e non ricevere complimenti e ringraziamenti da nessuno.

Non corre per quello. Corre perchè ama farlo ed è quello che sa fare.

Il destino del gregario è che si accorgano di lui quando è assente, perché l’importanza dell’abitudine la cogli con la mancanza.

Con i propri figli bisogna esserci sempre, abituarli alla presenza. In questo modo forse di tanto in tanto ti cercheranno.

Il gregario è abituato al silenzio perché di lui non si parla finché c’è.

Il gregario è abituato ad esserci, non si tira mai indietro.

Il gregario ha la forza ed ama.

AAAAA ha superato gli esami di guida per il ciclomotore, ha la patente. Il giorno dell’esame era tesissimo. Ci siamo andati insieme all’esame.

Appuntamento alle 12 per provare con lo scooter della scuola guida. L’esame sarebbe stato alle 14.

Mentre provava gli sono andato a comprare dei pezzi di focaccia e dei biscotti con la nutella. Li abbiamo mangiati insieme in auto. Lui annegherebbe nella nutella.

C’erano gli altri ragazzi, il proprietario della scuola guida e sua moglie.

Per fortuna la chiacchera non mi manca e le chiacchere hanno aiutato a sciogliere un po’ di stress.

Appena è arrivato l’esaminatore AAAAA ha scaricato la punta di tensione mollandomi un ceffone sulla spalla. Pesante, si fa grande. L’ho guardato compiaciuto. Tre mesi fa, non mi rivolgeva la parola. Qualcosa cambia.

E’ andato tutto bene, più facile di quel che si pensasse.

Quando l’esaminatore gli ha dato l’Ok, ho visto la felicità sul suo volto. L’ho abbracciato. Ha messo la patente in tasca e mi ha chiesto di poter tornare a casa in moto.

Paperino: Sai la strada?

AAAAA: Non benissimo

Paperino: Ti accompagno per un tratto.

Abbiamo fatto un bel pezzo insieme, lui in moto dietro ed io in auto avanti. Non lo avrei voluto mollare più.

Devo essere gregario ora, mi son detto.

Quando siamo arrivati in una zona che potesse riconoscere tranquillamente, mi sono fermato con l’auto. Ho accostato e abbassato il finestrino.

Paperino: Da qui te la ricordi la strada?

AAAAA: Si si, da qui si.

Paperino: Bene, vai ora.

E sta attento, ti prego.

AAAAA: Si.

Ho guardato lui che andava e me nello specchietto. Avevo un sorriso stampato in volto che mi è rimasto per almeno qualche minuto.

Era carico di tutta la dolcezza che potessi avere a disposizione. Ho trattenuto le lacrime, mi sarebbero uscite delle caramelle dagli occhi.

Un pezzo di me era felice perché leggeva la felicità sul suo volto, un pezzo di me moriva perché c’è la paura di vederlo andare in moto, perché c’è la tristezza di vederlo ormai crescere ed allontanarsi, perché c’è il tempo che passa.

Bisogna essere uomini in certi momenti, no? Così pare.

Ho cercato di esserlo e ho cominciato a fare il gregario . Magari mi cercherà.

Maga Lorenza

Sabato, 8 giorni fa, ho fatto shopping con mio figlio AAAAA.
Siamo andati in moto in un centro commerciale. Gli ho chiesto se dovesse comprare qualcosa visto che sarebbe iniziata la scuola dopo poco. Farà il secondo liceo scientifico, al primo anno ha chiuso con una media del 9,2. E’ bravo il mio piccolo uomo. Da me ha ereditato la rapidità nei conti e la dedizione allo studio, dalla madre l’ordine. E’ venuto fuori un bel soldatino, forse troppo. Se acquistasse un po’ di elasticità col tempo, mantenendo queste propensioni, verrebbe fuori una roba da scintille. Lo spero per lui.
Da un po’ che andiamo insieme in giro, in moto. Lui è serissimo con il suo casco con la bandiera inglese. Si impegna in tutto ciò che fa, fortunatamente.
Non mi sembra vero di portarlo con me. Per fortuna ci parliamo come se nulla fosse accaduto. C’è sempre la stessa confidenza ed ho ritrovato le stesse lunghezze d’onda. Purtroppo accade che quando si accorge di essere troppo rilassato, riprenda un po’ le distanze.
Abbiamo lasciato la moto vicino alla rastrelliera nel parcheggio. Finalmente a passeggio con i caschi in mano, spalla a spalla come non succedeva da un anno e come un padre e un figlio.
Ho cercato di non far trasparire la mia emozione, volevo che tutto apparisse naturale e che sembrasse una cosa normale, nonostante il tempo passato.
Mi sono perso i suoi quattordici anni, l’età in cui si cambia. Cambiano i gusti nel vestire soprattutto. Gli ho chiesto cosa volesse vedere. Fino ad un anno prima era tutto scarpe sportive, tute e pantaloncini. Adesso lo vedo un po’ più fashion. A quell’età è importante sentirsi come gli altri. Mi porta in un negozio che non avevo mai preso in considerazione. Effettivamente dentro c’è una marea di ragazzi della sua età e anche un po’ più grandi che provano e affollano i camerini.
AAAAA: Vorrei prendere un pantalone
Paperino: quale ti piace? Scegli?
Vedo che adocchia un paio di modelli
Paperino: Prendili, tranquillo, se ti piacciono tutti e due prendili entrambi, provali magari.
Andiamo insieme a fare la fila ai camerini. Io faccio il porta caschi. Si chiude la tenda alle spalle. Dopo un po’ sbircio. E’ a terra, sta litigando per togliere il pantalone. E’ un déjà vu. Vederlo accartocciato che tenta di sfilarsi il pantalone dal piedone mi fa ridere. Fa il 43 ormai. Mi ricorda quando era piccolo piccolo e tentava di svestirsi da solo. Un po’ di quello è rimasto per fortuna. Rimango a guardarlo un po’ con la testa che fa capolino dalla tenda del camerino.
Mi ricordo di quello che mi ripeteva mio padre. Per far le cose non serve la forza. Usiamo la forza quando rinunciamo ad usare il cervello.
Paperino: Piano! Con intelligenza, non con la forza!
Si spaventa, era a terra di spalle, non si era accorto che stessi appollaiato lì.
Ridiamo.
Finalmente prova il pantalone. E’ troppo grande.
Non mi pare vero di fare il personal shopper. Vado a prendergli le altre taglie e mi faccio dare le robe che ha già provato. Così, su e giù per qualche minuto.
In breve mi riempio di grucce e vestiario. Mai ero stato così bene a fare l’attaccapanni.
Uscito dai camerini passiamo alle maglie e alle felpe. Ci sono ancora i saldi . Ne prende un po’ per lui e gli chiedo di scegliere qualcosa anche per il fratello. In questi negozi, la roba con i saldi costa davvero poco. Non avrà una durata infinita, ma tanto i ragazzi lo bruciano in breve tempo il vestiario.
Abbiamo trascorso un’ora così ed è stata un’ora bellissima. Purtroppo si fa tardi, vedo che è agitato. Credo debba uscire con gli amici, non lo trattengo.
Paperino: Devi tornare a casa?
AAAAA: Si
Paperino: ok, ti accompagno.
Al giorno successivo gli ho chiesto se volesse pranzare con me, mi ha risposto che ancora non se la sentiva.
Al Giovedì successivo, primo giorno di scuola.
Mi sono proposto di accompagnarli al mattino. Mia moglie mi ha detto che BBBBB non voleva venire con me e che comunque lei non avrebbe rinunciato ad accompagnarli.
Il primo giorno non se lo sarebbe perso.
Moglie: Se ci tieni fatti trovare a scuola
Paperino: sotto casa no?
Moglie: Già sta agitato BBBBB , non è il caso che ti faccia vedere.

Con questo atteggiamento di mia moglie non ne verrò mai fuori. Spero che al centro di mediazione riescano a fare qualcosa. Ci ho pensato a lungo poi ho deciso che al mattino avrei preso dei cornetti, sarei andato a casa e fatto in bocca al lupo ai ragazzi. Quello che è importante, mi hanno sempre detto, è che sentano che io ci sia. Andare a scuola potrebbe creare tensione, specie con la presenza di mia moglie. Con le piazzate si esalta.
Così ho fatto. Ho preso il cornetto alla nutella per AAAAA che è pazzo per il cioccolato e la brioche con la palla per BBBBB . Lui è un buongustaio ma di roba salata prevalentemente. Disdegna un po’ crema e cremine.
Alle 7,05 scrivo a mia moglie su whatsapp.
Paperino: Prendo dei cornetti ai ragazzi.
Non mi risponde, lo fa verso le 7,20. Non so se volutamente.
Sono appena uscito dal bar pasticceria vicino alla mia ex casa. Ho preso il caffè macchiato come ai vecchi tempi ed un bicchiere di acqua gassata.
Ho la busta con i due cornetti in mano, arriva la risposa di mia moglie.
Moglie: No. Hanno finito di fare colazione ora.
Immaginavo, penso.
Paperino: Entro dal cortile, te li lascio, li mangeranno dopo magari. Gli do il mio in bocca al lupo e vado.
La mia ex casa é al piano rialzato. C’è un piccolo giardino condominiale. Mi avvicino, mia moglie mi vede dalla finestra , mi apre la porta. Non mi fa entrare, si ferma lei sulla porta.
Moglie: Quello ora si è nascosto in bagno! Perché sei venuto?
Paperino: Volevo dargli un in bocca al lupo. I cornetti se hanno fatto già colazione, li mangeranno dopo.
Moglie: AAAAA! Vieni!
Chiama mio figlio più grande ad alta voce, esce anche lui sul ballatoio.
Non c’è miglior modo di far sentire qualcuno inopportuno se non lasciarlo sul pianerottolo.
Paperino: Ehi! Buongiorno.
Faccio per dargli un cinque e ricambia.
Paperino: In bocca al lupo. Ti ho portato i cornetti. Dai in bocca al lupo da parte mia a tuo fratello.
AAAAA: Ok grazie.
Vado via.
Mi chiedevo se fosse la cosa giusta. Andato via da casa, penso che fosse il giusto.
Ho fatto il mio e non penso di averli turbati. Un po’, sono io turbato. Ho scorza per sopportare. Mi dispiace per la stupidità di mia moglie che mi avrebbe potuto far entrare in casa. Sarebbe stato un bel gesto distensivo, ma pazienza.
Al pomeriggio, al centro di mediazione, si gioca la partita di ritorno.
All’andata, Lorenza e Antonella avevano costretto mia moglie al catenaccio difensivo. Poi Lorenza con un gran colpo di testa aveva fatto gol. Mia moglie si era impegnata a consegnarmi le mie cose.
Così è stato. Anche se a consuntivo, quando ho potuto aprire per bene i pacchi mi sono accorto che ha trattenuto un cronografo, la fede nunziale ed un altro mio anello di valore. Probabilmente ha trattenuto le cose che le piacevano. Non potevo aspettarmi un atteggiamento ”british” da lei. Nemmeno ad un incontro con la bandiera bianca alzata.
Lorenza e Antonella mi avevano stupito durante il primo match. La fanno sfogare e , quando meno se l’aspetta, le piazzano il colpo. Formidabile.
Una volta ho avuto la fotuna di veder giocare il più grande calciatore di tutti i tempi, secondo il mio modesto parere, almeno. Parlo di Diego Armando Maradona ovviamente. Lo vidi in uno Juventus Napoli . Ero studente a Milano, tifoso della Juventus. Ogni tanto riuscivo ad andare al comunale di Torino per vedere una partita.
Quella volta ero eccitatissimo. Maradona lo avevo visto in tv e mi piaceva da matti. Ero curioso di vederlo dal vivo. Il calcio in tv sta al calcio dal vivo in uno stadio come la pornografia sta ad una scopata vera.
Allo stadio respiri l’aria frizzante, la tensione e la partecipazione degli spettatori gonfia l’ambiente.
Quel giorno Maradona era marcato da Dario Bonetti. Un marcantonio di uno e novanta con una faccia non proprio da Carmelitano Scalzo. Certamente in campo non professava la misericordia.
Bonetti menò per tutta la partita quel poveretto di Maradona con dei calci pazzeschi. Sono sempre stato un gran tifoso della Juve ma quel giorno ero lì per vedere il più grande.
Ogni volta che Maradona si avvicinava alla palla, Bonetti era dietro, sicuro e puntuale come la morte. Con una randellata da paura buttava giù il funambolo.
Quello, senza una smorfia, rotolava giù e si rialzava più guizzante di prima.
Fu così per quasi tutta la partita. Poi l’incredibile. Penso di aver capito in quel momento cosa potesse essere il genio. Il genio presenta sempre tre caratteri. La perfezione, la rapidità  e l’imprevedibilità.
Ti rendi conto che sei davanti a qualcosa di geniale quando vedi fare ciò che nessuno mai penserebbe. Avviene in un attimo , poi realizzi che quanto hai visto è perfetto.
Un passaggio dalla difesa verso Diego che si stacca improvvisamente da Bonetti. Il difensore ne perde per un microsecondo il controllo e non riesce a beneficiarlo della sua attenzione misericordiosa. Maradona, libero per un attimo, blocca la palla in un modo contrario alle leggi della fisica e senza guadare, dipinge una parabola in avanti. La palla sale in cielo veloce. Ricadendo, finisce esattamente sui piedi di un suo compagno di squadra, trenta metri più avanti. L’epilogo è ovvio, palla in rete. La parte dello stadio Napoletano esplode, la restante parte, in silenzio, penso che faccia la stessa cosa che faccio io. Riguarda in testa il replay di un gesto atletico e stilistico che è una meraviglia. Per me che ero un imbianchino del calcio, corrispondeva ad aver visto Picasso dipingere.
Lorenza è la mia Maradona in questo momento. Fa parlare mia moglie, la stanca, la intenerisce fino alle lacrime e poi quando è morbida e malleabile al punto giusto piazza il colpo.
Lorenza: Allora BBBBB lo va a prendere il padre al calcio. Gli porta un regalino magari. Che ne dite?
Fino a quel momento mi ero esacerbato a sentire le minchiate di mia moglie. Oltre ad affermare che sono stato un padre assente è arrivata anche a negare che la sera in cui sono andato via da casa, mi avesse tirato un ceffone. Lo fa per la causa in corso. Ora ho da pensare ai ragazzi . A lei si penserà dopo.
Lorenza mi aveva fatto un lancio alla Maradona. Dovevo andare in porta.
Paperino: Certo che ci vado. (Rivolto a mia moglie) Tu però devi dirgli: “torni con papà, punto”. Non lo devi chiamare e se lui chiama per essere preso, devi dire che non puoi.
Moglie: Ma se non vuole tornare con te?
Lorenza: E’ il padre! Troverà lui il modo di convincere il ragazzo. Non è mica un estraneo!
Mia moglie è scettica e smarrita. Sembra il mio cane quando gli toglievo l’osso dalla bocca e fingevo di tirarlo lontano. Si guarda in giro non sapendo cosa fare.
L’osso dalla bocca gliel’ha tolto maga Lorenza sfruttando un attimo di distrazione.
É strano come le cose si concatenino bene quando abbiamo un’aura positiva intorno.
Al venerdì chiedo a mia moglie informazioni degli allenamenti. Per una speciale congiuntura collegata alla magia del giorno prima, i ragazzi hanno allenamento alla stessa ora. É la mia occasione. Propongo a mia moglie di poter accompagnare entrambi. Come al solito non mi dà conferma subito. Aspetta di chiedere al piccolo se è d’accordo . Finalmente arriva la risposta.
Moglie: Si, vengono con te. Poi fammi sapere se vogliono tornare tutti e due con te.
Vorrei mandarla a cagare. Ma non serve. Chi se ne frega. Al pomeriggio prendo tutti e due i ragazzi. Riporto in auto BBBBB dopo 9 mesi.
Arrivo sotto casa e mando un sms ad AAAAA. Sono fuori, vi aspetto.
Arriva prima AAAAA e dietro di lui vedo la testa nera del mio orsetto. Ha sempre l’aria di chi è lí per caso e un incedere faticoso. Un tempo mi faceva incazzare, oggi mi fa impazzire. MI manca molto.
Entrano in auto con la solita composizione, AAAAA seduto davanti e BBBBB sprofondato sul sedile di dietro.
Paperino: ehi!!!!! Abbiamo un grande ospite oggi! Abbiamo un ospite speciale! Che bello!!!! Il mitico BBBBB é con noi!
Faccio lo stupido come ai vecchi tempi. Lo guardo nello specchietto. Sorride, poi é come se si calasse una maschera. Ha una smorfia, come di pianto. Guardo AAAAA che mi siede accanto. Mi offre la nuca. Non vuole farmi vedere che sorride ed è felice. Gira la faccia verso il finestrino per non mostrarmi la sua gioia.
É una gioia incatenata la loro. Devo essere felice ugualmente e pensare a sciogliere queste catene. Provo anche un grande dispiacere però.
Cerco di essere normale durante il tragitto. Faccio battute, li provoco. Hanno rimesso entrambi l’armatura. Rimango per l’allenamento, poi BBBBB finisce e siede sulla panchina. Non fa doccia. C’è da aspettare almeno una mezz’ora il fratello. É una occasione troppo grossa. Mi ci appiccico come una cozza e lo crepo. Lui é un orsetto, non si arrabbia. Parto con mille domande.
Che fai? Come stai? Andiamo qui? Andiamo lì? Che fa adesso questo tuo amico? Che fa quell’altro?
Mi risponde sempre con non so, no … Ad un certo punto mi gira le spalle, ma parla e rimane lì con me. Continuo il mio pressing. Ho la sensazione che voglia che lo tempesti. L’unica domanda a cui non risponde é
Paperino: BBBBB, ma sei arrabbiato con me?
Silenzio. Ma è un silenzio assenso e si capisce bene.
La felicità e l’infelicità purtroppo, non sono cose che ti capitano. Le devi decidere. Quando hai dei figli piccoli, spesso, sei tu a decidere per loro . Ai miei ragazzi ora, penso sia imposto di essere infelici .
Paperino: sai cosa mi manca ?
BBBBB: no
Paperino: le tue briciole nell’auto.
Se ti compro un panino, me le fai due briciole in auto?
BBBBB: non ho fame.
Paperino: dai!
BBBBB: ho detto nooooo!
Paperino: e se ti prendo le patatine?
BBBBB: non le voglio.
Paperino: io voglio le tue briciole però .
Mi serve qualche altro assist, maga Lorenza.

La muta della pelle

Dopo un po’ la pazienza diventa come la pelle morta, una muta di pelle che ti porti addosso. E’ il controstampo di te che cadrà. Ti rinnoverai. La tieni perché proteggi la pelle che è sotto, troppo cruda per esporla.

Con la mia muta di pelle sono andato in Banca. Il mio avvocato aveva chiesto all’avvocato di mia moglie di poter chiudere un conto cointestato. Mia moglie mi aveva informato che avrebbe potuto solo al 16 di agosto, al pomeriggio. Poi sarebbe stata troppo impegnata per farlo. E va bene. Al 16 di agosto ci vediamo in banca alle 15, avevo risposto.

Arrivo davanti alla filiale in pieno centro. Non c’è nessuno. Visto il gran caldo magari sarà entrata, penso. Entro.

Trovo mia moglie seduta alla prima scrivania davanti ad un impiegato della banca. Mi aspettano.

Si erano già portati avanti con il lavoro, pareva.

Neanche saluto l’impiegato che non conosco e mia moglie:

  • Qui risultano due chiavette per il conto on line. Tu quante ne hai?

Il tono investigativo di mia moglie che tanto mi irritava quando stavo a casa. La chiamavo la marescialla. Che rompicoglioni Gesù, mi ero disintossicato.

  • Una, ne ho avuta sempre una.

Rispondo di rimessa.

Guardo l’impiegato con faccia interrogativa. Non parla. Pare intimorito dal tono da Gestapo di mia moglie. Non ho idea a cosa si riferiscano. Ho sempre avuto una chiavetta con cui controllo il mio conto personale e quello cointestato. Sono nella stessa banca. Mi sforzo ma non mi ricordo dell’esistenza di un’altra chiave.

Finalmente dopo qualche secondo di silenzio interviene l’impiegato.

  • Qui risultano due chiavette. Lei ricorda il suo codice cliente?

Glielo dico. Per fortuna non ho problemi di memoria ancora.

  • Si, risulta questa chiavetta e poi ce ne è un’altra che risulta agganciata al conto cointestato e ad un altro conto.
  • Guardi io ho solo questa, non so per cosa è l’altra. Non l’ho mai avuta.

Mia moglie con tono intimidatorio.

  • Dobbiamo andare a fondo a questa cosa. (Rivolta all’impiegato). Questo, (indicando me) già mi ha portato via i soldi, ci manca che controlla i fatti miei!

In quel momento mi sento di fare una capriola all’indietro. Conoscevo bene quei modi arroganti, quel timore che il mondo trami contro di lei ed il suo fare intimidatorio.

Stando a casa mi ero creato una campana entro cui vivere fatta per lo più di silenzio ed indifferenza. Mi rimetto la vecchia maschera e fisso l’impiegato che fa finta di non sentire. E’ imbarazzato più di me, smanetta sul pc alla ricerca di non so quali codici.

Mi ha dato del ladro praticamente, devo pur dire qualcosa.

  • Guardate, cercate pure, ma io ho solo una chiavetta. Cercate e appurerete certamente quanto sto dicendo. C’è bisogno di questo per chiudere il conto?

– In teoria no. Se chiudiamo il conto, le chiavette si sganciano. La perdete, ma se non la usate poco importa.

  • NO! VOGLIO SAPERE SE QUESTO MI SPIA!

Mia moglie, quasi urlando.

– Già ha portato via i miei soldi. Se mi spia gli faccio passare i guai!

La guardo sbalordito. Non ho portato via alcun soldo ovviamente. Allude ai pochi risparmi che avevo sul mio conto personale, ma che erano miei. Per mia moglie oltre alla casa e tutto il contenuto le avrei dovuto lasciare anche i miei risparmi, credo. Meno male che c’è stata la sentenza di un giudice che non ha accolto questa sua richiesta strampalata.

L’impiegato sempre più imbarazzato ed intimorito pesta sulla tastiera. Credo voglia liberarsi anche lui di noi al più presto. Intuisco che è un amico di mio suocero perché ad un certo punto chiede a mia moglie di verificare se per caso la avesse il padre, la chiave. Magari è dell’altro suo conto, le dice.

Dopo quindici anni vengo a sapere che mia moglie ha un altro suo conto in quella banca.

Mi viene da ridere. Questa donna pensa che io la spii e mi nasconde proprietà e conti correnti da quindici anni. E’ una meraviglia tutto questo.

Ho dovuto anche far vedere a mio figlio i bonifici che effettuavo per dimostrare che non era vero che li lasciassi senza soldi. E’ una roba senza senso.

Mia moglie si allontana per parlare con il padre in gran segreto al telefono.

Torna e conferma che la chiave la ha il padre.

  • Bene, non avevo dubbi.

Dico, sorridendo ironico.

  • Bene, allora provvedo a chiudere il conto se mi date l’ok.

L’impiegato ha fretta di sbarazzarsi di noi.

  • Per me va bene.
  • Voglio essere sicura che non possa controllare i miei conti con la sua chiavetta!

Tuona ancora mia moglie.

Oramai rido. Guardo l’impiegato con la faccia sorridente. Lui però non si permette di contraccambiare. O è serietà, o ha i coglioni a terra o ha paura di far brutta figura con mio suocero che oltre ad essere un buon cliente, deve essere suo amico.

  • Senti, non sapevo nemmeno che tu avessi questo conto, come faccio a controllarlo con la mia chiavetta?
  • Si si, non mi fido di te. Siete tremendi voi, ci manca pure che mi spii oltre a derubarmi.

Butto le spalle in giù, non so più come replicare. L’impiegato, dopo aver smanettato un altro po’ dice a mia moglie di stare tranquilla. Con la chiavetta vedo solo il mio conto.

Conoscendola non è convinta ma non me ne frega assolutamente nulla. Ho solo voglia di sciogliere l’incontro.

Ci eravamo messi d’accordo per discutere dei ragazzi all’uscita dalla banca. Sento che non è un buon momento per parlare dei ragazzi. Ho già il disgusto sullo stomaco. Sarebbe meglio rimandare per essere più neutri per affrontare un discorso così importante. Significherebbe prendere un altro appuntamento e la cosa mi disturba ancora di più. Decido di affrontarla anche in quelle condizioni.

Nei giorni precedenti siamo stati convocati dall’assistente sociale del Comune.

Il giudice aveva inviato il provvedimento anche al servizio. Ci hanno chiamato per sentire i nostri problemi.

Intorno alle 12 dell’11 agosto mi arriva una telefonata da un certo Dott. Cittadini

  • Buongiorno Signore, sono il Dott. Cittadini, assistente sociale del Comune di Paperopoli. La chiamo per il provvedimento emesso dal giudice in merito alla sua separazione e alla situazione con i ragazzi che lei non riesce a vedere.
  • Ah si, mi dica pure.
  • Ho appena finito di sentire sua moglie, è andata via cinque minuti fa.Dovremmo incontrarci.
  • Mi dica lei. Io sono in città non mi muovo.
  • Guardi, noi potremmo vederci oggi, se le è possibile, altrimenti se ne parla il 29 perché poi io sono in ferie, signore.
  • Per me va bene anche oggi, vengo nel pomeriggio?
  • Guardi noi siamo qui fino alle 14.
  • Vengo subito allora, non c’è problema.

 

Mi dice l’indirizzo presso cui trovarlo e mi dirigo da lui.

Lorenza del Centro di Mediazione mi aveva spiegato che per prassi tutti i provvedimenti del tribunale passano dal servizio del Comune,  per essere poi smistati ai vari servizi di supporto.

Il centro è un edificio che mi sembra una scuola materna. L’accesso avviene attraverso dei cancelli in acciaio chiusi a chiave. Sembra di essere in un carcere. C’è una signora che ha un mazzo di chiavi da secondino in mano e prima di aprire chiede informazioni sul motivo della visita.

Dopo aver spiegato che ero stato chiamato dal Dott. Cittadini, apre e mi dice di proseguire per il corridoio. In fondo a destra.

Sono le indicazioni tipiche di un cesso, penso.

Busso ed entro nella stanza. Il Dott. Cittadini è un ragazzo, giovane, poco più di trenta anni, mi sembra. Alto, moro, con la barba, di bella presenza.

Mi chiama signore e alterna il lei al tu. Un po’ indeterminato.

Rompo gli indugi e gli chiedo di poterci scambiare del tu. Acconsente ma continua sempre a chiamarmi ‘signore’.

-Signore, raccontami un po’ dei problemi con i ragazzi. Dimmi tutto ciò che vuoi. Io ho parlato con tua moglie, e lei mi ha raccontato la sua storia. Ora vorrei sentire la tua.

Il ‘signore’ già è una parola che stride come un gesso sulla lavagna quando non scivola, accoppiato al tu, mi sembra di grattarci con un pezzo di ferro. Provo un senso di fastidio.

Questo tipo ha in mano molto di me, non posso consentirmi commenti fuori posto per ora, senza conoscerlo. Magari diventiamo amici più in là e posso fare qualche battuta. Per ora meglio mantenere un certo formalismo e sano distacco.

Racconto la mia versione dei fatti, lui mi ascolta.

E’ completamente diverso da Lorenza.

Con Lorenza mi sentivo al centro dell’attenzione mentre parlavo, della sua e della mia.

Con il Dott. Cittadini è sempre lui che tiene la scena. Nel momento in cui mi precisa che ha due lauree e qualche Master comprendo che ho di fronte un giovane. Sembra preparato ma denuncia un po’ di inesperienza.

In genere, sventola i propri titoli chi ha bisogno di ricordarlo anche a se stesso di averli. L’esperienza è ago e filo per cucire addosso un titolo, senza esperienza è solo carta da sventolare.

Non è una cattiva persona. Giovane e pieno di sé come è giusto essere alla sua età, sento che manca un po’ della profondità necessaria per contenere i miei problemi.

Come se avessi tanta roba da sistemare e solo una valigetta a disposizione di fronte a me.

Finisco il mio racconto e mi rendo conto che si finge mio complice. Lo fa per carpire quante più informazioni possibile, il suo intento è palese. Con me dà addosso alle moglie rompipalle, con le moglie dà addosso ai mariti stronzi. Sto al suo gioco, non ho voglia di mettermelo contro.

Mi ha dato un po’ di informazioni sul racconto di mia moglie. Lo sento indispettito perché pare che mia moglie si sia presentata al colloquio con la solita amica psicologa. Lui non deve averla presa molto bene. Da quanto ho capito, ha letto la cosa come una intimidazione nei suoi confronti. Ha messo la psicologa alla porta con fermezza. Almeno lui riesce a metterla in riga mia moglie.

Mi ha raccontato che l’ha intimorita per cercare di scuoterla. Le ha detto che se non si dà una mossa è costretto a segnalare la situazione al tribunale dei minori.

– Non lo farò mai, questo lo dico a te signore, ma è un modo per scuotere la signora.

Mi ha poi detto che mia moglie si dichiara follemente innamorata di me.

Il suo commento è stato:

  • Tutte uguali le donne, prima ti crepano e poi si dichiarano pentite.

Anche questo faceva parte del suo modo per instaurare un regime di confidenza. Almeno l’ho letta così. Mi è sembrato un pettegolezzo però, più che una confidenza.

Sia il pettegolezzo che la confidenza sono un flusso di informazioni. Con il pettegolezzo offri una informazione impersonale e la puoi dare a chiunque, con la confidenza offri anche un pezzo di te e lo fai con chi pensi che la tenga con cura.

Mi ha lasciato il suo numero di cellulare, è stato molto gentile. Non posso dirne male. Un ragazzo preparato ed entusiasta, solo un po’ crudo.

Quando andavo a parlare con Lorenza al centro di mediazione mi sembrava di fare una visita di quelle approfondite, come da uno specialista, con lui mi è sembrato di andare alla visita medica per il rinnovo della patente.

Al pomeriggio mi scrive con Whatsapp mia moglie:

  • Ti ha per caso contattato il dott. Cittadini?
  • Si, mi ha contattato, lo ho incontrato
  • Oggi?
  • Si mi ha telefonato e detto che aveva visto te. Sarei potuto andare oggi o il 29. Sono andato oggi.
  • Come sei rimasto d’accordo?
  • Sono rimasto d’accordo che devo farmi sentire dai ragazzi e provare a vederli e che tu mi aiuterai.
  • E del centro di Mediazione?
  • Non capisco, dopo Ferragosto li chiamo e provo a vederli. Che centro?

Fingo di non sapere nulla delle minacce che Cittadini ha fatto a mia moglie.

  • Per la famiglia. Non ti ha detto che avrebbe inviato le carte al Centro di Mediazione?
  • Non è lui il Centro di Mediazione?

Preferisco fare il vago, non voglio dare punti fermi a mia moglie. Credo che se si spaventasse un po’, la cosa avrebbe un buon effetto sulla sua disponibilità.

  • Lui è un assistente sociale.
  • Non abbiamo parlato di questo, mi ha detto che dobbiamo trovare una soluzione altrimenti deve prendere dei provvedimenti.
  • Allora sarebbe meglio risolvere da soli senza far coinvolgere queste parti per il bene dei ragazzi, con pazienza.
  • Li ha chiamati il giudice, lui dovrà relazionare.
  • Non sarebbero belle cose per i ragazzi, che non se lo meritano. Se hai dieci minuti, ti spiego. Forse non hai afferrato o non ti hanno spiegato. Tu quanto sei stato?
  • Un’ora.
  • Io tre, forse non hai capito tu.

Per mia moglie, qualsiasi cosa si misura di quantità. Anche una conversazione si misura a tempo. Non conta ciò che ti sei detto. Hai capito di più perché la conversazione è durata di più.

Non ha importanza se hai capito o meno un concetto, ma quanto tempo lo hai studiato.

Cittadini mi ha chiesto di smorzare i toni e lo faccio.

  • Senti, dammi una mano e vediamo di sistemare il tutto. Incominciamo dopo ferragosto. Senza polemiche e nulla. I ragazzi devono stare con me i fine settimana, lavoriamo per raggiungere questo obiettivo.
  • Devi arrivarci gradualmente, forse non hai capito.
  • Forse non hai capito tu. Bisogna darsi da fare e in fretta. Altrimenti mandano i documenti al tribunale dei minori. Non ti è chiara la gravità di quanto sta accadendo, forse, e di quanto è accaduto per un anno. Rimbocchiamoci le maniche e vediamo di sistemare.
  • Ma allora intanto basta che ti inizino a vedere, con calma, tu non hai capito.
  • Va bene, tutto va bene, purchè si inizi. Bisogna dare segnali di miglioramento
  • Poi ci aggiorniamo e se va al tribunale dei minori dipende da noi.
  • Certo, bisogna evitarlo a tutti i costi.
  • Ah meno male!
  • Settimana prossima aiutami ad incontrarli
  • I fine settimana alterni… questo non è stato stabilito dal giudice, vedi intanto di riavvicinarti che è già tanto o passare qualche ora con loro che già sarebbe molto, il resto si vede, ciao.
  • Certo, magari… sarei felice

Tutto questo è accaduto prima di Ferragosto. Il tenore dell’incontro dopo ferragosto, in banca, mi ha spiazzato. Temo di aver capito però.

Esiste la parte di mia moglie che deve rigare dritto. Probabilmente le hanno detto di non far la stupida sia il suo avvocato, sia il suo entourage. Ne va del buon esito della causa.

Anche ribadire all’assistente sociale che è innamorata di me ancora, fa parte del copione. La separazione con addebito che chiedono, funziona se lei fa la parte della innamorata, abbandonata. Recita il ruolo di vittima.

Intanto, quando meno te l’aspetti accade l’imponderabile.

Un mio amico mi manda degli screen shot tratti da facebook. Non sono iscritto a facebook e quindi posso leggere solo in questo modo.

Si tratta di mio cognato, fratello giovane (34 anni) di mia moglie proprietario del negozio di abbigliamento presso cui lei lavora.

E’ in vacanza a Porto Cervo, con la sua nuova fiamma, una giornalista che non conosco.

I suoi amici negozianti commentano e gli dicono di tornare presto perché mia moglie da sola al negozio non ce la fa, la vedono esaurita.

Il mio amico mi ha mandato le foto perché è una prova che mia moglie lavora al negozio. Lei nega di farlo, solo per spillarmi più soldi. Lavora in nero, non è assunta.

Con un ghigno mando le foto a Francesco, il mio migliore amico, avvocato. Non disturbo Mario, il mio avvocato nella separazione. E’ ferragosto quasi. Lo lascio in pace.

Francesco mi chiama.

  • Non pensi che possa servire nella causa? Gli chiedo.
  • Certo che serve. Non sapevo si fosse messo con Miriam.
  • La conosci?
  • Si, è una giornalista. Tu non la conosci?
  • No
  • Ah, sei uno dei pochi. Lo dice ridendo e capisco che è un commento ironico sulla facilità di cambio partner della ragazza.

Ridiamo pensando a mia suocera che fa tanto la castigatrice di costumi e si ritrova in casa il meglio della sregolatezza.

Dopo un paio d’ore mi telefona di nuovo Francesco.

  • Il diavolo a volte si diverte.
  • Ah si?

Rido. Lo conosco da troppo per non capire che ha qualche buona notizia da darmi.

  • Che bolle nella pentola del diavolo?

Ci sono alcune persone che sono sempre al centro della notizia. E se non lo sono, ci mettono poco ad entrarci. Francesco è uno di questi.

  • Mi ha chiamato un ex di Miriam, uno dei tanti! Ho commentato il fatto che si fosse messa con tuo cognato e sai che mi ha detto?
  • Cosa?
  • E’ indagato in una operazione dell’antimafia che riguarda lo spaccio di cocaina.
  • Nooooooooo….
  • Siiiiii… che coglione.
  • Ma come? E quando? Non so nulla!
  • Pare che siano riusciti a insabbiare la notizia ma è stato coinvolto con intercettazioni telefoniche in una grande operazione della procura. Verso fine maggio.
  • Quell’imbecille? L’antimafia? La cocaina? Non ci posso credere.
  • Così mi ha detto. Pare che siano andati a casa e l’abbiano perquisita anche.

Mio cognato vive in una dependance ricavata nella villa di mio suocero. Per un attimo il pensiero di mia suocera annusata dai cani dell’antidroga mi ha prodotto un brivido di piacere.

  • Ma tu guarda! Ma quello è un coglione. Possibile sia coinvolto in una roba del genere?
  • Guarda, vedo di verificare, ma questo amico mi ha detto che lui è a ruota per il consumo e pare sia finito nell’inchiesta proprio per le continue intercettazioni telefoniche che aveva con i venditori. Non so molto altro. Quando riapre il tribunale vedrò se riesco ad avere qualche informazione in più.

Rimango senza parole. Mio cognato è poco più che un ragazzo e non riesco ad immaginarlo in un tale casino e giro vizioso.

Faccio una rapida ricerca su internet. Il suo nome effettivamente compare tra gli indagati a piede libero di una maxi operazione dell’antidroga avvenuta verso fine maggio.

L’operazione coinvolge più province ed il suo nome compare solo nell’edizione del quotidiano della provincia limitrofa alla nostra. Nell’edizione della nostra provincia ci sono i nomi degli arrestati, ma non quello degli indagati a piede libero.

Collego anche il fatto che alla cresima di mio figlio piccolo, il due giugno, non fosse presente.

Mi dispiace per lui. Un ragazzo che si rovina la vita con la droga è sempre un peccato.

Poi penso al fatto che non abbia mai assunto mia moglie, dicendo che non ce l’avrebbe fatta a pagarle i contributi.

Penso alle tante volte in cui i miei ragazzi sono stati da lui in casa a giocare alla playstation .

Penso alle volte che mia moglie ha fatto accompagnare i miei ragazzi da lui in auto, facendoli sfilare davanti a me.

Penso alle volte che mia moglie e mia suocera hanno avuto da ridire sulla moralità della gente, per cose molto meno gravi.

Penso anche a qualche soggetto losco che girava intorno al negozio ogni tanto.

Penso tanto.

Non so gioire per le disgrazie altrui, ma francamente la notizia mi restituisce un senso di equilibrio nuovo. Non per la tragedia di mio cognato. L’ho visto crescere e realizzarsi, non posso essere contento di una sua disgrazia.

Sono contento come quando finivo un esercizio di analisi matematica molto complicato. Controllavo il risultato sul libro e coincideva con il mio.

E’ la vita che è un teorema esatto. Generalmente gli schiaffi che prendi sono proporzionali a quelli che hai dato. Troppe volte avevo sentito il clan di mia moglie fare i moralisti sulla condotta di vita altrui. Quanto accaduto è un riequilibrio che la vita si stava prendendo. Il risultato torna nella vita.

Ora c’è da preoccuparsi dei ragazzi. Non voglio speculare sulla notizia. Non posso nemmeno trascurarla. Se fossi stato a casa avrei dedicato attenzione alla cosa. Voglio fare come se fossi a casa. Da padre non mi sono dimesso.

Intanto fuori dalla banca alla prima parola di mia moglie contro me e i miei cari le ho fatto capire di sapere della cosa.

Non se l’aspettava, forse pensavano di aver insabbiato la notizia.

Mi ha minacciato. Mi ha detto che mi avrebbe querelato se avessi detto una cosa del genere in giro. Dopo, ho anche ricevuto la telefonata di mio suocero. Non ho risposto. Probabilmente voleva minacciarmi anche lui.

La cosa deve aver comunque scosso il clan.

In questi giorni mia moglie ci tiene a certificare che lei rivolge ai ragazzi le mie richieste con insistenza. Come se questo bastasse ad assolvere il suo impegno alla collaborazione.

Siamo rimasti d’accordo che invito i ragazzi e lei si fa parte diligente nel veicolare e sponsorizzare la richiesta. Ieri

  • Ho scritto ai ragazzi, non rispondono.
  • Non vogliono venire, evidentemente bisogna inventarsi altro;
  • Con questa autonomia che gli lasci non fai una buona cosa, più che ripetertelo all’infinito, non posso. Quando ci sarà bisogno di me, non potrò nulla.
  • Parli e basta, non ti fai venire idee e sai solo accusare, non fai altro.
  • Proverò con i segnali di fumo. Che idee posso trovare se non mi parlano, non mi rispondono, non li vedo.
  • Se facessi meno il professore. Se usassi meno arroganza e più amore forse ci riusciresti.
  • Certamente, hai tu qualche idea?
  • Bisogna trovare qualcosa come la moto per AAAAA anche per BBBBB. Pensa anche tu.
  • Fin tanto che nonni, zii, amici e tu vi sostituirete al padre, non servirà a nulla. Arriverà il momento che avranno bisogno del padre e non potrete più sostituirvi. Allora sarà dura. Ci sono delle cose che devono fare col padre, senza discussioni. Sottolineo ‘devono’.
  • Ma chi ti vuole sostituire, cerca di rientrare nel tuo ruolo che non hai saputo gestire. Tra l’altro con BBBB non hai mai avuto un gran rapporto. Poi è testardo. Pensa ad una idea piuttosto che addossare colpe. Buona giornata.
  • Non servirà solo l’idea. Non si comprano queste cose. Ci vogliono regole per i figli.
  • Regole che hanno più di ogni altro ragazzino, caro.
  • Ti dico solo ciò che penso vada fatto e tu non fai. Puoi solo tu adesso. Devi dirgli che devono vedere il padre come gli dici di fare i compiti, per ora. E’ una regola che non hanno. Non lasci scegliere se fare o meno i compiti. Invece lasci scegliere se vedere o meno il padre. Pensaci. A lungo andare questo diventerà un danno.
  • Pensa tu a quello che puoi fare e non fare l’arrogante.
  • Immediatamente, dare una regola senza discussioni. E’ semplicissimo. Ci vogliono meno di due secondi. Domani andate a trovare il nonno con vostro padre! Punto.

A parti invertite avrei fatto lo stesso. Più tempo passa, più gli fai fare ciò che vogliono, più sarà difficile.

 

Mi chiama Mario, il mio avvocato nella causa di separazione.

  • Paperino che è successo?
  • Perché?
  • Ho ricevuto una mail dall’avvocato di tua moglie.
  • Ah, e che dice?
  • Dice che tu ti approcci a lei con arroganza e la devi smettere altrimenti prenderà provvedimenti.

 

Una volta in un rettilario vidi un serpente, un pitone che cambiava pelle. La pelle morta si distaccava piano e tutta in un pezzo. Era squamata e opaca. Era tanto spessa e consistente che pareva che il serpente si stesse sdoppiando. Sotto, c’era la pelle nuova. Lucida, bella, color grigio verde. Sembrava metallizzata, conteneva un serpente nuovo.

Ogni tanto penso a come andrà a finire questa storia. Vorrei che i miei ragazzi un giorno leggessero di questa pelle che si sta staccando fatta di amore, rabbia, pazienza, tentativi, cose giuste e tanti errori del padre che non sarò più. Stanno cambiando loro e cambierò anche io inevitabilmente. Ci ritroveremo forse, ma saremo altri.

Questa pelle che si sta staccando la sto conservando in queste pagine, per loro.

L’incontro

P: Allora

M: Allora

P: Parliamo dei ragazzi, che proposta hai.

M: Non è che ho una proposta

Sai come funziona un centro di mediazione?

Mandare i ragazzi ad un centro di mediazione è una vera cattiveria.

P: Ma quella è una seconda ipotesi che ha previsto il giudice

M:No quello è un parere che avete espresso voi in prima analisi

P: Quello viene tirato in ballo se non troviamo un accordo, quindi cerchiamo di trovare un accordo tra di noi.

M: Trovare un accordo tra di noi che significa, perché mandare i tuoi figli al centro di mediazione…a parte che non verrebbero mai. Che padre sei che vuole il centro di mediazione per i figli?

P: Ascolta quella è una cosa che ha stabilito il giudice ma solo se non troviamo un accordo noi.

M: Ma tu sai che cos’è un centro di mediazione? Ti sei informato? Ti sembra un posto dove mandare i tuoi figli?

P: Ascolta io devo vedere i ragazzi?

M: Chi te lo impedisce?

P: Tu devi collaborare fattivamente, che proposte concrete hai?

M: Devi essere più costante, non è che puoi chiamare una volta e poi sparisci!

P: Costante? Sparisco? Ma se sono mesi che provo a chiamarli e mando messaggi e non mi rispondono mai!

M: hanno una età di 14 e 13 anni non mi fanno nemmeno avvicinare al telefono. Più che dire avete risposto? Ma Papi vi ha chiamato?

P: Non mi basta. Io ho il diritto di visita e un weekend ogni due. Se non riusciamo a trovare un accordo ci dobbiamo avvalere dell’aiuto di terzi.

Il Giudice ha detto:

– I ragazzi devono vedere il padre.

M: Certo che devono vedere il padre. Ma se non vogliono?

P: Se non vogliono evidentemente c’è qualche problema! E bisogna indagare su questo problema.

M: Sarà sofferenza, sarà dolore.

P: Quello che è!

M: Tu perché quando ha fatto l’esame non gli hai chiesto al bambino se aveva bisogno e se aveva bisogno che lo accompagnassi?

P: Come non gliel’ho chiesto, ma che dici?

M: A me ha detto che gli hai detto solo in bocca al lupo.

P: No no, gli ho mandato tre messaggi per chiedergli se volesse che lo accompagnassi, se avesse bisogno, non mi ha mai risposto.

Evidentemente stanno incominciando a dire bugie anche.

M: No non bugie. Io gli ho chiesto se tu gli avessi chiesto, lui mi ha detto che poi dopo l’esame gli hai scritto.

P: No no no, ci mancherebbe, ti dico subito.

E’ preoccupamente che cominci a dire bugie, conoscendo AAAAA è preoccupante.

Allora:

Il due agosto: hai bisogno che ti porti? Fammi sapere se vuoi che ti venga a prendere.

Nessuna risposta.

Il tre agosto:Buongiorno AAAAA hai bisogno che ti venga a prendere per l’esame?

Il quattro agosto: Buongiorno figlio mio, in bocca al lupo.

Non mi ha mai risposto.

M: e perché non sei andato alla motorizzazione!

P: ma se non sapevo l’orario, non mi ha mai risposto!

E poi cosa dovevo fare? Trovarmi lì con qualcuno di voi? E lui che non mi guardava come tutte le altre volte?

Ti sei dimenticata che mi hai ripreso con la telecamera quando sono venuto sotto casa che non mi rispondevano al telefono?

M: Io non ti ho ripreso, ti ho fatto solo una foto perché tu eri immobile.

P: Quindi mi hai ripreso perché ero immobile?

M: Eri immobile, eri immobile. Gli hai chiesto a tuo figlio BBBBB della tesina ?

P: BBBBB non mi risponde da quando gli hai detto che non voglio mandarlo in vacanza.

M: Ma che dici, da molto prima che non ti risponde.

P: Mi ha scritto, perché non vuoi mandarmi in vacanza? Chi glielo ha detto? L’uccellino?

M: Non lo so, io gli ho detto che saremmo andati e aspettavamo la tua autorizzazione.

Comunque è una vita nuova per loro.

P: Ma perché dire queste cose ai ragazzi?

M: Ma tu li leggi i messaggi tuoi? Io ho solo detto non so se possiamo andare….

P: Va bene ci sono stati degli errori, lasciamo perdere chi li ha commessi. Mi dici quando posso venire a prendere i ragazzi?

M: Non è che vieni e te li prendi e loro non vogliono.

P: Ho capito, il giudice ha stabilito dello cose. Mi spieghi come intendi rispettarle?

M: Ci vuole pazienza, devi lavorarci dietro.

P: Io ci lavoro da un anno, non rispondono al telefono e non è una cosa normale.

M: Devi essere più costante.

P: Ma se li cerco in continuazione!

M: Tu chiami una volta e non ti fai sentire più!

P: Ma che dici!!!!

M: Oggi hai chiamato?

P: ma che significa? Sono mesi che non mi rispondono! Oggi ho mandato due messaggi! Non mi hanno risposto!

M: E’ chiaro tu li ricatti!

P: ma non dire così, sono le parole che poi mi ripetono loro.

M: Ma che dici , non lo ho mai detto a loro.

P: me lo scrivono!

M: Guarda sono loro che lo dicono a me, non io a loro. Quando BBBBB ti ha chiesto le cartucce della stampante, perché gli hai detto che le compravi se veniva con te.

P: ma perché non lo vedevo da mesi!

M: Ci vuole amore, falle le cose senza chiedere nulla in cambio.

P: Secondo me non va così ma ognuno gestisce le cose a suo modo.

M: la moto allora. Hai fatto la moto. Perché non l’hai lasciata?

P: Primo, mio figlio deve ancora fare l’esame. Secondo, non posso lasciare la moto in mano ad un ragazzo che non risponde al telefono, non dice dove sta, non so con chi è. Ma stai scherzando? E devo avere tripla preoccupazione.

M: Tripla preoccupazione, e allora io?

P: Tu cosa? Quando risponderà al telefono, mi dirà con chi e dove sta, allora possiamo pensare di fargli guidare la moto!

M: E allora non la compravi.

P: la moto è mia infatti.

M: Si tua, gli hai fatto prendere il patentino e tutto il resto. Io ho accettato solo perché si avvicinasse. Però non voglio.

P: Non è un problema, non vedrà la moto. Avrà il patentino che potrà servirgli.Gli ho chiesto delle guide ma ancora non mi risponde.

M: Ma devi essere più umano devi dare amore.

P: Ok, devo dare amore. Io devo vedere i ragazzi. Che proposte hai?

M: Per quando vuoi figurati, che ti credi che per me è una fatica. E li ho tenuti al top come sempre, da sola.

P: Bene sei stata eccezionale.

M: Si si, me lo dicono tutti, guarda.

P: Mi fa piacere, detto questo?

M: detto questo non voglio andare al centro di mediazione.

P: Concretamente, il giorno di ferragosto che dovete fare?

M: non c’è in programma nulla

P: Posso venire a prendererli?

M: Non è che puoi venire e prenderli, mica sono un pacco.Che quando venivi a prenderli a me faceva piacere, cosa credi che a me piaccia fare avanti e dietro?

P: Vedi ci sono tanti episodi che mi hanno dato dimostrazione diversa.

M: Ma che dici.

P: Senti lasciamo perdere il passato. Guardiamo al futuro.

M: Allora non è che mo prendi dei ragazzi di quattordici anni e te li porti.

P: Non prendo niente, i ragazzi devono vedere il padre e i parenti del padre. Non lo dico solo io, lo dice anche il giudice. Partendo da questo presupposto dobbiamo trovare un accordo in tal senso.

M: Il giudice te lo ha detto tante volte, lei deve essere più presente. Sig. Paperino non è che può farsi vedere un giorno e poi sparire.

P: Guarda il giudice non sa, più costanti di me ce ne sono pochi.

M: Si e che hai fatto?

P: Sono andato a vedere gli allenamenti per mesi, senza che mi salutassero.

M: E perché te ne andavi e non ti fermavi?

P: Ma se entravo negli spogliatoi pure e non mi salutavano.

M: Tu ti devi avvicinare.

P: Senti, tu mi stai solo provocando forse.

M: Che sei venuto sotto casa quei giorni cosa hai concluso.

P: Senti lasciamo perdere il passato.

M: No cosa hai concluso.

P: Ho concluso che mi hai ripreso con la telecamera come uno stalker.

M: Non riprendevo, ti ho fatto una foto.

P: Riprendevi, ma lasciamo stare il passato, parliamo del futuro.

M: Non riprendevo, Ho fatto una foto perché volevo far vedere che tu stavi immobile.

P: Con una foto? Senti lasciamo perdere il passato.

M: Si volevo far vedere che stavi immobile.

P: Bene facevi una foto e questo è educativo? Davanti ai ragazzi mi fotografavi come dici tu, non mi riprendevi con la telecamera, per dimostrare che stessi immobile? Senti lasciamo stare, parliamo del futuro, scordiamoci il passato.

M: Bene non puoi venire e pretendere di prenderli.

P: Senti lo ha stabilito anche il giudice che devono vedere il padre. Il giudice ha stabilito il diritto di visita 3 volte a settimana e poi un weekend a testa. Se non troviamo un accordo noi dobbiamo farci aiutare da terzi.

M: I giudice non ha stabilito questo, ha detto a discrezione dei genitori.

P: bene non lo ha stabilito il giudice, è la mia richiesta, lo troviamo un accordo?

M: Non puoi pretendere, devi avere la pazienza…

P: Bene, non troviamo un accordo. Ci rivolgiamo a terzi.

M: Fai una cattiveria nei confronti dei ragazzi.

P: Non è una cattiveria, è un tentativo di aiutarli.

M: No guarda, è una cattiveria.

P: Ma se tu non riesci a metterli in queste condizioni…

M: Mica ci devo riuscire io.

P: ma sei tu che hai un rapporto con loro!

M: Guarda, se leggiamo la sentenza non parla proprio del diritto di visita.

P: Senti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo, è meglio.

M: no, sei tu che non hai la elasticità necessaria. Bisogna arrivarci per gradi.

P: Non c’è più nulla da graduare.

M: Parleranno col giudice e diranno loro perché non ti vogliono vedere, a quindici anni c’è il consulto.

P: Il giudice si è espresso già! Entro agosto se non troviamo un accordo interviene il centro per la famiglia.

M: E tu questo vuoi?

P: No, se possiamo evitarlo.

M: E no perché tu minacci.

P: Ma che minaccia, non lo dico io, lo ha stabilito il giudice! Leggi.

Rilegge la sentenza che si è portata dietro. Non trova il punto.

Glielo trovo io.

P: In caso di mancato accordo, i minori dovranno seguire le indicazioni del centro per la famiglia!

Dovranno…..

Quindi troviamo noi l’accordo, dico io.

M: Non dice entro agosto, tu non hai l’elasticità e la pazienza di aspettare.

Ci sono casi in cui passano anni.

P: non devono passare!

M: Devi avere pazienza, hai sbagliato tu.

P: va bene ho sbagliato io, pazienza.

M: Sei hai aspettato un anno, puoi aspettare anche altri due o tre mesi.

P: Non c’è da aspettare più, basta. Oggi hanno bisogno del padre, non domani né dopodomani. Oggi.

M: A me lo stai dicendo?

P: Bene. E perché vuoi rimandare di due o tre mesi.

M: Io non voglio rimandare, bisogna avere pazienza, può essere una settimana, può essere un mese. Si può anche parlare in quattro. Cosa che era stata detta, anche per far vedere che i rapporti sono distesi.

P: Perfetto, io sono aperto a tutto. Ho una sola perplessità. Non riusciamo ad avere un dialogo a due e ci riusciamo in quattro? Ma comunque proviamo, perché no.

M: Ci vuole tempo, loro hanno subito tanta pressione. Dovevamo parlare in quattro e non lo abbiamo mai fatto.

P: Bene, facciamolo.

M: Ma devi aspettare.

P: Senti aspetto da troppo. Se non ce la facciamo noi, andiamo da chi ci aiuta.

M: Non al centro della famiglia, là li rovinano i ragazzi.

P: Non lo ho stabilito io!

M: Tu sbagli l’approccio.

P: Sei tu che devi essere più incisiva, quando vuoi gli fai fare le cose. Tu puoi. Se tu vuoi, loro lo fanno.

M: Io glielo dico ogni giorno.

P: No, non è questione di dirglielo, è questione di farglielo fare. Tu puoi. Ripetere una cosa solo per sciacquarsi la bocca non va bene. A quattordici anni i ragazzi devono fare quello che dicono i genitori. Devono….

M: In una condizione normale, non in questa.

P: Ancor di più in questa. Anzi, ancor di più.

M: Secondo me bisogna arrivare con la gradualità

P: Con la gradualità stiamo andando sempre peggio.

M: Ma che dici peggio.

P: Ma ti rendi conto che non mi rispondono da mesi o no? Io non so che fanno. Dove sono, non so nulla.

M: Quante volte hai chiamato?

P: Vuoi un couter delle telefonate? Non lo so…. E’ inutile che ci pigliamo in giro.

M: Tu pensi che a me rispondono facilmente? Ci ho messo un bel po’ per farmi rispondere.

P: Allora se ci sei riuscita per te, puoi riuscirci per me.

M: Io lo faccio.

P: Non lo fai.

M: Lo faccio ma non mi ascoltano.

P: I ragazzi devono fare quello che dice il genitore. Ma lasciamo perdere il passato, pensiamo a cosa fare nel futuro.

M: Perché in questi mesi non mi hai chiesto mai come stanno i ragazzi?

P: Senti, lasciamo stare il passato, pensiamo al futuro, abbiamo ricordi differenti. Allora per ferragosto?

M: Io rimango qui non mi posso permettere nulla.

P: Certo, tuo fratello a Porto Cervo e tu non ti puoi permettere, ma lasciamo stare anche questo.

M: Tu ti sei portato via tutti i risparmi.

P: Ahahahaha…. Va bene….Lasciamo stare questo argomento dai…

M: Si lasciamo perdere. Caso strano il 19 hai preso tre stipendi.

P: Tre stipendi? Ma che dici. Guarda, lasciamo stare.

Detto questo? Che intenzioni hai?

M: Io sono venuta qua per darti dei consigli.

P: bene dobbiamo parlare di come fare per farmi riavere un rapporto coi ragazzi.

M: Il giudice ha stabilito che i ragazzi devono fare quello che concordano i genitori. Da niente a stare con te, non è possibile. Quindi se vuoi arrivare alla rottura è bene che lo dici subito.

P: Io non voglio la rottura, io voglio vedere i miei figli.

M: Tu vuoi arrivare a distruggere i tuoi figli, mandarli dagli assistenti sociali. A quel punto preferisco che li senta il giudice. Hanno l’età per farlo. I ragazzi devono essere liberi di non andare da nessuna parte.

P: Ma non è così, i ragazzi devono vedere il padre. Se non riusciamo noi, ci vuole un aiuto esterno.

M: Allora il giudice, o un privato, un consulente esterno, ai servizi sociali non li mando.

P: Bene, un aiuto, il giudice, zio Pietro, zio Filippo, zio Giovanni….non so chi sarà.

M: Contattiamo una persona privata esterna.

P: E dobbiamo pagare un esterno. Ma cosa cambia?

M: Tu sei già andato, dovresti sapere com’è.

P: Senti, detto questo, praticamente come intendi procedere? Come intendi collaborare? Io vengo a prenderli, poi?

M: Bisogna fare le cose con calma.

P: Bene, cosa intendi per fare le cose con calma?

M: Io glielo dico ogni giorno, ma non vi manca vostro padre? Da quando te ne sei andato fino a mo. E BBBBB sai che dice? Che non gli manchi proprio.

P: Bene e sei contenta.

M: non sono contenta.

P: Lo dici con contentezza.

M: Contentezza? Te lo sto dicendo con tranquillità. Con serenità.

P: Questa non è una cosa che desta preoccupazione?

M: Certo che desta preoccupazione.

P: E non ci vuole un aiuto per andare a fondo su questa cosa? Ti sembra una cosa normale?
M: Tu sei andato da specialisti?

P: Si.

M: Che ti hanno consigliato?

P: Mi hanno consigliato di far sentire in ogni modo la mia presenza.

M: Si come?

P: Mandando messaggi, telefonando, andando al campo, provare con ogni modo a contattarli.

M: Si ? e poi?

P: Ho evitato di andare a scuola, una volta che ci sono andato, tu hai avvisato AAAAA .

M: ma che dici.

P: Ah no? Dopo che mi hai visto mi è arrivato il suo messaggio di insulti, un caso? Un caso anche che mi hai aspettato fuori dal colloquio di matematica per dirmi faccia di merda?

M: ma che dici?

P: ahahahaha…. Bugia vero? Certo…

M: Non ti ho neanche guardato.

P: sei un’attrice… va bene…Lasciamo stare dai, pensiamo al futuro.

M: Si non parliamo di me e di te… lì usciranno le cose al momento opportuno.

P: va bene, usciranno.Pensiamo ai ragazzi. Non ho capito cosa proponi.

M: Non avendo tu mai avuto il ruolo di padre, rientrando alle sette alla sera, non sai che non è che stanno con me i ragazzi a quattordici anni.

P: male, è una età delicata invece, dovresti vigilare.

M: Li offendi se dici così, sono ragazzi eccezionali.

P: Non li offendo, sono ragazzi eccezionali ma l’età è delicata, bisogna sapere che fanno e con chi stanno.

M: Ah si? E perché non mi hai chiesto mai dove stanno di sabato?

P: L’ho fatto. Abbiamo ricordi diversi ti dico.

M: io lascio tutto, li seguo. Qualsiasi cosa sto facendo lascio e li seguo. Tu che hai fatto?

P: io l’ho fatto…Tutte le volte che sono venuto a casa e sei uscita con lui facendomelo sfilare davanti,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo fratello,Tutte le volte che al campo di calcio è sfilato davanti a me e lo ha portato via tuo padre e tua madre senza salutarmi.

M: E’ logico, se non voglio stare con te con qualcuno devono stare.

P: Devono stare col padre.

M: Se vogliono, se non vogliono?

P: Devono stare col padre.

M: Se non vogliono io devo trovare una soluzione

P: Devono stare col padre.

M: Certo, quando vogliono.

P: Non quando vogliono, devono stare col padre.

M: Ma se non vogliono? Che fai li prendi e li violenti?

P:No, gli adulti devono fare in modo che stiano col padre. Senti, se mi fai delle proposte concrete, altrimenti diciamo agli avvocati che non troviamo un accordo. Io sto per esaurire la pazienza. Io la settimana prossima li vengo a prendere.

M: e fino alla settimana prossima?

P: Oggi siamo a mercoledì, hai detto che a ferragosto vogliono stare con gli amici. Con me non vorranno stare certamente. Vorranno stare con gli amici.

M: Non so , chiediglielo.

P: Ma come chiediglielo, non mi rispondono!

M: Secondo me sarebbe il caso di incontrarsi, perché una volta che vieni a prenderli che fanno ?vengono?

P: Va bene, incontriamoci.

M: Perché voglio fare una domanda, tu vieni a prenderli, loro vengono?
P: Dovrebbero venire, sono loro padre. Se tu insisti, loro vengono.

M:Io insisto, perché non vi fate una vacanza con papi? Gli ho detto?
P: No… si dice… dovete fare una vacanza con papà, punto.

M: Gliel’ho detto.

P: Quando vuoi fanno le cose che dici. Significa che su certe cose insisti su altre meno.

M: No, le cose con te non le vogliono fare.

P: va bene, allora bisogna trovare il modo …

M: Non ti vogliono neanche vedere!

P: Bisogna trovare il modo allora….

M: Sai che mi ha detto BBBBB?

P: Che ti ha detto?

M : io ogni giorno gli dicevo, ma papi non vi manca… mi hanno detto che li angosciavo per quanto ho insistito, tanto che ho dovuto smettere. Sai che mi ha detto BBBBB?
P: Che ti ha detto?
M: Che non è cambiato nulla per lui, tanto con te non aveva un rapporto. Per me non è cambiato nulla, con papi non avevo un rapporto.

P: Ottimo, e ti sembra una cosa normale?

M: A te sembra bello?

P: No, bisogna trovare il modo per cambiare tuto ciò. Non è una cosa normale.

M:Sai AAAAA che mi ha detto?

P: Che ti ha detto?

M: Che sta meglio.

P: benissimo. Ci siamo separati, è giusto che stia meglio. Era un inferno.

M: Ma che inferno, mi ha detto io sto meglio così, senza papi.

P: bene, concretamente che vuoi fare, incontrarsi?
M: Non è che vieni a casa e li obblighi, anche perché ho parlato con tanti specialisti nessuno vede le cose come dici tu.

P: Benissimo, ascolto tutti io.

M: Certo quando mi dicevi, informati. Mi sono informata.

P: Concretamente cosa vuoi fare non ho capito. Laciamo stare il passato, concretamente cosa vuoi fare?

M:Parliamo con loro in quanto almeno dimostri un minimo di rispetto nei miei confronti che non hai avuto.

P: questa è una tua opinione.

M: Perché non è vero? La gettata di merda che mi hai fatto addosso? Gettare merda sulla madre dei tuoi figli.

P: Bene qualcuno deve aver riferito ai ragazzi queste cose, o sempre l’uccellino? Ma lasciamolo perdere il passato.

M:No no.

P : Lasciamolo perdere il passato, pensiamo al futuro

M: Dobbiamo parlare, invece di dare schiaffi a tuo figlio chiama me e chiedi a me dove stanno i ragazzi.

P: Ma che schiaffo…. Ma lascia stare…

M: Tu gli hai tirato uno schiaffo.

P: ma lascia stare… pensiamo al futuro… cosa vuoi fare.

M: Gli hai tirato uno schiaffo e mi ha chiamato, mi sono pure spaventata.

P: ma lascia stare, pensiamo al futuro. Poi dici che non ho pazienza. Ti sto dicendo, cosa vuoi fare per il futuro?

M: Intanto devi essere più costante.

P: Cosa intendi per più costante?

M: Costante.

P: Costante cosa vuol dire? è una parola vuota se non la riempi di contenuti.

M: non stare a fare il filosofo. Te lo dico in dialetto se vuoi. Hai sentito degli specialisti, che ti hanno detto?

P: Devo cercare di mantenere viva la mia presenza per quello che posso. Questo mi hanno detto. E questo cerco di fare.

M: Voglio sapere in questi mesi come hai fatto a tenere viva la tua presenza.

P: Lascia perdere il passato, ho fatto. Tu ritieni di no, io di si.

M: No, voglio sapere come.

P: Lascia perdere il passato, guardiamo avanti.

M: Tu cosa ritienti?

P: Io devo vederli, sentirli e stare con loro. Ma a telefono non mi rispondono, se mi avvicino mi evitano, sms nulla. Li devo vedere. Come posso fare a vedere i miei figli? Questa è la domanda.

M: Vai al campo di calcio e aspetti.

P: l’ho fatto per mesi.

M: Ti avvicini.

P: L’ho fatto per mesi, sono entrato negli spogliatoi e facevano finta di non vedermi.

M: Davanti agli altri non lo farebbero.

P: AAAAA lo ha fatto, come no, per mesi ti dico. Mi sono avvicinato per abbracciarlo, si è divincolato e se ne è andato, davanti ai suoi amici.

M: Non lo hai fatto.

P : Ti prego, lascia stare il passato, parliamo del futuro. Io ho tanta pazienza, ma si sta esaurendo. Allora, cosa vuoi fare? Io devo poter vedere i miei ragazzi. Come intendi intervenire?

M: io non so.

P: Allora io ci provo, se poi non ci riesco ci facciamo aiutare.

M: devi avere pazienza.

P: io ci provo da un anno.

M: In maniera sbagliata secondo me. Se ti avvicini e stai immobile non otterrai nulla.

P: Ma che immobile, sono entrato pure negli spogliatoi da AAAAA, non mi salutava più.

M: Dovevi insistere.

P: ma come? Ho insistito fino alla fine, ogni santa volta.

E’ continuata per altri 10 minuti circa….

 

Ho mandato un messaggio ai ragazzi per chiedere di passare il ferragosto con me.

Lei si è impegnata a darmi una risposta, se loro non replicano.

Le ho detto che tutta la settimana successiva avrei provato ogni giorno.

Poi avrei chiesto aiuto a terzi, dopo averle ribadito:

Se vuoi, puoi.

 

 

 

 

Vai

Oggi ho accompagnato mio padre in banca. Non vede quasi più ma armeggia sul conto corrente on line. Fa una faticaccia boia a leggere sul computer, a volte penso che vada a ricordo.

Ha una forza di volontà incredibile. Ci mette una ventina di minuti a collegarsi, digitare una password, ma ce la fa. Oddio non sempre, ma sempre ci prova.

Gli ho preso un bello schermo grande un paio di anni fa, ed una lente di ingrandimento. Fatica lo stesso, non molla. Mi riempie di tenerezza e orgoglio allo stesso tempo a guardarlo.

Ha imparato a settanta anni ad usare il pc. Ogni tanto mi chiama perché ha combinato qualche casino e non riesce più a tornare indietro. Si incazza se sistemo troppo velocemente perché vuol vedere come faccio, come se alla volta successiva lo potesse ricordare e far da solo.

Lo assecondo il più delle volte per non mortificarlo, altre invece lo stuzzico di proposito perchè ogni tanto mi piace vederlo incazzato.

Stavolta ha digitato cinque volte errato il codice di accesso al remote banking, deve passare dalla banca per ritirare le nuove credenziali di accesso.

A sera, se faccio tardi e non lo ho avvisato, mi telefona. Ogni volta mi chiede se può chiudere la porta a chiave.

A suo modo continua a fare il padre, penso che lo gratifichi la cosa. Glielo faccio fare. Il compendio di tutta la sua discrezione e la sua eleganza è quando qualche volta capita che lo chiami per dirgli che dormo fuori.

Ogni volta mi dice:

  • ah, bene, fai buone cose!

La prima volta che me lo ha detto qualche mese fa, sono rimasto un bel po’ a decifrare tutti i contenuti ed i colori di quelle poche parole.

Sono allo stesso tempo una carezza e una spinta. Un ‘vai’ , va a divertirti, fallo con attenzione e pensa a ciò che fai e quello che sei. E’ troppo bello.

Mia madre avrebbe fatto centomila domande sul dove, con chi e perché.

Mi sento un po’ strano stare dietro a mio padre come fosse un bambino. E’ il momento in cui ti rendi conto che il segno che tracci in questa vita è un tondo. Inizi e termini come hai iniziato. In questi mesi di aspettativa da padre dei miei figli, mi cimento un po’ a fare il padre di mio padre.

E’ stato un gran maestro per me. Poche parole, ma al momento giusto. Come una segnaletica perfetta ad ogni bivio di un percorso. Mai un cartello in più.

Una madre da sola può tutto. C’è un momento in cui occorre una figura che ti faccia diventare piccolo uomo. Tua madre non basta.

Per i ragazzi è un passaggio fondamentale. E’ un secondo taglio del cordone ombelicale. Il primo è dopo il parto, il secondo avviene al raggiungimento della pubertà.

Per diventare piccolo uomo hai bisogno di una figura maschile a cui ispirarti. Le donne intelligenti lo sanno perchè comprendono i loro limiti.

Una madre ti protegge, un padre ti insegna a lanciarti nel vuoto.

Una madre nel vuoto ci va se è necessario, un padre ci va anche per gioco e perchè un giorno potrebbe essere necessario saperci andare.

Se ‘vai’ te lo dice tuo padre, ci vai davvero. Se vai te lo dice tua madre, al minimo inneschi una polemica. Alle donne piace da matti discutere, nostra madre è l’unica donna con cui noi figli maschi accettiamo di discutere.

A Monteamaro, dove è la mia casa in campagna, si viveva un po’ isolati. Oggi un po’ meno, trenta anni fa c’erano pochissime anime.

Era un periodo difficile dalle nostre parti. C’era una escalation di furti e furtarelli, non si stava tanto tranquilli. Ci avevano portato via degli attrezzi qualche mese prima. Una notte fui svegliato da rumori. C’era sicuramente qualcuno che armeggiava vicino alla baracca degli attrezzi, ad una cinquantina di metri dall’abitazione.

Il cane abbaiava. Poteva essere anche un animale, ma nella notte non era facile distinguere.

Mio padre si alzò anche lui. Capì che voleva uscire per andare a controllare. Sentì mia madre che diceva di non andarci:

  • Chiamiamo la polizia, non andarci.

Mio padre non rispondeva, continuava a vestirsi.

Avrò avuto quindici anni. Ero l’unico figlio rimasto in casa. I miei fratelli, più grandi vivevano già fuori.

Vedevo mio padre prepararsi e sentì la spinta a vestirmi anche io.

Fino a qualche mese prima, non mi sarei mosso senza un suo cenno. Quella volta mi attivai senza consenso. Qualcosa di nuovo stava succedendo e cominciava dentro di me.

Misi qualcosa velocemente addosso anche io e mi avvicinai a lui.

Vedere mio padre agitato, mi aveva messo addosso una paura fottuta, ma ero lì vicino a lui come a dirgli, ci sono anche io.

Mio padre mi guardò da testa a piedi. Sembrava mi stesse prendendo le misure. Per un attimo ebbi paura che mi dicesse di rimanere in casa. Ero alto come lui e mi sentivo pronto, il mio orgoglio ne sarebbe uscito distrutto se non mi avesse fatto andare.

A volte ho la sensazione che alcuni uomini parlano poco perché colgono tutto al volo. Le parole sono superflue.

Non disse nulla, mi diede la torcia in mano, pesante. Non vado a fare il porta barella. Lui prese un grosso bastone in mano.

Senza dire una parola si girò verso la porta e uscimmo insieme.

Mia madre aveva il volto preoccupato, ma non disse nulla. All’epoca i genitori avevano firma disgiunta. Bastava che solo uno desse il consenso, valeva automaticamente anche per l’altro e senza inutili teatrini e discussioni.

Gli stavo dietro a papà, vicino. Il cane accanto a me.

Sentivo la torcia in mano e la tenevo come un bastone. Mi faceva sentire meno il ruolo di reporter in battaglia.

Mio padre camminava davanti guardingo ma sembrava non avesse alcuna paura. Dovevo arrancare per stargli dietro.

Se fossi stato da solo sarei morto di paura e mi sarei mosso come in una moviola. Dietro di lui mi sentivo un leone.

Mi resi conto che il buio man mano che lo penetri ha una sua luce. Ciò che sembra nero da lontano man mano che ti avvicini ha una sua visibilità. Nè più né meno di quanto accade con le disavventure della vita. Non dico che ci vedi bene, ma riesci a muoverti. Vedevo mio padre molto attento, ma calmo tutto sommato. Aprì la baracca degli attrezzi come se stesse aprendo una madia per cercarci qualcosa.

Nessuna incertezza. Controllò che ci fossero tutti gli attrezzi. Facemmo una ispezione lungo tutto il perimetro della recinzione. Verificammo che non ci fossero segni di effrazione. Nulla.

  • Sarà stato qualche animale

Disse, terminato il giro.

Io speravo di non trovarci nessuno nel buio, lui girava e sembrava avesse proprio la voglia di trovare qualcuno, come se dovesse dare un senso alla levataccia.

Da allora non mi sono mai più tirato indietro.

Da quella sera adoro il buio, spesso a Monteamaro faccio una passeggiata proprio nei pressi della baracca degli attrezzi e respiro.

Quella sera probabilmente è scattata qualche molla. Da bambino sono diventato piccolo uomo. E’ stata l’ultima volta che sono stato in scia, ed è stato alle spalle di un grande corridore.

Oggi mi piacerebbe tanto tirare la volata ai miei figli e potergli dire

‘Vai’.

Sarebbe un modo per dire grazie e rendere ciò che ho avuto.

 Mia moglie mi ha chiamato dopo mesi.

Il suo avvocato deve averla convocata dopo la lettera del mio.

Le staranno facendo pressioni per cercare di trovare un accordo con me, senza passare dal centro per la famiglia.

Conosco mia suocera e mia cognata. La frequentazione del centro la vivrebbero come un’onta. Come andare a mangiare alla caritas del comportamento sociale. Loro così perfettine in un centro per disagiati, giammai.

Mi ha chiesto di incontrarci per parlare dei ragazzi.

Mi ha detto di essere molto impegnata e le avrebbe fatto comodo al venerdì. La cosa mi ha colto di sorpresa, le ho detto di si immediatamente. Dopo aver chiuso ho pensato di non voler stare più in un angolo. Il suo rimandare l’ho capito bene. La stanno trascinando in questo. Ha fatto la telefonata, ma inconsciamente ha rimandato la cosa più lontano possibile.

Io voglio attaccare.

Le ho scritto:

– vista l’importanza del problema, non capisco perché aspettare venerdì. Vediamoci domani.

Nel frattempo ho sentito il mio avvocato.

Ho chiesto se vedesse qualcosa di negativo in questo. Mi ha solo raccomandato di scegliere un luogo pubblico e di stare tranquillo.

  • Dobbiamo provarle tutte.

Mi ha detto.

Domattina incontro Lorenza anche. Voglio sentire anche lei.

All’incontro vorrei dire a mia moglie:

  • Una madre può tutto.

Il resto lo terrò per me.